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2. Letture e introduzioni – 3 ottobre 2021

3 ottobre

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Uomo e donna nei progetti di Dio

C’è chi fa una domanda imbarazzante a Gesù. Ed è su una questione spinosa che anche oggi fa discutere e che i farisei gli pongono per metterlo in difficoltà. Si parla del divorzio, che per la Legge di Mosè era accettato pacificamente dagli ebrei. Gesù il suo pensiero lo ha già manifestato. Nel Discorso della montagna, quello delle beatitudini, dice di non giurare e di non vendicarsi, ma anche di non divorziare (Mt 5,31-32).

  • Signore Gesù, che ci chiami all’amore e alla fedeltà, abbi pietà di noi.
  • Cristo, perdona la fragilità dei nostri sentimenti e abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, non sempre diamo profondità e sostanza ai nostri sentimenti, abbi pietà di noi.

PRIMA LETTURA
I due saranno un’unica carne.  
L’origine della vita sociale e dell’amore in una delle pagine più suggestive della Bibbia. Dio ha creato il primo uomo, che si sente solo. Ma gli prepara una compagna simile a lui e gliela presenta. Adamo esprime la propria gioia nella prima poesia dell’umanità.

 Dal libro della Genesi.                                                                                                  Gn 2,18-24

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                        Dal Salmo 127 (128)

Il salmo 127 fa l’elogio di una vita buona, vissuta nel lavoro e nella serenità della vita famigliare. Con la benedizione del Signore.

Rit. Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!

SECONDA LETTURA
Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.

Oggi inizia la lettera agli ebrei che leggeremo fino al termine dell’anno liturgico. In questo brano Paolo afferma che solo chi è passato da tutte le prove della vita può entrare nella gloria e può mettersi a capo della salvezza degli altri. Così è stato di Gesù, reso perfetto attraverso la sua passione e morte.

Dalla lettera agli Ebrei.                                                                                                     Eb 2,9-11

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        1 Gv 4,12

Alleluia, alleluia.

Se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.

Alleluia.

VANGELO
* Tra parentesi la forma breve.
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.         
In viaggio verso Gerusalemme, dove affronterà la passione, Gesù viene messo alla prova dai farisei su una questione scottante riguardante il matrimonio. La risposta di Gesù è sorprendente e fa riferimento alle intenzioni del creatore all’inizio dell’umanità, quando l’uomo e la donna sono usciti dalle mani di Dio.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 10,2-16

[In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».]
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 3 ottobre 2021

3 ottobre

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Uomo e donna nei progetti di Dio

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La questione posta oggi dalla parola di Dio in estrema sintesi è questa: è lecito divorziare? Ed è possibile che una coppia di sposi si ami per tutta la vita? La legislazione degli ebrei permetteva all’uomo il divorzio. Ma che ne pensa Gesù? Si tratta di un tema di grande attualità, che vogliamo affrontare con grande rispetto, ma anche affidandoci alla parola del Vangelo.

La questione del divorzio presso gli ebrei
Domandano a Gesù: «È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?». La questione presso gli ebrei aveva già avuto a quel tempo approfondimenti e schieramenti rabbinici. Ma più che la questione sul divorzio, si trattava di capire quali erano i motivi per cui si poteva divorziare. Mosè infatti (Dt 24,1) aveva permesso il divorzio nel caso in cui un uomo avesse trovato nella donna «qualcosa di sconveniente». E al tempo di Gesù si discuteva su questo «sconveniente». Secondo il rabbi Shammai si poteva divorziare solo in caso di una grave infedeltà coniugale; mentre secondo il rabbi Hillel poteva essere sufficiente qualsiasi cosa, anche solo un pranzo mal cucinato o addirittura aver trovato una donna più gradevole.
Gesù non si schiera nella sua risposta con nessuna di queste posizioni, ma sposta invece del tutto i termini della discussione. Afferma che la possibilità di ripudiare la moglie, che gli uomini ebrei avevano ottenuta da Mosè, era stata concessa per la loro durezza di cuore (sklerokardía), ma non veniva da Dio. E riafferma in modo chiaro qual è il progetto del Creatore sulla coppia come viene descritto dalla Bibbia.

