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1. Letture e orazioni – 1 novembre 2020

1 novembre

TUTTI I SANTI

ANNO A

Come stelle nel mondo di Dio

Oggi è la festa della santità, quella degli uomini e delle donne che la Chiesa riconosce per aver vissuto in modo eroico le beatitudini. Ma è anche la festa della santità feriale, quella della gente comune, anonima, che non finirà probabilmente sugli altari. Una «festa dei santi» che è anche un gesto di riparazione verso chi ha vissuto la fede e la vita cristiana nella sua anonima esperienza quotidiana: le maddalene che versano il profumo su Gesù nei poveri, i buoni samaritani che si occupano di chi è in difficoltà e danno umilmente il loro sostegno alle opere di bene.

ANTIFONA D’INIZIO

Rallegriamoci tutti nel Signore
in questa solennità di tutti i Santi:
con noi gioiscono gli angeli e lodano il Figlio di Dio

COLLETTA

O Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa
la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi,
concedi al tuo popolo,
per la comune  intercessione di tanti nostri fratelli,
l’abbondanza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo                                 Ap 7,2-4.9-14
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo  del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso  il sigillo  sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro  che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo  queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono  Dio  dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza,  azione  di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli.  Amen».
Uno  degli  anziani  allora si rivolse  a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE    dal Sal 23 (24)

R. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

SECONDA LETTURA           

Vedremo Dio così come egli è.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo              1 Gv 3,1-3
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!  Per questo  il mondo non  ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.
Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO          Mt 1 ,28

Alleluia, alleluia.

Venite a me,
voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro.

Alleluia.

VANGELO     

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal vangelo secondo Matteo          Mt 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono  nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa  nei cieli».
Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Ti siano graditi, Signore,
i doni che ti offriamo in onore di tutti i Santi:
essi che già godono della tua vita immortale,
ci proteggano  nel cammino  verso di te.
Per Cristo nostro Signore

PREFAZIO

La gloria della Gerusalemme celeste

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.

In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Oggi ci dai la gioia di contemplare la città del cielo,
la santa Gerusalemme che è nostra madre,
dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome.
Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra,
affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa
di questi membri eletti della Chiesa,
che ci hai dato come amici e modelli di vita.
Per questo dono del tuo amore,
uniti all’immensa schiera
degli angeli e dei santi,
cantiamo con gioiosa esultanza la tua lode:
Santo, Santo, Santo…

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.                 Mt 5,8-10

DOPO LA COMUNIONE

O Padre, unica fonte di ogni santità, mirabile in tutti i tuoi Santi,
fa’ che raggiungiamo  anche noi la pienezza  del tuo amore,
per passare da questa mensa eucaristica,
che ci sostiene nel pellegrinaggio terreno,
al festoso  banchetto  del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 1 novembre 2020

1 novembre

TUTTI I SANTI

Come stelle nel mondo di Dio

Oggi è la festa della santità, quella degli uomini e delle donne che la Chiesa riconosce per aver vissuto in modo eroico le beatitudini. Ma è anche la festa della santità feriale, quella della gente comune, anonima, che non finirà probabilmente sugli altari. Una «festa dei santi» che è anche un gesto di riparazione verso chi ha vissuto la fede e la vita cristiana nella sua anonima esperienza quotidiana: le maddalene che versano il profumo su Gesù nei poveri, i buoni samaritani che si occupano di chi è in difficoltà e danno umilmente il loro sostegno alle opere di bene.

PRIMA LETTURA

Dopo queste cose vidi: ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

La chiesa festeggia oggi una moltitudine immensa di seguaci di Cristo che nessuno può contare. L’Apocalisse fa riferimento in modo particolare ai cristiani della chiesa dei primi secoli, ai «santi» che hanno seguito Gesù fino al martirio e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo.                                            Ap 7,2-4.9-14

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 23 (24)

La nostra vita, dice il salmista, è una scalata, a volte faticosa, per incontrare Dio e goderlo per l’eternità. Rendiamo la nostra vita innocente e buona.

Rit. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

SECONDA LETTURA

Vedremo Dio così come egli è.

