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2. Letture e introduzioni – 1 agosto 2021

1 agosto

18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cercate un altro pane, quello che sfama per sempre

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, raccontato per ben sei volte dagli evangelisti, nel Vangelo di Giovanni assume un’importanza speciale. Non solo perché si distende per oltre 70 versetti (quest’anno la liturgia, oltre a questa, ce lo proporrà nelle prossime due domeniche, prima e dopo la solennità dell’Assunta), ma perché Gesù si concede alle folle intrecciando un dialogo spiritualmente ricchissimo e con gente che non appare particolarmente preparata a comprenderlo

PRIMA LETTURA

Io farò piovere pane dal cielo per voi.                                     

La liberazione dall’Egitto è stata grandiosa, ma il viaggio nel deserto si fa difficile e gli ebrei si lamentano con Mosè e Aronne, che chiedono pane e carne. Dio risponde mandando al popolo la manna e le quaglie.

 Dal libro dell’Esodo.                                                                                              Es 16,2-4.12-15

In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne.
Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».
La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 77 (78)

Il salmista loda il Signore, che accompagna con la sua generosità la storia del suo popolo. E fa riferimento anche alla misteriosa manna piovuta dal cielo nei giorni del deserto.

Rit. Donaci, Signore, il pane del cielo.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato n
on lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Diede ordine alle nubi dall’alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo.

L’uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.
Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.

SECONDA LETTURA

Rivestite l’uomo nuovo, creato secondo Dio.                   

Agli Efesini Paolo ricorda che sono diventati nuove creature con il battesimo, e li invita alla coerenza, ad abbandonare la precedente vita pagana e la loro vecchia condotta. Li esorta a non smettere di rinnovarsi e di vivere la vita nuova.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                                                  Ef 4,17.20-24

Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri.
Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                     Mt 4,4b

Alleluia, alleluia.

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Alleluia.

 VANGELO

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!                                        

Dopo la moltiplicazione del pane, Gesù si ritira in un luogo solitario per pregare, ma la gente continua a cercarlo. Il miracolo li ha colpiti e sono vivamente interessati a non chiudere quell’esperienza. Gesù inizia con loro un dialogo che si farà man mano più intenso, nel quale rivelerà fino in fondo la sua identità.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                       Gv 6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 1 agosto 2021

1 agosto

18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cercate un altro pane, quello che sfama per sempre

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, si ritira in disparte a pregare, attraversa il lago insieme agli apostoli. Ma viene ancora una volta inseguito dalla folla, che, come dice Giovanni, sale sulle barche e lo raggiunge a Cafarnao. Al vederli, Gesù dice loro apertamente che lo cercano perché hanno mangiato e si sono saziati. Sono solo interessati al pane materiale, e per questo sono anche disposti a riconoscere che lui è l’atteso messia e a proclamarlo re, ma non sono disposti ad andare oltre.

Il dialogo con chi lo ha seguito
Gesù questa volta non moltiplica il pane, ma li invita a riflettere su chi ha compiuto il miracolo e ad attendere un altro pane, quello che li sfamerà per sempre. La folla sembra dimostrarsi disponibile e chiede: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». «L’opera da compiere è una sola», risponde Gesù: «credere in colui che Dio ha mandato». Ma la gente è perplessa, vuole vedere altri segni per poter credere, segni più convincenti. Come se la moltiplicazione dei pani e dei pesci non reggesse il confronto con la manna e le quaglie dati al popolo da Mosè nel deserto.
Gesù dice loro di sollevarsi dal pane materiale, che toglie la fame soltanto per un giorno, e di cercare un altro pane, di cui hanno bisogno, anche se non lo sanno.
Certo nutrirsi ha la sua importanza, Gesù lo ha dimostrato moltiplicando il pane. Ma il suo non è stato soltanto un gesto di solidarietà. Se loro pensano di essere esonerati dalla fatica per il cibo quotidiano e chiedono: «Signore, dacci sempre questo pane», Gesù chiarisce fino in fondo il cammino di fede a cui li vuole condurre e dice loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Il pane di ogni giorno non ci basta
Gesù dunque gioca scoperto con chi lo ha seguito e dichiara apertamente di essere lui il vero pane, quello che sfama per sempre. Ma la folla non riesce a fare il passo e ad accogliere fino in fondo le sue parole e la sua persona.
Gesù si rivela ed è curioso che sembra farlo di preferenza con la gente semplice e meno complicata, quella che forse non è nemmeno in grado di capire. Così ha fatto con la samaritana, parlando dell’acqua viva, che disseta in eterno, e che si è fatta poi annunciatrice entusiasta del messia tra i suoi compaesani (Gv 4,1-26).
A quella folla sembra proprio bastare il miracolo. Non immagina e non cerca altro che il prodigio e la possibilità di perpetuarlo. Gesù non li accontenta, eppure «Dio che non esaurisce i nostri desideri, è fedele alle sue promesse» (Dietrich Bonhoeffer) e risponde ai nostri desideri più profondi. Gesù si rivela loro come colui che realmente sazia la fame e spegne la sete di ogni uomo.
Noi oggi che abbiamo il pane, in realtà spesso non abbiamo fame perché siamo sazi, indifferenti, apatici. È la malattia del nostro tempo. E siamo denutriti nella fede, non abbiamo il desiderio di ricercare, di approfondire, di vivere in una dimensione più a misura della nostra grandezza di figli di Dio. Ma a tanti sembra bastare il benessere assicurato, il conto in banca, una bella casa… Un piatto pieno di carne, la bocca piena di manna. Troppo poco per dare un senso alla vita, per spegnere la nostra fame e la nostra sete. «Appena compresi che Dio esiste, capii che non potevo far altro che vivere per lui. Dio è così grande, c’è una tale differenza fra Dio e tutto ciò che non è Dio…» (Charles de Foucauld). C’è addirittura chi si dà a qualcosa di esoterico per soddisfare il proprio bisogno di spiritualità.

