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2. Letture e introduzioni – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

Tre messaggi originalissimi e importanti in questa domenica: la radicalità evangelica che sceglie il bene con tutte le proprie forze; non chiudersi nell’orgoglio di gruppo, perché l’impegno di seminare il bene nel mondo non è esclusivo dei cristiani. E poi parole durissime contro chi dà scandalo ai piccoli.

PRIMA LETTURA

Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!
Mosè convoca settanta anziani, perché condividano con lui la responsabilità di governare sul popolo. Nella tenda del convegno, essi ricevono lo spirito di Mosè, per parlare al popolo. Lo stesso dono dello spirito scende anche su due persone rimaste fuori dall’accampamento. Il giovane Giosuè non tollera questa cosa, non gli sembra corretta. Ma Mosè non è d’accordo, e dice: «Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!».

 Dal libro dei Numeri.                                                                                                  Nm 11,25-29

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 18 (19)

Elogio della legge di Dio. Osservandola si diventa saggi, si viene perdonati dalle colpe, anche da quelle nascoste, e dall’orgoglio.

Rit. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

 SECONDA LETTURA

Le vostre ricchezze sono marce.
Termina con questa domenica la lettera di Giacomo. Questa volta, con il tono degli antichi profeti, Giacomo alza duramente la voce contro i ricchi ingiusti, che accumulano beni su beni e costringono i loro lavoratori a una vita miserabile. «Vi siete ingrassati per il giorno della strage!», dice.

 Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                                          Gc 5,1-6

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente.
ùSulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Cf Gv 17,17ba

Alleluia, alleluia.

La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità.

Alleluia.

VANGELO

Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano è motivo di scandalo, tagliala.
Il Vangelo ci presenta l’intolleranza di Giovanni e degli apostoli, che non accettano che altri possano fare guarigioni in nome di Gesù, che invece dice loro: «Chi non è contro di noi, è per noi». Seguono poi parole severissime contro chi scandalizza i piccoli. Si deve essere disposti a qualunque sacrificio per evitare di recare danno a queste persone deboli nella fede.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                     Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

PER RIFLETTERE E MEDITARE

A noi che ci sentiamo perfettini e non siamo tolleranti, il Signore chiede di non chiuderci nel nostro modo di essere, di pensare, di organizzarci. Un bicchiere d’acqua non va perduto, dice Gesù, anche se dato da chi non è cristiano come noi, perché c’è tanta bontà anche al di fuori della Chiesa. Siamo chiamati oggi a non creare barriere, a essere persone di comunione, ad apprezzare il bene fatto, chiunque lo faccia.

Le tre letture
Mosè è stanco e deluso, racconta il libro dei Numeri. Gli ebrei nel deserto si lamentano, si sono stufati della manna. Sono tanti, è impossibile governarli da solo. E il Signore decide di dargli 70 collaboratori, un gruppo di anziani che Mosè convoca e su cui scende parte del suo spirito. Ma due di questi settanta non prendono parte alla cerimonia, eppure ricevono lo stesso spirito e si mettono a profetare. Il giovane Giosuè si fa interprete della gelosia degli altri e chiede a Mosè di impedirglielo. Ma Mosè gli risponde «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!».
Nel Vangelo si presenta un caso analogo a Gesù e agli apostoli. Un tale  si comporta da esorcista e si serve del nome di Gesù. Giovanni a nome degli altri apostoli manifesta il loro risentimento: «Non possiamo permettere che costui lo faccia, sfruttando il tuo nome, perché non è dei nostri».
Ma Gesù li invita alla tolleranza e alla furbizia, ad apprezzare il bene chiunque lo fa: «Non glielo impedite: chi non è contro di noi è per noi. Se lui fa miracoli usando il mio nome, non parlerà certamente male di me!».
Quanto alla seconda lettura, oggi si conclude la lettera di Giacomo. Per cinque domeniche abbiamo letto le sue provocazioni, il suo modo concreto di concepire la vita cristiana. Il brano di oggi è sulla linea dei più severi profeti, ma nessuno condanna con tanta violenza la ricchezza come fa lui: «Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco». Giacomo si rifà all’origine di tanta ricchezza accumulata spesso con l’ingiustizia e il sopruso sui poveri: «Il salario dei lavoratori e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente».
Giacomo non tiene conto di quei ricchi che mettono a disposizione i loro beni a favore della società, dando lavoro, aiutando l’umanità a crescere. San Giovanni Bosco quando bussava alla porta dei nobili per ottenere aiuto a favore dei suoi ragazzi, sapeva di essere di aiuto anzitutto a loro, che metteva nell’occasione di usare in modo positivo le loro ricchezze.