Dio ci ama e ci rende suoi figli. Siamo anche noi partecipi della vita divina e possediamo sin d’ora un germe di eternità. L’apostolo Giovanni ci invita a vivere in coerenza il dono ricevuto, a farci santi, a renderci ogni giorno più degni di quanto la bontà di Dio ha preparato per quelli che lo amano.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                             1Gv 3,1-3

VANGELO

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Le beatitudini rivelano senza ambiguità e sin dall’inizio la scelta di campo di Gesù. Nel momento in cui il messia dà inizio solennemente alla predicazione del regno, si rivolge ai miti, ai poveri, a coloro che soffrono e dichiara che a essi è destinata la salvezza.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                     Mt 5,1-12a

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3. Annunciare la Parola – 1 novembre 2020


1 novembre
TUTTI I SANTI

Come stelle nel mondo di Dio


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Oggi la Chiesa ci ricorda la chiamata universale alla santità. Una santità che è alla portata di tutti e che viene affidata alla nostra libertà. I santi, i «puri di cuore», hanno seguito Gesù e hanno fatto delle beatitudini uno stile di vita, le hanno vissute con generosità, facendo di se stessi qualcosa di bello per Dio. Proprio per questo hanno affrontato senza esitare difficoltà e persecuzione senza spaventarsi e senza arrendersi, sapendo che Dio era dalla loro parte.

Una moltitudine immensa

I testimoni di Geova prendono alla lettera il numero 144.000 e affermano che solo loro si salveranno. Ma i 144.000, questa schiera dei «servi del nostro Dio segnati dal sigillo», sono in realtà una quantità sterminata, espressa dal numero simbolico di 144.000 (il quadrato di 12, numero della totalità, moltiplicato per 1000). Essi non vivono ancora nel mondo di Dio: sono i cristiani della prima ora e attendono questo giorno nella speranza, purificandosi attraverso le dure prove a cui la comunità cristiana è stata sottoposta in quei tempi apostolici.
Ma ecco, in una seconda visione, apparire una «moltitudine immensa», che nessuno potrebbe contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Indossano la veste bianca e rami di palma. Stanno in piedi davanti all’Agnello e gridano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». Uno degli anziani si rivolge a Giovanni e gli dice: «Questi, che sono vestiti di bianco, sono i martiri di Dio. Sono passati attraverso la grande tribolazione e sono stati fedeli. Le loro vesti sono state lavate e rese candide versando il loro sangue come ha fatto Gesù, l’Agnello di Dio». Essi sono i santi che hanno già portato a termine la loro esistenza sulla terra e vivono nella gioia di Dio. «Amici di Cristo, hanno servito il Signore nella fame e nella sete; nel freddo… nel faticoso lavoro; nelle veglie e nei digiuni; nelle preghiere e nelle pie meditazioni; spesso nelle ingiurie e nelle persecuzioni» (Imitazione di Cristo). Immagini simboliche e consolatorie per i cristiani di una Chiesa perseguitata, che sopportavano la fatica della predicazione e andavano incontro a difficoltà di ogni tipo, compresa la tentazione di abbandonare la fede per evitare il martirio.

Le beatitudini

Il Vangelo ci presenta le beatitudini secondo Matteo. Gesù le proclama all’inizio della vita pubblica. Esse sono «la più completa ed esigente definizione della santità» (Gianfranco Ravasi). Di fatto i santi le hanno vissute con maggior determinazione, facendo propria la scelta di campo di Gesù-messia, di Gesù-uomo che nell’intera sua esperienza manifesta la propria preferenza per i miti, i poveri, per chi soffre; e dichiara che ad essi è destinata la salvezza. Beatitudini che proclamano la felicità e la riuscita delle categorie più svantaggiate e meno riconosciute in ogni tempo. Anche nel nostro, mentre la nostra società dice «beati» e premia piuttosto le anti-beatitudini dei furbi, dei consumisti, dei prepotenti.

