Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 5 LUGLIO 2026 – XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

5 LUGLIO 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DIO SI RIVELA AI PICCOLI

 Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 5 LUGLIO 2026 – XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

5 LUGLIO 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DIO SI RIVELA AI PICCOLI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ci lasciamo abbagliare dalla sapienza del mondo e trascuriamo quella che viene da te. Kyrie eleison.
  • Cristo, Cristo, siamo stanchi e oppressi e cerchiamo consolazione e ristoro lontano da te. Christe eleison.
  • Signore, abbiamo stimato poco le persone umili e miti, come te. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Padre è vicino agli umili, si lascia conoscere e ascolta le loro preghiere. Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Padre.

  • Perché non ci scoraggiamo per le nostre debolezze e ci fidiamo del tuo amore misericordioso. Preghiamo.
  • Perché accogliamo con gioia la parola di Gesù che ci permette di conoscerti nella verità. Preghiamo.
  • Perché accogliamo il ristoro spirituale che Gesù ci offre ogni giorno con la sua parola e la sua vicinanza. Preghiamo.
  • Perché l’ascolto della tua parola ci sia di aiuto, quando siamo posti di fronte a una scelta difficile. Preghiamo.

O Padre, tu hai scelto di esserci vicino nel tuo Figlio Gesù. Donaci il tuo Santo Spirito, perché ci aiuti a imparare da Gesù a vivere da figli tuoi. Per Cristo nostro Signore.

 

 

Pubblicato il

1. ORAZIONI – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NOCHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

Antifona

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che nel tuo Figlio povero e crocifisso
ci fai ricchi del dono della tua stessa vita,
rinvigorisci la nostra fede,
perché nell’incontro con lui
sperimentiamo ogni giorno la sua vivificante potenza.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali
compi l’opera della redenzione,
fa’ che il nostro servizio sacerdotale
sia degno del sacrificio che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome. (Sal 102,1)

oppure:

«Padre, prego perché tutti siano una cosa sola, 
perché il mondo creda che tu mi hai mandato», 
dice il Signore. (Gv 17,20-21)

*A
«Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, 
la troverà in eterno», dice il Signore. (Mt 10,39)

Dopo la comunione

Il santo sacrificio che abbiamo offerto e ricevuto, o Signore,
sia per noi principio di vita nuova,
perché, uniti a te nell’amore,
portiamo frutti che rimangano per sempre.
Per Cristo nostro Signore.

 

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

COMMENTO 

Il Vangelo di questa domenica è fondamentale per capire che cosa Gesù intende per fede in Dio.
Non parla di nuova religione, ma di un nuovo modo di relazionarci con il Padre che stravolge e sovverte i sacri valori su cui è fondata la società del suo tempo: il Tempio di Gerusalemme segno della presenza di Dio nella storia; la religione arroccata attorno alla sottomissione radicale alla  Legge ed alla opprimente e nevrotica osservanza dei 613 obblighi che trasformano il riposo del Sabato in una umiliante ossessione di divieti a cui sottostare; ed,  infine, la famiglia dove regna la figura del padre dittatore e padre assoluto ed indiscutibile.
Tutto questo va contro la volontà di Dio che vuole i suoi figli liberi da qualsiasi legame e sottomissione.
Lui richiede un  amore libero da qualsiasi legame.
L’affetto per i genitori non deve essere imposto, ma naturale sbocco di una relazione fondata sulla carità e riconoscimento reciproco.
La famiglia cristiana è la testimonianza di Dio che si fa accoglienza, sostegno e solidarietà.
È il tabernacolo e la prova di un modo di vivere nella libertà e nell’intelligenza con amore.
La fede in Dio deve far nascere in noi una spiritualità che ci spinge a privilegiare i piccoli della società civile . Chi sono costoro? Non sono di certo i fannulloni, gli scrocconi o i furbetti che vivono di espedienti o sulle spalle del prossimo.
Sono gli abbandonati, i poveri, gli anziani soli, i perseguitati , gli emarginati…
Infine, davanti a Dio il concetto di Patria non assume il colore di una bandiera, ma dà vita ad una policromia di appartenenza pluriforme di lingue, razze, culture, tradizioni e realizzazioni politiche finalizzate all’unità ed all’uguaglianza di diritti e di doveri senza discriminazioni di alcun tipo.
Realizzare questo significa accettare di  portare la croce. Assumersi in prima persona gli obblighi che sgorgano dall’autentica fede nel Dio amore, vuol dire rendere presente la reale presenza di Gesù nella storia umana.
Tutte le volte che, in nome di Cristo, asciughiamo una lacrima, o facciamo rinascere una speranza, o eliminiamo un’ingiustizia, o ci opponiamo all’opportunista egoista, o recidiamo le radici ingiuste e violente di qualsiasi guerra, Dio non si limiterà a  compensarci con quanto aspetta di diritto a profeti o discepoli,  ci darà molto di più; se stesso per l’eternità.
Allora anche le nostre sofferenze, persecuzioni e morti, come quelle di Cristo, avranno pieno significato e valore, per sempre, nella nostra Risurrezione nel cuore amoroso e paterno del Padre nostro.
Mai come oggi, portare la Croce, implica scoprire  e testimoniare tutto quello che il Vangelo richiede per poterci presentare al mondo come cristiani coerenti e sinceri.

