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2. Letture e introduzioni – 18 aprile 2021


18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

I due discepoli di Emmaus  ritornano a Gerusalemme e raccontano agli apostoli di aver incontrato Gesù. Dicono che si è presentato a loro come un viandante e si è manifestato «nello spezzare il pane». Il loro racconto si aggiunge a quello delle donne. E proprio mentre gli apostoli parlano stupiti di queste cose, Gesù in persona si presenta a loro.

PRIMA LETTURA

Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti.                              

Pietro, agganciandosi alla fede di ogni ebreo, si riferisce al Dio «di Abramo, di Isacco e di Giacobbe» per testimoniare la messianicità di Gesù. Adesso Pietro è schietto e coraggioso, e si comporta da vero pastore: si rivela disponibile alla comprensione e invita quelli che hanno condannato a morte Gesù a cambiare orientamento di vita.

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                    At 3,13-15.17-19

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                                Dal Salmo 4

Il salmista esprime la sua fiducia nella vicinanza del Signore, causa della sua tranquillità e serenità. Un Dio che ci ascolta sempre.

Rit. Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Quando t’invoco, rispondimi,
Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico
e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore,
fiducioso mi fai riposare.

SECONDA LETTURA

Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo.

Giovanni parla anche lui di misericordia e di perdono, ma invita alla fedeltà: chi ha conosciuto Dio lo deve dimostrare con l’osservanza dei comandamenti.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                          1Gv 2,1-5a

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Lc 24,32

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Alleluia.

VANGELO

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.       

Luca colloca tutti gli incontri con Gesù risorto nel giorno di Pasqua. Questa è l’apparizione al collegio degli apostoli, che sono «sconvolti e pieni di paura». Guidati dalle parole di Gesù, essi passano dal dubbio alla gioia e alla fede esplicita.

Dal Vangelo secondo Luca.                                                                                        Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 18 aprile 2021


18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Siamo riportati nel clima di quella giornata straordinaria che è la domenica della Pasqua di Gesù. Due discepoli abbandonano sfiduciati Gerusalemme. Gli un­dici apostoli si ritrovano insieme pieni di paura e par­lano di quello che sta capitando. Che cosa rimane della loro esperienza apostolica, di quella piccola comunità che per alcuni anni si è costruita attorno a Gesù? Quegli uomini non erano preparati alla sconfitta del messia. Sono sconvolti e amareggiati, non comprendono più nulla. Fu forse questo lo stato d’animo di Giuda, che ha lentamente preparato il tradimento, non comprendendo il significato della tragedia che si stava tramando at­torno a Gesù.

Gesù in mezzo a loro
Ma Gesù non li abbandona proprio ora. Ha tante volte parlato di perdono, di amore disinteressato, di fiducia misericordiosa in chi ha sbagliato e ora ne dà l’esem­pio. La Pasqua è davvero il vertice della rivelazione dell’amore mise­ricordioso di Dio. Accetta la sfida di Tommaso e degli apostoli, dei discepoli di Emmaus, che non vogliono o non riescono ad aprirsi alla fede: «Toccatemi, datemi da mangiare…», e spiega loro il senso delle scritture.
Con grande pazienza, ma anche con una chiarezza a cui gli apostoli non erano del tutto abi­tuati prima della Pasqua, Gesù svela il senso di ciò che ha vissuto e in quale esperienza sconvolgente gli apo­stoli sono stati coinvolti. Spiega loro le scritture, le profezie. È una vera catechesi esplicita, un completamento della sua ope­ra, in modo che quelli che sono stati chiamati ad annun­ciare il Vangelo siano pienamente consapevoli del piano di salvezza di Dio sul mondo.
Gli apostoli, che anche di fronte alla testimonianza delle donne e alla visione della tomba vuota sono stati presi dallo stupore e dalla paura, non riuscendo a credere di poter avere di fronte real­mente l’uomo che è stato crocifisso, ora davanti a Gesù che mostra loro le sue ferite vengono presi finalmente da una gioia profonda.
Sulla croce Gesù ha gridato: «Tutto è compiuto». In realtà la sua missione ha un seguito in quest’opera di ricupero degli apostoli.
La testimonianza più convincente dell’avvenuta trasformazione degli apostoli la offre proprio Pietro (prima lettura), che vediamo così convinto e coraggioso, profondamente cambiato. Accusa apertamente gli ebrei e li invita alla penitenza, alla conversione, al cambiamento del cuore.

