22 MARZO 2026
V DOMENICA DI QUARESIMA
(Domenica di Lazzaro)
«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»
COMMENTO
Dopo la guarigione del cieco nato, avvenuto nelle vicinanze del Tempio di Gerusalemme, Gesù ha un durissimo scontro verbale con i farisei che tentano di lapidarlo. In tutta fretta il Signore si allontana per rifugiarsi nei pressi del Giordano, dove Giovanni, prima di essere incarcerato , battezzava. È un luogo tranquillo, molti lo raggiungono e sentendo del segno della guarigione del cieco credono in lui.
Questa tranquillità e pace viene interrotta dalla notizia che un fraterno amico di nome Lazzaro, è ammalato gravemente in Betania, un piccolo villaggio distante solo tre chilometri da Gerusalemme. Trascorrono due giorni prima di decidere di andarlo trovare. Questa intenzione getta nel panico gli apostoli. Rifiutano perché conoscono il pericolo per Lui, e quindi anche per loro, di essere lapidati. Recalcitrano. Solo Tommaso si dimostra solidale con il desiderio del Messia di andare a fare visita all’amico. Tommaso ha un temperamento focoso e nulla lo spaventa. Dotato di lingua tagliente e di un modo di parlare diretto e franco azzera tutte le loro paure.
Ma perché l’andatura del viaggio non è veloce ma tranquilla come se si trattasse di una scampagnata? Il motivo sta nel fatto che il Signore sa che l’amico ormai appartiene alla morte. Nell’usanza ebraica del tempo subito dopo la morte il cadavere veniva lavato e profumato, quindi veniva avvolto in un lenzuolo senza nessun laccio e deposto in una tomba sigillata. Dopo un anno il sepolcro veniva aperto e le ossa venivano collocate in una mensola sulla parete della tomba. La fretta nel seppellire era dovuta al fatto che ogni contatto con il cadavere rendeva impure le persone.
Arrivato a Betania il maestro deve affrontare la rabbia di Maria per il suo ritardo. Il dolore rende dure le sue parole. All’affermazione che il fratello risorgerà reagisce stizzita: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno» (Gv 11,24). Marta è impulsiva ma molto affezionata al Signore. Alla sua risposta: «Io sono sono la Risurrezione e la vita» tutto il risentimento evapora e se ne esce con una bellissima professione di fede : «Signore, si! Io credo che tu sei il Messia».
La sorella Maria non protesta, ma le sue lacrime impressionano e turbano il Maestro che si precipita verso la tomba e scoppia a piangere. Affronta la situazione di petto .
Dalla sua bocca escono tre imperativi categorici: Togliete la pietra; Lazzaro vieni fuori; liberatelo e lasciatelo andare.
Questi tre comandi sintetizzano la posizione che ogni cristiano deve avere nei confronti della morte.
Il morto dobbiamo liberarlo dalla pietra della presunzione che i nostri cari ci appartengano per sempre. Il sepolcro racchiude un cadavere non una persona. La persona appartiene, per sempre, a Dio nella libertà e nella presenza accanto a noi già ora.
Sant’Agostino sintetizza la nostra fede in una frase: «Signore , non capisco perché me lo hai tolto, ma ti ringrazio di avermelo dato».
Tutti i nostri cari fanno parte di noi, ma non ci appartengono. Da sempre e per sempre appartengono solo a Dio.
Ma noi crediamo veramente alla Risurrezione?
COMMENTO
Nel vangelo di Giovanni i «segni» compiuti da Gesù hanno lo scopo di rivelare la sua identità di Verbo incarnato e Figlio eterno del Padre, venuto nel mondo per rendere gli uomini figli del Padre e donare loro la stessa vita di Dio.
Il ritorno di Lazzaro alla vita per l’evangelista Giovan- ni è il segno del suo potere di dare la vita, come il Padre.
Gesù lotta contro la morte e vince, ma in questa lotta è solo, come sarà sulla croce, infatti nessuno dei suoi amici lo sostiene, eccetto il Padre.
Lo informano che Lazzaro è gravemente malato, ma lui non si muove. Sa già cosa farà e perché. Spiega agli apostoli che questa malattia servirà a rivelare la presenza del Padre che salva e a manifestare a tutti che lui è davvero il Figlio che obbedisce al Padre e rende suoi figli gli uomini. Ma gli apostoli non capiscono, anche se decidono di seguirlo, più per legame affettivo che per fede, come fa capire l’espressione sconsolata di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!», un Messia perdente.
Marta corre incontro a Gesù, ma prima velatamente lo rimprovera di non essere stato presente alla malattia del fratello, poi, di fronte alla rivelazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita», ripete alcune formule di fede già dette da altri precedentemente, però conserva la convinzione che di fronte alla morte lui non può fare niente, e questo si capisce bene quando proprio lei si op- pone all’ordine di Gesù di togliere la pietra dal sepolcro.
