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2. introduzioni – 7 DICEMBRE 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

La liturgia di oggi, dopo l’introduzione al tempo d’Avvento rappresentata dalla prima domenica, ci chiede di compiere un passo molto faticoso sulla via che porta alla grotta di Betlemme.
La predicazione schietta e radicale di Giovanni Battista ci invita a prepararci per la venuta del Signore raddrizzando i suoi sentieri, sgombrando cioè il nostro cuore da tutto ciò che ostacola il rapporto con Dio. In questo abbiamo un aiuto enorme, decisivo, che ci viene da Gesù stesso, che ci raggiunge anche quando ci trova impreparati, e ci offre sé stesso come esempio e come salvezza.

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

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1. ORAZIONI – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

Antifona

A te, Signore, innalzo l’anima mia,
mio Dio, in te confido: che io non resti deluso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Chiunque in te spera non resti deluso. (Sal 24,1-3)Non si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà
di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che per radunare tutti i popoli nel tuo regno
hai mandato il tuo Figlio nella nostra carne,
donaci uno spirito vigilante,
perché, camminando sulle tue vie di pace,
possiamo andare incontro al Signore
quando verrà nella gloria.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, il pane e il vino,
dono della tua benevolenza,
e concedi che il nostro sacrificio spirituale compiuto nel tempo
sia per noi pegno della redenzione eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto. (Sal 84,13)

*A
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà». (Mt 24,42)

Dopo la comunione

La partecipazione a questo sacramento,
che a noi pellegrini sulla terra
rivela il senso cristiano della vita,
ci sostenga, o Signore, nel nostro cammino
e ci guidi ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30     NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

COMMENTO

Nei progetti di Dio, Gerusalemme  ha una missione fondamentale da realizzare.  Isaia, nella prima lettura, la sintetizza in poche affermazioni. Suo compito è quello  di essere un polo di aggregazione per tutti i popoli; essere il monte santo; il luogo che ospita il Tempio di Dio; la sorgente da cui scaturiscono la Legge e la Parola;  la fucina di Pace dove le lance della morte si trasformano in falci per mietere il grano. In essa tutti  dovrebbero camminare alla luce del Signore.
Dovrebbe essere così . Ma  purtroppo non lo è .
Agli Apostoli  che, incantati e basiti,  enfatizzano lo splendore, la grandezza, lo sfarzo delle mura e delle suppellettili dedicate al culto, il Signore rifila una lavata di capo che, bruscamente, li riporta alla realtà.
Il Tempio non è la casa di Dio ma l’antro di Mammona; non vive la giustizia e la  verità ma il potere e la menzogna; il suo cuore  non pulsa d’amore ma è pietrificato  dall’odio, dalla gelosia e dall’arrivismo parossistico.
Avendo tradito la missione che Dio le ha affidato, la sua esistenza sta per finire. Di tutto ciò che appare non resteranno che le macerie.
In lontananza comincia a sentirsi l’avvicinarsi dei passi cadenzati delle legioni romane di Tito che lasceranno come ricordo ed ammonizione solo morte, distruzione e silenzio.
Il Messia si manifesterà in tempi brevissimi.
Il suo Regno è’ aperto a tutti ma non è per tutti. Non lo è per i narcotizzati dalle libagioni e gozzoviglie; non lo è per i buontemponi libertini e depravati; non lo è per coloro che hanno trasformato il loro cuore in una spelonca popolata da egoismo, individualismo, menefreghismo ed egotismo nevrotico, compulsivo e spietato.
Per vivere l’Avvento Paolo ci indica alcune piste da seguire per non trasformare il Natale in una gelida sarabanda di consumismo od in una squallida commedia di ipocrita buonismo. Dobbiamo scuoterci dal torpore esistenziale di una quotidianità senza senso. Dobbiamo eliminare i lati oscuri dei nostri pensieri e desideri. Dobbiamo riabituare i nostri polmoni a respirare l’aria fresca della libertà e  della intelligenza, purificandoli dai miasmi delle nostre ubriachezze, lussurie ed impurità .
In sintesi: dobbiamo rivestirci di Cristo. Solo Lui può darci forza e sostegno per essere non solo credenti ma anche cristiani.
Il Natale per noi segnerà’  il nostro incontro personale  con il Bambinello di Betlemme o sarà un  semplice appuntamento con la nostra pochezza esistenziale, da mimetizzare dietro un buonismo di facciata od un regalo formale privo di qualsiasi empatia umana e cristiana?

