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1. ORAZIONI – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE SEMINA LA SUA PAROLA

Antifona

Ecco, Dio é il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, o Signore, perché tu sei buono. (Cf. Sal 53,6.8)
Si dice il Gloria.
Colletta

Sii propizio a noi tuoi fedeli, o Signore,
e donaci in abbondanza i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

Ci sostengano sempre, o Padre,
la forza e la pazienza del tuo amore,
perché la tua parola, seme e lievito del regno,
fruttifichi in noi
e ravvivi la speranza
di veder crescere l’umanità nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

.

Si dice il Credo

Sulle offerte

O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio di Cristo
hai dato compimento alla Legge antica,
accogli e santifica questa nostra offerta
come un giorno benedicesti i doni di Abele,
perché ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore
giovi alla salvezza di tutti.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore.
Egli dà il cibo a chi lo teme. (Sal 110,4-5)

Oppure:

Ecco: sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta,
io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. (Ap 3,20)

*A
Il buon seme sono i figli del Regno;
splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. (Mt 13,38.43)

Dopo la comunione

Assisti con bontà il tuo popolo, o Signore,
e poiché lo hai colmato della grazia di questi santi misteri,
donagli di passare dall’antica condizione di peccato
alla pienezza della vita nuova.
Per Cristo nostro Signore

 

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3. Commento alle Letture – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE HA PAZIENZA CON TUTTI I PECCATORI

COMMENTO 

Con la frase “Regno dei Cieli”  Matteo intende “Regno di Dio” da realizzare ed attuare sulla terra da coloro che si dichiarano cristiani.
È un Regno che si differenzia e si propone come alternativa a qualsiasi regno elaborato durante tutta la storia umana.
Le tre colonne portanti vengono ben descritte e sintetizzate in tre verbi: condividere ,servire, scendere. Essi sostituiscono i verbi che identificano e definiscono le monarchie terrene: accumulare, comandare, salire.
Nell’ascoltare questi insegnamenti le orecchie degli apostoli si sintonizzano in automatico sui valori terreni e creano perplessità e riluttanza ad accettare il nuovo messaggio.
Gesù, memore di quanto afferma nella prima lettura, tratta dal libro della Sapienza, che Dio è forte ma mite, governa con indulgenza ed ama nella misericordia, con pazienza, per l’ennesima volta,  si siede in mezzo a loro e tenta di evangelizzarli con le cosiddette tre parabole del Regno dei Cieli.
Nella prima ricorda che il Regno di Dio non è fatto di automi  per programmati  per la santità  ma  di persone libere e responsabili  di scegliere se essere buon grano nutriente  o zizzania letale. È interessante sottolineare che Gesù non si preoccupa di annullare subito gli effetti nefasti della zizzania, piuttosto blocca lo spirito bellicoso di coloro che vogliono estirparla e bruciarla . Dio non ha bisogno dei bulldog che azzannano quelli che sgarrano. Ci penseranno gli angeli a fare la cernita al momento giusto.
La seconda parabola prende come segno del Regno un granellino di senape. Questa parabola suona strana anche per noi perché la senape è una pianta infestante che non si semina,  ci pensa il vento a trasportarla dappertutto. È presente soprattutto nei dintorni del lago di Genezaret ed è un autentico pericolo per gli orti perché assume delle dimensioni che arrivano fino ai due metri di altezza con una fitta ramificazione. È bella a vedersi ma di nessuna utilità. Diventa un segno del Regno di Dio nella storia umana quando la Parola si trasforma solo in apparenza formale e non in carità amorevole.
La terza identifica l’azione del Regno di Dio con quella del lievito che nel silenzio fa fermentare la massa in modo straordinario come farebbero tre misure di lievito (che corrispondono a 40kg) impastate dalle mani esperte di un’abile massaia. I santi hanno dimostrato nei fatti la straordinaria fecondità con cui la carità trasforma la  storia umana.
Quello che manca nella Chiesa oggi non sono le strutture, neppure i teologi, neanche i preti e le suore.
Mancano santi del calibro di Benedetto, Francesco, Ignazio di Loyola, Teresa di Calcutta o don Bosco che impastino, nella storia umana, il lievito della tenerezza del Padre.
Allora forse il mondo degli uomini sarebbe più conforme al messaggio divino.

