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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 18 aprile 2021

18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, perdona la nostra debole fede di fronte ai tuoi messaggi di bellezza, abbi pietà di noi.
  • Cristo, trasforma i nostri dubbi e le nostre paure, nella certezza della tua risurrezione, abbi pietà d noi.
  • Signore, perdonaci quando rifiutiamo di trovarci con gioia nella comunità e di condividere la nostra fede, abbi pietà di noi

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù ricompone tutto: reintegra nella loro posizione gli apostoli e li riconferma nel compito di continuare l’esperienza evangelica. Così fa con noi. Preghiamo e diciamo:

Mostrati, Signore, ai nostri occhi.

  • Per la Chiesa e i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i catechisti e per quanti sono chiamati a testimoniare in modo vivo la risurrezione del Signore, preghiamo.
  • Per i politici e per quanti occupano posti di responsabilità a servizio della società, perché aprano il loro cuore a prospettive di un mondo nuovo, preghiamo.
  • Per chi partecipa all’Eucaristia, affinché la Parola ascoltata e l’incontro con Gesù siano l’alimento quotidiano della loro fede, preghiamo.
  • Per noi che ci rallegriamo per la sorprendente risurrezione di Gesù, perché sia sempre la fonte di ogni nostra certezza e di ogni nostra gioia, preghiamo.

Celebrante. Apri il nostro cuore, o Signore Gesù, alla tua Parola e trasforma ogni nostra delusione nella gioia della tua presenza tra noi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 18 aprile 2021

18 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io!

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

Giovanni Paolo II ha voluto che l’ottava di Pasqua fosse la «Giornata della Misericordia», secondo la richiesta fatta da Gesù in una visione privata a Santa Faustina Kowalska, delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia, proclamata santa nel 2000. Il 22 febbraio 1931 Gesù ordinò a suor Faustina di dipingere un’immagine secondo un modello che le venne mostrato e le parlò della misericordia. Le disse: «Voglio che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della misericordia». Giovanni Paolo II ha consacrato nel 2002 a Cracovia il santuario dedicato proprio alla Divina Misericordia. «La Provvidenza ha disposto che Giovanni Paolo II morisse proprio alla vigilia di questo giorno», ha detto Benedetto XVI, «nelle mani della Misericordia Divina. Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e di amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia».

PRIMA LETTURA

Un cuor solo e un’anima sola.     

«Un cuor solo e un’anima sola», fino a condividere i beni che possiedono: questa è la comunità cristiana nata dalla risurrezione di Gesù. Una fraternità che diventa testimonianza viva e fonte di simpatia tra la gente. 

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                At 4,32-35

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                            Dal Salmo 117 (118)

L’assemblea è invitata a glorificare il Signore, perché ha dato prova della sua misericordia. E nello stesso tempo sollecita a riconoscere che Gesù, «pietra scartata», è il centro della nostra fede.

Rit. Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Oppure:

Rit. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

SECONDA LETTURA

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.                                     

Giovanni non cessa di esortare i cristiani alla fraternità e all’amore vissuto verso Dio e i fratelli. È questo il nuovo comandamento, che caratterizza e verifica la genuinità della nostra fede e ci rende figli di Dio. E la nostra fede è legata strettamente alla vita di Gesù, dal suo battesimo (acqua) alla croce (sangue). Con le parole «sangue e acqua» Giovanni sembra fare allusione qui a ciò che ha assistito sotto la croce, quando a Gesù è stato trafitto il costato dalla lancia del soldato.

 Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo.                                                1Gv 5,1-6

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
Parola di Dio.

Sequenza [Facoltativa]

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza.

Canto al Vangelo    Gv 20,29

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Alleluia.

 VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

È lo stesso brano di Vangelo che viene proposto negli anni A, B e C. È la sera di domenica, il primo giorno della settimana. Gli apostoli non si sono ancora riavuti da ciò che hanno visto subire da Gesù e temono di fare la stessa fine. Gesù li sorprende e si presenta a loro vivo, mostrando le mani e il costato trafitti. Gesù, passando sopra al loro tradimento e alla loro paura, dona a loro il potere di perdonare i peccati. Non c’è Tommaso, e quando gli raccontato di aver visto Gesù, non crede alla loro testimonianza. Otto giorni dopo Gesù è di nuovo tra loro e questa volta c’è anche Tommaso, che, di fronte all’evidenza, è costretto a credere.  

 Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                    Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 11 aprile 2021


11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’attenzione di questa domenica è ancora tutta puntata sulle apparizioni pasquali. Gesù soffia sugli apostoli (è un soffio di vita, come nella Genesi) e infonde su di loro lo Spirito Santo, che li autorizza a rimettere i peccati. Viene messa nelle loro mani l’opportunità di una vita nuova, di una nuova rinascita, attraverso il ministero degli apostoli e dei loro successori.