Chiamati alla santità

Un gruppo di giornalisti intervista Madre Teresa. Uno di loro, per metterla in difficoltà, le chiede: «Dicono che lei è santa. È vero?». Domanda indiscreta, forse provocatoria. Risponde: «Tutti i cristiani sono chiamati a diventare santi». E puntando il dito sui giornalisti, aggiunge: «Anche voi!».
Che cos’è infine la santità? Chi sono i santi? Santità è un modo serio di seguire il Signore, diventando nelle sue mani persone affidabili, degni di fiducia.
Due sono le obiezioni che fanno molti cristiani di oggi quando si parla di santità: la difficoltà di viverla nel contesto del nostro tempo e la convinzione che i santi erano fatti di una stoffa speciale, avevano cioè le qualità giuste per diventare santi.
Sia chiaro che nessuno di noi oggi è chiamato a cambiare il mondo intero: ciò che conta è cominciare a vivere in pienezza e con gioia la propria personale esperienza di vita nel nostro tempo. Se tutti lo facessero, ci sarebbe già il regno di Dio sulla terra. Quanto alle qualità personali, spesso i santi non ne hanno avute più di noi. Di san Carlo Borromeo i biografi del suo tempo con un po’ di crudezza hanno detto che era «di intelligenza normale, di scarsa memoria, gracile di salute, balbuziente, di aspetto fisico piuttosto sgradevole…». Madre Teresa era una donna di bassa statura e con un volto pieno di rughe. Ma sia san Carlo che Madre Teresa hanno messo se stessi nelle mani di Dio e lui ha potuto giocare con loro, come ha fatto con tanti altri santi. E apparvero ai contemporanei delle persone bellissime.
È vero, noi abbiamo ormai delle abitudini consolidate, ci siamo incamminati su una strada di normalità da cui è difficile uscire. Eppure è sempre possibile ricominciare a ogni età e proporci qualcosa di bello per Dio. Guardando ai santi e prendendoli come modelli, pur rimanendo noi stessi, perché nessuna donna è chiamata a diventare come san Teresa e nessun uomo è chiamato a diventare come san Francesco, ma ognuno deve semplicemente diventare se stesso di fronte a Dio e rispondere ai progetti che Dio ha su di lui sin dall’eternità. Ricordando che il paradiso lo godrà chi lo ha già gustato un poco su questa terra.

 UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una pianticella nella valle,
sulla sponda di un ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra,
sii un sentiero.
Se non puoi essere un sole,
sii una stella.
Ma sii sempre meglio di ciò che sei ora.
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato a essere:
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.
(Attribuita a M. L. King)

 

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4. Parola da Vivere – 1 novembre 2020

1 novembre
TUTTI I SANTI

Come stelle nel mondo di Dio

COMMENTO

Questa pagina del vangelo è da contemplare più che da commentare. Tuttavia, siccome fa sorgere molte domande, richiede anche delle risposte non facili da comprendere  e soprattutto da accettare, specie se si ha una fede debole o vacillante. Chi non è credente potrebbe considerare le beatitudini il manifesto dell’«oppio dei popoli».
Per Matteo esse costituiscono il proclama che apre il discorso della montagna, il primo dei grandi discorsi, e che, in qualche maniera, annuncia una nuova creazione e una alleanza nuova, quella del nuovo popolo di Dio attorno a una Legge nuova, scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore di chi crede.
Sono elencate nove categorie di persone che Gesù dichiara «beate», in contrasto con la mentalità corrente tra gli uomini, non solo del suo tempo. Sono beatitudini dichiarate, ma non sempre sperimentate dalle persone che vivono le situazioni descritte. È qui il primo problema. I poveri di spirito e i perseguitati per la giustizia sono beati nel presente perché il regno di Dio appartiene a loro. Tutte le altre situazioni troveranno una risposta nel futuro di Dio. È una promessa alienante? I credenti sono spinti a proiettare solo nel futuro il loro anelito alla felicità? Non è quello che dice Gesù. Chi crede ha la capacità di leggere ora la sua vita nella prospettiva evangelica e di sperimentare la beatitudine anche nelle situazioni di sofferenza citate da Gesù. Tutte le persone che appartengono a queste nove categorie possiedono il regno, ma Dio non interviene immediatamente e miracolosamente a cambiare le situazioni. I martiri hanno sperimentato la presenza di Dio, perché hanno avuto da lui la forza per affrontare vittoriosamente  il martirio,  conservando  e testimoniando splendidamente la fede, e i santi non hanno avuto vita facile ma felice, man mano che si rendevano conto di somigliare sempre di più al Figlio di Dio e di collaborare con lui alla salvezza dei fratelli. Anche se le persecuzioni e le sofferenze continuano, la promessa di Dio rimane e i credenti sperimentano subito la con- solazione della presenza di Dio e della somiglianza a Cristo e anticipano nella fede la felicità che gusteranno in questa vita, se è nella volontà di Dio, e certamente, in pienezza, nell’eternità. Capiscono e gustano tutto questo soltanto i poveri in spirito, cioè coloro che non mettono la loro felicità solo nelle cose di questo mondo, acquistando così una vera libertà interiore, e che gioiosamente riconoscono di dipendere da Dio, scelgono di fidarsi di lui e si aspettano solo da lui la vita piena e la vera felicità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. Qualcuno ha detto che le beatitudini sono l’auto- ritratto di Gesù. Se ci mettiamo a confronto con lui ne usciamo con le ossa rotte. Ma il Signore non vuole questo. Per lo più i veri beati non sanno di esserlo. E allora, prendiamo le beatitudini come una bella notizia per noi, che sappiamo di essere peccatori, ma vogliamo bene a Gesù e facciamo quello che possiamo per seguirlo e fare del bene.