COMMENTO 2

La pazienza misericordiosa di Dio ci chiama a conversione

O Gesù, con la parabola del grano e della zizzania ci insegni che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati,
che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male.
Solo Tu puoi fare questo, e lo farai nel giudizio finale.
Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male.
E in questo campo Tu ci chiedi di congiungere, con grande fiducia nella Tua provvidenza, la decisione e la pazienza.
Concedici la grazia di decidere di voler essere buon grano, prendendo le distanze dal maligno e dalle sue seduzioni.
Fa’ che, imitando la Tua pazienza misericordiosa che ci spinge alla conversione, siamo Chiesa simile al “lievito nella pasta”,
che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, e non una Chiesa di “puri”, che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no.
Tu, Sapienza incarnata, oggi ci aiuti a comprendere che il bene e il male non si possono identificare con territori definiti o determinati gruppi umani.
Tu ci dici che la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona, passa nel cuore di ognuno di noi.
Tu con la Tua morte in croce e la Tua risurrezione, ci hai liberato dalla schiavitù del peccato e ci dai la grazia di camminare in una vita nuova;
ma con il Battesimo ci hai dato anche la Confessione, perché abbiamo sempre bisogno di essere perdonati dai nostri peccati.
Fa’ che impariamo i Tuoi tempi che non sono i nostri tempi e anche il Tuo “sguardo”: grazie all’attesa paziente, ciò che era zizzania o sembrava zizzania,
può diventare un prodotto buono. Elargisci a tutti noi la grazia della conversione permanente e alimenta in noi la speranza che non delude.
O Beata Vergine Maria, aiutaci a cogliere nella realtà che ci circonda non soltanto la sporcizia e il male, ma anche il bene e il bello; a smascherare l’opera di Satana,
ma soprattutto a confidare nell’azione di Dio che feconda la storia.
Amen. Alleluja!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

Gesù non dice cosa sia il Regno di Dio, ma lo descrive con molte parabole («è simile»), che costituiscono delle piste, seguendo le quali i credenti non solo scoprono di appartenere al Regno, ma anche di collaborare con il Signore alla sua costruzione, in attesa della sua completa realizzazione alla fine dei tempi. Le tre parabole odierne in sintesi dicono: il regno di Dio prevede che i buoni siano mescolati ai cattivi e si impegnino a conservarsi buoni davvero; solo alla fine ci sarà un giudizio che separerà buoni e cattivi; il Regno non è subito grande e appariscente, ma è piccolo (come i semi) e cresce lungo la storia, però diventa solido e forte e darà ospitalità a tutti quelli che lo vorranno; il Regno agisce nella storia come il lievito nella pasta e cioè a poco a poco diffonde la fede in tutta l’umanità.
Fermiamoci un po’ sulla parabola del grano e della zizzania, la quale, pur avvalendosi della spiegazione di Gesù stesso o dell’evangelista, fa nascere qualche domanda. Perché il Signore decide di far crescere la zizzania con il grano? Il buon grano è sempre buono e la zizzania rimane sempre cattiva, fino al giudizio?
Le parabole vanno lette diversamente dalle allegorie. Nelle allegorie i dettagli hanno un significato, nella parabola ciò che conta è «la punta» (dicono gli studiosi), cioè la verità che il narratore vuole comunicare. Qui la «punta» è questa: Dio accetta che buoni e cattivi nella storia siano mescolati, la separazione avverrà solo alla fine.
Situando la parabola nella comunità cristiana, ne risulta una risposta agli interrogativi che la agitavano. Il buon seme è la parola che fa nascere i figli del Regno, ma essi scoprono di convivere con altri che non ascoltano la Parola, eppure prosperano e perseguitano la Chiesa. La parabola individua il responsabile: un nemico, il Maligno. La comunità scopre nel vangelo che il Signore ha deciso di non intervenire drasticamente per togliere i malvagi da questo mondo. Ma perché? Da una parte la presenza dei «cattivi» chiede ai «buoni» la verifica dolorosa della propria fede, la testimonianza e la pazienza (se non ci fossero «gli altri», i credenti con chi e come potrebbero somigliare a Gesù, che ama anche i nemici, cerca i peccatori e offre loro il perdono?); dall’altra emerge la volontà precisa di Dio che tutti gli uomini siano salvi. Gesù è morto per tutti e la Chiesa ha il compito di portare la bella notizia della salvezza anche a coloro che sono sotto il potere dell’avversario, con la fiducia e la speranza che si convertano e ottengano la salvezza.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Da Dio viene solo ciò che è buono, il male viene dall’avversario e dalla libertà malata dell’uomo. Chi considera il Signore all’origine del male che c’è nel mondo non lo conosce.
  2. Grano e zizzania devono crescere insieme. Quante volte abbiamo chiesto a Dio nella preghiera di eliminare i malvagi? O ci siamo lamentati con lui per la prosperità dei cattivi? Dio ama tutti e Gesù ci insegna di amare i nemici…
  3. E noi siamo buon grano o zizzania? Faremo bene a riconoscere che nel nostro cuore ci sono grano e zizzania. Per questo non possiamo giudicare e condannare nessuno, mentre a noi è richiesta una conversione continua.
  4. Noi cristiani siamo il lievito che il Signore ha immesso nel mondo, per farlo lievitare. Se il mondo non si converte, può dipendere anche dal fatto che il lievito non fa bene la sua parte?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Se riconosciamo di dare spazio a qualche pensiero di superiorità nei confronti di altre persone, trasformiamolo subito in preghiera.

