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6. Vignetta di RobiHood – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, abbiamo temuto di non essere ascoltati e non abbiamo annunciato il Vangelo. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo avuto paura di perdere gli amici e non li abbiamo aiutati a riconoscere i loro errori. Christe eleison.
  • Signore, abbiamo temuto di soffrire a causa del Vangelo e ti abbiamo messo da parte in alcune scelte. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Sac.: Rivolgiamo al Padre, dalla barca della vita, la nostra preghiera dicendo:

Signore, salvaci.

  • Per la Chiesa, perché nelle tempeste della storia, abbia sempre la certezza della presenza e della fedeltà del suo Signore. Preghiamo
  • Per tutti noi, perché nelle tempeste della vita, ci sia dato di rivolgerci con fiducia al Signore e maestro. Preghiamo
  • “Andiamo all’altra riva” significa cambiare i programmi, seguire e fidarsi di te. Donaci di saper cambiare senza la paura di perdere. Preghiamo
  • Tu, Signore, plachi la tempesta con la potenza di Dio. Guarda misericordioso i popoli e gli uomini schiacciati, ancora oggi, da forze contrarie. Preghiamo
  • Il buio degli apostoli li spinge a farsi domande: “chi è costui?”. Bruci dentro di noi, incessantemente, questa domanda. Preghiamo

Sac.: Dio potente, che continuamente liberi i tuoi figli dalle tempeste e dalle acque tormentate, rimani con noi, àncora di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

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Se il bene che facciamo diventa spettacolo (17 giugno 2026)

Se il bene che facciamo diventa spettacolo

Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

17 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

COMMENTO

La pagina del Vangelo di oggi è molto severa, ma in verità ci dà le istruzioni per vivere la nostra vita con molta più libertà interiore. Passiamo infatti gran parte delle nostre giornate a dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, o a recitare la parte delle persone perfette, che non sbagliano mai.
Nel cuore del Discorso della Montagna, Gesù ribalta completamente questa nostra logica mondana. Va dritto alla radice di questa nostra recita e ci dice di non fare il bene «per essere ammirati dagli uomini».
Celebre è la frase che don Bosco ripeteva ai suoi salesiani: «Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine».
La nostra malattia spirituale, a volte, può essere proprio l’applauso. Viviamo per l’applauso, per il consenso degli altri, trasformando le nostre relazioni e persino la fede in un palcoscenico. Ma, alla fine, recitare stanca e prosciuga la nostra anima.
Gesù allora ci consegna due immagini per vivere in modo autentico e più libero. La prima: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Cioè, dovremmo liberarci dal bisogno ossessivo di autocompiacerci, smettere di darci una pacca sulla spalla da soli per ogni minima cosa buona che facciamo.
La seconda immagine è: «Entra nella tua camera, chiudi la porta». Non è un invito a isolarci dal mondo, ma a entrare nell’unico luogo dove non dobbiamo recitare una parte. Dietro quella porta chiusa non c’è un pubblico da convincere né qualcuno a cui rendere conto, ma «il Padre tuo, che vede nel segreto».

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Un cortocircuito nel cuore di Maria (13 giugno 2026)

Un cortocircuito nel cuore di Maria

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
13 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

