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6. Vignetta di RobiHood – 27ª DOMENICA T.O.

2 5         S E T T E M B R E
26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

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2. introduzioni – 26ª DOMENICA T.O.

2 5         S E T T E M B R E
26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

La liturgia di oggi si pone in continuità con quella che l’ha preceduta. Il profeta Amos, l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca affrontano il tema dell’idolatria della ricchezza e ne conducono una critica spietata.
Se la scorsa domenica il pericolo era di perdere, a causa dell’amore per il denaro, la capacità di essere giusti di fronte a Dio, oggi la minaccia sarà altrettanto grave. Verremo messi in guardia contro il rischio di trascorrere l’intera vita in maniera superficiale, non cogliendone la bellezza autentica e, di conseguenza, sprecandola.

PRIMA LETTURA
Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
Con l’esercito assiro-babilonese alle porte, il profeta Amos dà un significato all’imminente invasione. Egli accusa coloro che gozzovigliano spensierati nei loro palazzi, dimenticandosi del Signore e del suo popolo. Per costoro la vera condanna sarà quella di essere completamente abbandonati da Dio.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 145 (146)
I numerosi motivi per lodare Dio si accompagnano alla certezza che egli regna sulla terra lungo i secoli.

SECONDA LETTURA
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
Paolo descrive a Timoteo il tipo d’uomo da contrapporre all’immagine dissoluta del ricco che conosceremo nel Vangelo di oggi. Quest’uomo è innanzitutto «uomo di Dio»; la sua perseveranza nel servire l’altissimo gli permette poi di far rifulgere in sé delle qualità morali.

VANGELO
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
I due personaggi di cui ci narra il vangelo di oggi invertono le loro parti una volta morti: il ricco, che aveva vissuto superficialmente, è lasciato solo in un abisso di sofferenza, il povero, che ha sperimentato la profondità dell’esistenza, è amato e consolato. Il racconto si chiude con un’esortazione a confidare nella Parola e non in spettacolari avvenimenti miracolosi.

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3. Commento alle Letture – 26ª DOMENICA T.O.

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26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

Luca non «descrive» il paradiso o l’inferno. Attinge materiale dalla cultura del suo tempo e la rielabora secondo il suo messaggio.
Nelle tre scene della parabola sono contenuti tre messaggi: la condanna dell’insipienza della vita; le conseguenze; il monito alla conversione.

Lazzaro e il ricco epulone
Protagonisti della parabola sono un ricco e il povero Lazzaro. Il primo non ha nome. In compenso è descritto con precisione (cf Lc
16,19). Di lui non si sa altro che questo, perché di lui non c’è altro da sapere. Un’esistenza ridotta al suo possedere e godere. Un uomo senza spessore perché appiattito su ciò che veste e mangia. Esistenza vacua di una personalità fatua. Il ricco non ha neppure spessore negativo. Non è un empio, nel senso di uno che agisca contro Dio, con perversa ma almeno deliberata intenzionalità malvagia. Non ci sono neppure motivi per dire, con certezza, che è illecitamente ricco.
Il vangelo di Luca insiste con grande frequenza sul tema della povertà, sul pericolo delle ricchezze, sul rapporto sapiente che si deve avere con i beni materiali. Secondo Luca possedere dei beni non è in sé un male. Il male può essere nel rapporto che con essi s’instaura. Certo che, se si parla di povertà, non è opportuno ridurla a un atteggiamento poetico di distacco dai beni: è necessario vivere concretamente e volutamente tale distacco. Si badi, però, che la povertà evangelica non è la mendicità, che è sempre male. Tanto che l’invito all’elemosina, se non ridotto a un puro appello moralistico, mostra che la permanente insufficienza dei beni di sostentamento è qualcosa cui porre rimedio. D’altro canto non è sufficiente essere indigenti per essere distaccati dai beni. La povertà evangelica va scelta, ricercata, esercitata come forma di libertà spirituale.
Il peccato del ricco sta nella sua cecità, per la quale, a causa della sua ricchezza che lo ottunde, non vede neppure il povero Lazzaro. L’incapacità di comprendere, la sua insensibilità viene dal fatto che il ricco, immerso nella sua crapula, semplicemente “rimuove” il povero.
L’effetto è però assai grave. Così invischiato nella sua condizione esaurisce la sua vita nel presente, in una logica esistenziale chiusa nell’egoismo e incapace di aprirsi all’amore. È la solitudine più radicale, che inizia nel presente ed è sancita dopo la morte. Significativo il fatto che, con il linguaggio biblico, Lazzaro dopo la morte viene immesso in un rapporto di comunione; il ricco, semplicemente e tristemente, «morì e fu sepolto» (Lc 16,22). Questo è il tema della parabola: l’importanza delle scelte, la centralità dell’amore, la necessità di un’esistenza prospettica che non si stordisca nel presente egoisticamente vissuto.