 Radicalità cristiana
Anche Gesù non usa parole meno severe di quelle Giacomo, quando afferma: «Se la sua mano o il tuo piede sono motivo di scandalo, tagliali… e se il tuo occhio è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con una mano sola, con un piede solo, con un occhio solo, anziché essere gettato intero nella Geenna…».
Gesù invita a liberarsi senza misura da tutto ciò che diventa un ostacolo per vivere in comunione con Dio. Di fronte a questo impegno ciascuno deve avere il coraggio di tagliare sul vivo la sua condotta di vita.
Quanto allo scandalo, noi ne parliamo quando qualcosa di negativo viene alla luce pubblicamente in nome della privacy. Gesù invece si riferisce al comportamento di chi fa il male per condurre altri a fare il male. E le sue parole sono così dure, perché di fronte a questo comportamento perfido e per così dire diabolico di indurre un altro a comportarsi male, non c’è moderazione che tenga. Gesù dice con estrema gravità: «Sarebbe meglio per lui che gli venisse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel mare». Questo soprattutto quando si tratta di piccoli nella fede, di persone indifese. E tra questi ci sono sicuramente i bambini, i più fragili, spesso coinvolti nelle crisi delle loro famiglie, e oggetto di attenzioni da parte di persone che sono esse stesse disorientate e malate.

 Rallegrarsi del bene compiuto
Ritornando al Vangelo, è curioso che Giovanni dica: «Non ci seguiva», come a dire «Non è dei nostri». Come se gli apostoli fossero in esclusiva gli unici chiamati a seguire Gesù. Ma chissà quante volte nelle vicende di ogni tempo questa mentalità ristretta e campanilistica si è espressa, anche nelle nostre comunità cristiane.
Gesù invece fa una promessa consolante a chiunque fa il bene. Dice che chi dà anche solo un bicchiere d’acqua nel suo nome, non perderà la sua ricompensa. Il suo gesto generoso, dice, non rimarrà inosservato e senza frutto.
Dobbiamo dunque riconoscere il bene che c’è in ogni persona, riconoscere il mistero che c’è in ogni uomo. Gandhi diceva: «Chi vive fino in fondo la propria religione, arriva a Dio». C’è tanta gente in ogni parte del mondo che fa il bene e con animo disinteressato, come noi, e forse più di noi, e senza aspettarsi il più delle volte nemmeno il paradiso.
«Molti di quelli che sembrano essere fuori della Chiesa sono dentro, molti di quelli che sembrano essere dentro sono fuori», dice sant’Agostino.
Nelle nostre comunità siamo in tanti a metterci al servizio, ma a volte nascono gelosie, invidie ed esclusioni, campanilismi tra gruppi, associazioni, confraternite. Dobbiamo esaminarci, perché possono essere il segno evidente che quel servizio lo conduciamo in modo non del tutto disinteressato, forse inconsapevolmente per affermare noi stessi.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Il cardinal Angelo Comastri racconta: «Quando a Roma mi occupavo di carcerati, ne ho invitato uno, un giovane, perché raccontasse la sua esperienza negativa a un gruppo di cristiani. Ne parlò umilmente, era mortificato e pentito. Ma alla fine una signora mi avvicinò e mi disse: “Dobbiamo proprio prendere esempio da gente così, per la nostra vita?”».

