31 MAGGIO 2026
SANTISSIMA TRINITÀ
IL NOSTRO DIO È COMUNIONE
COMMENTO 1
Il mistero della Trinità divina è un invito a riflettere sulla pedagogia che Dio ha attuato per riportare l’umanità sulla retta via durante lo svolgersi della storia.
Dio Padre dà origine all’universo ed all’umanità.
È il periodo del Paradiso Terrestre dove l’armonia della natura e l’ assenza della morte, il più grande tra tutti i mali, rendono la vita luminosa e serena davanti all’onnipresenza di Dio.
Egli è fiero dell’umanità posta al vertice della creazione. Adamo ed Eva sono la sua immagine concreta attraverso l’uso corretto della libertà e dell’intelligenza.
Ma ad un certo punto è proprio quest’ultima che li spinge a sfidare il Creatore ed ad impancarsi a detentori delle chiavi del bene e del male. L’umanità, prima esente dall’influsso del male, comincia a pagare un pesante pedaggio al peccato.
Dio attraverso la scelta di un popolo eletto tenta un ricupero: stipula un’Alleanza (Abramo), fissa una Legge (Mosè); crea una nazione(Israele); sceglie una capitale (Gerusalemme) dove stabilisce la sua dimora (Tempio).
Ma tutto questo non basta perché l’Alleanza sbiadisce; la Legge si trasforma in un totem che indossa i panni di un nevrotico culto del Sabato; il Tempio si trasforma in una spelonca di ladri. In questo contesto Dio irrompe nella storia come Figlio. Scende dall’alto dei cieli e si incarna nella natura umana e prende dimora tra noi. Nasce, cresce umanamente e spiritualmente come tutti noi; incarna la nostra quotidianità; esperimenta le nostre gioie e paure; subisce le ricadute delle nostre emozioni e sentimenti; percorre le nostre strade; insegna un nuovo modo di relazionarci; privilegia i poveri, gli ammalati e i peccatori; denuncia i soprusi e le ingiustizie; rivoluziona i rapporti attraverso il perdono; predica e testimonia il Regno dei Cieli apertamente e senza paura anche tra i supplizi della Croce.
I successi del Dio Figlio sono piuttosto magri. La morte lo fa uscire dal tempo ma non dalla storia.
Con la Pentecoste rientra e vi rimane, per sempre, come Dio Spirito Santo.
Qui si innesta il brano evangelico di oggi. Esso fa parta del dialogo tra Gesù e Nicodemo.
Illuminati dallo Spirito i discepoli finalmente capiscono che il Figlio non è altro che la realizzazione dell’amore del Padre che ama tanto l’umanità da assicurare che, chi crede nel Cristo, “non muoia ma abbia vita eterna” (Gv 3, 16)”. In questa ricerca della fede l’umanità è assistita dalla costante luce di Dio Spirito Santo.
È una luce non fatta di fotoni ma di fede che illumina la strada del bene ed evita di precipitare nei tenebrosi burroni del male.
Questa scelta tra luce e tenebre è regolata da nessuna legge impositiva e giudicante, ma dalla sola libertà di coscienza di cui ogni uomo e donna è l’unico responsabile.
Dio non ci giudica, siamo noi gli unici attori responsabili della scelta esistenziale di vivere nella luce del bene o nel buio del male.
COMMENTO 2
SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ
A Dio Uno e Trino
Dio dell’amore, della pace e della speranza, Creatore del cielo e della terra, ricco di misericordia e di tenerezza, Signore di Abramo, Isacco, Giacobbe,
che attraverso Mosè ci hai donato la Legge, Ti lodiamo e Ti benediciamo per esserti rivelato Padre di tutti noi nel Tuo Figlio Gesù Cristo,
per mezzo del quale vennero a noi la grazia e la verità. Ti supplichiamo: ad immagine di Te,
che Ti doni completamente al Figlio Tuo, rendici capaci di essere dono gli uni per gli altri, rinunciando all’egoismo.
Dal mattino alla sera, di giorno e di notte Tu ci chiami a vivere alla Tua Presenza, a respirare in Te,
a rimanere uniti a Te, immersi nel Tuo cuore palpitante d’amore. Come Mosè, anche noi ci prostriamo dinanzi al Tuo mistero,
adorandoti con tutto il cuore, Dio per noi, pietoso e fedele, che cammini in mezzo a noi,
manifestando la Tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono.
Benedetto sei Tu, Dio dei nostri padri!
