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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, molte volte non riconosciamo la tua azione nella Chiesa e nella nostra vita. Kyrie eleison.
  • Cristo, Non ascoltiamo la tua voce per custodire la tua alleanza. Christe eleison.
  • Signore Gesù, non ci sosteniamo con la forza del tuo Spirito. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Sac.: Al Padre, rivolgiamo la nostra preghiera, dicendo:
Venga il tuo regno, Signore.

  • La tua Chiesa sia sempre terra feconda di accoglienza e annuncio della tua parola. Preghiamo
  • Il regno di Dio sei tu, Signore Gesù. Tu sei il seminatore e il seme. Noi terra che accoglie. Donaci, Signore, di portare frutto. Preghiamo
  • Il seme cresce, “come, egli stesso non lo sa”. Donaci di capire che, la fedeltà della crescita, non dipende da noi ma da te. Preghiamo
  • Il seme ha in sé forza e vita. Sostieni i vacillanti. Preghiamo
  • “In privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa”. Donaci, Signore, la grazia di un’intima e vera amicizia con te. Preghiamo

Sac.: Il seme della tua parola, il figlio Gesù, è stato seminato in noi e cresce nella chiesa. Trovi terreno disponibile. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

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1. ORAZIONI – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

Antifona

Il Signore ha nutrito il suo popolo con fiore di frumento
e lo ha saziato con miele dalla roccia. (Cf. Sal 80,17)
Si dice il Gloria.
Colletta

Signore Gesù Cristo,
che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che adoriamo con viva fede
il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre.

Oppure: 

Dio fedele, che nutri il tuo popolo
con amore di Padre,
saziaci alla mensa della Parola
e del Corpo e Sangue di Cristo,
perché nella comunione con te e con i fratelli
camminiamo verso il convito del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Concedi benigno alla tua Chiesa, o Signore,
i doni dell’unità e della pace,
misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue
rimane in me e io in lui». Alleluia. (Gv 6,56)

 

Dopo la comunione

Donaci, o Signore,
di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno,
che ci hai fatto pregustare
in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

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3. Commento alle Letture – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE GESÙ

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

 

COMMENTO 1

Il capitolo sesto di Giovanni contiene una formidabile e sconvolgente catechesi sull’Eucaristia.
Le parole pronunciate a Cafarnao gettano sconforto e scompiglio fra i discepoli (cfr Gv 6,66). Essi sono turbati dalle ultime esperienze avute. Se il constatare, che Gesù cammina anche sulle acque tempestose ed infide del lago di Galilea e moltiplica  pane e pesci in abbondanza, li conferma sulla eccezionalità  della sua persona, il suo rifiuto ad essere proclamato re dalla folla entusiasta li delude nelle loro aspettative umane.
In questo clima di turbamento Gesù inizia la sua catechesi.
Si libera di tutte le paure e prudenze e usa un linguaggio che a troppi orecchi suona blasfemo e segna la sua condanna a morte.
Nell’AT Jahveh si rivela a Mosè definendosi “Ehyeh Asher Ehyeh” (Io sono colui che sono) (Es 3,14) per affermare la sua assoluta trascendenza rispetto all’uomo. Tra Dio e l’umanità  non c’è alcuna possibilità di amicizia ma solo di sudditanza.
L’osservanza della Legge non lascia spazio a sentimenti d’amore. Gesù, invece, categoricamente afferma: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”  (Gv 6,41; 6,51).
Questo pane, a differenza della manna di Jahveh che libera dalla fame ma non dalla morte, sazia l’esistenza e vince la morte ed ha sapore di amore e gratuità  per tutti.
Queste affermazione scandalizzano molti seguaci che si allontanano delusi. La folla che si è sfamata abbondantemente di pane e pesci evapora e svanisce.
Solo gli apostoli  non se la svignano perché la delusione li paralizza.
Gesù coglie il loro disagio e li fulmina con una domanda secca: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6, 67).

