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Fidarsi delle Spalle che abbiamo davanti (26 maggio 2026)

Fidarsi delle Spalle che abbiamo davanti

Mercoledì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
27 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

COMMENTO

L’aria vicino a Gerusalemme si è fatta pesante. Già si sente l’odore del pericolo. E proprio come accade a noi quando abbiamo paura – e cerchiamo di controllare le cose per assicurarci una nicchia di potere – Giacomo e Giovanni fanno a Gesù una richiesta sfacciata: «Concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Dentro questa pretesa ci siamo anche noi. Se il lavoro è a rischio, se una relazione si rompe, se la vita in generale traballa… la nostra prima reazione non è la fede, non è la conversione, ma l’accaparramento. Chiediamo a Dio di firmarci una polizza assicurativa. E la risposta che Gesù dà ai due discepoli non è quella che speravano: «Voi non sapete ciò che chiedete».
In questa scena, ciò che colpisce è un dettaglio che l’evangelista non risparmia di scrivere: «Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli». Non è la descrizione di una fila indiana, ma del Maestro che ci precede e ci fa da scudo. Tradotto, significa che è lui che incassa per primo l’impatto del vento e del buio. Forse la nostra ossessione per i primi posti nasce proprio perché non ci fidiamo delle spalle di Gesù che abbiamo davanti a noi. E così pensiamo di doverci sempre salvare da soli.
Anche noi, insieme a Giacomo e Giovanni, abbiamo bisogno di una terapia d’urto: «Chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». Questa è la terapia: smettere di difendere il proprio perimetro e cominciare a occuparsi di quello degli altri. Farsi servi del presente di qualcuno è l’unico modo per non essere schiavi della paura del domani.

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Il “centuplo” che nessuno vuole insieme alle persecuzioni – 26 maggio 2026

Il “centuplo” che nessuno vuole insieme alle persecuzioni

San Filippo Neri
26 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Mc 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

COMMENTO

«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Nel modo in cui Pietro inizia a parlare a Gesù si può intuire un filo di pretesa. E forse anche un po’ di ansia malcelata. Del resto, è anche il nostro modo di parlare e di ragionare quando, dopo aver fatto un grande sacrificio, ci ritroviamo a chiederci se ne sia valsa davvero la pena. È umanissimo. Abbiamo bisogno di essere rassicurati di non aver perso tempo ed energie, che il bilancio della nostra vita sia ancora in attivo…
Gesù conosce quella “contabilità” che tutti ci portiamo un po’ dentro; per questo non si scandalizza di Pietro. Promette il «centuplo», ma anche “meta diōgmōn”, cioè «insieme a persecuzioni», una clausola di cui faremmo volentieri a meno. Gesù gioca a carte scoperte, tanto con Pietro quanto con ciascuno di noi. Tradotto, significa che la benedizione di Dio non ci isola dal dolore, ma ci cammina dentro. Quel centuplo non ci risparmia i problemi. Non è un’assicurazione sulla vita che ci esenta dalla fatica e dal fallimento.
Quando pensiamo che seguire Gesù significhi avere una strada spianata, stiamo ancora ragionando come Pietro e continueremo a ribattere tutti i nostri «Ecco…». Nel nostro immaginario religioso spesso crediamo che la vita eterna cominci dopo la morte. In verità, Gesù ci ricorda che per noi è già iniziata, nella misura in cui sappiamo vivere il presente trovando gusto nelle cose, sapendo stare dentro le relazioni in modo nuovo, vedendo nella nostra comunità una casa e non una stazione di transito…
Allora ci troveremmo a vivere un felice paradosso: sentirci profondamente felici e custoditi in questo tempo presente, nonostante tutto attorno a noi sembri crollare. Ma questo è uno stile di vita profondamente cristiano, che va coltivato sempre, perché la tentazione potrebbe essere quella di pensare che accumulare meriti ai suoi occhi ci metta al sicuro dalle tempeste e dalle persecuzioni.
«Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi primi», dice Gesù come ultimo avvertimento. Nessuna rinuncia passata ci dà il diritto di guardare gli altri dall’alto. Davanti a Gesù si resta sempre piccoli e a mani vuote. Saremo beati in questo presente se saremo disposti a ricevere tutto da Lui come un dono inatteso.

