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2. Letture e introduzioni – 19 settembre 2021

19 settembre

25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi è il più grande, il più importante?

Gesù si confida con gli apostoli e parla loro della sua passione, morte e risurrezione. Ma essi, dice il Vangelo, lungo la strada discutono su chi tra di loro è il più grande. Gesù non li condanna, ma ancora una volta li spiazza proponendo un modo diverso di diventare grande: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Così ha fatto lui, che ha vissuto la sua grandezza mettendosi a servizio di tutti.

PRIMA LETTURA

Condanniamo il giusto a una morte infamante.
Contro il giusto si accaniscono i superficiali, gli empi, gli edonisti, disposti a tormentarlo e addirittura a condannarlo a una morte infame. Ma il giusto è nelle mani di Dio: sarà il Signore a dire l’ultima parola e il soccorso gli verrà.

 Dal libro della Sapienza.                                                                                        Sap 2,12.17-20

[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi
ùè d’incomodo e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni
contro l’educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio,
egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
ùMettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza e saggiare
il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante, perché,
secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                                 Dal Salmo 53 (54)

In questo salmo il giusto perseguitato si mette con fiducia nelle mani di Dio, nella certezza che gli verrà in aiuto e potrà ringraziarlo.

Rit. Il Signore sostiene la mia vita.

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia. Dio,
ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.

 SECONDA LETTURA

Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Continua la lettera di Giacomo, concreto come sempre. «Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni», dice; perché è da qui che nascono le cattive azioni, le liti, le guerre.

 Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                                  Gc 3,16–4,3

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Parola di Dio.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia.

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria
del Signore nostro Gesù Cristo.

Alleluia.

VANGELO

Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.
 Ancora una volta Gesù fa riferimento alla sua passione, morte e risurrezione. Ma gli apostoli non capiscono. Anzi, lungo la strada discutono su chi tra di loro occuperà i posti di maggior prestigio nel futuro regno predicato da Gesù.

Dal vangelo secondo Marco.                                      Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro:
«Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 19 settembre 2021

19 settembre

25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi è il più grande, il più importante?

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù non ha cercato per sé cariche pubbliche e posti di prestigio. E ha detto ai suoi apostoli di concepire la propria grandezza facendosi primi nel mettersi a servizio degli altri. E a loro, che non comprendono le sue parole quando parla della sua passione e morte, a sorpresa propone di accogliere la vita come l’accoglie un bambino (Mt 18,1-5).

Secondo annuncio della passione
Per la seconda volta nel Vangelo di Marco Gesù parla agli apostoli della sua passione, morte e risurrezione. Essi non comprendono il senso di quelle parole, anzi, ne hanno paura. Ma è con questi i discorsi che Gesù intende prepararli a ciò che dovrà subire a Gerusalemme.
Siamo in Galilea, Gesù è in viaggio e a Cafarnao si confida con gli apostoli. Li ha scelti lui, li tratta da amici. Non può nascondere loro il termine della sua vita, l’atroce esperienza della croce, la sua Pasqua. L’altra volta, lo ricordavamo domenica scorsa, Pietro si è ribellato alle parole di Gesù. Adesso invece tace, come gli altri. Non capiscono. Eppure l’Antico Testamento è zeppo di citazioni che presentano il messia come «servo sofferente». La prima lettura, tratta dalla Sapienza, ne è un esempio. Si parla dell’ebreo giusto, la cui vita è di rimprovero per i malvagi. E allora congiurano di ucciderlo, e questa sua morte è una sfida a Dio, perché se davvero è giusto verrà a salvarlo.
Mentre lui parla di questi tragici argomenti, gli apostoli invece pensano a tutt’altro. E si domandano per strada chi tra di loro «è il più grande».
Essi vivono in una società in cui il fariseismo ha messo radici profonde: i titoli onorifici hanno grande importanza, si dà la caccia alle cariche e ai primi posti… La questione dei posti di onore coinvolgeva regolarmente il quotidiano di tutti: a tavola, nelle sinagoghe, per strada, nelle assemblee.
Gli apostoli sono in attesa che Gesù dia inizio al suo regno e si aspettano un ministero o qualcosa del genere. Il dialogo con Gesù ha qualcosa di buffo e di umiliante.
Su questi argomenti Gesù interverrà più volte. In questa circostanza si siede, assumendo la posizione del rabbino che dà lezione, e dice loro le parole che difficilmente adesso possono comprendere, ma che non dimenticheranno: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Un bambino in mezzo a loro
Gesù parla loro e accompagna le parole con un fatto a sorpresa, alla maniera dei profeti dell’Antico Testamento. Chiama un bambino e lo mette in mezzo al gruppo degli apostoli. E posando la mano sulla spalla di quel bambino, dice: «Se ci tenete tanto a diventare grandi agli occhi di Dio e a occupare i primi posti nel regno, dovete diventare come questo bambino».
Naturalmente Gesù non dice agli apostoli che devono ridiventare bambini, ma chiede a loro di cambiare dentro, di acquistare la mentalità senza calcoli dei bambini. Un bambino (anche se oggi più che mai i bambini non sono poi così buoni, anzi possono essere egoisti e a volte addirittura cattivi e vendicativi) quanto più è piccolo, tanto più appare incapace di ambizione e indifeso, e diventa una bella immagine di Gesù. Non a caso l’ultimo versetto del Vangelo di oggi ci ricorda quasi di passaggio che in ogni tempo chi tra noi accoglie uno di questi bambini nel suo nome accoglie lui. E questo non può che incoraggiare gli educatori, gli insegnanti, gli stessi genitori. Tanto più chi, come Madre Teresa, li cercava tra gli ultimi, come in questo caso che lei stessa ha raccontato: «Non dimenticherò mai la sofferenza di quel bambino, a notte fonda. Ci ha detto: “Sono andato da mio padre”. Era andato da suo padre e da sua madre, e nessuno dei due lo voleva. Ma a quell’ora della notte quel bambino aveva trovato il coraggio di venire da noi. Non è splendido? L’ho portato “a casa” perché l’ho accolto. Era un bambino molto bello».

