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2. Letture e introduzioni – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

Nella Parola di Dio oggi si parla di amore. È l’argomento centrale della seconda lettura, la prima lettera di Giovanni; ma anche nel passo evangelico Gesù parla dell’amore del Padre e dell’amore tra fratelli nella fede. Sentiremo le parole confidenziali e amichevoli che Gesù ha detto agli apostoli durante la cena pasquale, parole di grande affetto e amicizia dal sapore caldo ed esplicito come non mai.

PRIMA LETTURA

Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.                

L’apostolo Pietro battezza la famiglia del pagano Cornelio. È l’inizio della Chiesa universale. Il dono dello Spirito scende a sorpresa anche sui pagani. Da questo momento per la Chiesa non ci saranno più divisioni di popoli, di razze, di culture: «Dio non fa preferenza di persone».

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                    At 10,25-27.34-35.44-48

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi,
che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                              Dal Salmo 97 (98)

Il salmista canta con gioia e glorifica le meraviglie compiute da Dio. Chiede a tutta la terra di riconoscere la sua fedeltà.

Rit. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 SECONDA LETTURA

Dio è amore.  

 Gesù ci rivela che «Dio è amore», scrive Giovanni. Per questo solo chi ama può conoscere Dio. Dio ci ha amati per primo, di un amore senza misura, donandoci suo Figlio che si è offerto come «vittima di espiazione per i nostri peccati».

 Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                       1Gv 4,7-10

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO      Gv 14,23

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

 VANGELO

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.              

Gesù afferma che siamo coinvolti nell’amore trinitario di Dio, in un gioco d’amore che ci rende suoi amici, ci fa vivere nella gioia e ci rende testimoni e promotori di amore tra i fratelli.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                                Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Anche in questa domenica, come generalmente avviene in tutto il tempo pasquale, un brano del Vangelo di Giovanni sostituisce il Vangelo di Marco. Come si sa, non c’è infatti un anno dedicato al Vangelo di Giovanni, che viene in soccorso ai Vangeli sinottici soprattutto nelle domeniche dei «tempi forti». La consegna di Gesù in questa domenica del tempo pasquale è quella dell’amore, dell’amicizia, della gioia, che sono i messaggi centrali dell’annuncio cristiano, tra i più affascinanti del Vangelo.

Dio è amore
Nella seconda lettura, Giovanni rivela che Dio è amore. Tra le tante definizioni attribuite a Dio lungo la storia (essere perfettissimo, motore immobile, colui che è…), questa è certamente la più singolare, sorprendente e consolante. Dio non è estraneo e indifferente alla nostra vita, non siamo consegnati a un destino cieco e senza speranza, perché Dio è amore e ci ama. E aggiunge Giovanni come corollario, che chi vuole conoscere Dio deve amare: «Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore». E ancora: «Noi amiamo perché egli ci amati per primo» (1Gv 4,19). Dio ci ha amati sin dall’inizio dell’umanità. E ce lo ha rivelato, nella pienezza dei tempi, nel volto misericordioso e amichevole dell’uomo Gesù.

Rimanere nel suo amore
Il brano del Vangelo si pone sulla stessa lunghezza d’onda. Ma questa volta l’identikit di Dio passa attraverso la persona di Gesù, che dice: «Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore». E ogni cristiano è invitato a entrare in questo vortice d’amore. L’espressione «rimanere in» ritorna molte volte in questo capitolo di Giovanni. Lo ricordavamo domenica scorsa parlando della vite e dei tralci: «Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto». Gesù ci invita ad avere nei suoi confronti un rapporto di intimità e di amicizia fecondo, come quello che c’è, per rifarci alle similitudini delle ultime due domeniche, tra il pastore e le sue pecore, tra la vite e i tralci.
Gesù celebra con gli apostoli la cena pasquale. Siamo alla vigilia della sua passione, eppure dice: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Gioia che nasce dal sentirsi amati e dall’amare a nostra volta. «Senza l’amore, a che serve esistere?», diceva Roger Schutz di Taizé. «Perché vivere ancora? Con che scopo? In questo consiste il senso della nostra vita: essere amati per sempre, fino nell’eternità, perché, a nostra volta giungiamo fino a morire d’amore. Sì, felice colui che muore d’amare».
Dice Gesù: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi». Ancora una volta si parla di amore e di amore di amicizia. E l’amore di amicizia non è meno profondo e meno importante, anzi ogni amore genuino dovrebbe colorarsi di amicizia per diventare più autentico e profondo. L’amore di cui parla Gesù è poi simile al suo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». L’amore vero infatti è quello di chi si dona, di chi ci mette la vita, non è solo qualcosa di romantico e di poetico, e può chiederti il martirio: «Amatevi come io ho amato voi» (Gv 13,34). È poiché è difficile dire di no a un amico, Gesù promette: «Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà».