Il pane dei nostri altari ogni domenica
Gesù ci dice oggi che oltre al pane ci sono bisogni più grandi, che esistono valori che valgono per oggi, per domani e per l’eternità. Nel nostro affanno di ogni giorno è lui e la sua parola che dobbiamo trovare, e dare così un significato pieno alla nostra vita e trovare la pace. Ė un’esperienza che hanno fatto in tanti: accolto Gesù, tutto prende un colore diverso, tutto diventa accettabile e rende la nostra vita degna di essere vissuta. È questa la sorpresa di chi ha conosciuto la fede: attori, attrici, imprenditori, gente comune che non ha mai dato importanza alla fede e che la scopre in modo nuovo e trasforma la propria vita.
Gesù con la moltiplicazione dei pani pensava all’Eucaristia e noi oggi non dobbiamo cadere nel facile tranello in cui finì quella folla: rimanere bloccati davanti a quell’umile pezzo di pane azzimo che riceviamo a ogni messa. Perché è proprio Gesù che riceviamo accogliendolo con gli occhi della fede.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Come il corpo ha bisogno di mangiare e bere ogni giorno, così alcuni Padri della Chiesa raccomandano la comunione quotidiana: «Se è quotidiano questo pane, perché aspetti un anno per riceverlo? Ricevi ogni giorno ciò che ogni giorno ti giova. Vivi in modo tale da meritare di riceverlo ogni giorno. Colui che non merita di riceverlo ogni giorno, non merita di riceverlo dopo un anno» (Sant’Ambrogio).

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4. Parola da Vivere – 1 agosto 2021

1 agosto

18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cercate un altro pane, quello che sfama per sempre