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Le cose veramente importanti nascono dai nostri crolli – 25 maggio 2026

Le cose veramente importanti nascono dai nostri crolli

Beata Vergine Maria Madre della Chiesa
25 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Gv 19,25-34

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

COMMENTO

Inseguiamo il mito che le grandi cose della vita si decidano nei momenti di forza, quando tutto va bene. E così ci costruiamo corazze di autosufficienza, convinti che, per essere accettati, dobbiamo apparire agli occhi del mondo impeccabili e possibilmente risolti.
Ma poi ci capita di arrivare ai piedi della Croce, nel momento più buio della nostra vita, e scopriamo che le cose veramente importanti – il senso che diamo alle persone e alle cose, le nostre relazioni più vere, perfino la nostra stessa fede – nascono proprio dai nostri crolli.
Gesù, inchiodato a una croce, trova ancora la forza di rovesciare la nostra visuale su ciò che pensiamo sia la fine di tutto: «Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé».
È troppo poco pensare che quel discepolo accolga Maria semplicemente nella sua casa. Non è una questione di mura o di stanze. Quel discepolo accoglie la madre di Gesù nello spazio più intimo della sua vita: quello spazio dove siamo disarmati e non abbiamo difese da alzare.
Quell’«Ecco tua madre!» è un promemoria per ciascuno di noi: l’unico modo per non soccombere al dolore è smettere di bastare a se stessi. La fede nasce da un affidamento reciproco dentro le nostre ferite comuni. Per questo abbiamo bisogno di accogliere Maria come il discepolo amato.
Potremmo dire che la storia finisca con questo affidamento reciproco, ma l’evangelista ha ancora un po’ di inchiostro per regalarci un ultimo dettaglio: un soldato colpì il costato di Gesù e subito «ne uscì sangue e acqua». Dal corpo di Cristo non esce vendetta, ma una sorgente capace di purificare ogni cosa. Da quel costato Cristo ci dona lo Spirito, ci dona una vita nuova che scorre proprio lì dove siamo stati feriti.
Davanti a questa pagina drammatica, eppure carica di speranza, dovremmo chiederci non più che cosa possiamo fare per non soffrire, ma quanta parte di noi siamo disposti a far entrare in quello spazio intimo. Solo se avremo il coraggio di accogliere l’altro nella nostra povertà e nella nostra finitudine, non dovremo più continuare a difenderci da soli.

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Il Signore ci liberi dal confronto – 23 maggio 2026

Il Signore ci liberi dal confronto

Sabato della VII Settimana di Pasqua
23 maggio 2026

Don Antonio Carriero

 

Gv 21,20-25

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

COMMENTO

Ci sono momenti in cui non riusciamo a stare dentro la nostra vita senza guardarci attorno. Pietro ha appena sentito Gesù dirgli: «Pasci le mie pecore». Ha ricevuto una missione, e invece di concentrarsi su questo si gira. Vede che lo seguiva il discepolo amato da Gesù e non resiste alla tentazione di domandare: «Signore, che cosa sarà di lui?». C’è una ferita profonda in noi che ci spinge a misurare il nostro destino sul metro altrui, quasi a cercare una rassicurazione o a rivendicare un’ingiustizia. Ma Gesù gli risponde in modo inaspettato: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Pietro dovrà camminare per Gesù e spendersi per lui fino a morire; l’altro discepolo dovrà rimanere nel mondo come memoria viva dell’amore fino al ritorno di Gesù. Alla fine di questo lungo tempo pasquale, c’è un’unica domanda che conta veramente: stiamo seguendo Cristo o la copia di qualcun altro? «Tu seguimi», ci dice ancora oggi. Il resto è solo rumore di fondo.