COMMENTO 2

Dio non si lascia vincere in generosità

O Dio Padre,
Ti ringraziamo per aver ispirato il gesto dell’ospitalità alla donna sunammita,
che accolse in casa sua il Tuo profeta Eliseo.
Tu che non Ti lasci vincere in generosità, hai ricompensato la donna con il dono che desiderava, la fecondità.
Cantiamo la Tua bontà, o Dio buono, fedele alle Tue promesse.

O Gesù,
Tu ci chiedi di amarti più di tutti e di tutto,
di darti il cuore, di dedicarci totalmente a Te.
Seguirti comporta il prendere ogni giorno la propria croce,
morire al peccato, a se stessi e al mondo per amare come Te, fino al dono totale della propria vita.
Chi accoglie i discepoli – piccoli, semplici e poveri testimoni del Vangelo – accoglie Te e il Padre Tuo, e non perderà la sua ricompensa.
Chi perde la vita per Te, la salverà in eterno.

O Spirito Santo,
Tu ci ricordi che siamo discepoli missionari in virtù del Battesimo,
che ci ha reso partecipi della Pasqua del Signore Gesù.
Sepolti con Lui nella sua morte redentrice, siamo rinati a vita nuova.
Aprendoci alla Tua azione, viviamo in Gesù la vita nuova, nella lode del Padre e nel servizio dei fratelli.

Maria SS.ma,
donna eucaristica, con Te ringraziamo il Padre
che in questa Eucaristia opera la redenzione,
liberandoci dalle tenebre del peccato.
Aiutaci a rimanere uniti al Tuo Figlio Gesù per portare il frutto dell’amore.

