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2. Letture e introduzioni – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

Giovanni Paolo II ha voluto che l’ottava di Pasqua fosse la «Giornata della Misericordia», secondo la richiesta fatta da Gesù in una visione privata a Santa Faustina Kowalska, delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia, proclamata santa nel 2000. Il 22 febbraio 1931 Gesù ordinò a suor Faustina di dipingere un’immagine secondo un modello che le venne mostrato e le parlò della misericordia. Le disse: «Voglio che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della misericordia». Giovanni Paolo II ha consacrato nel 2002 a Cracovia il santuario dedicato proprio alla Divina Misericordia. «La Provvidenza ha disposto che Giovanni Paolo II morisse proprio alla vigilia di questo giorno», ha detto Benedetto XVI, «nelle mani della Misericordia Divina. Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e di amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia».

PRIMA LETTURA

Un cuor solo e un’anima sola.     

«Un cuor solo e un’anima sola», fino a condividere i beni che possiedono: questa è la comunità cristiana nata dalla risurrezione di Gesù. Una fraternità che diventa testimonianza viva e fonte di simpatia tra la gente. 

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                At 4,32-35

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                            Dal Salmo 117 (118)

L’assemblea è invitata a glorificare il Signore, perché ha dato prova della sua misericordia. E nello stesso tempo sollecita a riconoscere che Gesù, «pietra scartata», è il centro della nostra fede.

Rit. Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Oppure:

Rit. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

SECONDA LETTURA

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.                                     

Giovanni non cessa di esortare i cristiani alla fraternità e all’amore vissuto verso Dio e i fratelli. È questo il nuovo comandamento, che caratterizza e verifica la genuinità della nostra fede e ci rende figli di Dio. E la nostra fede è legata strettamente alla vita di Gesù, dal suo battesimo (acqua) alla croce (sangue). Con le parole «sangue e acqua» Giovanni sembra fare allusione qui a ciò che ha assistito sotto la croce, quando a Gesù è stato trafitto il costato dalla lancia del soldato.

 Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo.                                                1Gv 5,1-6

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
Parola di Dio.

Sequenza [Facoltativa]

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza.

Canto al Vangelo    Gv 20,29

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Alleluia.

 VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

È lo stesso brano di Vangelo che viene proposto negli anni A, B e C. È la sera di domenica, il primo giorno della settimana. Gli apostoli non si sono ancora riavuti da ciò che hanno visto subire da Gesù e temono di fare la stessa fine. Gesù li sorprende e si presenta a loro vivo, mostrando le mani e il costato trafitti. Gesù, passando sopra al loro tradimento e alla loro paura, dona a loro il potere di perdonare i peccati. Non c’è Tommaso, e quando gli raccontato di aver visto Gesù, non crede alla loro testimonianza. Otto giorni dopo Gesù è di nuovo tra loro e questa volta c’è anche Tommaso, che, di fronte all’evidenza, è costretto a credere.  

 Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                    Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’attenzione di questa domenica è ancora tutta puntata sulle apparizioni pasquali. Gesù soffia sugli apostoli (è un soffio di vita, come nella Genesi) e infonde su di loro lo Spirito Santo, che li autorizza a rimettere i peccati. Viene messa nelle loro mani l’opportunità di una vita nuova, di una nuova rinascita, attraverso il ministero degli apostoli e dei loro successori.

Domenica in albis e della misericordia
Oggi è la Domenica «in albis». Nei primi tempi della Chiesa il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i nuovi battezzati indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò «domenica in cui si depongono le vesti bianche» (in albis depositis).
Per iniziativa di san Giovanni Paolo II, nella Domenica «in albis» la Chiesa celebra la «Divina Misericordia di Dio». Con questa festa papa Wojtyla ha accolto il desiderio di Gesù stesso che nel 1931, apparendo in una visione privata alla suora polacca suor Faustina Kowalska, proclamata santa dallo stesso Giovanni Paolo II, chiese l’istituzione della festa proprio nei giorni in cui Gesù esercitava la piena misericordia nei confronti dei suoi apostoli, reintegrandoli integralmente nella missione.

