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2. introduzioni – 26ª DOMENICA T.O.

2 5         S E T T E M B R E
26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

La liturgia di oggi si pone in continuità con quella che l’ha preceduta. Il profeta Amos, l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca affrontano il tema dell’idolatria della ricchezza e ne conducono una critica spietata.
Se la scorsa domenica il pericolo era di perdere, a causa dell’amore per il denaro, la capacità di essere giusti di fronte a Dio, oggi la minaccia sarà altrettanto grave. Verremo messi in guardia contro il rischio di trascorrere l’intera vita in maniera superficiale, non cogliendone la bellezza autentica e, di conseguenza, sprecandola.

PRIMA LETTURA
Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
Con l’esercito assiro-babilonese alle porte, il profeta Amos dà un significato all’imminente invasione. Egli accusa coloro che gozzovigliano spensierati nei loro palazzi, dimenticandosi del Signore e del suo popolo. Per costoro la vera condanna sarà quella di essere completamente abbandonati da Dio.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 145 (146)
I numerosi motivi per lodare Dio si accompagnano alla certezza che egli regna sulla terra lungo i secoli.

SECONDA LETTURA
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
Paolo descrive a Timoteo il tipo d’uomo da contrapporre all’immagine dissoluta del ricco che conosceremo nel Vangelo di oggi. Quest’uomo è innanzitutto «uomo di Dio»; la sua perseveranza nel servire l’altissimo gli permette poi di far rifulgere in sé delle qualità morali.

VANGELO
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
I due personaggi di cui ci narra il vangelo di oggi invertono le loro parti una volta morti: il ricco, che aveva vissuto superficialmente, è lasciato solo in un abisso di sofferenza, il povero, che ha sperimentato la profondità dell’esistenza, è amato e consolato. Il racconto si chiude con un’esortazione a confidare nella Parola e non in spettacolari avvenimenti miracolosi.

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2. introduzioni – 25ª DOMENICA T.O.

1 8         S E T T E M B R E
25ª DOMENICA T.O.
AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Può sembrare strano, specialmente in tempi come questi, sentir lodare da Gesù un amministratore disonesto. Ciò che viene lodato, tuttavia, non è la disonestà del personaggio e nemmeno la sua
«scaltrezza» – termine tristemente abusato – che, anzi, è apertamente riconosciuta come una caratteristica in cui i veri discepoli di Cristo non eccellono (cf Lc 16,8).
A essere esemplare è invece la sua prudenza, cioè la capacità di scegliere i giusti mezzi per raggiungere i propri fini. Chi si propone come fine il Regno, infatti, non può continuare ad affidarsi a mezze misure: deve operare una drastica selezione di ciò che gli serve e di ciò che non gli serve.

PRIMA LETTURA
Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 112 (113)
L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

SECONDA LETTURA
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

VANGELO
Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

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2. introduzioni – 24ª DOMENICA T.O.

11     SETTEMBRE

24ª DOMENICA T.O.

UNA GIUSTIZIA CHE SALVA

Condannare, sia gli altri che sé stessi, è sempre molto facile. L’uomo è infatti per sua stessa natura una creatura fragile, che si trova a disagio con l’idea di perfezione.
Molto più difficile è avere misericordia. Questa seconda scelta diventa addirittura impossibile se ci si ritiene giusti e, in quanto tali, autorizzati a porsi un gradino sopra gli altri. Ma se Dio stesso – che pure di giustizia ne sa qualcosa – resiste per intercessione di Mosè a questa tentazione e sa scorgere il buono che è nell’uomo, certo anche noi possiamo fare uno sforzo.

PRIMA LETTURA
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

In questo episodio si esprime uno dei temi più importanti di tutto l’Antico Testamento: quello dell’alleanza tra il Signore e il suo popolo. All’infedeltà umana si contrappone la misericordia di Dio, che supera ogni tradimento e rinnova continuamente il patto stabilito con Israele.

SALMO RESPONSORIALE                      Dal Salmo 50 (51)

Il salmista chiede a Dio di perdonare i suoi peccati e, contemporaneamente, gli propone di ripartire, per proclamare di nuovo la sua lode.

