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6. Vignetta di RobiHood – Pasqua di Risurrezione C

LA TOMBA VUOTA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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9. Narrazione – Pasqua

LA PIETRA AZZURRA

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.
Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina.
I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti.
Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri.
«È per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?».
Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: «Quanti soldi hai?».
Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò.
Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina.
«Bastano?» disse con orgoglio. «Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c’è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi».
L’uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge accuratamente l’astuccio.
«Prendilo» disse alla bambina. «Portalo con attenzione».
La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo.
Un’ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurri.
Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò: «Questa collana è stata comprata qui?».
«Sì, signorina».
«E quanto è costata?».
«I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me».
«Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo!».
Il gioielliere prese l’astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza.
«Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva».

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna» (Giovanni 3,16).


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 353 – Bruno Ferrero, Elledici)

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Giovedì Santo – perdono – letture – preghiere


6 aprile

GIOVEDÌ SANTO

La cena del Signore Gesù

Fare questo in memoria di me

La Cena del Signore Gesù apre il solenne Triduo pasquale. Gli ultimi drammatici giorni di Gesù ritrovano tutta la loro forza nei riti che si celebrano in ogni comunità cristiana. Ė grande e sentita la partecipazione e persino i cuori più induriti restano turbati. Oggi Gesù si ritrova con gli apostoli a celebrare la Pasqua. Conosce bene il tradimento di Giuda e lo smaschera, così pure la fede debole di Pietro e degli altri apostoli, eppure decide di lasciare in dono se stesso nell’Eucaristia, dopo averli purificati con la lavanda dei piedi.

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che hai purificato i tuoi apostoli con la lavanda dei piedi, lava anche noi dai nostri peccati, abbi pietà di noi.
  • Cristo, tradito e abbandonato dai tuoi apostoli, perdona anche noi per la debolezza della nostra fede, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami ad amarci e a servirci reciprocamente, abbi pietà di noi.

PRIMA LETTURA

Prescrizioni per la cena pasquale.           

È il racconto della prima Pasqua, il sacrificio e la consumazione dell’agnello che con il suo sangue salva le case degli ebrei. È la notte della liberazione dalla schiavitù del popolo che Dio si è scelto.

Dal libro dell’Esodo.                                                                                              Es 12,1-8.11-14 

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 115 (116)

È uno dei salmi che gli ebrei cantavano dopo aver celebrato il memoriale della Pasqua.

Rit. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

 SECONDA LETTURA

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

È questo il più antico racconto dell’Ultima Cena di Gesù e dell’istituzione dell’Eucaristia. Paolo non era presente, ma trasmette quello che a sua volta gli è stato annunciato. Anche noi ogni domenica e questa sera in particolare, ripresentiamo nell’Eucaristia i gesti di Gesù, per continuare a «fare memoria» di lui.

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                       1Cor 11,23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio.

Canto al Vangelo    Cf Gv 13,34

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi,
così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO

Li amò sino alla fine.                                                                                          

Giovanni non presenta l’istituzione dell’Eucaristia, ma la lavanda dei piedi degli apostoli, gesto di umiliazione di Gesù e di purificazione per gli apostoli. È un gesto di profonda comunione e di estremo amore da parte di Gesù, che compie perché «come ha fatto lui, facciamo anche noi». È un atteggiamento che dovrebbe rinascere a ogni Eucaristia celebrata.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                      Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore.

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Iniziano con il Giovedì Santo i riti centrali della nostra fede, i giorni delle grandi commozioni e del coinvolgimento più pieno. In passato – e in alcune zone del nostro paese ancora oggi – i riti della Settimana Santa facevano parte di una religiosità popolare sentita e suggestiva, accompagnata tante volte da folclore ed esteriorità.