La sorpresa di rivederlo vivo
In un solo capitolo (il 24) Luca riassume, come fanno Matteo e Marco, tutte le apparizioni del risorto. È curioso che gli evangelisti diano tanto spazio alla passione e alla morte di Gesù e così poco alle apparizioni del Risorto. Probabilmente le sofferenze di Gesù erano rimaste molto impresse nel loro animo, lasciando in loro non pochi sensi di colpa, mentre gli episodi della risurrezione li hanno vissuti in prima persona ed erano oggetto della loro quotidiana testimonianza.
Siamo colpiti da come i fatti della risurrezione vengono vissuti e raccontati e anche come li accolgono gli apostoli e le donne. Nell’insieme, essi non credono, sono pieni di dubbi e hanno paura. È consolante la fatica che gli apostoli hanno fatto nel credere al ritorno in vita del Crocifisso. Gesù li ha colti assolutamente di sorpresa.
Gesù si presenta loro nelle sembianze di un ortolano, di un viandante, viene scambiato per un fantasma, si presenta loro mentre pescano e non viene riconosciuto. Ecco, Gesù dopo la risurrezione appare trasfigurato, ma non ancora glorioso. Si presenta ancora in forma pienamente umana e chiede a loro qualcosa da mangiare, si lascia toccare le mani e il costato da Tommaso.
Questi sono elementi importanti per coloro che dicono che la risurrezione di Gesù è frutto di suggestione collettiva degli apostoli e delle donne. Com’è possibile che persone che erano entrate profondamente in crisi, pieni di paura e di dubbi, abbiano poi potuto inventare il fatto che Gesù si sia ripresentato vivo?

 Diventare testimoni
Ad apostoli dubbiosi e paurosi, Gesù riaffida la missione di essere suoi testimoni nel mondo. La missione di essere testimoni della risurrezione di Gesù rimane una costante nella Chiesa di ogni tempo. È una missione semplice e nello stesso tempo più coinvolgente di ogni altra. Perché non si tratta tanto di trasmettere notizie o cose scritte, quanto di presentare se stessi come presenza viva, un’esperienza personale vissuta. «Quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono… di ciò diamo testimonianza e lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1-3). Testimoniare vuol dire raccontare ciò da cui siamo stati afferrati e convinti, ciò che anima la nostra fede  e le nostre scelte.
«Diventare testimoni: non tanto per convincere, quanto per essere segno. Infatti essere testimoni non è fare propaganda o fare qualcosa di misterioso: È vivere in modo tale che la propria vita sia inspiegabile, se Dio non esiste» (card. Suhard).
Ogni cristiano che sia approdato seriamente alla fede, potrebbe raccontare che all’origine del suo incontro con Cristo c’è stato un testimone che gli ha trasmesso un modello di vita che lo ha spinto alla conversione, dei gesti di amore e di accoglienza che gli hanno fatto capire la verità che porta con sé la proposta cristiana. Diventare testimoni è un impegno che coinvolge tutti, sacerdoti, consacrati e laici.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Sia Maria, sia i discepoli di Emmaus e addirittura gli apostoli non lo riconoscono quando lui si ripresenta vivo. L’evento pasquale incide nella storia, ma è, nella sua sostanza, soprannaturale, misterioso, trascendente. Per avere il “riconoscimento” del Cristo risorto non basta aver avuto una conoscenza storica, camminando con lui sulle strade palestinesi, ascoltandolo mentre parlava nelle piazze o si cenava insieme. È necessario avere un canale di conoscenza o di comprensione superiore, quello della fede: allora Cristo si rivela vivo e presente nella storia che continua» (Gianfranco Ravasi).