Vivere nell’amore
L’amore è certamente uno dei valori assoluti della nostra vita. E l’amore non ha bisogno di spiegazioni, di giustificazioni, non deve portare ragioni. L’amore è come la libertà, esiste, deve esserci, non se ne può fare a meno. Dice acutamente san Bernardo: «L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. Non cerca ragioni» (Discorso sul Cantico dei Cantici).
L’amore «ha i suoi comandamenti», dice una popolare canzone. Gesù in questa conversazione con gli apostoli ne traccia le regole. È «amare come Gesù ha amato noi». E l’amore è fedele, non è capriccioso e incostante. Accetta la fatica di costruirlo, perché duri e si purifichi. L’amore si sforza di apprezzare l’altro, di vederne gli aspetti positivi, di apprezzarne la dignità.
L’amore si fa comunicazione, confidenza, intimità, dialogo, amicizia. Dove non c’è scambio di doni, di parola, di gesti di affetto, non c’è amore. Un amore inespresso non può durare a lungo.
L’amore porta a condividere la vita. È per amore che Gesù sceglie gli apostoli. Li sceglie personalmente uno per uno e ha verso di loro un rapporto affettuosamente amichevole.
L’amore diventa fecondo, ed è sempre generatore di vita. Nel figlio, quando si parla dell’amore condiviso nel matrimonio. Nel servizio quando ci si riferisce alla vita condivisa nella comunità sociale e cristiana.
L’amore richiede infine la «reciprocità»: «Amatevi gli uni gli altri», dice Gesù. Non si può amare a lungo in una sola direzione. E l’esperienza ci dice che l’effetto di un amore donato è spesso proprio questo, perché chi ama ottiene facilmente amore.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Per amare bisogna guardare il volto delle persone. Del beato Pier Giorgio Frassati si dice che era attento ai sentimenti e alle sofferenze delle persone. Antonio Fassone, il bidello del liceo, raccontò che fra tutti gli studenti solo Pier Giorgio si accorse del suo dolore quando perse l’unico figlio di 14 anni. «Che succede Fassone?», gli chiese Pier Giorgio. E il povero uomo gli raccontò la disgrazia. Pier Giorgio abbassò lo sguardo e rimase in silenzio accanto a lui. Un anno dopo, quello stesso giorno, Pier Giorgio andò da Fassone e gli disse: «Oggi è l’anniversario della morte di suo figlio. Lo ricorderò nella Comunione».

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4. Parola da Vivere – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

