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6. Vignetta di RobinHood – II DOMENICA DI QUARESIMA

25 FEBBRAIO

II DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della trasfigurazione

IL PADRE OFFRE IL FIGLIO AMATO PER I FIGLI PECCATORI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA) 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – II DOMENICA DI QUARESIMA

25 FEBBRAIO

II DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della trasfigurazione

IL PADRE OFFRE IL FIGLIO AMATO PER I FIGLI PECCATORI

RICHIESTE DI PERDONO

  • Padre, ci hai invitati ad ascoltare Gesù, ma noi spesso chiudiamo orecchi e cuore. Kyrie eleison.
  • Cristo, ti sei rivelato nel tuo splendore, ma noi ci lasciamo abbagliare dalle false luci di questo mondo. Christe eleison.
  • Spirito Santo, ci doni sempre la tua luce e la tua forza, ma noi ci lasciamo

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Padre non ha mai lasciato solo Gesù e non lascia mai soli neanche noi. Rinnoviamo la nostra fiducia nel suo amore e rivolgiamogli la nostra preghiera. Diciamo insieme: Padre, ascoltaci.

  • Perché, sostenuti dall’esempio di Gesù, non ci scoraggiamo nei momenti di difficoltà e di sofferenza. Preghiamo.
  • Perché, come Pietro, riusciamo a gustare la bellezza e la gioia della presenza di Gesù nella nostra vita. Preghiamo.
  • Perché non pretendiamo di prolungare i momenti di felicità, ma li rendiamo sorgente di impegno nella vita quotidiana a servizio dei fratelli. Preghiamo.
  • Perché troviamo nella parola del Figlio tuo la risposta alle inquietudini che turbano il nostro cuore e abbiamo la forza di metterla in pratica. Preghiamo.

O Padre, hai mandato il tuo Figlio, per mostrare a noi il tuo volto misericordioso. Donaci il tuo Spirito, affinché riconosciamo tutti gli uomini come nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

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4. Letture – II DOMENICA DI QUARESIMA

25 FEBBRAIO

II DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della trasfigurazione

IL PADRE OFFRE IL FIGLIO AMATO PER I FIGLI PECCATORI

PRIMA LETTURA

Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Questo racconto è stato scritto per spiegare che il Dio d’Israele non approva i sacrifici umani, tanto meno quelli dei bambini, cosa in uso presso i popoli vicini. L’attribuzione a Dio dell’ordine di sacrificare Isacco rientra nella mentalità diffusa a quel tempo, secondo la quale tutto proveniva da Dio. Si avvicina di più alla verità che Abramo abbia pensato che Dio gli chiedesse di fidarsi totalmente di lui, rinunciando a tutto, anche al figlio. L’autore qui sottolinea due verità di fede: Abramo si è fidato di Dio in maniera assoluta; il Signore non vuole sacrifici umani.

Dal libro della Genesi       Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 115 (116)

Chi continua a fidarsi di Dio, anche quando le cose non vanno bene, è il vero fedele e sperimenterà l’intervento del Dio che salva.

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

SECONDA LETTURA

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
A conclusione del capitolo sul dono dello Spirito, Paolo esplode in un inno di fede, di gioia e di speranza: siamo stati riscattati dal sangue di Gesù e niente e nessuno può renderci di nuovo schiavi. L’amore del Padre in Gesù è irrevocabile e ci salverà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani       Rm 8,31b-34

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO       

Cf Mc 9,7

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».

Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO

Questi è il Figlio mio, l’amato.
Pietro ha riconosciuto in Gesù il Messia, ma di fronte all’annuncio della passione, morte e risurrezione è rimasto frastornato, e con lui tutti gli altri apostoli. Gesù offre a lui e ai figli di Zebedeo un’esperienza straordinaria della sua identità e della sua missione: diventa luminoso, Mosè ed Elia lo presentano come nuovo legislatore e Messia, il Padre lo accredita come Figlio e rivelatore.

