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1. ORAZIONI – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

Antifona

Come bambini appena nati
desiderate il genuino latte spirituale:
vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia. (Cf. 1Pt 2,2)

Oppure:

Entrate nella gioia e nella gloria e rendete grazie a Dio,
che vi ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia. (Cf. 4 Esd 2,36-37 (Volg.))

Si dice il Gloria.
Colletta

Dio di eterna misericordia,
che ogni anno nella festa di Pasqua
ravvivi la fede del tuo popolo santo,
accresci in noi la grazia che ci hai donato,
perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza
del Battesimo che ci ha purificati,
dello Spirito che ci ha rigenerati,
del Sangue che ci ha redenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

Signore Dio nostro,
che nella tua grande misericordia
ci hai rigenerati a una speranza viva,
accresci in noi la fede nel Cristo risorto,
perché credendo in lui
abbiamo la vita nel suo nome.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i doni del tuo popolo
[e di questi nuovi battezzati]:
tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo,
guidaci alla beatitudine eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani;
tendi la tua mano e mettila nel mio fianco,
e non essere incredulo, ma credente! Alleluia. (Gv 20,27)

Dopo la comunione

Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale
che abbiamo ricevuto sia sempre operante nei nostri cuori.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l’assemblea, si canta o si dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace. Alleluia, alleluia.

R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

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3. Commento alle Letture – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

 

COMMENTO

La liturgia di questa domenica ci presenta la figura dell’apostolo che, per l’evangelista Giovanni, è secondo solo a Pietro nella gerarchia apostolica. Infatti nel suo Vangelo lo nomina per ben sette volte.
È l’apostolo che vive in sintonia profonda con Gesù. Uomo tutto d’un pezzo. Senza complessi di inferiorità ed immune da qualsiasi sfumatura di paura, dagli altri discepoli viene chiamato “didimo” (gemello) del Signore. È lui che, quando il Maestro decide di ritornare verso Gerusalemme, gettando i discepoli nel terrore, scioglie gli indugi e si dichiara disposto a morire con lui (Gv 11,16).
Non meraviglia trovarlo fuori dal coro anche nel racconto odierno. Mentre tutti gli altri sono barricati nel Cenacolo pietrificati dal terrore, lui gira liberamente per le strade di Gerusalemme impavido. Razionale e concreto non crede nei fantasmi.
E così quando gli raccontano che il suo maestro, di cui ha verificato, da testimone oculare, la tragica morte sulla croce, reagisce quasi infastidito dicendo schiettamente: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto le mani nel suo costato, non crederò» (Gv 20, 25). La sua affermazione non è segno di incredulità ma drammatica esplicitazione del suo disperato bisogno di vederlo.
E quando il suo “gemello” si materializza davanti a lui non ha bisogno di ulteriori prove sensitive ed il suo cuore prorompe in quella che viene considerata una delle più belle attestazioni di fede profonda: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20, 28).
Da allora in poi questa granitica certezza non lo abbandonerà più trasformandolo in una delle più importanti colonne della comunità cristiana.
Tommaso non ha più bisogno di altri riscontri. Il Risorto per lui diventa certezza che sostiene, amore che vivifica, senso che dà pace, luce che dissipa ogni paura ed illumina il buio della solitudine, del dolore e della morte.
Credere nel Risorto quali ricadute ha sul nostro modo di testimoniare e di affrontare la vita con tutte le sue poliedriche implicanze?
La fede cristiana la si può riassumere in uno slogan di poche parole. Il cristiano crede solo in Cristo morto e risorto. Se è morto è  uomo vero e non un fantasma; se è risorto è vero Dio. Di conseguenza il suo insegnamento e la sua testimonianza di vita meritano di diventare le incrollabili fondamenta del nostro vivere e credere.
Questa fede, scarna e granitica, è anche la nostra fede?
Recentemente, un regista cinematografico italiano ha affermato: «Nel contesto della barbarie del mondo moderno, l’unica rivoluzione auspicabile è quella di riprendere in mano, e di vivere, il Vangelo». Un bel proposito per chi si professa cristiano. Noi lo siamo?

