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1. Letture e orazioni – 12 luglio 2020

12 luglio

XV domenica del tempo ordinario

Ecco,il seminatore uscì a seminare

 

ANTIFONA D’INIZIO

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.                Sal 16,15

COLLETTA

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Accresci in noi, o Padre,
con la potenza del tuo Spirito
la disponibilità ad accogliere
il germe della tua parola,
che continui  a seminare nei solchi dell’umanità,
perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace
e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

La pioggia fa germogliare  la terra.

Dal libro del profeta Isaia                                Is 55,10-1

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                     Dal Salmo 64 (65)

Tu visiti la terra, Signore,
e benedici  i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge
e benedici  i suoi germogli.

Coroni  l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano  abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono  di esultanza.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano  e cantano di gioia!

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 8,18-23

Fratelli, ritengo  che le sofferenze  del tempo  presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.  L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione  dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità  – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione  sarà liberata dalla schiavitù  della  corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme  la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi,  che possediamo le primizie  dello  Spirito, gemiamo  interiormente aspettando  l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                                      Cf Mt 13,19.23

Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluia

VANGELO

TRA PARENTESI [ ]LA FORMA BREVE.

Il seminatore uscì a seminare.

Dal vangelo secondo  Matteo                          Mt 13,1-23

[Quel giorno  Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore  uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo  la strada; vennero  gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.  Un’altra parte cadde sul terreno buono  e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».]

Gli si avvicinarono allora i discepoli  e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose  loro: «Perché a voi è dato conoscere  i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo  a loro parlo con parabole: perché guardando non  vedono, udendo  non  ascoltano e non  comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non  comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato  insensibile, sono  diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi,  non  ascoltino con gli orecchi e non  comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono  e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate,  ma non  lo ascoltarono! Voi dunque  ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende,  viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato  nel suo cuore: questo  è il seme seminato  lungo  la strada. Quello che è stato seminato  sul terreno sassoso è colui  che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato  tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello  seminato  sul terreno buono  è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento,  il sessanta,  il trenta per uno».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera,
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Il passero trova la casa,
la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.     Sal 83,4-5

Oppure:

Dice il Signore: «Chi mangia  la mia carne
e beve il mio sangue, rimane  in me e io in lui».      Gv 6,56

Oppure:

«Il seme seminato nella terra buona
è colui che ascolta la parola e la comprende».         Mt 13,23

DOPO LA COMUNIONE

Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la comunione a questi santi misteri
si affermi sempre più nella nostra vita
l’opera della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

 

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2. Introduzioni – 12 luglio 2020

12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare

Gesù si serve di parabole per trasmettere i suoi messaggi più importanti, per rivelare il Padre, se stesso e i suoi progetti. Il Vangelo di Matteo concentra nel capitolo 13 sei parabole sul regno di Dio che verranno presentate di seguito nelle prossime tre domeniche. Nella prima parabola, quella di oggi, Gesù si immedesima in un seminatore generoso, che getta il seme anche dove la speranza del raccolto non c’è. Per dire che la parola di Dio riesce a portare frutto al di là di ogni ragionevole aspettativa.

PRIMA LETTURA

La pioggia fa germogliare la terra.      

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo, fecondano la terra e la fanno germogliare, così è la parola di Dio. È questo il messaggio pieno di speranza del profeta Isaia.

Dal libro del profeta Isaia.                                                                                           Is 55,10-11

 

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 64 (65)

Riprendendo le parole simboliche di Isaia, il salmo 64 loda Dio che con la pioggia che viene dal cielo rende feconda la terra e la fa fruttificare.

Rit. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

 

SECONDA LETTURA

L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

L’umanità è in cammino e il regno di Dio si fa strada. È un cammino straordinario, ma che si realizza grazie all’impegno di chi non teme di attendere nella fatica il compiersi delle promesse di Dio.

Dalla lettera di san paolo apostolo ai Romani.                                                     Rm 8,18-23

 

VANGELO

Il seminatore uscì a seminare.                  