Amen!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

La prima volta che abbiamo ascoltato i primi versetti di questo brano, certamente siamo rimasti perplessi o sconvolti. Gesù sembra porsi in competizione con gli affetti più cari. La conseguenza non è meno dura: «… non è degno di me», ripetuto due volte.
È necessario mettersi in atteggiamento di ascolto e di preghiera, per entrare nel dono che Gesù ci fa con queste sue parole.
Poco prima Gesù dice di essere venuto a portare non la pace, ma una spada (10,34). Certamente non sta parlando della spada che un discepolo estrarrà al momento del suo arresto, ma della spada della sua Parola, quella che nella lettera agli Ebrei è detta «a doppio taglio» e capace di scrutare «i sentimenti e i pensieri del cuore» (cf Eb 4,12). Egli sa bene che la sua Parola creerà divisione anche nelle famiglie, per questo avverte i suoi discepoli: se dovesse essere necessario scegliere tra i famigliari e lui, essi sanno di non avere alternative, perché è in gioco il loro rapporto con Gesù e la salvezza. Chi rinnega il Signore, per salvare gli affetti terreni, lo costringe a rinnegare lui davanti al Padre, come abbiamo ascoltato domenica scorsa.
Non basta. La sequela di Gesù esige anche di seguirlo sulla strada della croce, portando la propria. Certamente Matteo qui fa riferimento alle persecuzioni che già hanno afflitto i discepoli e che si ripeteranno lungo la storia fino a oggi. Anche la vita in questo mondo passa in secondo piano rispetto alla fedeltà verso il Signore. La scelta è drammatica, ma necessaria: chi crede di salvare la propria vita, cedendo alle richieste dei persecutori (o alle lusinghe di questo mondo), in realtà la spreca e la perde, rinunciando alla vita eterna; chi invece investe la propria vita nella sequela del Signore e nel servizio dei fratelli e del Vangelo si realizza in questo mondo, come figlio di Dio, e attraverserà la morte, risorgendo alla vita eterna.
Le esigenze della sequela di Cristo in certe situazioni possono essere laceranti, per questo l’evangelista, al fine di incoraggiare gli evangelizzatori, conclude con un dono immediato: il discepolo che annuncia il Vangelo è assimilato a Gesù stesso, che lo collega direttamente al Padre. È questo il modo di Matteo di esprimere ciò che in Giovanni diventa l’inabitazione reciproca tra Gesù e il discepolo, che vive la sua Parola.
La conclusione riguarda chi accoglie e aiuta gli evangelizzatori. Agli inizi si trattava spesso di dare ospitalità ai predicatori itineranti. Il Signore, con chi li ospita, si impegna in una promessa straordinaria: la ricompensa sarà corrispondente alla persona accolta, quindi all’evangelizzatore, a Cristo e al Padre.
Da noi non capita spesso e a tutti di avere l’opportunità di ospitare in casa un evangelizzatore, ma i modi di aiutare e sostenere i predicatori del Vangelo, che dedicano la propria vita a Cristo e ai fratelli, sono molti, vari e alla portata di tutti. Il Signore ricompensa sempre, in questa vita e nell’altra.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «… più di me». Gesù non si mette in competizione, ma insegna la verità. Chi ama Cristo e lo mette al centro della vita e di ogni scelta, nelle situazioni difficili saprà fare la scelta giusta e buona per sé e per gli altri.
  2. Prendere la propria croce. Qui non c’è scelta. Tutti abbiamo una croce personale, anche quelli che non la vogliono. Si tratta di decidere se portarla dietro al Signore per la salvezza nostra e delle persone che amiamo, oppure di rifiutarla, lasciandoci schiacciare da essa, senza salvezza.
  3. Vivere per sé o per Cristo e i fratelli. È un tragico errore pensare di realizzarsi nell’egoismo, in realtà si cammina verso l’isolamento e la morte. Chi vive per gli altri, può avere a volte l’impressione di sprecare la vita, ma Gesù dice che la spende bene e porterà frutti di vita eterna per sé e gli altri.
  4. Un bicchiere di acqua fresca. Quando si tratta di aiuto ai fratelli, non conta la quantità, ma l’amore con cui agiamo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Aiutare, secondo le nostre possibilità, sacerdoti e religiosi/e e parlare bene di loro.

 

Pubblicato il

2. introduzioni – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

Il Signore ha sempre avuto bisogno di collaboratori, a cominciare dagli apostoli. Anche oggi chiama a collaborare con lui e a servire i fratelli, uomini e donne che accettano di seguirlo, lasciando tutto. Anche la comunità ha bisogno di persone che annuncino il Vangelo a tempo pieno. Tutti siamo invitati a essere riconoscenti e a prestare loro un aiuto concreto, secondo le nostre possibilità.

PRIMA LETTURA

Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Questo racconto sul profeta Eliseo è rivolto al popolo di Dio, perché impari a riconoscere e accogliere gli uomini che il Signore manda come suoi messaggeri. La donna di cui si parla ha agito con fede e amore gratuito, facendo più del necessario. Anche la ricompensa, che riceve da Dio attraverso Eliseo, va al di là delle sue aspettative

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.

Il Battesimo attraverso l’acqua realizza il dono della vita nuova, purificata e piena, che Dio fa a chi crede in Gesù Cristo. San Paolo sottolinea che il battezzato davvero «muore» alla vita vecchia, attraverso l’immersione nella morte di Cristo. Questo dono richiede a noi la coerenza della vita.