COMMENTO

In una giornata come questa, in cui facciamo memoria del cuore di Maria, la liturgia ci offre una pagina forse tra le più angoscianti per il cuore di questa donna e di questa madre. Di ritorno da Gerusalemme con Giuseppe, dopo un giorno di cammino, Maria si accorge che il suo ragazzo di dodici anni non è nella carovana. Forse sarà capitato anche a noi di provare un panico simile quando abbiamo perduto ciò che avevamo di più caro. Ma non è questo l’aspetto più drammatico del brano. È il momento in cui Maria, con il cuore ancora in gola, ritrovato Gesù nel tempio, “seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava”, si sente rispondere da quel figlio: «Perché mi cercavate?».
Ecco il cortocircuito che è scattato nel cuore di Maria. Pensiamo che i legami d’amore – quelli veri, di sangue, viscerali – diano il diritto di possedere l’altro, di proiettare su di lui le nostre paure e i nostri sogni. Detto in maniera semplice, ragioniamo così: “Questo figlio l’ho messo al mondo io e quindi è mio”. Gesù, nel tempio, dà una lezione anche a sua madre: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
In quel tempio avviene uno strappo necessario. Quel patēr, in greco, cioè «Padre», rovescia il modo umano di pensare di Maria. Con quella frase, Gesù sradica l’esclusività dei legami biologici. Dice a sua madre, e dice a ciascuno di noi, che l’identità vera non si eredita dal sangue o dalle aspettative della famiglia, ma si riceve nell’obbedienza a un progetto più grande.
Come cristiani e come figli, abbiamo bisogno di guardare al cuore di Maria, perché Maria non reagisce con l’orgoglio ferito, ma accetta di fare spazio a questo patēr che le ridimensiona la maternità. Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, accettando di non trattenere il Figlio per sé.
Volgiamo lo sguardo a questo cuore, perché abbiamo un vitale bisogno di imparare l’arte difficile di disarmarci davanti alla vita, per capire che amare, in realtà, significa proprio liberare l’altro, non possederlo; per imparare a mollare lo zaino delle nostre pretese affettive e lasciarci liberare da questo Padre.

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Un Cuore grande tre volte (12 giugno 2026)

Un Cuore grande tre volte

Sacratissimo Cuore di Gesù (anno A)
12 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

COMMENTO

Poter fare festa intorno al Cuore di Gesù è il modo tutto nostro per riconoscere che, se siamo al mondo, è per merito proprio di quel Cuore e non del caso. Una solennità (così la definisce la liturgia di oggi) che capita nel bel mezzo delle nostre stanchezze, delle corse continue o di una crisi.
Anche Gesù, nel Vangelo, si trova nel bel mezzo di una crisi, rifiutato e insoddisfatto da ciò che lo circonda. Ma, nonostante tutto intorno a lui non vada come desidererebbe, esplode in un brivido di gioia: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».
Questi “piccoli” (i nēpiois) non sono i bambini anagrafici. Sono coloro ai quali manca qualcosa. Come i bambini, che hanno bisogno di tutto e per tutto di mamma e papà. E, come i bambini, non hanno maschere da indossare al mattino prima di uscire di casa. Riconoscono di non poter essere autosufficienti. Dice Gesù che è proprio a loro che si rivela il segreto di Dio.
E questo segreto di Dio è triplice: ha tre importanti sfumature che rivelano l’identità stessa di Cristo.
Il Cuore di Gesù è un cuore che accoglie il nostro fiatone. Dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». In pratica, non dice: “Vieni da me quando avrai finalmente risolto i tuoi problemi”. Lui ci ama già mentre cerchiamo di mettere insieme i pezzi della nostra storia, e non sempre ci riusciamo.
Poi aggiunge: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Che cosa vuol dire? Vuol dire che, se impariamo dal Cuore di Cristo, non ci uniformiamo alla mentalità del mondo, dove vince chi urla e si impone sugli altri, ma riscopriamo la nostra totale dipendenza filiale dal Padre. Questa, agli occhi del mondo, sa di rassegnazione; per Gesù è invece la forza di chi si sa amato e può fare il mondo in quattro.
Un terzo aspetto è il Cuore che sa farsi carico delle nostre fatiche: «Prendete il mio giogo sopra di voi». Sulle prime, uno direbbe: “Ho già il mio giogo: perché dovrei prendere anche il suo?”. In verità, il Vangelo ci sta dicendo proprio il contrario: con Gesù il giogo si porta sempre in due. Lui non viene a toglierci la fatica di vivere, ma infila la testa sotto la nostra stessa stanga per fare strada insieme, al nostro passo.
Chiediamo al Signore la grazia di lasciarci amare dal suo Cuore e di riconoscerci piccoli abbastanza da avere bisogno del suo «ristoro».