Comincia nel Vangelo di Matteo la sezione delle parabole. Gesù spiega perché parla in parabole: per svelare a tutti, nel modo più accessibile, i misteri di Dio. E perché, comprendendoli, possano scegliere se aderirvi o meno.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                     Mt 13,1-23


 

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3. Annunciare la Parola – 12 luglio 2020


12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Una parabola piena di ottimismo e di fiducia. Gesù paragona se stesso a un seminatore generosissimo, che sembra addirittura sprecare tempo e fatica nel gettare il seme anche là dove non potrebbe attecchire: sulla strada, tra le pietre e le spine. È una scelta che nasce dal suo amore esagerato per ognuno di noi, nella speranza che anche l’uomo più refrattario possa accogliere il seme della sua parola.

Una lettura attualizzata

Anni fa durante un convegno a Collevalenza il cardinal Martini ha attualizzato in modo curioso questa parabola evangelica, collegando la semina a vari gruppi umani. Il primo gruppo, diceva, è quello degli uomini-asfalto: sono coloro che rifiutano esplicitamente il legame con Dio e con la sua parola. In essi sembra scomparsa ogni inquietudine e ogni domanda. Sulla strada, sull’asfalto impenetrabile, non cresce niente e non può pe­netrare alcun discorso religioso.

Ci sono poi gli uomini-terra sassosa: gli incostan­ti, gli incoerenti, i superficiali, gli individuali­sti. Battezzati che affermano di credere in Dio, ma si ritengono estranei alla Chiesa, rifiutano l’humus ecclesiale, rifuggono dall’esperienza comunitaria e parrocchiale. Si può parlare di post-cristiani, perché il cristianesi­mo è già dietro di loro. Se c’è è qualcosa di folcloristico, culturale, tra­dizionale, ma non vale per l’esistenza quotidiana.

Nella terza categoria ci sono gli uomini-terra cespugliosa (le spine). È gente soffocata dalla mentalità consumisti­ca, che a volte fa riferimento a Gesù Cristo e alla Chiesa e tuttavia conduce una vita molto pa­gana, rimanendo indifferente ai valori del cristianesimo. So­no coloro a cui basta un ritualismo esterio­re, che vogliono il battesimo, la comunione e la cresima per i propri figli, che vanno talora in Chiesa e chiedono i funerali religiosi, ma non comprendono la necessità di una fede per la vita.

Il terreno buono

Infine, secondo il cardinal Martini c’è la terra buona, che può produrre il tren­ta, il sessanta o il cento per cento. Si tratta di differenze gran­di. E diceva che il trenta per cento sono probabilmente i credenti tradizionalisti, mol­to ligi alle pratiche, però incapa­ci di aprirsi a nuove proposte. Il sessanta sono tutti i «movimentisti»: per­sone di grande zelo e religiosità, ma poco legati alle comunità locali. E poi il cento per centro, che è la mèta cui tutti dobbiamo tendere.

La nostra vita

Con questa parabola Gesù sembra correggere Isaia (prima lettura), secondo il quale la parola di Dio, scendendo come la pioggia e la neve, porta sicuramente frutto. In realtà, precisa Gesù, molto dipende dalla qualità del terreno su cui cade il seme.

Nella parabola di quest’oggi infatti Gesù dice che tre quarti del raccolto vanno persi. E forse era proprio questa l’esperienza del contadino ebraico, che aveva a che fare con un terreno arido, pieno di spine e di pietre.

Se ci pensiamo, questa bellissima e realistica parabola, cade su ogni fatto che riguarda la nostra vita. Ma purtroppo spesso il seme della parola incontra un cuore come il nostro, indaffarato in troppe cose, duro come la roccia.

Il seminatore della parabola è Gesù, che non si mette dalla parte di chi miete, ma di chi semina, e lo fa con una generosità «sprecona» che sorprende. Promette un raccolto impossibile, semina anche sulla dura pietra, anche là dove non ci si può aspettare nulla di buono. Ma il risultato, come dicevamo, è legato al terreno, dipende da chi ascolta, da noi.

L’atteggiamento di Gesù nella spiegazione che ne dà non è però negativo. Parlando di un raccolto del cento per cento, un dato praticamente inverosimile, rivela la possibilità di frutti straordinariamente positivi. Ma soprattutto in campo spirituale sappiamo che può avvenire così. Proprio perché il seminatore è Gesù e si tratta della sua parola, può portare molto frutto.