COMMENTO

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne e ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto a una vita nuova, la morte non può più toccarlo. Anche noi saremo così.
Lo stesso giorno di Pasqua Gesù viene a realizzare le sue promesse: affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione e nell’esercitare, per la salvezza degli uomini, gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è l’espressione tipica.
Ma perché Gesù lega il perdono agli apostoli? Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, quindi invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende gli apostoli capaci di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati.
Noi, che abbiamo difficoltà a credere, siamo gemelli di Tommaso. Lui ha deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 1 ,16), ma quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. Ma la sua fede si mostra imperfetta e lo dice Gesù, dichiarando beati coloro che crederanno senza aver visto. Giovanni non dice che Tommaso abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, è più facile che gli sia bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. E noi lo ringraziamo, per aver fatto la nostra parte di fronte all’evento più grande e più incredibile, che abbraccia tutta la storia, la supera e fa risplendere la vita eterna di Dio, comunicata a noi da Cristo risorto.

MEDITAZIONE

Caro san Tommaso,
oggi sto dalla tua parte e voglio dirti anzitutto che mi dispiace molto che il tuo nome sia associato abitualmente alla mancanza di fede. Quante volte, in duemila anni, hai sentito: «Io sono come Tommaso, se non vedo, non credo!»?
Certo, non hai creduto alla testimonianza dei tuoi amici. Forse tra di voi usava fare degli scherzi? Nel vangelo non si vede, piuttosto emergono episodi di rivalità. Oppure, siccome avevi visto tutti scappare, forse avevi saputo anche dei rinnegamenti di Pietro, allora avrai pensato che i tuoi amici non fossero affidabili (ma eri scappato anche tu, no?). Oppure hai reagito così perché ti sei sentito ingiustamente emarginato, escluso da un’esperienza troppo grande e bella, che desideravi?
Non troverò la risposta, per ora, però il tuo amico Giovanni ti ha scelto e ha fatto di te un’icona del percorso della fede e della testimonianza.
Mentre Gesù andava a Betania per risuscitare Lazzaro, tu avevi invitato i tuoi amici a seguirlo per morire con lui. Eri disposto a questo, ma non eri ancora pronto. Lo saresti diventato.
Quando Gesù è morto, per te, come per gli altri, è stato un colpo troppo duro da sopportare.
Dov’eri il giorno di Pasqua? Come hai passato gli otto giorni di buio? Ti sei isolato? Hai litigato con i tuoi amici? Eri arrabbiato con te stesso, oppure con il Signore, che ti aveva fatto questo sgarbo? Hai pianto e pregato perché potessi vederlo?
E Gesù si è presentato. Cosa hai pensato quando lo hai visto? E quando ti ha detto che eri stato incredulo?
Io sono sicuro che non hai messo il tuo dito nelle piaghe della passione. Ma in quel momento non ti sei soltanto gettato ai suoi piedi, e non hai solo fatto la tua professione di fede, bellissima, ma sei diventato una sola cosa con lui, gli hai consegnato per sempre tutta la tua vita, hai smesso di pensare con la tua testa e hai scelto di pensare con la sua, hai smesso di vivere per te e hai vissuto per lui.
Ti ringrazio, mio gemello. Eh sì, perché io vedo che la tua temporanea incredulità, in realtà è una scuola per tutta la Chiesa e, in qualche modo, dice una verità. Tutti abbiamo bisogno di toccare per credere. Gesù ti ha aiutato a capire che il racconto dei testimoni diretti della sua risurrezione deve essere sufficiente per credere; ma, è anche vero che aveva detto che i testimoni non si possono presentare solo con la parola, devono mostrare a tutti un amore visibile, palpabile, il frutto più autentico della sua risurrezione.
Grazie a te ho potuto ricevere la beatitudine di chi crede senza aver visto il corpo risorto di Gesù, ma anche grazie a te ho capito che la Chiesa e ogni cristiano, se vogliono essere testimoni credibili, a chi non crede devono offrire da toccare un corpo vivo e ferito dall’amore fraterno.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Pace a voi!». Il saluto di Gesù è vero, comunica realmente la pace, che è la somma di tutti i beni che il Padre offre agli uomini. I risorti in Cristo hanno la missione di portare al mondo la pace del Signore Gesù.
  2. «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati…». Tanti battezzati hanno perso il senso del peccato e il suo peso comunitario. La Chiesa ha il potere e la gioia di estendere visibilmente la misericordia di Dio a tutti i peccatori che chiedono perdono.
  3. Tommaso non si è fidato della testimonianza dei suo i amici. Abbiamo anche noi gli occhi chiusi sulla testimonianza di amore e di servizio evangelico di tanti fratelli e sorelle nella fede?
  4. «Mio Signore e mio Dio!». Anche se non possiamo condividere l’esperienza di Tommaso, che vede Gesù e le sue piaghe, abbiamo la possibilità di proclamare e di testimoniare la nostra fede nel Risorto, non solo con le sue parole, ma anche con la scelta di mettere la nostra vita nelle mani del Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Trovare il modo di portare la pace di Cristo a una persona che ne abbia bisogno.