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1. ORAZIONI – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

Antifona

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26,7.9)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che hai fatto di noi
un regno di sacerdoti e una nazione santa,
donaci di ascoltare la tua voce
e di custodire la tua alleanza,
per annunciare con le parole e con la vita
che il tuo regno è vicino.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

O Dio, che nel pane e nel vino
doni all’uomo il cibo che lo alimenta
e il sacramento che lo rinnova,
fa’ che non ci venga mai a mancare
questo sostegno del corpo e dello spirito.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Una cosa che ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: 
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita. (Sal 26,4)

oppure:

Padre santo, custodiscili nel tuo nome, 
perché siano, come noi, una cosa sola. (Gv 17,11)

*A
Annunciate che il regno di Dio è vicino;
guarite gli infermi, scacciate i demoni. 
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente data. (Cfr. Mt 10,7-8)

 

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi santi misteri, o Signore,
come prefigura la nostra unione in te,
così realizzi l’unità nella tua Chiesa.
Per Cristo nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

 

COMMENTO 

Gesù, durante la sua vita pubblica, insegna sempre nelle sinagoghe ebraiche.
La sua quotidianità la vive costantemente tra la folla. Ne percepisce gli umori, le difficoltà, la povertà, le malattie, le paure e lo spietato sfruttamento e la sottomissione, religiosa e politica, ai potenti e prepotenti signori di allora. Vive sempre a stretto contatto con i poveri, gli ammalati, i lebbrosi ed emarginati.
Si rende conto dell’enorme lavoro da fare per rendere il Regno dei cieli presente ed operante nella vita di tutti i giorni.
Con un certo affanno supplica il Padre di mandare non predicatori, né rivoluzionari da due copechi o profeti dispensatori di sterili utopie, ma semplici operai disposti a mettersi in gioco, non per vile denaro, ma gratuitamente.
Tra i tanti che lo assediano ne sceglie dodici. Nessuno di loro eccelle in qualcosa. Tutti appartengono al ceto popolare.
Sono uomini con tutti i difetti possibili: traditori (Pietro e Giuda Iscariota occupano il primo posto e l’ultimo della lista dei dodici).
Ci sono rudi pescatori, uno zelota, degli arrivisti, esattori delle tasse, dei forti di carattere e dei pusillanimi.
Sovrabbondano di difetti, ma sono generosi ed aperti alla gratuità.
Il loro compito è chiaro e ben definito: testimoniare la presenza del Regno dei cieli nel contesto ebraico in cui si svolge la loro vita; occuparsi degli ammalati sia nel corpo che nello spirito; accogliere coloro che sono emarginati dai pregiudizi religiosi come i lebbrosi; fidarsi della provvidenza di Dio; bussare a tutte le porte; essere sobri nell’avere e nel desiderare. Tutto questo nella libertà che solo la più radicale gratuità può generare.

Il Cristiano autentico riceve tutto gratuitamente da Dio e tutto condivide gratuitamente con il prossimo.
Nella mentalità capitalista e consumista del moderno contesto sociale il Cristiano non può appartenere al main stream dominante ed omologante.
Nel silenzio della sua quotidiana e coerente testimonianza getta le fondamenta di una società più giusta, più solidale e più in pace.

COMMENTO 2

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Operai nella vigna del Signore in virtù del Battesimo

O Gesù, in questa Pasqua settimanale,
Ti ringraziamo con tutto il cuore per il dono dell’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa,
il dono più grande scaturito dal Tuo Cuore divino e umano, il Pane della vita spezzato e condiviso,
per farci diventare una cosa sola con Te e tra di noi.
Ti ringraziamo per il dono del Santo Padre Papa Leone e del collegio dei vescovi, successori degli Apostoli.

Quando chiamasti i Dodici volevi riferirti simbolicamente alle tribù d’Israele, risalenti ai dodici figli di Giacobbe.
Ponendo al centro della Tua nuova comunità i Dodici, ci fai capire di essere venuto a portare a compimento il disegno del Padre celeste.
Ai Dodici hai dato il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
Essi dovranno cooperare con Te nell’instaurare il Regno di Dio, la Tua signoria benefica, portatrice di vita,
e di vita in abbondanza per l’intera umanità.