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4. Parola da Vivere – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

COMMENTO

Giovanni e alcuni suoi amici fanno un’esperienza sconcertante: un tale, sconosciuto, scaccia i demòni in nome di Gesù, e pare che la cosa gli riesca. Essi hanno creduto di avere il diritto-dovere di proibirglielo, ma l’altro non obbedisce. Probabilmente l’apostolo è preso da due dubbi: è possibile che faccia miracoli autentici, se non appartiene al nostro gruppo? Abbiamo fatto bene a intervenire?
Marco ci tiene a presentare questo turbamento dei discepoli, perché gli attribuisce una notevole rilevanza nella vita della comunità cristiana. Facendo dire a Giovanni «non ci seguiva», ci prepara alla risposta di Gesù. Infatti l’apostolo ha attribuito al proprio gruppo il verbo che finora riguardava solo il Signore («perché non seguiva» noi!). Marco, invece, fa capire che i cristiani, anche senza vederlo, devono seguire solo Gesù, gli apostoli e i loro successori sono soltanto degli “inviati”.
In fondo le domande che poteva porsi la comunità cristiana si possono esprimere in questi termini: Gesù agisce e salva anche al di fuori della Chiesa? O anche: Dio opera miracoli anche ascoltando la preghiera di chi non appartiene alla Chiesa?
La risposta di Gesù è netta e chiara: queste persone non vanno fermate né rimproverate; appartengono al Regno, perché hanno un rapporto personale corretto con lui; sono fuori dal Regno, e Dio non li ascolta, solo quelli che deliberatamente e coscientemente si oppongono alla Chiesa, perché appartiene a Cristo. Il principio «chi non è contro di noi è per noi» allarga la vicinanza e l’appartenenza al Regno e offre ai cristiani un motivo di affinità nei confronti di tutti coloro che non sono nella Chiesa, per i più diversi motivi. Nessuno ha il diritto di risentirsi, quando incontra chi appartiene a un’altra religione e fa del bene, anche di più e meglio di lui. È chiamato semplicemente a riconoscere che lo Spirito agisce dove, quando e con chi vuole, a lodare chi fa del bene e a impegnarsi ancora di più nel vivere il Vangelo. E qui ci sta bene il detto sulla ricompensa a chi offre un bicchiere d’acqua (Matteo aggiunge «fresca») a chi annuncia il Vangelo. Una ricompensa che anzitutto consiste nell’ascolto della bella notizia, ma che può essere allargata fino alla salvezza, dato che proviene da Dio e non può andare perduta.
Marco, per contrasto, inserisce qui l’istruzione sullo scandalo e quelle sulla scelta decisa e costosa di fuggire il male, per avere accesso alla vita eterna.
Chi scandalizza (cioè spinge al male) una persona (bambini, giovani, poveri, deboli nella fede, dubbiosi, malati, anziani…) fa a se stesso un danno infinitamente maggiore della perdita della vita in questo mondo; e questa non è una minaccia, ma un insegnamento da prendere seriamente in considerazione. Però questo brano non autorizza nessuno a gettare a mare uno scandalizzatore.
I tagli necessari. L’occhio indica i desideri di male, la mano l’afferrare per possedere, per rubare o anche per picchiare, il piede il muoversi verso un’azione malvagia. La stessa metafora si ripete tre volte. Vuol dire che è molto importante, perché, siccome è in gioco la vita eterna, nessuno che abbia un po’ di intelligenza spirituale può dubitare su cosa scegliere: perdere la vita eterna oppure rinunciare a qualcosa di questo mondo, per quanto importante o piacevole possa essere, nel momento in cui viene a porsi in alternativa e diventa «scandalo», cioè fa cadere nel peccato e allontana da Dio?
Questo discorso non vale solo per le singole persone. Anche le comunità hanno il compito di discernere ciò che le ostacola nella sequela Christi. Questo richiede intelligenza spirituale e coraggio, per tagliare con decisione tutti gli adattamenti alla cultura corrente e tutti gli scandali, derivanti dai litigi e dalle divisioni interne, che in modo subdolo o palese le fanno deviare dalla strada del Vangelo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La Chiesa non ha mai avuto l’esclusiva del rapporto con Dio e della salvezza. Il Signore chiede a Giovanni e a noi di aprire gli occhi e allargare il cuore per vedere il bene che si compie fuori della Chiesa, esprimere la stima e l’apprezzamento a tutti gli uomini di buona volontà e collaborare con loro.
  2. I preti, per colpa di pochi, sono sotto attacco. Ma ci sono tante persone che offrono loro non solo un bicchiere d’acqua, ma tempo, sostegno, preghiera, collaborazione… Il Signore non si lascia vincere in generosità, la ricompensa è sicura.
  3. Tagliare e gettare. Che cosa? Situazioni, relazioni, abitudini… Come riconoscerle? L’intelligenza spirituale è un dono del Signore. Lo fa a tutti, ma essa ha bisogno di essere coltivata e aiutata. Veri amici e guida spirituale ci aiutano e noi li ringraziamo.
  4. Tagliare e gettare. Chi ce la dà la forza? L’energia spirituale viene dal Signore, che non la nega a nessuno. Da soli non possiamo farcela. La preghiera, la carità e la comunità di fratelli sono fonti inesauribili di forza, perché lì c’è il Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Lodiamo in maniera semplice e discreta chi fa del bene, anche se non appartiene alla nostra cerchia.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, purifica il nostro sguardo e rendici più buoni e tolleranti nei nostri giudizi, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che riconosci il bene al di là delle etichette, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci vuoi giusti e generosi verso i fratelli, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, ognuno di noi è diverso dagli altri e ciascuno cerca di mettere la propria persona a servizio di tutti. Preghiamo insieme perché siamo sempre animati da retta intenzione ogni volta che facciamo del bene. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci il tuo Spirito, Signore!