La celebrazione della Pasqua

Gesù celebra la Pasqua (la Pesach degli ebrei) con gli apostoli, che sono diventati la sua famiglia. Nel momento della preghiera sul pane azzimo e sul vino cambia però le parole che il capo di famiglia doveva pronunciare: «Questo è il pane che i nostri padri hanno mangiato in terra di schiavitù…» in: «Questo è il mio corpo», «Questo è il mio sangue che sarà sparso per voi…».
In tutte e tre le letture si parla di «memoriale»: della prima Pasqua ebraica e della Pasqua di Gesù. «Memoriale» dice realtà sacramentale, riproposta di quanto è stato realizzato e che noi riviviamo nel tempo.
Nasce in questo giorno il sacerdozio ministeriale. Gesù ha chiamato gli apostoli alla missione, ora li fa ministri dell’Eucaristia. «Fatevi servi, amatevi», dice Gesù agli apostoli. È un programma di vita della futura comunità che è la Chiesa.

Uno sguardo ai protagonisti

Guardiamo anzitutto Gesù che decide di fare Pasqua insieme ai suoi discepoli. Fa un lungo discorso: quello del capo-famiglia che ricorda i prodigi della prima Pasqua, quando Mosè liberò dalla schiavitù il popolo ebraico. In realtà le parole di Gesù sono tutte programmatiche e fanno riferimento al futuro, alla vita della comunità che sta per costituirsi dopo la Pentecoste.
Gli apostoli non percepiscono il dramma che sta per abbattersi su Gesù e anche su di loro. Solo in seguito comprenderanno il significato pieno di quei gesti e le intenzioni di Gesù. Qui addirittura si mettono a discutere per stabilire chi tra di loro è il più importante (Lc 22,24). Ma la discussione è troncata da Gesù, che si umilia davanti a loro: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 24,27). Lava loro i piedi, inginocchiandosi davanti a Pietro e agli altri. Probabilmente davanti allo stesso Giuda. Promette lo Spirito Santo, che li «consolerà» e garantirà la continuità dell’opera iniziata da Gesù.
Giuda è un personaggio tragico e misterioso. Era forse rimasto deluso da Gesù nelle sua aspettative politiche? Tradisce per avidità, per denaro, perché è ladro, come dice Giovanni? Il suo tradimento è pieno: vende Gesù ai nemici, li conduce al Getsemani, lo bacia con un gesto falsamente amico. Ma il suo suicidio è quello di un uomo disperato e – forse – pentito.
È incredibile, ma è proprio «nella notte in cui fu tradito» che Gesù dona l’Eucaristia alla futura Chiesa. Decide di rimanere tra noi nella notte in cui l’uomo appare più confuso, debole, inaffidabile.

L’Eucaristia fa la Chiesa

L’Eucaristia è il sacramento che esprime e costruisce la comunità. Che ci chiama a renderci fratelli.
Gesù rimane tra noi. Si è fatto pane e vino per essere «mangiato e bevuto». Il pane e il vino sono elementi che servono solo a questo. Non ha scelto di rimanere tra noi per essere semplicemente adorato e venerato. Si è messo nelle mani degli uomini («Fate questo in memoria di me»): dipende da noi attingere dall’Eucaristia per renderlo presente al mondo.
Ė dall’Eucaristia che alimentiamo la nostra fede, ma spesso le nostre messe sono inespressive, abitudinarie, stanche e annoianti.
Oltre all’Eucaristia, oggi Gesù ci fa dono del sacerdozio, rende cioè i suoi apostoli ministri di questo sacramento che lo rende presente ogni giorno vivo tra noi. Due grandi doni che perpetuano attraverso persone fragili lungo tutta la storia i gesti pasquali compiuti da Gesù.
Il sacerdozio in alcune zone del mondo e dell’Italia sta diventando raro. L’Europa è diventata terra di missione e si trovano tra noi preti indiani, africani, asiatici. Preghiamo dunque per i preti, perché la Chiesa possa contare sempre su questo servizio nella comunità.
Questa mattina i parroci, ma anche una parte della Chiesa diocesana, si sono stretti attorno al vescovo per la consacrazione degli oli sacramentali e per ricordare in forma comunitaria il giorno in cui Gesù li ha chiamati a celebrare l’Eucaristia.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA.