Domenica in albis e della misericordia
Oggi è la Domenica «in albis». Nei primi tempi della Chiesa il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i nuovi battezzati indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò «domenica in cui si depongono le vesti bianche» (in albis depositis).
Per iniziativa di san Giovanni Paolo II, nella Domenica «in albis» la Chiesa celebra la «Divina Misericordia di Dio». Con questa festa papa Wojtyla ha accolto il desiderio di Gesù stesso che nel 1931, apparendo in una visione privata alla suora polacca suor Faustina Kowalska, proclamata santa dallo stesso Giovanni Paolo II, chiese l’istituzione della festa proprio nei giorni in cui Gesù esercitava la piena misericordia nei confronti dei suoi apostoli, reintegrandoli integralmente nella missione.

Il dono della pace e del perdono
Gesù si presenta agli apostoli salutandoli nel segno della pace e si presenta mite e accogliente. Nessun desiderio di vendetta nei confronti della loro durezza di cuore, della vigliaccheria, della loro paura, e della loro fatica a credere nella sua presenza di risorto. Gesù dà inizio a qualcosa di nuovo nella esperienza degli apostoli: lo Spirito Santo che scenderà su di loro li renderà protagonisti e testimoni coraggiosi dell’esperienza vissuta da Gesù.Incontro dopo incontro, la loro paura e l’incertezza si trasformano in gioia entusiasmante. Si prolunga per alcune settimane l’esperienza del tempo vissuto insieme: Gesù mangia con loro e li rassicura: «Guardate, toccate, non sono un fantasma». Continua a istruirli e a esortarli alla missione: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
Gesù ricupera l’incredulità di Tommaso, che lo sfida e non crede nella testimonianza degli altri apostoli. Tommaso ha paura di venire disilluso, di essere ingannato. Lui, che probabilmente aveva  sofferto più degli altri per la tragica e inaspettata morte in croce di Gesù. Messo di fronte al fatto della risurrezione, non ci vuole credere: teme di dover provare altre delusioni. Ma quando Gesù gli si presenta mostrando le piaghe e il costato aperto, si convince di non avere mai veramente dubitato ed esce nel più bell’atto di fede: «Mio Signore e mio Dio!».

La fraternità della prima comunità
Nasce a Pasqua il dono della comunione fraterna. Ed è quella che realizza ed esprime la prima comunità cristiana, così come viene descritta nella prima lettura. Un legame di amore che nasce dalla fede, non da sola solidarietà umana. Una fede viva che è collante potente, capace di fondere gli animi e di superare ogni divisione.
La comunità nata dalla predicazione degli apostoli, pur essendo «moltitudine», vive un’ammirabile comunione fraterna, radicalizza la scelta della povertà, vista come scelta di fraternità: tiene tutto in comune, fa in modo che nessuno della comunità sia nel bisogno. Si tratta però di scelte profetiche, che acquistano per noi un carattere di segno, di punto di riferimento.
Si dice inoltre che la comunità cristiana veniva guardata con simpatia. È stata questa una nota caratteristica dei primi cristiani. Essi «godevano il favore di tutto il popolo» (At 2,47) perché erano unanimi e concordi, erano nella gioia e vivevano nella semplicità di cuore.
Non sempre oggi è la simpatia la caratteristica dominante dei cristiani. La loro rigidità morale li rende talvolta freddi e poco espansivi. L’attaccamento alla dottrina poi li fa diventare a volte poco disponibili e poco aperti al dialogo. I loro pensieri rivolti quotidianamente alle cose spirituali e dottrinali li possono fare apparire poco sensibili ai problemi più comuni e alle lotte quotidiane.
Eppure il cristiano deve sforzarsi di diventare radicalmente simpatico: nel senso che non può rifiutare di entrare in sintonia con gli altri. Dovrebbe farlo anche per non correre il rischio di vedersi respingere per colpa propria ciò che predica e ciò che si sforza di testimoniare.
Come si vede, sono tanti gli stimoli per vivere in pienezza questa domenica.
Tommaso in particolare ci ricorda che, come ha fatto Gesù, la comunità cristiana deve essere aperta anche nei confronti di chi fa fatica a credere, superando la tentazione di trasformarsi in ghetto o di realizzare una comunità di perfetti. Saper attendere e rispettare il ritmo di maturazione alla fede di ognuno fa parte della vera fraternità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Siamo una comunità cosciente di professare un’unica fede di avere un medesimo codice di vita e di sentirsi legata dalla stessa speranza. I depositi versati nella nostra cassa comune sono ispirati dalla carità: non si va a riscuotere denaro per banchetti, gozzoviglie, bicchierate, ma per sostenere i poveri, per aiutare ragazzi e ragazze senza beni e senza genitori, per i servi in pensione e i naufraghi. Adottiamo come se fossero figli nostri i condannati ai lavori forzati nelle miniere, i confinati nelle isole e i relegati nelle prigioni, se si trovano in questa condizione a motivo della loro fede. Vedi come si amano tra loro, dicono. Vedi come sono pronti a morire l’uno per l’altro!» (Tertulliano).

