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1. ORAZIONI – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

Antifona

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca. (Cf. Sal 73,20.19.22)
Si dice il Gloria.
Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo,
osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo

Oppure:

O Dio, Signore del cielo e della terra,
rafforza la nostra fede
e donaci un cuore che ascolta,
perché sappiamo riconoscere
la tua parola nelle profondità dell’uomo,
in ogni avvenimento della vita,
nel gemito e nel giubilo del creato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa:
nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani,
con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Celebra il Signore, Gerusalemme!
Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147,12.14)

*A
I discepoli sulla barca
si prostrarono davanti a lui, dicendo:
«Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,33)

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi sacramenti
ci salvi, o Signore,
e confermi noi tutti nella luce della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

COMMENTO 

Il brano evangelico di questa domenica fa parte del capitolo 14 di Matteo ed è la continuazione della narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci che abbiamo meditato la scorsa settimana.
Quanto succede,  sulle rive del lago ed ai piedi del monte delle Beatitudini, scatena uno tsunami emotivo e  riscalda eccessivamente la fantasia di tutti, apostoli compresi.
Lo sfamare molte persone,  con quasi niente, non passa inosservato. Gli animi si surriscaldano, le illazioni si moltiplicano, l’euforia addormenta la razionalità e risveglia nelle menti il fantasma del messia davidico re e liberatore dalla schiavitù romana. Gesù reagisce energicamente. La sua faccia ha nulla della melensaggine di certi dipinti o immaginette devozionali.

È un carattere forte e di polso. Per prima cosa “ordina” agli apostoli di salire sulla barca e di sparire velocemente remando di brutto verso la sponda orientale del lago. Lui rimane da solo a tranquillizzare la folla.
Tornata la calma, come capita sempre dopo avvenimenti turbolenti da gestire, Gesù  “da solo si ritirò sul monte a pregare”(Mt 14, 23)”.

È interessante sottolineare che solo due volte nel Vangelo di Matteo il Maestro prega da solo e lontano da tutti: in questo caso e al Getsemani nell’imminenza del tradimento di Giuda .
La sua preghiera ha nulla di rituale o di devozionalismo. Nell’ordinarietà del quotidiano se la sbriga lui in prima persona. Nei momenti apicali si blinda nella comunione col Padre non con le parole, ma con il silenzio e la solitudine.
Significativa è la prima lettura. Dio non si manifesta per mezzo di uragani o di incendi devastanti, ma nelle silenziose carezze di una dolce brezza.
Riportata la calma a terra il Signore riporta la tranquillità anche sulla barca in navigazione verso la sponda orientale e che é alle prese con una brutta tempesta.
Nella narrazione evangelica la barca rappresenta sempre la chiesa. La tempesta significa che le onde del maligno stanno per prevalere.
Solo Dio può camminare sulle acque in tempesta, dice il libro di Giobbe.
Quando i discepoli realizzano chi é colui che cammina sui marosi verso di loro vengono pietrificati dal terrore. Deve essere per forza un fantasma non il Maestro che, per loro, è solo un uomo.
Gesù fa sentire la sua voce per tranquillizzarli: “Sono io”. Usa la stessa espressione pronunciata da Dio presso il roveto ardente per presentarsi a Mosè.
Altro scandalo devastante. Quest’espressione solo Dio può usarla. Il terrore ghiaccia cuori e cervelli.
Gesù capisce e li rassicura. Pietro il più fifone,  ma anche il più pronto ed audace provoca: “Dimmi di venire verso di te sull’ acqua” (Mt 14,29).
Dopo i primi titubanti passi, il vento lo terrorizza e lentamente comincia ad affondare. È in preda al panico più totale quando si sente afferrare da una mano robusta che lo toglie dai guai.
Nello stesso tempo un rimprovero secco come una fucilata lo ferisce nell’orgoglio: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 31).
Davanti a quanto sta succedendo, lo Spirito Santo, che aveva moltiplicato pani e pesci, apre gli occhi del cuore degli altri discepoli che, in ginocchio, riconoscono: “Tu sei veramente il Figlio di Dio” (Mt 14, 33).
Nella Scrittura il Messia è sempre presentato come “Figlio di Dio” senza articolo determinativo. Riconoscendo Gesù come “il Figlio di Dio” vedono in lui non un semplice uomo, ma Dio che può camminare tranquillamente anche sull’acqua in tempesta.
Il proseguo della narrazione evangelica dimostrerà che la loro fede è puramente emotiva, debole e senza radici come spesso succede anche a noi dopo millenni di “cristianesimo”.
Come preghiamo? Cosa crediamo? Cristo che ruolo gioca nel nostro modo di vivere? La nostra fede su che cosa si fonda?
Penso che siano interrogativi legittimi per tutti.

