30 NOVEMBRE
1ª DOMENICA DI AVVENTO
IL TEMPO DELLA VIGILANZA
COMMENTO
Nei progetti di Dio, Gerusalemme ha una missione fondamentale da realizzare. Isaia, nella prima lettura, la sintetizza in poche affermazioni. Suo compito è quello di essere un polo di aggregazione per tutti i popoli; essere il monte santo; il luogo che ospita il Tempio di Dio; la sorgente da cui scaturiscono la Legge e la Parola; la fucina di Pace dove le lance della morte si trasformano in falci per mietere il grano. In essa tutti dovrebbero camminare alla luce del Signore.
Dovrebbe essere così . Ma purtroppo non lo è .
Agli Apostoli che, incantati e basiti, enfatizzano lo splendore, la grandezza, lo sfarzo delle mura e delle suppellettili dedicate al culto, il Signore rifila una lavata di capo che, bruscamente, li riporta alla realtà.
Il Tempio non è la casa di Dio ma l’antro di Mammona; non vive la giustizia e la verità ma il potere e la menzogna; il suo cuore non pulsa d’amore ma è pietrificato dall’odio, dalla gelosia e dall’arrivismo parossistico.
Avendo tradito la missione che Dio le ha affidato, la sua esistenza sta per finire. Di tutto ciò che appare non resteranno che le macerie.
In lontananza comincia a sentirsi l’avvicinarsi dei passi cadenzati delle legioni romane di Tito che lasceranno come ricordo ed ammonizione solo morte, distruzione e silenzio.
Il Messia si manifesterà in tempi brevissimi.
Il suo Regno è’ aperto a tutti ma non è per tutti. Non lo è per i narcotizzati dalle libagioni e gozzoviglie; non lo è per i buontemponi libertini e depravati; non lo è per coloro che hanno trasformato il loro cuore in una spelonca popolata da egoismo, individualismo, menefreghismo ed egotismo nevrotico, compulsivo e spietato.
Per vivere l’Avvento Paolo ci indica alcune piste da seguire per non trasformare il Natale in una gelida sarabanda di consumismo od in una squallida commedia di ipocrita buonismo. Dobbiamo scuoterci dal torpore esistenziale di una quotidianità senza senso. Dobbiamo eliminare i lati oscuri dei nostri pensieri e desideri. Dobbiamo riabituare i nostri polmoni a respirare l’aria fresca della libertà e della intelligenza, purificandoli dai miasmi delle nostre ubriachezze, lussurie ed impurità .
In sintesi: dobbiamo rivestirci di Cristo. Solo Lui può darci forza e sostegno per essere non solo credenti ma anche cristiani.
Il Natale per noi segnerà’ il nostro incontro personale con il Bambinello di Betlemme o sarà un semplice appuntamento con la nostra pochezza esistenziale, da mimetizzare dietro un buonismo di facciata od un regalo formale privo di qualsiasi empatia umana e cristiana?
RIFLESSIONE
Un nuovo anno inizia, liturgicamente, non per segnare una discontinuità con il passato, bensì per continuare il cammino iniziato. L’Avvento è percepito principalmente come i giorni che precedono e preparano il Natale. Spiritualmente, però, l’Avvento è questo perché è altro. È preparazione a un incontro: quello fra Dio e uomo nella persona storica di Gesù, di cui facciamo memoria il 25 dicembre; quello fra Dio e l’umanità per mezzo della persona di Gesù Cristo; quello definitivo, alla fine dei tempi, con il Cristo Glorioso al suo ritorno. Il nuovo anno non è in discontinuità con quello precedente perché tutta la storia è in tensione verso il Regno. Tutta la storia nel suo complesso, tutta la vita cristiana è Avvento: tempo di preparazione e attesa.
I modelli dell’Avvento: Isaia
Le domeniche del tempo di Avvento propongono dei modelli in questo cammino. In questa prima domenica ci si può soffermare sulla figura del profeta Isaia. Egli, almeno il cosiddetto primo Isaia, opera in un tempo di grave crisi politica e religiosa del regno di Giuda. In questo contesto il suo ministero ha il suo centro nel tentativo di risvegliare la fede nell’unico Signore in cui confidare per la salvezza.
Isaia annuncia il convergere di tutti i popoli verso il monte di Sion (cf Is 2,2-3), un pellegrinaggio di tutta l’umanità al luogo da cui viene la salvezza. Dio è il Dio salvatore. Tutti gli uomini sono chiamati ad andare a lui perché nessuno è escluso dalla possibilità della relazione con lui.
Con forti immagini poetiche il tempo della salvezza è descritto come un tempo di pace (cf Is 2,4). I prodotti dell’ingegno dell’uomo non sono più posti al servizio della violenza e della guerra, della sopraffazione e della distruzione. Essi vengono convertiti da un uso per il male a un uso per il bene.
Il compito della profezia
Tutta la storia è cammino verso il Regno. In questo lungo Avvento i cristiani hanno un compito: hanno il dovere della profezia. Si può essere capaci di parola profetica solo quando ci si nutre abbondantemente della Parola della Scrittura. Così ci si può mettere al servizio di una parola altra rispetto a quella umana, continuando a proclamare, anche tra i travagli della storia, un annuncio di speranza. La parola profetica è giudizio del presente, crisi del presente. Essa perciò è capace di guidare il cammino verso il Regno.
L’Avvento, tempo liturgico che invita a riflettere su come la storia intera tenda all’incontro con un Atteso, esorta i cristiani a riscoprire il compito della profezia, animato da un profondo ottimismo ma capace di lucido giudizio. Perciò è necessaria la vigilanza, una delle virtù che qualificano il cammino dell’Avvento.
L’atteggiamento della vigilanza
Paolo esorta i cristiani di Roma dicendo: «Questo voi farete, consapevoli del momento» (Rm 13,11). Il «momento» è il tempo opportuno e qualificato della salvezza. È il tempo imperdibile della salvezza, il tempo da discernere per non lasciarselo sfuggire. È la vigilanza che abilita al discernimento.
Condanna i contemporanei di Noè perché facevano cose malvagie. Tuttavia, immersi e assorbiti in quelle azioni ordinarie, essi vivevano inconsapevolmente. È la vigilanza che consente di mantenersi desti, spiritualmente consapevoli, anche nelle azioni ordinarie della vita.
È la vigilanza che consente di persistere nel tempo, anche quand’esso sia tribolato. San Paolo afferma che «la notte è avanzata, il giorno è vicino». (Rm 13,12). È un’immagine di speranza. Si diradano le tenebre per l’avvicinarsi del momento del ritorno del Signore.
È ancora la vigilanza che consente, nel tempo, di non intiepidirsi nella fede e nella carità, poiché sapendo discernere il tempo ci si mantiene interiormente desti e tesi all’incontro (cf Mt 24,42).
La vigilanza è il presupposto per vivere una vita di sobrietà, di dominio di sé, di lotta contro i vizi, per riassumere quanto dice san Paolo. Sono modi per esemplificare il perfezionamento ascetico, aspetto necessario perché sorga nel cristiano l’uomo nuovo, in noi espresso dalla simbologia battesimale di Paolo (cf Rm 13,14).