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2. introduzioni – 12 APRILE – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

La tomba vuota e le apparizioni di Gesù risorto ai discepoli sono i segni dell’annuncio pasquale che i testimoni hanno diffuso nel mondo e affidato ai loro successori, perché risuoni fino alla fine dei tempi. Oggi giunge ai nostri orecchi e al nostro cuore grazie all’esperienza dell’apostolo Tommaso. Così la misericordia del Padre viene conosciuta e sperimentata anche dagli uomini e dalle donne del nostro mondo.

PRIMA LETTURA

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

La prima comunità, raccontata dagli Atti, è molto impegnata a vivere secondo il Vangelo annunciato dagli Apostoli. Per questo costituisce il modello per tutte le comunità. I pilastri sono il desiderio fedele di ascoltare il Vangelo, la comunione dei cuori e dei beni, la preghiera comune e la celebrazione della cena del Signore.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Tutta la prima lettera, che porta il nome di Pietro, è finalizzata a consolare e incoraggiare le comunità cristiane che soffrono una persecuzione più o meno violenta. Da queste difficoltà i cristiani, che conservano la fede in Cristo, usciranno purificati e glorificati.

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

I primi doni di Gesù risorto: pace, Spirito, potere di perdonare i peccati. La gioia non è l’unica reazione interiore degli apostoli. Nessuno di loro aspettava la risurrezione e, di fronte al Risorto, in un primo tempo tutti hanno dubitato. Allora, perché Tommaso? L’evangelista Giovanni concentra l’attenzione su di lui per rispondere, in modo concreto, ai dubbi che potevano sorgere in tutti i cristiani circa la risurrezione di Gesù e soprattutto per arrivare a proclamare la beatitudine di chi crede senza aver visto il Signore.

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4. Letture – 12 APRILE II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

PRIMA LETTURA

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

La prima comunità, raccontata dagli Atti, è molto impegnata a vivere secondo il Vangelo annunciato dagli Apostoli. Per questo costituisce il modello per tutte le comunità. I pilastri sono il desiderio fedele di ascoltare il Vangelo, la comunione dei cuori e dei beni, la preghiera comune e la celebrazione della cena del Signore.

Dagli Atti degli Apostoli   At 2,42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 117 (118)

R. Rendete grazie al Signore perché è buono: 
il suo amore è per sempre.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  R.

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.  R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!   R.

SECONDA LETTURA

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Tutta la prima lettera, che porta il nome di Pietro, è finalizzata a consolare e incoraggiare le comunità cristiane che soffrono una persecuzione più o meno violenta. Da queste difficoltà i cristiani, che conservano la fede in Cristo, usciranno purificati e glorificati.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo   1Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco -, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

 Parola di Dio

SEQUENZA

Facoltativa

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)

Alleluia.