COMMENTO

La folla, di fronte al segno compiuto da Gesù con la condivisione del pane e dei pesci, ha frainteso il significato e ha tentato di impadronirsi di Gesù, facendolo re, pensando così di assicurarsi il pane quotidiano. Gesù faticherà non poco per cancellare questa illusione e annunciare il dono del pane di vita eterna.
Questa prima parte del grande discorso eucaristico, ma non solo, mira a far giungere la folla a chiedere a Gesù: «Signore, dacci sempre questo pane».
Certo, è una cosa buona che la folla lo cerchi ancora, dopo che lui si è sottratto al tentativo di acclamarlo come re, ma Gesù inizia la sua “catechesi” con un piccolo rimprovero: avete mangiato il pane, vi siete saziati, ma non avete colto che è un segno e siete rimasti legati al gusto di una realtà materiale.
Quindi passa a indicare tre passi di crescita spirituale, per arrivare a chiedere il pane della vita eterna.
Primo passo. Comprendere che c’è un altro pane, quello della vita eterna, che soltanto Gesù può donare, perché ha ricevuto questo incarico direttamente dal Padre. Per accogliere questo pane, bisogna “darsi da fare”.
Secondo passo. La folla sa già che non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (cf Dt 8,3), e chiede a Gesù a quali punti della Legge deve fare riferimento per poter ricevere questo pane. Ma la risposta di Gesù è diversa: non basta più l’osservanza della Legge, bisogna credere in lui, che è stato mandato dal Padre per portare in dono la vita eterna. Quindi, tutti i precetti della Legge ora sono riassunti nel credere in Gesù.
Terzo passo. Di fronte alla richiesta della folla di agire come Mosè, Gesù rifiuta di paragonarsi a lui e sposta l’attenzione sull’opera del Padre: è lui che ha dato il pane nel deserto, non Mosè; quel pane era solo un’anticipazione del vero pane che viene dal cielo e comunica la vita eterna, non solo a Israele, ma al mondo intero.
La folla ora capisce che c’è un nuovo pane e lo chiede, aspettandosi probabilmente un nuovo precetto, una nuova interpretazione della Legge o un nuovo prodigio.
Invece a questo punto Gesù va molto oltre e rivela di sé una verità inimmaginabile: il pane che viene dal cielo e dà la vita è proprio lui, Gesù, che è venuto a sfamare e dissetare quelli che credono in lui. Domenica prossima vedremo come reagirà la folla a questa rivelazione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La folla è legata al gusto delle cose terrene. Gesù non le sminuisce, ma invita ad andare oltre e a mirare alle cose che non finiscono, quelle dello spirito. Dentro di noi c’è ancora contrasto tra spirito e materia? Di cosa abbiamo bisogno per giungere all’armonia, che è anticipazione della vita eterna?
  2. L’armonia tra materia e spirito non è solo frutto del nostro impegno, ma è anzitutto dono di Gesù. Ci stiamo “dando da fare”, per accogliere questo dono?
  3. L’opera di Dio è credere in Gesù, mandato dal Padre. Interroghiamoci sulla nostra fede in Gesù: è viva e in movimento, oppure è ferma come una cosa acquisita una volta per sempre?
  4. I credenti sono immersi nell’amore del Padre e del Figlio, che li raggiunge attraverso l’opera dello Spirito Santo. Quanto e come la nostra vita spirituale è alimentata da questa verità fondamentale della fede?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Verifichiamo se la nostra fede in Gesù produce frutti di amore per i fratelli.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 1 agosto 2021

1 agosto

18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cercate un altro pane, quello che sfama per sempre

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che anche oggi ci doni il pane di vita eterna, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ci chiami ogni giorno a vivere la vita nuova, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiedi di fidarci di te e della tua parola, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

  • Celebrante. Gesù ci è rivelato a chi lo seguiva e ha chiesto di accoglierlo come pane che sfama per la vita eterna. Ci apriamo a lui e alla sua parola, dicendo insieme:

Signore, tu sei il pane disceso dal cielo.

  • Per la Chiesa, affinché con fede viva celebri senza stancarsi l’Eucaristia per nutrire il popolo di Dio, preghiamo.
  • Per i governanti, gli operatori della società, affinché pienamente solidali non facciano mancare a nessuno il necessario per vivere, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, sostenga chi tra di noi si occupa dell’assistenza ai più disagiati, e trovi nella solidarietà di tanti, il necessario per operare con generosità, preghiamo.
  • Per ciascuno di noi: Cristo che moltiplica il pane e ci dà l’Eucaristia, ci spinga ad aprire gli occhi per riconoscerlo davvero con una fede viva, preghiamo.

Celebrante. Ascolta, o Padre, queste nostre invocazioni. Ci siamo rivolti a te con fiducia nel nome di Gesù, che ha sfamato generosamente e condiviso il pane con chi lo seguiva. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 1 agosto 2021

1 agosto

18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cercate un altro pane, quello che sfama per sempre

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

Da oggi e per cinque domeniche interrompiamo la lettura del Vangelo di Marco per leggere il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci nel racconto di Giovanni.
Questo tra i miracoli è certamente il più spettacolare e segna il massimo trionfo di Gesù. La gente ne è impressionata, mangia a sazietà, pensa di aver trovato il messia e vuole proclamarlo re. Ma sarà anche per Gesù la sconfitta più clamorosa, perché rifiuteranno di riconoscerlo nella sua vera identità.

PRIMA LETTURA

Ne mangeranno e ne faranno avanzare.  

Un uomo dà a Eliseo venti pani d’orzo e un po’ di grano novello, e il profeta a nome di Dio gli dice di distribuirli alla gente. È poca cosa e sono in tanti, ma ne mangeranno cento persone e ne avanzeranno.

