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1. ORAZIONI – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

Antifona

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2)
Si dice il Gloria.
Colletta

Esulti sempre il tuo popolo, o Dio,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come ora si allieta per la ritrovata dignità filiale,
così attenda nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che in questo giorno santo
raduni la tua Chiesa pellegrina nel mondo,
donaci di riconoscere il Cristo crocifisso e risorto
che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture
e si rivela a noi nello spezzare il pane.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i doni della tua Chiesa in festa
e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia,
donale anche il frutto di una perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

I discepoli riconobbero Gesù,
il Signore, nello spezzare il pane.
Alleluia. (Cf. Lc 24,35)

Dopo la comunione

Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo
che ti sei degnato di rinnovare con questi sacramenti di vita eterna,
e donagli di giungere alla risurrezione incorruttibile del corpo,
destinato alla gloria.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

 

COMMENTO

L’evangelista Luca, rispetto a Giovanni, è più dettagliato nell’elencare i primi testimoni del sepolcro vuoto.
Per “il discepolo che Gesù  amava”, l’unica presente è Maria di Magdala (Gv 20, 1).
Per  Luca, che conosce bene il fatto che la testimonianza di una sola donna non viene presa in considerazione dagli uomini, aggiunge la presenza di “Giovanna e Maria di Giacomo” (Lc 24, 10).
Nonostante la presenza sul luogo di tre donne, il loro racconto viene giudicato dagli apostoli e dagli altri presenti “come un vaneggiamento” (Lc 24, 11). Perché?
Il motivo si radica nella prospettiva dell’attesa messianica del  tempo. Il tanto atteso Messia che deve liberare il popolo ebreo dalla tirannia dei romani non può morire prima di aver concluso la sua missione.
Gesù  è morto. Questo è certo. Quindi non può essere il Messia. Tutte le loro attese sono azzerate. Grande è la delusione e la rabbia.
Cleopa ed il compagno non sfuggono allo scoramento più cupo.
La risurrezione del Signore aggiunge ulteriore delusione ed incredulità . Gesù è morto senza concludere nulla,  quindi non può essere l’Atteso. Camminano verso Emmaus rimuginando i loro pensieri e schiumando di delusione. Il loro pessimo umore attrae l’attenzione di un altro viandante che li affianca e camminando insieme a loro si informa sul perché del loro atteggiamento.
Nel conoscere i motivi del loro turbamento esclama: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti” (Lc 24, 25). Inizia a fare una precisa e dettagliata interpretazione della Scrittura che scioglie il gelo della delusione che li  ha pietrificati : “Non ci ardeva forse il cuore nel nostro petto mentre conversava con noi?” (Lc 24, 32).
La notte li costringe a pernottare nel villaggio di Emmaus. Sono a tavola . Durante la cena capita l’imprevedibile.
Lo sconosciuto compie lo stesso gesto di Gesù durante l’ultima cena. Spezza il pane e lo condivide con loro. In un attimo lo riconoscono rimanendo folgorati.
Lui non sparisce come dice la traduzione del testo italiano: solo gli oggetti spariscono!. Si allontana  lasciandoli basiti ma reattivi.
Dimenticando la fatica ed i i pericoli annidati nelle tenebre ritornano a Gerusalemme per testimoniare quanto hanno esperimentato.
Lo spezzare ed il condividere il pane incarnano il segno della Resurrezione.
Oggi sono molti  quelli che brancolano nel buio della paura e nel gelo della solitudine e vagano per il mondo sazi e disperati.
Noi testimoni della Risurrezione quale pane di vita e di speranza spezziamo vivendo la nostra condizione di “risorti”?