Il dono della pace e del perdono
Gesù si presenta agli apostoli salutandoli nel segno della pace e si presenta mite e accogliente. Nessun desiderio di vendetta nei confronti della loro durezza di cuore, della vigliaccheria, della loro paura, e della loro fatica a credere nella sua presenza di risorto. Gesù dà inizio a qualcosa di nuovo nella esperienza degli apostoli: lo Spirito Santo che scenderà su di loro li renderà protagonisti e testimoni coraggiosi dell’esperienza vissuta da Gesù.Incontro dopo incontro, la loro paura e l’incertezza si trasformano in gioia entusiasmante. Si prolunga per alcune settimane l’esperienza del tempo vissuto insieme: Gesù mangia con loro e li rassicura: «Guardate, toccate, non sono un fantasma». Continua a istruirli e a esortarli alla missione: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
Gesù ricupera l’incredulità di Tommaso, che lo sfida e non crede nella testimonianza degli altri apostoli. Tommaso ha paura di venire disilluso, di essere ingannato. Lui, che probabilmente aveva  sofferto più degli altri per la tragica e inaspettata morte in croce di Gesù. Messo di fronte al fatto della risurrezione, non ci vuole credere: teme di dover provare altre delusioni. Ma quando Gesù gli si presenta mostrando le piaghe e il costato aperto, si convince di non avere mai veramente dubitato ed esce nel più bell’atto di fede: «Mio Signore e mio Dio!».

La fraternità della prima comunità
Nasce a Pasqua il dono della comunione fraterna. Ed è quella che realizza ed esprime la prima comunità cristiana, così come viene descritta nella prima lettura. Un legame di amore che nasce dalla fede, non da sola solidarietà umana. Una fede viva che è collante potente, capace di fondere gli animi e di superare ogni divisione.
La comunità nata dalla predicazione degli apostoli, pur essendo «moltitudine», vive un’ammirabile comunione fraterna, radicalizza la scelta della povertà, vista come scelta di fraternità: tiene tutto in comune, fa in modo che nessuno della comunità sia nel bisogno. Si tratta però di scelte profetiche, che acquistano per noi un carattere di segno, di punto di riferimento.
Si dice inoltre che la comunità cristiana veniva guardata con simpatia. È stata questa una nota caratteristica dei primi cristiani. Essi «godevano il favore di tutto il popolo» (At 2,47) perché erano unanimi e concordi, erano nella gioia e vivevano nella semplicità di cuore.
Non sempre oggi è la simpatia la caratteristica dominante dei cristiani. La loro rigidità morale li rende talvolta freddi e poco espansivi. L’attaccamento alla dottrina poi li fa diventare a volte poco disponibili e poco aperti al dialogo. I loro pensieri rivolti quotidianamente alle cose spirituali e dottrinali li possono fare apparire poco sensibili ai problemi più comuni e alle lotte quotidiane.
Eppure il cristiano deve sforzarsi di diventare radicalmente simpatico: nel senso che non può rifiutare di entrare in sintonia con gli altri. Dovrebbe farlo anche per non correre il rischio di vedersi respingere per colpa propria ciò che predica e ciò che si sforza di testimoniare.
Come si vede, sono tanti gli stimoli per vivere in pienezza questa domenica.
Tommaso in particolare ci ricorda che, come ha fatto Gesù, la comunità cristiana deve essere aperta anche nei confronti di chi fa fatica a credere, superando la tentazione di trasformarsi in ghetto o di realizzare una comunità di perfetti. Saper attendere e rispettare il ritmo di maturazione alla fede di ognuno fa parte della vera fraternità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Siamo una comunità cosciente di professare un’unica fede di avere un medesimo codice di vita e di sentirsi legata dalla stessa speranza. I depositi versati nella nostra cassa comune sono ispirati dalla carità: non si va a riscuotere denaro per banchetti, gozzoviglie, bicchierate, ma per sostenere i poveri, per aiutare ragazzi e ragazze senza beni e senza genitori, per i servi in pensione e i naufraghi. Adottiamo come se fossero figli nostri i condannati ai lavori forzati nelle miniere, i confinati nelle isole e i relegati nelle prigioni, se si trovano in questa condizione a motivo della loro fede. Vedi come si amano tra loro, dicono. Vedi come sono pronti a morire l’uno per l’altro!» (Tertulliano).

