13 SETTEMBRE 2026
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
«… SE NON PERDONERETE DI CUORE»
COMMENTO
Tra i quattro evangelisti, Matteo, nel presentarci l’insegnamento di Gesù, è quello che maggiormente mette in risalto l’importanza fondamentale del perdono vicendevole. Esso è la chiave che apre le porte del Regno di Dio, sede della misericordia divina.
Non è un dono gratuito Bisogna meritarselo perdonando sempre, a prescindere. Se nel vivere il nostro cristianesimo siamo guidati solo dalla razionalità umana, noi arriviamo a concepire la giustizia nell’ottica del codice di Hammurabi che affonda le sue radici negli albori dell’umanità e fissa il concetto di giustizia nella prospettiva della fredda reciprocità dell’ “occhio per occhio e dente per dente”.
I rabbini, contemporanei del Signore, nei loro insegnamenti, insegnano che bisogna perdonare fino a tre volte.
Pietro, da buon ebreo osservante, conosce questa regola. E si ricorda anche benissimo di quanto è scritto in Genesi 4,22-23: «Mogli di Lamech fate bene attenzione: per una ferita ricevuta io ho ucciso un uomo e per una scalfittura un ragazzo. Se Caino dev’essere vendicato sette volte Lamech lo sarà settantasette volte».
Gesù con la sua solita ironia precisa, sbalordendo tutti: «Non ti dico sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18, 21).
Alle orecchie di un pio ebreo il messaggio é sconvolgente. In breve Gesù, alla domanda di Pietro, gli risponde: «Caro Pietro se ti poni nell’ottica dell’At devi ammettere che il perdono non ha senso. Infatti, Caino ha ammazzato Abele, ma Dio lo ha tutelato contro la vendetta: “Chi ti ucciderà sarà punito sette volte più severamente” (Gen 4. 25). Così nella terra di Nod visse a lungo generando molti figli (cfr Es 4, 27ss)».
Lamech, suo discendente, si macchia di un duplice omicidio e rivendica, nel caso che venga assassinato, una legittima vendetta sproporzionata trovando nei contemporanei del Signore parecchi seguaci. Anche tra gli stessi apostoli.
Per far capire il vero significato di perdono nell’ottica del Regno dei Cieli, Gesù ricorre alla parabola proposta alla nostra meditazione. Il paradosso è la sproporzione tra i due debiti; il che vuole dire, anche a noi, che il perdono è fondamentale per un cristiano.
Il primo servo ha accumulato un debito equivalente al valore odierno di trecento tonnellate di oro. Questo significa, in base alla paga giornaliera di allora, ad oltre 164.000 anni di lavoro. Un’enormità. Tutto viene azzerato dalla misericordia divina.
Il secondo debito è irrisorio paragonato al primo. Equivale allo stipendio di tre mesi di un bracciante. Eppure esso è sufficiente per pietrificare il cuore di chi ha visto azzerate le sue pendenze.
Il significato pieno della Parola non è quello di dare stura ad un’alta marea di moralismo, ma quello di suscitare dentro di noi un sincero confronto con Essa.
Per quanto concerne la misericordia vicendevole in quale dei due peccatori ci riconosciamo? Ed il nostro cuore è sintonizzato sulle stesse frequenze misericordiose del cuore di Gesù?
Il “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” ci assicura e tranquillizza davanti a Dio che legge nel profondo della nostra coscienza?
Col semplice proposito irlandese del “forgive but not forget” la nostra appartenenza al Regno dei Cieli è assicurata?
COMMENTO 2
La Domenica del perdono reciproco
Padre giusto e santo, in questa Pasqua settimanale ti benediciamo per averci convocati nella tua Casa,
luogo in cui tocchiamo la potenza rigenerante della tua misericordia, che ci spinge a servirti nei nostri fratelli.
Tu ci riveli la tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono, che sempre ci elargisci se perdoniamo di cuore ai nostri fratelli.
Ti ringraziamo per averci creato a tua immagine e somiglianza, chiamandoci ad amarci come tu ci ami, all’insegna della misericordia.
Ti supplichiamo: estirpa dal nostro cuore il rancore, l’ira, la vendetta, la collera. Rendici misericordiosi come te, donandoci un cuore compassionevole.
Donaci la forza di interrompere la catena delle ritorsioni e di vivere la verità del perdono, consapevoli che l’altro è più grande del male che ha compiuto.
Tu che per primo ci hai perdonato, fa’ che rinunciamo all’odio e dimentichiamo gli errori e le debolezze degli altri
per ottenere da te la remissione dei nostri peccati e la guarigione del cuore.
O Cristo Gesù, misericordia fatta carne, mentre eravamo peccatori, tu sei morto e risorto per noi, perché viviamo e moriamo per te,
Signore unico e assoluto della nostra esistenza. Tu sulla Croce ci hai mostrato le viscere misericordiose del Padre,
amandoci sino alla fine e dando te stesso per noi, effondendo su di noi lo Spirito Santo, che è la remissione dei nostri peccati.
Tu che hai perdonato ai tuoi crocifissori, ancora oggi concedi il perdono a chi sa perdonare.
Tutti abbiamo bisogno della tua misericordia che perdona le nostre colpe, guarisce le nostre malattie e salva dalla fossa la nostra vita.
Ti lodiamo perché tu non guardi ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa,
che ti riconosce Signore e Redentore, venuto nel mondo per salvare noi peccatori.