Uomo e donna davanti a DioIl pensiero di Gesù si rifà alla prima pagina della Bibbia. Dio ha voluto che l’umanità fosse composta di uomini e donne, e li ha creati come due facce della stessa medaglia: l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Essi hanno scolpito in se stessi, nella loro personalità, ma in modo anche più chiaro e visibile nel corpo, il riferimento all’altro.
La loro reciproca attrattiva è tale da far superare i legami del sangue, per cui «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne».
L’uomo e la donna hanno bisogno l’uno dell’altra per completarsi, perché presi singolarmente sono come una domanda senza risposta e sono chiamati a ricomporsi in unità. La loro diversità è un grande richiamo alla relazione, dal momento che da soli non sarebbero capaci del miracolo grande di donare la vita.
Dunque «L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto», conclude Gesù. E con questa affermazione si pone al di sopra di Mosè e riafferma con tutta la sua autorità la concezione del matrimonio come la si trova sin dall’origine dell’umanità.
Queste affermazioni vanno però talmente contro la mentalità ebraica di quel tempo, che i discepoli, entrati in casa, lo interrogano ancora su questo argomento. Matteo precisa addirittura che hanno esclamato: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10).

Il matrimonio nella società d’oggi
Oggi viviamo in piena crisi matrimoniale. Si preferisce la convivenza, senza riconoscimenti istituzionali. Il divorzio è legale, sono riconosciute le unioni di fatto, anche tra le persone dello stesso sesso.
Alla radice di questo fatto potrebbe esserci forse una maggior consapevolezza della serietà degli impegni matrimoniali. Ha detto un’attrice dai molti divorzi: «Io non credo nel matrimonio. È troppo difficile amare, onorare e obbedire». Ma c’è anche a chi sta bene una vita di coppia provvisoria, senza impegni reciproci definitivi.
Aggiungiamo poi per i giovani la mancanza di coraggio, le incertezze sull’amore, che non è programmabile, perché l’amore è inventivo e ha alla base la fiducia e la speranza. Ed è proprio questo che manca a loro oggi.
Ma il matrimonio non è una trappola inventata da Dio per creare problemi agli uomini. C’è qualcosa di più bello di un amore cercato, coltivato, condiviso? Cosa c’è oggi nella testa di tanti giovani che non riescono più a innamorarsi, che hanno paura di soffrire e non vogliono legarsi in modo esclusivo a una persona? Non è proprio dell’amore dire «per sempre»? e: «Non ti voglio perdere?».
Il matrimonio poi da stabilità, sicurezza e peso sociale all’amore. Di fronte a tutti essi diventano l’uno dell’altro per tutta la vita.
Ed è bello poter contare sempre almeno su una persona che non mi abbandonerà mai, qualunque cosa capiti, come dice la formula del matrimonio: «Io accolgo te… e con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita».
Per i credenti infine il matrimonio è sacramento che rende presente un fatto salvifico, che in questo caso è proprio l’amore, un amore che trova Dio già nel suo sorgere. E il sacramento chiederà alla coppia di diventare segno di un amore senza misura, come Cristo ha amato l’uomo e la Chiesa, fino a dare la sua vita. «Amatevi perché il mondo creda», ha detto Gesù. I due sposi amandosi testimoniano che l’amore è possibile, che l’unità tra le persone, l’apertura agli altri, l’amore fedele senza pentimenti è possibile.
Ma che fare allora quando un matrimonio va in crisi? Certo, quando la situazione è diventata intollerabile, qualcosa va inventato. Ma la prima cosa da fare se si è davvero cristiani è di cercare di riconvertirsi al progetto originario di Dio per e ricucire l’amore a brandelli.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Penso che mia moglie sia la cosa più bella che mi potesse capitare. Qualcuno non sarà completamente d’accordo. Anch’io ogni tanto vorrei “liberamene”, ma credetemi, averla al mio fianco mi dà un motivo in più per pensare, per credere, per reagire, per vivere, per essere felici. C’è chi dice che, dai 40 anni in poi, le mogli non valgono quel che spendiamo per loro, dimenticando che quanto ci danno lo fanno per amore. Un sentimento che non avrà mai prezzo e che dura nel tempo perché è dentro di te: niente lo può estirpare e nient’altro sarà più vero» (Emiliano Mondonico, ex allenatore della squadra di calcio del Torino).

