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L’Ora di Religione – Le novità per l’a.s. 2021-22

Le novità della rivista “L’Ora di Religione" per l’a.s. 2021/22

Le nuove rubriche della rivista dedicata agli Insegnanti di Religione della scuola dell’Infanzia e Primaria per l’anno scolastico 2021/22 presentate in un video della vice-direttrice Cristina Carnevale.

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2. Letture e introduzioni – 11 luglio 2021

11 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I primi chiamati alla missione

Gesù ha scelto e chiamato gli apostoli e ora li manda in missione. Ma dice a loro di comportarsi come lui: di essere determinati e disinteressati, avendo come obiettivo unicamente la predicazione del regno di Dio. In ogni tempo Gesù affida ai cristiani la sua stessa missione e li invita a essere profeti e missionari. E la scelta di presentarsi al mondo distaccati, poveri e liberi, proposta da Gesù, deve essere accolta anche dalla Chiesa di oggi.

PRIMA LETTURA

Va’, profetizza al mio popolo.                                                                 

Amos, contadino e mandriano, viene chiamato a essere profeta nel regno del nord, dove opera già il profeta cortigiano Amasia, che gli dice di andare altrove. Ma Amos rivendica la chiamata di Dio e dice di autorizzato a proseguire nel suo impegno profetico.

 Dal libro del profeta Amos.                                                Am 7,12-15

In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele».
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                      Dal Salmo 84 (85)

Il salmista canto il ritorno dall’esilio. Israele esulta per il ritorno alla sua terra e al suo Dio. E annuncia un tempo di pace, di giustizia, di prosperità.

Rit. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 SECONDA LETTURA

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo.                                       

Da questa domenica e per sette settimane viene proposta come seconda lettura la lettera che Paolo ha scritto agli Efesini (e probabilmente anche ad altre comunità). Paolo inizia il suo scritto proponendo ai suoi lettori un grandioso inno di benedizione e di lode.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                                                           Ef 1,3-14

[Tra parentesi la forma breve]

[Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra.]
In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Cf Ef 1,17-18

Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluia.

 VANGELO

Prese a mandarli.                                                                                       

Gesù manda gli apostoli a predicare il regno di Dio. È la loro prima esperienza missionaria. Gesù traccia per questi primi predicatori evangelici le regole di comportamento, chiedendo determinazione, credibilità e la stessa libertà che manifesta lui.

Dal vangelo secondo Marco.                                                        Mc 6,7-13

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 11 luglio 2021

11 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I primi chiamati alla missione

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Siamo soliti pensare che l’attività di predicazione degli apostoli sia iniziata dopo la risurrezione di Gesù e la Pentecoste. Prima invece si sarebbero limitati ad accompagnare Gesù e a fargli da interlocutori privilegiati. Invece il Vangelo ci presenta più di un caso di missione apostolica. Gesù comincia a mandarli almeno nei territori vicini a fare l’esperienza della predicazione. È già l’inizio di quell’impegno di evangelizzazione che sarà quello della Chiesa sino ai giorni nostri.

Gesù li prepara alla missione
Non può non stupire che Gesù abbia voluto condividere la sua predicazione con persone poco preparate e probabilmente non troppo affidabili. Ma è stata questa una precisa sua scelta sin dall’inizio: Gesù accetta il rischio di affidare la Chiesa a persone concrete, che avrebbero potuto manifestare lungo la storia una testimonianza poco credibile. Sarà anche per questo che Gesù dà ai suoi apostoli delle istruzioni molto particolareggiate e concrete su come regolarsi, parole che costituiscono ancora oggi un vademecum per chi vuole intraprendere l’impegnativa strada dell’annuncio del Vangelo.
La prima impressione che si ricava dalle parole di Gesù è la determinazione che chiede ai suoi apostoli. Il distacco dalle cose e il portarsi dietro solo lo stretto indispensabile, così come il rifiuto di una ospitalità prolungata e non giustificata o l’abbandono di una zona quando ci si accorge che è refrattaria. Tutto sottolinea l’idea di fondo: l’unica cosa che conta lungo questo viaggio è non perdere di vista lo scopo per cui si è intrapresa la missione e non lasciarsi distrarre da altro.
Gesù sembra dare poca importanza al contenuto della predicazione, la conversione e l’annuncio del realizzarsi del regno di Dio, ma molto di più su come deve essere trasmesso. Ed essi lo fanno a parole, ma soprattutto con la loro vita. E anche con i miracoli; gli apostoli infatti si ritrovano gli stessi poteri di Gesù. Proprio per questo i discepoli tornano dalla loro missione pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome!» (Lc 10,17).