COMMENTO 2

Preghiamo confidando nel Signore che mai ci abbandona

O Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci,
Tu inviti i discepoli a salire sulla barca e a precederti all’altra riva, mentre Tu congedi la folla, e poi Ti ritiri tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte.
E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta
Tu raggiungi la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago.
Quando Ti vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Tu li tranquillizzi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro Ti chiede quasi una prova: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»;
e Tu gli dici «Vieni!». Egli scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare.
Allora grida: «Signore, salvami!», e Tu gli tendi la mano e lo sollevi.

Nella Tua Parola «Vieni!», egli riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago,
e subito, ancora una volta, lascia la barca e avanza verso di Te, camminando sulle acque.

La risposta fiduciosa e pronta alla Tua chiamata fa compiere sempre cose straordinarie.
Tu stesso ci hai detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la fede in Te.
Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Te e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano.
Ma Tu sei sempre lì, e quando Pietro Ti invoca, lo salvi dal pericolo.

Come la fede di Pietro, anche la nostra è sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa.
Con la nostra fede camminiamo incontro a Te, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.

Quando Tu risali quella barca, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Te.
Tutti piccoli e impauriti, diventano grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono in Te il Figlio di Dio.
Senza di Te, lontani da Te, ci sentiamo impauriti e inadeguati al punto tale da pensare di non potercela fare.
Tu sei sempre con noi, nascosto forse, ma presente e pronto a sostenerci.
La Tua Chiesa, barca di Pietro, deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta.
Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà.
La fede ci dà la sicurezza della Tua presenza sempre accanto, della Tua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo.
Tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze.
Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Te, l’unico Signore della nostra vita.

Amen. Alleluja!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 

L’esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci è stata troppo forte, sembra che gli apostoli vogliano gustarsi il successo, così Gesù deve imporsi perché partano ed è lui che si incarica di congedare la folla, togliendo loro un’altra «scusa» per fermarsi. È una costante in Gesù: quando sperimenta il «successo», si allontana e allontana i suoi. È un paradosso per i cristiani: il successo è pericoloso, il fallimento (la croce) porta la salvezza. Questo perché il successo facilmente dà alla testa e alimenta l’orgoglio e la vanità. Mentre chi sale sulla croce parte dall’amore e produce amore, fino alla risurrezione.
Egli si ferma per pregare, da solo, cioè a diretto contatto con il Padre, per fare il punto della situazione e «programmare» il seguito. Perciò arriva il momento di mostrare ai discepoli un’altra azione da Dio: camminare sulle acque del mare, che secondo il Primo Testamento è proprio un’azione che solo Dio può compiere.
A questo punto Matteo presenta i discepoli di «poca fede». Infatti, restano sconvolti e dicono di vedere un fantasma. Gesù deve incoraggiarli e invitarli a non avere paura, perché lui è il figlio di Dio. Nel testo greco Gesù dice: «Io sono». Nell’intenzione dell’evangelista questa è una rivelazione di identità divina, che si poggia su una prova: camminare sul mare. Per questo egli conclude l’episodio con la prostrazione dei discepoli e con la loro professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Matteo ha una scena che non si trova negli altri vangeli. Pietro chiede di camminare sul mare come Gesù. Non può sfuggire il significato teologico e simbolico di questa scena. Pietro nel vangelo di Matteo è il portavoce degli altri discepoli. La sua richiesta è quella di tutti e della Chiesa intera: fare le stesse cose di Gesù. Gesù non è geloso delle proprie prerogative e dei propri poteri, vuole condividerli e lo fa. I primi passi di Pietro sono la dimostrazione che Gesù veramente comunica i suoi poteri agli apostoli. Poi viene fuori la poca fede. Continuare a credere nella presenza salvifica di Cristo, dopo l’Ascensione, quando infuria il vento della persecuzione, richiede una fede forte e grande, quella che Pietro ancora non ha. L’esperienza dell’affondare, sia per chi crede che per chi non crede, facilmente spinge a una preghiera vera, anche se interessata: «Signore, salvami!». La mano tesa del Signore, anche se precede un rimprovero, tuttavia afferra e salva sempre colui che prega.
nche le comunità ecclesiali, piccole o grandi, sono come Pietro. Hanno in mano il tesoro del potere salvifico di Cristo e a volte si perdono nell’autosufficienza, nell’orgoglio o nella vanità dell’autoesaltazione. A loro è richiesto di riconoscere la propria debolezza e gridare. Invece nella storia della Chiesa e anche oggi ci sono movimenti e gruppi che si sentono e si dicono «migliori» degli altri, più «ortodossi», più «fedeli», più papalini del papa. Forse nemmeno se ne accorgono, quando stanno per affondare.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Cercare il successo nell’evangelizzazione è lo stesso desiderio di Gesù. Lui, però, sapeva che il vero successo passa attraverso la croce. Noi corriamo il rischio di cercare il successo per noi stessi, per godercelo. Ringraziamo il Signore, quando ci «costringe» ad allontanarci da esso.
  2. Il Signore ci viene incontro sempre, quando siamo in difficoltà. Noi vogliamo che si presenti a modo nostro; invece lui, risorto, ci sembra un fantasma e noi possiamo non riconoscerlo, per come si comporta. Pare che lui sia abituato ad intervenire a modo suo. Sta alla nostra fede riconoscerlo e accoglierlo sulla barca del nostro viaggio.
  3. «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». È una sfida al Signore, ma Pietro non si accorge di sfidare se stesso e la propria fede, per questo inizia ad affondare. Non c’è bisogno di sfidare il Signore, ci ha già dato tutto.
  4. «Signore, salvami!». «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Un grido, una mano che ci afferra e un rimprovero. C’è tutta la storia della nostra piccola e fragile fede. Ma il Signore non viene meno, mai. Lui è fedele.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Nelle difficoltà che incontriamo, rinnoviamo la nostra fiducia nell’intervento del Signore, a modo suo.