 Dal secondo libro dei Re.             2Re 4,42-44

In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».
Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 144 (145)

Il salmista loda e glorifica Dio. Un Dio fedele e provvidente, che assicura il necessario a ogni creatura.

Rit. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

 SECONDA LETTURA

Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.                        

Continua la lettera agli Efesini. Paolo, che si dichiara prigioniero a motivo del Signore, li esorta all’unità, alla carità, a rispondere degnamente alla chiamata vocazionale ricevuta.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                      Ef 4,1-6
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo
battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Lc 7,16

Alleluia, alleluia.

Un grande profeta è sorto tra noi,
e Dio ha visitato il suo popolo.

Alleluia.

VANGELO

Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.                             

Gesù moltiplica pane e pesci per cinquemila persone. È questo uno dei miracoli che più è rimasto impresso negli apostoli. E dopo aver compiuto questo gesto di generosità nei confronti di chi l’aveva seguito con tanta fiducia, Gesù si scopre e si rivela con chiarezza, ma la folla non lo capisce e lo rifiuta.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                          Gv 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Tra la folla che segue Gesù c’è anche un ragazzo con una sacca con del pane e del pesce. Gesù gli piace, si direbbe che si è portato la scorta dei viveri per poterlo ascoltare più a lungo. Alla fine mette a disposizione di Gesù tutto ciò che si è portato dietro e tutti mangiano e si saziano. È il miracolo più scenografico di tutto il Vangelo. Un’inaspettata abbondanza di pane e pesci per migliaia di persone, che è il segno più eloquente del realizzarsi del regno di Dio.

Il grande miracolo
Una grande folla ha attraversato il lago per raggiungere Gesù. Gesù non ne è infastidito, anzi ne prova compassione e li accoglie. Finora è lui che li cercava, ora è la folla che lo cerca affamata della sua parola, fino a dimenticarsi di mangiare.
È vicina la Pasqua, la grande festa dei Giudei, e il miracolo collega Gesù a Mosè, che nel deserto sfamò il popolo con la manna (prima lettura).
Nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca gli apostoli suggeriscono a Gesù di mandare a casa la gente, perché si è fatto tardi e il luogo è isolato. Invece per Giovanni è Gesù a prendere l’iniziativa e provoca gli apostoli a dar loro da mangiare. Interviene Filippo per dire che nemmeno 200 denari (l’equivalente di 200 giornate di lavoro!) sarebbero bastati per un pezzo di pane ciascuno, tanto sono numerosi. Andrea invece, che forse ha immaginato le intenzioni di Gesù, gli suggerisce che c’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Però aggiunge: «Ma che cos’è questo per tanta gente?».
C’è tanta erba in quel luogo e Gesù invita tutti a sedersi. I sinottici aggiungono che si compongono in gruppi di cinquanta e di cento, a formare tante tavole pronte a condividere. Gesù allora prende quei pochi pani e i due pesci e dice: «Benedetto sii tu, Jahvè nostro Dio, re dell’universo, che fai crescere il pane della terra». E passa poi a servire personalmente i vari gruppi di pane e di pesce. Ce n’è per tutti, si saziano e se ne porteranno a casa. Ne avanzeranno 12 ceste piene.

Gesù è il messia
La gente è colpita dal miracolo. Non pensa a un gesto di magia, ne coglie al volo il significato messianico e riconosce in Gesù l’atteso messia e vuole farlo re. Quella è l’abbondanza annunciata dai profeti, che parlarono di un tempo di grande benessere per tutti, come dice Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande… un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati» (25,6).
Gesù non sollecita quella gente alla ribellione contro il potere politico dei Romani, né contro l’oppressione della legge e di chi ne detta le regole. Ma parla loro attraverso il miracolo dell’amore generoso di Dio e della solidarietà, premesse per cominciare una società radicalmente nuova, in cui il pane viene moltiplicato e condiviso. Un popolo nuovo che parte dal basso, da gente umile come questa.
Per l’evangelista Giovanni la moltiplicazione del pane e dei pesci è un «segno» importante ed è preludio dell’Eucaristia. Infatti per cinque domeniche, a partire da questa, ci verrà proposto il dialogo che seguirà questo miracolo, percepito dalle folle e dallo stesso Gesù come straordinario. Ma Gesù si meraviglierà della loro incapacità di riconoscerlo e li inviterà a «prendere o lasciare».