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

I primi doni di Gesù risorto: pace, Spirito, potere di perdonare i peccati. La gioia non è l’unica reazione interiore degli apostoli. Nessuno di loro aspettava la risurrezione e, di fronte al Risorto, in un primo tempo tutti hanno dubitato. Allora, perché Tommaso? L’evangelista Giovanni concentra l’attenzione su di lui per rispondere, in modo concreto, ai dubbi che potevano sorgere in tutti i cristiani circa la risurrezione di Gesù e soprattutto per arrivare a proclamare la beatitudine di chi crede senza aver visto il Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni   Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 12 APRILE II – DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 12 APRILE 2026 – II DOMENICA DI PASQUA

12 APRILE

II DOMENICA DI PASQUA

(Domenica in albis o della Divina Misericordia)

BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, in alcune circostanze abbiamo avuto difficoltà a vivere la gioia della tua risurrezione. Kyrie eleison.
  • Cristo, tu hai portato la pace, ma noi spesso siamo divisi e in lotta. Christe eleison.
  • Signore, il peso dei nostri peccati a volte ci fa dubitare della tua misericordia. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Signore risorto visita la sua Chiesa ogni giorno e le porta la pace. Presentiamogli la nostra preghiera e diciamo: Signore Gesù, ascoltaci.

  • Perché la tua Chiesa viva riconciliata con te e porti riconciliazione nel mondo. Preghiamo.
  • Perché tutti i battezzati, in qualunque situazione, esprimano con coraggio la loro fede in te . Preghiamo.
  • Perché nel mondo si diffonda il desiderio di conoscere e seguire te. Preghiamo.
  • Perché i tuoi ministri con la parola e la vita sappiano annunciare la tua risurrezione agli uomini del nostro tempo. Preghiamo.

Signore Gesù, accogli la nostra preghiera e presentala al Padre, perché possiamo gustare la gioia di sentirci suoi figli e fratelli tuoi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

 

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3. Commento alle Letture – 5 APRILE 2026 – PASQUA DI RISURREZIONE

5 APRILE 2026

PASQUA DI RISURREZIONE

 

COMMENTO

Il teologo tedesco Gerhard Lohfink, come esergo al suo volume “Le parole più importanti di Gesù”, cita   una frase molto significativa di Nicolàs Gómez Dàvila che dice: “Alla sua morte Gesù non ha lasciato documenti, ma solo discepoli”. Coloro che erano stati scelti come suoi testimoni, nell’odierno brano evangelico, si rivelano piuttosto goffi ed impacciati.
Da bravi ebrei erano convinti che con la morte tutto finisse. Gesù era morto e loro erano pietrificati dalla paura ed ingessati nella disperazione.
Da bravi israeliti osservanti della legge, dopo aver frettolosamente chiuso il corpo di Gesù nel sepolcro al tramonto del venerdì si erano barricati nella rigorosa osservanza della purità legale del sabato. Nel frattempo il Signore era risorto senza conoscere il freddo ed il buio di un sepolcro scavato da mani d’uomo.
È incredibile che il fulcro della fede, la risurrezione, sia avvenuta nel mistero dell’amore  trinitario senza la minima presenza umana. Solo all’alba della domenica una donna disperata si accorge della tomba vuota. Proprio Maria Maddalena, la cui testimonianza non era valida nella mentalità maschilista del tempo, annuncia il misfatto: “Hanno portato via il Signore dalla tomba” (Gv 20,2). Grande scompiglio. Il solito Pietro è il primo a reagire imitato dal più giovane Giovanni che corre più veloce di lui. Tutti gli altri apostoli non vengono neppure nominati.
Neanche la Madonna. Perché? Eppure la prima a dover essere informata era proprio lei, secondo la tradizione. Questo perché probabilmente il Cristo risorto nell’amore, in modo misterioso, come solo può essere il legame affettivo tra una madre ed un figlio,  aveva già riattivato il cuore di Maria straziato dal dolore provato il venerdì della morte, riscaldandolo con il calore della fede in un figlio non morto ma risorto.
Maria resta tranquilla al suo posto, perché lei è certa che il sepolcro non è mai stata la dimora terrena di Gesù . È la prima creatura a vivere nel cuore il mistero della Risurrezione. La tomba vuota, le bende, il sudario, la porta rotolata sono indizi che non fanno nascere la fede nel Dio vivo. È la Parola che rivela la presenza di Dio. Maria di Magdala crede non perché ha trovato la tomba vuota, ma perché si sente chiamata per nome.
Lei risponde con ” Rabbuni”, che  era un titolo non riservato all’uomo ma solo a Dio. Anche i discepoli, assembrati pieni di paura nel Cenacolo, si trasformano da seguaci in credenti al saluto: “Pace a voi”. Da osservanti scrupolosi della Legge, si trasformano in testimoni credibili della Parola che non omologa nell’osservanza, ma rende capaci ed abilita ad una condotta diversa che segue l’amore che trascende la semplice giustizia umana. La Risurrezione è vita non omologazione.
È profezia e  baluardo di difesa contro ogni forma di ingiustizia e di sopruso.
È carisma che nessuna istituzione può imbrigliare o tacitare. È libertà di mente e di cuore.