A imitazione di Gesù
Ciò che Gesù chiede ai suoi apostoli è una vita condotta sulla lunghezza d’onda della sua, leggera e libera come la sua. Chi viaggia, si sa, può aver bisogno di tutto: cibo, denaro, valigie… Gesù li invita invece a presentarsi alla gente da poveri, in modo che si veda chiaramente che non hanno altri fini oltre a quello di annunciare il Vangelo. E non li manda a predicare nel tempio o nelle sinagoghe o in nuovi luoghi di culto che potrebbero costruire loro. Li manda nelle case, a incontrare le famiglie e la gente nei loro ambienti quotidiani di vita. È una sfida impegnativa, che porta con sé la certezza che il loro messaggio – la costruzione del regno di Dio – riguarda precisamente la vita di ogni persona.
Gli apostoli devono ritenere normale anche l’eventualità dell’insuccesso. Egli stesso l’ha sperimentato a volte con amarezza. Non si può costringere qualcuno a credere. Di fronte alla possibilità di un rifiuto il cristiano non si impone, neanche a livello educativo o famigliare, nemmeno con i più piccoli. La proposta cristiana ha senso se viene fatta nella libertà e viene vissuta per convinzione personale. I metodi duri o ricattatori possono illudere lì per lì, ma a lungo andare si riveleranno tragicamente fallimentari.

Nella Chiesa di oggi
Riesce difficile affidarsi unicamente alla forza della parola di Dio e non ricorrere all’appoggio dei potenti o alla sicurezza di poter disporre di molte strutture e di molti mezzi. Spesso le comunità se ne servono per far presa sulla gente: dal ping-pong e al pallone per i ragazzi, a risorse e strumenti sofisticati per gli adulti. Certo alcune attività rispondono alla necessità di dare spazio anche negli ambienti ecclesiali agli interessi di tutti, in particolare dei più giovani. Ma ci si deve guardare dall’usare queste cose in modo strumentale, come ricatto o come specchietto per attirare le persone. E non devono assumere una importanza tale da non lasciare più trasparire la proposta cristiana, che è il fine ultimo su cui poggia tutta l’istituzione.
Gesù manda infine gli apostoli «a due a due», come a dire – lo ricorda Gregorio Magno – che essi, essendo in due, sono inevitabilmente chiamati a dare prova di vicendevole amore reciproco.
A questo proposito è bello ricordare – parlando di due persone – che questo è applicabile anche per una coppia che viva insieme l’esperienza dell’amore e dell’impegno di testimoniare il Vangelo in famiglia e ovunque. Quando i figli, in particolare, possono dire dei genitori: «Guarda come si amano!»; quando nella piccola società in cui questa coppia vive riesce a dare testimonianza di collaborazione e di affetto, si realizza in pieno la missione del Signore e si rende presente il volto di Dio.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«In una società come la nostra, è chiaro che l’importante non sta nel fatto che la Chiesa sia in primo luogo visibile attraverso un tempio che domina gli edifici circostanti. Da quale segno Gesù ha detto che i suoi discepoli sarebbero stati riconosciuti? Dall’amore che avrebbero avuto gli uni per gli altri. In questo senso, perché la Chiesa riesca a porsi in stato di missione e di evangelizzazione, i battezzati non hanno altra scelta che quella di consolidare il loro progetto di fraternità» (mons. Bernard Hubert).