La proposta di una vita «vigorosa»
La vita consumata nel presente è oggetto di critica anche nelle parole del profeta Amos. La spensieratezza ignara della serietà della vita è descritta con poche e potenti immagini (cf Am 6,4-6). Non è condannata la gioia, ma la sua esagerazione lisergica. È stigmatizzata la vita oziosa che si rammollisce in uno sperpero di risorse, in un lusso sfrenato, in un gozzovigliare scomposto.
Ben altro vigore di vita raccomanda Paolo a Timoteo. «Tu, uomo di Dio, evita queste cose» (1 Tm 6,11). La forza della proposta di Paolo sta tutta nell’espressione «uomo di Dio». Timoteo è uomo di Dio per la sua missione pastorale, per la sua appartenenza al Signore e per la pratica delle virtù che seguono nel discorso: giustizia, pietà, fede, carità, pazienza, mitezza (cf 1 Tm 6,11).
Così si spende la vita per qualcosa che non la appiattisca nel presente e che sappia reggere la prova di verità della morte. Ma, e qui il vigore della proposta, per fare ciò è necessario avere il coraggio e la resistenza delle scelte, e la statura umana richiesta dal Vangelo (cf Tm 6,12). Il modello è, ovviamente, Gesù «che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato» (1 Tm 6,13).
Come richiama l’ultima parte del vangelo, gli strumenti per la scelta di una simile statura ci sono già tutti. Non è il caso di cercare eventi straordinari, rivelazioni personali, visioni, e, peggio, santoni più o meno profumati d’incenso. Abbiamo già la Scrittura, l’appello della vita, l’intelligenza corretta della realtà, il giudizio riflessivo su di essa.

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4. Letture – 26ª DOMENICA T.O.

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26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

PRIMA LETTURA
Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
Con l’esercito assiro-babilonese alle porte, il profeta Amos dà un significato all’imminente invasione. Egli accusa coloro che gozzovigliano spensierati nei loro palazzi, dimenticandosi del Signore e del suo popolo. Per costoro la vera condanna sarà quella di essere completamente abbandonati da Dio.

Dal libro del profeta Amos                     Am 6,1a.4-7
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 145 (146)
I numerosi motivi per lodare Dio si accompagnano alla certezza che egli regna sulla terra lungo i secoli.
Rit. Loda il Signore, anima mia.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
Paolo descrive a Timoteo il tipo d’uomo da contrapporre all’immagine dissoluta del ricco che conosceremo nel Vangelo di oggi. Quest’uomo è innanzitutto «uomo di Dio»; la sua perseveranza nel servire l’altissimo gli permette poi di far rifulgere in sé delle qualità morali.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo                     1 Tm 6,11-16
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                     2 Cor 8,9
Alleluia, alleluia.
Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Alleluia.

VANGELO
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
I due personaggi di cui ci narra il vangelo di oggi invertono le loro parti una volta morti: il ricco, che aveva vissuto superficialmente, è lasciato solo in un abisso di sofferenza, il povero, che ha sperimentato la profondità dell’esistenza, è amato e consolato. Il racconto si chiude con un’esortazione a confidare nella Parola e non in spettacolari avvenimenti miracolosi.

Dal vangelo secondo Luca                     Lc 16,19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei Fedeli – 26ª DOMENICA T.O.

2 5         S E T T E M B R E
26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

RICHIESTE DI PERDONO

  • Signore, siamo egoisti e facciamo del nostro egoismo una virtù. Kyrie eleison.
  • Cristo, la ricerca ossessiva del lusso e dello sfarzo non ci fanno più notare e apprezzare le cose piccole. Christe eleison.
  • Signore, tentiamo, accumulando cose, di sfuggire alla morte, perché non abbiamo fede in te che l’hai vinta. Kyrie eleison.

PREGHIERE DEI FEDELI

Celebrante. Dio ci ha chiesto di non sprecare la vita che ci ha donato.

Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, aiutaci a vivere in profondità di spirito.

• Perché la nostra coscienza politica sia viva e attenta alle esigenze del vivere comune. Preghiamo.
• Perché l’incertezza circa le nostre vere esigenze ceda il passo alla chiarezza nella preghiera. Preghiamo.
• Perché la nostra gioia non risieda nello sfuggire alla morte ma nell’avere fede in colui che vince la morte. Preghiamo.
• Perché non confidiamo in segni miracolosi per conoscere la tua volontà, ma ascoltiamo la tua Parola e la meditiamo. Preghiamo.

Celebrante. O Padre, ci hai chiesto di essere semplici ed aperti verso il mondo. Aiutaci a non ricercare sicurezza e conforto nei beni che possediamo, ma nel tuo infinito amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore

 

 


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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6. Vignetta di RobiHood – 26ª DOMENICA T.O.

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26ª DOMENICA T.O.
UNA VITA DA UOMO DI DIO

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2. introduzioni – 25ª DOMENICA T.O.