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4. Parola da Vivere – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

COMMENTO

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell’ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.
Infatti nello stesso giorno di Pasqua Gesù viene e affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione; essi avranno a disposizione gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è un’espressione tipica.
Gesù lega il perdono alla comunità dei discepoli. Perché? Non bastano la sua presenza di risorto e l’azione dello Spirito Santo?
Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza misericordiosa di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, e per questo invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva, attraverso Gesù. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende la Chiesa capace di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati, in maniera esperienziale. Data la delicatezza e l’importanza del perdono dei peccati, commessi dai fedeli dopo il Battesimo, si capisce facilmente perché la Chiesa ha avuto bisogno di darsi una regola. Il potere di rimettere i peccati è di tutta la Comunità, ma, nel sacramento della riconciliazione, è esercitato prima dai Vescovi, successori degli apostoli, e poi dai presbiteri, loro collaboratori.
E veniamo a Tommaso: è “Dìdimo”, cioè, gemello di tutti noi che abbiamo difficoltà a credere. Egli aveva deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 11,16), però, quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù, ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. La risposta di Tommaso, «Mio Signore e mio Dio!», è di una fede totale e perfetta, ma ha attraversato il dubbio sulla testimonianza dei suoi amici. Gesù riconosce la fede di Tommaso, però dichiara beati coloro che crederanno senza aver visto, cioè tutti i credenti che poggiano la loro fede sui testimoni del Risorto.
Io ritengo che Tommaso non abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, gli è bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. Ma noi lo ringraziamo lo stesso, per aver fatto la nostra parte di fronte all’avvenimento più grande e più incredibile della storia, che abbraccia e supera tutta la storia e si immerge nell’eternità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.
  2. Gesù offre la pace ai suoi amici, che nella passione lo avevano lasciato solo. Facendo il primo passo, magari faticoso, abbiamo da offrire la pace a chi ci ha fatto un torto?
  3. Il perdono è una questione comunitaria, perché il nostro peccato non offende solo Dio, ma anche i fratelli. Oltre che ricevere il perdono del Signore nella Riconciliazione, ci tocca anche chiedere perdono alla comunità e ai fratelli che abbiamo offeso.
  4. La nostra fede è fondata sulla testimonianza degli apostoli. Abbiamo occhi attenti e cuore aperto di fronte alla testimonianza di fede dei nostri fratelli? Abbiamo il coraggio e la gioia di offrire ai fratelli la testimonianza della nostra fede, anche se piccola?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Abbiamo ricevuto in molti modi la misericordia di Dio, impegniamoci a essere misericordiosi con chi ci fa un torto


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, la tua misericordia è più grande della nostra infedeltà, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che sulla croce hai perdonando al buon ladrone e gli hai aperto il Paradiso, abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, rendici consapevoli e pentiti per la debolezza della nostra fede: abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Come la prima comunità cristiana, anche noi siamo qui riuniti in preghiera e invochiamo la bontà del Padre. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci, o Padre, la tua misericordia.

  • Per la Chiesa sparsa nel mondo, perché, pur nella diversità dei vari contesti culturali e sociali, costruisca nell’unità e nella fraternità la propria testimonianza, preghiamo.
  • Per tutti coloro che sono impegnati a costruire la giustizia, il rispetto delle diversità, la difesa delle categorie più svantaggiate, perché sentano la forza dello Spirito che li sollecita a non perdersi di coraggio, preghiamo.
  • Per chi ha difficoltà a credere, per chi ha smarrito la fede per le prove della vita, per chi non riesce ad accettare la nostra testimonianza: il Signore risorto mostri loro le sue piaghe aperte, come ha fatto con Tommaso, preghiamo.
  • Per tutti noi che stiamo celebrando questa Eucaristia, perché a partire dal Pane Eucaristico, diventiamo insieme costruttori di fraternità nella nostra comunità, preghiamo.

Celebrante. Padre del Signore Gesù, morto e risorto per noi, ascolta la preghiera della tua famiglia e rinnova nella nostra comunità i prodigi del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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6. Vignetta di RobiHood – 25 dicembre 2020

20 dicembre

NATALE DEL SIGNORE

È nato per noi un Salvatore, Cristo Signore

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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4. Parola da Vivere – 28 giugno 2020

28 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi accoglie voi, accoglie me

COMMENTO

La prima volta che abbiamo ascoltato i primi versetti di questo  brano,  certamente siamo  rimasti  perplessi  o sconvolti. Gesù sembra porsi in competizione con gli affetti più cari. La conseguenza non è meno  dura: «… non è degno di me», ripetuto due volte.