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4. Parola da Vivere – 3 ottobre 2021

3 ottobre

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Uomo e donna nei progetti di Dio

COMMENTO

I farisei sanno già cosa pensa Gesù; lo interrogano perché la sua risposta lo ponga in contrasto non solo con la Legge di Mosè, ma anche con tutti gli ebrei maschi, che ci tenevano a conservare i loro privilegi rispetto al matrimonio (la cultura era maschilista sia al tempo di Mosè che a quello di Gesù, e non solo in Israele).
Ma Gesù è più “furbo” di loro. Anzitutto, chiedendo quale “ordine” avesse dato Mosè, li costringe a riconoscere che non c’è un ordine, ma solo una concessione (se fosse stato un “ordine” avrebbe codificato una precisa volontà di Dio). Di conseguenza Gesù ha buon gioco in un primo tempo nel rimproverare gli Ebrei che si avvalgono del divorzio, per l’incapacità di amare davvero e con tutto il cuore, e in un secondo momento di dichiarare, da vero profeta, ormai superata la concessione mosaica perché su di essa prevale ciò che Dio stesso ha fatto nella creazione e che sta al di sopra di qualsiasi permesso di Mosè.
Da notare: la norma che obbliga il marito a concedere il documento di ripudio alla donna, in qualche maniera risulta una difesa della donna, la quale con quel documento poteva risposarsi; sicuramente questa norma corregge una prassi precedente e non l’ha introdotta Mosè, dal momento che si trova nel Deuteronomio che inizia a vedere la luce nel VII sec. a.C. (sarà completato ancora più tardi).
Inoltre: nella legislazione ebraica era solo il marito che poteva ripudiare la moglie. Se Marco parla pure di una donna che ripudia il marito, lo fa perché il suo vangelo raggiunge anche la cultura greco-romana, nella quale la donna poteva ottenere il divorzio. Tutto questo discorso di Gesù è decisamente controcorrente rispetto alla cultura ebraica, ma non solo, e richiede un cambiamento di mentalità e di atteggiamento non piccolo.
La durezza del cuore, che si traduce in incapacità di amare fino in fondo, è una denuncia che tocca profondamente uomini e donne del nostro tempo. Molti sono convinti che non sia possibile amare “per tutta la vita”, che ad amare ci si stanchi e prima o poi nasca la legittima esigenza di cambiare partner. Il nostro tempo e la nostra Chiesa si trovano a fare i conti con la durezza del cuore. Se la coppia per la vita è uscita dalle mani di Dio nella creazione, allora è un dono che Dio fa a tutti, non solo ai cristiani. I cristiani poi, da parte loro, hanno una forza e un motivo in più: essere di Cristo e testimoniare che ciò che lui insegna è non solo possibile, ma bello, giusto e santo. La Chiesa non può stancarsi di ricordare l’insegnamento di Cristo e di trovare strade di misericordia per chi sulla strada dell’amore di coppia non è stato capace di fedeltà.
Il bambino, che poco dopo Gesù propone come modello di chi accoglie il regno di Dio, suggerisce che solo chi assomiglia a lui può comprendere e vivere l’insegnamento di Gesù.
Così Marco, dopo aver difeso la donna attraverso l’insegnamento sul matrimonio, inserisce anche la difesa dei bambini, altra categoria debole.
Intanto, è notevole che l’evangelista parli addirittura di indignazione di Gesù verso i discepoli, ancora schiavi della loro cultura, e che faccia loro pronunciare due imperativi, positivo uno, negativo l’altro, sul comportamento da avere verso i bambini.
Poi presenta i bambini come modelli per l’appartenenza e l’accoglienza del Regno di Dio. E di qui possiamo indicare ai “grandi” due atteggiamenti fondamentali dei più piccoli: sono dipendenti dai genitori, quindi accolgono tutti i doni come qualcosa di bello e gratuito, e poi esprimono con l’affetto la loro gioia e la loro riconoscenza per i doni ricevuti. Chi non accoglie il Regno con gli stessi atteggiamenti nei confronti di Dio, ne rimane fuori.
Purtroppo gli uomini di Chiesa devono riconoscere che sono riusciti a far credere che entrare nel Regno di Dio sia una cosa noiosa, pesante e opprimente, che toglie non solo la gioia di vivere ma anche il respiro e la libertà. Noi cristiani abbiamo il compito di accogliere il Regno come dono inestimabile di un Dio che ci vuole felici e salvi in eterno, e abbiamo la responsabilità di testimoniarlo con gioia, perché gli altri provino il desiderio di entrarvi e di appartenervi.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La Chiesa non ha mai avuto l’esclusiva del rapporto con Dio e della salvezza. Il Signore chiede a Giovanni e a noi di aprire gli occhi e allargare il cuore per vedere il bene che si compie fuori della Chiesa, esprimere la stima e l’apprezzamento a tutti gli uomini di buona volontà e collaborare con loro.
  2. I preti, per colpa di pochi, sono sotto attacco. Ma ci sono tante persone che offrono loro non solo un bicchiere d’acqua, ma tempo, sostegno, preghiera, collaborazione… Il Signore non si lascia vincere in generosità, la ricompensa è sicura.
  3. Tagliare e gettare. Che cosa? Situazioni, relazioni, abitudini… Come riconoscerle? L’intelligenza spirituale è un dono del Signore. Lo fa a tutti, ma essa ha bisogno di essere coltivata e aiutata. Veri amici e guida spirituale ci aiutano e noi li ringraziamo.
  4. Tagliare e gettare. Chi ce la dà la forza? L’energia spirituale viene dal Signore, che non la nega a nessuno. Da soli non possiamo farcela. La preghiera, la carità e la comunità di fratelli sono fonti inesauribili di forza, perché lì c’è il Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Riconosciamo un atteggiamento che ci allontana da Dio e combattiamolo.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 3 ottobre 2021