RIFLESSIONE

Un nuovo anno inizia, liturgicamente, non per segnare una discontinuità con il passato, bensì per continuare il cammino iniziato. L’Avvento è percepito principalmente come i giorni che precedono e preparano il Natale. Spiritualmente, però, l’Avvento è questo perché è altro. È preparazione a un incontro: quello fra Dio e uomo nella persona storica di Gesù, di cui facciamo memoria il 25 dicembre; quello fra Dio e l’umanità per mezzo della persona di Gesù Cristo; quello definitivo, alla fine dei tempi, con il Cristo Glorioso al suo ritorno. Il nuovo anno non è in discontinuità con quello precedente perché tutta la storia è in tensione verso il Regno. Tutta la storia nel suo complesso, tutta la vita cristiana è Avvento: tempo di preparazione e attesa.

I modelli dell’Avvento: Isaia

Le domeniche del tempo di Avvento propongono dei modelli in questo cammino. In questa prima domenica ci si può soffermare sulla figura del profeta Isaia. Egli, almeno il cosiddetto primo Isaia, opera in un tempo di grave crisi politica e religiosa del regno di Giuda. In questo contesto il suo ministero ha il suo centro nel tentativo di risvegliare la fede nell’unico Signore in cui confidare per la salvezza.
Isaia annuncia il convergere di tutti i popoli verso il monte di Sion (cf Is 2,2-3), un pellegrinaggio di tutta l’umanità al luogo da cui viene la salvezza. Dio è il Dio salvatore. Tutti gli uomini sono chiamati ad andare a lui perché nessuno è escluso dalla possibilità della relazione con lui.
Con forti immagini poetiche il tempo della salvezza è descritto come un tempo di pace (cf Is 2,4). I prodotti dell’ingegno dell’uomo non sono più posti al servizio della violenza e della guerra, della sopraffazione e della distruzione. Essi vengono convertiti da un uso per il male a un uso per il bene.

Il compito della profezia

Tutta la storia è cammino verso il Regno. In questo lungo Avvento i cristiani hanno un compito: hanno il dovere della profezia. Si può essere capaci di parola profetica solo quando ci si nutre abbondantemente della Parola della Scrittura. Così ci si può mettere al servizio di una parola altra rispetto a quella umana, continuando a proclamare, anche tra i travagli della storia, un annuncio di speranza. La parola profetica è giudizio del presente, crisi del presente. Essa perciò è capace di guidare il cammino verso il Regno.
L’Avvento, tempo liturgico che invita a riflettere su come la storia intera tenda all’incontro con un Atteso, esorta i cristiani a riscoprire il compito della profezia, animato da un profondo ottimismo ma capace di lucido giudizio. Perciò è necessaria la vigilanza, una delle virtù che qualificano il cammino dell’Avvento.

