26 LUGLIO 2026
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LA GIOIA DI CHI SCEGLIE CRISTO
COMMENTO
Domenica scorsa il Vangelo ci aveva presentato tre parabole per chiarire il significato dell’espressione “ Regno dei Cieli”.
La parabola della zizzania ci ricordava che il regno non è solo riservato agli eletti (grano buono) ma anche ai cattivi (zizzania).
Il giudicare non spettava ai presunti buoni , ma solo a Dio, alla fine della vita.
Inoltre esso non si basava sulla grandezza (pianta della senape) ma era lievito che tenacemente nel silenzio faceva fermentare la massa.
Oggi l’evangelista ci insegna che il regno dei cieli è un tesoro nascosto che ognuno deve scoprire nel campo segreto del suo cuore. È un’esperienza folgorante che cambia l’esistenza. Seguire Gesù, come dice Paolo nella lettera ai Filippesi: “Per me il vivere e’ Cristo e il morire e’ un guadagno” (1, 21).
Chi trova un tesoro gioca tutto se stesso per ottenerlo.
La fede autentica richiede una dedizione totale per testimoniarla nella vita con coerenza.
Questo impegno di lealtà non richiede sacrifici sovrumani. Piuttosto comporta una gioia non solo conclamata a parole, ma radicata nell’entusiasmo di una vita innestata nella coerenza e nella fedeltà al proprio credere.
Il Regno riguarda tutti, buoni e cattivi. È come una rete da pescatori che raccoglie qualsiasi genere di pesci. Il criterio di cernita non è basato sulla bellezza, sul gusto o sulla bontà. Vengono scartati non i pesci cattivi ma solo quelli marci e quindi irrecuperabili e dannosi.
La traduzione del greco “satra” con l’aggettivo “cattivo” è riduttiva perché il vero significato originale è “marcio”. Non ha un significato moralistico, ma fisico che sa di corruzione irreversibile e dannosa. Un cuore marcio non può amare.
Questa è la condizione irrinunciabile per vivere la Parola. Solo il marciume verrà eliminato con il fuoco dagli angeli addetti al compito di separare gli eletti da coloro che hanno rifiutato totalmente e pervicacemente la Parola.
Persino gli Scribi, maestri nel manipolare Dio con i loro contorti ragionamenti e con il loro asfissiante tradizionalismo, se si emendano e seguono il Maestro, diventano, di diritto, discepoli e testimoni che sanno attingere dal tesoro della fede “cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 62).
Quali “cose nuove” e “cose antiche” caratterizzano il modo di vivere e realizzare il nostro essere cittadini del “Regno dei cieli”?
La fede è veramente il fulcro del nostro essere ed operare? I verbi che definiscono la nostra condotta sanno di accumulo, di apparire e di dominio o di condivisione, riserbo silenzioso e di servizio gratuito e disinteressato?
Siamo verbosi farisei o testimoni alla San Paolo?
COMMENTO 2
Invochiamo il dono della sapienza del cuore
O Gesù, Regno di Dio in mezzo a noi, chi Ti conosce, chi Ti incontra personalmente, rimane affascinato, attratto da Tua bontà, verità, bellezza.
Cercare e incontrare Te è il grande tesoro. Fa’ che leggendo con cuore aperto il Vangelo, ci lasciamo colpire da Te, convertendoci a Te, come san Francesco di Assisi:
egli quando lesse il Vangelo, in un momento decisivo della sua giovinezza, incontrò Te, scoprendo il Tuo Regno, e allora tutti i suoi sogni di gloria terrena svanirono.
Il Vangelo ci fa conoscere Te, vivo e vero e ci cambia la vita, dà senso, dà sapore, dà luce a tutto, anche alle fatiche, anche alle sofferenze e anche alla morte.
Leggendo il Tuo Vangelo, troviamo Te, e allora tutto acquista senso.
Che Tu possa sempre regnare nella nostra vita, per poter sperimentare amore, pace e gioia in noi.
Per la nostra gioia e per la nostra salvezza hai donato Te stesso fino a morire su una croce, liberandoci dal potere delle tenebre
e trasferendoci nel regno della vita, della bellezza, della bontà, della gioia.