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4. Parola da Vivere – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

COMMENTO

Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell’ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.
Infatti nello stesso giorno di Pasqua Gesù viene e affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione; essi avranno a disposizione gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è un’espressione tipica.
Gesù lega il perdono alla comunità dei discepoli. Perché? Non bastano la sua presenza di risorto e l’azione dello Spirito Santo?
Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza misericordiosa di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, e per questo invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva, attraverso Gesù. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende la Chiesa capace di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati, in maniera esperienziale. Data la delicatezza e l’importanza del perdono dei peccati, commessi dai fedeli dopo il Battesimo, si capisce facilmente perché la Chiesa ha avuto bisogno di darsi una regola. Il potere di rimettere i peccati è di tutta la Comunità, ma, nel sacramento della riconciliazione, è esercitato prima dai Vescovi, successori degli apostoli, e poi dai presbiteri, loro collaboratori.
E veniamo a Tommaso: è “Dìdimo”, cioè, gemello di tutti noi che abbiamo difficoltà a credere. Egli aveva deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 11,16), però, quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù, ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. La risposta di Tommaso, «Mio Signore e mio Dio!», è di una fede totale e perfetta, ma ha attraversato il dubbio sulla testimonianza dei suoi amici. Gesù riconosce la fede di Tommaso, però dichiara beati coloro che crederanno senza aver visto, cioè tutti i credenti che poggiano la loro fede sui testimoni del Risorto.
Io ritengo che Tommaso non abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, gli è bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. Ma noi lo ringraziamo lo stesso, per aver fatto la nostra parte di fronte all’avvenimento più grande e più incredibile della storia, che abbraccia e supera tutta la storia e si immerge nell’eternità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.
  2. Gesù offre la pace ai suoi amici, che nella passione lo avevano lasciato solo. Facendo il primo passo, magari faticoso, abbiamo da offrire la pace a chi ci ha fatto un torto?
  3. Il perdono è una questione comunitaria, perché il nostro peccato non offende solo Dio, ma anche i fratelli. Oltre che ricevere il perdono del Signore nella Riconciliazione, ci tocca anche chiedere perdono alla comunità e ai fratelli che abbiamo offeso.
  4. La nostra fede è fondata sulla testimonianza degli apostoli. Abbiamo occhi attenti e cuore aperto di fronte alla testimonianza di fede dei nostri fratelli? Abbiamo il coraggio e la gioia di offrire ai fratelli la testimonianza della nostra fede, anche se piccola?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Abbiamo ricevuto in molti modi la misericordia di Dio, impegniamoci a essere misericordiosi con chi ci fa un torto


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, la tua misericordia è più grande della nostra infedeltà, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che sulla croce hai perdonando al buon ladrone e gli hai aperto il Paradiso, abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, rendici consapevoli e pentiti per la debolezza della nostra fede: abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Come la prima comunità cristiana, anche noi siamo qui riuniti in preghiera e invochiamo la bontà del Padre. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci, o Padre, la tua misericordia.

  • Per la Chiesa sparsa nel mondo, perché, pur nella diversità dei vari contesti culturali e sociali, costruisca nell’unità e nella fraternità la propria testimonianza, preghiamo.
  • Per tutti coloro che sono impegnati a costruire la giustizia, il rispetto delle diversità, la difesa delle categorie più svantaggiate, perché sentano la forza dello Spirito che li sollecita a non perdersi di coraggio, preghiamo.
  • Per chi ha difficoltà a credere, per chi ha smarrito la fede per le prove della vita, per chi non riesce ad accettare la nostra testimonianza: il Signore risorto mostri loro le sue piaghe aperte, come ha fatto con Tommaso, preghiamo.
  • Per tutti noi che stiamo celebrando questa Eucaristia, perché a partire dal Pane Eucaristico, diventiamo insieme costruttori di fraternità nella nostra comunità, preghiamo.

Celebrante. Padre del Signore Gesù, morto e risorto per noi, ascolta la preghiera della tua famiglia e rinnova nella nostra comunità i prodigi del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 11 aprile 2021

11 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

La fede difficile di Tommaso

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Un anno straordinario

Sorrisi divini

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Veglia pasquale – 3 aprile 2021

3 aprile

VEGLIA DI PASQUA

Cristo è la nostra Pasqua

Nella solennità di questa Notte Santa facciamo memoria della risurrezione di Cristo, centro, fondamento e culmine della nostra fede e della nostra speranza. La comunità cristiana – perdonata, purificata e redenta dal mistero della sua passione e morte – testimonia ora la sua fede: il Signore è veramente risorto! I nuovi battezzati sono “illuminati” e per questo resi capaci di diffondere a ogni uomo la luce della speranza, della libertà e dell’amore.
ùQuesta nostra celebrazione pasquale trova il suo culmine nel banchetto eucaristico. Il Pane e il Vino vengono offerti in questa notte dalla Chiesa, che rinnova le parole e il sacrificio di Cristo e l’alba della sua risurrezione.