  • Per la Chiesa, affinché favorisca con animo aperto la comunione e la collaborazione di tutti, anche delle altre confessioni cristiane, preghiamo.
  • Per gli uomini di governo e per chi è impegnato socialmente nelle periferie del mondo, perché favoriscano la giustizia sociale e il benessere di tutti, preghiamo.
  • Per la nostra comunità cristiana, perché nella attiva collaborazione di singoli e associazioni, sia sempre animata dalla fraternità e dal rispetto, preghiamo.
  • Per tutti noi, che in questa celebrazione ci siamo confrontati con la parola di Gesù, affinché ci liberiamo da una mentalità ristretta e campanilistica, preghiamo.

Celebrante. Padre, che hai messo ogni bene a servizio di ciascuno e di tutti, fa’ che ci liberiamo dai nostri egoismi, per rendere genuina e visibile la nostra fede. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Annunciare la Parola – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Che tristezza! Alcuni farisei e maestri della legge venuti da Gerusalemme entrano in polemica con Gesù a riguardo dell’osservanza della legge. Siamo al capitolo sette di Marco, Gesù ha già insegnato e fatto miracoli straordinari e la sua fama è giunta fino alla capitale. Ma essi non sono colpiti dalle guarigioni e dalla misericordia che Gesù dimostra verso ogni tipo di infelicità: hanno visto che i suoi discepoli prendono cibo «con mani impure, cioè non lavate» e ne sono indignati.

