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2. Letture e introduzioni – 30 gennaio 2022

30 GENNAIO 2022

4ª DOMENICA del Tempo ordinario

Il Signore protegge i suoi profeti

(Giornata mondiale dei malati di lebbra)

Chi sceglie di annunciare il Vangelo, non decide forse di seguire la via più facile. Il rischio, e non si tratta di un rischio da poco, è quello dell’opposizione spietata fino al martirio.
Chi invece sceglie di cedere alle lusinghe del mondo e di agire secondo le sue logiche, potrà forse godere di un maggior prestigio presso gli uomini, ma ciò con cui dovrà inesorabilmente fare i conti, saranno le parole rivolte da Dio al profeta Geremia: «Non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro» (Ger 1,17).

PRIMA LETTURA
Ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Come il profeta Geremia, siamo amati da sempre: la nostra vita non nasce e non si svolge per caso. Anche a noi, tutto ciò che viene chiesto è di accettare questa verità. Quando ciò avviene, quando l’unione d’intenti tra l’uomo e Dio si realizza, nulla può davvero più costituire un ostacolo.

Dal libro del profeta Geremia       Ger 1,4-5.17-19
Nei giorni del re Giosìa, mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE         Dal Salmo 70 (71)
Pur essendo stati, come il salmista, istruiti dal Signore fin dalla giovinezza, ancora oggi possiamo trovare delle meraviglie per cui lodare il suo nome.

Rit. La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!

Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.
Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

SECONDA LETTURA1

1 Tra parentesi [ ] la forma breve.
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.
Come l’apostolo Paolo, una volta cresciuti, dobbiamo essere capaci di eliminare ciò che è da bambini. La carità non può arrestarsi o incancrenirsi nel passato: essa deve crescere con il trascorrere dei giorni o nostra fede, per quanto intensa, si trasformerà in abitudine.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi                                     1 Cor 12,31–13,13
[Fratelli], desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
[La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!] Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                      Lc 4,18
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

VANGELO
Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.
L’incredulità dei concittadini di Gesù è assai vicina a quella che molti di noi sperimentano. Proprio chi ha ricevuto il dono di una vita ricca della presenza di Dio e illuminata dalla sua parola, infatti, corre oggi il rischio di perdere fiducia, di dover richiedere qualcosa di straordinario per credere.

Dal vangelo secondo Luca                      Lc 4,21-30
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 30 gennaio 2022

30 GENNAIO 2022

4ª DOMENICA del Tempo ordinario

Il Signore protegge i suoi profeti

(Giornata mondiale dei malati di lebbra)

PER RIFLETTERE E MEDITARE

È ormai cronaca (purtroppo) che molti cristiani, in varie parti del mondo, sono emarginati, incarcerati, perseguitati e uccisi in quanto cristiani. Il contrasto all’annuncio di Gesù è già presente nelle prime vicende della sua vita pubblica e culmina nel suo arresto e condanna a morte. Già nell’episodio della sinagoga di Nazaret il rifiuto del suo messaggio porta al tentativo di linciaggio. È un preannuncio del destino di Gesù. Tuttavia Gesù, stretto d’assedio da coloro che lo vogliono uccidere, quasi fisicamente sommerso, inaspettatamente, visto il volgere degli eventi, riesce a sfuggire alla volontà omicida. Frange la folla ed esce dall’accerchiamento.
Se l’episodio è preannuncio della passione, della volontà di morte nei suoi confronti, è anche preannuncio della risurrezione: il suo uscire dall’accerchiamento mortifero.

Diverse forme di ostilità al Vangelo
La vicenda di Gesù si ripete in ogni suo discepolo che affronti nella sua vita le ostilità al Vangelo. Bisogna però anche riconoscere le differenze. In alcune parti del mondo i cristiani sono violentemente perseguitati e spesso giungono al martirio di sangue. Nel nostro continente, e in Italia, il cristianesimo vive una diversa sorte. Quando c’è ostilità alla fede, essa si veste, prevalentemente, di forme più miti. Il cristianesimo può essere osteggiato affermando che i credenti sono portatori di una razionalità inferiore, prescientifica. Oppure dicendo che la visione del mondo dei credenti appartiene ad un passato che oggi è improponibile e superato. O ancora sostenendo che chi crede è psicologicamente insicuro o immaturo per cui ha bisogno di un dio per affrontare le tragedie della vita. Oppure affermando che la proposta di vita avanzata dal cristianesimo conduce alla castrazione dell’umanità libera e realizzata.
Dall’atra parte, ma con effetti non diversi rispetto all’aperta ostilità, si tributa al cristianesimo e alla Chiesa un eccessivo e suadente omaggio, soprattutto per la sua azione di solidarietà sociale. Basta che non ardisca motivare questa prassi con ragioni che affondano nella fede. Un cristianesimo funzionale e perciò fagocitato. In quest’ultima tentazione le comunità cristiane hanno spesso incautamente scarrocciato, dimenticando la propria missione profetica.
In definitiva, dunque, se il martirio è testimonianza della fede fino al sacrificio di sé, si può parlare di un martirio di sangue e di un martirio di annichilimento. Se la causa del martirio è l’opposizione al Vangelo, per entrambe le forme di martirio, seppur con intensità diverse, gravide di effetti diversi, la dinamica è sempre la stessa, ed è immanente all’annuncio del Vangelo. La Parola suscita sempre reazioni di accoglienza e rifiuto.

Il rifiuto della Parola
Nel vangelo di Luca questa dinamica è già in atto ed evidente. Il tratto odierno è l’immediata continuazione di quello letto domenica scorsa (cf Lc 4,14-21). Udendo il commento di Gesù al brano di Isaia (cf Lc 4,21), in un primo tempo le sue parole sono accolte con apertura d’animo e meraviglia. Tuttavia, subito dopo, l’assemblea cambia atteggiamento: sorge il movimento che porta all’ostilità, fino alla volontà omicida.
All’affermazione di Gesù su di sé che richiede di andare oltre l’immediato visibile, i presenti reagiscono presumendo della loro conoscenza: «Non è costui il Figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22). Arrogano diritti in ragione del fatto di essere concittadini; chiedono segni. Pregiudizio e interesse creano le condizioni per l’indisponibilità ad accogliere il messaggio di Gesù e la sua persona.
A questo atteggiamento Gesù replica in modo nient’affatto distensivo. Citando i profeti Elia ed Eliseo, e gli episodi biblici cui fa riferimento, annuncia la volontà salvifica universale di Dio. Ma anche questo è inaccettabile agli uditori. La coscienza di essere popolo di Dio può essere vissuta come servizio per la salvezza di tutti, oppure con orgoglio, come privilegio. Il particolarismo dei Nazaretani non accetta di farsi servizio. La predicazione di Gesù, che richiede fede disinteressata e disponibile, è irricevibile per chi è arroccato nei propri pregiudizi e nei propri privilegi.
Questo genera il conflitto, come accadde nella vicenda del profeta Geremia, il profeta che più immediatamente nella sua vita anticipa le vicende di Gesù. Il profeta, però, riceve una promessa: «Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,19).
In questo sta la nostra fiducia. L’annuncio della Parola suscita sempre reazioni. Di accoglienza o di rifiuto. Tuttavia, in caso di conflitto l’annunciatore è sorretto dalla benevolenza del Signore. Ciò non significa garanzia di successo. Però significa, e questo basta, vicinanza e protezione salvifica.

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 30 gennaio 2022

30 GENNAIO 2022

4ª DOMENICA del Tempo ordinario

Il Signore protegge i suoi profeti

(Giornata mondiale dei malati di lebbra)

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ci hai dato i mezzi per essere saldi, ma rimaniamo fragili. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, ci reputiamo il tuo popolo, eppure confidiamo in poteri diversi da quello della tua misericordia. Abbi pietà di noi.
  • Signore, tu ci hai scelto quale tua primogenitura e noi ti rifiutiamo per non fare brutta figura. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

 

Gesù è venuto in mezzo a noi e ci ha invitato personalmente a seguirlo. Siamo chiamati a rispondere. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, rendici saldi e non avremo paura.

  • Perché, di fronte all’ostilità del mondo, troviamo sostegno nella preghiera e nella partecipazione alla liturgia eucaristica. Preghiamo.
  • Perché sappiamo che fare la cosa giusta non è una scelta da stupidi, poiché si trova in te un alleato senza eguali. Preghiamo.
  • Perché non ci consideriamo possessori esclusivi del tuo amore, solo perché siamo stati cresciuti da «buoni cristiani». Preghiamo.
  • Perché ci ricordiamo che, con la tua risurrezione, ci hai dimostrato che la paura della morte non può renderci schiavi. Preghiamo.