MEDITAZIONE

Piccolo capolavoro letterario di Luca, questo brano è una sintesi del vangelo della risurrezione e del suo senso.
Abbiamo due discepoli tristi (Cleopa e un altro senza nome: sono io, sei tu) che hanno perso la fede in Gesù e la speranza; rimane loro nel cuore solo il ricordo doloroso di un passato bello ma illusorio. Tornano a casa sconfitti. Un viandante che si aggrega e si mostra uomo «normale», forestiero ignaro. Lungo il cammino succedono molte cose. Cleopa rimprovera il viandante di non sapere e poi racconta sui fatti una versione personale che non corrisponde per niente alla verità di ciò che è accaduto: un passato perdente e un presente senza fede, dato che non hanno creduto alle donne. I fatti vissuti dal viandante non sono questi!
Luca ci ha avvisati che il viandante è Gesù, ma essi non possono riconoscerlo, perché la perdita della fede ha oscurato loro gli occhi e la mente. Luca fa capire così che il Risorto può essere riconosciuto solo da chi ha fede, chi non crede non può riconoscerlo; per questo Gesù non va dai Giudei, non lo avrebbero mai riconosciuto!
Dopo il racconto triste e rassegnato, il viandante li rimprovera a sua volta di non avere intelligenza né amore sufficienti per capire né la parola di Dio, né quella dei profeti e neanche quella che Gesù stesso aveva comunicato.
La spiegazione, che Luca fa dare da Gesù ai due discepoli sintetizza l’esperienza della Chiesa primitiva, che progressivamente ha riletto tutto il Primo Testamento alla luce della morte e risurrezione di Gesù e ne ha colto significati prima nascosti.
Intanto qualche cosa è successa nel cuore dei due: mentre Gesù parla, nel loro intimo si riaccende una fiamma, che essi non sanno spiegare, e li spinge a voler trattenere Gesù, che fa finta di andare oltre. Quando Gesù in casa fa il gesto e usa le parole abituali del pasto (gesti e parole che non appartengono solo all’ultima cena, che pure è stata unica), dopo l’amore si risveglia anche la fede ed essi diventano capaci di riconoscere Gesù, che sparisce, perché non c’è più bisogno della sua presenza fisica. Cleopa e l’altro hanno recuperato la fede e portano il risorto con sé, mentre tornano a Gerusalemme per dare la bella notizia dell’incontro che ha fatto rivivere in loro l’amore, la fede e la speranza del Regno di Dio e della liberazione non solo di Israele, ma di tutta l’umanità.
Il brano indica allora due luoghi permanenti in cui il Risorto è presente, riconoscibile e raggiungibile: la Parola di Dio e l’Eucaristia.

MEDITAZIONE

Signore Gesù,
mio compagno di cammino, proprio quando ho perso la speranza e ho dimenticato le parole tue, quelle che hanno illuminato la mia strada e riscaldato il mio cuore in tanti momenti e periodi del passato.
Oggi sono proprio io il compagno di Cleopa, non dico una parola, ma sono in ascolto attento di quello che tu mi stai dicendo attraverso i miei fratelli, risorti con te, che vedono il mio volto abbattuto e il mio passo pesante. A volte faccio fatica a riconoscere che in loro ci sei tu con il tuo Spirito, che suggerisci loro quello di cui io ho bisogno.
Oggi ti prego, illuminami, perché anch’io veda che «è necessario soffrire per entrare nella gloria». Su questo ho avuto le mie difficoltà: perché soffrire? perché accettare la sconfitta, i fallimenti? Ero confuso, lo capivo per te, ma non per me. Ora so che tu hai amato non la sofferenza, ma il dono della tua vita a ogni costo, per la mia salvezza, e che mi chiedi semplicemente di fare anche della mia vita un dono, senza mai tirarmi indietro, specialmente quando il dono di me non è semplice e gratificante, ma costoso e doloroso.
Ti chiedo anche di riscaldare il mio cuore fino a sentire il desiderio incontenibile di correre per comunicare ai miei fratelli, specialmente ai giovani e ai lontani, che tu sei risorto e che sei l’unica garanzia che niente della nostra vita è perduto, che neanche la più piccola briciola di amore sofferto sarà sprecata. Sì, perché la tua risurrezione è la porta della vita eterna, spalancata per noi, e lì solo l’amore sarà il nostro corpo e il nostro sangue e anche l’aria che respireremo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. I cristiani contemporanei di Luca erano tristi per le persecuzioni. Noi oggi possiamo essere tristi per altri motivi non meno dolorosi, che toccano tutta la Chiesa. La tristezza e la sfiducia ci chiudono gli occhi e ci impediscono di riconoscere Cristo che cammina con noi.
  2. «Stolti e lenti di cuore a credere…». Queste sembrano parole, più che di Gesù, di Luca, rivolte ai cristiani del suo tempo. Forse facevano fatica ad accettare che essere cristiani comporta seguire Gesù anche nella passione, per giungere alla gloria della risurrezione.
  3. «Non ardeva forse in noi il nostro cuore…?». La parola di Dio, ascoltata con cuore aperto, è capace di risvegliare amore e fede anche in chi ha perso i riferimenti ideali e spirituali ed è in crisi di fiducia e di speranza.
  4. L’Eucaristia è il luogo «naturale» dell’incontro con Cristo, dell’apertura degli occhi, dell’ardore del cuore, della comunione con i fratelli, del desiderio di diventare annunciatori del Vangelo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Cercare nel vangelo la risposta a un problema che stiamo attraversando, anche facendoci aiutare.