Ecco come è vissuta la lavanda dei piedi tra i disabili dell’Arca: «Ogni Giovedì Santo è celebrato in ognuno dei foyer, tra tutti i membri. E lo viviamo così. Uno di noi comincia a lavare i piedi a chi gli sta accanto, poi questi gli impone le mani sul capo e prega un attimo in silenzio. A sua volta poi costui lava i piedi a un altro e si riprende di seguito il gesto silenzioso delle mani di chi si è lasciato lavare, sul capo di colui che gli ha lavato i piedi e così via, finché ciascuno si è lasciato lavare i piedi e ha lavato i piedi a un fratello, a una sorella».

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Nella notte in cui fu tradito, il nostro Salvatore volle celebrare la Pasqua e affidò alla Chiesa il suo Corpo e il suo Sangue. Pieni di riconoscenza e di fiducia, ci rivolgiamo al Padre, dicendo insieme:

Ascoltaci, o Padre, nel nome del tuo Figlio.

  • La Chiesa, o Padre, nei suoi vescovi e sacerdoti, viva la grazia del ministero sacerdotale con senso di responsabilità e di fiducia, preghiamo.
  • L’unità delle Chiese, per le quali Cristo ha pregato, sia ricercata con umiltà e con coraggio, affinché diventiamo insieme un segno di speranza per il mondo intero, preghiamo.
  • I giovani e gli adulti, i sani e i malati, i fanciulli e gli anziani trovino nell’Eucaristia la gioia di appartenere a Cristo e la forza per vivere da cristiani, preghiamo.
  • Ogni comunità cristiana, nutrita e vivificata dall’Eucaristia, possa imparare da Cristo a donarsi nell’amore e nel servizio, preghiamo.

Celebrante. Padre Santo, che in Cristo, sacerdote eterno, hai posto la sorgente della vita cristiana, concedi alla tua Chiesa di vivere la nuova alleanza donandosi generosamente a quanti attendono la tua salvezza. Per Cristo nostro Signore.

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5. Preghiere dei Fedeli – Pasqua

«Egli doveva risuscitare dai morti» • Gv 20,1-9

Celebrante. Pasqua è la massima festa di noi cristiani: Gesù risorto vive per sempre, un mondo nuovo è cominciato con lui. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che la forza liberatrice di questo evento ci trasformi.

Lettore. Preghiamo insieme: Signore, vita e risurrezione nostra, ascoltaci.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. La tomba di Cristo, trovata vuota, è diventata la culla della Chiesa e di una nuova umanità.
Perché i credenti sappiano annunciare al mondo con gioia e gratitudine la risurrezione del Signore, e il loro messaggio sia persuasivo e bene accolto dagli uomini, preghiamo.

2. Per il Papa, i vescovi, i sacerdoti e i cristiani che prolungano l’opera del Cristo, e propongono al mondo la novità del Regno di Dio.
Perché siano i testimoni coraggiosi che indicano un futuro di speranza, e orientino gli incerti alla strada che porta a Cristo Signore, preghiamo.

3. Per le nostre famiglie. È bello pensare che l’evento pasquale viene celebrato in ogni casa, per la gioia di piccoli e grandi, nella sincerità e nella verità.
Perché sappiamo condividere il dono del Signore con una festosa ospitalità estesa anche ai poveri, ai dimenticati e ai sofferenti, preghiamo.

4. Per i cristiani presi nella morsa del dubbio, per gli increduli che vorrebbero credere, per tutti quelli che cercano con passione la verità.
Perché illuminati dalla grazia di Cristo, primizia dei risorti, tutti gli incerti possano giungere a scoprire la Pasqua come primavera della storia e del mondo, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale), che al mattino della Pasqua riconosce con gioia, nel pane spezzato e condiviso, il Cristo risorto per noi.
Perché sappiamo liberarci dalle incrostazioni del tempo e dalla tiepidezza, e ritrovando lo slancio dei primi cristiani, giungiamo a contagiare coloro che ci vivono accanto, preghiamo.