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2. introduzioni – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE HA PAZIENZA CON TUTTI I PECCATORI

La convivenza con chi ci fa soffrire nella Chiesa e nella società civile fa sorgere molte domande da porre al Signore e a volte anche delle lamentele. La parola di Dio di questa domenica ci invita a non giudicare nessuno e a condividere la pazienza misericordiosa di Dio verso i peccatori; quella stessa pazienza che il Signore ha avuto verso di noi.

PRIMA LETTURA

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Il popolo si chiede come mai Dio non interviene contro i persecutori e gli ingiusti. L’autore spiega il modo di agire di Dio: egli ama tutti, è indulgente con i peccatori e dà a tutti il tempo e l’opportunità di pentirsi e ottenere il perdono.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

San Paolo, dopo aver riconosciuto che noi non sappiamo come pregare, incoraggia i credenti con la certezza che la nostra debolezza è colmata dall’azione dello Spirito Santo, che prega in noi.

VANGELO

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Continua il capitolo delle parabole che illustrano la realtà del Regno di Dio. Il Regno è già presente nel mondo, cresce e si diffonde, anche in mezzo alle difficoltà e alle opposizioni. Il nemico di Dio e degli uomini è all’opera, ma il Regno crescerà. Alla fine dei tempi sarà rivelata la vittoria di Dio e i buoni saranno premiati.

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4. Letture – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE HA PAZIENZA CON TUTTI I PECCATORI

PRIMA LETTURA

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Il popolo si chiede come mai Dio non interviene contro i persecutori e gli ingiusti. L’autore spiega il modo di agire di Dio: egli ama tutti, è indulgente con i peccatori e dà a tutti il tempo e l’opportunità di pentirsi e ottenere il perdono.

Dal libro della Sapienza   Sap 12,13.16-19

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 85 (86)

R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie supplicheR.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio. R.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.   R.

SECONDA LETTURA

Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

San Paolo, dopo aver riconosciuto che noi non sappiamo come pregare, incoraggia i credenti con la certezza che la nostra debolezza è colmata dall’azione dello Spirito Santo, che prega in noi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 8,26-27

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25)

Alleluia.

VANGELO

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Continua il capitolo delle parabole che illustrano la realtà del Regno di Dio. Il Regno è già presente nel mondo, cresce e si diffonde, anche in mezzo alle difficoltà e alle opposizioni. Il nemico di Dio e degli uomini è all’opera, ma il Regno crescerà. Alla fine dei tempi sarà rivelata la vittoria di Dio e i buoni saranno premiati.

Dal Vangelo secondo Matteo          Mt 13,24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore. 

Forma breve:
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Dal Vangelo secondo Matteo   Mt 13,24-30

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE HA PAZIENZA CON TUTTI I PECCATORI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 19 LUGLIO 2026 – XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE HA PAZIENZA CON TUTTI I PECCATORI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ti abbiamo chiesto di intervenire, per punire coloro che ci fanno soffrire. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo giudicato, condannato e sparlato di diverse persone. Christe eleison.
  • Signore, non abbiamo avuto pazienza con chi ha sbagliato nei nostri confronti. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio Padre ha fiducia nella nostra capacità di germogliare e portare frutto buono anche in mezzo alle difficoltà. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, aiutaci a portare frutti buoni.

  • Perché consideriamo fratelli tutti coloro che incontriamo. Preghiamo.
  • Perché la grandezza della tua misericordia per noi ci renda misericordiosi verso gli altri. Preghiamo.
  • Perché lo Spirito sostenga la nostra debolezza e ci insegni a pregare per tutti. Preghiamo.
  • Perché noi cristiani testimoniamo con coraggio la nostra fede e il nostro amore. Preghiamo.

O Padre, donaci il tuo Spirito, perché impariamo da Gesù a trattare da fratelli tutte le persone che tu ci fai incontrare nel nostro cammino. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

 

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1. ORAZIONI – 12 LUGLIO 2026 – XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE SEMINA LA SUA PAROLA

Antifona

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Cf. Sal 16,15)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che continui a seminare
la tua parola nei solchi dell’umanità,
accresci in noi, con la potenza del tuo Spirito,
la disponibilità ad accogliere il Vangelo,
per portare frutti di giustizia e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Guarda, o Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi. (Sal 83,4-5)

Oppure: 

Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
rimane in me e io in lui». (Gv 6,56)

*A
Il seme seminato nel terreno buono
è colui che ascolta la Parola e la comprende. (Mt 13,23)

Dopo la comunione

O Signore, che ci hai nutriti con i tuoi doni,
fa’ che per la celebrazione di questi santi misteri
cresca in noi il frutto della salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 12 LUGLIO 2026 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE SEMINA LA SUA PAROLA

COMMENTO 

Per comprendere il messaggio del brano evangelico di questa domenica non dobbiamo dimenticare il vero senso della parola dabar in ebraico. Essa ha un valore semantico più profondo del termine “parola” in italiano.
Il dabar è strettamente legato all’operare. Dio non parla in astratto, ma opera, interviene, crea e realizza concretamente. La parola non è strumento di semplice comunicazione ma di impegno, di cose da fare, di vita da vivere, di conversione da attuare.
Con una parola Dio realizzó la Creazione.
Il dabar è come il chicco di grano. Non è destinato a replicare solo se stesso, ma a moltiplicarsi.
Il luogo per eccellenza in cui il dabar attecchisce é il cuore umano, che diventa il terreno di coltura ideale per renderlo fecondo.
Il guaio sta nel fatto che il cuore umano non reagisce nello stesso modo perché le persone sono come i terreni in cui il seminatore sparge i chicchi.
Il grano é sempre quello ma il terreno non  sempre dà il medesimo raccolto.
Lo stesso succede per la Parola nel cuore umano.
Secondo Gesù, nell’accogliere il suo messaggio, esso può rivelarsi terreno asfaltato completamente refrattario , oppure sassoso, o infestato dai rovi o, per fortuna, fertile e produttivo.
Il cuore che maggiormente rifiuta il dabar divino é quello autoreferenziale completamente ibernato nel suo egotismo e chiuso a qualsiasi tipo di relazione. Esiste solo il suo “io”. Tutto il resto non lo scalfisce.
Il cuore sassoso si limita ad origliare la Parola ma non l’ascolta e non la approfondisce. Suona bene ai suoi orecchi, dice anche cose interessanti,  ma non le fa sue. Viene spazzata via dalle preoccupazioni quotidiane. Prima bisogna sbarcare il lunario con ogni mezzo.
Il cuore spinoso accoglie con attenzione la Parola, la reputa valida ma non tanto da resistere alle suggestioni del potere e della ricchezza. Il benessere vale il pedaggio di qualche preghiera o di qualche messa, ma la Parola non toglie e non spegne la bramosia del denaro, del lusso e dello sfrenato divertimento.
Il cuore fertile è quello che non solo ascolta ed accoglie il messaggio di Gesù a livello di buone intenzioni, ma lo trasforma in testimonianza concreta, radicandolo nella sua vita, trasformandolo in carità produttiva e trasparente.
La parabola odierna ci inchioda con le spalle al muro.
Il nostro cuore supera l’elettrocardiogramma dello nostra testimonianza quotidiana?
La nostra reale accettazione del Vangelo sa di asfalto, di sassi , di rovi o di Amore contagioso ed accogliente verso tutti?

COMMENTO 2

Gesù Divino Seminatore

O Gesù, Divino Seminatore, oggi Ti contempliamo mentre predichi sulla riva del lago di Galilea.
Poiché una grande folla Ti circonda, Tu sali su una barca, Ti allontani un poco da riva e predichi da lì.
Tu senza risparmio getti il buon seme della Tua Parola nel cuore di ciascuno di noi,
perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace.

Il seme che cade sulla strada indica quanti ascoltano il Tuo annuncio del Regno di Dio
ma non lo accolgono; così sopraggiunge il Maligno e lo porta via.
Il Maligno non vuole che il seme del Tuo Vangelo germogli nel nostri cuori.