Dal vangelo secondo Marco       Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:
«Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

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3. Commento alle Letture – II DOMENICA DI QUARESIMA

25 FEBBRAIO

II DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della trasfigurazione

IL PADRE OFFRE IL FIGLIO AMATO PER I FIGLI PECCATORI

 

COMMENTO

La pagina del cosiddetto sacrificio di Isacco suscita emozioni e reazioni molto forti dal punto di vista umano. Però è una pagina da leggere nella fede. Il Primo Testamento ha molte situazioni e simboli comprensibili solo alla luce di tutto quello che Gesù ha mostrato e rivelato nella pienezza dei tempi: l’infinito e incomparabile amore di Dio Padre, che ha accettato il sacrificio del Figlio unigenito per la nostra salvezza. La fede di Abramo allora può diventare rimprovero alla nostra fede debole e vacillante, che può somigliare a quella degli apostoli prima della risurrezione del Signore. Anche solo l’annuncio della passione li ha fatti entrare in crisi. Per questo Gesù ne ha portati solo tre sul Tabor.
Il brano della trasfigurazione costituisce, in certo modo, una sintesi del vangelo di Marco; egli lo apre con la proclamazione che Gesù è il Figlio di Dio, annuncio confermato nel battesimo al Giordano da Dio Padre stesso; alla fine della passione, un centurione pagano, vedendo come era morto Gesù, dichiara: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». E allora, il lettore, secondo Marco, non solo non si deve scandalizzare, come hanno fatto gli apostoli, della passione e della morte in croce, ma addirittura, proprio per come muore, senza neanche aspettare la risurrezione, può riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. La risurrezione è la conferma definitiva.
Proprio al centro del vangelo Pietro risponde a Gesù: «Tu sei il Cristo», che è la traduzione greca dell’ebraico «Messia».
Ma Gesù sa benissimo che l’idea di Messia che hanno i suoi amici è molto lontana dalla sua. Così comincia a mettere in chiaro le cose: «sono il Messia, ma sarò tradito e ucciso… il terzo giorno, però, risorgerò».
Gli apostoli, e Pietro per primo, non solo non capiscono, ma non accettano. La pazienza di Gesù nell’educare gli apostoli è davvero «divina». Sa che non potranno capire che dopo la risurrezione, ma vuole incoraggiarli, per quanto è possibile.
Ne prende solo tre, i più vicini, e dà loro un segno della sua identità «intera»: li porta sul monte (richiama il Sinai); diventa luminoso (come sarà da risorto); Mosè, il legislatore, ed Elia, il profeta rapito in cielo, conversano con lui; la nube, che nel deserto indicava la presenza di Dio, li copre e la voce di Dio Padre dichiara ai tre discepoli che Gesù è suo figlio e devono ascoltarlo, cioè imparare e lasciarsi guidare da lui.
Gli apostoli si spaventano, perché, avendo visto una chiara manifestazione divina, temono di morire, ma l’esperienza è così bella che vorrebbero continuasse, come sarà in Paradiso. Ma la trasfigurazione è soltanto un segno che anticipa ciò che sarà nella risurrezione e nel Regno definitivo.
E poi Gesù ordina di tacere. I suoi tre amici ricorderanno l’esperienza, ma conserveranno la discrezione necessaria, perché gli altri, forse, di fronte a una manifestazione così chiara della divinità di Gesù, avrebbero potuto confermarsi nell’idea di un Messia trionfatore in questo mondo.
Una scena ricchissima di significato e riferimenti biblici per dire che Gesù è uomo, è figlio di Dio, è il profeta definitivo che fa conoscere il vero volto di Dio, è il nuovo e ultimo legislatore, che passerà vittorioso attraverso la morte.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gli apostoli hanno «visto» l’invisibile di Gesù. Anche in noi c’è l’invisibile: siamo figli di Dio. Abbiamo vissuto momenti e situazioni in cui gli altri hanno visto risplendere sul nostro volto la somiglianza con Gesù?
  2. Sulla croce vediamo tutti la seconda trasfigurazione di Gesù. In ogni persona che soffre siamo chiamati a «vedere» il volto del Figlio di Dio sofferente. Gesù lo ha detto fin troppo chiaramente: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
  3. Pietro vuole «fermare» il momento di Paradiso. Gesù lo riporta nella quotidianità. I momenti di felicità piena, hanno lo scopo di illuminare e renderci capaci di riempire di amore concreto la vita quotidiana e i sacrifici. Proverbio citato spesso da don Bosco: «In Paradiso non si va in carrozza».
  4. «Ascoltatelo». Nel momento in cui pensiamo che ormai il Vangelo lo sappiamo e non ci troviamo niente di nuovo per la nostra vita, se ci guardiamo dentro sinceramente, scopriamo di aver dato ascolto fin troppo ad altri maestri… Forse senza accorgercene abbiamo scelto di tenerci stretta la nostra vita, fuggendo dalla Parola che ci chiede di convertirci.