O Padre, fa’  che, in una società esteriormente segnata dalla tua presenza ma spesso ostile alla tua Parola, troviamo il coraggio di seguirti e di confidare in te. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 30 gennaio 2022

30 GENNAIO 2022

4ª DOMENICA del Tempo ordinario

Il Signore protegge i suoi profeti

(Giornata mondiale dei malati di lebbra)

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 23 gennaio 2022

23 GENNAIO 2022

3ª DOMENICA del Tempo ordinario

La Parola oggi

(Domenica della Parola)

La liturgia di oggi si gioca quasi interamente sul parallelismo tra due letture. Nella prima lettura il popolo, di ritorno dall’esilio in Babilonia, si commuove udendo le parole della Legge, simbolo della sua libertà ritrovata.
Nel vangelo, è Gesù stesso ad annunciare il sorgere di una nuovo tipo di libertà, garantita e realizzata dalla sua persona e valida per l’uomo di ogni tempo: la libertà dal dominio del peccato e della morte.

PRIMA LETTURA
Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso.
La legge, manifestazione della fedeltà del popolo d’Israele, è stato ed è uno strumento potente per avvicinarsi al Signore. Essa non trova però il suo senso ultimo nel pianto, ma nella certezza che Dio ama l’uomo e non lo abbandona alla sua storia di schiavitù.
Dal libro di Neemia                     Ne 8,2-4a.5-6.8-10
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE           Dal Salmo 18 (19)

La testimonianza del Signore, dice il salmista, è stabile e questa stabilità è garantita dalla persona di Cristo.

Rit. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice.
I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.
Il timore del Signore è puro, rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

SECONDA LETTURA*

*Tra parentesi [ ] la forma breve.

Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte.
L’apostolo Paolo ci parla di quanto sia essenziale e al tempo stesso difficile essere una comunità cristiana. Solo in virtù della nostra unione nella persona di Gesù possiamo essere davvero suoi testimoni; ma quest’abbandono non è un lasciarsi andare: è frutto di una fatica che ci richiede di mettere a servizio le nostre migliori capacità, non di perderle.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi    1 Cor 12,12-30
[Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra.] Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
[Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.] Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                      Lc 4,18
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

VANGELO
Oggi si è compiuta questa Scrittura.
L’annuncio che Gesù fa nella sinagoga è lo stesso che Luca rivolge a Teofilo ed è lo stesso che riceviamo noi oggi: Dio non ci ha lasciati soli, egli si è manifestato nella nostra storia e ha testimoniato di persona la sua grandezza, fonte di speranza per l’uomo di ogni tempo.

Dal vangelo secondo Luca                 Lc 1,1-4; 4,14-21
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che
voi avete ascoltato».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 23 gennaio 2022

23 GENNAIO 2022

3ª DOMENICA del Tempo ordinario

La Parola oggi

(Domenica della Parola)

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La prima lettura descrive la celebrazione di una Liturgia della Parola. Il popolo si raduna in assemblea. La Parola viene proclamata pubblicamente. Esdra solennemente apre il testo. Gli uditori stanno in piedi. La Scrittura viene spiegata per parti. Il popolo risponde commosso. La celebrazione si conclude con un invito alla condivisione della gioia.

Pregare la Parola
Il testo di Neemia, è occasione per riconsiderare il rapporto che abbiamo con la Scrittura, quale base della nostra preghiera quotidiana, e per riflettere sul metodo della Lectio Divina che è strettamente legato alla lettura liturgica della Parola.
Il metodo della Lectio Divina ci è consegnato dalla tradizione monastica. È un metodo che nel Medio Evo ha ricevuto la sua strutturazione, diventata canonica, in cinque tappe: lettura, meditazione, contemplazione, collazione e azione. Seguendo queste cinque tappe si passa dalla preghiera alla vita e la vita viene così illuminata dalla preghiera.
La ricchezza della Lectio Divina consiste nel fatto che coinvolge il credente in tutte le sue dimensioni. Coinvolge la sua corporeità, perché richiede che si ponga attenzione al luogo, al gesto, ai tempi della preghiera. Coinvolge la sua dimensione intellettuale, la sua affettività, la sua memoria e la sua immaginazione. Infine coinvolge la sua responsabilità, in quanto egli è portato a rispondere con la vita a quanto ha letto e meditato.
La Lectio ha un suo grande valore nel consentire il superamento della superficialità dell’ascolto, un’insidia sempre pericolosa per tutti, ma in modo particolare per coloro che più sovente frequentano la Scrittura. Infine la Lectio ha il suo grande valore nel fatto che non si tratta di una lettura qualsiasi della Scrittura, bensì di una lettura nella fede, animati dallo Spirito Santo, e che suscita e nutre la fede.