SECONDA LETTURA
Cristo è venuto per salvare i peccatori.
Per l’apostolo Paolo parlare della misericordia di Dio non significa solo fare un bel discorso. Egli stesso è infatti immagine vivente di quella misericordia, che lo ha trasformato da persecutore di coloro che riteneva ingiusti in perseguitato a causa della giustizia.

VANGELO
Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.
Gesù, sollecitato dalle mormorazioni di scribi e farisei, spiega il rapporto tra uomo e Dio in tre parabole. Nelle prime due Gesù parte da esempi d’amore tutto sommato comprensibili per i suoi interlocutori; nella terza, invece, alza la posta e presenta un Padre il cui amore per i figli supera e sconvolge ogni tipo di calcolo.

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2. introduzioni – 23ª DOMENICA T.O.

4       S E T T E M B R E

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

Essere annotati in un registro parrocchiale o essere nati in uno stato a maggioranza cattolica non è abbastanza per essere cristiani. Il cristiano è tale soltanto se rimodella la sua vita a immagine di Cristo e, dunque, se si converte.
Questa conversione, che è il vero punto, ha poi inevitabilmente degli effetti destabilizzanti per le proprie abitudini e per gli usi e costumi della società in cui ci si trova a vivere. Ciò accade perché il mondo, così come non si è dimostrato in grado di accogliere il loro maestro, non è un posto fatto per sopportare volentieri veri discepoli di Cristo (cf Gv 15,18-21).

PRIMA LETTURA

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Non tutti i misteri si aggrediscono con la punta dell’intelligenza. Percepire la sproporzione tra i propri mezzi conoscitivi e l’infinita profondità dei pensieri di Dio è condizione necessaria per consacrare la propria vita a obiettivi più alti di quelli che possono esserci suggeriti dalla mente o dalla pancia.

SALMO RESPONSORIALE         Dal Salmo 89 (90)

Contare i propri giorni è il principio della saggezza. Non per la disperazione della caducità, ma per la consapevolezza di una fragilità amata da Dio.

SECONDA LETTURA

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Paolo è in catene, prigioniero a causa di Cristo, per questo può più fortemente sostenere la causa della libertà. Per il cristiano quest’ultima non può essere limitata da rapporti di forza umani, in quanto radicata nella liberazione operata da Cristo.

VANGELO

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Per seguire Gesù bisogna rendersi disponibili a ricevere il messaggio evangelico. Non si tratta di farsi portatori di un programma di rinnovamento sociale o economico (troppo poco!) ma di ricambiare Dio, che ama illimitatamente l’uomo, con un amore simile.

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2. introduzioni – 22ª DOMENICA T.O.

2 8         A G O S T O
22ª DOMENICA T.O.
L’UMILTÀ, PRINCIPIO
DI CONVERSIONE E DI SPERANZA

Pur rimanendo all’interno di un orizzonte laico, l’umiltà è la caratteristica del saggio. Già Socrate proclamava che la sua unica sapienza risiedeva nella consapevolezza di non sapere.
Ma il cristiano ha un motivo in più per essere e per voler essere umile: farsi simile a Gesù di Nazaret. Non solo, infatti, egli «pur essendo di natura divina… umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,6-8), ma predilesse la compagnia e l’amicizia degli ultimi.

PRIMA LETTURA
Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Il libro del Siracide indica la via del saggio e dell’uomo giusto, quindi del cristiano, che non può essere né stupido né disonesto. Per contrapposizione, viene anche delineata la condizione del superbo, il quale, che ne sia consapevole o meno, è disperato, poiché rinuncia al rapporto con Dio.

SALMO RESPONSORIALE           Dal Salmo 67 (68)
Dio ribalta le logiche umane, facendo sorgere speranza proprio là dove non sembrava più possibile continuare a sperare.

SECONDA LETTURA
Vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente.
L’umiltà del cristiano non nasce dalla paura dell’ignoto, ma dal fascino per l’infinita misericordia di Dio. Fare della terribile potenza dei fenomeni naturali un motivo per perseverare nella propria ignoranza significa piuttosto coltivare la superstizione.

VANGELO
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
La scena di cui ci narra questo brano del vangelo di Luca si svolge in un contesto di convivialità. Anche per questo gli insegnamenti di Gesù vanno letti come indicazioni valide per la vita di ogni giorno. Chi si fa umile solo in occasione di grandi eventi, infatti, non fa che esercitare un’ennesima forma di vanità: quella dell’ostentata modestia.