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2. introduzioni – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

Noi attribuiamo a Dio le immagini che ci siamo fatte di lui. Dio è diverso da come lo immaginiamo e va anche oltre qualunque schema teologico. Lungo la storia di Israele il Signore si è rivelato progressivamente, ma solo in Gesù noi abbiamo conosciuto il suo vero volto. La Parola di Dio e l’Eucaristia ci conducono nel cammino della nostra vita a conoscerlo sempre più profondamente, fino a quando lo vedremo faccia a faccia.

PRIMA LETTURA

Fèrmati sul monte alla presenza del Signore.

Elia aveva creduto in un Dio forte, tremendo, che annienta i nemici. Il Signore lo conduce all’Oreb e gli chiede di cambiare il suo modo di pensare Dio. Quel Dio che a Mosè si era rivelato nel fuoco e nel tuono, ora a Elia si rivela in un sussurro di silenzio. Israele avrà a disposizione questi due volti di Dio, in attesa della sua manifestazione in Gesù.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Paolo, dopo aver presentato i grandi doni di Dio in Cristo, comunica ai Romani la sua grande sofferenza: i suoi fratelli Israeliti hanno rifiutato Cristo e il Vangelo. Israele è il popolo privilegiato da Dio, ma i privilegi non sono bastati per riconoscere il Figlio di Dio. Paolo però non perde la speranza che un giorno il riconoscimento ci sarà.

VANGELO

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Il centro di questo racconto non è il «miracolo», ma la situazione di prova in cui, quando Matteo scrive, si trovano i discepoli, sballottati dalle onde della persecuzione e dall’assenza fisica di Gesù. Il Maestro si presenta e chiede di essere riconosciuto. La strana richiesta di Pietro rappresenta il bisogno della Chiesa intera di andare incontro al Signore con fede.

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4. Letture – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

PRIMA LETTURA

Fèrmati sul monte alla presenza del Signore.

Elia aveva creduto in un Dio forte, tremendo, che annienta i nemici. Il Signore lo conduce all’Oreb e gli chiede di cambiare il suo modo di pensare Dio. Quel Dio che a Mosè si era rivelato nel fuoco e nel tuono, ora a Elia si rivela in un sussurro di silenzio. Israele avrà a disposizione questi due volti di Dio, in attesa della sua manifestazione in Gesù.