L’atteggiamento della vigilanza

Paolo esorta i cristiani di Roma dicendo: «Questo voi farete, consapevoli del momento» (Rm 13,11). Il «momento» è il tempo opportuno e qualificato della salvezza. È il tempo imperdibile della salvezza, il tempo da discernere per non lasciarselo sfuggire. È la vigilanza che abilita al discernimento.
Condanna i contemporanei di Noè perché facevano cose malvagie. Tuttavia, immersi e assorbiti in quelle azioni ordinarie, essi vivevano inconsapevolmente. È la vigilanza che consente di mantenersi desti, spiritualmente consapevoli, anche nelle azioni ordinarie della vita.
È la vigilanza che consente di persistere nel tempo, anche quand’esso sia tribolato. San Paolo afferma che «la notte è avanzata, il giorno è vicino». (Rm 13,12). È un’immagine di speranza. Si diradano le tenebre per l’avvicinarsi del momento del ritorno del Signore.
È ancora la vigilanza che consente, nel tempo, di non intiepidirsi nella fede e nella carità, poiché sapendo discernere il tempo ci si mantiene interiormente desti e tesi all’incontro (cf Mt 24,42).
La vigilanza è il presupposto per vivere una vita di sobrietà, di dominio di sé, di lotta contro i vizi, per riassumere quanto dice san Paolo. Sono modi per esemplificare il perfezionamento ascetico, aspetto necessario perché sorga nel cristiano l’uomo nuovo, in noi espresso dalla simbologia battesimale di Paolo (cf Rm 13,14).

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2. introduzioni – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

Oggi inizia il tempo di Avvento, e la liturgia ci invita quindi a riflettere sul vero significato di questo periodo d’attesa. Certo l’Avvento, come il Natale, è un tempo «speciale». La Parola ci suggerisce però che l’eccezionalità di questi giorni si comprende solo mettendoli in relazione col resto della nostra vita di uomini e di cristiani.

Sia Paolo, nella lettera ai Romani, sia Gesù, nel vangelo di Matteo, ci dicono che la chiave per comprendere ciò che accade sta in noi e nel nostro modo di affrontare l’attesa. Solo rivestendosi dell’armatura della luce, cioè compiendo opere degne di Dio, possiamo renderci degni e prepararci alla venuta nel mondo del Figlio dell’uomo.

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

Dal Sal 121 (122)

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

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4. Letture – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30     NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

Dal libro del profeta Isaìa    Is 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

Dal Sal 121 (122)

R. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 13,11-14a

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento:
è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso
la nostra salvezza è più vicina di quando
diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo
via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno:
non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità,
non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

Dal Vangelo secondo Matteo    Mt 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, le opere delle tenebre ci impediscono di attendere degnamente la tua luce.  Kyrie eleison.
  • Cristo, la nostra vigilanza si riduce spesso a ripetizione di una routine.  Christe eleison.
  • Signore, non siamo capaci di spirito profetico e il presente ci sembra senza senso. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

L’inizio del tempo di Avvento deve coincidere con una conversione autentica, così da poter accogliere Cristo nella nostra vita. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, mandaci la tua salvezza e saremo pronti.

  • Perché la pace, condizione indispensabile per la tua presenza nel mondo, trovi spazio in ciascuno di noi. Preghiamo.
  • Perché sappiamo attendere serenamente e costruire attivamente un futuro migliore. Preghiamo.
  • Perché abbiamo il coraggio di rivalutare ogni aspetto della nostra vita alla luce della tua venuta nel mondo. Preghiamo.
  • Perché testimoniamo la nostra voglia di incontrarti con le scelte di ogni giorno. Preghiamo.

O Padre, ci hai concesso un tempo per prepararci degnamente alla venuta nel mondo del tuo Figlio Gesù. Aiutaci a non sprecarlo e a prendere ogni provvedimento necessario a modellare le nostre vite secondo la tua volontà.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 30 NOVEMBRE 2025 – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 21 SETTEMBRE – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

