Pubblicato il Lascia un commento

2. introduzioni – 28ª DOMENICA T.O.

9 OTTOBRE
28ª DOMENICA T.O.
DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

Il vangelo di Luca, che ci accompagna lungo questo anno liturgico, è quello che sottolinea maggiormente il carattere universale dell’annuncio di Cristo. L’evangelista, vissuto probabilmente ad Antiochia, città multietnica e multiculturale, è testimone di un Gesù che porta la sua salvezza a genti di ogni provenienza ed estrazione sociale.
Se, tuttavia, la misericordia del Padre per mezzo del Figlio è rivolta a tutti, ciò non significa che tutti accolgano questo messaggio di speranza allo stesso modo. Ciascun uomo rimane infatti libero e può sempre disconoscere la paternità dell’amore che riceve.

PRIMA LETTURA
Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.
Naamàn il Siro è costretto a spogliarsi della sua nobiltà e a obbedire alle parole del profeta Eliseo. È grazie a quest’umiliazione di sé che scopre la misericordia del Signore ed è grazie alla grandezza di tale misericordia che, sebbene straniero, riconosce la verità del Dio d’Israele.

SALMO RESPONSORIALE           Dal Salmo 97 (98)
Il salmo è un invito alla lode rivolto a tutti i popoli. Essi sono chiamati a gioire di fronte all’incredibile meraviglia del Signore.

SECONDA LETTURA
Se perseveriamo, con lui anche regneremo.
La fonte della forza di un credente non sta nella possibilità del suo corpo di essere libero e onnipotente, ma nella fede in Dio, nel suo amore e nella promessa di salvezza fatta all’umanità in Gesù Cristo.

VANGELO
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
Dieci malati vengono guariti da uno dei morbi più gravi e infamanti dell’epoca: la lebbra. Uno solo tra questi dieci è però liberato anche dalla morte. Si tratta di un Samaritano: l’unico tra i dieci lebbrosi che riconosce che la sua guarigione è opera della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Pubblicato il Lascia un commento

3. Commento alle Letture – 28ª DOMENICA T.O.

9 OTTOBRE
28ª DOMENICA T.O.
DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

Luca esordisce ricordando, ogni tanto lo fa a partire dal capitolo 9, che Gesù era «lungo il cammino verso Gerusalemme» (Lc 17,11). È in viaggio verso il luogo dove egli compirà la sua missione di salvezza a vantaggio di tutta l’umanità. Su questa strada incontra dei bisognosi di salvezza di natura particolare: dei lebbrosi.
Si sa che la lebbra comportava una situazione particolarmente marginalizzante per chi ne era affetto. Considerati impuri, affetti da una malattia religiosamente connotata, i lebbrosi erano in condizione di totale esclusione, sia sociale sia religiosa. Nessuna speranza dunque per loro; tranne la guarigione, ovviamente.

L’invocazione di salvezza
Luca dice che i lebbrosi «si fermarono a distanza» (Lc 17,12), come prescrive la Legge. Tuttavia non sono altrettanto rispettosi della Legge con le loro parole. Il libro del Levitico impone di grida-

re «Impuro! Impuro!» (cf Lv 13,45). I dieci lebbrosi, invece, innalzano una preghiera d’invocazione: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi» (Lc 17,13). La Legge, anche se a scopo protettivo del benessere della comunità, comporta l’annuncio della condanna; l’uomo bisognoso, nella necessità, invoca salvezza. Nelle parole dei dieci lebbrosi, più che le parole della Legge risuonano i salmi d’invocazione. Ma sono proprio queste parole che esprimono sofferenza e bisogno che colmano la distanza creata dalla Legge. Sono le invocazioni che, nella preghiera, salgono dalla miseria della terra alla misericordia che è nei cieli.

Credere alla promessa, sottomettersi alla Parola
Proprio questo è l’effetto. Gesù si volge verso di loro. Lo sguardo di misericordia raggiunge chi è lontano. «Appena li vide» (Lc 17,14), dice il testo.
Gesù non tocca i malati (cf Lc 5,12-15); semplicemente, ancora in ossequio della Legge (cf Lv 14), ordina loro di andare dai sacerdoti. Tuttavia, quando Gesù li invia dai sacerdoti, essi non sono ancora guariti. Luca afferma, infatti, che «mentre essi andavano, furono purificati» (Lc 17,14). L’ordine di Gesù non è accompagnato da una guarigione immediata. Essa accade in modo oscuro, forse progressivo. Le parole di Gesù sono una promessa, non un miracolo. Perché la guarigione possa avvenire, essi devono fidarsi della promessa ma senza alcuna conferma che la promessa stessa. I dieci lebbrosi sono guariti perché si sottomettono alla Parola che li raggiunge.
L’atteggiamento dei lebbrosi è il medesimo di Naamàn. Il prode comandante dell’esercito arameo, lebbroso, per trovare la guarigione deve affrontare un lungo cammino. Al viaggio fisico si accompagna quello interiore di progressiva spogliazione. Una faticosa conversione che impone l’abbandono dell’orgoglio del nobile, delle richieste di appagamento estetico della propria religiosità, e l’accettazione dell’ordine del profeta. La guarigione avviene in virtù di questa conversione, più che in ragione dei gesti o dei lavacri. Il vertice della conversione di Naamàn è raggiunto quando egli perviene alla fede nel Dio di Israele, professata con le parole e celebrata nel culto (cf 2 Re 5,15;17).