Attualizzazione o attualità
Proprio il testo del vangelo ci porta in questa direzione. Una delle grandi ambiguità riguardo alla Scrittura è quella che si riveste del termine nobile di «attualizzazione». Con questo termine si vuole affermare che si deve accostare il testo sacro conferendogli senso e valore in consonanza ai problemi del presente. Il che significa, implicitamente, che la Scrittura, e la Parola in essa contenuta, sono piegate alle esigenze del presente. È un nobile intento, far collimare Parola e presente, ma parte da un presupposto errato: la priorità del presente.
La Parola non è da attualizzare. La Parola è attuale. Ciò significa riconoscere un’efficacia alla Parola per potenza della Parola stessa, che non viene dalla sua adattabilità al presente ma dall’essere giudizio sul presente e rivelazione di Dio.

La liturgia della parola di Gesù
Quando Gesù, nella sinagoga di Nazaret, legge il passo del profeta Isaia celebra anch’egli una Liturgia della Parola. Quindi, in un succedersi di azioni sapientemente descritte da Luca, che in tal modo sposta l’attenzione dal testo letto alla persona di Gesù, facendone il centro di tutto il suo discorso, egli commenta semplicemente dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).
L’«oggi» è certamente l’oggi del presente storico di Gesù. Cioè la persona di Gesù che compie le promesse di Dio scritte dal profeta Isaia. Ma anche l’oggi della perenne efficacia di quel compimento. L’oggi che si realizza ancora oggi, nel nostro oggi e in ogni oggi.
Il commento di Gesù è l’annuncio di una salvezza che si compie in lui e che continua nella storia. È la rivelazione del volto di Dio che si rivolge ai credenti che accolgono quella Parola. Non si tratta dunque solo di un oggi puntale nella storia, ma di un oggi salvifico che ci porta dalla meditazione alla contemplazione del volto di Dio.
Da questa contemplazione deriva una conversione. Il messaggio annunciato è un messaggio di speranza, che muove alla speranza come orientamento e prassi della fede. Come disse Jürgen Moltmann, quando aderì al programma teologico di Johann Baptist Metz, si tratta di passare dalla teologia della speranza a concrete azioni di speranza.

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 23 gennaio 2022

23 GENNAIO 2022

3ª DOMENICA del Tempo ordinario

La Parola oggi

(Domenica della Parola)

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ascoltiamo la tua Parola con superficialità e non ci lasciamo coinvolgere. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, non crediamo che seguire il tuo esempio sia davvero possibile nel tempo che stiamo vivendo. Abbi pietà di noi.
  • Signore, cerchiamo speranza, ma non sappiamo essere noi stessi portatori di speranza. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

In Cristo, Dio è sceso sulla terra, in mezzo a noi, e si è seduto nelle nostre assemblee. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, sii tu la nostra speranza.

  • Perché sappiamo rendere testimonianza alla tua legge d’amore con la nostra gioia. Preghiamo.
  • Perché la nostra fede non si nutra della superficialità dei simboli esteriori, ma della profondità del tuo Vangelo. Preghiamo.
  • Perché riusciamo a leggere le vicissitudini della storia alla luce della tua venuta nel mondo. Preghiamo.
  • Perché, quando ci interroghiamo sulla fonte della nostra speranza, abbiamo il coraggio di ascoltare davvero la tua Parola e di metterla in pratica. Preghiamo.

O Padre, la lunga attesa del popolo d’Israele è stata premiata con la venuta del Messia sulla terra. Rendici pazienti e capaci di cogliere i segni della tua presenza nella Parola. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 23 gennaio 2022

23 GENNAIO 2022

3ª DOMENICA del Tempo ordinario

La Parola oggi

(Domenica della Parola)

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

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