Ti rendiamo grazie per averci donato il comandamento nuovo, che trova la sua massima espressione nel perdono reciproco
che ci permette di esistere e di resistere nel tempo.
Tu vuoi che ci perdoniamo come il Padre tuo ci ha perdonato in te, accogliendo come misura dell’amore l’amare senza misura.
Come è grande la tua bontà misericordiosa verso di noi!
O Spirito d’amore, dono del Padre e del Figlio,
che ci rendi partecipi dei sentimenti di Gesù mite ed umile di cuore, insegnaci a perdonarci sempre e comunque,
a vincere il male con il bene per essere veri discepoli di Gesù, continuando nel mondo la sua presenza e la sua missione,
consistente nel mostrare a tutti la carità perdonante del Padre. Rendici comprensivi, capaci di portare gli uni i pesi degli altri,
sull’esempio di Gesù, che porta su di sé il peso del mondo.
O Maria, Madre di Misericordia, intercedi per noi
perché, nutriti del Corpo e Sangue di Gesù, gettiamo via le liti e le lotte maligne,
esprimendo la nostra fede con gesti di misericordia, dando il perdono ai nostri fratelli
e chiedendolo umilmente perché anche il Padre possa rimettere i nostri debiti.
Amen. Alleluia!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Come sempre Pietro si fa portavoce degli altri apostoli, Matteo lo considera anche portavoce della sua comunità che si interrogava sul perdono. Anche noi facciamo nostra la domanda, perché il comando del perdono dei fratelli ci tocca nel profondo e ci crea non poche difficoltà.
Pietro nella sua domanda-proposta, dicendo «sette volte», ritiene di esagerare, dal momento che nella teologia ebraica Dio perdona lo stesso peccato tre volte e il giudeo osservante è tenuto a imitarlo, alla quarta offesa poteva rivolgersi alla legge. Gesù corregge questa immagine di Dio, e rivela che egli perdona sempre. Per questo impegna i suoi discepoli a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda.
Nella legge ebraica, al tempo di Gesù, non era consentito vendere i familiari del debitore né torturare. Perciò il re di cui parla il Signore è un pagano, che qui assume il ruolo di immagine del Padre di Gesù e nostro: è eccessivamente misericordioso, ma lo fa perché lui è buono e perché spera così di offrire un esempio e una motivazione forte, affinché i suoi figli imparino da lui a perdonare tutto e sempre.
L’attenzione poi si sposta proprio sul servo: dopo aver sperimentato l’infinita misericordia del re, solo per averlo supplicato, e uscito libero dalla sua condizione di debitore insolvente, non sente il bisogno della riconoscenza né verso il re né verso Dio, anzi non perde tempo a togliere il respiro e a far gettare in prigione chi gli doveva una somma irrisoria rispetto al condono ricevuto. La sproporzione tra diecimila talenti e cento denari è un pallido esempio della diversità che c’è tra il dono che riceviamo da Dio e quello che possiamo e dobbiamo fare ai fratelli.
Il suo comportamento scandaloso indigna gli altri e lo trascina di nuovo di fronte al re e alle sue responsabilità. Questa volta non ha neanche il coraggio di ripetere la preghiera, dimostrando così che il dono ricevuto non gli ha cambiato il cuore verso il Signore e verso i fratelli.
E qui conviene fare una distinzione tra il re pagano della parabola e Dio Padre. Non è Dio che non perdona più, è il cuore dell’uomo che è incapace di accogliere il dono della salvezza. Così le parole «… finché non avesse restituito tutto il dovuto», possono indicare che il Signore aspetta e spera sempre che il «servo malvagio» converta il proprio cuore e la propria vita.
La conclusione di Gesù è un capolavoro di arte pedagogica: dopo averci portato a condividere l’indignazione dei «compagni», repentinamente ci costringe a guardarci dentro e a chiederci se anche noi siamo stati «servi malvagi». Non ci sono sconti, c’è solo una strada per la salvezza di ciascuno di noi e delle comunità: imitare la misericordia di Dio.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Se è vero che nella nostra cultura si è perso il senso del peccato, è anche vero che è cresciuto il senso dei torti che riceviamo dagli altri; esso produce chiusura del cuore, desiderio di rivalsa e di vendetta. L’esperienza e la consapevolezza della misericordia di Dio verso di noi ci rende capaci di perdonare il fratello.
- Il perdono è ritenuto difficile da tutti. Ma perdonare non significa fare violenza ai sentimenti feriti, che pure hanno bisogno di tempo per guarire; invece è, in verità, un atto di fede, una scelta spirituale che nasce dalla misericordia del Padre ricevuta. Il perdono del fratello, offerto a Dio, progressivamente guarisce il cuore e rende possibile la riconciliazione.
- È bene stare molto attenti quando preghiamo il Padre nostro. Per essere veri, possiamo dirlo solo se abbiamo perdonato tutti i nostri fratelli, anche quelli che ancora non ci hanno chiesto perdono.
- Per qualcuno può essere più difficile chiedere perdono che perdonare. Chi ha l’umiltà di chiedere sinceramente perdono a Dio e ai fratelli, certamente è capace di perdonare le offese ricevute.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Chiedere perdono a un fratello che abbiamo offeso, oppure offrire a Dio il perdono dato a chi ci ha fatto un torto.