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3. Annunciare la Parola – 9 maggio 2021

9 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Anche in questa domenica, come generalmente avviene in tutto il tempo pasquale, un brano del Vangelo di Giovanni sostituisce il Vangelo di Marco. Come si sa, non c’è infatti un anno dedicato al Vangelo di Giovanni, che viene in soccorso ai Vangeli sinottici soprattutto nelle domeniche dei «tempi forti». La consegna di Gesù in questa domenica del tempo pasquale è quella dell’amore, dell’amicizia, della gioia, che sono i messaggi centrali dell’annuncio cristiano, tra i più affascinanti del Vangelo.

Dio è amore
Nella seconda lettura, Giovanni rivela che Dio è amore. Tra le tante definizioni attribuite a Dio lungo la storia (essere perfettissimo, motore immobile, colui che è…), questa è certamente la più singolare, sorprendente e consolante. Dio non è estraneo e indifferente alla nostra vita, non siamo consegnati a un destino cieco e senza speranza, perché Dio è amore e ci ama. E aggiunge Giovanni come corollario, che chi vuole conoscere Dio deve amare: «Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore». E ancora: «Noi amiamo perché egli ci amati per primo» (1Gv 4,19). Dio ci ha amati sin dall’inizio dell’umanità. E ce lo ha rivelato, nella pienezza dei tempi, nel volto misericordioso e amichevole dell’uomo Gesù.

Rimanere nel suo amore
Il brano del Vangelo si pone sulla stessa lunghezza d’onda. Ma questa volta l’identikit di Dio passa attraverso la persona di Gesù, che dice: «Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore». E ogni cristiano è invitato a entrare in questo vortice d’amore. L’espressione «rimanere in» ritorna molte volte in questo capitolo di Giovanni. Lo ricordavamo domenica scorsa parlando della vite e dei tralci: «Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto». Gesù ci invita ad avere nei suoi confronti un rapporto di intimità e di amicizia fecondo, come quello che c’è, per rifarci alle similitudini delle ultime due domeniche, tra il pastore e le sue pecore, tra la vite e i tralci.
Gesù celebra con gli apostoli la cena pasquale. Siamo alla vigilia della sua passione, eppure dice: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Gioia che nasce dal sentirsi amati e dall’amare a nostra volta. «Senza l’amore, a che serve esistere?», diceva Roger Schutz di Taizé. «Perché vivere ancora? Con che scopo? In questo consiste il senso della nostra vita: essere amati per sempre, fino nell’eternità, perché, a nostra volta giungiamo fino a morire d’amore. Sì, felice colui che muore d’amare».
Dice Gesù: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi». Ancora una volta si parla di amore e di amore di amicizia. E l’amore di amicizia non è meno profondo e meno importante, anzi ogni amore genuino dovrebbe colorarsi di amicizia per diventare più autentico e profondo. L’amore di cui parla Gesù è poi simile al suo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». L’amore vero infatti è quello di chi si dona, di chi ci mette la vita, non è solo qualcosa di romantico e di poetico, e può chiederti il martirio: «Amatevi come io ho amato voi» (Gv 13,34). È poiché è difficile dire di no a un amico, Gesù promette: «Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà».

Vivere nell’amore
L’amore è certamente uno dei valori assoluti della nostra vita. E l’amore non ha bisogno di spiegazioni, di giustificazioni, non deve portare ragioni. L’amore è come la libertà, esiste, deve esserci, non se ne può fare a meno. Dice acutamente san Bernardo: «L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. Non cerca ragioni» (Discorso sul Cantico dei Cantici).
L’amore «ha i suoi comandamenti», dice una popolare canzone. Gesù in questa conversazione con gli apostoli ne traccia le regole. È «amare come Gesù ha amato noi». E l’amore è fedele, non è capriccioso e incostante. Accetta la fatica di costruirlo, perché duri e si purifichi. L’amore si sforza di apprezzare l’altro, di vederne gli aspetti positivi, di apprezzarne la dignità.
L’amore si fa comunicazione, confidenza, intimità, dialogo, amicizia. Dove non c’è scambio di doni, di parola, di gesti di affetto, non c’è amore. Un amore inespresso non può durare a lungo.
L’amore porta a condividere la vita. È per amore che Gesù sceglie gli apostoli. Li sceglie personalmente uno per uno e ha verso di loro un rapporto affettuosamente amichevole.
L’amore diventa fecondo, ed è sempre generatore di vita. Nel figlio, quando si parla dell’amore condiviso nel matrimonio. Nel servizio quando ci si riferisce alla vita condivisa nella comunità sociale e cristiana.
L’amore richiede infine la «reciprocità»: «Amatevi gli uni gli altri», dice Gesù. Non si può amare a lungo in una sola direzione. E l’esperienza ci dice che l’effetto di un amore donato è spesso proprio questo, perché chi ama ottiene facilmente amore.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Per amare bisogna guardare il volto delle persone. Del beato Pier Giorgio Frassati si dice che era attento ai sentimenti e alle sofferenze delle persone. Antonio Fassone, il bidello del liceo, raccontò che fra tutti gli studenti solo Pier Giorgio si accorse del suo dolore quando perse l’unico figlio di 14 anni. «Che succede Fassone?», gli chiese Pier Giorgio. E il povero uomo gli raccontò la disgrazia. Pier Giorgio abbassò lo sguardo e rimase in silenzio accanto a lui. Un anno dopo, quello stesso giorno, Pier Giorgio andò da Fassone e gli disse: «Oggi è l’anniversario della morte di suo figlio. Lo ricorderò nella Comunione».

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