PROPOSTA DI IMPEGNO 

Se stiamo vivendo un periodo difficile, ricordiamo i momenti, le persone e le situazioni in cui abbiamo sperimentato l’amore del Signore e la bellezza della vita.

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2. introduzioni – II DOMENICA DI QUARESIMA

25 FEBBRAIO

II DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della trasfigurazione

IL PADRE OFFRE IL FIGLIO AMATO PER I FIGLI PECCATORI

Il sacrificio di Isacco è la prova generale del sacrificio del Figlio unigenito. Dio Padre che ha risparmiato il figlio di Abramo, ha accettato di sacrificare il suo Figlio primogenito per salvare tutti gli altri. Il cammino quaresimale ci invita a spostare lo sguardo dalle tentazioni allo splendore della figliolanza divina: la luce del Tabor ci rivela che siamo, sì, peccatori, ma prima ancora siamo figli nel Figlio.

PRIMA LETTURA

Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Questo racconto è stato scritto per spiegare che il Dio d’Israele non approva i sacrifici umani, tanto meno quelli dei bambini, cosa in uso presso i popoli vicini. L’attribuzione a Dio dell’ordine di sacrificare Isacco rientra nella mentalità diffusa a quel tempo, secondo la quale tutto proveniva da Dio. Si avvicina di più alla verità che Abramo abbia pensato che Dio gli chiedesse di fidarsi totalmente di lui, rinunciando a tutto, anche al figlio. L’autore qui sottolinea due verità di fede: Abramo si è fidato di Dio in maniera assoluta; il Signore non vuole sacrifici umani.

Dal libro della Genesi       Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 115 (116)

Chi continua a fidarsi di Dio, anche quando le cose non vanno bene, è il vero fedele e sperimenterà l’intervento del Dio che salva.

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

SECONDA LETTURA

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
A conclusione del capitolo sul dono dello Spirito, Paolo esplode in un inno di fede, di gioia e di speranza: siamo stati riscattati dal sangue di Gesù e niente e nessuno può renderci di nuovo schiavi. L’amore del Padre in Gesù è irrevocabile e ci salverà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani       Rm 8,31b-34

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio.

VANGELO

Questi è il Figlio mio, l’amato.
Pietro ha riconosciuto in Gesù il Messia, ma di fronte all’annuncio della passione, morte e risurrezione è rimasto frastornato, e con lui tutti gli altri apostoli. Gesù offre a lui e ai figli di Zebedeo un’esperienza straordinaria della sua identità e della sua missione: diventa luminoso, Mosè ed Elia lo presentano come nuovo legislatore e Messia, il Padre lo accredita come Figlio e rivelatore.

Dal vangelo secondo Marco       Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:
«Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

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3. Commento alle Letture – I DOMENICA DI QUARESIMA

18 FEBBRAIO

I DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della tentazione

GESÙ VINCE PER NOI E CON NOI

 