Il seme caduto sulle pietre rappresenta le persone che ascoltano la Tua Parola
e l’accolgono subito, ma superficialmente,
perché non hanno radici e sono incostanti;
e quando arrivano le difficoltà e le tribolazioni
queste persone si abbattono subito.

Il seme caduto tra i rovi si riferisce alle persone che ascoltano la Tua Parola ma,
a causa delle preoccupazioni mondane e della seduzione della ricchezza, rimane soffocata.

Il seme caduto sul terreno fertile rappresenta quanti ascoltano la Tua Parola,
la accolgono, la custodiscono e la comprendono, ed essa porta frutto.

Noi siamo il terreno dove Tu getti instancabilmente il seme della Tua Parola e del Tuo amore.
Fa’ che diventiamo terreno buono senza spine né sassi,
ma dissodato e coltivato con cura,
affinché possa portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli.

Per Tua grazia anche noi siamo seminatori. Fa’ che dal nostro cuore e dalla nostra bocca
esca il seme buono della Tua Parola, che guarisce e incoraggia.

O Beata Vergine Maria, insegnaci con il Tuo esempio ad accogliere la Parola,
custodirla e farla fruttificare in noi e negli altri.

Amen. Alleluja!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

La parabola del seminatore con la spiegazione di Gesù, o più verosimilmente di Matteo, è abbastanza semplice e ricca per la meditazione personale e per la predicazione. Ma i versetti 10-17 sono un tormento.
Iniziano i discepoli chiedendo a Gesù perché parli in parabole e non chiaramente. E, in effetti, la parabola è un genere letterario molto usato nella Bibbia ed ha alcune caratteristiche: è semplice, parte dalle cose di cui gli ascoltatori hanno esperienza, ma lascia un certo margine all’interpretazione e anche a qualche dubbio.
La risposta di Gesù ci crea qualche difficoltà, perché sembra dire che parla in parabole perché non capiscano, realizzando così un passo del profeta Isaia. E aggiunge che «a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha», che a prima vista ha un sapore di ingiustizia. Chiariamo subito questo: il contesto è quello dei cuori induriti, perciò il Signore dice semplicemente che chi non apre il cuore alla sua parola e non crede in lui perderà tutto quello che ha e si tiene stretto, mentre chi crede in lui riceverà altri doni fino alla vita eterna.
Ma per capire la risposta di Gesù dobbiamo fare un salto al tempo della composizione del vangelo, 70-80 circa, e interpretare il motivo per cui Matteo scrive in questi termini.
I cristiani avevano fatto, dolorosamente, l’esperienza che tanti Ebrei avevano rifiutato il Vangelo e li perseguitavano. Non solo, anche tanti, che erano stati battezzati, a un certo punto si erano allontanati dalla fede. Allora essi si sono chiesti: come mai?
Le risposte in tutto il Nuovo Testamento sono diverse. Matteo in questo brano praticamente ne dà due.
La prima: la parola di Dio è seminata per tutti, la risposta dipende da come la persona l’accoglie: può lasciarla fuori di sé, può accoglierla solo per un po’, può farla soffocare da altri interessi o preoccupazioni, può portare molto frutto. Per quanto riguarda noi, è importante dare una lettura spirituale di questi quattro terreni. Non indicano categorie di persone, ma atteggiamenti di fondo verso la parola. Ciascuno di noi si ritrova in tutti e quattro i terreni, lungo il corso della propria vita.
La seconda risposta va presa con le pinze, perché è un po’ settaria e consolatoria. Matteo si serve di una citazione del profeta Isaia, secondo la quale è Dio che per un certo tempo non vuole che gli Ebrei si convertano (nel Primo Testamento questa interpretazione è abbastanza normale). Ma questa risposta serve a tranquillizzare i credenti della comunità di Matteo (il fatto che gli «altri» non credano rimane misteriosamente nelle mani di Dio), ma corre il rischio di farli credere privilegiati rispetto ai non credenti. In realtà non è così. Tutto il Nuovo Testamento dice chiaramente che Dio vuole salvare tutti e che Gesù ha dato la vita per tutti. La risposta dipende solo dalla volontà libera delle persone che ascoltano il vangelo e la parabola del seminatore dice proprio questo.
Questo brano ci serve molto per capire un principio importante per interpretare correttamente il vangelo: le singole frasi e i singoli brani devono essere collegati a tutti gli altri per capire l’autentico messaggio di Gesù. In più, così vediamo anche che il vangelo stesso testimonia che la Chiesa primitiva ha avuto anche lei le sue difficoltà nell’interpretare l’insegnamento di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Strada impermeabile alla parola. Quante volte abbiamo fatto l’esperienza di partecipare all’Eucaristia e, usciti dalla chiesa, di non ricordare né il vangelo né l’omelia? Che cosa aveva reso impermeabile la nostra mente e il nostro cuore?
  2. Terreno sassoso. Alcuni passi della Bibbia ci sono sempre piaciuti e, quando li ascoltiamo, generano emozioni piacevoli o anche forti. Ma, se la nostra vita rimane la stessa, vuol dire che abbiamo fermato la parola di Dio alla superficie, impedendole di scendere nelle profondità di noi stessi.
  3. Terreno con i rovi. Abbiamo dato spazio alla parola di Dio, abbiamo deciso di metterla in pratica e di cambiare vita, ma non abbiamo voluto rinunciare a ciò che ostacola la crescita della parola. Abbiamo pensato che potessero convivere Vangelo, piaceri e successo mondano. E non ce ne siamo neanche accorti, quando la parola non ha più portato frutti di vita nuova.
  4. Terreno buono. Una verifica autentica su di noi possiamo farla su alcuni aspetti: appartenenza alla comunità, vita fraterna, preghiera personale, aiuto ai poveri, capacità di perdonare, costanza nel vivere la fede…

