15 FEBBRAIO 2026
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LA LEGGE DI GESÙ È LIBERTÀ INTERIORE
COMMENTO
Presentare alla nostra riflessione ben venti versetti evangelici contemporaneamente non è da persone sagge. Troppa carne al fuoco.
Ci vorrebbero diverse domeniche per commentarli adeguatamente . Ma tant’è! La proclamazione delle beatitudini da parte di Gesù crea sconcerto. Tra i suoi seguaci, compresi gli apostoli .
Il primo annuncio del Regno dei Cieli, aveva infiammato i cuori e riacceso infinite speranze. Sentire parlare di Regno significa riportare alla vita tutte le illusioni veicolate dalla certezza che la potenza, la ricchezza, il lusso ed il dominio degli antichi re d’Israele ritornano ad essere realtà.
In quest’ottica le Beatitudini si pongono in tutt’altra prospettiva. Non accennano a ricchezze ma esaltano la sobrietà e la semplicità ; non parlano di potenza ma di servizio; non inneggiano alla forza ma proclamano la pace. Tutto questo fa evaporare gli entusiasmi e crea sconcerto e delusione.
Il Messia coglie questo stato d’animo. Non si meraviglia. Non retrocede. Anzi continua ad affondare il bisturi nel cancro di una relazione con Dio basata sul formalismo, sul ritualismo, sul concetto di giustizia inteso come parossistica osservanza della Thorah.
Mette le carte in tavola. Non è venuto a fare il Masaniello di circostanza. La Legge è stata data da Dio e rimane intoccabile. Non è sua intenzione distruggerla, ma rianimarla . Era diventata , in mano agli scribi ed ai farisei , un terreno inaridito dal giuridismo e dal ritualismo che avevano finito per devitalizzarla rendendola semplice osservanza letterale senza calore ed empatia.
La Thorah è amore, perdono, lealtà , trasparenza, accettazione, solidarietà ed inclusione.
Prima di pregare Dio bisogna accogliere le persone non perché sante ma perché figlie di Dio. Gesù ci dice che nella comunità cristiana non c’è posto per le relazioni deteriorate, per la calunnia, per l’indulto, per l’emarginazione. L’occhio non può essere strumento di lussuria, la mano non può essere adoperata per rubare o fare del male. Nel Regno dei Cieli non esiste più il ripudio a senso unico dell’uomo rispetto alla donna. La sessualità, il più bel dono che Dio ha seminato nei nostri cuori, non può trasformarsi in porneia cioè in istinto puramente animale, in sopraffazione, sfruttamento, merce di divertimento parossistico.
Nel Regno dei cieli quello che conta non è infrangere materialmente i comandamenti. È qualcosa di più . Essendo il regno dell’amore coinvolge non solo gli atti, ma, soprattutto, le intenzioni. E Dio giudica le intenzioni anche le più segrete ed inconfessabili.
Il caso Epstein ne è la riprova. I grandi, i ricchi, i potenti, gli “opinion maker” tronfi e moralisti diventano squallidi e bisognosi solo di perdono. Il cristiano è ben conscio di questo .
Per questo si affida soprattutto alla misericordia ed al perdono di Dio. Il Regno dei Cieli non è utopia, ma vita che si fa condotta quotidiana.
RIFLESSIONE
Di fronte a questa pagina e a quella di domenica prossima tanti cristiani restano sconcertati e si chiedono se il Signore non abbia un po’ esagerato con questi precetti. Gli Ebrei avevano 613 regole da osservare e Gesù dice di essere venuto a dare compimento alla legge di Mosè. Ma aggiunge senza mezzi termini che non si tratta solo di meritare la benedizione di Dio in questo mondo, per sé e per il popolo, ma di entrare o essere esclusi dal regno di Dio e, quindi, dalla vita eterna.
In realtà il Signore non è interessato a dare nuovi precetti ma a offrire i punti di riferimento interiori dai quali partire per sapere in ogni circostanza come comportarsi. In questa sezione del discorso della montagna ne dà due: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»; «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». La legge di Gesù è interiore e non si accontenta di una osservanza materiale delle regole, come fanno i farisei. Per questo il cristiano deve essere più «giusto» e cioè deve cercare e realizzare la volontà di Dio, il quale desidera che ogni suo figlio gli somigli.