Dalla guarigione alla salvezza
Se dunque la misericordia di Dio si offre a tutti, indipendentemente dalla nazionalità o dalla condizione, ma solo in ragione della fede, l’episodio dei dieci lebbrosi mostra che dinnanzi a tanta benevolenza le reazioni degli uomini possono essere diverse. Dei dieci solo uno torna a ringraziare. Qui è la vera fede, che prima crede e poi riconosce il beneficio ricevuto e ringrazia per esso.
La differenza sta nel fatto che tutti e dieci sono guariti, ma solo uno e salvato. «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19).
La vicenda di questo unico lebbroso, per di più Samaritano, indica anche da chi viene la salvezza: non dalla Legge, bensì da Cristo, al quale si rivolge la fede del credente secondo la breve professione di fede scritta da Paolo a Timoteo (2 Tm 2,8). Poche parole con le quali l’apostolo lega messianicità, incarnazione e risurrezione di Gesù.
Solo in Cristo c’è salvezza. E deve far pensare che fra tutti solo un Samaritano giunga alla fede in lui. Non esistono credenziali nel cammino di fede; conta solo la disponibilità personale.

Pubblicato il Lascia un commento

4. Letture – 28ª DOMENICA T.O.

9 OTTOBRE
28ª DOMENICA T.O.
DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

PRIMA LETTURA

Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.
Naamàn il Siro è costretto a spogliarsi della sua nobiltà e a obbedire alle parole del profeta Eliseo. È grazie a quest’umiliazione di sé che scopre la misericordia del Signore ed è grazie alla grandezza di tale misericordia che, sebbene straniero, riconosce la verità del Dio d’Israele.

Dal secondo libro dei Re                      2 Re 5,14-17
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra]. Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE           Dal Salmo 97 (98)
Il salmo è un invito alla lode rivolto a tutti i popoli. Essi sono chiamati a gioire di fronte all’incredibile meraviglia del Signore.

Rit. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.

Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,

della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.

Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

SECONDA LETTURA
Se perseveriamo, con lui anche regneremo.
La fonte della forza di un credente non sta nella possibilità del suo corpo di essere libero e onnipotente, ma nella fede in Dio, nel suo amore e nella promessa di salvezza fatta all’umanità in Gesù Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo            2 Tm 2,8-13
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata!
Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto,
perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù,
insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO  1 Ts 5,18
Alleluia, alleluia.
In ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Alleluia.

VANGELO
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
Dieci malati vengono guariti da uno dei morbi più gravi e infamanti dell’epoca: la lebbra. Uno solo tra questi dieci è però liberato anche dalla morte. Si tratta di un Samaritano: l’unico tra i dieci lebbrosi che riconosce che la sua guarigione è opera della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Dal vangelo secondo Luca                     Lc 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?».
E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore.

Pubblicato il Lascia un commento

5. Preghiere di perdono e dei Fedeli – 28ª DOMENICA T.O.

9 OTTOBRE
28ª DOMENICA T.O.
DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

RICHIESTE DI PERDONO

  • Signore, ti chiediamo ragione delle nostre disgrazie ma non riconosciamo la tua benevolenza. Kyrie eleison.
  • Cristo, diamo più importanza alle differenze di condizione fisica che all’unità di condizione spirituale. Christe eleison.
  • Signore, ci hai parlato di una salvezza rivolta a tutti, eppure percepiamo ancora la nostra appartenenza alla Chiesa come un privilegio elitario. Kyrie eleison.

PREGHIERE DEI FEDELI

Celebrante. Gesù ci ha chiamati alla salvezza e ci ha chiesto di riconoscere l’amore del Padre. Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, guidaci fino a te, fonte di ogni redenzione.