O Beata Vergine Maria, prega per noi perché venga in noi e nel mondo intero il Regno del Tuo Figlio, Regno di amore, di giustizia e di pace.
Amen. Alleluja!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Gesù si è impegnato molto, per far comprendere ai discepoli cosa è il Regno di Dio e soprattutto come «funziona» lungo la storia. La liturgia offre in queste ultime tre parabole la strada della saggezza spirituale e la necessità di scegliere l’appartenenza al Regno.
Le prime due sono parabole «sorelle» con la somiglianza del senso fondamentale e alcune differenze. Chi trova il tesoro nel campo ha un colpo di «fortuna», che tiene nascosto per sé, e con gioia vende tutto per acquistare il campo. Non è qui per niente in discussione la «moralità» dell’uomo che ha trovato il tesoro in un campo non suo, ma la riconoscenza per un dono gratuito e inatteso di Dio e la saggezza di chi è disposto a privarsi di tutto per acquistare l’unica realtà che vale per la vita eterna.
Chi trova la perla, la sta cercando da tempo, la trova in possesso di un venditore e anche lui, che conosceva già il valore assoluto della perla, investe tutto ciò che possiede per acquistarla. Troviamo qui rappresentati tutti coloro che cercano onestamente la verità e la conoscenza di Dio e la trovano nell’annuncio della risurrezione di Cristo, fatto dagli evangelizzatori.
Il senso fondamentale comune dice che il Regno di Dio ha un valore così alto e assoluto che chi lo scopre, per appartenervi, non solo non fa nessuna fatica, ma addirittura prova gioia nel rinunciare a tutto il resto… e chi cerca il Regno da tempo, lo trova e lo acquista, costi quel che costi. In altro luogo il Signore dice che chi perde per lui la vita, acquista la vita eterna.
È davvero decisivo acquistare il Regno? La risposta è sì, per avere una vita veramente e pienamente umanodivina in questo mondo e per ereditare la vita eterna. Chi non lo fa, perde tutto e per sempre. Ma nella storia il Regno si esprime attraverso la Chiesa, anche se non è chiuso in essa. Tutti possono avere accesso al Regno di Dio ed essere accolti nella Chiesa, sia i buoni sia i cattivi. Per questo la conclusione è affidata alla terza parabola, «sorella» di quella del buon grano e della zizzania. Qui il tutto si conclude quando la rete è piena e si giunge così al tempo del giudizio di salvezza o di condanna. Non basta acquistare il campo o la perla, farsi battezzare e ricevere i sacramenti, bisogna vivere il Vangelo, per entrare nella gioia senza fine.
La conclusione del discorso offre un ritratto del credente, che qualche commentatore riconosce anzitutto nell’evangelista e poi negli evangelizzatori. Sono coloro che hanno «compreso» il Vangelo e possiedono il «tesoro» della fede; essi hanno fatto proprie tutte le novità che ha portato Gesù e valorizzano tutte le «cose» antiche del Primo Testamento, le quali restano valide, perché hanno trovato la loro verità completa in Cristo risorto.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Molte volte il Signore ci ha fatto trovare il tesoro del suo amore misericordioso, attraverso un fratello, una sorella o un avvenimento particolare. Siamo stati capaci di rinunciare a qualcosa per acquistare quel tesoro?
- Chi cerca, trova. Questa parola del Signore non vale per tutte le cose umane, ma per quelle che vengono da lui. Chi cerca sinceramente il Signore e la saggezza che viene da lui, non rimane deluso.
- La gioia risplende sul volto e nella vita di chi «acquista» il Regno di Dio. Può essere questo un buon criterio per verificare la nostra appartenenza alla Chiesa e la nostra fedeltà a Cristo e al suo Vangelo.
- Alla fine ci sarà il giudizio e la separazione. Il cristiano non ha paura di essere separato dal Signore e dai fratelli, perché ogni giorno rinnova il suo impegno e mette la sua fiducia, non nella propria bravura, ma nella misericordia del Signore.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Per incontrare il Signore e per fare del bene ai fratelli, rinuncio volentieri a qualcosa che mi piace.