Alcuni esempi vanno un po’ commentati per superare l’impressione di eccessiva severità.
La radice della violenza è nell’ira. E allora, non bisogna fermarsi solo davanti all’omicidio, ma davanti a ogni scatto di ira che spinge anche solo all’insulto del fratello, perché l’ira, non bloccata, conduce a qualsiasi violenza, anche all’omicidio (come dimostrano tanti assassini quando, dopo, dicono «ma che ho fatto? non volevo arrivare a questo…»).
La radice degli adultèri è il desiderio della donna degli altri (o dell’uomo delle altre). Il cristiano (e la cristiana) deve combattere tutti i movimenti interiori che, per il fascino della bellezza, lo spingono a considerare una persona dell’altro sesso come un oggetto da possedere e di cui godere, al di fuori delle regole dell’amore vero di una coppia. Il Signore quindi non limita i giusti e buoni sentimenti e desideri che fanno sbocciare, crescere e vivere l’amore di coppia, bensì combatte tutte le spinte interiori disordinate, che, purtroppo, si servono della sessualità per trasformare l’amore in egoismo. Ci tiene tanto Gesù a questo che usa delle espressioni molto forti: le immagini di tagliare la mano o cavarsi l’occhio dicono che di fronte al pericolo di perdere la vita eterna dobbiamo essere disposti al sacrificio di qualunque cosa, perfino della vita, come dirà in un’altra occasione.
Il perdono. Possiamo immaginare che quando litighiamo con un fratello dobbiamo presentarci al giudice, che è il Signore. Gesù dice di metterci d’accordo lungo il cammino, cioè di perdonarci, perché, se arriviamo di fronte a lui per accusare, magari a ragione, un fratello, egli ci presenterà il conto di tutti i nostri peccati contro lui e i fratelli. Se invece ci presentiamo rappacificati, allora lui perdona entrambi. Può succedere a volte che il fratello non accetti la riconciliazione. In questi casi ci tocca, imitando Gesù, perdonarlo lo stesso, non alimentare dentro di noi il risentimento, pregare per lui e trattarlo con buona educazione, anche se i rapporti non possono più essere tranquilli e sereni come prima.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- È una pagina che mette tutti in difficoltà. Il Signore ci chiede di essere più giusti di scribi e farisei e ci fa degli esempi che ci scuotono nel profondo, perché toccano la nostra vita quotidiana, i nostri rapporti con i fratelli, i pensieri che ci passano per la testa, i nostri istinti. Ci toglie anche tutte le facili giustificazioni, quelle che ci servono così bene per tranquillizzare la coscienza: non è colpa mia… mi ha fatto proprio arrabbiare… se l’è meritato… se il primo passo lo fa lui, allora…
- Ci chiediamo: ma cosa desideriamo davvero? Ho il forte desiderio di entrare nel regno di Dio? Possiamo correre il rischio di rimanerne fuori? Assolutamente no, pensiamo. Ma è necessario dare corpo e sangue a questo desiderio, perché non resti un fatto teoricamente scontato che a poco a poco si riduce solo a parole che non cambiano la vita.
- La scelta è nelle nostre mani: vogliamo seguire il Signore e somigliargli almeno un po’? E allora tutto quello che egli ci chiede, in fondo, è una semplice conseguenza di quello che abbiamo scelto.
- Semplice? Per molti cristiani non è per niente semplice. Eppure tutto si riduce all’amore per il Signore e per i fratelli: chi ama non si chiede quanto costa l’amore, ama con tutto se stesso e basta. Ecco allora la bella notizia: chi vive come ci chiede il Signore diventa persona veramente libera di amare, è figlio di Dio ed ha come ricompensa la vita eterna.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
La riconciliazione tra fratelli rende felice il Padre nostro. Facciamo un passo verso un fratello con cui non siamo in piena comunione.