3 ottobre

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Uomo e donna nei progetti di Dio

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci chiami all’amore e alla fedeltà, abbi pietà di noi.
  • Cristo, perdona la fragilità dei nostri sentimenti e abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, non sempre diamo profondità e sostanza ai nostri sentimenti, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante: fratelli e sorelle carissimi, ci mettiamo alla scuola di Gesù, disponibili a farci piccoli per accogliere la sua parola che sempre ci sorprende. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, insegnaci ad amare!

  • Per la Chiesa, perché sappia accogliere tutti imitando Gesù, il Figlio di Dio ricco di misericordia e di perdono, preghiamo.
  • Per i giovani, perché si aprano alla vita e all’amore con fiducia e speranza, confidando nel sostegno di chi li preceduti ed è felice per le scelte fatte, preghiamo.
  • Per gli sposi cristiani, affinché affrontino la vita e accompagnino i loro figli con pazienza e amore, confidando nella solidarietà della comunità cristiana e civile, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché guardiamo ai bambini come Gesù, accogliendoli e amandoli e impegnandoci ad accompagnarli nella loro vita, preghiamo.

Celebrante. O Padre, che sempre ci ascolti, fa’ che confidando in te, riusciamo rendere felici i nostri giorni, costruendo rapporti belli, animati dall’amore e dal perdono. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 3 ottobre 2021

3 ottobre

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Uomo e donna nei progetti di Dio

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

Tre messaggi originalissimi e importanti in questa domenica: la radicalità evangelica che sceglie il bene con tutte le proprie forze; non chiudersi nell’orgoglio di gruppo, perché l’impegno di seminare il bene nel mondo non è esclusivo dei cristiani. E poi parole durissime contro chi dà scandalo ai piccoli.

PRIMA LETTURA

Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!
Mosè convoca settanta anziani, perché condividano con lui la responsabilità di governare sul popolo. Nella tenda del convegno, essi ricevono lo spirito di Mosè, per parlare al popolo. Lo stesso dono dello spirito scende anche su due persone rimaste fuori dall’accampamento. Il giovane Giosuè non tollera questa cosa, non gli sembra corretta. Ma Mosè non è d’accordo, e dice: «Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!».

 Dal libro dei Numeri.                                                                                                  Nm 11,25-29

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 18 (19)

Elogio della legge di Dio. Osservandola si diventa saggi, si viene perdonati dalle colpe, anche da quelle nascoste, e dall’orgoglio.

Rit. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

 SECONDA LETTURA

Le vostre ricchezze sono marce.
Termina con questa domenica la lettera di Giacomo. Questa volta, con il tono degli antichi profeti, Giacomo alza duramente la voce contro i ricchi ingiusti, che accumulano beni su beni e costringono i loro lavoratori a una vita miserabile. «Vi siete ingrassati per il giorno della strage!», dice.

 Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                                          Gc 5,1-6

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente.
ùSulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Cf Gv 17,17ba

Alleluia, alleluia.

La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità.

Alleluia.

VANGELO

Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano è motivo di scandalo, tagliala.
Il Vangelo ci presenta l’intolleranza di Giovanni e degli apostoli, che non accettano che altri possano fare guarigioni in nome di Gesù, che invece dice loro: «Chi non è contro di noi, è per noi». Seguono poi parole severissime contro chi scandalizza i piccoli. Si deve essere disposti a qualunque sacrificio per evitare di recare danno a queste persone deboli nella fede.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                     Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

PER RIFLETTERE E MEDITARE

A noi che ci sentiamo perfettini e non siamo tolleranti, il Signore chiede di non chiuderci nel nostro modo di essere, di pensare, di organizzarci. Un bicchiere d’acqua non va perduto, dice Gesù, anche se dato da chi non è cristiano come noi, perché c’è tanta bontà anche al di fuori della Chiesa. Siamo chiamati oggi a non creare barriere, a essere persone di comunione, ad apprezzare il bene fatto, chiunque lo faccia.

Le tre letture
Mosè è stanco e deluso, racconta il libro dei Numeri. Gli ebrei nel deserto si lamentano, si sono stufati della manna. Sono tanti, è impossibile governarli da solo. E il Signore decide di dargli 70 collaboratori, un gruppo di anziani che Mosè convoca e su cui scende parte del suo spirito. Ma due di questi settanta non prendono parte alla cerimonia, eppure ricevono lo stesso spirito e si mettono a profetare. Il giovane Giosuè si fa interprete della gelosia degli altri e chiede a Mosè di impedirglielo. Ma Mosè gli risponde «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!».
Nel Vangelo si presenta un caso analogo a Gesù e agli apostoli. Un tale  si comporta da esorcista e si serve del nome di Gesù. Giovanni a nome degli altri apostoli manifesta il loro risentimento: «Non possiamo permettere che costui lo faccia, sfruttando il tuo nome, perché non è dei nostri».
Ma Gesù li invita alla tolleranza e alla furbizia, ad apprezzare il bene chiunque lo fa: «Non glielo impedite: chi non è contro di noi è per noi. Se lui fa miracoli usando il mio nome, non parlerà certamente male di me!».
Quanto alla seconda lettura, oggi si conclude la lettera di Giacomo. Per cinque domeniche abbiamo letto le sue provocazioni, il suo modo concreto di concepire la vita cristiana. Il brano di oggi è sulla linea dei più severi profeti, ma nessuno condanna con tanta violenza la ricchezza come fa lui: «Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco». Giacomo si rifà all’origine di tanta ricchezza accumulata spesso con l’ingiustizia e il sopruso sui poveri: «Il salario dei lavoratori e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente».
Giacomo non tiene conto di quei ricchi che mettono a disposizione i loro beni a favore della società, dando lavoro, aiutando l’umanità a crescere. San Giovanni Bosco quando bussava alla porta dei nobili per ottenere aiuto a favore dei suoi ragazzi, sapeva di essere di aiuto anzitutto a loro, che metteva nell’occasione di usare in modo positivo le loro ricchezze.