COMMENTO

Sembra che Marco ci tenga a presentare Gesù in tutta la sua potenza, dato che Giovanni Battista aveva detto che stava aspettando «uno più forte». Ma, scrivendo per i cristiani, chiede loro di leggere con attenzione, anche tra le righe. Cerchiamo di farlo anche noi.
Le tentazioni sono raccontate in due versetti, ma richiedono una lettura su tre tempi: il Primo Testamento, la storia di Gesù, l’esperienza dei primi cristiani.
Vediamo il contesto. Marco ha dichiarato che Gesù è Figlio di Dio fin dal primo versetto, poi fa dire la stessa cosa con solennità da Dio Padre nel battesimo al Giordano. Dopo la vittoria sul nemico, inizia la sua predicazione, sintetizzata in quattro frasi lapidarie ma ricchissime, che noi abbiamo già sentito qualche domenica fa.
Così collocati, i due versetti svelano una significatività straordinaria.
Nel Primo Testamento Israele, che Dio tratta come un figlio, è stato tentato nel deserto e non era rimasto fedele, aveva tolto la fiducia a Dio e si era lasciato guidare da altri spiriti. Per questo tutta una generazione non poté entrare nella Terra Promessa. Mosè per due volte aveva digiunato 40 giorni sul Sinai, quando ricevette le tavole della Legge, prima e dopo il peccato del vitello d’oro. Il profeta Elia aveva camminato e digiunato per 40 giorni per arrivare al Sinai, dove ha incontrato e conosciuto Dio in maniera nuova, personale e intima. I Profeti, Isaia in particolare, avevano preannunziato con la venuta del Messia la pace fra cielo e terra e nella natura.
L’esperienza di Gesù nel deserto si richiama a tutto questo: è lui il Figlio obbediente, che vince ogni tentazione con la forza dello Spirito; con lui inizia la pace nella natura e fra cielo e terra, per questo sta con le bestie selvatiche ed è servito dagli angeli; digiuna per quaranta giorni e, come Mosè, chiede perdono al Padre per i peccati dei suoi fratelli e riceve la Legge dell’amore che deve annunciare come Vangelo; come Elia, incontra nell’intimità il Padre che deve presentare all’umanità, bisognosa di conoscere il vero volto di Dio e la sua misericordia paterna.
In alternativa, qualche commentatore interpreta le fiere come figure dei poteri violenti con i quali Gesù si scontrerà e che lo condanneranno a morte; sono i potenti, i quali perseguiteranno i cristiani in ogni epoca. Per tutta la vita Gesù lotterà e la sua vittoria si realizza nella morte e risurrezione. Ma il Signore non è stato solo, così gli angeli, di cui parla Marco, rappresentano tutti coloro che, credendo in lui, lo hanno accompagnato, sostenuto e aiutato nel suo cammino messianico.
I primi cristiani stavano subendo varie tentazioni e persecuzioni. Guardando a Gesù nel deserto, potevano essere sicuri che, se si lasciavano condurre dallo Spirito Santo, avrebbero avuto anch’essi la sua luce e la sua forza per essere vittoriosi contro l’avversario; in questa maniera non avrebbero più avuto paura di nulla e avrebbero sperimentato l’aiuto concreto dello Spirito Santo e dei fratelli nella fede.
Il digiuno, come lotta contro ogni forma di male interiore, e la preghiera, come colloquio filiale con Dio, avrebbero reso la Chiesa e ogni cristiano capaci di portare la bella notizia della salvezza a tutti gli uomini, di mostrare che il regno di Dio è davvero iniziato nel mondo e di invitare alla conversione del cuore tutti gli uomini di buona volontà.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. È lo Spirito a sospingere Gesù nel deserto, per affrontare l’avversario. È lo Spirito che ci sospinge nel mondo, per condividere la vita con gli altri. Non possiamo desiderare né sperare di sfuggire a tutte le tentazioni. Abbiamo il compito di affrontarle, come Gesù, e vincerle con la potenza dello Spirito, che ci è stato donato e abita in noi.
  2. Nel deserto si vive dell’essenziale. Il luogo in cui viviamo è il nostro deserto. Una vita sobria ci permette di sperimentare come gli angeli e i fratelli ci offrano il loro servizio, perché il nostro spirito sia nutrito dell’invisibile, che rimane per sempre.
  3. Attraverso il digiuno quaresimale possiamo sperimentare la libertà dello spirito, l’ascolto della Parola, la preghiera filiale e fervorosa, il desiderio e la scelta di amare e servire i fratelli. È questa la conversione a cui Gesù ci invita con parole pressanti e decise.
  4. Tutti i nostri fratelli affrontano le prove della vita e molti, ancora oggi, anche la persecuzione. Noi, che crediamo e siamo tempio dello Spirito, possiamo essere gli angeli che sostengono i nostri fratelli bisognosi di aiuto, sostegno, consolazione, speranza.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Combattiamo contro quella tentazione, anche “piccola”, nella quale cadiamo più spesso.