Un pezzo di pane per tutti
Come sentirci coinvolti in questo miracolo? Questi prodigi, come quello di Eliseo, sono possibili soltanto grazie alla generosità di un uomo e di un ragazzo anonimi. Per questo il Signore propone anche a noi di mettere a disposizione quel poco che abbiamo, sapendo che lui lo moltiplicherà a dismisura. I grandi miracoli partono spesso da gesti umili. Anche un bicchiere d’acqua e un pezzo di pane dati con generosità non andranno perduti nella prospettiva del regno.
La vera storia comincerà quando tutti gli uomini potranno avere un pezzo di pane. Nel mondo milioni di bambini muoiono ogni anno di fame, mentre «a Milano vengono buttati 400 quintali di pane al mese. E nessuno li vuole» (Corriere della Sera). Nelle città un terzo della spesa finisce nella spazzatura. Ciascuno di noi è chiamato a farsi pane, a condividerlo con i fratelli. «Credo sia più facile moltiplicare il pane, che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti» (David Maria Turoldo). Scrive Enzo Bianchi nel suo libro Il pane di ieri: «Pane che basta a tutti solo quando è spezzato e condiviso».
Come dice la Gaudium et spes: «Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, e tuttavia una gran parte degli uomini è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria» (4). «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli, così che i beni creati debbono essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità» (69).
La nostra Chiesa è nata dalla povertà semplice e libera di Gesù e degli apostoli. Nei primi secoli si è diffusa soprattutto tra i ceti popolari e ha manifestato una straordinaria e organizzata solidarietà. Un modo di vivere e di manifestarsi che dovrebbe caratterizzare le nostre comunità cristiane in ogni tempo, per essere credibili nel nostro annuncio.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Il 22 ottobre 1860 a Torino-Valdocco avvenne un fatto straordinario. Ne fu testimone Francesco Dalmazzo, arrivato per studiare con Don Bosco a 15 anni. Aveva grande volontà, ma salute debole. Don Bosco non avrebbe voluto accoglierlo tra i suoi ragazzi poveri. Di fatto dopo qualche giorno disse a Don Bosco: «Io le voglio bene, ma se continuo a stare qui mi ammalerò. Se permette, scrivo a mia mamma di venire a riprendermi». Così fece. Ma la mattina in cui doveva partire, volle ancora confessarsi da Don Bosco. Mentre attendeva per la confessione, vide tornare tre volte i garzoni del pane che dissero a Don Bosco che pane per la colazione non ce n’era più. Don Bosco prima li mandò dal panettiere Magra; saputo poi che il panettiere non voleva più darglielo a credito, disse di raccogliere tutto il pane che c’era all’Oratorio, che sarebbe venuto a distribuirlo lui stesso alla porta. Francesco capì che forse stava per capitare qualcosa di straordinario. Uscendo per primo, fece cenno a sua madre che l’aspettava con la valigia di avere pazienza ancora un po’. «Quando arrivò Don Bosco – è la sua testimonianza giurata al processo per la canonizzazione di Don Bosco – presi una pagnotta per primo, guardai nel cesto e vidi che conteneva da una quindicina a una ventina di pagnottelle. Quindi mi collocai inosservato proprio dietro Don Bosco, sopra il gradino, con tanto di occhi aperti. Don Bosco iniziò la distribuzione. I giovani gli sfilavano davanti, contenti di ricevere il pane da lui, e gli baciavano la mano, mentre egli a ciascuno diceva una parola, dava un sorriso. Tutti gli alunni, circa 400, ricevettero la loro pagnotta. Finita la distribuzione, volli riesaminare la cesta del pane: nel canestro c’era la stessa quantità di pagnotte di prima. Restai sbalordito. Corsi difilato da mia mamma e le dissi: “Non vengo più a casa. Qui si mangia poco, ma Don Bosco è un santo”. Questa fu la sola causa che mi indusse a restare all’Oratorio e a farmi salesiano». Francesco Dalmazzo divenne sacerdote, fu per otto anni direttore nell’istituto salesiano di Torino-Valsalice, e fu il primo procuratore generale della congregazione salesiana presso la Santa Sede.