COMMENTO

La parabola proposta alla nostra riflessione, un po’ sorprendente e fantasiosa, la troviamo solo nel Vangelo di Luca. Dobbiamo ammettere che ci sorprende e spiazza. In essa Gesù sembra sbarellare.
Che senso ha lodare il comportamento di un amministratore disonesto? Il Signore è una persona concreta con i piedi per terra. Sa benissimo che “chi amministra, minestra”. I polpastrelli umani sono appiccicosi e, a volte, a contatto con i soldi diventano colla.
È quello che succede all’amministratore principale attore del brano evangelico. La sua avidità è  tale che anche l’anonimo uomo ricco se ne accorge, lo convoca e lo licenzia. Nel Vangelo di Luca l’espressione “uomo ricco” ricorre solo tre volte ed ha sempre un significato negativo. La prima volta la troviamo nella parabola del ricco che tronfio per l’abbondanza dei suoi raccolti se la vuole egoisticamente spassare per il resto dei suoi giorni dimenticandosi che la morte non si dimentica di lui. La seconda volta laincontriamo nella parabola del ricco che non si accorge della fame del povero Lazzaro. La terza volta viene  proposta nel brano odierno.
Per il Maestro la ricchezza finalizzata all’egoismo e al benessere individuale è sempre un male. Si trasforma in bene quando viene usata per il benessere proprio senza dimenticarsi degli altri. Questo lo sanno sia il ricco che il suo amministratore. È per questo che il padrone ammira la furbizia del suo dipendente infedele che si ravvede  e non gli importa che questo avvenga contro i suoi propri interessi.
Dio non si arrabbia quando rubiamo del suo per fare del bene al prossimo. Neppure gli importa l’ammontare di quanto viene sottratto. Cento barili d’olio corrispondono alla spremitura delle olive di 146 alberi d’olivo; cento misure di frumento valevano 2500 denari (un denaro era la paga giornaliera di un operaio di allora).
Il ricco disonesto loda la disonestà dell’amministratore anche a costo di rimetterci del suo. È la regola degli affari anche oggi: se non sei onesto almeno sii furbo.
Tutto è lecito pur di salvarsi la faccia.
A questo punto cala come una mannaia il serio insegnamento del Messia; chi vuole essere cristiano non può servite due padroni. Deve scegliere fra Dio e Mammona.
Dio significa solidarietà, Mammona vuol dire ricchezza, accumulo egoistico, sfruttamento.
Nel versetto evangelico successivo, non riportato nel brano odierno, Luca scrive : “I farisei, che sono amanti del denaro, ascoltavano tutto questo  e si facevano beffe di Lui”(Lc 16,14).
Per loro cantare i salmi nel Tempio e poi infierire sui poveri fuori andava benissimo. Il denaro non puzza, quindi tutto è lecito e non turba la coscienza.

Noi quale padrone seguiamo? Chiediamocelo nel silenzio della nostra coscienza, luogo sacro dove non possiamo barare.

 

MEDITAZIONE

Nella lettera a Timoteo san Paolo afferma che «[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4) e che la realizzazione della sua volontà avviene per mezzo del Figlio, «il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). Al realizzarsi della salvezza, però, non è indifferente la libera scelta dell’uomo. Perché, anche se Dio desidera che ogni uomo si salvi, egli non vuole violare la sua libertà.
Nessuno è costretto alla salvezza. Per questo è necessaria la libera scelta di aderire e corrispondere alla volontà di Dio. Nel momento in cui si sceglie di aprirsi alla salvezza diventa necessità interiore approntare gli strumenti: identificare le priorità della propria vita e disporle in ordine d’importanza in relazione al fine che si desidera. È necessario, inoltre, individuare i mezzi più opportuni per vivere quelle priorità, siano esse valori o tappe del percorso spirituale.

L’esemplarità dell’amministratore disonesto

Questo procedimento richiede degli atteggiamenti che consentono di perseguire più sicuramente il fine. Ed è quanto Gesù loda nell’amministratore disonesto, che rimane disonesto, e l’aggettivo stesso lo giudica, ma, in ordine all’obiettivo che persegue, mostra una serie di caratteristiche che, queste sì, possono essere esemplari per chi cerca la salvezza.
Egli, infatti, comprendendo che la situazione per lui si è fatta critica, agisce con rapidità; con prudenza, secondo la definizione classica di adeguamento dei mezzi al conseguimento di un fine; con decisione e scaltrezza. C’è una certa grandezza umana in quest’uomo, ovviamente tralasciando il fine. Chi si dedica a fini migliori, qual è la salvezza della propria e dell’altrui anima, è capace di altrettanta grandezza?
Anche dall’aspetto negativo di quest’uomo si può imparare. Egli è un amministratore, cioè uno che gestisce beni che appartengono a un altro, il vero proprietario. Egli deve rendere conto della sua amministrazione, perché teoricamente, cioè non nel suo caso, il suo lavoro consiste nel ben amministrare i beni del vero proprietario e infine consegnarglieli.
L’amministratore è il prototipo di ogni uomo. Il mondo, in tutta la sua interezza, è affidato all’uomo perché ne abbia cura. Delle cose del mondo gli uomini non sono padroni, bensì amministratori. L’uso di quanto è stato loro affidato può essere d’aiuto o di ostacolo alla loro salvezza.
Le realtà del mondo, infatti, di per sé neutre, possono rivelarsi vischiose se vissute senza la necessaria sapienza. Se vissute in modo insipiente possono diventare addirittura occasione di perdizione e di condanna.