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Il Signore mi ha chiesto una cosa che non sto realizzando. Questa settimana la faccio.

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2. introduzioni – 12 LUGLIO 2026 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE SEMINA LA SUA PAROLA

Il Signore vuole salvare tutti, per questo semina con abbondanza la sua parola. La forza e la fecondità della parola vengono da Dio. Ma il Signore non si impone e affida la parola alla libertà di ogni uomo. Dipende da noi se resterà sterile o se porterà frutti di vita buona ed eterna.

PRIMA LETTURA

La pioggia fa germogliare la terra.

Israele in esilio a Babilonia si chiede come mai il Signore ancora non mantenga la promessa del ritorno a Gerusalemme. Il Deuteroisaia risponde con un’immagine: la parola di Dio è come la pioggia e la neve, che fecondano la terra. Il contadino però deve avere pazienza e attendere il tempo dei frutti. Così Israele non deve perdere fiducia e speranza: Dio mantiene sempre le sue promesse.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

Anche la natura subisce le conseguenze del peccato degli uomini, cosa drammaticamente evidente nei nostri tempi. San Paolo mette insieme uomini e creato nella tensione verso la libertà dalla corruzione e verso la salvezza.

VANGELO

Il seminatore uscì a seminare.

Questa parabola presenta la generosità del seminatore, che sparge il seme della parola a piene mani, le difficoltà che essa incontra nel portare frutto, la responsabilità degli ascoltatori e la fecondità della parola, che porta frutti sovrabbondanti in chi la accoglie in un cuore buono.

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4. Letture – 12 LUGLIO 2026 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

12 LUGLIO 2026

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL SIGNORE SEMINA LA SUA PAROLA

PRIMA LETTURA

La pioggia fa germogliare la terra.

Israele in esilio a Babilonia si chiede come mai il Signore ancora non mantenga la promessa del ritorno a Gerusalemme. Il Deuteroisaia risponde con un’immagine: la parola di Dio è come la pioggia e la neve, che fecondano la terra. Il contadino però deve avere pazienza e attendere il tempo dei frutti. Così Israele non deve perdere fiducia e speranza: Dio mantiene sempre le sue promesse.

Dal libro del profeta Isaìa   Is 55,10-11

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 64 (65)

R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini. R.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. R.

Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza. R.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia! R.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.  R.

SECONDA LETTURA

L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

Anche la natura subisce le conseguenze del peccato degli uomini, cosa drammaticamente evidente nei nostri tempi. San Paolo mette insieme uomini e creato nella tensione verso la libertà dalla corruzione e verso la salvezza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 8,18-23

Fatelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.     (Cf Mt 13,19.23)

Alleluia.

VANGELO

Il seminatore uscì a seminare.

Questa parabola presenta la generosità del seminatore, che sparge il seme della parola a piene mani, le difficoltà che essa incontra nel portare frutto, la responsabilità degli ascoltatori e la fecondità della parola, che porta frutti sovrabbondanti in chi la accoglie in un cuore buono.

Dal Vangelo secondo Matteo         Mt 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Parola del Signore.

Forma breve:
Il seminatore uscì a seminare.

Dal Vangelo secondo Matteo    Mt 13,1-9

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

 

Parola del Signore.