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4. Parola da Vivere – 18 aprile 2021

18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

COMMENTO

«Avete ucciso l’autore della vita». Accusa terribile, che Pietro rivolge alla folla radunata a causa della guarigione dello storpio alla porta Bella del tempio. Nella storia espressioni come questa hanno dato origine all’antisemitismo tra i cristiani. Ma è stata una cattiva interpretazione della parola di Dio. Coloro che hanno condotto materialmente il Signore Gesù sulla croce erano i rappresentanti di tutti i peccatori della storia, tra i quali ci siamo anche noi, perciò noi abbiamo ucciso «l’autore della vita». Abbiamo «agito per ignoranza», così ci scusa Pietro, ma ora per noi questa scusa non vale più, ci rimane più pressante l’invito alla conversione.
Ma noi non ci siamo convertiti già? È vero, ma restiamo peccatori. Oggi non è diffusa, come al tempo di Giovanni evangelista, la presunzione di essere immuni dal peccato, ma non manca tra di noi la superficialità di considerare il peccato quasi come cosa “normale”. Don Bosco riguardo ai suoi ragazzi era preoccupato delle confessioni ripetitive e senza impegno di correggersi. Ma, forse l’apostolo Giovanni ai cristiani del XXI secolo farebbe il rimprovero di essere bugiardi: diciamo di credere in Gesù, ma non viviamo come ci ha insegnato. È certo che la misericordia di Dio in Gesù non viene mai meno, ma questa certezza richiederebbe anche una crescita nell’impegno di convertirsi. Questo ci fa diventare autentici testimoni della fede.
Luca nel brano evangelico racconta l’unica apparizione di Gesù risorto ai discepoli riuniti. All’inizio degli Atti ne racconterà un’altra prima dell’Ascensione, ma qui vuole dare fondamento alla testimonianza degli Apostoli, radice della fede della Chiesa. Emerge anzitutto un obiettivo: far vedere che il Risorto è sempre quel Gesù che essi avevano frequentato fino alla morte in croce.
Ma c’è un secondo obiettivo: presentare la nuova condizione di Gesù: è lui, in carne e ossa, ma è diverso, è risorto, non è più soggetto alla morte, quindi si muove con una libertà che ai mortali non è consentita. Nel frattempo emerge una reazione che ci sembra strana nei discepoli: sono sconvolti, pensano a un fantasma, hanno dei dubbi; però tutta questa lentezza nella fede stranamente è legata alla gioia. Possiamo essere comprensivi con gli apostoli, che si trovano di fronte a un evento letteralmente “incredibile”, che però scatena fortissime emozioni e tra queste la gioia insperata di rivedere il Signore. Comunque sono confusi e non riescono a darsi una spiegazione razionale di quello che stanno vivendo.
Emerge allora il terzo obiettivo dell’evangelista: far capire a noi, suoi lettori, che passione, morte e risurrezione di Gesù sono l’opera “finale” di Dio per la salvezza di tutti gli uomini; che tutto questo era stato annunciato in maniera velata nel Primo Testamento; che ciò che hanno annunciato la Legge e i Profeti si può vedere e capire solo attraverso la morte e risurrezione di Gesù. È lui dunque l’unica chiave che apre i tesori nascosti della rivelazione, che Dio ha seminato lungo la storia del popolo eletto.
I discepoli, che di fronte alla risurrezione non hanno fatto finora una bella figura, hanno però mente e cuore disposti ad accogliere il Risorto e la sua parola. Per questo Gesù rivela e consegna loro il nuovo titolo di riconoscimento: non solo discepoli, ma “testimoni”. A questo nuovo tratto di identità è strettamente legata la missione: annunciare a tutto il mondo la salvezza realizzata da Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Pace a voi!» è il saluto/dono di Gesù risorto ai discepoli e a ciascuno di noi. Chi riceve questa pace con cuore aperto rinnova la fede nel Risorto ed è pronto a offrire la pace ricevuta a tutti i fratelli.
  2. «Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?» è un leggero rimprovero che nasce dal cuore di Gesù. Il crocifisso-risorto e l’Eucaristia sono il luogo in cui i dubbi sull’amore e sulla presenza di Gesù si sciolgono come neve al sole.
  3. Gesù risorto appare per far sperimentare il nuovo modo della sua presenza. Gli apostoli ricorderanno per sempre questo incontro. Ci fa bene ricordare e rivivere i momenti e le situazioni speciali in cui il Signore si è manifestato nella nostra vita.
  4. I primi testimoni hanno svolto la loro missione fino al dono della vita e non ci sono più. Ma noi vediamo attorno a noi testimoni che spendono la vita per Cristo e testimoni ai quali questa vita è tolta per la loro fede. Questa è la Chiesa viva, oggi. La testimonianza della Chiesa passa attraverso noi per raggiungere i nostri fratelli e quelli che non conoscono Gesù risorto.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Facciamo stare insieme di più la nostra professione di fede con la vita concreta di ogni giorno.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 18 aprile 2021

