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2. introduzioni – SANTISSIMA TRINITÀ

26 MAGGIO

SANTISSIMA TRINITÀ

NOI, CASA DELLA TRINITÀ

Padre, Figlio, Spirito: una comunità di amore eterno. Gesù ci ha rivelato quello che possiamo capire e vivere di questa realtà inimmaginabile, che è all’origine di noi e di tutto ciò che esiste, visibile e invisibile. Ma è incredibile che, dopo averci creati a sua immagine, ci abbia eletti come sua abitazione preferita. Solo Gesù, morendo per noi e risorgendo, poteva convincerci a credere. L’Eucaristia è il luogo in cui ogni volta questo autentico miracolo si realizza visibilmente.

PRIMA LETTURA

Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro.
Questo brano è scritto per incoraggiare gli Israeliti che sono in esilio a Babilonia e per ricordare loro che il Dio d’Israele non è come gli altri dèi. Egli condivide la storia dei suoi fedeli e interviene per salvarli, come ha fatto in Egitto. Il desiderio di Dio di abitare in mezzo al suo popolo è una piccola e bella anticipazione di quello che Gesù rivelerà riguardo al Padre suo e Padre nostro.

SECONDA LETTURA

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Paolo, dopo aver descritto la condizione dell’uomo senza Cristo, schiavo della Legge, del peccato e della morte, invita a contemplare la condizione del cristiano: grazie a Cristo, ricevuto lo Spirito Santo, egli è figlio di Dio, ammesso all’eredità divina, e può rivolgersi a Dio, chiamandolo «Padre».

VANGELO

Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Per Matteo l’ultimo incontro di Gesù con gli apostoli avviene in Galilea. Essi riconoscono in lui il Figlio di Dio, ma non tutti i dubbi sono scomparsi. In questa situazione concreta avviene il passaggio del testimone: la missione di Gesù passa ai discepoli, i quali, grazie al potere del Signore risorto, sono resi capaci di annunciare la salvezza e di battezzare.

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2. introduzioni – PENTECOSTE

19 MAGGIO

DOMENICA DI PENTECOSTE

«RICEVETE LO SPIRITO SANTO…»

Il Signore risorto, come aveva promesso, dona lo Spirito Santo ai discepoli e a tutta la Chiesa. Lo Spirito ci rende figli nel Figlio e ci abilita alla missione che continua quella di Cristo: salvare l’umanità. Questo dono, che abbiamo ricevuto già nel Battesimo, viene rinnovato ogni giorno. Così possiamo vincere ogni timore e debolezza e annunciare, con la testimonianza della vita e con la parola della fede, il Vangelo di Gesù.

PRIMA LETTURA

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Quando Mosè ha ricevuto le tavole della Legge, si sono verificati diversi fenomeni straordinari. Luca li recupera nel racconto della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, per sottolineare che la vecchia Legge è sostituita dalla nuova, quella portata da Gesù e che lo Spirito Santo scrive nel cuore di ogni cristiano. Mentre la Legge antica era solo per Israele, la nuova è per tutti i popoli, così lo Spirito raccoglie in unità l’umanità che si era dispersa e divisa a Babele.

SALMO RESPONSORIALE       

Dal Salmo 103 (104)

Il salmista resta stupito dalla bellezza e grandezza delle opere di Dio. Noi cristiani abbiamo motivi molto più grandi, per lodare e ringraziare il Signore.

SECONDA LETTURA

Il frutto dello Spirito.
Paolo, dopo aver affermato che il cristiano ha in dono la libertà, si pone la domanda: come si può vincere contro le spinte della «carne» verso il male? La condizione umana comporta la tentazione, ma il male non è forte come lo Spirito: chi accoglie i suoi doni e si lascia guidare da lui, ha già vinto e non cade nel peccato.

VANGELO

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.
Due le promesse di Gesù, che la liturgia unifica in questo brano. Il Signore prepara i suoi al distacco e alla tentazione, che subiranno nella passione. Le promesse che riguardano lo Spirito Santo, hanno lo scopo di incoraggiare i discepoli. Lo Spirito avrà il compito di assicurare la presenza divina che sostiene, di illuminare nella comprensione di ciò che Gesù ha già insegnato e di suggerire al momento opportuno la parola che testimonia la verità del Vangelo.

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2. introduzioni – ASCENSIONE DEL SIGNORE

12 MAGGIO

ASCENSIONE DEL SIGNORE

GESÙ PRESENTE NELLA CHIESA

L’Ascensione di Gesù alla destra del Padre segna la conclusione della sua missione visibile e palpabile nel mondo, ma segna anche l’inizio della missione della Chiesa nel mondo lungo tutta la storia futura. Tutto ciò che la Chiesa fa per l’evangelizzazione e la salvezza degli uomini e delle donne è Cristo stesso che lo opera. Come la missione di Gesù non ha avuto pretese di potere terreno, così anche la Chiesa ha di mira solo la diffusione del Vangelo con la parola e la testimonianza fedele e perseverante.

PRIMA LETTURA

Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Le domande degli apostoli sono le stesse delle prime comunità, le quali attendevano come imminente il ritorno del Signore Gesù. Ma egli tardava. Così Luca, con la scena dell’Ascensione, libera le comunità dalla delusione di un’attesa sterile e le invita ad assumere consapevolmente e attivamente la prosecuzione della missione di Gesù: portare il Vangelo fino ai confini del mondo e alla fine della storia.