COMMENTO

Mettiamoci di fronte a queste parole del vangelo con il cuore aperto, per accogliere la rivelazione del desiderio più profondo di Gesù nella relazione con i suoi discepoli e con noi.
Il Figlio eterno è venuto per fare di noi i figli di Dio come lui, la sua famiglia, ma non è un’opera che rimane fuori di lui, è una missione che introduce nella sua vita una novità: l’amicizia con noi.
Il centro di tutto il brano sono l’amore e l’amicizia nominati dodici volte.
Guardiamoli un po’ più da vicino.
Anzitutto Gesù dice che il suo amore per noi è modellato sull’amore del Padre per lui; quel “come” è di una ricchezza infinita e inesauribile; significa che se il Padre ama il Figlio, comunicando tutto se stesso a lui, così Gesù comunica tutto se stesso a noi. C’è un comandamento da osservare ed è interno all’amore: bisogna amare davvero, senza riserve e senza limiti. Questo rende le persone davvero simili: il Padre si specchia nel Figlio e nel Figlio riconosce se stesso come Padre; il Figlio si specchia nel Padre e guardando lui si riconosce come Figlio. Tutto questo avviene nello Spirito Santo. La stessa cosa succede tra Gesù e noi, se viviamo fino in fondo l’amore filiale, fraterno e di amicizia. La casa dell’amore è la Trinità e noi siamo invitati ad abitarla.
Quindi Gesù passa a mostrare l’amore reciproco più alto, quello che dura per tutta l’eternità, insieme all’amore paterno/materno e filiale/fraterno: l’amicizia. La misura di questo amore è dare la vita, ogni giorno, fino all’ultimo respiro, magari sulla croce.
L’amicizia con Gesù nasce per iniziativa sua e non può essere diversamente; difatti è lui che per primo ci comunica la sua vita e cioè tutto se stesso e tutto ciò che ha di più suo: l’amore e la conoscenza di suo Padre. Di fronte a questo “dono da Dio” la nostra risposta è libera: dipende da noi accettare e vivere questa amicizia divina.
Anche qui c’è un comando che non diminuisce la libertà e la reciprocità: per essere amici di Gesù bisogna somigliargli e quindi amare i fratelli, come lui li ama. Il suo, quindi, è un comandamento che non viene da fuori di noi, non ci schiaccia come un’imposizione dall’esterno, ma tende e vuole liberare tutta la ricchezza del nostro essere e le potenzialità di amore che il Padre ha depositato in noi, dandoci la vita di figli suoi.
Siamo stati creati a immagine del Figlio, quindi tutti siamo stati “costituiti”, cioè strutturati nel corpo e nello spirito, per portare il frutto dei figli: l’amore filiale e fraterno. Questo frutto non è passeggero, ma attraversa la morte e rimane in eterno. Chi vive questo amore, chiede al Padre tutto ciò che è amore e lo riceve nella misura in cui è capace di accoglierlo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La gioia vera, quella che niente e nessuno ci possono togliere, è frutto della conoscenza intima di Gesù e di ciò che ci ha rivelato su Dio e sull’uomo. Chi ha sete di Gesù, già nella ricerca appassionata, è pieno di gioia.
  2. L’amore vero, quello che abbiamo visto in Gesù, riempie la vita, ma rimane misterioso nell’origine, nelle motivazioni, nelle sue espressioni concrete e nei frutti che porta. Ma l’abbiamo ricevuto in dono ed è nelle nostre mani. Quando ci lasciamo guidare dall’amore, ci meravigliamo di noi stessi e tocchiamo il cielo con un dito, anche se siamo sulla croce.
  3. Arriva l’estate e sogniamo il mare. C’è un altro mare in cui possiamo immergerci ogni momento per vivere in pienezza: l’amore della Trinità che Gesù ci ha comunicato.
  4. C’è chi non crede all’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché non lo vede. Ci sono battezzati che non ne fanno esperienza. Solo l’amore fraterno lo rende visibile e palpabile. Se l’altro non vede e non tocca il nostro amore fraterno, ha diritto di dubitare del nostro amore per Dio.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Rivediamo il nostro modo di trattare i fratelli alla luce del comandamento di Gesù.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, l’amore tra di noi non sempre anima i nostri comportamenti, abbi pietà di noi.
  • Cristo Signore, che ci hai mostrato visibilmente l’amore tuo e del Padre, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, nel tuo amore senza misura perdona i nostri peccati, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, animati dall’amore che Gesù ha riversato nei nostri cuori e abitati dallo Spirito, presentiamo al Padre le nostre preghiere. Diciamo insieme:

Signore Gesù, rendici capaci di amare.

  • Affinché la Chiesa, nata dall’amore senza misura di Cristo e dello Spirito, sia sempre animata da un amore visibile e fecondo, preghiamo.
  • Per i vari organismi sociali presenti in ogni angolo del mondo, perché diventino costruttori di fraternità, di giustizia, di solidarietà, preghiamo.
  • Per le nostre famiglie, perché l’amore reciproco consolidi l’accettazione reciproca, il rispetto, l’affetto dimostrato, preghiamo.
  • Per tutti noi, affinché dimorando nell’amore del Padre diventiamo capaci di costruire rapporti amichevoli e fecondi, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, che ci comandi di amarci come tu ci hai amati, rendici capaci di vivere oggi e sempre nel tuo amore, perché sia feconda la nostra testimonianza. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 2 maggio 2021


2 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la vite, voi i tralci

Giovanni si serve dell’immagine della vigna per presentare la relazione di Gesù con i suoi discepoli. Siamo nei giorni successivi alla Pasqua e queste parole sono destinate a infondere fiducia nella nuova comunità cristiana che cresce, si organizza e cammina fiduciosa, pur tra gli inevitabili contrasti. I nuovi cristiani sentono di dover rimanere uniti al Risorto come i tralci alla vite, sostenuti dal Padre e dalla testimonianza degli apostoli.