Il più importante tra noi
Attualizzando fortemente l’insegnamento di Gesù, possiamo però chiederci: «Chi è la persona più importante della nostra città? E di tutta l’Italia? E del mondo?». Le risposte possono essere tante e diverse. Chi è grande lo stabilisce la televisione, lo dicono i giornali, le riviste? Sarà il sindaco? O un dirigente industriale, un cantante famoso, un giocatore di calcio? Uno che conta molto secondo l’opinione pubblica? Non è facile stabilirlo, oggi più che mai quando si dice che «uno conta uno» e spesso non viene accettata l’autorità e riconosciuta la competenza.
Abbiamo sentito l’opinione di Gesù al riguardo: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Queste parole gli apostoli se le ricorderanno così bene che verranno riportate nei Vangeli, con sfumature diverse, per altre sei volte. Fino a presentare Gesù stesso come modello: «Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27).
Gesù domanda: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Gli apostoli tacciono, si vergognano. Perché sono persone come noi, ragionano come noi, come la maggior parte della gente di ieri e di oggi. Di che cosa parliamo noi? Quali sono i nostri pensieri, i nostri progetti? Non assomigliamo forse e parecchio a ciò che scrive Giacomo: «Siete invidiosi, pieni di desideri e non riuscite a ottenere; combattete, uccidete e fate guerra!»?
L’ambizione può essere un sentimento giusto e legittimo se ci mette in condizione di servire meglio i fratelli. Altrimenti è fonte di guai, di gelosia, di avidità (seconda lettura). Tanto più in un apostolo, in un vescovo, in un prete, in un cristiano.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«I bambini non sono più buoni degli adulti, sono anche egocentrici, impulsivi e istintivi, a volte persino spietati, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre» (Ermes Ronchi).

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4. Parola da Vivere – 19 settembre 2021

19 settembre

25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi è il più grande, il più importante?