LITURGIA DELLA PAROLA

 Le sette letture, tratte dall’Antico Testamento, ci fanno percorrere in una breve sintesi la storia della salvezza. Anche la nostra vita cristiana fa parte di questa grande storia iniziata da Dio fin dalla creazione. La lettera di Paolo ai Romani ci rimanda al nostro battesimo. L’evangelista Marco, pur nella brevità del suo racconto, ci ricorda che questa è una notte di luce. La notte, simbolo e figura della morte, viene sconfitta da questa tomba vuota. Le tenebre del peccato sono attraversate dalla luce della risurrezione.

 PRIMA LETTURA

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.                  

È il racconto dei sei giorni della creazione da parte di Dio: il dono della terra e di tutto ciò che vive in essa e la circonda. Al culmine, la creazione dell’uomo e della donna. Troviamo più volte ripetuta l’espressione: «E Dio vide che era cosa buona», quasi a esprimere la gioia stessa di Dio che si compiace di ciò che ha creato. Il settimo giorno Dio si riposa e l’uomo e la donna sono chiamati a riconoscere l’azione creatrice divina, vivendo per lui il settimo giorno come giorno di riposo e di festa.

Dal libro della Genesi.                                                                                                   Gn 1,1−2,2

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 103 (104)

Il salmista loda il Creatore e invita a glorificarlo per la bellezza e ricchezza di tutto ciò che esiste e che Dio ha donato all’umanità.

Rit. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Oppure:                                                                                                               Dal Salmo 32 (33)

Il salmista innalza un inno di lode alla potenza creatrice di Dio e alla fortuna di Israele di essere il popolo eletto. Esso conferma la sua fedeltà a Dio.

Rit. Dell’amore del Signore è piena la terra.

 SECONDA LETTURA

Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.                                             

Il peccato ha distrutto i progetti di Dio, che però non si arrende e li ripropone nuovamente con Abramo. Mentre Adamo ed Eva furono disobbedienti, Abramo dà prova di una fedeltà senza misura, al punto di non negare a Dio il proprio figlio Isacco. Su questa fede grande Dio dà inizio al nuovo popolo di Israele.

 Dal libro della Genesi.                                                                                                   Gn 22,1-18

 SALMO RESPONSORIALE                                                                    Dal Salmo 15 (16)

È il Signore che dà la forza e il coraggio di proseguire nel nostro cammino. Egli non ci abbandona.

Rit. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

 TERZA LETTURA

Gli israeliti camminarono all’asciutto in mezzo al mare.                       

È il racconto del grandioso passaggio del Mar Rosso, esperienza di liberazione da parte di un popolo schiavo. È l’epopea biblica, la celebrazione della prima Pasqua, di cui ogni anno gli ebrei faranno memoria.

 Dal libro dell’Esodo.                                                                                                 Es 14,15−15,1

 SALMO RESPONSORIALE                                                                    Da Esodo 15,1-18

Il salmo rilegge le vicende dell’esodo, quando Dio ha miracolosamente salvato il popolo eletto in fuga dall’Egitto, e invita a lodarlo per il suo prodigioso intervento.

Rit. Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria.

QUARTA LETTURA

Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.             

Con questo testo del secondo Isaia iniziano le parole trasmesse al popolo dai profeti, che annunciano l’amore perenne di Dio, che si ripropone nonostante l’infedeltà del popolo. Con immagini ardite, viene affermato l’amore incrollabile di Dio, che si manifesta al popolo dei salvati con la tenerezza che un uomo prova verso la «donna sposata in gioventù».

Dal libro del profeta Isaia.                                                                                              Is 54,5-14

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 29 (30)

Ringraziamento individuale per la salute ritrovata. Anche il popolo di Israele può leggere la sua storia nello stesso modo, essendo passato dalla schiavitù alla salvezza.

Rit. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

QUINTA LETTURA

Venite a me e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.   

Ancora parole profetiche di speranza, esortazioni dettate dall’amore di Dio verso il suo popolo. Annunci di speranza fondati sulla parola del Signore, che non cade mai sulla terra «senza aver compiuto ciò per Dio cui l’ha mandata».

 Dal libro del profeta Isaia.                                                                                              Is 55,1-11

SALMO RESPONSORIALE                                                                                      Da Isaia 12,2-6

Tutta la comunità loda il suo Signore: è lui la salvezza, è lui che dobbiamo ringraziare per le opere meravigliose del suo amore.