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2. introduzioni – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

La prima comunità cristiana, dopo la risurrezione di Gesù, ha compiuto un lungo e impegnativo cammino, per comprendere e gustare i diversi modi della presenza del Risorto. Il racconto dell’esperienza dei due discepoli di Emmaus ne indica due in maniera particolare: la Sacra Scrittura e l’Eucaristia.

PRIMA LETTURA

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Nel discorso che Pietro rivolge alla folla, accorsa nel giorno di Pentecoste, c’è lo schema dell’annuncio (kérigma), utilizzato dai primi evangelizzatori, che invita alla fede in Gesù: Cristo, rifiutato e ucciso dagli uomini, è stato glorificato dal Padre con la risurrezione. Esaltato alla destra del Padre, ha fatto dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Continua la catechesi per i battezzati. Il dono ricevuto è immenso, ma richiede di essere vissuto con coerenza. È certamente utile ricordare in che modo Cristo ha ottenuto la salvezza per i peccatori: attraverso la sua passione, morte e risurrezione.

VANGELO

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Luca racconta l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, per incoraggiare i cristiani della sua comunità, provati dalle persecuzioni, e per indicare loro che possono incontrare realmente Gesù nella Sacra Scrittura, interpretata alla luce del Risorto, nella celebrazione eucaristica e nella comunità.

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4. Letture – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

PRIMA LETTURA

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Nel discorso che Pietro rivolge alla folla, accorsa nel giorno di Pentecoste, c’è lo schema dell’annuncio (kérigma), utilizzato dai primi evangelizzatori, che invita alla fede in Gesù: Cristo, rifiutato e ucciso dagli uomini, è stato glorificato dal Padre con la risurrezione. Esaltato alla destra del Padre, ha fatto dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.

Dagli Atti degli Apostoli          At 2,14a.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 15 (16)

R. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.  R.

SECONDA LETTURA

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Continua la catechesi per i battezzati. Il dono ricevuto è immenso, ma richiede di essere vissuto con coerenza. È certamente utile ricordare in che modo Cristo ha ottenuto la salvezza per i peccatori: attraverso la sua passione, morte e risurrezione.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo           1Pt 1,17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. (Cf. Lc 24,32)

Alleluia.

VANGELO

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Luca racconta l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, per incoraggiare i cristiani della sua comunità, provati dalle persecuzioni, e per indicare loro che possono incontrare realmente Gesù nella Sacra Scrittura, interpretata alla luce del Risorto, nella celebrazione eucaristica e nella comunità.

Dal Vangelo secondo Luca                Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e con- versavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i ca- pi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi sperava- mo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si so- no recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tra- monto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli oc- chi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 19 APRILE 2026 – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, a volte, di fronte alle difficoltà, non abbiamo compreso il tuo progetto di amore. Kyrie eleison.
  • Cristo, spesso non ti abbiamo riconosciuto presente nell’Eucaristia e nei poveri. Christe eleison.
  • Spirito Santo, non abbiamo chiesto la tua luce per comprendere la Sacra Scrittura. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

La parola di Dio ha riscaldato il nostro cuore: per questo, con fiducia possiamo elevare al Padre la nostra preghiera.
Diciamo insieme: Padre di Gesù e nostro, ascoltaci.

  • Perché di fronte alle difficoltà e alle persecuzioni non perdiamo il coraggio e la fiducia in te. Preghiamo.
  • Perché crediamo che il tuo amore che ha risuscitato Gesù, salva anche noi. Preghiamo.
  • Perché la tua promessa di vita eterna ci dia la forza e la gioia per essere tuoi collaboratori nel mondo. Preghiamo.
  • Perché, accogliendo con gratitudine i tuoi doni, li mettiamo al servizio dei nostri fratelli. Preghiamo.