2. Le beatitudini sono, prima di tutto, una tenera carezza di Gesù a tutti coloro che non hanno nessun’altra consolazione. Per loro c’è un posto in prima fila nel cuore di Dio, sono i suoi prediletti. Quando ci capita di soffrire per un’ingiustizia, non importa se nei confronti no- stri o di altri, e ci sentiamo disarmati e impotenti, allora questa speranza e questa promessa possono essere offerte proprio a noi.

3. Non sappiamo dire se rientriamo tra i beati, ci piacerebbe. Sappiamo però che, proprio per le parole di Gesù, abbiamo il compito di aiutare i beati a conoscere e gustare la loro beatitudine. Come? Consolandoli, amandoli, aiutandoli, condividendo le loro sofferenze, lottando per loro… Come ha fatto Gesù, che non si è limitato a proclamare le beatitudini…

4. Essere insultati perché crediamo nel Signore. Non c’è bisogno di andare a cercare questi insulti, arrivano gratis e abbondanti, basta un minimo di coerenza in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale… Facciamo un po’ fatica a rallegrarcene e, ancora di più, ad esultare, ma se ci proviamo, sperimenteremo la stessa gioia e la stessa forza di Gesù.

PROPOSTA DI IMPEGNO

Al mattino, con il segno della croce, ricordiamo di essere figli di Dio e chiediamo al santo di cui portiamo il nome di aiutarci a somigliare a Gesù.

 


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 1 novembre 2020

1 novembre
TUTTI I SANTI

Come stelle nel mondo di Dio

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, l’esempio dei santi ci spinge a vivere con coraggio la fedeltà al Vangelo, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ci chiami alla beatitudine della vita nuova, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, aiutaci a rispondere con la nostra vita all’amore che ci doni, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, la santità non è fatta solo di momenti straordinari, ma è vissuta spesso nell’umiltà e pazienza di ogni giorno. Per vivere bene il nostro tempo, preghiamo insieme e diciamo:

Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.

  • Per la Chiesa santa di Dio, perché abbia il coraggio di mostrare alla gente del nostro tempo la chiamata universale alla santità, preghiamo.
  • Perché i cristiani non si vergognino della loro fede, ma si impegnino a viverla con entusiasmo e gioia, preghiamo.
  • Affinché ciascuno di noi abbia la certezza di essere accompagnato dall’amore di Dio nel proprio cammino di santità, preghiamo.
  • Perché nella nostra comunità le beatitudini siano vissute nell’attenzione verso gli ultimi, i poveri, le persone in difficoltà, preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a metterci al seguito del tuo Figlio Gesù, che ci ha mostrato la tua preferenza per i valori che conducono alla santità e alla vera vita. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 1 novembre 2020

1 novembre
TITTI I SANTI

Come stelle nel mondo di Dio

per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,
cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome“.

 


Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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1. Letture e orazioni – 25 ottobre 2020

25 ottobre

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

IL PRIMATO DELL’AMORE

Amare Dio e amare i fratelli non sono due comandamenti, ma uno solo. Ci sono religioni, gruppi e persone che li separano e, a volte, li contrappongono. Così si crede di amare Dio, senza amare il prossimo; e alcuni pensano di onorare Dio, facendo del male agli altri. I cristiani, che in passato hanno sbagliato su questo, oggi hanno la missione di mostrare al mondo come si amano Dio e i fratelli.

ANTIFONA D’INIZIO

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.                       Sal 104,3-4

COLLETTA

Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, che fai ogni cosa per amore
e sei la più sicura difesa degli umili e dei poveri,
donaci un cuore libero da tutti gli idoli,
per servire te solo
e amare i fratelli secondo lo Spirito del tuo Figlio,
facendo del suo comandamento nuovo
lunica legge della vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.