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1. ORAZIONI – 24 MAGGIO – PENTECOSTE

24 MAGGIO 2026

PENTECOSTE

GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO

 

Antifona

Lo Spirito del Signore riempie l’universo;
egli, che tutto abbraccia,
conosce ogni linguaggio. Alleluia. (Cf. Sap 1,7)

Oppure:

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito che abita in noi. Alleluia. (Cf. Rm 5,58,11)

Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa
in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti
i prodigi che nella tua bontà
hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Manda, o Padre,
lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio,
perché riveli pienamente ai nostri cuori
il mistero di questo sacrificio
e ci apra alla conoscenza della verità tutta intera.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Tutti furono colmati di Spirito Santo,
e cominciarono a parlare delle grandi opere di Dio.
Alleluia. (Cf. At 2,4.11)

*A
Come il Padre ha mandato me,
anche io mando voi.
Ricevete lo Spirito Santo. Alleluia. (Gv 20,21.22

Dopo la comunione

O Dio, che doni alla tua Chiesa
la comunione ai beni del cielo,
custodisci in noi la tua grazia,
perché resti sempre vivo il dono dello Spirito Santo 
che abbiamo ricevuto
e questo cibo spirituale giovi alla nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l’assemblea, il diacono o, se assente, lo stesso sacerdote canta o dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia

Oppure:

Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate con ritmo. Alleluia, alleluia.

R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

Terminato il Tempo di Pasqua, è bene portare il cero pasquale nel battistero per conservarlo con il dovuto onore, affinché dal cero acceso, durante la celebrazione del Battesimo, si accendano le candele dei battezzati.

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3. Commento alle Letture – 24 MAGGIO- PENTECOSTE

24 MAGGIO 2026

PENTECOSTE

GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO

 

COMMENTO 1

La festa di Shavuot (Pentecoste in ebraico) veniva celebrata nel cinquantesimo giorno dopo la Pesah (la Pasqua). Era l’occasione di una grande festa per tutti.
Gerusalemme veniva invasa da una fiumana di gente felice ed allegra per due motivi: la fine della mietitura ed il ricordo del dono della Legge a Mosè sul monte Sinai.
Il pane era un elemento essenziale per sfuggire ai morsi della fame; la Legge era il fulcro della religione ebraica.
Tutta Gerusalemme risuonava di canti e di musica.
Nel Tempio le preghiere abbondavano ed il sangue dei sacrifici offerti scorreva.
Solo in una sala di un anonimo edificio blindato ed impregnato dal terrore delle persone assembrate e traboccanti di dubbi ed in preda ad una angoscia paralizzante stonava con il clima generale di festa. Erano gli apostoli.
La morte del loro Maestro li atterriva. Perché ?.  Il motivo si radicava nell’assassinio per crocifissione di Gesù.
In quel tempo la condanna a questo supplizio grave ed infamante  si allargava anche a tutti coloro che si erano compromessi con la persona crocifissa. Per questo venivano ricercati come sovversivi dell’ordine costituito.
Il pericolo di morte era incombente e destabilizzante. Questo pensiero li atterriva ed angosciava.

All’improvviso succede l’impensabile.  Gesù si materializza davanti ai loro occhi. Non si pone al di sopra, non rimprovera la loro vigliaccheria, i dubbi e la loro mancanza di coraggio. Non fa rimostranze o rimproveri  semplicemente porta in dono la pace che calma le inquietudini, spazza via le perplessità  e ridona serenità’.
Nella festa del ricordo dell’alleanza basata sulla Legge, ha inizio la nuova Alleanza basata sull’Amore.
Essa è certificata dai segni della Passione. Da stimmate di una morte infame si trasformano in sigilli che certificano un amore infinito. Il Cristo storico lascia il posto al Paraclito inesauribile sorgente di un amore presente, attivo e rivoluzionario.
Gli Apostoli entrano in un nuovo modo di concepire la loro missione,

Lo Spirito Santo rivoluziona i loro ideali.
Da feroci nazionalisti si trasformano in testimoni aperti a tutti.
Da avidi ricercatori di ricchezze ed onori personali diventano soggetti che seminano pace perché’ liberati dal male.
Il termine peccato non rende bene il significato della missione conferita agli apostoli. In greco il termine usato non richiama un singolo atto sbagliato ma abbraccia un intero passato.
La libertà collegata alla conversione abbraccia tutto il vissuto personale. In quest’ottica il male viene soppiantato dal bene. Le tenebre dei compromessi e delle mediazioni lasciano il posto alla luce dell’onestà e della coerenza .
La ricerca egoistica ed opportunista dell’avere viene soppiantata dalla coerenza e dalla trasparenza del vivere quanto  comporta l’essere cristiano.