COMMENTO

Per la seconda volta Gesù annuncia la sua passione, morte e risurrezione. E, come dopo il primo annuncio, Marco fa seguire degli insegnamenti particolari, questa volta solo ai discepoli.
A Cesarea di Filippo i discepoli erano rimasti scandalizzati e Pietro si era sentito in dovere di rimproverare Gesù. La risposta a lui e agli altri era stata aspra e tagliente.
In questo caso Marco sottolinea l’incapacità dei discepoli di comprendere, unita alla paura di fare domande, che potessero suscitare una nuova violenta reazione da parte di Gesù.
Emergono qui le difficoltà interiori dei discepoli a ragionare secondo la mentalità di Gesù. Fanno fatica ad arrivarci, come d’altronde capita anche ai cristiani del XXI secolo, chiamati a seguire Gesù portando ciascuno la propria croce.
La stessa paura chiude la bocca dei discepoli quando Gesù in casa chiede della discussione che essi avevano avuto lungo la strada. Marco ci informa sul tema: chi era il più «grande» tra loro.
Qui ammiriamo la pazienza e la calma di Gesù: si siede, per far capire che assume il ruolo del maestro che insegna una verità che essi ancora non conoscono; convoca i dodici, staccandoli dagli altri, per un insegnamento che essi per primi devono comprendere e mettere in pratica; non rimprovera, ma fa un’affermazione di principio. Non è cosa da poco: sovverte mentalità, atteggiamenti e comportamenti ritenuti normali dagli uomini e anche nelle scuole rabbiniche. Nel nostro mondo il più grande è al di sopra degli altri, comanda e si fa servire; invece tra i seguaci di Gesù il più grande è l’ultimo e il servo di tutti. Ci vorrà tempo perché gli apostoli interiorizzino questa verità. Infatti, poco dopo Giacomo e Giovanni chiederanno i primi posti. Solo la passione e la risurrezione li convinceranno che Gesù dice la verità di Dio, che umanizza e divinizza i suoi figli.
Altro sovvertimento. I bambini per gli ebrei non contavano niente, Gesù ne fa i rappresentanti suoi e del Padre; anche se non parlano, rendono presente Dio stesso e richiedono che i “grandi” si mettano al loro servizio. Non accogliere i bambini e i piccoli, cioè i deboli e i bisognosi in ogni senso, significa mettere Dio fuori della propria vita e, quindi, mettersi fuori dal suo Regno.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. È difficile stabilire se noi davvero non capiamo oppure non vogliamo capire le parole di Gesù. Forse più spesso non vogliamo, perché sono troppo scomode. Eppure sono sempre parole che ci conducono alla pienezza di vita umana e divina. “Piccola” difficoltà: bisogna passare attraverso la croce…
  2. «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». La storia della Chiesa, senza andare lontano nel tempo, dice che questo insegnamento di Gesù è tra i più disattesi. Carriera, denaro e potere sono tentazioni permanenti anche tra i cristiani, specialmente tra i preti. Esaminando noi stessi, possiamo renderci conto che non siamo immuni da questa tentazione.
  3. C’è un modo sottile di esercitare il potere. Mettersi volontariamente ai margini e non servire nessuno. Così, ci si può nascondere dietro una falsa giustificazione e sentirsi legittimati a servire solo se stessi, i propri interessi e i propri comodi e persino a criticare gli altri.
  4. «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me…». Gesù non fa sentimentalismi, ma rivelazione di quello che pensa Dio stesso. Ci conviene farci i conti al più presto, alzando lo sguardo oltre i confini della nostra casa e della nostra parrocchia.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Prenderci cura di un parente o di un vicino bisognoso.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 19 settembre 2021

19 settembre

25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi è il più grande, il più importante?

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, mite e umile di cuore, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ti sei umiliato lavando i piedi agli apostoli, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, siamo ambiziosi e desideriamo emergere sugli altri, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, ci mettiamo con fiducia nelle mani di Dio, presentandoci a lui così come siamo, ricchi della nostra fede e umili per i nostri limiti. Preghiamo insieme e diciamo:

Rendici simili a te, Signore!

  • Per la Chiesa perché non siano l’organizzazione delle strutture e l’esteriorità dei riti a guidare le sue scelte pastorali, preghiamo.
  • Per gli uomini politici e le istituzioni pubbliche, perché senza arroganza e con spirito di servizio vengano incontro alle esigenze di tutti, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché sappia imitare Gesù nel farsi dono agli altri per essere credibile, preghiamo.
  • Per ciascuno di noi, perché riusciamo a donarci reciprocamente aiuto, con umiltà e generosità, preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a confidare con umiltà nel tuo aiuto e nella imitazione del tuo Figlio Gesù, per diventare simili a lui, a servizio dei nostri fratelli. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 19 settembre 2021

19 settembre

25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi è il più grande, il più importante?

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cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome“.

 


Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Orazioni – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

Scarica le orazioni del Nuovo Messale roman0o

12 settembre 2021

XXIV domenica tempo ordinario

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2. Letture e introduzioni – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

Chi è Gesù? Chi è Gesù per te, per me? Che cosa pensa di lui la gente del nostro tempo? Sono le domande che ogni anno la Chiesa ci propone. Le stesse che Gesù stesso ha fatto agli apostoli a Cesarea di Filippo, a nord della Galilea. La persona di Gesù ha un fascino che non si è indebolito nel tempo, ma lui ci chiede di seguirlo fino in fondo nella sua proposta di vita, compresa l’esperienza drammatica della croce.