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2. introduzioni – I DOMENICA DI QUARESIMA

18 FEBBRAIO

I DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della tentazione

GESÙ VINCE PER NOI E CON NOI

Il cammino quaresimale, iniziato con le Ceneri, oggi si specifica come una lotta dura e permanente da sostenere con l’avversario di Dio e degli uomini, indicato con l’appellativo di satana. Lo Spirito Santo ci conduce nella lotta e ci sostiene nel riconoscere e nel resistere alla tentazione, mentre il Vangelo di Gesù ci offre le coordinate per un cammino che conduca alla vittoria pasquale.

PRIMA LETTURA

L’alleanza fra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.
La terra era sommersa dalla violenza, Dio non si è arreso e ha mandato le acque del diluvio, non per distruggere l’umanità, ma per rinnovarla. Noè e la sua famiglia rappresentano il nucleo di questa umanità nuova con cui Dio stabilisce un’alleanza, che, attraverso Noè, raggiunge tutti i popoli della terra.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 24 (25)
Il salmista loda la bontà e la misericordia del Signore e chiede di essere istruito e guidato da lui sulla via della salvezza.

SECONDA LETTURA

Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi.
San Pietro incoraggia i cristiani, ricordando loro che il battesimo, prefigurato dal diluvio universale, li ha purificati e ha iniziato l’opera della salvezza. Tutto questo grazie a Gesù, che ha offerto se stesso al Padre per la salvezza di tutti gli uomini, da Adamo fino alla fine dei secoli.

VANGELO

Gesù, tentato da Satana, è servito dagli angeli.
In pochi versetti Marco racchiude le tentazioni di Gesù e l’inizio della sua predicazione. Ma il senso non si restringe a pochi giorni, si estende, invece, all’intera vita di Gesù nella sua lotta contro ogni sorta di male, contrastato da tanti avversari e aiutato da tanti, piccoli e poveri, che hanno creduto al suo Vangelo.

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4. Letture – I DOMENICA DI QUARESIMA

18 FEBBRAIO

I DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica della tentazione

GESÙ VINCE PER NOI E CON NOI

PRIMA LETTURA

L’alleanza fra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.
La terra era sommersa dalla violenza, Dio non si è arreso e ha mandato le acque del diluvio, non per distruggere l’umanità, ma per rinnovarla. Noè e la sua famiglia rappresentano il nucleo di questa umanità nuova con cui Dio stabilisce un’alleanza, che, attraverso Noè, raggiunge tutti i popoli della terra.

Dal libro della Genesi       Gn 9,8-15

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 24 (25)
Il salmista loda la bontà e la misericordia del Signore e chiede di essere istruito e guidato da lui sulla via della salvezza.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore,
che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

SECONDA LETTURA

Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi.
San Pietro incoraggia i cristiani, ricordando loro che il battesimo, prefigurato dal diluvio universale, li ha purificati e ha iniziato l’opera della salvezza. Tutto questo grazie a Gesù, che ha offerto se stesso al Padre per la salvezza di tutti gli uomini, da Adamo fino alla fine dei secoli.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo      1 Pt 3,18-22

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua.
Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO       

Mt 4,4

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Gesù, tentato da Satana, è servito dagli angeli.
In pochi versetti Marco racchiude le tentazioni di Gesù e l’inizio della sua predicazione. Ma il senso non si restringe a pochi giorni, si estende, invece, all’intera vita di Gesù nella sua lotta contro ogni sorta di male, contrastato da tanti avversari e aiutato da tanti, piccoli e poveri, che hanno creduto al suo Vangelo.

Dal vangelo secondo Marco       Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore.