Pubblicato il Lascia un commento

1. ORAZIONI – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

Antifona

Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo, o Signore,
e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. (Cf. Sal 27,8-9)
Si dice il Gloria.
Colletta

Donaci, o Signore,
di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che affidi alla nostra debolezza
l’annuncio profetico della tua parola,
liberaci da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede,
ma confessiamo con franchezza
il tuo nome davanti agli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Questo sacrificio di espiazione e di lode
ci purifichi e ci rinnovi, o Signore,
perché i nostri pensieri e le nostre azioni
siano conformi alla tua volontà.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. (Sal 144,15)

Oppure:

«Io sono il buon pastore e do la mia vita per le pecore»,
dice il Signore. (Cf. Gv 10,11.15)

*A
Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri! (Mt 10,30-31)

Dopo la comunione

O Padre, che ci hai rinnovati
con il santo Corpo e il prezioso Sangue del tuo Figlio,
fa’ che l’assidua celebrazione dei divini misteri
ci ottenga la pienezza della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

 

Pubblicato il Lascia un commento

3. Commento alle Letture – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

COMMENTO 

La persona di Geremia occupa un ruolo centrale nella storia dei profeti ebraici.
Visse tra il VII e VI secolo avanti Cristo in un periodo molto difficile del Regno di Giuda che si concluderà con la deportazione in Babilonia.
Di carattere timido e introverso viene scelto da Dio per esercitare la profezia a Gerusalemme.
La corruzione, la decadenza morale delle istituzioni e del potere religioso e politico, la violenza dilagante e l’ingiustizia plateale, hanno creato un diffuso clima di smarrimento e paura.
In questo contesto esistenziale, vincendo la sua naturale timidezza, nonostante le botte, le minacce, le persecuzioni e la prigionia, in solitudine assoluta, a gran voce condanna gli evidenti misfatti e ricorda a tutti che Dio c’è e, dunque, la paura dilagante non ha motivo di esistere: “Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (Ger 31,33).

Anche Gesù, nell’odierno brano evangelico, ricorda ai suoi discepoli disorientati e confusi questa verità.
Se Dio provvede ai passeri e conosce anche il numero dei nostri capelli, perché avere paura? Bella domanda valida anche oggi.

Dopo duemila anni di cristianesimo perché l’uomo e la donna di oggi vivono assediati dalla paura? Perché l’esistenza di giovani ed anziani è tarlata da molte paure esistenziali?
L’apparente benessere economico non riesce a liberare il cuore dal terrore dell’irrilevanza, della solitudine, della noia esistenziale, della tecnologia sempre più invadente ed inquietante?
Perché la bramosia dell’avere fa dimenticare l’importanza dell’essere?
Perché siamo sazi e disperati allo stesso tempo?
Perché abbiamo il mondo ai nostri piedi ma non abbiamo una casa in cui ci sentiamo accolti e protetti?
Perché i nostri conti bancari sono pingui ma i nostri cuori sono aridi?
Se crediamo che Dio c’è, che ruolo gioca nella nostra quotidianità?
L’essere credente oggi è semplice desiderio utopico o capacità di essere coraggio dove regna la paura, essere speranza dove impera la rassegnazione, essere relazione dove vige la spietata competizione, essere perdono dove la vendetta pietrifica i cuori?
Mai come oggi Dio ha bisogno di credenti in grado di costruire “cieli nuovi e terre nuove” in cui tutti possano sperimentare la presenza di un Padre che dà senso al vivere e pace ai cuori.
La comunità dei credenti in Dio dovrebbe essere la casa dove tutti si sentono accolti e nessuno rifiutato. Ma questo è utopia o missione da vivere? La fede in Dio ci obbliga a realizzarla concretamente nella storia a partire da noi stessi con coraggio ed intelligenza.
Gesù è veramente il nostro Dio e le sue parole sono incise nei nostri cuori?

COMMENTO 2

Dio non abbandona chi soffre per Lui

O Dio Padre, Ti ringraziamo per il ministero profetico di Geremia.
Osteggiato, perseguitato, oppresso a causa della fedeltà alla Tua Parola, non si perde d’animo,
avendo fiducia nel Tuo aiuto provvidente.

Anche noi preghiamo e speriamo nell’ora della persecuzione,
implorando su di noi la Tua bontà misericordiosa, credendo che Ti prendi cura dei poveri, degli umili che confidano in Te.