La legge ebraica
Le leggi per un popolo sono sempre una conquista di civiltà, altrimenti prevale la legge della giungla, la vendetta, la legge del più forte. La prima lettura sottolinea l’importanza che la legge aveva presso gli ebrei. Essi ne avevano una concezione specialissima. Era per loro «parola di Dio», esprimeva la sua volontà. L’avevano ricevuta direttamente da Jahvè attraverso Mosè e li faceva sentire un popolo speciale. Per questo ebbe sempre per tutti un carattere sacro. Ma con il tempo per varie forme di estensione, forse anche per favorirne una maggiore fedeltà, era stata caricata di tante altre norme e precetti. E al tempo di Gesù non si distingueva più tra legge e legge e tutto era da osservare con il massimo scrupolo e senza eccezioni. Per esempio, c’erano al tempo di Gesù molte cose che se toccate rendevano impuri, e per essere garantiti, nessuno prendeva cibo senza lavarsi accuratamente le mani. «Accuratamente» voleva dire lavarsi fino al gomito, lavarsi due volte e con una certa quantità stabilita di acqua.
Le prescrizioni erano diventate così numerose da indurre Gesù non solo a polemizzare sul lavarsi le mani, ma a mettere in discussione l’interpretazione stessa che le autorità davano della legge e delle tradizioni. Sapendo di poterlo dire, Gesù accusa quei farisei venuti da lontano per lui, di «ipocrisia» e di superficialità, di aver aggiunto alla legge di Dio tante disposizioni che sono nate per iniziativa di uomini, e di averle presentate come se venissero da Dio. E per dare peso alle sue parole, cita il profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7,6-7).

La novità di Gesù
Gesù difende il suo piccolo gruppo di discepoli che, mangiando con mani non lavate, sfidano apertamente non solo farisei e scribi, ma una tradizione fortemente radicata nel popolo. Certo Gesù poteva apparire uno scomodo rivoluzionario che incitava a disobbedire alla legge, proprio mentre si faceva portatore della novità del Vangelo.
Ma per Gesù andava rifiutata una forma di religiosità puramente formale, esteriore, rituale, abitudinaria, che non nasceva dal cuore, che non coinvolgeva la persona, che mascherava con l’osservanza esteriore una fede debole e la mancanza di amore. La vera religione, dice oggi Giacomo, è «visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo (Gc 1,27).
Anche un corpo ben lavato e purificato può nascondere cattivi sentimenti e ospitare un cuore lontano da Dio. Anche il segno di pace, che saremo chiamati scambiarci nel corso di questa celebrazione, e la stessa comunione eucaristica, possono diventare poca cosa, se non nascono dal cuore, se non hanno in se stessi una carica di verità.
Gesù conferma ciò che dicono i profeti, che presentano con parole sublimi la fedeltà alla legge, e invitano a viverla con coerenza, ma, come fa Isaia, citato dallo stesso Gesù, indicano nello stesso tempo che la legge deve prima di tutto cambiare il cuore.

Liberarsi dal fariseismo
In ogni tempo la Chiesa è chiamata a liberarsi dal fariseismo e da una falsa espressione di religiosità. Accendere una candela, partecipare a una processione, avere nel portafoglio delle immagini sacre possono essere espressioni di religiosità, ma non salvano per se stesse, se non sono accompagnate dalla fede e dalla disponibilità alla conversione del cuore e alla tensione verso una vita nuova. Non basta frequentare i santuari se poi non ci preoccupiamo della onestà nella nostra vita professionale, delle persone che frequentiamo, dei discorsi che facciamo, dei film che vediamo, dei libri e delle riviste che leggiamo. Un’ingiustizia o la vendetta non diventano legittime con una benedizione. La vera religione, ci dice ancora Giacomo, consiste «nel non lasciarsi contaminare da questo mondo».
ùÈ chiaro che anche Gesù sapeva bene che la propria fede deve trovare espressione nelle leggi, nelle disposizioni, nella ritualità, nelle pratiche di pietà. Ma si scaglia soltanto contro le leggi e le pratiche che diventano fine a se stesse. Perché non è in esse che si trova la salvezza. Gesù chiede di essere semplicemente persone piene di dignità, schiette con se stesse, che rifiutano di fare gesti di pura formalità e tradizione, che non esprimono alcuna verità interiore.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Grande apparenza e formalismo; grandi rappresentazioni, ma dentro poca sostanza, poco spirito». Così il cardinale di Milano Ildefonso Schuster scrivendo a don Giovanni Calabria a proposito delle cerimonie pontificie vaticane a cui aveva partecipato.