Dal primo libro dei Re             1Re 19,9a.11-13a

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 84 (85)

R. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

SECONDA LETTURA

Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Paolo, dopo aver presentato i grandi doni di Dio in Cristo, comunica ai Romani la sua grande sofferenza: i suoi fratelli Israeliti hanno rifiutato Cristo e il Vangelo. Israele è il popolo privilegiato da Dio, ma i privilegi non sono bastati per riconoscere il Figlio di Dio. Paolo però non perde la speranza che un giorno il riconoscimento ci sarà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani     Rm 9,1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola. (Cf. Sal 129,5)

Alleluia.

VANGELO

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Il centro di questo racconto non è il «miracolo», ma la situazione di prova in cui, quando Matteo scrive, si trovano i discepoli, sballottati dalle onde della persecuzione e dall’assenza fisica di Gesù. Il Maestro si presenta e chiede di essere riconosciuto. La strana richiesta di Pietro rappresenta il bisogno della Chiesa intera di andare incontro al Signore con fede.

Dal Vangelo secondo Matteo     Mt 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, abbiamo cercato i miracoli e non ci siamo lasciati convertire dalla tua parola. Kyrie eleison.
  • Cristo, ci siamo preoccupati di avere successo e ci siamo spaventati per le esigenze del tuo Vangelo. Christe eleisoN.
  • Signore, tante volte ci ubriachiamo di attività e ci dimentichiamo di cercarti nel silenzio della mente e del cuore. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Eleviamo al Padre il nostro grido, perché ci salvi. Gesù ci ha fatto vedere che Dio ci ascolta sempre. Diciamo insieme: Signore, sostieni la nostra fede

  • Perché sappiamo riconoscere il tuo volto e il tuo modo di venirci incontro per salvarci. Preghiamo.
  • Perché impariamo che tu sei l’unico Signore della storia e che non dobbiamo avere timore. Preghiamo.
  • Perché, nutrendoci della tua Parola, alimentiamo la nostra fede in te e nel Signore Gesù. Preghiamo.
  • Perché siamo certi che con il tuo aiuto niente è impossibile per la salvezza nostra e dei fratelli. Preghiamo.

O Padre, solo se confidiamo nel tuo aiuto, noi diventiamo capaci di opere meravigliose. Donaci il tuo Santo Spirito, perché preghi in noi e alimenti la nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

 

 

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1. ORAZIONI – 2 AGOSTO 2026 – XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

2 AGOSTO 2026

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

INVITATI AL BANCHETTO DI CRISTO

Antifona

O Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare. (Sal 69,2.6)
Si dice il Gloria.
Colletta

Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo-

Oppure:

O Padre, che apri la tua mano
e sazi ogni vivente,
fa’ che nulla mai ci possa separare dal tuo amore,
pane che nutre le profondità della vita
e comunione con ogni creatura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Santifica, o Signore, i doni che ti presentiamo
e, accogliendo questo sacrificio spirituale,
trasforma anche noi in offerta perenne a te gradita.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Ci hai mandato, Signore, un pane dal cielo,
un pane che porta in sé ogni dolcezza
e soddisfa ogni desiderio. (Cf. Cap 16,20)

*A
Gesù prese i cinque pani e i due pesci,
li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. (Mt 14,19)

Dopo la comunione

Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 2 AGOSTO 2026 – XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