VANGELO

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

In questo brano sono contenute le ultime istruzioni di Gesù agli apostoli in vista della missione. Matteo, mentre scrive, pensa anche ai nuovi predicatori del Vangelo e non fa sconti: con chiarezza e forza ricorda ciò che è richiesto agli evangelizzatori in rapporto a Cristo. Conclude con un incoraggiamento, affermando che gli evangelizzatori sono assimilati a Cristo e che la ricompensa a chi li accoglie non andrà perduta.

Pubblicato il

4. Letture – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

PRIMA LETTURA

Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Questo racconto sul profeta Eliseo è rivolto al popolo di Dio, perché impari a riconoscere e accogliere gli uomini che il Signore manda come suoi messaggeri. La donna di cui si parla ha agito con fede e amore gratuito, facendo più del necessario. Anche la ricompensa, che riceve da Dio attraverso Eliseo, va al di là delle sue aspettative

Dal secondo libro dei Re         2Re 4,8-11.14-16a

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare”.
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: “Che cosa si può fare per questa donna?”. Il servo disse: “Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio”. Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: “L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio”.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 88 (89)

R.  Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.  R.

SECONDA LETTURA

Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.

Il Battesimo attraverso l’acqua realizza il dono della vita nuova, purificata e piena, che Dio fa a chi crede in Gesù Cristo. San Paolo sottolinea che il battezzato davvero «muore» alla vita vecchia, attraverso l’immersione nella morte di Cristo. Questo dono richiede a noi la coerenza della vita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani         Rm 6,3-4.8-11

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all’ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)

Alleluia.

VANGELO

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

In questo brano sono contenute le ultime istruzioni di Gesù agli apostoli in vista della missione. Matteo, mentre scrive, pensa anche ai nuovi predicatori del Vangelo e non fa sconti: con chiarezza e forza ricorda ciò che è richiesto agli evangelizzatori in rapporto a Cristo. Conclude con un incoraggiamento, affermando che gli evangelizzatori sono assimilati a Cristo e che la ricompensa a chi li accoglie non andrà perduta.

Dal Vangelo secondo Matteo           Mt 10,37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Parola del Signore.

 

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

 Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 28 GIUGNO 2026 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

28 GIUGNO 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, a volte per paura di perdere stima e amicizia, ti abbiamo messo da parte. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo rifiutato di prendere la nostra croce dietro di te e ti abbiamo lasciato solo. Christe eleison.
  • Signore, non abbiamo aiutato i ministri della tua parola e ci siamo rivolti a loro solo per i nostri bisogni. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Fratelli e sorelle, preghiamo Dio, che oggi ci accoglie e raduna. Chiediamogli la forza di portare la croce accanto a Gesù e di accoglierlo specialmente nei poveri.
Ripetiamo: Ascoltaci, o Signore!

  • Per tutti i pastori che hanno cura del popolo di Dio: perché nella loro vita l’annuncio del Vangelo abbia la precedenza su ogni altra cosa. Preghiamo.
  • Per i genitori e i figli: perché gli uni sappiano rispettare la personalità e la vocazione dei giovani; gli altri, perché non dimentichino l’amore e la dedizione dei loro genitori, specialmente quando sono anziani. Preghiamo.
  • Per tutti i battezzati: perché si ricordino di essere stati immersi nella morte di Cristo per vivere una vita nuova, e aver parte alla sua risurrezione. Preghiamo.
  • Per la nostra comunità: affinché sappia dare la testimonianza di accogliere fraternamente gli stranieri, i poveri, gli anziani, i malati. Preghiamo.

Padre, tu ci chiami ad accettare totalmente Gesù e la sua Parola, a portare la croce accanto a lui, e ad accogliere con amore i profeti, i giusti, i piccoli. Aiutaci a convertirci, perché diventiamo come tu ci vuoi. Per Cristo nostro Signore.