Quanto a chi è chiamato a seminare, non deve stancarsi di farlo e di offrire la parola anche a chi non sembra disponibile. Senza giudicare, senza pensare e dire «Non merita», «È tempo perso», «Ci ho già provato troppe volte». Non così fa Dio con noi.

Ma dobbiamo anche chiederci se siamo capaci di usare i toni giusti, le parole giuste, i mezzi più idonei, i momenti più opportuni per raggiungere e farci capire e accogliere da chi ascolta.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Cambiate finché è possibile, voltate con l’aratro le parti dure, togliete le pietre dal campo, strappatene le spine. Non abbiate il cuore duro così da far morire subito la parola di Dio. Non abbiate un terreno leggero, in cui la carità non può radicarsi profondamente. Non permettete alle preoccupazioni e ai desideri mondani di soffocare il seme buono…» (sant’Agostino).

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4. Parola da Vivere – 12 luglio 2020

12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare

 

COMMENTO

La parabola del seminatore con la spiegazione di Gesù, o più verosimilmente di Matteo, è abbastanza semplice e ricca per la meditazione personale e per la predicazione. Ma i versetti 10-17 sono un tormento.

Iniziano i discepoli chiedendo a Gesù perché parli in parabole e non  chiaramente. E, in effetti, la parabola è un genere letterario  molto usato  nella Bibbia ed ha alcune caratteristiche: è semplice, parte dalle cose di cui gli ascoltatori hanno esperienza, ma lascia un certo margine all’interpretazione e anche a qualche  dubbio.

La risposta  di Gesù ci crea qualche  difficoltà, perché sembra dire che parla in parabole perché non capiscano, realizzando così un passo del profeta  Isaia. E aggiunge che «a colui che ha, verrà dato  e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non  ha, sarà tolto anche quello  che ha», che a prima vista ha un sapore di ingiustizia. Chiariamo subito questo: il contesto  è quello dei cuori induriti, perciò il Signore dice semplicemente che chi non  apre il cuore alla sua parola  e non  crede in lui perderà  tutto quello che ha e si tiene stretto, mentre chi crede in lui riceverà altri doni fino alla vita eterna.

Ma per capire la risposta  di Gesù dobbiamo fare un salto al tempo della composizione del vangelo,  70-80 circa, e interpretare il motivo  per cui Matteo  scrive in questi termini.

I cristiani avevano fatto, dolorosamente, l’esperienza che tanti Ebrei avevano rifiutato  il Vangelo e li perseguitavano. Non solo, anche tanti, che erano stati battezzati, a un certo punto si erano  allontanati dalla fede. Allora essi si sono chiesti: come mai? Le risposte in tutto il Nuovo Testamento sono diverse. Matteo in questo brano  praticamente ne dà due.

La prima:  la parola  di Dio è seminata per tutti,  la risposta dipende da come la persona  l’accoglie: può lasciarla fuori di sé, può accoglierla solo per un po’, può farla soffocare da altri interessi o preoccupazioni, può portare molto frutto. Per quanto riguarda noi, è importante  dare una  lettura  spirituale  di questi  quattro terreni. Non  indicano categorie di persone,  ma atteggiamenti  di fondo  verso la parola.  Ciascuno  di noi  si ritrova in tutti  e quattro i terreni,  lungo  il corso della propria  vita.

La seconda risposta va presa con le pinze, perché è un po’ settaria e consolatoria. Matteo si serve di una citazione del profeta  Isaia, secondo  la quale è Dio che per un certo tempo non  vuole che gli Ebrei si convertano (nel Primo  Testamento questa  interpretazione è abbastanza normale). Ma questa risposta serve a tranquillizzare i credenti  della comunità di Matteo  (il fatto che gli «altri» non  credano  rimane  misteriosamente nelle  mani  di Dio),  ma corre il rischio  di farli credere privilegiati  rispetto ai non credenti. In realtà non è così. Tutto il Nuovo Testamento dice chiaramente che Dio vuole salvare tutti e che Gesù ha dato  la vita per tutti. La risposta  dipende  solo dalla volontà  libera delle persone  che ascoltano il vangelo e la parabola del seminatore dice proprio questo.