PRIMA LETTURA

Barnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Il neo convertito Paolo comincia a predicare a Damasco e a frequentare Gerusalemme. I cristiani però non si fidano di lui e Barnaba si fa suo garante. Gli ebrei di lingua greca, attaccati alle loro tradizioni, vogliono addirittura uccidere Paolo e i cristiani lo mandano a Tarso.

 Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                At 9,26-31

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                                Dal Salmo 21 (22)

Facciamo nostra la gioia del salmista per la salvezza ottenuta. È Dio il nostro riferimento oggi e in futuro, riconosciamo la sua bontà

Rit. A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».

 SECONDA LETTURA

Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.         

L’apostolo Giovanni presenta un prontuario di vita cristiana: amare con i fatti e non solo a parole; vivere riconciliati con Dio e con se stessi; essere consapevoli della protezione e della forza di Dio, avendo fede in Gesù e nella forza dello Spirito che ci è dato in dono.

 Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                       1Gv 3,18-24

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Gv 15,4a.5b

Alleluia, alleluia.

Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.

Alleluia.

VANGELO

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.                     

Il brano è tratto dai discorsi di Gesù che precedono la Pasqua, ma che si riferiscono già al tempo che segue la risurrezione, quando Gesù garantirà la sua presenza in mezzo ai suoi.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                          Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 2 maggio 2021

2 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la vite, voi i tralci

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Nel lungo saluto ai suoi apostoli la sera del Giovedì Santo, Gesù usa con loro l’icona della vite, agganciandosi alle parole dei profeti. Dopo aver presentato domenica scorsa se stesso come pastore, adesso Gesù trova nella vigna un’immagine ancor più forte per esprimere il rapporto profondo e personale che egli vuole avere con gli apostoli e con ciascuno di noi.

Io sono la vite, voi i tralci
«Io sono la vite, il Padre è il vignaiolo, voi siete i tralci», così dice Gesù ad ebrei che avevano grande familiarità con questa pianta utilissima nella loro società.
Non a caso Gesù si rifà alla vigna per parlare del rapporto speciale che vuole avere con ciascuno dei suoi discepoli e con noi. Molte volte nell’Antico Testamento, Jahvè ha usato la vigna come simbolo del suo rapporto con il popolo d’Israele. Soprattutto per indicare l’amore e la cura che egli aveva per loro (Is 27,2-3). Altre volte ne parla per sottolineare la loro infedeltà (Is 5,1-6; Ger 2,21).
L’icona della vigna esprime in modo inequivocabile il legame che il tracio ha con la vite. Staccato dalla vite, il tralcio non può portare frutto e non serve ad altro che a essere bruciato. Lo dice bene il profeta Ezechiele, che afferma anche la scarsa qualità di questo legno: «Figlio dell’uomo, che pregi ha il legno della vite di fronte a tutti gli altri legni della foresta? Si adopera forse quel legno per farne un oggetto? Si può forse ricavarne un piolo per attaccarvi qualcosa? Ecco, lo si getta nel fuoco a bruciare…» (Ez 15,2-5). Invece ogni tralcio, se rimane attaccato alla vite, produce frutto e frutti squisiti.
La vite è una pianta che ha bisogno di molte cure, è delicata: va potata, mondata, non tutti i rami portano frutto. Gesù ha potato i suoi apostoli attraverso la sua passione e morte. Ora si sono purificati. Gesù chiede a loro di rimanere in lui e di portare frutto. Il Padre, l’agricoltore, brucia i tralci che non rimangono attaccati alla vite, perché non servono più a nulla, e «pota» il tralcio che rimane attaccato alla vite «perché porti più frutto». Il riferimento è alla nostra fatica di vivere, al cammino di ascesi a cui i cristiani sono chiamati. È in questo modo che passa la linfa che ci collega alla vite, a Gesù, che per primo è passato per la dura strada della croce.