Come credenti in Cristo morto e risorto la speranza e  la coerenza nel costruire e testimoniare la pace devono essere il nostro modo di credere, soprattutto, oggi.

“La pace sia con voi” (Gv 20,19) non è un augurio, ma un dono che, come ci ricorda Leone XIV, siamo tenuti a condividere con ogni vivente, soprattutto oggi. In un mondo dove i prepotenti la fanno da padroni ed i tamburi delle guerre non cessano di rullare, l’invito pressante alla pace del Papa deve essere il nostro impegno ed il nostro obiettivo di credenti credibili.

COMMENTO 2 

PENTECOSTE

Vieni, Spirito Santo, a rinnovare l’universo

O Dio Padre di tutti, che per mezzo del Tuo Figlio Gesù Cristo ed in vista di Lui hai creato tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili, da Te proveniamo, in Te ci muoviamo ed esistiamo. Tu sei al di sopra di tutti, agisci per mezzo di tutti e sei presente in tutti. Tu operi tutto in tutti. Tu sei all’origine delle diverse attività ed operazioni nella Chiesa e nel mondo. Tu sei l’unico nostro Dio e noi siamo il Tuo popolo santo, sempre bisognoso di penitenza e di purificazione. Ti lodiamo perché oggi porti a compimento il mistero pasquale del Tuo Figlio, manifestando al mondo il mistero della Chiesa, che nel Tuo Cristo è segno e strumento dell’intima unione con Te e dell’unità di tutto il genere umano.

O Cristo Gesù, Verbo incarnato, crocifisso e risorto per la nostra salvezza, vivente glorioso con i segni della passione, in questo primo giorno della settimana, Pasqua pentecostale, Ti manifesti a noi nel Cenacolo, rendendoci un unico Corpo nella comunione all’unico Pane eucaristico, donandoci la Tua pace e la Tua gioia. Come il Padre ha mandato Te, così Tu mandi noi con la forza e la potenza dello Spirito Santo per annunciare e testimoniare il Vangelo del perdono e della riconciliazione. Ti ringraziamo per il ministero del Papa, dei Vescovi e dei Presbiteri, ministri della Tua Misericordia, Pentecoste attuale, perenne effusione del Tuo Santo Spirito Paraclito. Afferrati dal Tuo amore misericordioso, sorgente dei diversi ministeri nella Chiesa, siamo comunità col grembiule, fraternità battesimale tutta ministeriale.

O Spirito Santo, Dono che il Padre effonde nei nostri cuori per mezzo del suo Figlio sacrificato e glorificato, Tu sei l’anima della Chiesa. Dissetati di Te e battezzati in Te, siamo uno con Gesù. Da Te provengono i vari carismi, i diversi doni di grazia, che Tu distribuisci a ciascuno come vuoi per l’utilità comune, per l’edificazione della Chiesa, perché ciascuno per la sua parte contribuisca per il bene del tutto. Spirito d’amore, che fai nuove tutte le cose realizzando la nuova creazione, Tu sei il nostro santificatore, la remissione di tutti i nostri peccati, la nostra legge vivente e personale. Spirito del Risorto, riempiendo l’universo, Tu ci rendi capaci di abbracciarci come figli dello stesso Padre e fratelli in Gesù.

Soffio di Dio e Fuoco di carità, illumina e rettifica la nostra sensibilità, trasforma le nostre menti, riscalda i nostri cuori e spronaci a prendere il largo per essere Chiesa in uscita, oasi di misericordia per tutti. Spirito pentecostale, Tu oggi riveli la Pasqua di Gesù alle genti, riunendo molte lingue nell’unico nuovo linguaggio dell’amore che comprende le grandi opere del Padre, manifestate nella passione, morte e risurrezione del suo Figlio. Tu ci conduci alla verità tutta intera, rendendoci capaci di dialogare nella preghiera col Padre in quanto figli suoi adottivi, di professare con coraggio la nostra fede battesimale in Gesù Signore, di vivere eucaristicamente, donando la vita per i fratelli, come Gesù e in Gesù.