Rit. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

SESTA LETTURA

Cammina allo splendore della luce del Signore.                                    

Gli israeliti sono in terra straniera e il profeta li invita a fidarsi di Dio, a imparare la prudenza, a usare l’intelligenza per riconoscere il comportamento intelligente e saggio della natura, che, per raggiungere i propri fini risponde ai comandi di Dio. Così dovrebbe fare ogni uomo, aprendosi alla sapienza, lasciandosi guidare dalla legge del Signore.

 Dal libro del profeta Baruc.                                                                  Bar 3,9-15.32−4,4

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 18 (19)

Il salmista ringrazia Dio per il dono della legge. Riconosce la sua perfezione, afferma che è fonte di vita nuova e preziosa.

Rit. Signore, tu hai parole di vita eterna.

SETTIMA LETTURA

Vi aspergerò con acqua pura e vi darò un cuore nuovo.       

Ezechiele profetizza la purificazione definitiva della casa d’Israele, per iniziativa e fedeltà di Dio a se stesso. Aspersi con acqua pura, ricevono «un cuore nuovo» e una speciale infusione dello spirito. Anche noi questa notte chiediamo a Dio che trasformi il nostro «cuore di pietra» in un «cuore di carne, e faccia di noi il popolo di Dio.

 Dal libro del profeta Ezechiele.                                                                    Ez 36,16-17a.18-28

 SALMO RESPONSORIALE                                                      Dai Salmi 41–42 (42–43) 

Nostalgia di Dio, nostalgia del tempio. Il desiderio del salmista è di potersi riavvicinare a Gerusalemme e di poter partecipare alle sue stupende liturgie.

Rit. Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, mio Dio.

 

Oppure (quando si celebra il battesimo):                                                         Da Isaia 12,2-6

Questo brano di Isaia e un canto di lode e di ringraziamento a Dio per le meraviglie che ha operato, soprattutto per la misericordia verso tutta l’umanità.

Rit. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

EPISTOLA

Cristo risorto dai morti non muore più.             

Con l’apostolo Paolo vogliamo penetrare più profondamente nel mistero di questa notte, sul dono della risurrezione e quello del battesimo, che ci coinvolgono nell’esperienza di Gesù. Nel battesimo muore il nostro uomo vecchio, che viene «crocifisso» e sepolto insieme a lui. Siamo liberati dal peccato per vivere la vita nuova in Gesù Cristo. «Nuovi» per dono, in forza della sua morte e risurrezione.

 Dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Romani.                                                 Rm 6,3-11

 SALMO RESPONSORIALE                                                            Dal Salmo 117 (118)

Un inno pieno di entusiasmo alla bontà del Signore, al suo amore che non viene meno.

Al riconoscimento di Gesù, pietra angolare della storia della salvezza.

Rit. Alleluia, alleluia, alleluia.

VANGELO

È risorto e vi precede in Galilea.       

Gesù appare alle donne che corrono al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana. Essi intendono prendersi cura di un cadavere, ma sono coinvolte in segni straordinari: la terra si scuote si presenta un angelo dall’aspetto di folgore e dal vestito bianco come neve che le induce a farsi testimoni della risurrezione. Poi Gesù stesso si presenta a loro e le manda agli apostoli.

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                     Mt 28,1-10

RIFLETTERE E MEDITARE

I riti di questa Veglia si snodano in un crescendo di grande suggestione. Nessun’altra celebrazione nel corso dell’anno liturgico presenta una così straordinaria ricchezza di elementi e di riti. I segni del fuoco e della luce, l’acqua del battesimo e il pane e il vino dell’Eucaristia assumono in questa Vigilia delle tonalità quasi primordiali: tutto il creato riprende il suo pieno significato originario e l’uomo prende coscienza delle proprie radici. Viviamo il mistero della Pasqua di risurrezione accompagnati da una particolare abbondanza della Parola di Dio.

 Il simbolismo della luce
La Veglia si apre con la benedizione del fuoco e il simbolo della luce: il buio della notte viene attraversato dalla luce della risurrezione di Cristo. Il Padre ci rivela in modo definitivo il suo amore per noi (Col 1,18), prende luce il nostro destino, e prendiamo coscienza della nostra identità, la certezza di essere creati a «immagine e somiglianza di Dio» (Gn 1,26-27).
In questa notte santa, i catecumeni, i nuovi battezzati – dalla tradizione cristiana detti anche “illuminati” – rinascono a vita nuova: Dio li «ha chia­mati dalle tenebre alla sua luce ammirabile» (1Pt 2,9) e davanti a loro si dischiude la vita nuova condivisa nella comunità cristiana.
Ecco perché il canto si fa gioioso con il preconio pasquale (l’Exultet), il gloria e l’alleluia, a ricordo delle meraviglie operate dal Signore nella nostra storia di “salvati”, e come rendimento di grazie per essere stati illuminati da Cristo.