Gesù vuole che portiamo frutto
Dio Padre come un vignaiolo si prende cura di me perché possa fiorire, portare frutto, raggiungere il mio pieno sviluppo. Così è di ogni cristiano. Entrando sin da bambini nella Chiesa con il battesimo siamo stati inseriti nella vite, che è Gesù, e siamo oggetto delle cure dell’agricoltore, che è il Padre. Se lasciamo passare la linfa e ci lasciamo potare, se «rimaniamo» in Gesù, produciamo frutti di vita nuova.
Il verbo «rimanere» ritorna addirittura una decina di volte in questo capitolo di Giovanni. Rimanere in Gesù vuol dire fargli spazio nella nostra vita, dargli tempo, vivere per lui. Ma il verbo rimanere è sempre accompagnato da un altro verbo: «portare frutto». Chi infatti rimane in Gesù, diventa fecondo. Se sostenuta dalla vita, la sua preghiera viene ascoltata, come dice Gesù: «Chiedete quel che volete e vi sarà fatto». Pur nei nostri limiti, in noi scorre la stessa linfa che lega Gesù alla vite, e il Padre ci guarda con compiacenza.
Il «portare frutto» è inteso soprattutto nei confronti degli altri. Infatti chi rimane in Gesù, si fa suo discepolo e apostolo. In questo modo non fa soltanto di se stesso una persona realizzata e felice, ma diventa un testimone che rende felici gli altri. È così che la vite non rimane sterile, ma porta frutti.

Eucaristia, centro della nostra vita
Tutte e tre le letture di questa domenica presentano dei riferimenti alla vita molto concreti e non è difficile trarne delle applicazioni, a partire dall’importanza che Gesù dovrebbe avere nell’esistenza di ogni cristiano. È lui il nostro salvatore, il nostro punto di riferimento: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla».
Tutti desiderano riuscire nella vita, affermarsi, condurre un’esistenza non banale. Molti però hanno l’orizzonte corto, si accontentano di progetti provvisori e fragili, leggeri, effimeri. È chi rimane unito a Gesù, chi si lascia condizionare da lui e si orienta secondo la sua parola, che getta semi di vita eterna e porta frutti che valgono per sempre.
Mezzi privilegiati per rimanere uniti a Gesù sono sicuramente l’Eucaristia, la Parola di Dio e l’incontro con la comunità. Non per niente al momento dell’ingresso ufficiale di un nuovo parroco, nella presentazione alla sua parrocchia, gli vengono consegnate la chiave del tabernacolo e una copia della Bibbia, mentre la comunità lo accoglie festosamente. Sono tre elementi essenziali per la vita di una comunità cristiana.
Ed è proprio la celebrazione eucaristica che rende presenti questi tre elementi: riuniti fraternamente nel suo nome, ci mettiamo in ascolto della sua parola e come tralci uniti alla vite ci prepariamo a entrare in comunione intima con Gesù attraverso l’Eucaristia.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

In uno dei suoi incontri con Giovanni Paolo II, mons. Antonio Riboldi racconta che si è sentito guardare da lui con quegli occhi sbarrati che sembravano rivolgersi anche a ogni uomo e donna, e gli disse: «L’uomo ha perso Dio e quindi è finito, come un tralcio staccato dalla vite, in un angolo come un pugile. Bisogna amarlo, fino a riportarlo al centro del ring, perché torni con gioia a lottare, la lotta della Vita per il Cielo».

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4. Parola da Vivere – 2 maggio 2021