È necessario mettersi in atteggiamento di ascolto e di preghiera, per entrare nel dono  che Gesù ci fa con queste sue parole.

Poco prima Gesù dice di essere venuto a portare non la pace, ma una spada (10,34). Certamente non sta parlando della spada che un discepolo estrarrà al momento del suo arresto, ma della spada della sua Parola, quella che nella lettera agli Ebrei è detta «a doppio taglio» e ca- pace di scrutare «i sentimenti e i pensieri  del cuore» (cf Eb 4,12).  Egli sa bene che la sua Parola creerà divisione anche nelle famiglie, per questo avverte i suoi discepoli: se dovesse essere necessario scegliere tra i famigliari e lui, essi sanno  di non  avere alternative, perché è in gioco il loro rapporto con Gesù e la salvezza. Chi rinnega  il Signore, per salvare gli affetti terreni, lo costringe a rinnegare lui davanti  al Padre, come abbiamo ascoltato  domenica scorsa.

Non basta. La sequela di Gesù esige anche di seguirlo sulla strada della croce, portando la propria. Certamente Matteo qui fa riferimento alle persecuzioni che già hanno afflitto i discepoli e che si ripeteranno lungo la storia fino a oggi. Anche la vita in questo  mondo passa in secondo  piano  rispetto  alla fedeltà  verso il Signore.  La scelta è drammatica, ma necessaria: chi crede di salvare la propria  vita, cedendo alle richieste dei persecutori (o alle lusinghe  di questo  mondo), in realtà la spreca e la perde, rinunciando alla vita eterna; chi invece investe la propria  vita nella sequela del Signore e nel servizio dei fratelli e del Vangelo si realizza in questo mondo, come figlio di Dio, e attraverserà la morte, risorgendo alla vita eterna.

Le esigenze della sequela di Cristo in certe situazioni possono essere laceranti, per questo l’evangelista, al fine di incoraggiare gli evangelizzatori, conclude  con un dono immediato: il discepolo che annuncia il Vangelo è assimilato a Gesù stesso, che lo collega direttamente al Padre. È questo  il modo di Matteo di esprimere  ciò che in Giovanni diventa  l’inabitazione reciproca  tra Gesù e il discepolo, che vive la sua Parola.

La conclusione riguarda chi accoglie e aiuta gli evangelizzatori.  Agli inizi si trattava spesso di dare ospitalità ai predicatori itineranti. Il Signore, con chi li ospita,  si impegna in una promessa straordinaria: la ricompensa sarà corrispondente alla persona accolta, quindi all’evangelizzatore, a Cristo e al Padre.

Da noi non capita spesso e a tutti di avere l’opportunità di ospitare in casa un evangelizzatore, ma i modi di aiutare e sostenere i predicatori del Vangelo, che dedicano la propria  vita a Cristo e ai fratelli, sono molti, vari e alla portata  di tutti.  Il Signore ricompensa sempre,  in questa vita e nell’altra.

 

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. «… più di me». Gesù non si mette in competizione, ma insegna la verità. Chi ama Cristo e lo mette al centro della vita e di ogni scelta, nelle situazioni difficili saprà fare la scelta giusta e buona per sé e per gli altri.

2. Prendere la propria croce. Qui non c’è Tutti abbiamo una croce personale, anche  quelli  che non  la vogliono. Si tratta di decidere se portarla  dietro al Signore per la salvezza nostra e delle persone che amiamo, oppure di rifiutarla,  lasciandoci schiacciare da essa, senza salvezza.

3. Vivere per sé o per Cristo e i È un tragico errore pensare di realizzarsi  nell’egoismo, in realtà  si cammina verso l’isolamento e la morte.  Chi vive per gli altri, può avere a volte l’impressione di sprecare la vita, ma Gesù dice che la spende  bene e porterà  frutti di vita eterna per sé e gli altri.

4. Un bicchiere di acqua Quando si tratta di aiuto  ai fratelli, non  conta  la quantità, ma l’amore con cui agiamo.

 

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Aiutare, secondo  le nostre possibilità, sacerdoti  e religiosi/e e parlare bene di loro.

 


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017