1 8         S E T T E M B R E
25ª DOMENICA T.O.
AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Può sembrare strano, specialmente in tempi come questi, sentir lodare da Gesù un amministratore disonesto. Ciò che viene lodato, tuttavia, non è la disonestà del personaggio e nemmeno la sua
«scaltrezza» – termine tristemente abusato – che, anzi, è apertamente riconosciuta come una caratteristica in cui i veri discepoli di Cristo non eccellono (cf Lc 16,8).
A essere esemplare è invece la sua prudenza, cioè la capacità di scegliere i giusti mezzi per raggiungere i propri fini. Chi si propone come fine il Regno, infatti, non può continuare ad affidarsi a mezze misure: deve operare una drastica selezione di ciò che gli serve e di ciò che non gli serve.

PRIMA LETTURA
Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

SALMO RESPONSORIALE          Dal Salmo 112 (113)
L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

SECONDA LETTURA
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

VANGELO
Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

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3. Commento alle Letture – 25ª DOMENICA T.O.

1 8         S E T T E M B R E
25ª DOMENICA T.O.
AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Nella lettera a Timoteo san Paolo afferma che «[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4) e che la realizzazione della sua volontà avviene per mezzo del Figlio, «il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). Al realizzarsi della salvezza, però, non è indifferente la libera scelta dell’uomo. Perché, anche se Dio desidera che ogni uomo si salvi, egli non vuole violare la sua libertà.
Nessuno è costretto alla salvezza. Per questo è necessaria la libera scelta di aderire e corrispondere alla volontà di Dio. Nel momento in cui si sceglie di aprirsi alla salvezza diventa necessità interiore approntare gli strumenti: identificare le priorità della propria vita e disporle in ordine d’importanza in relazione al fine che si desidera. È necessario, inoltre, individuare i mezzi più opportuni per vivere quelle priorità, siano esse valori o tappe del percorso spirituale.

L’esemplarità dell’amministratore disonesto
Questo procedimento richiede degli atteggiamenti che consentono di perseguire più sicuramente il fine. Ed è quanto Gesù loda nell’amministratore disonesto, che rimane disonesto, e l’aggettivo stesso lo giudica, ma, in ordine all’obiettivo che persegue, mostra una serie di caratteristiche che, queste sì, possono essere esemplari per chi cerca la salvezza.
Egli, infatti, comprendendo che la situazione per lui si è fatta critica, agisce con rapidità; con prudenza, secondo la definizione classica di adeguamento dei mezzi al conseguimento di un fine; con decisione e scaltrezza. C’è una certa grandezza umana in quest’uomo, ovviamente tralasciando il fine. Chi si dedica a fini migliori, qual è la salvezza della propria e dell’altrui anima, è capace di altrettanta grandezza?
Anche dall’aspetto negativo di quest’uomo si può imparare. Egli è un amministratore, cioè uno che gestisce beni che appartengono a un altro, il vero proprietario. Egli deve rendere conto della sua amministrazione, perché teoricamente, cioè non nel suo caso, il suo lavoro consiste nel ben amministrare i beni del vero proprietario e infine consegnarglieli.
L’amministratore è il prototipo di ogni uomo. Il mondo, in tutta la sua interezza, è affidato all’uomo perché ne abbia cura. Delle cose del mondo gli uomini non sono padroni, bensì amministratori. L’uso di quanto è stato loro affidato può essere d’aiuto o di ostacolo alla loro salvezza.
Le realtà del mondo, infatti, di per sé neutre, possono rivelarsi vischiose se vissute senza la necessaria sapienza. Se vissute in modo insipiente possono diventare addirittura occasione di perdizione e di condanna.

La denuncia del profeta Amos
Così accadeva ai tempi del profeta Amos. Il Regno del nord si stava stabilizzando e si prospettava una certa abbondanza economica. Nulla di malvagio in sé. Il positivo, però, era accompagnato dalla deriva inaccettabile della sopraffazione del povero e dello sgretolamento morale e religioso degli israeliti. In questo contesto si colloca la predicazione del profeta. Egli accusa i suoi connazionali (cf Am 8,4); smaschera la loro insofferenza per i precetti religiosi, vissuti come impedimento a perpetrare le loro lucrose e disoneste attività; infine annuncia il severo monito di Dio (cf Am 8,7).
Sottotraccia, nel discorso di Amos, c’è la preoccupazione tipica dei profeti per la rottura del rapporto di reciprocità fra religione e relazioni umane, personali e sociali. Una reciprocità che non significa sovrapposizione o sostituzione, bensì continuità, dove l’agire concreto è motivato ed è manifestazione della fedeltà a Dio. Infrangere questa reciprocità porta a una religiosità vissuta come pura forma, accompagnata dalla malvagità nelle relazioni personali e sociali.

La fedeltà premiata
Il richiamo all’onestà, alla difesa del povero, al lecito guadagno è per il credente l’esito richiesto e necessario perché la fede non sia pura apparenza. Per poco o per molto tutti siamo amministratori. È una buona pedagogia alla responsabilità, dunque, quella del Vangelo: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16,10).