O Gesù Maestro,
Tu esorti noi Tuoi discepoli-missionari a non temere gli uomini,
annunciando con coraggio il Tuo Vangelo, rendendoti testimonianza con la forza del Tuo Santo Spirito,
consapevoli che il Padre Tuo e nostro veglia su di noi.

O Spirito Santo, da Te animati,
superiamo la paura della morte fisica, perché Tu ravvivi in noi la fede in Gesù Cristo, Nuovo Adamo,
che con la sua passione gloriosa ci ha liberato dalla schiavitù del peccato e della morte,
ed è la nostra vita e la nostra risurrezione.

O beata Vergine Maria, Donna eucaristica,
prega per noi perché, lasciandoci rinnovare dal Padre con il Corpo e il Sangue del suo Figlio in questa Eucaristia,
sacramento della redenzione, accogliamo docilmente il dono dello Spirito che ci purifica e ci rinnova,
vivendo come Gesù e in Gesù, da figli ubbidienti al Padre.

Amen!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

 

Pubblicato il Lascia un commento

2. introduzioni – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

«Non abbiate paura». Questo invito è presente nella Bibbia per ben 366 volte. Il cristiano sa che la sua fede lo condurrà di fronte a tante difficoltà e alla persecuzione. Il sentimento umanissimo della paura può condurlo alla tentazione di nascondere la propria fede. Oggi il Signore ci invita al coraggio di testimoniare il suo Vangelo in ogni circostanza. Lui è sempre con noi.

PRIMA LETTURA

Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Geremia ha annunciato ciò che il Signore gli ha ordinato. Il risultato è l’isolamento e la persecuzione. Anche i suoi amici si sono rivoltati contro di lui. In questa situazione drammatica il profeta rinnova la sua fiducia nel Signore e aspetta la rivincita. Gesù insegnerà qualcosa di diverso.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Il dono di grazia non è come la caduta.

In questo brano Paolo mette a confronto l’opera di Adamo con quella di Gesù. Adamo ha fatto entrare il peccato nel mondo e lo ha trasmesso ai suoi discendenti, esponendoli alla morte spirituale. Gesù, obbedendo al Padre, ha riversato sull’umanità la vita stessa di Dio.

VANGELO

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Siamo nel capitolo in cui Matteo raccoglie le istruzioni di Gesù agli apostoli prima di mandarli in missione. Ma il discorso vale per tutti i cristiani dei tempi futuri. Chi vive e annuncia il Vangelo incontra difficoltà e persecuzioni e può subire la tentazione di rinnegare Gesù. Per questo ben tre volte risuona l’incoraggiamento: «Non abbiate paura».

Pubblicato il Lascia un commento

4. Letture – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

PRIMA LETTURA

Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Geremia ha annunciato ciò che il Signore gli ha ordinato. Il risultato è l’isolamento e la persecuzione. Anche i suoi amici si sono rivoltati contro di lui. In questa situazione drammatica il profeta rinnova la sua fiducia nel Signore e aspetta la rivincita. Gesù insegnerà qualcosa di diverso.

Dal libro del profeta Geremìa                   Ger 20,10-13  

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 68 (69)

R. Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. R.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza. R.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.   R.

SECONDA LETTURA

Il dono di grazia non è come la caduta.

In questo brano Paolo mette a confronto l’opera di Adamo con quella di Gesù. Adamo ha fatto entrare il peccato nel mondo e lo ha trasmesso ai suoi discendenti, esponendoli alla morte spirituale. Gesù, obbedendo al Padre, ha riversato sull’umanità la vita stessa di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani               Rm 5,12-15

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza. (Gv 15,26b.27a)

Alleluia.

VANGELO

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Siamo nel capitolo in cui Matteo raccoglie le istruzioni di Gesù agli apostoli prima di mandarli in missione. Ma il discorso vale per tutti i cristiani dei tempi futuri. Chi vive e annuncia il Vangelo incontra difficoltà e persecuzioni e può subire la tentazione di rinnegare Gesù. Per questo ben tre volte risuona l’incoraggiamento: «Non abbiate paura».

Dal Vangelo secondo Matteo    Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

 

Pubblicato il Lascia un commento

6. Vignetta di RobiHood – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

 Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il Lascia un commento

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 21 GIUGNO 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21 GIUGNO 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«NON ABBIATE PAURA»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, abbiamo temuto di non essere ascoltati e non abbiamo annunciato il Vangelo. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo avuto paura di perdere gli amici e non li abbiamo aiutati a riconoscere i loro errori. Christe eleison.
  • Signore, abbiamo temuto di soffrire a causa del Vangelo e ti abbiamo messo da parte in alcune scelte. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Sac.: La tenerezza del Padre ci è rivelata in Gesù. Con lui, riconoscenti, diciamo:

Donaci, Signore, la fiducia in te.