Questo  brano  ci serve molto per capire un principio importante per interpretare correttamente il vangelo: le singole  frasi e i singoli  brani  devono  essere collegati a tutti gli altri per capire l’autentico messaggio di Gesù. In più, così vediamo  anche che il vangelo stesso testimonia che la Chiesa primitiva  ha avuto anche lei le sue difficoltà nell’interpretare l’insegnamento di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. Strada impermeabile alla Quante volte ab- biamo fatto l’esperienza di partecipare all’Eucaristia e, usciti dalla chiesa, di non ricordare né il vangelo né l’omelia? Che cosa aveva reso impermeabile la nostra mente e il nostro cuore?

2. Terreno Alcuni passi della Bibbia ci sono sempre piaciuti e, quando li ascoltiamo, generano emozioni piacevoli o anche forti. Ma, se la nostra vita rimane la stessa, vuol dire che abbiamo fermato la parola di Dio alla superficie, impedendole di scendere nelle profondità di noi stessi.

3. Terreno con i rovi. Abbiamo dato spazio alla parola di Dio, abbiamo deciso di metterla in pratica e di cambiare vita, ma non abbiamo voluto rinunciare a ciò che ostacola  la crescita della parola.  Abbiamo  pensato che potessero  convivere Vangelo, piaceri e successo mondano. E non ce ne siamo neanche accorti, quando la parola non ha più portato frutti di vita nuova.

4. Terreno buono. Una verifica autentica su di noi possiamo farla su alcuni aspetti:  appartenenza alla comunità, vita fraterna, preghiera personale, aiuto ai poveri, capacità di perdonare, costanza nel vivere la fede…

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Il Signore mi ha chiesto una cosa che non  sto realizzando.  Questa settimana la faccio.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 12 luglio 2020

12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare


RICHIESTA DI PERDONO

      • Signore Gesù, vorremo che la tua parola ci entrasse nel cuore e producesse frutto. Abbi pietà di noi.
      • Cristo, la tua generosità non trova adeguata risposta nella nostra vita, abbi pietà di noi.
      • Signore Gesù, rendici terreno accogliente e non pietra impenetrabile alla tua parola, abbi pietà di noi.

PREGHIERE DEI FEDELI

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, preghiamo il Padre, perché il seme della parola di Dio appena ascoltata cresca e produca molto frutto. Preghiamo insieme e diciamo:

Rendici terreno buono, Signore.

  • Per i vescovi, i sacerdoti, i diaconi: ai quali è affidata la predicazione della parola, perché lo facciano con cuore grande e senza stancarsi, preghiamo.
  • Per chi governa il mondo, perché sia animato sempre dalla volontà grande di aiutare la popolazione a crescere nel benessere e nella solidarietà, preghiamo.
  • Per chi soffre nel corpo e nello spirito, perché l’ascolto della parola dia loro consolazione e forza per superare le loro difficoltà e la prova, preghiamo.
  • Perché la parabola di Gesù ascoltata oggi ci induca ogni volta che celebriamo l’Eucaristia a diventare terreno fertile per accoglierla come seme che porta frutto, preghiamo.

Celebrante. O Padre, il tuo Figlio Gesù, con grande fiducia continua a gettare il seme della speranza nel nostro cuore. Rendici capaci di accoglierlo, per alimentare di fede i nostri giorni. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 12 luglio 2020

12 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ecco, il seminatore uscì a seminare

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cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome“.

 


Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Letture e orazioni – 5 luglio 2020

5 luglio

XIV domenica del tempo ordinario

Io sono mite e umile di cuore

 

ANTIFONA D’INIZIO

Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia
in mezzo al tuo tempio.
Come il tuo nome,  o Dio,
così la tua lode si estende ai confini della terra;
di giustizia è piena la tua destra.              Sal 47,10-1

COLLETTA

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato  l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo  alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Dio, che ti riveli ai piccoli
e doni ai miti l’eredità del tuo regno,
rendici poveri, liberi ed esultanti,
a imitazione del Cristo tuo Figlio,
per annunziare agli uomini
la gioia che viene da te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Ecco, a te viene il tuo re umile.