2 AGOSTO 2026

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

INVITATI AL BANCHETTO DI CRISTO

COMMENTO 

Il capitolo quattordicesimo del Vangelo di Matteo ci descrive due banchetti che rappresentano due verità opposte. Il primo è un banchetto regale, pieno di ogni ben di Dio, ricco di commensali potenti  attovagliati attorno al tetrarca Erode Antipa, accompagnato dalla sua amante e cognata Erodiade e da tutta la ciurma di debosciati funzionari a suo servizio. Il banchetto si trasforma in orgia che alla fine comporta le decapitazione di Giovanni il Battista che tuona contro la corruzione morale dilagante.
I discepoli del Precursore, dopo aver dato degna sepoltura al loro maestro, si precipitano ad informare Gesù dell’accaduto. La notizia lo sconvolge. Si allontana e si rifugia a pregare in un luogo solitario..
Ma la morte di Giovanni ha la stessa funzione del chicco di grano che muore solo per moltiplicarsi trasformandosi in spiga e vita.
Rimane solo Gesù e la folla lo cerca fino a scoprire il suo rifugio isolato.
Egli non rimane indifferente. Coglie la fatica, la disperazione e la fame di coloro che si aggrappano a Lui. Da’ loro il più grande segno(miracolo) che, unico, è descritto da tutti e quattro gli evangelisti.
È la prova che lo Spirito Santo opera per mezzo del Figlio.
Matteo parla di cinque pani e di 5000 commensali. Ora nel linguaggio biblico il cinque, e i suoi multipli, significano sempre presenza attiva della terza persona della Trinità.  Grazie alla sua presenza concreta  ed efficace la fatica e la fame vengono trasformate in un convito in cui tutti vengono saziati, fatti sedere comodamente sull’erba.
Non vengono richieste lavaggi di mani o atti di purificazioni vari come impone la tradizione sinagogale.
Non ci sono ballerine discinte, né adulatori viscidi e neppure vittime sacrificali.
L’unica caratteristica richiesta è la condivisione e la partecipazione di tutti senza alcuna esclusione.
Il pane di Gesù non richiede attestati di buona condotta o moralità angeliche.
È offerto a tutti, senza alcun tipo di discriminazione .
È richiesto solo un cuore, non importa se ferito od ammaccato. Basta che sia aperto alla condivisione, al servizio ed all’ascolto della Parola. Il limite e la debolezza vengono integrate e cancellate dalla presenza dello Spirito che trasforma la miseria umana in terreno fertile in cui affondano le radici che alimentano la presenza del Regno dei Cieli nella nostra vita di tutti i giorni.
Ma tutto questo per noi è illusoria utopia o speranza certa che tutto è possibile se Cristo per noi è veramente Pane di Vita condiviso e spezzato nella carità vissuta in ogni istante?
I nostri banchetti attorno all’altare, sanno di Erode Antipa o di Gesù ?

COMMENTO 2

Chiamati a diventare pane spezzato

O Gesù, Tu compi il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci lungo il lago di Galilea, in un luogo isolato dove
Ti eri ritirato con i Tuoi discepoli dopo aver saputo della morte di Giovanni Battista.
Ma tante persone vi seguirono e vi raggiunsero.

Di fronte alla folla che Ti rincorre e non Ti lascia in pace, Tu reagisci con un sentimento di compassione, perché sai che Ti cercano per bisogno.
La compassione che Tu senti è con-patire, è immedesimarsi nella sofferenza altrui, al punto di prenderla su di Te.
Tu soffri insieme a noi, soffri con noi, soffri per noi.

E il segno di questa compassione sono le numerose guarigioni da Te operate.
Tu ci insegni ad anteporre le necessità dei poveri alle nostre. I Tuoi discepoli pensano che sia meglio congedare la folla, perché possa andare a procurarsi il cibo.
Tu invece dici: date loro voi stessi da mangiare.

Perdonaci, o Maestro, quando anche oggi ragioniamo secondo il mondo, per cui ciascuno deve pensare a sé stesso.
Fa’ che ragioniamo secondo la Tua logica, che è quella della condivisione.

Perdonaci quando ci voltiamo da un’altra parte pur di non vedere i fratelli bisognosi.
Ricordaci che i pochi pesci e pani, che sono la nostra vita, condivisi e benedetti da Te, bastano per tutti.

Aumenta la nostra fede nel Padre Tuo e nostro, il quale non ci fa mancare il “nostro pane quotidiano”, se noi sappiamo condividerlo come fratelli.
Con il prodigio dei pani preannunci l’Eucaristia, memoriale perpetuo del Tuo Sacrificio redentore.

Nell’Eucaristia Tu doni il pane di vita eterna, doni Te stesso, offrendoti al Padre per amore nostro.
Fa’ che celebriamo la Tua Eucaristia con i Tuoi sentimenti di compassione e con la volontà di condividere.

Amen. Alleluja!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

 

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4. Letture – 2 AGOSTO 2026 – XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

2 AGOSTO 2026

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

INVITATI AL BANCHETTO DI CRISTO

PRIMA LETTURA

Venite e mangiate.

Dal libro del profeta Isaìa    Is 55,1-3

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 144 (145)

R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.  R.

SECONDA LETTURA

Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani     Rm 8,35.37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)

Alleluia.

VANGELO

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Matteo         Mt 14,13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 2 AGOSTO 2026 – XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

2 AGOSTO 2026

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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