O Padre, la vita di tuo Figlio sulla terra ci invita a seguire il suo esempio e a fidarci di te. Aiutaci a saper rendere ragione a tutti della nostra speranza nel tuo amore misericordioso. Per Cristo nostro Signore.

 

 

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1. ORAZIONI – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

Antifona

Come bambini appena nati
desiderate il genuino latte spirituale:
vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia. (Cf. 1Pt 2,2)

Oppure:

Entrate nella gioia e nella gloria e rendete grazie a Dio,
che vi ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia. (Cf. 4 Esd 2,36-37 (Volg.))

Si dice il Gloria.
Colletta

Dio di eterna misericordia,
che ogni anno nella festa di Pasqua
ravvivi la fede del tuo popolo santo,
accresci in noi la grazia che ci hai donato,
perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza
del Battesimo che ci ha purificati,
dello Spirito che ci ha rigenerati,
del Sangue che ci ha redenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

Signore Dio nostro,
che nella tua grande misericordia
ci hai rigenerati a una speranza viva,
accresci in noi la fede nel Cristo risorto,
perché credendo in lui
abbiamo la vita nel suo nome.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i doni del tuo popolo
[e di questi nuovi battezzati]:
tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo,
guidaci alla beatitudine eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani;
tendi la tua mano e mettila nel mio fianco,
e non essere incredulo, ma credente! Alleluia. (Gv 20,27)

Dopo la comunione

Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale
che abbiamo ricevuto sia sempre operante nei nostri cuori.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l’assemblea, si canta o si dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace. Alleluia, alleluia.

R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

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3. Commento alle Letture – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

 

COMMENTO

La liturgia di questa domenica ci presenta la figura dell’apostolo che, per l’evangelista Giovanni, è secondo solo a Pietro nella gerarchia apostolica. Infatti nel suo Vangelo lo nomina per ben sette volte.
È l’apostolo che vive in sintonia profonda con Gesù. Uomo tutto d’un pezzo. Senza complessi di inferiorità ed immune da qualsiasi sfumatura di paura, dagli altri discepoli viene chiamato “didimo” (gemello) del Signore. È lui che, quando il Maestro decide di ritornare verso Gerusalemme, gettando i discepoli nel terrore, scioglie gli indugi e si dichiara disposto a morire con lui (Gv 11,16).
Non meraviglia trovarlo fuori dal coro anche nel racconto odierno. Mentre tutti gli altri sono barricati nel Cenacolo pietrificati dal terrore, lui gira liberamente per le strade di Gerusalemme impavido. Razionale e concreto non crede nei fantasmi.
E così quando gli raccontano che il suo maestro, di cui ha verificato, da testimone oculare, la tragica morte sulla croce, reagisce quasi infastidito dicendo schiettamente: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto le mani nel suo costato, non crederò» (Gv 20, 25). La sua affermazione non è segno di incredulità ma drammatica esplicitazione del suo disperato bisogno di vederlo.
E quando il suo “gemello” si materializza davanti a lui non ha bisogno di ulteriori prove sensitive ed il suo cuore prorompe in quella che viene considerata una delle più belle attestazioni di fede profonda: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20, 28).
Da allora in poi questa granitica certezza non lo abbandonerà più trasformandolo in una delle più importanti colonne della comunità cristiana.
Tommaso non ha più bisogno di altri riscontri. Il Risorto per lui diventa certezza che sostiene, amore che vivifica, senso che dà pace, luce che dissipa ogni paura ed illumina il buio della solitudine, del dolore e della morte.
Credere nel Risorto quali ricadute ha sul nostro modo di testimoniare e di affrontare la vita con tutte le sue poliedriche implicanze?
La fede cristiana la si può riassumere in uno slogan di poche parole. Il cristiano crede solo in Cristo morto e risorto. Se è morto è  uomo vero e non un fantasma; se è risorto è vero Dio. Di conseguenza il suo insegnamento e la sua testimonianza di vita meritano di diventare le incrollabili fondamenta del nostro vivere e credere.
Questa fede, scarna e granitica, è anche la nostra fede?
Recentemente, un regista cinematografico italiano ha affermato: «Nel contesto della barbarie del mondo moderno, l’unica rivoluzione auspicabile è quella di riprendere in mano, e di vivere, il Vangelo». Un bel proposito per chi si professa cristiano. Noi lo siamo?