• Perché la comune consapevolezza della tua misericordia ci unisca al di là delle nostre differenze. Preghiamo.
• Perché impariamo a esercitare la difficile arte della riconoscenza. Preghiamo.
• Perché la fede in te superi sempre la delusione e i sensi di colpa per i nostri fallimenti. Preghiamo.
• Perché non ci accontentiamo del benessere e del successo, ma miriamo alla piena realizzazione della nostra umanità. Preghiamo.

Celebrante. O Padre, la tentazione di fare a meno di te si fa più forte proprio in quei momenti in cui maggiormente elargisci su di noi la tua grazia. Fa’ che, col tuo aiuto, rimaniamo uniti ai nostri fratelli nella fragilità bisognosa della tua misericordia Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

Pubblicato il Lascia un commento

6. Vignetta di RobiHood – 28ª DOMENICA T.O.

9 OTTOBRE
28ª DOMENICA T.O.

DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

 

per scaricare sul tuo pc l'immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Pubblicato il Lascia un commento

2. introduzioni – 27ª DOMENICA T.O.

02 OTTOBRE
27ª DOMENICA T.O.
LA FEDE DEL SERVO DI DIO

Nelle scorse domeniche abbiamo affrontato i temi della povertà evangelica e della concentrazione, libera da distrazioni, sul cammino verso la salvezza. La liturgia di oggi mette in evidenza un altro aspetto fondamentale della vita del cristiano: la fede.
Essa è capacità di restare saldi nell’attesa, di riconoscere la nostra forza nella misericordia di Dio e di considerarsi, in definitiva, servi inutili.  Solo abbandonandosi alla grandezza del Padre, sull’esempio di Cristo, possiamo vivere il Vangelo e sperare nella giustizia del Regno dei Cieli.

PRIMA LETTURA
Il giusto vivrà per la sua fede.

Il profeta Abacuc è esasperato dalla violenza che si dispiega di fronte ai suoi occhi e dal silenzio di Dio, che sembra non intervenire. La risposta del Signore è un invito a rimanere fedele nell’attesa: la sua Parola si realizzerà e farà giustizia.

SALMO RESPONSORIALE                      Dal Salmo 94 (95)
Il salmista ci invita a spogliarci delle nostre infedeltà del passato e a riconoscere che Dio è nostra origine e nostra salvezza.

SECONDA LETTURA
Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.

Paolo mette in guardia Timoteo, esortandolo a custodire il tesoro che ha ricevuto in dono. Tale tesoro consiste negli insegnamenti di Cristo e il modo per custodirlo è restare saldi nella fede e forti nella speranza, anche di fronte alle persecuzioni.

VANGELO
Se aveste fede!

Di fronte alla richiesta dei discepoli, che chiedono di essere rafforzati nella fede, Gesù risponde spostando il centro dell’attenzione: la questione non è «quanta fede si ha», ma «perché si ha fede». La fede autentica non mira a ottenerne una ricompensa e non considera l’obbedienza un merito. Chi la possiede non fa che adempiere ai suoi doveri in vista del Regno dei cieli.

Pubblicato il Lascia un commento

3. Commento alle Letture – 27ª DOMENICA T.O.

02 OTTOBRE
26ª DOMENICA T.O.
LA FEDE DEL SERVO DI DIO

Professare la fede cristiana significa credere ed affermare un certo numero di proposizioni relative al Padre, al Figlio, allo Spirito, alla Chiesa, ai sacramenti, alla vita eterna e alla risurrezione della carne. Tutte cose essenziali, perché se non si concorda almeno con il Credo tanto vale dirsi di un’altra religione. Tutto ciò, però, ancora non basta. Per professare la fede cristiana bisogna innanzi tutto essere cristiani; e per essere cristiani bisogna accogliere il Vangelo e plasmare la propria esistenza su di esso.
Tutti sappiamo, però, che il Vangelo vissuto è un impegno esigente. Qui abbiamo la misura del problema. È evidente la sproporzione fra ideale e debolezza; fra la meta cui ambiamo e le risorse di cui disponiamo. In questa sproporzione si può collocare la constatazione della necessità della fede e, dunque, la richiesta dei discepoli: «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6).
La risposta di Gesù muove sul filo del paradosso. I discepoli chiedono un incremento della fede; Gesù risponde che non è questione di quantità bensì di qualità. Ciò che è richiesto è una fede autentica.