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2. Letture e introduzioni – 16 maggio 2021

16 maggio

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Giornata per le comunicazioni sociali

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo

Con l’ascensione giunge al termine la vita terrena di Gesù: la sua predicazione, i suoi miracoli, la sua testimonianza d’amore fino alla croce e la sua risurrezione.  Ora Gesù inaugura una nuova condizione di presenza-assenza. Non lo si vedrà più con gli occhi, ma in un altro modo. Questo è garantito dalle parole di Gesù stesso: «Ecco, io sarò con voi per sempre… fino alla fine del mondo». Gesù abbandona visibilmente la terra, ma lascia alla Chiesa e agli apostoli il compito di renderlo presente e di continuare la sua opera di evangelizzazione.

PRIMA LETTURA

Fu elevato in alto sotto i loro occhi.                                       

È l’inizio del libro degli Atti degli apostoli. L’evangelista Luca racconta che Gesù si mostrò vivo per 40 giorni. Nell’ultimo giorno, mentre si trova a tavola con gli apostoli, parla loro e li invita ad attendere lo Spirito Santo, poi viene elevato in alto e una nube lo sottrae ai loro occhi. È l’ascensione al cielo di Gesù.  

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                  At 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 46 (47)

Il Signore Gesù sale alla destra del Padre tra un tripudio di acclamazioni ed è circondato di gloria. È la giusta conclusione della fedeltà senza misura alla sua missione.

Rit. Ascende il Signore tra canti di gioia.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

 SECONDA LETTURA

Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.                  

Paolo ricordando che Dio è uno solo, Padre di tutti, esorta gli Efesini all’unità, a vivere un corpo solo e un solo spirito. A questo fine chiede loro di essere degni della chiamata ricevuta, a comportarsi con umiltà, dolcezza e magnanimità. E a vivere nell’unità anche i diversi carismi ricevuti.     

 Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                                                         Ef  4,1-13

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Mt 28,19a.20b

Alleluia, alleluia.

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.

Alleluia.

VANGELO

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.              

L’ascensione nel racconto di Marco è la più essenziale: una sola riga. Gesù sale al cielo e siede alla destra di Dio. Ma prima dà agli undici il compito di andare in tutto il mondo a proclamare il Vangelo. La loro parola, dice Marco, sarà accompagnata da «segni», perché il Signore Gesù agisce insieme a loro.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                   Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore.

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 16 maggio 2021

16 maggio

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Giornata per le comunicazioni sociali

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, risorto dai morti e asceso alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
  • Cristo, nostro fratello, che hai condiviso fino in fondo la nostra vita, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci affidi la missione di annunciare la tua parola agli uomini del nostro tempo, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Cristo sale al Padre e affida agli apostoli il compito di annunciare il Vangelo all’umanità. Chiediamo al Padre che ci renda consapevoli della stessa missione. Preghiamo insieme e diciamo:

Rendici degni di te, Signore!

  • Per la Chiesa e i suoi ministri, perché si rendano sempre più disponibili ad annunciare il Vangelo a tutte le nazioni, soprattutto tra chi è più lontano e meno disponibile al mondo della fede, preghiamo.
  • Perché il mondo della comunicazione sociale in tutte le espressioni sappia usare i nuovi strumenti di cui dispone per rendere più efficace l’annuncio della parola di salvezza, preghiamo.
  • Perché le nuove tecnologie siano sempre più strumenti di crescita per tutti e di educazione e di formazione alla vita delle nuove generazioni, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché la nostra comunità sappia accogliere con coraggio e preparazione le nuove sfide che il progresso pone alla proposta di fede e alla vita cristiana, preghiamo.

Celebrante. Cristo Signore, che salendo al Padre hai promesso di rimanere tra noi, donaci lo Spirito, affinché il tuo amore e la fede raggiungano il cuore di chi è in attesa della tua parola di speranza. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.