COMMENTO

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne e ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto a una vita nuova, la morte non può più toccarlo. Anche noi saremo così.
Lo stesso giorno di Pasqua Gesù viene a realizzare le sue promesse: affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione e nell’esercitare, per la salvezza degli uomini, gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è l’espressione tipica.
Ma perché Gesù lega il perdono agli apostoli? Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, quindi invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende gli apostoli capaci di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati.
Noi, che abbiamo difficoltà a credere, siamo gemelli di Tommaso. Lui ha deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 1 ,16), ma quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. Ma la sua fede si mostra imperfetta e lo dice Gesù, dichiarando beati coloro che crederanno senza aver visto. Giovanni non dice che Tommaso abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, è più facile che gli sia bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. E noi lo ringraziamo, per aver fatto la nostra parte di fronte all’evento più grande e più incredibile, che abbraccia tutta la storia, la supera e fa risplendere la vita eterna di Dio, comunicata a noi da Cristo risorto.

MEDITAZIONE

Caro san Tommaso,
oggi sto dalla tua parte e voglio dirti anzitutto che mi dispiace molto che il tuo nome sia associato abitualmente alla mancanza di fede. Quante volte, in duemila anni, hai sentito: «Io sono come Tommaso, se non vedo, non credo!»?
Certo, non hai creduto alla testimonianza dei tuoi amici. Forse tra di voi usava fare degli scherzi? Nel vangelo non si vede, piuttosto emergono episodi di rivalità. Oppure, siccome avevi visto tutti scappare, forse avevi saputo anche dei rinnegamenti di Pietro, allora avrai pensato che i tuoi amici non fossero affidabili (ma eri scappato anche tu, no?). Oppure hai reagito così perché ti sei sentito ingiustamente emarginato, escluso da un’esperienza troppo grande e bella, che desideravi?
Non troverò la risposta, per ora, però il tuo amico Giovanni ti ha scelto e ha fatto di te un’icona del percorso della fede e della testimonianza.
Mentre Gesù andava a Betania per risuscitare Lazzaro, tu avevi invitato i tuoi amici a seguirlo per morire con lui. Eri disposto a questo, ma non eri ancora pronto. Lo saresti diventato.
Quando Gesù è morto, per te, come per gli altri, è stato un colpo troppo duro da sopportare.
Dov’eri il giorno di Pasqua? Come hai passato gli otto giorni di buio? Ti sei isolato? Hai litigato con i tuoi amici? Eri arrabbiato con te stesso, oppure con il Signore, che ti aveva fatto questo sgarbo? Hai pianto e pregato perché potessi vederlo?
E Gesù si è presentato. Cosa hai pensato quando lo hai visto? E quando ti ha detto che eri stato incredulo?
Io sono sicuro che non hai messo il tuo dito nelle piaghe della passione. Ma in quel momento non ti sei soltanto gettato ai suoi piedi, e non hai solo fatto la tua professione di fede, bellissima, ma sei diventato una sola cosa con lui, gli hai consegnato per sempre tutta la tua vita, hai smesso di pensare con la tua testa e hai scelto di pensare con la sua, hai smesso di vivere per te e hai vissuto per lui.
Ti ringrazio, mio gemello. Eh sì, perché io vedo che la tua temporanea incredulità, in realtà è una scuola per tutta la Chiesa e, in qualche modo, dice una verità. Tutti abbiamo bisogno di toccare per credere. Gesù ti ha aiutato a capire che il racconto dei testimoni diretti della sua risurrezione deve essere sufficiente per credere; ma, è anche vero che aveva detto che i testimoni non si possono presentare solo con la parola, devono mostrare a tutti un amore visibile, palpabile, il frutto più autentico della sua risurrezione.
Grazie a te ho potuto ricevere la beatitudine di chi crede senza aver visto il corpo risorto di Gesù, ma anche grazie a te ho capito che la Chiesa e ogni cristiano, se vogliono essere testimoni credibili, a chi non crede devono offrire da toccare un corpo vivo e ferito dall’amore fraterno.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Pace a voi!». Il saluto di Gesù è vero, comunica realmente la pace, che è la somma di tutti i beni che il Padre offre agli uomini. I risorti in Cristo hanno la missione di portare al mondo la pace del Signore Gesù.
  2. «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati…». Tanti battezzati hanno perso il senso del peccato e il suo peso comunitario. La Chiesa ha il potere e la gioia di estendere visibilmente la misericordia di Dio a tutti i peccatori che chiedono perdono.
  3. Tommaso non si è fidato della testimonianza dei suo i amici. Abbiamo anche noi gli occhi chiusi sulla testimonianza di amore e di servizio evangelico di tanti fratelli e sorelle nella fede?
  4. «Mio Signore e mio Dio!». Anche se non possiamo condividere l’esperienza di Tommaso, che vede Gesù e le sue piaghe, abbiamo la possibilità di proclamare e di testimoniare la nostra fede nel Risorto, non solo con le sue parole, ma anche con la scelta di mettere la nostra vita nelle mani del Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Trovare il modo di portare la pace di Cristo a una persona che ne abbia bisogno.