Dal libro del profeta Zaccaria                            Zc 9,9-10

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente,  figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini  della terra».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                               Dal Salmo 144 (145)

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome  in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome  in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso  è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza  si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

SECONDA LETTURA

Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                     Rm 8,9.1  -13

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello  Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno  non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio,  che ha risuscitato  Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti  darà la vita anche  ai vostri corpi mortali  per mezzo  del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante  lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio

CANTO AL VANGELO                                                 Cf Gv 15,26b.27a

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluia.

VANGELO

Io sono mite e umile di cuore.

Dal vangelo secondo  Matteo                        Mt 1,25-30

In quel tempo  Gesù disse: «Ti rendo lode,  Padre, Signore  del cielo  e della  terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.  Sì, o Padre, perché così hai deciso  nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno  conosce il Figlio se non  il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,  e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo  infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Ci purifichi, Signore,
quest’offerta che consacriamo  al tuo nome,
e ci conduca di giorno in giorno
a esprimere in noi la vita nuova
del Cristo tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.                   Sal 33,9

Oppure:

«Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi:
io vi ristorerò», dice il Signore.                       Mt 1 ,28

DOPO LA COMUNIONE

Dio onnipotente ed eterno,
che ci hai nutriti con i doni
della tua carità senza limiti,
fa’ che godiamo i benefici della salvezza
e viviamo sempre in rendimento di grazie.
Per Cristo nostro Signore.

 

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2. Introduzioni – 5 luglio 2020

5 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Io sono mite e umile di cuore

Gesù dice di se stesso di essere «mite e umile di cuore» e invita i suoi discepoli a imitarlo, a essere come lui. E si rallegra perché tanta gente del popolo, i piccoli della terra, gli stanchi e gli oppressi, pecore senza pastore, ascoltano, accolgono e seguono i suoi messaggi con apertura di cuore e disponibilità. Invece i notabili del suo tempo, quelli che contano, come gli scribi e i farisei, gli tendono tranelli e non accolgono la sua parola.

PRIMA LETTURA

Ecco, a te viene il tuo re umile.                                                             

Gesù realizza pienamente la profezia di Zaccaria. In contrapposizione ai re gloriosi del suo tempo, Zaccaria annuncia l’arrivo di un re «giusto, vittorioso e umile» che entra pacificamente in Gerusalemme, non servendosi di un cavallo da guerra, ma cavalcando un asinello.

 Dal libro del profeta Zaccaria.                                                                                        Zc 9,9-10

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 144 (145)

Il salmista rende gloria a Dio per la sua grandezza e bontà. Egli è il sostegno dei deboli, fedele e misericordioso verso tutti.

Rit. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

SECONDA LETTURA

Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Da oggi e per cinque domeniche sentiremo leggere il capitolo 8° della lettera di Paolo ai Romani. Quest’oggi Paolo ci invita a non diventare schiavi del peccato e a vivere una vita nuova nello Spirito. Vivere secondo lo Spirito è premessa di immortalità, perché abita in noi lo stesso Spirito che ha risuscitato Gesù dalla morte.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                                  Rm 8,9.11-13

VANGELO

Io sono mite e umile di cuore.                                                                

Il Vangelo ci fa conoscere una delle pochissime preghiere di Gesù al Padre. Gesù benedice e ringrazia perché la sua missione si compie e viene accolta da gente come lui, semplice e umile.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                  Mt 11,25-30


 

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3. Annunciare la Parola – 5 luglio 2020


5 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Io sono mite e umile di cuore


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Matteo ci fa conoscere questa stupenda preghiera di Gesù, che ci rivela in modo sorprendente la sua identità di Figlio e come intende presentarsi al mondo. È un brano fresco e immediato, teologicamente significativo, «una meteora che proviene dal Vangelo di Giovanni», così è stata definito questo passo di Matteo. Ci rivela come Gesù si rivolge al Padre, ma ci fa comprendere come il Padre interviene nella storia e dona la salvezza.