 PRIMA LETTURA

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori.          

Il terzo canto messianico di Isaia presenta il Servo di Jahvè che non si sottrae all’umiliazione della persecuzione e della sofferenza. Egli ha una fiducia incrollabile nella vicinanza del Signore, che gli dà la forza di resistere e che gli renderà giustizia.

 Dal libro del profeta Isaia.                                                                                              Is 50,5-9a

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro
che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 114 (116)

Il salmista ha invocato Dio e ora lo ringrazia per aver superato una prova difficile. Le sorti dei giusti sono nelle mani di un Dio che è misericordia.

Rit. Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:«
Ti prego, liberami, Signore».

Pietoso e giusto è il Signore,

il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato.

Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

SECONDA LETTURA

La fede se non è seguita dalle opere in se stessa è morta.                                  

Se uno non ha vestiti ed è senza cibo e non lo soccorri, la tua fede è morta. Così dice Giacomo, che, pratico come sempre, invita a cristiani a rendere concreta la loro vita cristiana vivendo l’amore fraterno.

 Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                                     Gc 2,14-18

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo?
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                    Gal 6,14

Alleluia, alleluia.

Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore,
per mezzo della quale il mondo
per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Alleluia.

VANGELO

Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.       

Siamo a metà del Vangelo di Marco, un Vangelo che sin dall’inizio si domanda chi sia Gesù. In questo brano è lo stesso Gesù che invita gli apostoli a manifestare le proprie convinzioni. Ma poi sarà lui a parlare apertamente di sé e delle sue più profonde scelte di vita.

 Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 8,27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Ogni anno la Chiesa pone ai suoi fedeli due domande, quelle che Gesù ha rivolto agli apostoli a Cesarea di Filippo e che si trovano con parole molto simili in tutti e tre i Vangeli sinottici. Sono domande importanti, che costringono gli apostoli a sbilanciarsi, ma anche a mettere a fuoco in modo più vero la persona del messia.

 «La gente, chi dice che io sia?»
Capita un po’ a tutti di avere la curiosità di conoscere che cosa pensa la gente di noi. Al capitolo ottavo di Marco si direbbe che se lo domanda anche Gesù e lo chiede agli apostoli. Ma lo fa per farsi conoscere meglio da loro, nella sua vera identità.
Da tempo gli apostoli condividono la sua esperienza, sono coinvolti nei suoi successi e se ne compiacciono. Impressionati dai miracoli e dalla fama che si è conquistata, si sono convinti che seguendo quest’uomo speciale andranno incontro a un sicuro successo.
È a questi apostoli che Gesù pone una doppia domanda: «La gente chi dice che io sia?». E gli apostoli si fanno interpreti dei tanti che vedono in lui come la reincarnazione di un grande profeta del passato; oppure come un nuovo Giovanni Battista. Ai loro occhi sembrano dichiarazioni importanti, ma Gesù è ben più di un profeta, ben più grande del Battista.
Gesù però non si ferma, e pone a loro una domanda più personale: «Ma voi, chi dite che io sia?». Risponde Pietro a nome di tutti: «Tu sei il Cristo». E nel Vangelo di Matteo aggiunge: «Il Figlio del Dio vivente». Difficilmente poteva dare una risposta più corretta e più centrata di questa. Gesù ne fa l’elogio: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». E gli assicura che costruirà su di lui la Chiesa e gli darà le chiavi del regno dei cieli (Mt 16,13-20).

 Gesù parla della sua passione
È a questo punto che il racconto cambia registro. Gesù vede che l’atteggiamento della chiesa ebraica si fa sempre più minaccioso nei suoi confronti e vuole preparare i suoi a quella che apparirà come una tragica sconfitta. «Il figlio dell’uomo dovrà soffrire molto», dice. E le sue parole sono una doccia fredda per Pietro e gli altri. Ed è ancora Pietro a prendere la parola, il generoso Pietro. Prende Gesù in disparte e si mette rimproverarlo con tutta la carica di amicizia di cui è capace.
Gesù però non si compiace della sua bella dichiarazione di amicizia, e ha verso di lui parole durissime: «Va’ dietro a me, Satana!». Lo invita a stargli dietro, a seguire i suoi passi. Lo chiama satana perché gli suggerisce scelte in linea con chi, tentandolo nel deserto, lo aveva già invitato a un messianismo diverso (Mt 4,1-11).
Per Gesù sarà l’esperienza della croce che gli farà vivere fino in fondo i progetti di Dio, e dimostrerà la verità di quanto ha predicato. Gesù non ama la croce, ne ha paura, Pietro glielo ricorda e gli si pone come tentazione con i suoi ragionamenti umani.