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4. Parola da Vivere – 11 luglio 2021

11 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I primi chiamati alla missione

COMMENTO

Quando il gruppo dei dodici è stato costituito, Marco ci ha informati che Gesù li ha chiamati «perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni». In questo brano si realizza la seconda intenzione di Gesù. Sono stati con lui un certo tempo, non moltissimo, hanno visto parlare e agire Gesù, non hanno ancora ben capito chi sia, fino alla risurrezione non capiranno molto. Anzi Marco sottolineerà la loro costante incapacità di capire; eppure Gesù li manda ad annunciare la presenza del Regno di Dio nel mondo ed essi fanno esperienza della loro capacità di fare miracoli e della conversione della gente.
Gesù dà loro le ultime istruzioni: essendo annunciatori del Regno, devono affidarsi completamente alla potenza di Dio, che li accompagna. Non c’è nessun’altra garanzia. Sono a due a due, perché l’annuncio del Vangelo deve essere sempre comunitario e preceduto dalla testimonianza dell’amore fraterno. Inoltre, preannuncia che troveranno persone disposte a convertirsi e ad offrire loro ospitalità e cibo. Gli apostoli così iniziano a fare esperienza della presenza di Gesù nella loro azione apostolica, anche prima della risurrezione. In seguito questo sarà ancora più chiaro per loro. Il Signore infatti non chiama e non affida missioni, senza dare anche la capacità di realizzarle, fino al potere di fare miracoli, che annunciano la presenza del Regno di Dio e costituiscono la prova della verità dell’annuncio.
Faranno anche esperienza del rifiuto, ma non devono scoraggiarsi o entrare in crisi. L’adesione al Vangelo esige una scelta libera, ma chi rifiuta deve sapere che ci sono delle conseguenze. La polvere scossa dai calzari è un giudizio che sarà ripreso alla fine dei tempi, ma sul presente costituisce l’ultimo invito a convertirsi. Infatti, tenendo presente tutto il Vangelo, non possiamo escludere la speranza che chi ha rifiutato, ricordando la testimonianza della polvere nei momenti di tristezza o di fallimento, possa recuperare l’annuncio di una salvezza che è offerta a tutti, anche a chi all’inizio ha detto di no.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Mandati a due a due, non tanto per aiutarsi, ma per essere, con la parola e con l’amore fraterno, testimoni credibili di una nuova vita offerta a tutti. Quando pensiamo di poter testimoniare da soli, corriamo il rischio di diffondere idee, non vita nuova.
  2. Povertà e credibilità dell’annuncio sono strettamente legati. Più della parola vale lo stile di vita conforme al Vangelo, nella somiglianza a Gesù. La Chiesa ha fatto molte volte l’esperienza della sterilità della sua parola, quando si è fidata della potenza o della ricchezza dei mezzi.
  3. Gesù manda gli apostoli verso chi ha bisogno dell’annuncio. Il luogo della missione è dovunque ci siano uomini e donne alle prese con la vita concreta. Il metodo è Cristo stesso: incarnarsi e condividere i doni che si posseggono in uno scambio fraterno e gratuito.
  4. L’inviato può essere rifiutato. Nessun problema, ci si rivolge ad altri. Magari si può tentare, più tardi, un ”secondo giro”. Qualcuno potrebbe non aver capito bene,
    oppure potrebbero essere stati gli evangelizzatori, scarsi di testimonianza e di fraternità, a causare il rifiuto.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Proviamo a dire una parola presa dal vangelo a un fratello che attraversa un momento difficile.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 11 luglio 2021

11 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I primi chiamati alla missione

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che hai dato ai tuoi apostoli il mandato di donare il tuo perdono, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ci comandi di amarci e di sentirci fratelli nella stessa fede, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci vuoi attenti e disponibili quando ci offri la tua parola, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, chiamati a percorrere le strade di questo mondo per annunciare come gli apostoli il regno di Dio, presentiamo al Padre le nostre domande, perché sostenga la nostra missione. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci il tuo Spirito, o Padre, lo Spirito di Gesù.  