2 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la vite, voi i tralci

COMMENTO

In questi pochi versetti l’evangelista Giovanni raccoglie le dimensioni fondamentali della vita spirituale di un cristiano. Gesù parla a cuore aperto ai suoi amici e a noi.
La metafora della vite e dei tralci affonda le sue radici nel Primo Testamento, ma qui il Signore la rende personale, intima.
All’origine c’è il Padre che invia il Figlio perché si incarni nel mondo, quello degli altri figli che si sono dispersi. Veramente Gesù, diventando carne come noi, ha affondato le sue radici in questo mondo, le ha affondate tanto da raggiungere l’estrema profondità del peccato, per purificare così l’umanità e portarle la vita stessa di Dio.
Ogni uomo è stato creato per mezzo del Verbo e a immagine di lui, per questo nasce innestato in Cristo, altrimenti non potrebbe neanche esistere. Il Padre stesso ha cura di questo rapporto tra gli uomini e Cristo, perché il tralcio sia quello che deve essere, cioè il credente che, ricevendo vita ed energia dalla vite, porta il frutto. La cura da parte del Padre, vignaiolo che ha piantato Cristo-vite nel mondo, comprende la potatura, perché gli uomini facilmente si lasciano sedurre dal mondo e disperdono le energie di amore in ciò che non vale, non dura e fa male.
Tutto questo per portare il frutto, che è uno solo: l’amore fraterno. Un amore come quello del Figlio, fino a dare la vita per gli amici.
Sette volte usa il verbo “rimanere” che significa anche “abitare”. È questa la realtà più insondabile della vita spirituale: Cristo abita in noi e noi in lui. La casa dice sicurezza, rifugio, riposo, intimità, ospitalità, accoglienza incondizionata, amore fraterno e filiale, convivialità, scambio di vita e di amore… Gesù ci offre tutto questo, ma chiede che anche noi l’offriamo a lui. Il rapporto di coppia è un’immagine forte ma piccola di questa immensa realtà che tanti mistici hanno vissuto in modo travolgente ma anche incomprensibile per chi non sperimenta la vita spirituale.
«Senza di me non potete far nulla»: è il risvolto negativo della rivelazione di chi siamo e perché viviamo. Senza Gesù non siamo più noi, non siamo più figli, non siamo più fecondi: diventiamo inutili a noi stessi e agli altri. Preferisco pensare che non possa essere una scelta diretta, ma una conseguenza tragica di chi decide di non credere in lui.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Noi siamo innestati in Cristo, è la nostra natura di figli di Dio nel Figlio. La linfa che scorre dalla vite ai tralci è la stessa vita di Dio che ci fa vivere e ci rende fecondi.
  2. Il Padre pota i tralci. La potatura non è un danno, ma un dono fatto al tralcio, perché non disperda vita ed energia e così porti frutto. Le nostre resistenze alla potatura si verificano ogni volta che non vogliamo rinunciare a ciò che ci danneggia, ci indebolisce, ci distrae.
  3. Il frutto per il quale riceviamo vita ed energia da Cristo è l’amore fraterno, quello che Gesù ha vissuto e ci ha comandato. Senza di lui non siamo capaci di amare i fratelli come lui ha amato noi.
  4. Gesù in noi e noi in lui, noi la sua casa e lui la nostra: questo è il paradiso che è già iniziato. A volte ce ne dimentichiamo e diventiamo tristi; quando ce ne ricordiamo il sole dell’anima torna a splendere.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Scegliere una frase di Gesù che ci interpella, e abbiamo trascurato, e viverla.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

Pubblicato il

5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 2 maggio 2021

2 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la vite, voi i tralci

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, tu sei la verità che illumina il mondo, abbi pietà di noi.
  • Cristo, tu sei la vita che rinnova il mondo, abbi pietà di noi.
  • Signore, tu sei la via che conduce al Padre, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi. Gesù ci ha detto: «Rimanete in me e io in voi». Chiediamogli di saperlo fare, per portare frutto. Preghiamo insieme e diciamo:

Resta con noi, Signore.

  • Per la Chiesa, perché attraverso la sua testimonianza e l’annuncio del Vangelo porti speranza al mondo, preghiamo.
  • Per i capi di stato e di governo, perché si impegnino a promuovere i valori della libertà, della giustizia sociale e della pace, preghiamo.
  • Per i giovani, affinché nel genuino rapporto con Cristo siano tralci nuovi e pieni di vita, per la loro felicità e il futuro della società e della Chiesa, preghiamo.
  • Per la nostra comunità parrocchiale, perché si senta unita vivamente nel Cristo attraverso la Parola di Dio, l’Eucaristia e la fraternità, preghiamo.

Celebrante. Resta con noi, Signore, perché rimaniamo uniti a te, come tralci alla vite, e pieni di Spirito Santo ci rendiamo testimoni di speranza tra i nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.