Il fascino di Gesù
Ma ora a noi. Che cosa pensiamo noi di Gesù? Certo, stiamo celebrando l’Eucaristia e sembrerebbe una domanda inutile, se non addirittura provocatoria. Se siamo qui è perché siamo stati in qualche misura affascianti da lui. Gesù ci piace. Gesù piace a tutti, anche a chi non ha un buon rapporto con la Chiesa e con la propria parrocchia.
E nella nostra società? Qualcuno dice che di Gesù non si parla tra persone educate, perché è ancora un nome che mette a disagio in una conversazione. Si direbbe che sia rimasto l’ultimo tabù.
Al contrario, in ogni tempo moltissimi si sono lasciati prendere dalla persona di Gesù. Fëdor Dostoevskij scrive: «Il mio credo è molto semplice. Eccolo: credo che non esista niente di più bello, di più profondo, di più simpatico, di più virile e di più perfetto del Cristo». E il cardinal Carlo Maria Martini: «Ho conosciuto Gesù sin dalla mia prima adolescenza e ne sono stato grandemente affascinato, me ne sono innamorato. Ho avvertito subito che con una figura così non è possibile scherzare: o si prende tutto o si rifiuta tutto».
Oggi anche noi siamo chiamati a riconoscere l’assoluta unicità della persona di Gesù. Questa è la vera risposta alle due domande poste a Cesarea di Filippo. E noi siamo in grado di rispondere in modo più pieno rispetto a Pietro, che non aveva ancora fatto l’esperienza della Pasqua. Duemila anni di cristianesimo dovrebbero averci insegnato qualcosa. Se non vediamo Gesù nella sua vera identità, rischia di essere per noi un puro nome o un semplice richiamo religioso indistinto, non il Figlio del Dio vivente fatto uomo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Nel 1955 andò in scena al Piccolo Teatro di Milano il dramma Processo a Gesù di Diego Fabbri. L’autore immagina una troupe di ebrei che, dopo la seconda guerra mondiale, si sposta di città in città per rifare davanti al pubblico il processo a Gesù, per verificare se fu condannato giustamente o ingiustamente. Vengono ascoltati i testimoni di allora: Pilato, Caifa, Giuda, gli apostoli e anche questa volta la sentenza si preannuncia di condan­na nei confronti di Gesù. E l’argomento principale della condanna è che nulla è cambiato con la sua venuta: tutto continua come prima e, pertanto, secondo il presidente del tribunale, non può essere stato il Figlio di Dio. A conclusione, il presidente rivolto al pubblico dice: «Pronunce­remo la sentenza, ma vorrei chiedere prima a voi cristiani qui presenti, chi era, chi è per voi Gesù di Nazaret». A questo punto tutto cambia. Si alza, infatti, un sacerdote che era lì in incognito; si alza un giovane fuggito di casa; si presenta una prostituta trascinata in teatro dal suo amante intellettuale; chiede la parola la donna delle pulizie del tea­tro: coraggiosamente ognuno grida chi è Gesù nel segreto della pro­pria vita, affermando decisamente di non poter fare a meno di lui. Appare chiaro che non è affatto vero che tutto è rimasto come prima, perché tante cose sono cam­biate! Il presidente del tribunale, allora, conclude: «Perché non lo gridate forte, dovunque e sempre, quello che avete detto stasera? Tutti dovreste gri­darlo! Tutti! Tutti! Perché altrimenti si ripete anche per voi quello che accadde per noi allora: di rinnegare, di condannare, di crocifiggere Gesù. Io debbo proclamare, al cospetto di tutti, che non so ancora se Gesù di Nazaret sia stato veramente quel Messia che noi aspettavamo, ma è certo che lui, lui solo, alimenta e sostiene tutte le speranze del mondo. Io lo proclamo innocente e martire!».