  • Per la Chiesa sparsa in ogni angolo della terra, perché ovunque annunci l’amore di Dio, soprattutto verso i più deboli e i lontani, preghiamo.
  • Per i pastori della Chiesa, per i missionari e i catechisti: perché diano con gioia testimonianza della loro fede, preghiamo.
  • Per le famiglie, perché in esse regnino l’amore, il rispetto, il desiderio di una gioiosa vita cristiana vissuta, preghiamo.
  • Per le persone segnate dalla sofferenza, dalla malattia, dalla povertà, perché trovino sul loro cammino amore e fraterna solidarietà, preghiamo.

Celebrante. Padre santo, che ci mandi come tuo Figlio Gesù ad annunciare al mondo la tua parola, rendici strumenti efficaci della tua salvezza. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 11 luglio 2021

11 luglio

15ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I primi chiamati alla missione

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 4 luglio 2021

4 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù rifiutato dalla sua gente

Siamo tutti profeti. Come Ezechiele e i grandi profeti dell’Antico Testamento, come Paolo e gli apostoli, anche ciascuno di noi è chiamato a essere profeta coraggioso e audace, ad annunciare il Vangelo e la vita di Gesù senza scoraggiarsi per i rifiuti e senza paura dei nostri limiti. Come ha fatto Gesù, profeta del Padre, che è stato rifiutato dai suoi compaesani, i cittadini di Nazaret.

PRIMA LETTURA

Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.

È il racconto della vocazione del profeta Ezechiele, scelto per una missione difficile tra gli ebrei in esilio. Dice Jahvè: «Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

 Dal libro del profeta Ezechiele.                                                                                          Ez 2,2-5

In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 122 (123)

Come un servo, attento a ogni accenno del suo padrone, il salmista si mette nella mani del suo Signore, da cui attende aiuto nei momenti difficili.

Rit. I nostri occhi sono rivolti al Signore.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.

 SECONDA LETTURA

Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.                    

Nonostante il suo zelo e la sua passione apostolica, l’apostolo Paolo riconosce le proprie debolezze e i propri limiti. Ma il Signore gli dice di non temere, perché la sua forza si manifesta pienamente proprio attraverso la sua debolezza.

 Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                     2Cor 12,7-10

Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                  Cf Lc 4,18

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

Alleluia.

VANGELO

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.                                                               

Gesù insegna nella sinagoga di Nazaret, tra i suoi compaesani. Essi, pur ammirati da ciò che dice e dai miracoli che fa, non accolgono la sua testimonianza, perché conoscono lui e la sua famiglia e questo è per loro motivo di scandalo. Ma Gesù si meraviglia per la piccolezza della loro fede.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                           Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 4 luglio 2021

4 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù rifiutato dalla sua gente

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Siamo soliti pensare che l’attività di predicazione degli apostoli sia iniziata dopo la risurrezione di Gesù e la Pentecoste. Prima invece si sarebbero limitati ad accompagnare Gesù e a fargli da interlocutori privilegiati. Invece il Vangelo ci presenta più di un caso di missione apostolica. Gesù comincia a mandarli almeno nei territori vicini a fare l’esperienza della predicazione. È già l’inizio di quell’impegno di evangelizzazione che sarà quello della Chiesa sino ai giorni nostri.

Gesù li prepara alla missione
Non può non stupire che Gesù abbia voluto condividere la sua predicazione con persone poco preparate e probabilmente non troppo affidabili. Ma è stata questa una precisa sua scelta sin dall’inizio: Gesù accetta il rischio di affidare la Chiesa a persone concrete, che avrebbero potuto manifestare lungo la storia una testimonianza poco credibile. Sarà anche per questo che Gesù dà ai suoi apostoli delle istruzioni molto particolareggiate e concrete su come regolarsi, parole che costituiscono ancora oggi un vademecum per chi vuole intraprendere l’impegnativa strada dell’annuncio del Vangelo.
La prima impressione che si ricava dalle parole di Gesù è la determinazione che chiede ai suoi apostoli. Il distacco dalle cose e il portarsi dietro solo lo stretto indispensabile, così come il rifiuto di una ospitalità prolungata e non giustificata o l’abbandono di una zona quando ci si accorge che è refrattaria. Tutto sottolinea l’idea di fondo: l’unica cosa che conta lungo questo viaggio è non perdere di vista lo scopo per cui si è intrapresa la missione e non lasciarsi distrarre da altro.
Gesù sembra dare poca importanza al contenuto della predicazione, la conversione e l’annuncio del realizzarsi del regno di Dio, ma molto di più su come deve essere trasmesso. Ed essi lo fanno a parole, ma soprattutto con la loro vita. E anche con i miracoli; gli apostoli infatti si ritrovano gli stessi poteri di Gesù. Proprio per questo i discepoli tornano dalla loro missione pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome!» (Lc 10,17).