Dal libro dell’Esodo                                         Es 22,20-26

Così dice il Signore:

«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli  saranno  vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro  a qualcuno  del mio  popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno  il mantello  del tuo prossimo, glielo  renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello  per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE    dal Sal 17 (18)

R. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra  fedele al suo consacrato.

SECONDA LETTURA           

Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi      1 Ts 1,5c-10

Fratelli, ben sapete come  ci siamo  comportati  in mezzo  a voi per il vostro bene.  E voi avete seguito  il nostro  esempio e quello  del Signore, avendo  accolto la Parola in mezzo  a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo  vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono  essi infatti a raccontare come  noi  siamo  venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio,  per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
Parola di Dio.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO            Gv 14,23

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola,
dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

VANGELO     

Amerai il Signore tuo  Dio, e il tuo  prossimo come  te stesso.

Dal vangelo secondo  Matteo                         Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù ave- va chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono  insieme  e uno di loro,  un dottore  della Legge, lo interrogò  per metterlo  alla prova: «Maestro, nella  Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono  tutta la Legge e i Profeti».
Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo:
quest’offerta,
espressione del nostro servizio sacerdotale,
salga fino a te e renda gloria al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

Esulteremo  per la tua salvezza e gioiremo
nel nome  del Signore, nostro  Dio.                  Sal 19,6

Oppure:

Cristo ci ha amati: per noi ha sacrificato se stesso,
offrendosi a Dio in sacrificio di soave profumo.       Ef 5,2

Oppure:

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore,
con tutta la tua anima  e con tutta la tua mente».            Mt 22,37

DOPO LA COMUNIONE

Signore, questo sacramento della nostra fede
compia in noi ciò che esprime
e ci ottenga il possesso delle realtà eterne,
che ora celebriamo  nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 25 ottobre 2020

25 ottobre

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il primato dell’amore

Gesù, rispondendo a una domanda di un dottore della Legge che vuole metterlo alla prova, celebra nel modo più alto l’amore di Dio, che è al vertice di ogni spiritualità. Afferma che Dio deve essere amato «con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente». Cioè con tutto il proprio essere. Ma Gesù esalta ugualmente l’amore del prossimo e dice che amore di Dio e amore del prossimo sono un unico comandamento.

PRIMA LETTURA

Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.

Nella legge ebraica troviamo queste norme a difesa dei forestieri, degli orfani, delle vedove, dei poveri. Gesti di amore e di carità che hanno già il sapore del Vangelo.

 Dal libro dell’Esodo.                                                                                                     Es 22,20-26

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 17 (18)

Nel salmo 17 vengono espresse parole di lode, di ringraziamento, di esultanza perché Dio è vicino e ci sostiene.

Rit. Ti amo, Signore, mia forza.

 SECONDA LETTURA

Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.

Paolo fa l’elogio della comunità di Tessalonica, che si comporta in maniera esemplare, secondo gli insegnamenti e l’esempio di vita che ha dato lo stesso apostolo.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.                                            1Ts 1,5c-10

 VANGELO

Amerai il Signore tuo Dio e il tuo prossimo come te stesso.          

Ancora un altro tentativo di mettere alla prova Gesù da parte dei farisei e dei dottori della legge. È una delle ultime manovre, che offre però a Gesù di esprimere il suo pensiero a proposito del cuore della Legge e del Vangelo.

al vangelo secondo Matteo.                                                                                 Mt 22,34-40

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3. Annunciare la Parola – 25 ottobre 2020


25 ottobre
30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il primato dell’amore


PER RIFLETTERE E MEDITARE

«Voi non conoscete le Scritture e nemmeno la potenza di Dio», così domenica scorsa rispondeva Gesù ai sadducei che avevano cercato di metterlo in difficoltà con le loro domande. Allora essi, continuando nel modo più subdolo di metterlo in imbarazzo, gli mandano un dottore della legge a fargli una domanda impegnativa: «Nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Il grande comandamento

Questo è sicuramente un episodio centrale nella vita di Gesù ed riportato dai tre evangelisti sinottici. Ma Luca lo inserisce nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme, fuori da ogni controversia e serve a introdurre la parabola del buon samaritano. Nel Vangelo di Marco il contesto è simile a quello di Matteo, ma è assente la polemica. Lo scriba loda Gesù: «Hai detto bene, maestro»; e Gesù a sua volta gli dice: «Non sei lontano dal regno di Dio» (Mc 12, 32-34). Nel Vangelo di Matteo invece interrogano Gesù per metterlo alla prova, dato che ha chiuso la bocca ai sadducei. E gli fanno domandare: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