  • La tua chiesa non sostituisca niente e nessuno a te, unico suo Signore. Preghiamo
  • Ci inviti, Signore, a “non aver paura”. Lo Spirito di fortezza pervada e rafforzi la nostra storia. Preghiamo
  • Gesù ha attraversato l’esperienza umana, compresa la morte, con la stabilità della sua fiducia filiale. In lui ci fu vita anche nel modo di morire. Signore Gesù, fa che ti seguiamo. Preghiamo
  • Gesù seppe vincere le sue paure con la certezza di essere figlio amato, uomo di verità, testimone di amore. Donaci, Signore, stabilità di vita. Preghiamo
  • Ci inviti a “riconoscerti davanti agli uomini”. La grazia della testimonianza e della coerenza di vita sia dono costante che ci accompagni nel nostro cammino. Preghiamo

Sac.: Padre, fiducioso nel figlio Gesù, accogli la nostra preghiera che in lui ti innalziamo, fiduciosi nella sua mediazione. A lui la gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

 

Pubblicato il Lascia un commento

Se il bene che facciamo diventa spettacolo (17 giugno 2026)

Se il bene che facciamo diventa spettacolo

Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

17 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

COMMENTO

La pagina del Vangelo di oggi è molto severa, ma in verità ci dà le istruzioni per vivere la nostra vita con molta più libertà interiore. Passiamo infatti gran parte delle nostre giornate a dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, o a recitare la parte delle persone perfette, che non sbagliano mai.
Nel cuore del Discorso della Montagna, Gesù ribalta completamente questa nostra logica mondana. Va dritto alla radice di questa nostra recita e ci dice di non fare il bene «per essere ammirati dagli uomini».
Celebre è la frase che don Bosco ripeteva ai suoi salesiani: «Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine».
La nostra malattia spirituale, a volte, può essere proprio l’applauso. Viviamo per l’applauso, per il consenso degli altri, trasformando le nostre relazioni e persino la fede in un palcoscenico. Ma, alla fine, recitare stanca e prosciuga la nostra anima.
Gesù allora ci consegna due immagini per vivere in modo autentico e più libero. La prima: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Cioè, dovremmo liberarci dal bisogno ossessivo di autocompiacerci, smettere di darci una pacca sulla spalla da soli per ogni minima cosa buona che facciamo.
La seconda immagine è: «Entra nella tua camera, chiudi la porta». Non è un invito a isolarci dal mondo, ma a entrare nell’unico luogo dove non dobbiamo recitare una parte. Dietro quella porta chiusa non c’è un pubblico da convincere né qualcuno a cui rendere conto, ma «il Padre tuo, che vede nel segreto».

Pubblicato il Lascia un commento

Un cortocircuito nel cuore di Maria (13 giugno 2026)

Un cortocircuito nel cuore di Maria

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
13 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

COMMENTO

In una giornata come questa, in cui facciamo memoria del cuore di Maria, la liturgia ci offre una pagina forse tra le più angoscianti per il cuore di questa donna e di questa madre. Di ritorno da Gerusalemme con Giuseppe, dopo un giorno di cammino, Maria si accorge che il suo ragazzo di dodici anni non è nella carovana. Forse sarà capitato anche a noi di provare un panico simile quando abbiamo perduto ciò che avevamo di più caro. Ma non è questo l’aspetto più drammatico del brano. È il momento in cui Maria, con il cuore ancora in gola, ritrovato Gesù nel tempio, “seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava”, si sente rispondere da quel figlio: «Perché mi cercavate?».
Ecco il cortocircuito che è scattato nel cuore di Maria. Pensiamo che i legami d’amore – quelli veri, di sangue, viscerali – diano il diritto di possedere l’altro, di proiettare su di lui le nostre paure e i nostri sogni. Detto in maniera semplice, ragioniamo così: “Questo figlio l’ho messo al mondo io e quindi è mio”. Gesù, nel tempio, dà una lezione anche a sua madre: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
In quel tempio avviene uno strappo necessario. Quel patēr, in greco, cioè «Padre», rovescia il modo umano di pensare di Maria. Con quella frase, Gesù sradica l’esclusività dei legami biologici. Dice a sua madre, e dice a ciascuno di noi, che l’identità vera non si eredita dal sangue o dalle aspettative della famiglia, ma si riceve nell’obbedienza a un progetto più grande.
Come cristiani e come figli, abbiamo bisogno di guardare al cuore di Maria, perché Maria non reagisce con l’orgoglio ferito, ma accetta di fare spazio a questo patēr che le ridimensiona la maternità. Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, accettando di non trattenere il Figlio per sé.
Volgiamo lo sguardo a questo cuore, perché abbiamo un vitale bisogno di imparare l’arte difficile di disarmarci davanti alla vita, per capire che amare, in realtà, significa proprio liberare l’altro, non possederlo; per imparare a mollare lo zaino delle nostre pretese affettive e lasciarci liberare da questo Padre.