 Radicalità cristiana
Anche Gesù non usa parole meno severe di quelle Giacomo, quando afferma: «Se la sua mano o il tuo piede sono motivo di scandalo, tagliali… e se il tuo occhio è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con una mano sola, con un piede solo, con un occhio solo, anziché essere gettato intero nella Geenna…».
Gesù invita a liberarsi senza misura da tutto ciò che diventa un ostacolo per vivere in comunione con Dio. Di fronte a questo impegno ciascuno deve avere il coraggio di tagliare sul vivo la sua condotta di vita.
Quanto allo scandalo, noi ne parliamo quando qualcosa di negativo viene alla luce pubblicamente in nome della privacy. Gesù invece si riferisce al comportamento di chi fa il male per condurre altri a fare il male. E le sue parole sono così dure, perché di fronte a questo comportamento perfido e per così dire diabolico di indurre un altro a comportarsi male, non c’è moderazione che tenga. Gesù dice con estrema gravità: «Sarebbe meglio per lui che gli venisse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel mare». Questo soprattutto quando si tratta di piccoli nella fede, di persone indifese. E tra questi ci sono sicuramente i bambini, i più fragili, spesso coinvolti nelle crisi delle loro famiglie, e oggetto di attenzioni da parte di persone che sono esse stesse disorientate e malate.

 Rallegrarsi del bene compiuto
Ritornando al Vangelo, è curioso che Giovanni dica: «Non ci seguiva», come a dire «Non è dei nostri». Come se gli apostoli fossero in esclusiva gli unici chiamati a seguire Gesù. Ma chissà quante volte nelle vicende di ogni tempo questa mentalità ristretta e campanilistica si è espressa, anche nelle nostre comunità cristiane.
Gesù invece fa una promessa consolante a chiunque fa il bene. Dice che chi dà anche solo un bicchiere d’acqua nel suo nome, non perderà la sua ricompensa. Il suo gesto generoso, dice, non rimarrà inosservato e senza frutto.
Dobbiamo dunque riconoscere il bene che c’è in ogni persona, riconoscere il mistero che c’è in ogni uomo. Gandhi diceva: «Chi vive fino in fondo la propria religione, arriva a Dio». C’è tanta gente in ogni parte del mondo che fa il bene e con animo disinteressato, come noi, e forse più di noi, e senza aspettarsi il più delle volte nemmeno il paradiso.
«Molti di quelli che sembrano essere fuori della Chiesa sono dentro, molti di quelli che sembrano essere dentro sono fuori», dice sant’Agostino.
Nelle nostre comunità siamo in tanti a metterci al servizio, ma a volte nascono gelosie, invidie ed esclusioni, campanilismi tra gruppi, associazioni, confraternite. Dobbiamo esaminarci, perché possono essere il segno evidente che quel servizio lo conduciamo in modo non del tutto disinteressato, forse inconsapevolmente per affermare noi stessi.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Il cardinal Angelo Comastri racconta: «Quando a Roma mi occupavo di carcerati, ne ho invitato uno, un giovane, perché raccontasse la sua esperienza negativa a un gruppo di cristiani. Ne parlò umilmente, era mortificato e pentito. Ma alla fine una signora mi avvicinò e mi disse: “Dobbiamo proprio prendere esempio da gente così, per la nostra vita?”».

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4. Parola da Vivere – 26 settembre 2021

26 settembre

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristiani radicali, ma persone di comunione