 

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6. Vignetta di RobinHood –DOMENICA DI PASQUA 2026

5 APRILE 2026

DOMENICA DI PASQUA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA) 

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1. ORAZIONI – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

Antifona

Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall’uomo perfido e perverso.
Tu sei il Dio della mia difesa. (Sal 42,1-2)
Non si dice il Gloria.
Colletta

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché con la tua grazia possiamo camminare sempre
in quella carità che spinse il tuo Figlio
a consegnarsi alla morte per la vita del mondo.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Oppure:

Dio dei viventi,
che hai manifestato la tua compassione
nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro,
ascolta con benevolenza il gemito della tua Chiesa,
e chiama a vita nuova
coloro che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Dio onnipotente, esaudisci la nostra preghiera
e dona ai tuoi fedeli,
che hai illuminato con gli insegnamenti della fede cristiana,
di essere purificati dalla forza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

«Chiunque vive e crede in me
non morirà in eterno», dice il Signore. (Gv 11,26)

Dopo la comunione

Dio onnipotente,
fa’ che rimaniamo sempre membra vive di Cristo,
noi che comunichiamo al suo Corpo e al suo Sangue.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

ORAZIONE SUL POPOLO

Benedici, o Signore, il tuo popolo,
che attende il dono della tua misericordia,
e porta a compimento i desideri
che tu stesso hai posto nel suo cuore.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

 