Questo quesito che anche oggi, come allora, continua ad echeggiare fra le rovine della sinagoga di Cafarnao dove per la prima volta venne posto, investe anche noi.
Siamo sicuri di credere veramente che l’ Eucarestia è il vero corpo di Gesù?
Siamo convinti che accostandoci ad essa non compiamo solo un pio atto di culto, ma pubblicamente facciamo la scelta di rendere vivo ed operante Cristo nella storia, con la nostra vita, con il nostro comportamento, con la nostra verificabile coerenza?
Riusciamo a trasformare i nostri cuori in tabernacoli viventi?
Cristo è vivo  oggi attraverso la nostra carità non solo conclamata, oppure è un etereo fantasma inconcludente imbalsamato tra le nostre volute d’incenso,  le nostre buone intenzioni che non lasciano traccia nella realtà quotidiana in cui viviamo ed operiamo a partire dalla nostra famiglia?
Siamo attori credibili o semplici comparse insignificanti?.

La nostra eventuale risposta  deve maturare solo nel silenzio della coscienza.

COMMENTO 2

SOLENNITÀ DEL SS.MO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

Cristo vivo e vero nell’Eucaristia

O Padre tenerissimo,
Tu ci chiami ad aprirci
al dono della Tua misericordia, sorgente inesauribile
di ogni rinnovamento personale e comunitario.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della Tua misericordia,
fonte di gioia, di serenità e di pace, e condizione della nostra salvezza.
La Tua misericordia è l’atto ultimo e supremo con il quale ci vieni incontro,
amandoci per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
L’attuazione più alta del mistero della Tua misericordia è l’Eucaristia,
sorgente della missione della Chiesa, Tuo popolo santo,
mistero di comunione, che vive un’intimità itinerante con il Tuo Figlio, Gesù Cristo.
Non possiamo accostarci alla Mensa eucaristica del Tuo Figlio
senza lasciarci trascinare nel movimento della missione che,
prendendo avvio dal Tuo Cuore clementissimo,
mira a raggiungere tutti gli uomini.
Tu ci chiedi di riconoscere nella fede
che la tensione missionaria
è parte costitutiva della forma eucaristica della nostra esistenza cristiana.
La Tua misericordia, che ci raduna nella santa assemblea
per celebrare gioiosamente il mistero pasquale del Tuo Figlio, Gesù Cristo,
ci spinge a prendere l’iniziativa per andare agli incroci delle strade
e invitare tutti al banchetto eucaristico.
A Te, Padre, che per Cristo nella potenza dello Spirito Santo
ci dai la vita e ci santifichi nell’Eucaristia,
lode, onore, gloria
oggi e nei secoli eterni!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

MEDITAZIONE

Ci troviamo di fronte alla conclusione del discorso sul pane di vita, nel capitolo sesto del vangelo di Giovanni. Gesù aveva moltiplicato i pani, aveva fatto raccogliere dodici canestri di pezzi «avanzati», si era sottratto alla folla che lo voleva fare re, ha parlato alla folla di un altro pane, quello che dà la vita eterna.
Per tutta la prima parte del discorso Gesù si è collegato all’esperienza dell’Esodo. Gli Ebrei erano stati nutriti da Dio con la manna, pane che veniva dal «cielo» per la potenza di Dio e nutriva per un giorno. I rabbini nei loro commenti avevano collegato la manna alla parola di Dio che consideravano il vero nutrimento che il Signore ha offerto al popolo attraverso Mosè, lungo tutto l’Esodo.
Gesù si collega a questi insegnamenti, ben conosciuti, per affermare che lui offre un pane che veramente proviene dal cielo e che dà la vita eterna e che lui pronuncia una parola che viene da Dio e comunica la vita eterna. La rivelazione centrale è questa: lui stesso è «fisicamente» la Parola di Dio e il Pane di vita eterna.
Il suo corpo poi sarà davvero spezzato e il suo sangue sarà davvero versato sulla croce, per comunicare la vita eterna a tutti e renderli figli di Dio.
Il discorso si fa inaccettabile per gli Ebrei quando Gesù parla di «masticare» il suo corpo e di «bere» il suo sangue. Noi per comprendere l’intenzione dell’evangelista nel concludere il discorso di Gesù a Cafarnao dobbiamo distinguere gli Ebrei e i discepoli, quelli che dopo questo discorso se ne andranno, dai cristiani che leggono questo vangelo.
Gesù chiede agli Ebrei e ai discepoli di fidarsi della sua parola, perché hanno visto i segni già compiuti da lui e perché conoscono già dall’Esodo la potenza di Dio, che visibilmente è con lui. Giovanni non registra la reazione degli Ebrei alla conclusione del discorso, ma quella dei discepoli sì, e molti se ne vanno, invece Pietro e gli altri si fidano e rimangono.
Quanto ai cristiani lettori, dopo la prima parte del discorso essi si chiedono: dove troviamo noi il pane da mangiare e il sangue da bere per avere la vita eterna? La risposta dell’evangelista non è diretta ma facilmente comprensibile: si trovano nella celebrazione dell’Eucaristia. Evidentemente anche al tempo di Giovanni qualcuno faceva fatica a credere che il pane e il vino fossero, in virtù della parola del Signore, realmente il suo corpo e il suo sangue.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Tutti noi abbiamo fame di vita e di felicità. Solo Gesù può saziare questa fame, ma noi cerchiamo altri cibi, ci accorgiamo che ci avvelenano, ma continuiamo a mangiarli. Chiediamo allo Spirito intelligenza spirituale.
  2. «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Non significa semplicemente andare a Messa e «fare la comunione», ma assimilare Cristo, decidere di rendere la propria vita simile alla sua e impegnarsi a farlo.
  3. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Ci insegnavano che l’ostia consacrata una volta mangiata rimane tale per poco tempo, ma Cristo continua ad abitare in noi; il segno sacramentale finisce, la realtà no. Noi portiamo Cristo in noi, e lui porta noi. Facciamo fatica a capire e a vivere questo Paradiso.
  4. «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me». Questo «per» ha un valore spirituale altissimo e può avere due significati: avrà la vita grazie a me; vivrà per mettere in pratica il mio insegnamento e realizzare la mia stessa missione.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Verifichiamo il nostro modo di partecipare all’Eucaristia