O Signore nostro Gesù Cristo,
Dio con noi, Emmanuele, sulla Croce ci hai testimoniato la carità gratuita e senza riserve del Padre,
che ci ha tanto amato da inviarti come Salvatore, perché chiunque crede in Te non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Con la Tua passione, morte e risurrezione ci hai elargito la Tua grazia.
Credere nel Tuo Nome, o Unigenito Figlio di Dio fatto carne per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, significa essere salvati.
Ti lodiamo e Ti ringraziamo per averci fatto rinascere dall’alto, da acqua e da Spirito,
nel Battesimo, rendendoci creature nuove in Te, figli del Padre in Te, Figlio, per il dono dello Spirito Santo.
Santificati per la grazia battesimale,
Tu ci chiami ad essere perfetti come il Padre che è nei cieli.
La comunione con il Tuo Corpo e il Tuo Sangue ci immerge nel mistero di Dio Uno e Trino,
perché Tu e il Padre siete una cosa sola nello Spirito Santo.
A imitazione Tua, o Gesù, che accogli docilmente l’amore del Padre, abilitaci a vivere con gli altri,
ad accoglierci gli uni gli altri, rinunciando all’orgoglio.
Benedetto il Tuo Nome glorioso e santo, Signore Gesù!
O Dio, Spirito Santo, nostro Santificatore,
Tu sei il Dio dentro di noi, il vincolo d’amore del Padre e del Figlio,
colui che ci rende uno con Gesù e in Gesù.
Tu che produci ed operi la comunione, insegnaci ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Suscita in noi la gioia, rendici operatori di unità, dandoci la forza di rinunciare allo spirito di divisione.
Benedetto sei Tu, Divino Spirito Paraclito!
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo ora e nei secoli eterni. Amen. Alleluja!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
MEDITAZIONE
In questo commento di Gesù all’incontro con Nicodemo brillano alcune verità che toccano nel profondo la rivelazione contenuta in questo vangelo. Anzitutto è detta a chiare lettere la motivazione dell’agire di Dio: è l’amore senza misura, o meglio, con la misura di Dio. Sicuramente qui Dio sta per Padre, ma non gli facciamo torto se pensiamo che è tutta la Trinità ad amare e a decidere come esprimere l’amore per l’umanità: il Padre, il Figlio e lo Spirito si muovono amando all’unisono e insieme hanno deciso che, per rendere figli gli uomini, era necessario che proprio il Figlio diventasse uomo e, a causa del peccato, sacrificasse la sua vita umana. Così gli uomini sarebbero stati liberati da ogni colpa e avrebbero visto il Figlio, a immagine del quale sono stati creati e al quale sono invitati a conformare mente, cuore e azione.
È sufficiente questo per capire che Dio non ha nessuna voglia di condannare? Cos’altro deve fare per farci capire che soltanto noi possiamo tragicamente impegnarci per auto-condannarci e auto-escluderci dalla comunione eterna con la Trinità? Non basta che il Figlio incarnato sia venuto, sia morto in croce e sia risorto?
Non possiamo non capire ora che il più grande dispiacere della Trinità è che anche uno solo degli uomini vada perduto.
La chiave di tutto per poter accedere al dono di amore della Trinità, che è la figliolanza divina unita alla vita eterna, è la fede in Gesù. L’evangelista Giovanni rende molto più semplice l’essere discepoli del Signore e ha solo due comandamenti: credere in Gesù e amare i fratelli… e pensa: cosa c’è di difficile?
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito…». Ogni volta che dubitiamo dell’amore di Dio, proviamo a metterci di fronte a un crocifisso. Poi immaginiamo alle spalle di Gesù il Padre che, piangendo, ce lo offre e lo Spirito Santo che ci invita a entrare nel circolo di amore che li avvolge tutti e tre.
- «… perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Noi non sappiamo come la Trinità realizzerà questo suo desiderio, ma è certo che Gesù è morto e risorto per questo. Solo un cuore chiuso lo può fermare. La fede apre la porta del cuore e permette al Signore di entrare e salvarci.
- «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Il mondo è fatto di peccatori, ma la missione del Figlio è salvarli. Non c’è nessun bisogno di condannarli, si sono condannati già da soli e camminano verso la solitudine e la morte. La Chiesa ha ereditato la missione di Gesù.
- Trinità, parola difficile per dire una realtà semplice: il nostro Dio è una comunione di persone che si amano, creano per amore, lasciano liberi gli uomini, perché siano dei figli, li salvano perché li amano e si dispiacciono se dovessero perderli. Questa nostra vita è un allenamento di amore, per poter entrare eternamente nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Ricostruire la comunione con una persona.