O Maria Santissima, accompagnaci con la Tua materna intercessione ed insegnaci ad essere docili all’azione dello Spirito Santo, perché il Tuo Figlio per la fede abiti nei nostri cuori e perché siamo ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Lode, benedizione, gloria a Te, Dio Uno e Trino oggi e nei secoli eterni Amen. Alleluia!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

MEDITAZIONE

Due elementi di questo brano dicono che colui che si presenta è proprio lo stesso Gesù che gli apostoli hanno conosciuto: prima mostra le ferite della passione, stampate non solo nel corpo del Signore, ma anche nella memoria dei suoi amici; poi continua i discorsi che faceva con loro prima della passione e realizza le promesse che aveva fatto.
Altri due elementi dicono che Gesù è risorto, per non morire più, e quindi è diverso da prima: entra a porte chiuse, pur avendo un corpo tangibile; consegna agli apostoli la missione che egli ha ricevuto dal Padre e, perché possano realizzarla, trasferisce loro la sua forza di salvezza che si chiama Spirito Santo e si esprime nel potere di rimettere i peccati.
Cosa vuol dire che non saranno perdonati coloro a cui gli apostoli non perdonano? È un’espressione dura, che richiede una spiegazione.
Anzitutto Gesù in questo modo riafferma che si arriva al Padre e alla vita eterna solo attraverso lui; e poi, che dopo la risurrezione si arriva a Cristo solo attraverso la Chiesa, suo prolungamento visibile nella storia.
Ma perché non perdonare? In realtà il vangelo dice in molti modi che Dio perdona sempre, non può non perdonare, proprio perché è Padre. Il problema si pone quando il figlio, già perdonato, non accoglie il perdono, perché può rifiutarlo, per esempio, non riconoscendo il proprio peccato per presunzione di fronte a Dio. A tutta la Chiesa allora, dopo aver annunciato l’amore misericordioso del Padre, manifestato in Cristo, e la certezza del suo perdono, tocca il compito di denunciare il male, sotto qualunque forma si presenti. È con dolore che la Chiesa a volte è costretta a dire che non può ancora perdonare perché non ci sono le disposizioni necessarie da parte del peccatore. Per tutte queste persone la Chiesa è chiamata a non smettere di annunciare e denunciare, a innalzare al Padre la sua preghiera e a offrire i suoi sacrifici, perché l’azione dello Spirito Santo le conduca al pentimento.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il corpo risorto di Gesù porta le ferite della passione. Per tutta l’eternità? Questo è un altro miracolo inimmaginabile dell’amore del Signore: le ferite causate dall’odio degli uomini sono trasformate in feritoie dalle quali sgorga il sangue che salva il mondo, fino alla fine dei tempi.
  2. «Pace a voi!», ripetuto due volte. Non è un augurio, ma un dono, fatto anche a ciascuno di noi. Chi accoglie questo dono non può goderselo egoisticamente, ma ha la capacità di offrirlo agli altri. Se questo non avviene il dono è perduto.
  3. «Ricevete lo Spirito Santo». L’abbiamo ricevuto nel Battesimo e confermato nella Cresima. È il dono dei doni: tutto ciò che viene dal Padre e da Gesù arriva a noi nello Spirito. Lui non vuole apparire, ma un po’ di riconoscenza da parte nostra ci renderebbe più capaci di accoglierlo.
  4. «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Per qualcuno di noi il sacramento della Riconciliazione è difficile. Chi lo sperimenta con costanza, non può farne a meno: è un’immersione palpabile nella misericordia di Dio, che rinnova la vita spirituale.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Esprimere nella preghiera la riconoscenza a tutta la Santissima Trinità.