La preghiera di Gesù

Gesù ha scelto gli apostoli (Mt cap. 9), ha chiesto a loro una grande disponibilità e di non ver paura dei rischi e della stessa persecuzione (Mt cap. 10). Ora si apre in questa preghiera di lode e ringraziamento al Padre, proprio per questa straordinaria risposta positiva degli apostoli, che lo hanno seguito mettendosi in gioco sulla sua parola.

In questa preghiera Gesù rivela il rapporto di comunione che c’è tra lui e il Padre. Tra Padre e Figlio c’è conoscenza perfetta. Ma questa conoscenza ora viene condivisa con chi è ben disposto, con chi è povero e semplice di fronte a Dio. Di fatto con Gesù entrano nella logica di Dio i semplici, le categorie umili della società, ma anche i peccatori pubblici, i poco raccomandabili. Quelli che non fanno parte di nessuna «casta» né politica, né economica, né sociale. Coloro invece che non accolgono Gesù e la sua parola sono gli scribi, i farisei, i maestri della legge, la classe dirigente ebraica. Essi reagiscono con la massima durezza nei suoi confronti, difendendosi fino alla violenza dalle parole di novità di que­sto messia inatteso.

La salvezza che nei progetti di Dio era destinata a tutti, ma che in pratica era diventata appannaggio dei privilegiati, con Gesù appare slegata dal potere e dalla ricchezza, condizionata unicamente dalla dispo­nibilità a entrare in sintonia con Dio. È il Padre che ha voluto così.

 Venire a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi

La seconda parte del passo di Matteo, più che ai discepoli è rivolta alla tanta gen­te che lo segue, ebrei che sono «stanchi e scorag­giati, come pecore che non hanno pastore» (Mc 6,34) e Gesù prova verso di loro una sincera commozione. Essi sono oppressi in particolare dal giogo della leg­ge: centinaia di minuziose prescrizioni insopportabili. Gesù li invita a seguire lui e la sua nuova legge.

«Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero…», dice loro Gesù. Infatti ciò che Gesù propone risponde intimamente alle esigenze più profonde dell’uomo e costituisce un giogo meno pe­sante da portare.

Il brano è sicuramente polemico nei confronti di quelle classi che vedono nella parola di Gesù una minaccia alla loro posizione di prestigio e che sono più attente all’osservanza legale che disponibili al pensiero di Dio.

La scelta preferenziale di Gesù

Al tempo di Gesù l’uomo riuscito era chi era diventato ricco e potente, con una bella famiglia e tanti figli. Erano le categorie privilegiate, che dominavano sul popolo. Mentre i poveri, gli ammalati, le prostitute, i pubblicani, il popolino erano considerati persone piene di peccati e dovevano offrire sacrifici per chiedere perdono.

Gesù guarda la situazione e sceglie: si schiera per i poveri, gli anawim, i miti, i peccatori. Lui stesso si fa uno di loro. E dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita».

Gesù si presenta come grande consolatore per gli uomini di ogni tempo. E «la Chiesa è chiamata a fare la scelta preferenziale dei poveri e a testimoniare al mondo di oggi “la benevolenza di Dio verso i piccoli, gli stanchi e gli oppressi”», dice mons. Giovanni Nervo, fondatore della Caritas italiana.

Così si sono regolati i cristiani lungo i secoli. Da san Francesco a Madre Teresa, da san Vincenzo de’ Paoli a don Bosco, la storia della Chiesa è costellata di cristiani che hanno compreso le parole di Gesù e le hanno vissute.

Non sono sicuramente mancati nei duemila anni della Chiesa credenti anche tra le classi più benestanti e ricche, di grande intelligenza e di studio, che hanno vissuto con semplicità e autenticità la loro fede. Basta pensare al genio di Agostino, di san Tommaso d’Aquino, di Dante Alighieri, di Pascal, e a uno stuolo di scienziati, artisti, sovrani e uomini politici che hanno messo l’intera loro intelligenza e il frutto delle loro competenze nella costruzione del regno di Dio. Costoro hanno capito che il Padre si rivela a chi si fa piccolo come Gesù; che è più importante ciò che siamo di fronte a Dio, del prestigio sociale e della ricchezza che abbiamo raggiunta.

 UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Nel suo breve pontificato, papa Luciani ebbe a dire: «Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Io rischio di dire uno sproposito, ma lo dico: il Signore tanto ama l’umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché? perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili. Non vien voglia di credersi dei mezzi santi, dei mezzi angeli, quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi».

 

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4. Parola da Vivere – 5 luglio 2020

5 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Io sono mite e umile di cuore

 

COMMENTO

Questo  brano,  bellissimo e amatissimo sia dai santi che dalla gente semplice, è composto da tre parti: la prima è una preghiera  di lode rivolta al Padre, la seconda,  una rivelazione  di stile giovanneo, la terza, una esortazione.

Gesù è rimasto sorpreso dal fatto che i conoscitori della Bibbia non lo capiscono e lo contrastano, mentre i poveri lo comprendono e lo seguono. Egli legge in questa situazione lo stile di azione del Padre e la diversa disposizione degli uomini: il Padre volentieri si comunica a coloro che riconoscono di aver bisogno  di lui, invece rima- ne nascosto a coloro che pretendono di arrivare a lui grazie alla propria  scienza e ai propri  sforzi intellettuali o morali. Gesù, con questa preghiera di lode, testimonia al Padre la totale condivisione e la piena disponibilità a entrare nel suo modo di agire. Anche lui si farà conoscere dai semplici e resterà nascosto  ai presuntuosi.

La rivelazione riguarda il tema della vera sapienza. Per gli ebrei la sapienza più alta è la conoscenza di Dio e i veri sapienti  erano ritenuti  i conoscitori della Sacra Scrittura. Gesù si presenta  come l’unico che può dare la vera e autentica conoscenza di Dio. Essendo egli il Figlio, conosce totalmente il Padre, perché abita in lui e ha comunicato tutto se stesso al Figlio. Questa conoscenza non  è chiusa agli uomini, anzi Gesù è venuto proprio per condurre gli uomini al Padre. Ma lui seguirà lo stesso stile del Padre: si farà conoscere e farà conoscere il Padre solo da coloro che hanno il cuore aperto alla fede in lui; chi invece giudicherà lui, a partire dalla propria «scienza» biblica, resterà escluso perché non crede e ha il cuore chiuso.

Infine, l’invito ad andare da lui, rivolto a tutti coloro che si ritengono bisognosi di fronte  alla vita e a Dio, è di una dolcezza infinita che conquista e non ha bisogno di commento, si tratta  solo di accoglierlo  e di farlo risuonare  dentro di sé. L’esortazione a prendere il suo giogo richiede un chiarimento. Gli ebrei avevano un giogo di 613 precetti da osservare. San Paolo nota che nessuno era in grado di osservarli tutti. Gesù li sostituisce con un solo precetto: somigliare  a lui nella mitezza e nell’umiltà. Anche questo  è un giogo, sì, tuttavia dolce e leggero, lui dice. Dolce perché è un giogo di amore,  leggero perché è costituito dal dono  della verità, che rende liberi.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. La scienza, con le possibilità che ha  aperto,  ha spinto  molti  a pensare  che l’insegnamento di Gesù sia superato. Ci sono  molti  nuovi  «maestri». Ma la conoscenza di Dio, che apre le porte alla vita pienamente umana e alla salvezza eterna,  non  passa dalle scienze «umane», ma dalla parola di Gesù.

2. «… imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Mitezza e umiltà non sono virtù molto presenti nella cultura Quanti problemi e difficoltà relazionali e personali potremmo risolvere se diventassimo più miti e umili?

Il giogo della verità è leggero per l’intelligenza. Nel- la nostra società questo rapporto è negato. Viene esaltata l’intelligenza umana (o la furbizia?) ma viene negata la verità. Questo produce  conoscenze false e rapporti falsi tra le persone  e tra le nazioni.

4. Molti cercano il «ristoro» dove non c’è, e non ba- stano vacanze, evasioni, divertimenti, .. Il ristoro  vero lo offre il Signore, che ci accoglie nella preghiera, illumina la nostra  vita col suo insegnamento, ci sostiene con il suo amore nell’Eucaristia, ci mette accanto fratelli da amare e da cui ricevere amore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Andiamo  a scuola da Gesù, leggendo qualche pagina del vangelo, e lasciamoci istruire da lui.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017