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2. introduzioni – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

PRIMA LETTURA

La forza della Chiesa nel vivere la missione evangelizzatrice e nel costruire la comunione fraterna viene dall’Eucaristia. Credere alla presenza reale di Cristo nel pane e nel vino della cena eucaristica è obbedienza alla sua Parola. Ma è anche esperienza del dono che più di tutti gli altri dice e realizza la comunione con lui e tra di noi.

Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.

Il Deuteronomio, attraverso i tanti discorsi attribuiti a Mosè, rilegge l’esperienza dell’Esodo per esortare Israele a ricordare quanto e come il Signore si è preso cura di lui nel deserto, dissetandolo e nutrendolo fisicamente, ma soprattutto spiritualmente con la sua parola. Gesù citerà questo brano rispondendo a Satana nel deserto.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.

Nella comunità di Corinto anche la celebrazione della Cena del Signore era diventata causa di divisione. Paolo interviene con forza, ricordando ai Corinzi che il pane e il vino, corpo e sangue di Cristo, realizzano la comunione vera e piena con il Signore e fanno dei credenti un solo corpo che ha per capo il Cristo.

VANGELO

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Questo brano è la parte finale del discorso di Gesù sul pane di vita. L’evangelista sottolinea che la salvezza che viene da Dio arriva a chi crede solo attraverso la comunione fisico-spirituale con Cristo. Questo scandalizza i Giudei, ma è il dono che i cristiani ricevono. Così già in questo tempo tra Cristo e il cristiano si realizza la reciproca inabitazione. Questa è già la vita eterna.

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4. Letture – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

PRIMA LETTURA

Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.

Il Deuteronomio, attraverso i tanti discorsi attribuiti a Mosè, rilegge l’esperienza dell’Esodo per esortare Israele a ricordare quanto e come il Signore si è preso cura di lui nel deserto, dissetandolo e nutrendolo fisicamente, ma soprattutto spiritualmente con la sua parola. Gesù citerà questo brano rispondendo a Satana nel deserto.

Dal libro del Deuteronòmio   Dt 8,2-3.14b-16a

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 147

R. Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.  R.

SECONDA LETTURA

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.

Nella comunità di Corinto anche la celebrazione della Cena del Signore era diventata causa di divisione. Paolo interviene con forza, ricordando ai Corinzi che il pane e il vino, corpo e sangue di Cristo, realizzano la comunione vera e piena con il Signore e fanno dei credenti un solo corpo che ha per capo il Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi    1Cor 10,16-17

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Parola di Dio

SEQUENZA

La sequenza è facoltativa e si può cantare o recitare anche nella forma breve, a cominciare dalla strofa: Ecce panis.