SALMO RESPONSORIALE       

Dal Salmo 46 (47)

Il Signore ha operato la salvezza, per questo il salmista invita tutto il popolo a una liturgia di festa con canti, inni e acclamazioni gioiose.

SECONDA LETTURA

Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Inizia qui la parte esortativa della lettera agli Efesini. Paolo ci tiene a sottolineare subito tre verità: l’essere cristiani nasce da una chiamata personale di Dio; con il Battesimo tutti apparteniamo alla Chiesa, comunità di fratelli e corpo di Cristo, raccolto nell’unità e nella comunione; ciascuno ha un dono dello Spirito per costruire e far crescere la comunità.

VANGELO

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
La conclusione del vangelo secondo Marco è un incoraggiamento alla Chiesa di tutti i secoli. Il Signore è già glorificato e si presenta agli Apostoli per affidare loro la missione che egli ha iniziato e che essi devono continuare in maniera visibile. Ma egli non si allontana, sarà presente e attivo attraverso loro e i loro successori, per sempre.

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2. introduzioni – VI DOMENICA DI PASQUA

5 MAGGIO

VI DOMENICA DI PASQUA

(Giornata mondiale di sensibilizzazione per il sostegno
economico alla Chiesa Cattolica)

«VI HO CHIAMATI AMICI»

 

Siamo stati amati da prima di nascere e Dio, nostro Padre, ha mandato Gesù perché tutti gli uomini diventassero suoi figli e formassero una sola famiglia, la sua. Gesù non si accontenta di renderci suoi fratelli, vuole che diventiamo suoi amici, con una intimità inaudita, quella che fa condividere le ricchezze interiori più profonde e inaccessibili: ci ha fatto conoscere non solo se stesso, ma il suo rapporto di amore con il Padre.

PRIMA LETTURA

Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.
L’incontro fra Pietro e il centurione Cornelio per Luca è un evento cardine, frutto della risurrezione di Gesù e della Pentecoste. Infatti segna il superamento della distinzione tra pagani ed ebrei: davanti a Dio, grazie alla salvezza realizzata da Gesù, pagani ed ebrei sono ugualmente figli. Pietro ci stava arrivando con fatica, ma lo Spirito Santo ha rotto gli indugi.

SALMO RESPONSORIALE       

Dal Salmo 97 (98)

Il salmista invita tutti i fedeli alla lode di Dio: egli ha mantenuto le sue promesse e la salvezza ha raggiunto tutti i popoli.

SECONDA LETTURA

Dio è amore.
L’apostolo Giovanni in breve rivela realtà divine a cui mai saremmo arrivati da soli: chi è Dio, è amore, fonte della nostra capacità di amare; chi siamo noi, figli di Dio, nella misura in cui amiamo come lui i nostri fratelli; cosa significa amare, fare della propria vita un dono, come ha fatto Gesù.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

VANGELO

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Per Giovanni i comandamenti sono solo due: credere in Gesù e amare i fratelli. In questo brano il Signore dichiara che gli apostoli non sono più servi, ma amici. Così indica a tutti i cristiani che possono essere suoi amici se, osservando i suoi comandamenti, abitano in lui e amano i fratelli come ha fatto lui, fino a dare la propria vita.

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2. introduzioni – V DOMENICA DI PASQUA

28 APRILE

V DOMENICA DI PASQUA

«RIMANETE IN ME E IO IN VOI»

Gesù offre a chi crede in lui il dono della inabitazione reciproca, cioè, che egli abita in noi e che noi abitiamo in lui. Questo dono diventa necessariamente un impegno di amore: diventa casa del Signore e abita in lui solo chi ascolta, conserva e osserva la sua parola; in pratica, solo chi ama i fratelli, come li ama lui.

PRIMA LETTURA

Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
Luca presenta Paolo come modello di convertito e di apostolo. Ha ricevuto il mandato da Cristo, ma, pur svolgendo una intensa e fruttuosa attività evangelizzatrice, che lo portava verso i pagani, senza sottometterli alla Legge mosaica, ci tiene a essere in comunione con tutti gli altri apostoli. Per questo si reca a Gerusalemme e presenta la propria storia e il proprio operato, non si scoraggia per le perplessità che suscita, si lascia «raccomandare» da Barnaba e obbedisce agli apostoli, che, per salvargli la vita, lo allontanano da Gerusalemme.

SALMO RESPONSORIALE       

Dal Salmo 21 (22)

Dopo aver sofferto, il salmista ha sperimentato la salvezza che il Signore ha operato per lui. Per questo professa la sua fede e testimonia la grandezza delle opere del Signore.

SECONDA LETTURA

Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.
Giovanni offre ai cristiani i criteri per valutare la propria appartenenza a Cristo. Sono semplicemente due: credere in Gesù e amare concretamente i fratelli.

VANGELO

Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
Il popolo di Israele conosceva bene la parabola della vigna del Signore. Nel Primo Testamento Israele, vigna piantata e curata da Dio stesso, non aveva portato buoni frutti. Gesù inaugura il nuovo popolo di Dio e si presenta come la vite vera in cui sono innestati i credenti. Il frutto dell’amore fraterno può portarlo solo chi rimane unito a lui, vive della stessa sua vita e accetta l’opera del Padre, che lo purifica, per renderlo più fecondo nell’amore.