Le letture dell’Antico Testamento
Le sette letture dell’Antico Testamento che la Chiesa ci fa ascoltare risuonano in modo speciale in questa santa Vigilia e acquistano una sonorità nuova. Ci confermano nella certezza che il cammino della storia, posto nelle mani del Creatore, ha uno sbocco positivo. Sono progetti che hanno Dio come protagonista, perché tutto ha avuto inizio dal suo irriducibile amore per l’umanità. Ed è una storia che ci coinvolge, perché noi ne facciamo parte. Dio si fa progressivamente vicino, compagno, fratello nostro, per la nostra salvezza e quella del mondo. La Parola di Dio che abbiamo proclamato nelle domeniche di Quaresima, che concludiamo in questa notte santa, ci ha ricordato che il cristiano, attraverso il battesimo, è inserito in questa grande “storia” attuata da Dio fin dalla creazione.
Quanto alla Lettera ai Romani e al Vangelo di Marco, ci dicono che l’evento finale di questa storia è la Pasqua di Cristo, a cui tutto tendeva.
Ogni domenica la comunità cristiana continuerà a riflettere su ciò che Dio ha operato nel tempo. Questa serie di eventi e di promesse li rivivremo come realtà che si attuano nell’oggi, ne facciamo memoria viva collocandoci dalla parte di Dio.

 La liturgia battesimale
I catecumeni, chiamati da Dio a libertà, passano in questa Notte Santa attraverso un’acqua che distrugge e rigenera. Come Israele nel mar Rosso, essi insieme a Gesù attraversano il mare della morte e ne escono vittoriosi. Nelle acque del battesimo viene inghiot­tito il mondo del peccato e riemerge la creazione nuova. L’acqua, fecondata dallo Spirito, genera il popolo dei figli di Dio: un popolo sacerdotale, profetico, regale.
Per questo, insieme ai nuovi battezzati, anche noi e l’intera comunità ecclesiale facciamo memoria del passaggio pa­squale del Cristo, e rinnoviamo attraverso le promesse battesimali la nostra fedeltà, confermiamo la nostra volontà di convertirci alla vita nuova (Rm 6,3-11 e colletta).

 L’aurora della Pasqua
In questa solenne Vigilia riviviamo un evento che dà sostanza alla nostra fede e che è il centro della nostra speranza: la risurrezione di Cristo. «La speranza cristiana è la risurrezione dei morti; tutto ciò che noi siamo, lo siamo in quanto crediamo nella risurrezione», dice Tertulliano.
Ripercorriamo anche noi con le donne la sorpresa della tomba vuota. Queste donne corrono all’alba del primo giorno della settimana per prendersi cura di un cadavere, ma diventano testimoni di qualcosa di inatteso e di assolutamente sorprendente: trovano la pesante pietra ribaltata, la luce del Risorto irrompe su di loro, le fa prima tremare e poi gioire, mentre gli angeli annunciano loro il Cristo Risorto.
Finisce così la tragedia di questi giorni, la grande sofferenza di Cristo e l’umiliazione di chi l’ha seguito e amato, tradito e abbandonato. Trionfa la vita e si diffonde una gioia inattesa, pur nell’iniziale turbamento degli apostoli, che ritrovano vivo il Cristo Gesù. Essi, che lo hanno abbandonato, sono chiamati a rinnovare la loro fede e a riprendersi l’amicizia tradita.
La tomba di Cristo è vuota e perde per sempre il suo significato di morte. Anche le nostre tombe si spalancano nella certezza che la risurrezione di Cristo coinvolge pienamente anche di noi.

UNA FATTO – UNA TESTIMONIANZA

La Veglia pasquale nel secolo II era già diffusa in tutte le comunità cristiane. «Il suo punto culminante era l’assemblea notturna di preghiera che si concludeva con la celebrazione eucaristica. La partecipazione a quest’assemblea era tanto importante che un famoso padre della Chiesa di quei tempi, Tertulliano, parlando delle difficoltà che una donna cristiana avrebbe incontrato sposando un pagano, si chiedeva: “Il suo sposo le consentirà poi di uscire di notte per partecipare alla veglia pasquale?”» (Fernando Armellini).

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, in questa Veglia Santa, che celebra il cuore della nostra fede, ci rivolgiamo al Padre, che ha chiamato dai morti il Figlio suo Gesù, perché ascolti quanto gli chiediamo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, nostra salvezza, ascoltaci!

  • Perché la Chiesa diventi ovunque nel mondo testimonianza viva del Signore risorto, preghiamo.
  • Per i governanti e per quanti occupano posti di responsabilità e di servizio nella società, perché siano animati da un vero senso di fraternità, preghiamo.
  • Perché i nuovi battezzati trovino nella comunità cristiana chi li accolga e li faccia crescere nella vita cristiana, preghiamo.
  • Per tutti noi che in questa Santa Notte ci rallegriamo per la risurrezione del Signore, perché in ogni tempo non ci manchi la forza di sperare insieme e di lottare, preghiamo.