I Tuoi dodici Apostoli non erano uomini perfetti, scelti per la loro irreprensibilità morale e religiosa.
Erano credenti, pieni di entusiasmo e di zelo, ma segnati nello stesso tempo dai loro limiti umani, talora anche gravi.
Tu non li chiamasti perché erano già santi, completi, perfetti, ma affinché lo diventassero, affinché fossero trasformati per trasformare così anche la storia.

Tu rendi partecipi gli Apostoli della Tua compassione per le folle stanche e sfinite,
per le pecore perdute della casa d’Israele, per i piccoli e i poveri.

Ancora oggi chiami tutti noi ad essere discepoli missionari, ad esercitare la solidarietà e la condivisione,
ad annunciare Te, unico Salvatore del mondo, unica speranza dell’umanità, ad essere segni e strumenti della Tua compassione, della Tua misericordia.
Tu ci chiedi di prenderci cura degli infermi, di portare la Tua Parola di vita a coloro che sono morti spiritualmente,
dando gratuitamente ciò che da Te gratuitamente abbiamo ricevuto.
Lo Spirito che agiva in Te e nei Dodici, è lo stesso che opera in noi
e che ci permette di compiere tra la nostra gente i segni del Regno di amore, di giustizia e di pace che è già nel mondo.

La Tua missione si partecipa in diversi modi a tutti i membri del Popolo di Dio,
per la grazia del Battesimo e della Confermazione.
Tutti siamo destinatari del Tuo desiderio di moltiplicare gli operai nella messe del Signore.
Tutti, nella varietà dei carismi e dei ministeri, siamo chiamati a lavorare nella Tua vigna.

O Beata Vergine Maria, Madre della speranza e Stella dell’evangelizzazione,
aiutaci a rimanere nell’amore di Cristo, perché possiamo portare frutti abbondanti
a gloria di Dio Padre e per la salvezza del mondo.

Amen.

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

 

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6. Vignetta di RobiHood – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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4. Letture – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

PRIMA LETTURA

Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.

Dal libro dell’Èsodo             Es 19,2-6a

In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se datete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 99 (100)

R. Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.   R.

SECONDA LETTURA

Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più saremo salvati mediante la sua vita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani           Rm 5,6-11 

Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, uno stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Il regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete nel Vangelo. (Mc 1,15)

Alleluia.

VANGELO

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.

Dal Vangelo secondo Matteo            Mt 9,36 – 10,8 

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore.

 

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La missione comincia senza garanzie (11 giugno 2026)

La missione comincia senza garanzie

San Barnaba
11 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 10,7-13

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

COMMENTO

Esiste un’ansia da equipaggiamento di cui soffriamo un po’ tutti. Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, riempiamo lo zaino della nostra mente con una serie di certezze che ci facciano sentire un po’ protetti: “Questo mi serve, questo non si sa mai, se mi mancano i soldi come faccio? E se quella persona non mi accoglie?”. Insomma, desideriamo avere le spalle coperte.
Questa paura ossessiva del domani – una patologia della previdenza – finisce per trasformarci in accumulatori compulsivi di rassicurazioni. Nel Vangelo di Matteo, nel momento in cui invia i suoi, Gesù dà un ordine che capovolge completamente questa logica ossessiva: «Non procuratevi oro né argento né moneta di rame nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone».
Forse lo avremmo guardato anche noi con occhi sgranati come a voler dire “Gesù, dici sul serio?”, perché siamo convinti, spesso erroneamente, che l’efficacia di tutto dipenda dallo spessore della corazza. Il vangelo ci dice invece che è nella trasparenza del cuore il potere della nostra credibilità. Una sola parola, nel testo greco di questa pagina, scardina l’impalcatura filistea della nostra giornata. Si tratta dell’avverbio dōreán: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Quel dōreán non significa il semplice volontariato inteso come filantropia, ma piuttosto riscoprire che l’esistenza non è una proprietà privata da difendere o da mercanteggiare. In altre parole, è l’antidoto alla cupidigia del calcolo. Senza questa povertà fiduciosa a cui ci invita il Vangelo, il pericolo è di rimanere solo funzionari del sacro, manager religiosi, pieni di strumenti ma vuoti di fede. Finché invece non rischiamo sulla Sua parola, resteremo fermi a contare ancora ciò che ci manca.