Se la sequenza viene omessa, segue il CANTO AL VANGELO.

[Lauda Sion Salvatórem,
lauda ducem et pastórem,
in hymnis et cánticis.
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
Quantum potes, tantum aude:
quia maior omni laude,
nec laudáre súfficis.
Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
Laudis thema speciális,
panis vivus et vitális
hódie propónitur.
Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
Quem in sacrae mensa cenae,
turbae fratrum duodénae
datum non ambígitur.
Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
Sit laus plena, sit sonóra,
sit iucúnda, sit decóra
mentis iubilátio.
Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.
Dies enim sollémnis ágitur,
in qua mensae prima recólitur
huius institútio.
Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
In hac mensa novi Regis,
novum Pascha, novae legis,
phase vetus términat.
È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.
Vetustátem nóvitas,
umbram fugat véritas,
noctem lux elíminat.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.
Quod in cena Christus gessit,
faciéndum hoc expréssit
in sui memóriam.
Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.
Docti sacris institútis,
panem, vinum in salútis
consecrámus hóstiam.
Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
Dogma datur christiánis,
quod in carnem transit panis
et vinum in sánguinem.
È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Quod non capis, quod non vides,
animósa firmat fides,
praeter rerum órdinem.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
Sub divérsis speciébus,
signis tantum et non rebus,
latent res exímiae.
È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Caro cibus, sanguis potus:
manet tamen Christus totus
sub utráque spécie.
Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
A suménte non concísus,
non confráctus, non divísus,
ínteger accípitur.
Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
Sumit unus, sumunt mille:
quantum isti, tantum ille:
nec sumptus consúmitur.
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Sumunt boni, sumunt mali:
sorte tamen inaequáli,
vitae vel intéritus.
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Mors est malis, vita bonis:
vide paris sumptiónis
quam sit dispar éxitus.
Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!
Fracto demum sacraménto,
ne vacílles, sed meménto,
tantum esse sub fragménto,
quantum toto tégitur.
Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
Nulla rei fit scissúra,
signi tantum fit fractúra,
qua nec status, nec statúra
signáti minúitur.]
È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]
Ecce panis angelórum,
factus cibus viatórum:
vere panis filiórum,
non mitténdus cánibus.
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.
In figúris praesignátur,
cum Isaac immolátur:
agnus Paschae deputátur,
datur manna pátribus.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Bone pastor, panis vere,
Iesu, nostri miserére:
tu nos pasce, nos tuére:
tu nos bona fac vidére
in terra vivéntium.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu qui cuncta scis et vales,
qui nos pascis hic mortáles:
tuos ibi commensáles,
coherédes et sodáles
fac sanctórum cívium.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

 

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. (Gv 6,51)

Alleluia.

VANGELO

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Questo brano è la parte finale del discorso di Gesù sul pane di vita. L’evangelista sottolinea che la salvezza che viene da Dio arriva a chi crede solo attraverso la comunione fisico-spirituale con Cristo. Questo scandalizza i Giudei, ma è il dono che i cristiani ricevono. Così già in questo tempo tra Cristo e il cristiano si realizza la reciproca inabitazione. Questa è già la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni    Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 7 GIUGNO 2026 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

7 GIUGNO 2026

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

GESÙ CRISTO È IL PANE DELLA VITA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, a volte non ci siamo fidati della tua parola. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo dubitato della tua presenza amorevole nella nostra vita. Christe eleison.
  • Signore Gesù, per tutte le volte che dopo la celebrazione dell’Eucaristia non ti abbiamo portato nella vita quotidiana. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Nella solennità del Corpus Domini, eleviamo la nostra preghiera a Dio, sostenuti dalla reale presenza di Gesù Eucaristia. Diciamo:

Sostieni il nostro cammino, Signore.