COMMENTO

Giovanni e alcuni suoi amici fanno un’esperienza sconcertante: un tale, sconosciuto, scaccia i demòni in nome di Gesù, e pare che la cosa gli riesca. Essi hanno creduto di avere il diritto-dovere di proibirglielo, ma l’altro non obbedisce. Probabilmente l’apostolo è preso da due dubbi: è possibile che faccia miracoli autentici, se non appartiene al nostro gruppo? Abbiamo fatto bene a intervenire?
Marco ci tiene a presentare questo turbamento dei discepoli, perché gli attribuisce una notevole rilevanza nella vita della comunità cristiana. Facendo dire a Giovanni «non ci seguiva», ci prepara alla risposta di Gesù. Infatti l’apostolo ha attribuito al proprio gruppo il verbo che finora riguardava solo il Signore («perché non seguiva» noi!). Marco, invece, fa capire che i cristiani, anche senza vederlo, devono seguire solo Gesù, gli apostoli e i loro successori sono soltanto degli “inviati”.
In fondo le domande che poteva porsi la comunità cristiana si possono esprimere in questi termini: Gesù agisce e salva anche al di fuori della Chiesa? O anche: Dio opera miracoli anche ascoltando la preghiera di chi non appartiene alla Chiesa?
La risposta di Gesù è netta e chiara: queste persone non vanno fermate né rimproverate; appartengono al Regno, perché hanno un rapporto personale corretto con lui; sono fuori dal Regno, e Dio non li ascolta, solo quelli che deliberatamente e coscientemente si oppongono alla Chiesa, perché appartiene a Cristo. Il principio «chi non è contro di noi è per noi» allarga la vicinanza e l’appartenenza al Regno e offre ai cristiani un motivo di affinità nei confronti di tutti coloro che non sono nella Chiesa, per i più diversi motivi. Nessuno ha il diritto di risentirsi, quando incontra chi appartiene a un’altra religione e fa del bene, anche di più e meglio di lui. È chiamato semplicemente a riconoscere che lo Spirito agisce dove, quando e con chi vuole, a lodare chi fa del bene e a impegnarsi ancora di più nel vivere il Vangelo. E qui ci sta bene il detto sulla ricompensa a chi offre un bicchiere d’acqua (Matteo aggiunge «fresca») a chi annuncia il Vangelo. Una ricompensa che anzitutto consiste nell’ascolto della bella notizia, ma che può essere allargata fino alla salvezza, dato che proviene da Dio e non può andare perduta.
Marco, per contrasto, inserisce qui l’istruzione sullo scandalo e quelle sulla scelta decisa e costosa di fuggire il male, per avere accesso alla vita eterna.
Chi scandalizza (cioè spinge al male) una persona (bambini, giovani, poveri, deboli nella fede, dubbiosi, malati, anziani…) fa a se stesso un danno infinitamente maggiore della perdita della vita in questo mondo; e questa non è una minaccia, ma un insegnamento da prendere seriamente in considerazione. Però questo brano non autorizza nessuno a gettare a mare uno scandalizzatore.
I tagli necessari. L’occhio indica i desideri di male, la mano l’afferrare per possedere, per rubare o anche per picchiare, il piede il muoversi verso un’azione malvagia. La stessa metafora si ripete tre volte. Vuol dire che è molto importante, perché, siccome è in gioco la vita eterna, nessuno che abbia un po’ di intelligenza spirituale può dubitare su cosa scegliere: perdere la vita eterna oppure rinunciare a qualcosa di questo mondo, per quanto importante o piacevole possa essere, nel momento in cui viene a porsi in alternativa e diventa «scandalo», cioè fa cadere nel peccato e allontana da Dio?
Questo discorso non vale solo per le singole persone. Anche le comunità hanno il compito di discernere ciò che le ostacola nella sequela Christi. Questo richiede intelligenza spirituale e coraggio, per tagliare con decisione tutti gli adattamenti alla cultura corrente e tutti gli scandali, derivanti dai litigi e dalle divisioni interne, che in modo subdolo o palese le fanno deviare dalla strada del Vangelo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La Chiesa non ha mai avuto l’esclusiva del rapporto con Dio e della salvezza. Il Signore chiede a Giovanni e a noi di aprire gli occhi e allargare il cuore per vedere il bene che si compie fuori della Chiesa, esprimere la stima e l’apprezzamento a tutti gli uomini di buona volontà e collaborare con loro.
  2. I preti, per colpa di pochi, sono sotto attacco. Ma ci sono tante persone che offrono loro non solo un bicchiere d’acqua, ma tempo, sostegno, preghiera, collaborazione… Il Signore non si lascia vincere in generosità, la ricompensa è sicura.
  3. Tagliare e gettare. Che cosa? Situazioni, relazioni, abitudini… Come riconoscerle? L’intelligenza spirituale è un dono del Signore. Lo fa a tutti, ma essa ha bisogno di essere coltivata e aiutata. Veri amici e guida spirituale ci aiutano e noi li ringraziamo.
  4. Tagliare e gettare. Chi ce la dà la forza? L’energia spirituale viene dal Signore, che non la nega a nessuno. Da soli non possiamo farcela. La preghiera, la carità e la comunità di fratelli sono fonti inesauribili di forza, perché lì c’è il Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Lodiamo in maniera semplice e discreta chi fa del bene, anche se non appartiene alla nostra cerchia.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018