COMMENTO

Dopo la guarigione del cieco nato, avvenuto nelle vicinanze del Tempio di Gerusalemme, Gesù ha un durissimo scontro verbale con i farisei che tentano di lapidarlo. In tutta fretta il Signore si allontana per rifugiarsi nei pressi del Giordano, dove Giovanni, prima di essere incarcerato , battezzava. È un luogo tranquillo, molti lo raggiungono e sentendo del segno della guarigione del cieco credono in lui.
Questa tranquillità e pace viene interrotta dalla notizia che un fraterno amico di nome Lazzaro, è ammalato gravemente in Betania, un piccolo villaggio distante solo tre chilometri da Gerusalemme. Trascorrono due giorni prima di decidere di andarlo trovare. Questa intenzione getta nel panico gli apostoli. Rifiutano perché conoscono il pericolo per Lui, e quindi anche per loro, di essere lapidati. Recalcitrano. Solo Tommaso si dimostra solidale con il desiderio del Messia di andare a fare visita all’amico. Tommaso  ha un temperamento focoso e nulla lo spaventa. Dotato di lingua tagliente e di un modo di parlare diretto e franco azzera tutte le loro paure.
Ma perché l’andatura del viaggio non è veloce ma tranquilla come se si trattasse di una scampagnata?  Il motivo sta nel fatto che il Signore sa che l’amico ormai appartiene alla morte. Nell’usanza ebraica del tempo subito dopo la morte il cadavere veniva lavato e profumato, quindi veniva avvolto in un lenzuolo  senza nessun laccio e deposto in una tomba sigillata. Dopo un anno il sepolcro veniva aperto e le ossa venivano collocate in una mensola sulla parete della tomba. La fretta nel seppellire era dovuta al fatto che ogni contatto con il cadavere rendeva impure le persone.
Arrivato a Betania il maestro deve affrontare la rabbia di Maria per il suo ritardo. Il dolore rende dure le sue parole. All’affermazione che il fratello risorgerà  reagisce stizzita: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno» (Gv 11,24). Marta è impulsiva ma molto affezionata al Signore. Alla sua risposta: «Io sono sono la Risurrezione e la vita» tutto il risentimento evapora e se ne esce con una bellissima professione di fede : «Signore, si! Io credo che tu sei il Messia».
La sorella Maria non protesta, ma le sue lacrime impressionano e turbano il Maestro che si precipita verso la tomba e scoppia a piangere. Affronta la situazione di petto .
Dalla sua bocca escono tre imperativi categorici:  Togliete la pietra; Lazzaro vieni fuori; liberatelo e lasciatelo andare.
Questi tre comandi  sintetizzano la posizione che ogni cristiano deve avere nei confronti della morte.
Il morto dobbiamo liberarlo dalla pietra della presunzione che i nostri cari ci appartengano per sempre. Il sepolcro racchiude un cadavere non una persona. La persona appartiene, per sempre, a Dio nella libertà e nella presenza accanto a noi già ora.
Sant’Agostino sintetizza la nostra fede in una frase: «Signore , non capisco perché me lo hai tolto, ma ti ringrazio di avermelo dato».
Tutti i nostri cari fanno parte di noi, ma non ci appartengono. Da sempre e per sempre appartengono solo a Dio.
Ma noi crediamo veramente alla Risurrezione?

COMMENTO

Nel vangelo di Giovanni i «segni» compiuti da Gesù hanno lo scopo di rivelare la sua identità di Verbo incarnato e Figlio eterno del Padre, venuto nel mondo per rendere gli uomini figli del Padre e donare loro la stessa vita di Dio.
Il ritorno di Lazzaro alla vita per l’evangelista Giovan- ni è il segno del suo potere di dare la vita, come il Padre.
Gesù lotta contro la morte e vince, ma in questa lotta è solo, come sarà sulla croce, infatti nessuno dei suoi amici lo sostiene, eccetto il Padre.
Lo informano che Lazzaro è gravemente malato, ma lui non si muove.  Sa già cosa farà e perché. Spiega agli apostoli che questa malattia servirà a rivelare la presenza del Padre che salva e a manifestare a tutti che lui è davvero il Figlio che obbedisce al Padre e rende suoi figli gli uomini. Ma gli apostoli non capiscono, anche  se decidono di seguirlo, più per legame affettivo che per fede, come fa capire l’espressione sconsolata di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!», un Messia perdente.
Marta corre incontro a Gesù, ma prima velatamente lo rimprovera di non essere stato presente alla malattia del fratello, poi, di fronte alla rivelazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita», ripete alcune formule di fede già dette da altri precedentemente, però conserva la convinzione che di fronte alla morte lui non può fare niente, e questo si capisce bene quando proprio lei si op- pone all’ordine di Gesù di togliere la pietra dal sepolcro.
Maria aspetta di essere chiamata e subito va da Gesù e si inginocchia di fronte a lui, ma anche lei lo rimpro- vera e senza aspettare nessuna risposta si mette a pian- gere sconsolatamente insieme ai Giudei.
Questo è un punto delicato del brano. La traduzione «si commosse profondamente e, molto turbato…» porta naturalmente a pensare a una partecipazione di Gesù al pianto di Maria, e ancora  di più l’espressione «scoppiò in pianto» (il testo greco dice semplicemente «pianse»). Senza escludere la commozione naturale per la morte di Lazzaro, riconosciuta da molti commentatori, riflettiamo sul fatto che commozione, turbamento e pianto di Gesù possono avere anche un’altra spiegazione. I giudei leggono il pianto come debolezza di Gesù che, mentre poteva guarire Lazzaro da una malattia, non può fare niente contro la morte. Gli apostoli non lo hanno capito, le sorelle, sue amiche, lo hanno rimproverato e non credono che possa fare qualcosa, i giudei ironizzano su di lui. E dunque,  Gesù, che è venuto  per mostrare l’amore potente suo e del Padre, che vince la morte, si ritrova incompreso, rimproverato, deriso e solo. Possiamo com- prendere allora che Gesù piange perché sperimenta il potere devastante della morte che spegne la fede dei suoi amici e perché  è turbato, deluso e amareggiato da chi, avendo compreso che è il Figlio di Dio, doveva credere in lui.
Ma non si ferma. Ordina di togliere la pietra, dà una risposta secca a Marta e ringrazia il Padre a voce alta per- ché tutti i presenti ascoltino e possano credere che il Padre è presente e che lui è il Figlio.
Lazzaro esce legato dalle bende: sono il segno del suo ritorno a una condizione mortale. Gesù invece uscirà dal sepolcro e lascerà le bende perché la morte non avrà più potere su di lui. La fede di «molti» giudei anticipa la fede di coloro che crederanno nel Cristo crocifisso e risorto. Ma il ritorno alla vita di Lazzaro per l’evangelista sarà an- che l’evento che spingerà i capi a decidere la morte di Gesù.