  • La tua chiesa celebri con fervore e gratitudine l’Eucaristia, pane di vita, per il popolo in cammino. Preghiamo
  • Donaci, Signore, di celebrare l’Eucaristia, come memoria della tua vita donata e spezzata e come invito alla condivisione. Preghiamo
  • Le nostre famiglie, nel ritrovarsi intorno alla tavola, vivano il segno della comunione e dell’unità, che accompagna il crescere della vita. Preghiamo
  • Ti chiediamo il tuo Spirito perché ci insegni ad adorare la tua presenza nello stupore di essere riuniti e nutriti. Preghiamo
  • I sacerdoti, tuoi ministri all’altare, vivano con gratitudine il dono della consacrazione e della comunione al del tuo corpo, conformando la loro vita a te. Preghiamo

Sac.: Padre, hai dato tuo figlio perché rimanesse con noi e noi con lui. Il suo Corpo eucaristico sia pegno di vita eterna. Lui, che lo ha promesso, è il vivente e il regnante nei secoli eterni. Amen

 

 

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1. ORAZIONI – 31 MAGGIO 2026 – SANTISSIMA TRINITÀ

31 MAGGIO 2026

SANTISSIMA TRINITÀ

IL NOSTRO DIO È COMUNIONE

 

Antifona

Sia benedetto Dio Padre
e l’unigenito Figlio di Dio
e lo Spirito Santo;
perché grande è il suo amore per noi.
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio Padre,
che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità,
e lo Spirito santificatore
per rivelare agli uomini il mistero ineffabile della tua vita,
fa’ che nella confessione della vera fede
riconosciamo la gloria della Trinità
e adoriamo l’unico Dio in tre persone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

Padre fedele e misericordioso,
che ci hai rivelato il mistero della tua vita
donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore,
sostieni la nostra fede
e ispiraci sentimenti di pace e di speranza,
perché, amandoci come fratelli,
rendiamo gloria al tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Santifica, Signore nostro Dio,
i doni del nostro servizio sacerdotale
sui quali invochiamo il tuo nome,
e per questo sacrificio
fa’ di noi un’ offerta perenne a te gradita.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Voi siete figli di Dio:
egli ha mandato nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». (Cf. Gal 4,6)

*A
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto,
ma abbia la vita eterna. (Gv 3,16)

Dopo la comunione

Signore Dio nostro,
la comunione al tuo sacramento
e la professione della nostra fede in te,
unico Dio in tre persone,
siano per noi pegno di salvezza dell’anima e del corpo.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l’assemblea, il diacono o, se assente, lo stesso sacerdote canta o dice:

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3. Commento alle Letture – 31 MAGGIO 2026 – SANTISSIMA TRINITÀ

31 MAGGIO 2026

SANTISSIMA TRINITÀ

IL NOSTRO DIO È COMUNIONE

 

COMMENTO 1

Il mistero della Trinità divina è un invito a  riflettere sulla pedagogia che Dio ha attuato per riportare l’umanità sulla retta via durante lo svolgersi della storia.
Dio Padre dà origine all’universo ed all’umanità.
È il periodo del Paradiso Terrestre dove l’armonia della natura e l’ assenza  della morte, il più grande tra tutti i mali, rendono la vita luminosa e serena davanti all’onnipresenza di Dio.
Egli è fiero dell’umanità posta al vertice della creazione. Adamo ed Eva sono la sua immagine concreta attraverso l’uso corretto della libertà e dell’intelligenza.
Ma ad un certo punto è  proprio quest’ultima  che li spinge  a sfidare  il Creatore  ed ad impancarsi a detentori delle chiavi del bene  e del male. L’umanità, prima esente dall’influsso del male, comincia a pagare un pesante pedaggio al peccato.
Dio attraverso la scelta di un  popolo eletto tenta un ricupero: stipula un’Alleanza (Abramo), fissa una Legge (Mosè); crea una nazione(Israele); sceglie una capitale (Gerusalemme) dove stabilisce la sua dimora (Tempio).
Ma tutto questo non basta perché l’Alleanza sbiadisce;  la Legge si trasforma in un totem che indossa i panni di un nevrotico culto del Sabato; il Tempio si trasforma in una spelonca di ladri. In questo contesto Dio irrompe nella storia come Figlio. Scende dall’alto dei cieli e si incarna nella natura umana e prende dimora tra noi. Nasce, cresce umanamente e spiritualmente come tutti noi; incarna la nostra quotidianità; esperimenta le nostre gioie e paure; subisce le ricadute delle nostre emozioni e sentimenti; percorre le nostre strade; insegna un nuovo modo di relazionarci; privilegia i poveri, gli ammalati e i peccatori; denuncia i soprusi e le ingiustizie; rivoluziona i rapporti attraverso il perdono; predica e testimonia il Regno dei Cieli  apertamente e senza paura anche tra i supplizi della Croce.
I successi del Dio Figlio sono piuttosto magri. La morte lo fa uscire dal tempo ma non dalla storia.
Con la Pentecoste rientra e vi rimane, per sempre, come Dio Spirito Santo.
Qui si innesta il brano evangelico di oggi. Esso fa parta del dialogo tra Gesù e Nicodemo.
Illuminati dallo Spirito i discepoli finalmente capiscono che il Figlio non è altro che la realizzazione dell’amore del Padre che ama tanto l’umanità  da assicurare che,  chi crede nel Cristo, “non muoia ma abbia vita eterna” (Gv 3, 16)”.  In questa ricerca della fede l’umanità è assistita dalla costante luce di Dio Spirito Santo.
È una luce non fatta di fotoni ma di fede che illumina la strada del bene ed evita di precipitare nei tenebrosi burroni del male.
Questa scelta tra luce e tenebre è regolata da nessuna legge impositiva e giudicante, ma dalla sola libertà di coscienza di cui ogni uomo e donna è l’unico responsabile.
Dio non ci giudica, siamo noi gli unici attori responsabili della scelta esistenziale di vivere nella luce del bene o nel buio del male.