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4. Parola da Vivere – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

COMMENTO

La domanda di Gesù all’inizio sembra mossa da curiosità, poi diventa impegnativa sul piano personale. Solo dopo scopriamo che è stato un modo mirato e voluto per cominciare a dirozzare l’idea di Messia che hanno gli apostoli, e non solo loro. La risposta di Pietro, che in Marco rappresenta tutti gli apostoli, si rivela esatta nella formulazione ma ambigua quanto al significato.
Il vangelo di Marco si è aperto con la dichiarazione che Gesù è Messia e Figlio di Dio. Ora, esattamente a metà del vangelo, l’evangelista ci dice che gli apostoli hanno capito solo in piccola parte chi è Gesù; e solo alla fine il centurione, un pagano, riconoscerà in lui il figlio di Dio, per come è morto sulla croce.
Gesù accoglie la risposta di Pietro e se ne serve per iniziare a spiegare che sì, è il Messia, ma diversamente da come pensano loro; vincerà non contro i romani, ma contro l’avversario di Dio e dell’uomo, non con le armi e la forza, ma dando la propria vita e risorgendo.
Quanto poco abbia capito Pietro lo si vede subito. Preso dal suo affetto e dalla preoccupazione non solo per Gesù, ma anche per la sua visione della carriera del Messia, lo chiama in disparte e si mette a rimproverarlo, pretendendo di conoscere, lui, il vero progetto di Dio.
Gesù, invece, si rivolge a tutti (evidentemente la pensavano come Pietro) e, con estrema fermezza, ricorda qual è il posto del discepolo: dietro il maestro. È il maestro a tracciare la strada, non il discepolo, e se si mette davanti diventa non solo inciampo, ma addirittura Satana, cioè tentatore e inciampo, perché vuol portare il Signore su strade diverse da quella progettata da Dio per la salvezza dell’umanità.
A questo punto Marco raccoglie alcune espressioni di Gesù, che tracciano le scelte fondamentali e lo stile di vita del discepolo.
Subito Gesù attacca l’idea di fondo che si oppone al progetto di vita che lui vive e propone: l’autorealizzazione e la felicità cercata per se stessi, secondo i modelli satanici. Il discorso è tagliente e senza scappatoie: chi vive per se stesso, chi si mette al centro di tutto e sopra gli altri e crede di realizzare la propria vita e salvarla, in realtà la perde, fallendo la propria vocazione umana di figlio di Dio in relazione fraterna con gli altri. Chi invece si decentra (come dovrebbero fare tutti gli adulti nella fede) e mette la propria vita a servizio degli altri (ama cioè secondo il modello di Gesù, disposto a sacrificare se stesso: questa è la croce) attraverserà la sofferenza e avrà la vita eterna, non solo nell’aldilà, ma già in questo mondo, perché la vita eterna è fatta di amore per i fratelli e per Dio, da ora e per sempre.
La Chiesa non può essere diversa dal suo maestro. La missione messianica è passata a lei. La lotta contro l’avversario è già segnata dalla vittoria di Cristo, ma nella storia sta continuando. La bella notizia che la Chiesa annuncia non cammina e non diventa credibile per le sue opere di beneficenza, ma solo perché segue il Signore sul cammino della croce fino a consumare se stessa per amore.
I rimproveri a Gesù non sono finiti. Pietro, suo malgrado, ha fatto scuola. Sono molti i cristiani che, a tutti i livelli, si scandalizzano del modo di Gesù di essere Messia. Credono fino a che tutto va secondo i loro piani, magari si impegnano anche a “fare del bene”, ma quando si avvicina la croce, allora pretendono di dire al Signore quello che deve fare per loro, e se non basta cercano altre strade per curare i propri interessi in questo mondo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. È facile per noi dire che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio. Ma tante volte non accettiamo che lui sia il Crocifisso risorto. Questo ci succede ogni volta che di fronte alla sofferenza e alla lotta per la fede preferiamo un Dio forte, che intervenga per risolvere i problemi e per darci una vita felice, serena e tranquilla.
  2. Pietro si preoccupa per Gesù (gli vuole bene, davvero), ma anche per la propria carriera di discepolo di un Messia vincente. Ci sono molti modi di fare carriera nella Chiesa, in particolare per i preti, ma non solo. Quale carriera stiamo facendo noi? Quella del riconoscimento e del successo o quella del servizio e della croce, per somigliare a Gesù?
  3. Andare dietro a Gesù. È una sicurezza, non possiamo sbagliare strada. Ma lui non va avanti senza girarsi indietro, ci tiene d’occhio costantemente e, se cadiamo, si ferma e ci aiuta a rialzarci. Lo sa che con le nostre sole forze non riusciamo a seguirlo sulla strada della croce.
  4. «… chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». L’avversario ogni giorno cerca di convincerci del contrario, e noi non poche volte ci siamo cascati.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Affrontiamo un sacrificio per fare del bene a una persona vicina che ne abbia bisogno.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018