18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, perdona la nostra debole fede di fronte ai tuoi messaggi di bellezza, abbi pietà di noi.
  • Cristo, trasforma i nostri dubbi e le nostre paure, nella certezza della tua risurrezione, abbi pietà d noi.
  • Signore, perdonaci quando rifiutiamo di trovarci con gioia nella comunità e di condividere la nostra fede, abbi pietà di noi

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù ricompone tutto: reintegra nella loro posizione gli apostoli e li riconferma nel compito di continuare l’esperienza evangelica. Così fa con noi. Preghiamo e diciamo:

Mostrati, Signore, ai nostri occhi.

  • Per la Chiesa e i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i catechisti e per quanti sono chiamati a testimoniare in modo vivo la risurrezione del Signore, preghiamo.
  • Per i politici e per quanti occupano posti di responsabilità a servizio della società, perché aprano il loro cuore a prospettive di un mondo nuovo, preghiamo.
  • Per chi partecipa all’Eucaristia, affinché la Parola ascoltata e l’incontro con Gesù siano l’alimento quotidiano della loro fede, preghiamo.
  • Per noi che ci rallegriamo per la sorprendente risurrezione di Gesù, perché sia sempre la fonte di ogni nostra certezza e di ogni nostra gioia, preghiamo.

Celebrante. Apri il nostro cuore, o Signore Gesù, alla tua Parola e trasforma ogni nostra delusione nella gioia della tua presenza tra noi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 18 aprile 2021

18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

Giovanni Paolo II ha voluto che l’ottava di Pasqua fosse la «Giornata della Misericordia», secondo la richiesta fatta da Gesù in una visione privata a Santa Faustina Kowalska, delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia, proclamata santa nel 2000. Il 22 febbraio 1931 Gesù ordinò a suor Faustina di dipingere un’immagine secondo un modello che le venne mostrato e le parlò della misericordia. Le disse: «Voglio che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della misericordia». Giovanni Paolo II ha consacrato nel 2002 a Cracovia il santuario dedicato proprio alla Divina Misericordia. «La Provvidenza ha disposto che Giovanni Paolo II morisse proprio alla vigilia di questo giorno», ha detto Benedetto XVI, «nelle mani della Misericordia Divina. Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e di amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia».

PRIMA LETTURA

Un cuor solo e un’anima sola.     

«Un cuor solo e un’anima sola», fino a condividere i beni che possiedono: questa è la comunità cristiana nata dalla risurrezione di Gesù. Una fraternità che diventa testimonianza viva e fonte di simpatia tra la gente. 

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                At 4,32-35

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                            Dal Salmo 117 (118)

L’assemblea è invitata a glorificare il Signore, perché ha dato prova della sua misericordia. E nello stesso tempo sollecita a riconoscere che Gesù, «pietra scartata», è il centro della nostra fede.

Rit. Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Oppure:

Rit. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

SECONDA LETTURA

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.                                     

Giovanni non cessa di esortare i cristiani alla fraternità e all’amore vissuto verso Dio e i fratelli. È questo il nuovo comandamento, che caratterizza e verifica la genuinità della nostra fede e ci rende figli di Dio. E la nostra fede è legata strettamente alla vita di Gesù, dal suo battesimo (acqua) alla croce (sangue). Con le parole «sangue e acqua» Giovanni sembra fare allusione qui a ciò che ha assistito sotto la croce, quando a Gesù è stato trafitto il costato dalla lancia del soldato.

 Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo.                                                1Gv 5,1-6

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
Parola di Dio.

Sequenza [Facoltativa]

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza.

Canto al Vangelo    Gv 20,29

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Alleluia.

 VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

È lo stesso brano di Vangelo che viene proposto negli anni A, B e C. È la sera di domenica, il primo giorno della settimana. Gli apostoli non si sono ancora riavuti da ciò che hanno visto subire da Gesù e temono di fare la stessa fine. Gesù li sorprende e si presenta a loro vivo, mostrando le mani e il costato trafitti. Gesù, passando sopra al loro tradimento e alla loro paura, dona a loro il potere di perdonare i peccati. Non c’è Tommaso, e quando gli raccontato di aver visto Gesù, non crede alla loro testimonianza. Otto giorni dopo Gesù è di nuovo tra loro e questa volta c’è anche Tommaso, che, di fronte all’evidenza, è costretto a credere.  

 Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                    Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’attenzione di questa domenica è ancora tutta puntata sulle apparizioni pasquali. Gesù soffia sugli apostoli (è un soffio di vita, come nella Genesi) e infonde su di loro lo Spirito Santo, che li autorizza a rimettere i peccati. Viene messa nelle loro mani l’opportunità di una vita nuova, di una nuova rinascita, attraverso il ministero degli apostoli e dei loro successori.

Domenica in albis e della misericordia
Oggi è la Domenica «in albis». Nei primi tempi della Chiesa il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i nuovi battezzati indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò «domenica in cui si depongono le vesti bianche» (in albis depositis).
Per iniziativa di san Giovanni Paolo II, nella Domenica «in albis» la Chiesa celebra la «Divina Misericordia di Dio». Con questa festa papa Wojtyla ha accolto il desiderio di Gesù stesso che nel 1931, apparendo in una visione privata alla suora polacca suor Faustina Kowalska, proclamata santa dallo stesso Giovanni Paolo II, chiese l’istituzione della festa proprio nei giorni in cui Gesù esercitava la piena misericordia nei confronti dei suoi apostoli, reintegrandoli integralmente nella missione.

Il dono della pace e del perdono
Gesù si presenta agli apostoli salutandoli nel segno della pace e si presenta mite e accogliente. Nessun desiderio di vendetta nei confronti della loro durezza di cuore, della vigliaccheria, della loro paura, e della loro fatica a credere nella sua presenza di risorto. Gesù dà inizio a qualcosa di nuovo nella esperienza degli apostoli: lo Spirito Santo che scenderà su di loro li renderà protagonisti e testimoni coraggiosi dell’esperienza vissuta da Gesù.Incontro dopo incontro, la loro paura e l’incertezza si trasformano in gioia entusiasmante. Si prolunga per alcune settimane l’esperienza del tempo vissuto insieme: Gesù mangia con loro e li rassicura: «Guardate, toccate, non sono un fantasma». Continua a istruirli e a esortarli alla missione: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
Gesù ricupera l’incredulità di Tommaso, che lo sfida e non crede nella testimonianza degli altri apostoli. Tommaso ha paura di venire disilluso, di essere ingannato. Lui, che probabilmente aveva  sofferto più degli altri per la tragica e inaspettata morte in croce di Gesù. Messo di fronte al fatto della risurrezione, non ci vuole credere: teme di dover provare altre delusioni. Ma quando Gesù gli si presenta mostrando le piaghe e il costato aperto, si convince di non avere mai veramente dubitato ed esce nel più bell’atto di fede: «Mio Signore e mio Dio!».