La domanda è raffinata, peccato che sia animata dalla polemica. I rabbini, maestri della legge, maniacali nel trasformare in centinaia di precetti la legge di Mosè, si interrogavano davvero su quale fosse il «grande comandamento», cioè la disposizione più importante tra quelle che essi stessi nella storia si erano date. Ricordiamo che essi avevano raccolto la legge in 613 comandamenti: 365 proibizioni (una per ogni giorno dell’anno) e 248 precetti (tanti quanti, secondo loro, erano le ossa umane).

La risposta di Gesù è splendida nella sua semplicità: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento», che è la nostra risposta all’amore di Dio che ci ama per primo. Gesù però aggiunge: «Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

Centralità dell’amore

La risposta di Gesù non lascia dubbi sui due precetti «simili», che di fatto sono messi sullo stesso piano. Il precetto dell’amore era conosciuto anche nell’Antico Testamento, come abbiamo appena letto nel libro dell’Esodo, dove si dice di avere cura e attenzione per i forestieri, le vedove e gli orfani, per i più indigenti. Dio si fa vendicatore nei confronti di chi li opprime e maltratta, perché «chi opprime il povero offende il suo creatore» (Pr 14,31).

Sappiamo però che per gli ebrei l’amore non si estendeva a tutti indistintamente, ma veniva per lo più inteso nel cerchio dei propri connazionali, del proprio clan, della famiglia. Il cristiano invece ama il prossimo non perché è della sua stessa tribù, del proprio gruppo famigliare; tanto meno ama solo quelli che gli sono simpatici o che la pensano come lui. Ci amiamo perché siamo creature di Dio e perché Dio ci ama. Dobbiamo amarci perché siamo tutti figli di Dio in Gesù, fratelli tra di noi nella fede.

Per questo sarà soprattutto tra i cristiani della nuova comunità nata dalla Pasqua che il precetto dell’amore diventerà pienamente centrale. Diventerà la caratteristica di un’infinità di santi, che con sfumature incredibili hanno vissuto una fioritura di gesti di amore con eroica generosità.

Un unico amore che cambia il mondo

Se chiedessimo ai cristiani d’oggi qual è il comandamento più importante, molti probabilmente risponderebbero: non rubare, non bestemmiare, trascurare la messa della domenica, tradire la moglie o il marito…

Molti sarebbero anche oggi colti di sorpresa dalla parola di Gesù. Anche se l’amore è certamente la parola più gettonata nella comunità cristiana, nella predicazione, nella catechesi, tra i bambini e tra gli adulti. Una parola forse abusata, che non sempre ha riscontro nella vita. Accanto ai santi infatti non è difficile vedere tra i cristiani i guerrafondai, gli usurai, i colonizzatori, i furbastri dell’economia, i razzisti, i violenti, i vendicatori, quelli che vedono sempre nell’altro un nemico.

Dicevamo però che i due precetti sono due facce della stessa medaglia. E che l’amore dell’uomo nasce dall’amore per Dio. È per questo può diventare grande, eroico, senza misura, così fedele e appassionato da renderci simili a Dio nell’amare con passione i nostri fratelli.

Questo brano di Vangelo ci fa capire tra l’altro quanto sia falsa l’idea che la fede in Dio diminuisce l’uomo e il suo impegno nel mondo. C’è chi pensa che chi si rivolge al cielo è un alienato e non gli interessa più ciò che capita attorno a sé. Ma Gesù risponde con la sua vita a chi dice così, lui che è rimasto tra noi incarnato nel volto di ogni uomo, che per noi oggi è in qualche modo «sacramento di Dio». E questo ci dice oggi con la sua parola: amare Dio e amare l’uomo sono un unico precetto, sono «il» comandamento, la legge della nostra vita. Ed è quella che trasforma il mondo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Gli uomini credono che prima si debbono amare gli uomini e poi amare Dio. Anche io ho fatto così, ma è stato tutto inutile. Quando ho cominciato ad amare Dio più di tutto, allora in questo amore per Dio ho trovato anche il mio prossimo; nel cuore di Dio c’è un amore per gli altri di cui non sarò mai capace» (Spiridione, monaco della chiesa greca).