COMMENTO 2

SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ

A Dio Uno e Trino

Dio dell’amore, della pace e della speranza, Creatore del cielo e della terra, ricco di misericordia e di tenerezza, Signore di Abramo, Isacco, Giacobbe,
che attraverso Mosè ci hai donato la Legge, Ti lodiamo e Ti benediciamo per esserti rivelato Padre di tutti noi nel Tuo Figlio Gesù Cristo,
per mezzo del quale vennero a noi la grazia e la verità. Ti supplichiamo: ad immagine di Te,
che Ti doni completamente al Figlio Tuo, rendici capaci di essere dono gli uni per gli altri, rinunciando all’egoismo.

Dal mattino alla sera, di giorno e di notte Tu ci chiami a vivere alla Tua Presenza, a respirare in Te,
a rimanere uniti a Te, immersi nel Tuo cuore palpitante d’amore. Come Mosè, anche noi ci prostriamo dinanzi al Tuo mistero,
adorandoti con tutto il cuore, Dio per noi, pietoso e fedele, che cammini in mezzo a noi,
manifestando la Tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono.

Benedetto sei Tu, Dio dei nostri padri!

O Signore nostro Gesù Cristo,
Dio con noi, Emmanuele, sulla Croce ci hai testimoniato la carità gratuita e senza riserve del Padre,
che ci ha tanto amato da inviarti come Salvatore, perché chiunque crede in Te non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Con la Tua passione, morte e risurrezione ci hai elargito la Tua grazia.
Credere nel Tuo Nome, o Unigenito Figlio di Dio fatto carne per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria Vergine, significa essere salvati.
Ti lodiamo e Ti ringraziamo per averci fatto rinascere dall’alto, da acqua e da Spirito,
nel Battesimo, rendendoci creature nuove in Te, figli del Padre in Te, Figlio, per il dono dello Spirito Santo.
Santificati per la grazia battesimale,
Tu ci chiami ad essere perfetti come il Padre che è nei cieli.
La comunione con il Tuo Corpo e il Tuo Sangue ci immerge nel mistero di Dio Uno e Trino,
perché Tu e il Padre siete una cosa sola nello Spirito Santo.
A imitazione Tua, o Gesù, che accogli docilmente l’amore del Padre, abilitaci a vivere con gli altri,
ad accoglierci gli uni gli altri, rinunciando all’orgoglio.

Benedetto il Tuo Nome glorioso e santo, Signore Gesù!

O Dio, Spirito Santo, nostro Santificatore,
Tu sei il Dio dentro di noi, il vincolo d’amore del Padre e del Figlio,
colui che ci rende uno con Gesù e in Gesù.
Tu che produci ed operi la comunione, insegnaci ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Suscita in noi la gioia, rendici operatori di unità, dandoci la forza di rinunciare allo spirito di divisione.

Benedetto sei Tu, Divino Spirito Paraclito!

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo ora e nei secoli eterni. Amen. Alleluja! 