Maria aspetta di essere chiamata e subito va da Gesù e si inginocchia di fronte a lui, ma anche lei lo rimpro- vera e senza aspettare nessuna risposta si mette a pian- gere sconsolatamente insieme ai Giudei.
Questo è un punto delicato del brano. La traduzione «si commosse profondamente e, molto turbato…» porta naturalmente a pensare a una partecipazione di Gesù al pianto di Maria, e ancora di più l’espressione «scoppiò in pianto» (il testo greco dice semplicemente «pianse»). Senza escludere la commozione naturale per la morte di Lazzaro, riconosciuta da molti commentatori, riflettiamo sul fatto che commozione, turbamento e pianto di Gesù possono avere anche un’altra spiegazione. I giudei leggono il pianto come debolezza di Gesù che, mentre poteva guarire Lazzaro da una malattia, non può fare niente contro la morte. Gli apostoli non lo hanno capito, le sorelle, sue amiche, lo hanno rimproverato e non credono che possa fare qualcosa, i giudei ironizzano su di lui. E dunque, Gesù, che è venuto per mostrare l’amore potente suo e del Padre, che vince la morte, si ritrova incompreso, rimproverato, deriso e solo. Possiamo com- prendere allora che Gesù piange perché sperimenta il potere devastante della morte che spegne la fede dei suoi amici e perché è turbato, deluso e amareggiato da chi, avendo compreso che è il Figlio di Dio, doveva credere in lui.
Ma non si ferma. Ordina di togliere la pietra, dà una risposta secca a Marta e ringrazia il Padre a voce alta per- ché tutti i presenti ascoltino e possano credere che il Padre è presente e che lui è il Figlio.
Lazzaro esce legato dalle bende: sono il segno del suo ritorno a una condizione mortale. Gesù invece uscirà dal sepolcro e lascerà le bende perché la morte non avrà più potere su di lui. La fede di «molti» giudei anticipa la fede di coloro che crederanno nel Cristo crocifisso e risorto. Ma il ritorno alla vita di Lazzaro per l’evangelista sarà an- che l’evento che spingerà i capi a decidere la morte di Gesù.
MEDITAZIONE
Gesù, Signore mio,
secondo gli evangelisti hai pianto due volte: qui a Betania e davanti a Gerusalemme, prima della tua passione (Lc 19,41). Io mi chiedo: che cosa ti fa piangere? Tu non hai pianto neanche davanti alla tua passione, neanche da- vanti al terribile compito di prenderti il peccato di tutta l’umanità, hai sudato sangue, ma non versato lacrime. Molti dicono che hai pianto per la morte del tuo amico Lazzaro. Ma tu sapevi cosa stavi facendo e hai detto ai tuoi amici che eri addirittura contento di non essere stato presente mentre Lazzaro era malato: nella morte di Lazzaro dovevi rivelare la gloria del Padre e la tua, come Signore della vita. E allora: perché piangi? Provo a rispondere a me stesso perché non voglio essere io a farti piangere.
Alla samaritana avevi chiesto da bere, sulla croce hai gridato: «ho sete». Tu hai sete solo della nostra fede. Sei venuto per rivelare e offrire l’amore del Padre e tuo e tanti non capiscono e non credono. Gerusalemme non ti ha accolto e riconosciuto, Marta e Maria sono convinte che tu ormai non puoi far nulla contro il potere della morte. Le tue lacrime, allora, mi sembra siano provocate dalla mancanza di fede degli uomini, soprattutto di chi ti sta più vicino, dei tuoi amici.
E io mi chiedo: quante volte ti ho fatto piangere, quante volte ancora oggi piangi perché noi cristiani non ti capiamo, non ti accogliamo, non crediamo alla potenza del tuo amore che salva.
Perdonami e fa’ che le tue lacrime, scuotendo il mio torpore e bagnando i miei occhi, li lavino dalla cecità e li aprano alla luce che sei tu, perché io possa riconoscerti, in ogni momento e in ogni situazione, Figlio del Padre e Signore della vita, quella piena ed eterna che niente e nessuno possono togliermi, perché viene da te e mi fa diventare tuo, per sempre.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- La morte delle persone care è quasi sempre occasione di crisi per la nostra fede. Pensiamo che il Signore sia assente, che non si curi del nostro dolore, che potrebbe restituirci la persona amata, ma non lo fa. Ci chiediamo «perché?», e non troviamo risposta. È proprio in queste situazioni che il Signore ci chiede se crediamo in lui.
- Anche noi cristiani spesso, in pratica, consideriamo la morte «fisica» più importante e più seria della morte «spirituale». Quante persone a cui vogliamo bene sono «morte» nello spirito? Come posso collaborare con il Signore, perché lui li faccia risuscitare, restituendo loro la vita spirituale che hanno perso?
PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA
Preghiamo il Signore per la risurrezione spirituale di parenti e amici.