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2. introduzioni – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

La tomba vuota e le apparizioni di Gesù risorto ai discepoli sono i segni dell’annuncio pasquale che i testimoni hanno diffuso nel mondo e affidato ai loro successori, perché risuoni fino alla fine dei tempi. Oggi giunge ai nostri orecchi e al nostro cuore grazie all’esperienza dell’apostolo Tommaso. Così la misericordia del Padre viene conosciuta e sperimentata anche dagli uomini e dalle donne del nostro mondo.

PRIMA LETTURA

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

La prima comunità, raccontata dagli Atti, è molto impegnata a vivere secondo il Vangelo annunciato dagli Apostoli. Per questo costituisce il modello per tutte le comunità. I pilastri sono il desiderio fedele di ascoltare il Vangelo, la comunione dei cuori e dei beni, la preghiera comune e la celebrazione della cena del Signore.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Tutta la prima lettera, che porta il nome di Pietro, è finalizzata a consolare e incoraggiare le comunità cristiane che soffrono una persecuzione più o meno violenta. Da queste difficoltà i cristiani, che conservano la fede in Cristo, usciranno purificati e glorificati.

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

I primi doni di Gesù risorto: pace, Spirito, potere di perdonare i peccati. La gioia non è l’unica reazione interiore degli apostoli. Nessuno di loro aspettava la risurrezione e, di fronte al Risorto, in un primo tempo tutti hanno dubitato. Allora, perché Tommaso? L’evangelista Giovanni concentra l’attenzione su di lui per rispondere, in modo concreto, ai dubbi che potevano sorgere in tutti i cristiani circa la risurrezione di Gesù e soprattutto per arrivare a proclamare la beatitudine di chi crede senza aver visto il Signore.

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4. Letture – 12 APRILE II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

PRIMA LETTURA

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

La prima comunità, raccontata dagli Atti, è molto impegnata a vivere secondo il Vangelo annunciato dagli Apostoli. Per questo costituisce il modello per tutte le comunità. I pilastri sono il desiderio fedele di ascoltare il Vangelo, la comunione dei cuori e dei beni, la preghiera comune e la celebrazione della cena del Signore.

Dagli Atti degli Apostoli   At 2,42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 117 (118)

R. Rendete grazie al Signore perché è buono: 
il suo amore è per sempre.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  R.

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.  R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!   R.

SECONDA LETTURA

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Tutta la prima lettera, che porta il nome di Pietro, è finalizzata a consolare e incoraggiare le comunità cristiane che soffrono una persecuzione più o meno violenta. Da queste difficoltà i cristiani, che conservano la fede in Cristo, usciranno purificati e glorificati.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo   1Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco -, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

 Parola di Dio

SEQUENZA

Facoltativa

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)

Alleluia.

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

I primi doni di Gesù risorto: pace, Spirito, potere di perdonare i peccati. La gioia non è l’unica reazione interiore degli apostoli. Nessuno di loro aspettava la risurrezione e, di fronte al Risorto, in un primo tempo tutti hanno dubitato. Allora, perché Tommaso? L’evangelista Giovanni concentra l’attenzione su di lui per rispondere, in modo concreto, ai dubbi che potevano sorgere in tutti i cristiani circa la risurrezione di Gesù e soprattutto per arrivare a proclamare la beatitudine di chi crede senza aver visto il Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni   Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.