Celebrante. Padre misericordioso, che con la risurrezione del tuo Figlio hai illuminato il mistero della nostra vita, fa’ che ovunque e sempre siamo accompagnati dal tuo amore. Per Cristo nostro Signore.


 

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Giovedì Santo – perdono – letture – preghiere


6 aprile

GIOVEDÌ SANTO

La cena del Signore Gesù

Fare questo in memoria di me

La Cena del Signore Gesù apre il solenne Triduo pasquale. Gli ultimi drammatici giorni di Gesù ritrovano tutta la loro forza nei riti che si celebrano in ogni comunità cristiana. Ė grande e sentita la partecipazione e persino i cuori più induriti restano turbati. Oggi Gesù si ritrova con gli apostoli a celebrare la Pasqua. Conosce bene il tradimento di Giuda e lo smaschera, così pure la fede debole di Pietro e degli altri apostoli, eppure decide di lasciare in dono se stesso nell’Eucaristia, dopo averli purificati con la lavanda dei piedi.

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che hai purificato i tuoi apostoli con la lavanda dei piedi, lava anche noi dai nostri peccati, abbi pietà di noi.
  • Cristo, tradito e abbandonato dai tuoi apostoli, perdona anche noi per la debolezza della nostra fede, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami ad amarci e a servirci reciprocamente, abbi pietà di noi.

PRIMA LETTURA

Prescrizioni per la cena pasquale.           

È il racconto della prima Pasqua, il sacrificio e la consumazione dell’agnello che con il suo sangue salva le case degli ebrei. È la notte della liberazione dalla schiavitù del popolo che Dio si è scelto.

Dal libro dell’Esodo.                                                                                              Es 12,1-8.11-14 

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 115 (116)

È uno dei salmi che gli ebrei cantavano dopo aver celebrato il memoriale della Pasqua.

Rit. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

 SECONDA LETTURA

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

È questo il più antico racconto dell’Ultima Cena di Gesù e dell’istituzione dell’Eucaristia. Paolo non era presente, ma trasmette quello che a sua volta gli è stato annunciato. Anche noi ogni domenica e questa sera in particolare, ripresentiamo nell’Eucaristia i gesti di Gesù, per continuare a «fare memoria» di lui.

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                       1Cor 11,23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio.

Canto al Vangelo    Cf Gv 13,34

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi,
così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO

Li amò sino alla fine.                                                                                          

Giovanni non presenta l’istituzione dell’Eucaristia, ma la lavanda dei piedi degli apostoli, gesto di umiliazione di Gesù e di purificazione per gli apostoli. È un gesto di profonda comunione e di estremo amore da parte di Gesù, che compie perché «come ha fatto lui, facciamo anche noi». È un atteggiamento che dovrebbe rinascere a ogni Eucaristia celebrata.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                      Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore.

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Iniziano con il Giovedì Santo i riti centrali della nostra fede, i giorni delle grandi commozioni e del coinvolgimento più pieno. In passato – e in alcune zone del nostro paese ancora oggi – i riti della Settimana Santa facevano parte di una religiosità popolare sentita e suggestiva, accompagnata tante volte da folclore ed esteriorità.

La celebrazione della Pasqua

Gesù celebra la Pasqua (la Pesach degli ebrei) con gli apostoli, che sono diventati la sua famiglia. Nel momento della preghiera sul pane azzimo e sul vino cambia però le parole che il capo di famiglia doveva pronunciare: «Questo è il pane che i nostri padri hanno mangiato in terra di schiavitù…» in: «Questo è il mio corpo», «Questo è il mio sangue che sarà sparso per voi…».
In tutte e tre le letture si parla di «memoriale»: della prima Pasqua ebraica e della Pasqua di Gesù. «Memoriale» dice realtà sacramentale, riproposta di quanto è stato realizzato e che noi riviviamo nel tempo.
Nasce in questo giorno il sacerdozio ministeriale. Gesù ha chiamato gli apostoli alla missione, ora li fa ministri dell’Eucaristia. «Fatevi servi, amatevi», dice Gesù agli apostoli. È un programma di vita della futura comunità che è la Chiesa.