Pubblicato il Lascia un commento

Un Cuore grande tre volte (12 giugno 2026)

Un Cuore grande tre volte

Sacratissimo Cuore di Gesù (anno A)
12 giugno 2026

Don Antonio Carriero

Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

COMMENTO

Poter fare festa intorno al Cuore di Gesù è il modo tutto nostro per riconoscere che, se siamo al mondo, è per merito proprio di quel Cuore e non del caso. Una solennità (così la definisce la liturgia di oggi) che capita nel bel mezzo delle nostre stanchezze, delle corse continue o di una crisi.
Anche Gesù, nel Vangelo, si trova nel bel mezzo di una crisi, rifiutato e insoddisfatto da ciò che lo circonda. Ma, nonostante tutto intorno a lui non vada come desidererebbe, esplode in un brivido di gioia: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».
Questi “piccoli” (i nēpiois) non sono i bambini anagrafici. Sono coloro ai quali manca qualcosa. Come i bambini, che hanno bisogno di tutto e per tutto di mamma e papà. E, come i bambini, non hanno maschere da indossare al mattino prima di uscire di casa. Riconoscono di non poter essere autosufficienti. Dice Gesù che è proprio a loro che si rivela il segreto di Dio.
E questo segreto di Dio è triplice: ha tre importanti sfumature che rivelano l’identità stessa di Cristo.
Il Cuore di Gesù è un cuore che accoglie il nostro fiatone. Dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». In pratica, non dice: “Vieni da me quando avrai finalmente risolto i tuoi problemi”. Lui ci ama già mentre cerchiamo di mettere insieme i pezzi della nostra storia, e non sempre ci riusciamo.
Poi aggiunge: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Che cosa vuol dire? Vuol dire che, se impariamo dal Cuore di Cristo, non ci uniformiamo alla mentalità del mondo, dove vince chi urla e si impone sugli altri, ma riscopriamo la nostra totale dipendenza filiale dal Padre. Questa, agli occhi del mondo, sa di rassegnazione; per Gesù è invece la forza di chi si sa amato e può fare il mondo in quattro.
Un terzo aspetto è il Cuore che sa farsi carico delle nostre fatiche: «Prendete il mio giogo sopra di voi». Sulle prime, uno direbbe: “Ho già il mio giogo: perché dovrei prendere anche il suo?”. In verità, il Vangelo ci sta dicendo proprio il contrario: con Gesù il giogo si porta sempre in due. Lui non viene a toglierci la fatica di vivere, ma infila la testa sotto la nostra stessa stanga per fare strada insieme, al nostro passo.
Chiediamo al Signore la grazia di lasciarci amare dal suo Cuore e di riconoscerci piccoli abbastanza da avere bisogno del suo «ristoro».

Pubblicato il Lascia un commento

1. ORAZIONI – 14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

14 GIUGNO 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

GESÙ COSTRUISE LA CHIESA

Antifona

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26,7.9)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che hai fatto di noi
un regno di sacerdoti e una nazione santa,
donaci di ascoltare la tua voce
e di custodire la tua alleanza,
per annunciare con le parole e con la vita
che il tuo regno è vicino.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

O Dio, che nel pane e nel vino
doni all’uomo il cibo che lo alimenta
e il sacramento che lo rinnova,
fa’ che non ci venga mai a mancare
questo sostegno del corpo e dello spirito.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Una cosa che ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: 
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita. (Sal 26,4)

oppure:

Padre santo, custodiscili nel tuo nome, 
perché siano, come noi, una cosa sola. (Gv 17,11)

*A
Annunciate che il regno di Dio è vicino;
guarite gli infermi, scacciate i demoni. 
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente data. (Cfr. Mt 10,7-8)

 

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi santi misteri, o Signore,
come prefigura la nostra unione in te,
così realizzi l’unità nella tua Chiesa.
Per Cristo nostro Signore.