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

MEDITAZIONE

In questo commento di Gesù all’incontro con Nicodemo brillano alcune verità che toccano nel profondo la rivelazione contenuta in questo vangelo. Anzitutto è detta a chiare lettere la motivazione dell’agire di Dio: è l’amore senza misura, o meglio, con la misura di Dio. Sicuramente qui Dio sta per Padre, ma non gli facciamo torto se pensiamo che è tutta la Trinità ad amare e a decidere come esprimere l’amore per l’umanità: il Padre, il Figlio e lo Spirito si muovono amando all’unisono e insieme hanno deciso che, per rendere figli gli uomini, era necessario che proprio il Figlio diventasse uomo e, a causa del peccato, sacrificasse la sua vita umana. Così gli uomini sarebbero stati liberati da ogni colpa e avrebbero visto il Figlio, a immagine del quale sono stati creati e al quale sono invitati a conformare mente, cuore e azione.
È sufficiente questo per capire che Dio non ha nessuna voglia di condannare? Cos’altro deve fare per farci capire che soltanto noi possiamo tragicamente impegnarci per auto-condannarci e auto-escluderci dalla comunione eterna con la Trinità? Non basta che il Figlio incarnato sia venuto, sia morto in croce e sia risorto?
Non possiamo non capire ora che il più grande dispiacere della Trinità è che anche uno solo degli uomini vada perduto.
La chiave di tutto per poter accedere al dono di amore della Trinità, che è la figliolanza divina unita alla vita eterna, è la fede in Gesù. L’evangelista Giovanni rende molto più semplice l’essere discepoli del Signore e ha solo due comandamenti: credere in Gesù e amare i fratelli… e pensa: cosa c’è di difficile?

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1.  «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito…». Ogni volta che dubitiamo dell’amore di Dio, proviamo a metterci di fronte a un crocifisso. Poi immaginiamo alle spalle di Gesù il Padre che, piangendo, ce lo offre e lo Spirito Santo che ci invita a entrare nel circolo di amore che li avvolge tutti e tre.
  2. «… perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Noi non sappiamo come la Trinità realizzerà questo suo desiderio, ma è certo che Gesù è morto e risorto per questo. Solo un cuore chiuso lo può fermare. La fede apre la porta del cuore e permette al Signore di entrare e salvarci.
  3. «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Il mondo è fatto di peccatori, ma la missione del Figlio è salvarli. Non c’è nessun bisogno di condannarli, si sono condannati già da soli e camminano verso la solitudine e la morte. La Chiesa ha ereditato la missione di Gesù.
  4. Trinità, parola difficile per dire una realtà semplice: il nostro Dio è una comunione di persone che si amano, creano per amore, lasciano liberi gli uomini, perché siano dei figli, li salvano perché li amano e si dispiacciono se dovessero perderli. Questa nostra vita è un allenamento di amore, per poter entrare eternamente nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ricostruire la comunione con una persona.

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2. introduzioni – 31 MAGGIO 2026 – SANTISSIMA TRINITÀ

31 MAGGIO 2026

SANTISSIMA TRINITÀ

IL NOSTRO DIO È COMUNIONE

PRIMA LETTURA

Gesù ci ha mostrato che il nostro Dio non è solo, ma una Trinità di persone che danzano dall’eternità nell’amore. Tutto ciò che portano fuori dalla loro comunione è amore, misericordia e desiderio di comunione con tutti i figli di Dio dispersi nel mondo e nella storia. La Chiesa è impegnata a mostrare al mondo l’immagine visibile e sperimentabile di questo Dio, Trinità di amore.

Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.

Il popolo ha costruito il vitello d’oro e merita di essere punito. Mosè ha imparato a conoscere Dio e si fida della sua misericordia. Si rende solidale con il popolo dalla «testa dura», che ha peccato, intercede presso il Signore e chiede perdono. Il Signore misericordioso farà l’alleanza con Israele.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.

Paolo conclude la sua lettera con un saluto molto affettuoso. La benedizione con cui si congeda è di tutta la Trinità, centro della vita della comunità cristiana e fonte di amore e di comunione fraterna.

VANGELO

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Dopo aver raccontato l’incontro con Nicodemo, l’evangelista Giovanni prosegue con un commento di Gesù sull’amore infinito del Padre, che ha mandato il Figlio a salvare il mondo. La risposta richiesta, che costituisce il primo comandamento di questo vangelo, è credere in Gesù, il Verbo incarnato, il Figlio unigenito del Padre, fattosi visibile nel mondo.