Uno sguardo ai protagonisti

Guardiamo anzitutto Gesù che decide di fare Pasqua insieme ai suoi discepoli. Fa un lungo discorso: quello del capo-famiglia che ricorda i prodigi della prima Pasqua, quando Mosè liberò dalla schiavitù il popolo ebraico. In realtà le parole di Gesù sono tutte programmatiche e fanno riferimento al futuro, alla vita della comunità che sta per costituirsi dopo la Pentecoste.
Gli apostoli non percepiscono il dramma che sta per abbattersi su Gesù e anche su di loro. Solo in seguito comprenderanno il significato pieno di quei gesti e le intenzioni di Gesù. Qui addirittura si mettono a discutere per stabilire chi tra di loro è il più importante (Lc 22,24). Ma la discussione è troncata da Gesù, che si umilia davanti a loro: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 24,27). Lava loro i piedi, inginocchiandosi davanti a Pietro e agli altri. Probabilmente davanti allo stesso Giuda. Promette lo Spirito Santo, che li «consolerà» e garantirà la continuità dell’opera iniziata da Gesù.
Giuda è un personaggio tragico e misterioso. Era forse rimasto deluso da Gesù nelle sua aspettative politiche? Tradisce per avidità, per denaro, perché è ladro, come dice Giovanni? Il suo tradimento è pieno: vende Gesù ai nemici, li conduce al Getsemani, lo bacia con un gesto falsamente amico. Ma il suo suicidio è quello di un uomo disperato e – forse – pentito.
È incredibile, ma è proprio «nella notte in cui fu tradito» che Gesù dona l’Eucaristia alla futura Chiesa. Decide di rimanere tra noi nella notte in cui l’uomo appare più confuso, debole, inaffidabile.

L’Eucaristia fa la Chiesa

L’Eucaristia è il sacramento che esprime e costruisce la comunità. Che ci chiama a renderci fratelli.
Gesù rimane tra noi. Si è fatto pane e vino per essere «mangiato e bevuto». Il pane e il vino sono elementi che servono solo a questo. Non ha scelto di rimanere tra noi per essere semplicemente adorato e venerato. Si è messo nelle mani degli uomini («Fate questo in memoria di me»): dipende da noi attingere dall’Eucaristia per renderlo presente al mondo.
Ė dall’Eucaristia che alimentiamo la nostra fede, ma spesso le nostre messe sono inespressive, abitudinarie, stanche e annoianti.
Oltre all’Eucaristia, oggi Gesù ci fa dono del sacerdozio, rende cioè i suoi apostoli ministri di questo sacramento che lo rende presente ogni giorno vivo tra noi. Due grandi doni che perpetuano attraverso persone fragili lungo tutta la storia i gesti pasquali compiuti da Gesù.
Il sacerdozio in alcune zone del mondo e dell’Italia sta diventando raro. L’Europa è diventata terra di missione e si trovano tra noi preti indiani, africani, asiatici. Preghiamo dunque per i preti, perché la Chiesa possa contare sempre su questo servizio nella comunità.
Questa mattina i parroci, ma anche una parte della Chiesa diocesana, si sono stretti attorno al vescovo per la consacrazione degli oli sacramentali e per ricordare in forma comunitaria il giorno in cui Gesù li ha chiamati a celebrare l’Eucaristia.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA.

Ecco come è vissuta la lavanda dei piedi tra i disabili dell’Arca: «Ogni Giovedì Santo è celebrato in ognuno dei foyer, tra tutti i membri. E lo viviamo così. Uno di noi comincia a lavare i piedi a chi gli sta accanto, poi questi gli impone le mani sul capo e prega un attimo in silenzio. A sua volta poi costui lava i piedi a un altro e si riprende di seguito il gesto silenzioso delle mani di chi si è lasciato lavare, sul capo di colui che gli ha lavato i piedi e così via, finché ciascuno si è lasciato lavare i piedi e ha lavato i piedi a un fratello, a una sorella».

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Nella notte in cui fu tradito, il nostro Salvatore volle celebrare la Pasqua e affidò alla Chiesa il suo Corpo e il suo Sangue. Pieni di riconoscenza e di fiducia, ci rivolgiamo al Padre, dicendo insieme:

Ascoltaci, o Padre, nel nome del tuo Figlio.

  • La Chiesa, o Padre, nei suoi vescovi e sacerdoti, viva la grazia del ministero sacerdotale con senso di responsabilità e di fiducia, preghiamo.
  • L’unità delle Chiese, per le quali Cristo ha pregato, sia ricercata con umiltà e con coraggio, affinché diventiamo insieme un segno di speranza per il mondo intero, preghiamo.
  • I giovani e gli adulti, i sani e i malati, i fanciulli e gli anziani trovino nell’Eucaristia la gioia di appartenere a Cristo e la forza per vivere da cristiani, preghiamo.
  • Ogni comunità cristiana, nutrita e vivificata dall’Eucaristia, possa imparare da Cristo a donarsi nell’amore e nel servizio, preghiamo.

Celebrante. Padre Santo, che in Cristo, sacerdote eterno, hai posto la sorgente della vita cristiana, concedi alla tua Chiesa di vivere la nuova alleanza donandosi generosamente a quanti attendono la tua salvezza. Per Cristo nostro Signore.