Celebrante. O Padre, nella Pasqua, centro e cuore della fede, conferma la nostra speranza in una vita al di là della morte. Fa’ che non ci lasciamo più vincere dal timore, ma collaboriamo a costruire un mondo migliore di fratelli rinnovati in Cristo. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Pasqua

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

SEGUIREMO ANCHE NOI IL PERCORSO DI CRISTO
– Dio, come ha risuscitato il Signore Gesù, farà risorgere anche noi con la sua potenza. Paolo apostolo (1 Cor 6,14)
– I cristiani non devono temere il futuro, perché Dio ci aspetta nel futuro. Alexandre Dumas
– Dio apre la porta del paradiso a tutti, entra chi vuole. Caterina da Genova
– Andrete in cielo non perché sarete contenti di voi, ma perché sarete contenti di Dio. Louis Evely
– Certi cattolici attendono la seconda venuta di Cristo più o meno con la stessa indifferenza con cui attendono l’arrivo dell’autobus alla pensilina. Ignazio Silone
– L’attesa delle ultime cose implica l’impegno per le penultime. D. Bonhoeffer
– Non è tempo di dormire, perché il paradiso non è fatto per i poltroni. San Filippo Neri
– Quando entreremo in paradiso, avremo tre sorprese. La prima: come mai non ci sono certe persone che io credevo sante? La seconda: misericordia! ma come mai sono entrati certi tipi sospetti? La terza: toh! ci sono anch’io. Anonimo
– Non c’è un «regno dei viventi» e un «regno dei morti»: c’è il «regno di Dio», e noi – vivi o morti – ci siamo tutti dentro. Georges Bernanos
– Se dall’aldilà nessuno è mai tornato indietro, vuol dire che non si sta poi così male. Roberto Gervaso
– Esiste una cosa che dà splendore a tutto: l’idea che ci sia qualcosa dietro l’angolo. Gilbert K. Chesterton
– Questo mondo è un preludio. Henri-Dominique Lacordaire
– Il meglio che questo mondo ha da offrire, è la nostalgia di un altro mondo. Martin Kessel
– A ciò che è accaduto, il mio «grazie». A ciò che accadrà, il mio «sì». Dag Hammarskjoeld


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Pasqua

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

LUCE SPLENDA NELLA NOTTE – Turoldo-Guglielmi
(Nella Casa del Padre, n. 11 – Elledici)

1. Luce splenda nella notte,
splenda Cristo nella vita,
tutti acclamino al Signore!

2. Questo è giorno senza fine,
giorno atteso dalle cose:
pur chi piange abbia fede.

3. Dalla grazia rinnovati,
qui il Risorto ci confermi
tutti liberi e fratelli.

4. Alla cena, come allora,
entri e dica: «Pace a voi!
Il mio Spirito vi dono!

5. Come il Padre mi ha mandato,
così mando voi nel mondo:
dite a tutti quanto li amo».

6. Cristo luce, o Salvatore,
tu, l’immagine dell’uomo,
fa di noi la tua dimora.

7. Gloria al Padre onnipotente,
gloria al Figlio redentore
e allo Spirito Amore. Amen.

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9. Narrazione – Pasqua

LA PIETRA AZZURRA

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.
Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina.
I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti.
Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri.
«È per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?».
Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: «Quanti soldi hai?».
Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò.
Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina.
«Bastano?» disse con orgoglio. «Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c’è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi».
L’uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge accuratamente l’astuccio.
«Prendilo» disse alla bambina. «Portalo con attenzione».
La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo.
Un’ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurri.
Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò: «Questa collana è stata comprata qui?».
«Sì, signorina».
«E quanto è costata?».
«I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me».
«Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo!».
Il gioielliere prese l’astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza.
«Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva».

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna» (Giovanni 3,16).


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 353 – Bruno Ferrero, Elledici)