La denuncia del profeta Amos

Così accadeva ai tempi del profeta Amos. Il Regno del nord si stava stabilizzando e si prospettava una certa abbondanza economica. Nulla di malvagio in sé. Il positivo, però, era accompagnato dalla deriva inaccettabile della sopraffazione del povero e dello sgretolamento morale e religioso degli israeliti. In questo contesto si colloca la predicazione del profeta. Egli accusa i suoi connazionali (cf Am 8,4); smaschera la loro insofferenza per i precetti religiosi, vissuti come impedimento a perpetrare le loro lucrose e disoneste attività; infine annuncia il severo monito di Dio (cf Am 8,7).
Sottotraccia, nel discorso di Amos, c’è la preoccupazione tipica dei profeti per la rottura del rapporto di reciprocità fra religione e relazioni umane, personali e sociali. Una reciprocità che non significa sovrapposizione o sostituzione, bensì continuità, dove l’agire concreto è motivato ed è manifestazione della fedeltà a Dio. Infrangere questa reciprocità porta a una religiosità vissuta come pura forma, accompagnata dalla malvagità nelle relazioni personali e sociali.

La fedeltà premiata

Il richiamo all’onestà, alla difesa del povero, al lecito guadagno è per il credente l’esito richiesto e necessario perché la fede non sia pura apparenza. Per poco o per molto tutti siamo amministratori. È una buona pedagogia alla responsabilità, dunque, quella del Vangelo: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16,10).

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2. introduzioni – 7 SETTEMBRE 2022 – 23ª DOMENICA T.O.

7 SETTEMBRE

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

Essere annotati in un registro parrocchiale o essere nati in uno stato a maggioranza cattolica non è abbastanza per essere cristiani. Il cristiano è tale soltanto se rimodella la sua vita a immagine di Cristo e, dunque, se si converte.
Questa conversione, che è il vero punto, ha poi inevitabilmente degli effetti destabilizzanti per le proprie abitudini e per gli usi e costumi della società in cui ci si trova a vivere. Ciò accade perché il mondo, così come non si è dimostrato in grado di accogliere il loro maestro, non è un posto fatto per sopportare volentieri veri discepoli di Cristo (cf Gv 15,18-21).

PRIMA LETTURA

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Non tutti i misteri si aggrediscono con la punta dell’intelligenza. Percepire la sproporzione tra i propri mezzi conoscitivi e l’infinita profondità dei pensieri di Dio è condizione necessaria per consacrare la propria vita a obiettivi più alti di quelli che possono esserci suggeriti dalla mente o dalla pancia.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 89 

Contare i propri giorni è il principio della saggezza. Non per la disperazione della caducità, ma per la consapevolezza di una fragilità amata da Dio.

SECONDA LETTURA

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Paolo è in catene, prigioniero a causa di Cristo, per questo può più fortemente sostenere la causa della libertà. Per il cristiano quest’ultima non può essere limitata da rapporti di forza umani, in quanto radicata nella liberazione operata da Cristo.

VANGELO

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Per seguire Gesù bisogna rendersi disponibili a ricevere il messaggio evangelico. Non si tratta di farsi portatori di un programma di rinnovamento sociale o economico (troppo poco!) ma di ricambiare Dio, che ama illimitatamente l’uomo, con un amore simile.