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4. Parola da Vivere – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

COMMENTO

Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucaristia, ma ha il capitolo VI che parla abbondantemente del corpo e del sangue di Gesù e della necessità di cibarsene, per ricevere la vita stessa di Dio, quella eterna. Il legame con la Pasqua è espresso chiaramente. La situazione creata è favorevole: una grande folla che cerca il Signore, il luogo solitario, la fame.
Gesù alza gli occhi, legge il bisogno delle persone e decide di prendersene carico. Egli sa già quello che vuole fare, ma prima mette alla prova Filippo, cioè gli dà l’opportunità di mettere a frutto la sua conoscenza e la sua fede in Gesù. Ma sia lui che Andrea non si mostrano all’altezza della situazione. Così i due apostoli faranno un passo avanti nella conoscenza di Gesù, solo sperimentando la distanza tra quello che loro pensano di lui e quello che egli effettivamente è ed è capace di fare. È il tema della fede che in questo capitolo si intreccia strettamente con quello eucaristico. Infatti, quando la folla vorrà farlo re, Gesù si sottrarrà perché non solo non lo conoscono e non hanno fede, ma vogliono fare di lui un personaggio totalmente diverso dal messia obbediente al Padre, che salva il mondo, dando la propria vita.
Alcuni commentatori non vedono nulla di particolare nella menzione di un ragazzo, se non un collegamento con il servo di Eliseo, cui il profeta ordina di portare il pane moltiplicato davanti alla gente. Intanto noi possiamo notare che questo segno, così importante nel vangelo di Giovanni, ha inizio dalla volontà di Gesù e dalla disponibilità di un ragazzo, persona senza importanza per gli adulti, che mette a disposizione quello che ha: egli diventa così una primizia della nuova umanità. Per questo risulta interessante la nota di alcuni autori, che vedono in questo ragazzo ogni discepolo, chiamato a mettere a disposizione del Signore tutto quello che ha, perché sia condiviso e colmi la fame di chi ha bisogno.
Il miracolo avviene sotto gli occhi di tutti e tutti mangiano il pane; Giovanni però sottolinea l’aspetto eucaristico, usando i verbi dell’Eucaristia e facendo ordinare a Gesù di raccogliere gli avanzi: nulla del dono di Dio deve andare sprecato. L’Eucaristia è il sacramento dell’amore e della vita di Dio, comunicati attraverso il corpo e il sangue di Cristo: tutto questo amore va vissuto nella comunità e distribuito secondo i tempi e i bisogni di ciascuno. Quello che avanza dal banchetto deve essere riservato anche per chi non ha potuto essere presente o entrerà più tardi nella comunità?
Ogni parrocchia che si specchia in questo brano è invitata ad attirare la folla, a guardarla con amore, a scoprire i suoi bisogni, visibili e invisibili, a decidere di andarvi incontro, a coinvolgere tutti quelli che possono aiutarla, a valorizzare anche persone e risorse ritenute insufficienti o insignificanti, a sollevare gli occhi al cielo e benedire il poco che ha, a fidarsi della potenza di Dio e a distribuire tutto ciò che ha. I miracoli Dio è capace di farli anche oggi.
Ciascuno di noi può riconoscersi nella folla quando, sperimentata la potenza di Gesù, gli chiede di diventare re, per risolvere i propri problemi quotidiani. Mettendoci di fronte a lui, siamo invitati a domandarci se desideriamo lui e il suo amore o la sua potenza a nostro servizio. La differenza è tra la fede e il tentativo di impossessarsi di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Filippo risponde sul piano “economico” e ritiene che, non avendo denaro sufficiente, non si possa provvedere: resta paralizzato. È lontano dalla mentalità di Gesù. Circa il prendersi cura dei bisogni dei fratelli, consideriamo anche noi determinante la copertura finanziaria preventiva? Con questo criterio, Don Bosco non avrebbe fatto nulla per i suoi ragazzi.
  2. Andrea ha trovato una risorsa “materiale”, ma la giudica irrisoria e rimane scoraggiato e inerte. Non ha fiducia nella potenza dell’amore di Gesù. Quante volte abbiamo ritenuto insufficienti le risorse umane e spirituali in nostro possesso? Contando solo su di noi abbiamo perso di vista di essere semplicemente dei collaboratori di Gesù.
  3. Il ragazzo mette il suo poco e il suo tutto nelle mani di Gesù. Avviene il miracolo. Guardiamo la nostra vita e lodiamo il Signore per i miracoli che ha compiuto, quando, senza fare calcoli, abbiamo messo nelle sue mani noi stessi e le nostre capacità.
  4. La folla, invece di credere, vuole servirsi di Gesù per i propri scopi. Il Signore si sottrae. Pretendiamo anche noi che Gesù faccia ciò che vogliamo noi? Come reagiamo quando non ci risponde

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Con il poco che abbiamo, proviamo ad aiutare una persona bisognosa, fidandoci che il Signore interverrà.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018