A imitazione di Gesù
Ciò che Gesù chiede ai suoi apostoli è una vita condotta sulla lunghezza d’onda della sua, leggera e libera come la sua. Chi viaggia, si sa, può aver bisogno di tutto: cibo, denaro, valigie… Gesù li invita invece a presentarsi alla gente da poveri, in modo che si veda chiaramente che non hanno altri fini oltre a quello di annunciare il Vangelo. E non li manda a predicare nel tempio o nelle sinagoghe o in nuovi luoghi di culto che potrebbero costruire loro. Li manda nelle case, a incontrare le famiglie e la gente nei loro ambienti quotidiani di vita. È una sfida impegnativa, che porta con sé la certezza che il loro messaggio – la costruzione del regno di Dio – riguarda precisamente la vita di ogni persona.
Gli apostoli devono ritenere normale anche l’eventualità dell’insuccesso. Egli stesso l’ha sperimentato a volte con amarezza. Non si può costringere qualcuno a credere. Di fronte alla possibilità di un rifiuto il cristiano non si impone, neanche a livello educativo o famigliare, nemmeno con i più piccoli. La proposta cristiana ha senso se viene fatta nella libertà e viene vissuta per convinzione personale. I metodi duri o ricattatori possono illudere lì per lì, ma a lungo andare si riveleranno tragicamente fallimentari.

Nella Chiesa di oggi
Riesce difficile affidarsi unicamente alla forza della parola di Dio e non ricorrere all’appoggio dei potenti o alla sicurezza di poter disporre di molte strutture e di molti mezzi. Spesso le comunità se ne servono per far presa sulla gente: dal ping-pong e al pallone per i ragazzi, a risorse e strumenti sofisticati per gli adulti. Certo alcune attività rispondono alla necessità di dare spazio anche negli ambienti ecclesiali agli interessi di tutti, in particolare dei più giovani. Ma ci si deve guardare dall’usare queste cose in modo strumentale, come ricatto o come specchietto per attirare le persone. E non devono assumere una importanza tale da non lasciare più trasparire la proposta cristiana, che è il fine ultimo su cui poggia tutta l’istituzione.
Gesù manda infine gli apostoli «a due a due», come a dire – lo ricorda Gregorio Magno – che essi, essendo in due, sono inevitabilmente chiamati a dare prova di vicendevole amore reciproco.
A questo proposito è bello ricordare – parlando di due persone – che questo è applicabile anche per una coppia che viva insieme l’esperienza dell’amore e dell’impegno di testimoniare il Vangelo in famiglia e ovunque. Quando i figli, in particolare, possono dire dei genitori: «Guarda come si amano!»; quando nella piccola società in cui questa coppia vive riesce a dare testimonianza di collaborazione e di affetto, si realizza in pieno la missione del Signore e si rende presente il volto di Dio.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«In una società come la nostra, è chiaro che l’importante non sta nel fatto che la Chiesa sia in primo luogo visibile attraverso un tempio che domina gli edifici circostanti. Da quale segno Gesù ha detto che i suoi discepoli sarebbero stati riconosciuti? Dall’amore che avrebbero avuto gli uni per gli altri. In questo senso, perché la Chiesa riesca a porsi in stato di missione e di evangelizzazione, i battezzati non hanno altra scelta che quella di consolidare il loro progetto di fraternità» (mons. Bernard Hubert).