MEDITAZIONE

Gesù, Signore mio,
secondo gli evangelisti hai pianto due volte: qui a Betania e davanti a Gerusalemme, prima della tua passione (Lc 19,41). Io mi chiedo: che cosa ti fa piangere? Tu non hai pianto neanche davanti alla tua passione, neanche da- vanti al terribile compito di prenderti il peccato di tutta l’umanità, hai sudato sangue, ma non versato lacrime. Molti dicono che hai pianto per la morte del tuo amico Lazzaro. Ma tu sapevi cosa stavi facendo e hai detto ai tuoi amici che eri addirittura contento di non essere stato presente mentre Lazzaro era malato: nella morte di Lazzaro dovevi rivelare la gloria del Padre e la tua, come Signore della vita. E allora: perché piangi? Provo a rispondere a me stesso perché non voglio essere io a farti piangere.
Alla samaritana avevi chiesto da bere, sulla croce hai gridato: «ho sete». Tu hai sete solo della nostra fede. Sei venuto per rivelare e offrire l’amore del Padre e tuo e tanti non capiscono e non credono. Gerusalemme non ti ha accolto e riconosciuto, Marta e Maria sono convinte che tu ormai non puoi far nulla contro il potere della morte. Le tue lacrime, allora, mi sembra siano provocate dalla mancanza di fede degli uomini, soprattutto di chi ti sta più vicino, dei tuoi amici.
E io mi chiedo: quante volte ti ho fatto piangere, quante volte ancora oggi piangi perché noi cristiani non ti capiamo, non ti accogliamo, non crediamo alla potenza del tuo amore che salva.
Perdonami e fa’ che le tue lacrime, scuotendo il mio torpore e bagnando  i miei occhi, li lavino dalla cecità e li aprano alla luce che sei tu, perché io possa riconoscerti, in ogni momento e in ogni situazione, Figlio del Padre e Signore della vita, quella piena ed eterna che niente e nessuno possono togliermi, perché viene da te e mi fa diventare tuo, per sempre.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La morte delle persone care è quasi sempre occasione di crisi per la nostra fede. Pensiamo che il Signore sia assente, che non si curi del nostro dolore, che potrebbe restituirci la persona amata, ma non lo fa. Ci chiediamo «perché?», e non troviamo risposta. È proprio in queste situazioni che il Signore ci chiede se crediamo in lui.
  2. Anche noi cristiani spesso, in pratica, consideriamo la morte «fisica» più importante e più seria della morte «spirituale». Quante persone a cui vogliamo bene sono «morte» nello spirito? Come posso collaborare con il Signore, perché lui li faccia risuscitare, restituendo loro la vita spirituale che hanno perso?

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Preghiamo il Signore per la risurrezione spirituale di parenti e amici.