 

 

Pubblicato il

Vincere sulla “luna storta” degli altri (23 giugno 2026)

Vincere sulla “luna storta” degli altri

Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

23 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

COMMENTO

Possiamo pensare a volte che il cristianesimo sia una specie di galateo spirituale. «Io tratto bene te, tu tratti bene me, e viviamo tutti in pace». Che la «regola d’oro» sia, appunto, un pacchetto di reciprocità commerciale, per cui ci comportiamo bene per ricevere il contraccambio. Non è esattamente questo ciò che chiede il Vangelo di oggi.
Questo brano fa proprio saltare questa logica, chiedendo qualcosa che è un po’ contrario alla logica del mondo, e cioè ci chiede di amare per primi, sempre, senza aspettare che sia l’altro a fare il primo passo. A volte le prime, silenziose guerre interiori dentro di noi nascono fin dal mattino, quando mettiamo piede in cucina, o in ufficio, a scuola o in parrocchia, e le persone che incrociamo ci girano le spalle e non ci salutano. Come prima reazione, ci chiudiamo e diventiamo anche noi, senza accorgercene, specchio del loro malumore.
Concretamente, allora, possiamo dire che il Vangelo ci chiede di prevenire quel saluto che potrebbe non arrivare, salutando noi per primi! Di agire nei confronti degli altri con una giustizia sovrabbondante. Di non mendicare sempre la gentilezza altrui, ma di offrire per primi gentilezza a chi incontriamo.
Questo modo di vivere evangelico, però, sta un po’ stretto alla logica del mondo, che invece sostiene: «Se non ti salutano, non salutare nemmeno tu… Se ti trattano male, tratta male anche tu… Non farti mettere i piedi in testa da nessuno». Infatti, quello che ci blocca nel fare sempre il primo passo verso gli altri è proprio il terrore di passare per stupidi, che il nostro bene sia calpestato…
«Entrate per la porta stretta»: Gesù, in qualche modo, ci sta dicendo che possiamo iniziare a fare noi il primo passo solo se posiamo il nostro bagaglio pieno di pregiudizi, di pretese di riconoscimento, della voglia di pretendere sempre un applauso. La “porta stretta” ci chiede di rimpicciolirci un po’ per non vivere più in base alla “luna storta” degli altri. Ci chiede di divenire noi per primi quei “profeti del bene” di cui il mondo ha sempre più bisogno.

Pubblicato il

La preghiera serve a cambiare noi (18 giugno 2026)

La preghiera serve a cambiare noi

Giovedì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

18 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

COMMENTO

Quando iniziamo a pregare, dobbiamo riconoscere una tendenza interiore che è abbastanza comune a tutti. Crediamo che, per comunicare con Dio, siano necessarie molte parole, metodi speciali o espressioni “giuste” che sembrano cariche di poteri particolari. Ma il Vangelo descrive questo comportamento con il termine greco battalogéō, che indica l’azione di parlare in modo confuso o di ripetere parole prive di un contenuto reale. Per i pagani, per esempio, la preghiera era uno strumento per attirare l’attenzione di una divinità ritenuta incapace di sentire, poco attenta alla vita degli uomini o da convincere con ostinazione. Al contrario, Gesù afferma che il Padre conosce le necessità degli uomini prima ancora che esse siano espresse.
La funzione della preghiera è quella di ricordarci la nostra condizione di figli. La preghiera non modifica la volontà di Dio, ma agisce sulle persone. Elimina in noi la convinzione – e la presunzione – errata di dover spiegare a Dio gli eventi della nostra vita. Con poche parole che racchiudono un’intenzione profonda – ci dice Gesù – la comunicazione è completa. Quando pronunciamo la frase «Sia santificato il tuo nome» o domandiamo il pane, stiamo dichiarando la nostra fiducia.
Eppure esiste una condizione specifica che risulta difficile da accettare e da praticare. Dice Gesù: «Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Se dovessimo definire che cos’è il perdono, dovremmo rispondere che esso non è un’emozione, ma una scelta della volontà. Se infatti non annulliamo un debito morale nei confronti di qualcuno, anche il nostro animo rimane chiuso alla benevolenza del Padre. È inutile curare l’aspetto esteriore se dentro di noi permane, per tutta la vita, un risentimento persistente. Chiediamo al Signore che la preghiera, detta e vissuta, sia anzitutto un antidoto per la nostra conversione.