La fede: la sua crescita, le sue crisi
La fede è l’atteggiamento di fiducia con il quale il discepolo si relaziona con Gesù. Nasce dal riconoscimento dell’impotenza umana e della potenza di Dio e per questo si configura come l’ambito di accoglienza dell’azione di Dio.
La fede, come tutte le dimensioni dell’esistenza umana, è sempre precaria. Non è mai un patrimonio acquisito e stabile. Anch’essa è soggetta a sviluppo o involuzione. Non è contrario alla fede il ricercare, l’interrogare. A essa è contrario solo il lasciarsi travolgere dal dubbio senza prendersene cura, senza dotarsi degli strumenti critici per affrontarlo.
La fede passa sovente per il crogiuolo della prova, dell’inquieto interrogare Dio. Il profeta Abacuc dà parole a questo travaglio. Innalza il suo grido di angoscia nella preghiera (cf Ab 1,2). Sono parole che l’umanità dice di frequente, gridando verso Dio, e spesso contro Dio. È il grido tormentato che nasce dallo scandalo del male che affligge la vita umana e pervade la storia. Spesso al cospetto di tanto male sembra che Dio rimanga indifferente, impassibile, muto. È il trionfo della violenza, del dolore, della sofferenza; del male di vivere, quando il passare dei giorni è più condanna che gioia. Per il credente è una prova difficilissima che si condensa tutta in un’interrogazione: «Perché, Dio?».
La profezia di Abacuc continua. E lì Dio risponde. Ma a ben ponderarla è una risposta che non è semplicemente risolutiva: interpella ancora la fede dell’uomo (cf Ab 2,2-4).
Dio s’impegna con il profeta, stende un documento scritto (cf Ab 2,2-3). L’impegno di Dio afferma che l’accrescersi e l’imperversare del male non è definitivo. A esso Dio stesso porrà un termine, una sconfitta totale e definitiva.
Nel tempo di mezzo che si dà fra la promessa e la sua realizzazione, però, di nuovo è chiamata in causa la fede dell’uomo (cf Ab 2,3-4). La fede davanti alla prova si configura anche come capacità di resistenza, come perseveranza.

Prendersi cura della propria fede
Nel tempo di mezzo c’è una responsabilità sulla propria fede. È quella cui richiama san Paolo nella sua esortazione a Timoteo (cf 2 Tm 1,14). È una fede da coltivare con la preghiera, con la meditazione della Parola, con la riflessione e con la custodia della Tradizione.
A partire dalla fede così intesa, centrale nella propria esistenza perché capace di illuminare ogni altro aspetto, non sminuendolo o violentandolo bensì inserendolo in un contesto operativo e di significato più ampio, la vita intera si trasforma e diventa servizio, testimonianza, collaborazione all’opera di redenzione di Dio (cf 2 Tm 1,8)
Ecco dunque la seconda parte del Vangelo. I servi concludono dicendo «Siamo servi inutili» (Lc 17,10). L’inutilità non consiste nel fatto che il nostro agire sia indifferente al Regno o a Dio, bensì nella constatazione liberante che, in ordine al Regno, posto il nostro servizio i risultati non dipendono da noi. Servi inutili perché, quando la fede anima le nostre azioni, esse sgorgano da un cuore mosso dalla disponibilità, dalla capacità di oblazione, dall’amore e dalla gratuità.

Pubblicato il Lascia un commento

4. Letture – 27ª DOMENICA T.O.

02  OTTOBRE
27ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

PRIMA LETTURA
Il giusto vivrà per la sua fede.

Il profeta Abacuc è esasperato dalla violenza che si dispiega di fronte ai suoi occhi e dal silenzio di Dio, che sembra non intervenire. La risposta del Signore è un invito a rimanere fedele nell’attesa: la sua Parola si realizzerà e farà giustizia.

Dal libro del profeta Abacuc                                  Ab 1,2-3; 2,2-4

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                      Dal Salmo 94 (95)
Il salmista ci invita a spogliarci delle nostre infedeltà del passato e a riconoscere che Dio è nostra origine e nostra salvezza.

Rit. Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA

Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.
Paolo mette in guardia Timoteo, esortandolo a custodire il tesoro che ha ricevuto in dono. Tale tesoro consiste negli insegnamenti di Cristo e il modo per custodirlo è restare saldi nella fede e forti nella speranza, anche di fronte alle persecuzioni.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo                                 2 Tm 1,6-8.13-14

Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                          1 Pt 1,25

Alleluia, alleluia.
La parola del Signore rimane in eterno:
e questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
Alleluia.

 VANGELO
Se aveste fede!

Di fronte alla richiesta dei discepoli, che chiedono di essere rafforzati nella fede, Gesù risponde spostando il centro dell’attenzione: la questione non è «quanta fede si ha», ma «perché si ha fede». La fede autentica non mira a ottenerne una ricompensa e non considera l’obbedienza un merito. Chi la possiede non fa che adempiere ai suoi doveri in vista del Regno dei cieli.

Dal vangelo secondo Luca                                            Lc 17,5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.