La fraternità della prima comunità
Nasce a Pasqua il dono della comunione fraterna. Ed è quella che realizza ed esprime la prima comunità cristiana, così come viene descritta nella prima lettura. Un legame di amore che nasce dalla fede, non da sola solidarietà umana. Una fede viva che è collante potente, capace di fondere gli animi e di superare ogni divisione.
La comunità nata dalla predicazione degli apostoli, pur essendo «moltitudine», vive un’ammirabile comunione fraterna, radicalizza la scelta della povertà, vista come scelta di fraternità: tiene tutto in comune, fa in modo che nessuno della comunità sia nel bisogno. Si tratta però di scelte profetiche, che acquistano per noi un carattere di segno, di punto di riferimento.
Si dice inoltre che la comunità cristiana veniva guardata con simpatia. È stata questa una nota caratteristica dei primi cristiani. Essi «godevano il favore di tutto il popolo» (At 2,47) perché erano unanimi e concordi, erano nella gioia e vivevano nella semplicità di cuore.
Non sempre oggi è la simpatia la caratteristica dominante dei cristiani. La loro rigidità morale li rende talvolta freddi e poco espansivi. L’attaccamento alla dottrina poi li fa diventare a volte poco disponibili e poco aperti al dialogo. I loro pensieri rivolti quotidianamente alle cose spirituali e dottrinali li possono fare apparire poco sensibili ai problemi più comuni e alle lotte quotidiane.
Eppure il cristiano deve sforzarsi di diventare radicalmente simpatico: nel senso che non può rifiutare di entrare in sintonia con gli altri. Dovrebbe farlo anche per non correre il rischio di vedersi respingere per colpa propria ciò che predica e ciò che si sforza di testimoniare.
Come si vede, sono tanti gli stimoli per vivere in pienezza questa domenica.
Tommaso in particolare ci ricorda che, come ha fatto Gesù, la comunità cristiana deve essere aperta anche nei confronti di chi fa fatica a credere, superando la tentazione di trasformarsi in ghetto o di realizzare una comunità di perfetti. Saper attendere e rispettare il ritmo di maturazione alla fede di ognuno fa parte della vera fraternità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Siamo una comunità cosciente di professare un’unica fede di avere un medesimo codice di vita e di sentirsi legata dalla stessa speranza. I depositi versati nella nostra cassa comune sono ispirati dalla carità: non si va a riscuotere denaro per banchetti, gozzoviglie, bicchierate, ma per sostenere i poveri, per aiutare ragazzi e ragazze senza beni e senza genitori, per i servi in pensione e i naufraghi. Adottiamo come se fossero figli nostri i condannati ai lavori forzati nelle miniere, i confinati nelle isole e i relegati nelle prigioni, se si trovano in questa condizione a motivo della loro fede. Vedi come si amano tra loro, dicono. Vedi come sono pronti a morire l’uno per l’altro!» (Tertulliano).

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4. Parola da Vivere – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

COMMENTO

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell’ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.
Infatti nello stesso giorno di Pasqua Gesù viene e affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione; essi avranno a disposizione gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è un’espressione tipica.
Gesù lega il perdono alla comunità dei discepoli. Perché? Non bastano la sua presenza di risorto e l’azione dello Spirito Santo?
Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza misericordiosa di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, e per questo invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva, attraverso Gesù. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende la Chiesa capace di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati, in maniera esperienziale. Data la delicatezza e l’importanza del perdono dei peccati, commessi dai fedeli dopo il Battesimo, si capisce facilmente perché la Chiesa ha avuto bisogno di darsi una regola. Il potere di rimettere i peccati è di tutta la Comunità, ma, nel sacramento della riconciliazione, è esercitato prima dai Vescovi, successori degli apostoli, e poi dai presbiteri, loro collaboratori.
E veniamo a Tommaso: è “Dìdimo”, cioè, gemello di tutti noi che abbiamo difficoltà a credere. Egli aveva deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 11,16), però, quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù, ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. La risposta di Tommaso, «Mio Signore e mio Dio!», è di una fede totale e perfetta, ma ha attraversato il dubbio sulla testimonianza dei suoi amici. Gesù riconosce la fede di Tommaso, però dichiara beati coloro che crederanno senza aver visto, cioè tutti i credenti che poggiano la loro fede sui testimoni del Risorto.
Io ritengo che Tommaso non abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, gli è bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. Ma noi lo ringraziamo lo stesso, per aver fatto la nostra parte di fronte all’avvenimento più grande e più incredibile della storia, che abbraccia e supera tutta la storia e si immerge nell’eternità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.
  2. Gesù offre la pace ai suoi amici, che nella passione lo avevano lasciato solo. Facendo il primo passo, magari faticoso, abbiamo da offrire la pace a chi ci ha fatto un torto?
  3. Il perdono è una questione comunitaria, perché il nostro peccato non offende solo Dio, ma anche i fratelli. Oltre che ricevere il perdono del Signore nella Riconciliazione, ci tocca anche chiedere perdono alla comunità e ai fratelli che abbiamo offeso.
  4. La nostra fede è fondata sulla testimonianza degli apostoli. Abbiamo occhi attenti e cuore aperto di fronte alla testimonianza di fede dei nostri fratelli? Abbiamo il coraggio e la gioia di offrire ai fratelli la testimonianza della nostra fede, anche se piccola?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Abbiamo ricevuto in molti modi la misericordia di Dio, impegniamoci a essere misericordiosi con chi ci fa un torto


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018