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4. Letture – 24 MAGGIO – PENTECOSTE

24 MAGGIO 2026

PENTECOSTE

GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO

PRIMA LETTURA

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Quando Mosè ha ricevuto le tavole della Legge si sono verificati diversi fenomeni straordinari; Luca li recupera nel racconto della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, per sottolineare che la vecchia Legge è sostituita dalla nuova, quella portata da Gesù e che lo Spirito scrive nei cuori di ogni cristiano. Mentre la Legge antica era solo per Israele, la nuova è per tutti i popoli, così lo Spirito raccoglie in unità l’umanità che si era dispersa e divisa a Babele.

Dagli Atti degli Apostoli      At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 103 (104)

R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Oppure: 
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

SECONDA LETTURA

Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.

A Corinto qualcuno si serviva dei carismi per creare divisione. Paolo con forza afferma che tutti i doni dello Spirito sono per il bene della comunità, che forma un solo corpo in Cristo. Chi crea divisione non è mosso dallo Spirito.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi   1Cor 12,3b-7.12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il ​​corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

 Parola di Dio

SEQUENZA

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia.

VANGELO

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Gesù mantiene le sue promesse: i discepoli rivedono risorto il loro maestro, passato attraverso la passione; accolgono i doni della pace e dello Spirito Santo; ricevono la missione di continuare l’opera di Gesù, con il potere di perdonare i peccati.

Dal Vangelo secondo Giovanni           Gv 20,19-23 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 24 MAGGIO 2026 – PENTECOSTE

24 MAGGIO 2026

PENTECOSTE

GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 24 MAGGIO 2026 – PENTECOSTE

24 MAGGIO 2026

PENTECOSTE

GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, per tutte le volte che abbiamo dimenticato di essere tuoi figli. Kyrie eleison.
  • Cristo, per tutte le volte che non abbiamo portato agli altri la pace che tu doni a noi. Christe eleison.
  • • Spirito Santo, per tutte le volte che non abbiamo seguito gli inviti al bene che tu facevi sorgere nel nostro cuore. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha affidato una missione da compiere: portare nel mondo la testimonianza del suo amore che perdona e salva. Diciamo insieme: Signore Gesù, manda a noi il tuo Spirito.

  • Perché la Chiesa sia tutta raccolta nell’unità della fede e dell’amore. Preghiamo.
  • Perché sappiamo rispondere con forza e dolcezza a coloro che ci chiedono ragione della nostra fede e della nostra speranza in te. Preghiamo.
  • Perché tutti i cristiani scoprano e vivano il dono che tu fai nel sacramento della Riconciliazione. Preghiamo.
  • Perché possiamo sperimentare la gioia che scaturisce dalla realizzazione della missione che tu ci hai affidato. Preghiamo.

Signore Gesù, insieme al Padre manda a noi ogni giorno il tuo Santo Spirito, affinché possiamo essere veramente tuoi discepoli e vivere da fratelli. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

 

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1. ORAZIONI – 17 MAGGIO – ASCENSIONE DEL SIGNORE

17 MAGGIO 2026

ASCENSIONE DEL SIGNORE

CRISTO TORNA AL PADRE E CAMMINA CON NOI

 

Antifona

Con voce di gioia date l’annuncio,
fatelo giungere ai confini della terra:
il Signore ha riscattato il suo popolo. Alleluia. (Cf. Is 48,20)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Padre, che per la preghiera del tuo Figlio
ci hai donato lo Spirito della verità,
ravviva in noi con la sua potenza
il ricordo delle parole di Gesù,
perché siamo pronti a rispondere
a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che per la preghiera del tuo Figlio
ci hai donato lo Spirito della verità,
ravviva in noi con la sua potenza
il ricordo delle parole di Gesù,
perché siamo pronti a rispondere
a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Salgano a te, o Signore,
le nostre preghiere insieme all’offerta di questo sacrificio,
perché, purificati dal tuo amore,
possiamo accostarci al sacramento della tua grande misericordia.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti»,
dice il Signore.
«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito,
perché rimanga con voi per sempre». Alleluia. (Gv 14,15-16)

Dopo la comunione

Dio onnipotente,
che nella risurrezione di Cristo
ci fai nuove creature per la vita eterna,
accresci in noi i frutti del sacramento pasquale
e infondi nei nostri cuori la forza di questo nutrimento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.