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Movimento Cattolico Mondiale per il Clima: corso animatori Laudato Si’

Movimento Cattolico Mondiale per il Clima

Corso on line di formazione Animatori
Laudato Si’

dal 13 aprile al 4 maggio 2021

Caro Lettore,

riportiamo di seguito il comunicato del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima relativo all’iniziativa del “Corso on line di formazione Animatori Laudato Si’" dal titolo “Va’ e ripara la nostra casa" che si terrà dal 13 aprile al 4 maggio 2021 e che vede coinvolta la nostra Casa Editrice come Media Partner.

Corso Animatori Laudato Si’

Carissimi,

con immensa gioia, vi annunciamo che l’Editrice Elledici insieme al Movimento Cattolico Mondiale per il Clima (Global Catholic Climate Movement – GCCM) propone il nuovo Corso on line di formazione Animatori Laudato Si’, dal 13 aprile al 4 maggio 2021, come risposta all’appello urgente per la cura della nostra casa comune lanciato da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’. Gli Animatori Laudato Si’, formati dal Movimento in tutto il mondo, sono circa 17000, distribuiti su 73 paesi nei cinque continenti. In Italia il programma è stato avviato nel 2019 e la nostra rete conta circa 2000 animatori.

Il corso inizierà martedì 13 aprile e si compone di 4 sessioni on line della durata di un’ora, un questionario di valutazione al termine di ciascuna delle 4 sessioni, un progetto applicativo da realizzare durante la Settimana Laudato Si’, dal 17 al 24 maggio 2021, e un impegno a realizzare un evento per Tempo del Creato. Le lezioni potranno essere seguite anche in differita attraverso la registrazione ed anche in questo caso sarà richiesto di compilare i questionari di valutazione. A seguito della partecipazione ai quattro incontri, all’invio dei questionari compilati e all’organizzazione di un’attività per la Settimana Laudato Si’, i partecipanti riceveranno il certificato di Animatore Laudato Si’. La presentazione del corso con il programma completo è disponibile a questo link.

Abbiamo scelto di promuovere insieme questo corso, in un cammino che accomuna a noi tante realtà cattoliche. Ti invitiamo a divulgare questa iniziativa ai tuoi contatti, e a quelle persone che hanno a cuore la cura della nostra casa comune. PASSA LA… CHIAMATA!!!

Grazie per il tuo impegno
Laudato si’!

Antonio Caschetto,
Coordinatore dei programmi, Italia, Movimento Cattolico Mondiale per il Clima

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Recensione del libro “Incarnazione digitale” di Luca Peyron

Incarnazione digitale

Custodire l’umano nell’infosfera

Il 5 febbraio scorso, il magazine Vita (mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit) ha dedicato un articolo al libro “Incarnazione digitale” di don Luca Peyron, edito da Elledici. Di seguito la recensione con l’intervista all’autore, a cura di Marco Dotti.

La sfida dell’incarnazione digitale: custodire l’umano nell’infosfera
di Marco Dotti 05 febbraio 2021

La tecnologia non è un semplice mezzo, ma uno strumento performativo: mentre la usiamo ci cambia. Per questo, come ha più volte esortato Papa Francesco, è importante riflettere su ciò che sta a monte, oltre che sulle conseguenze e gli effetti del digitale sulla nostra vita. L’esperienza torinese dell’apostolato digitale

«L’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico», con queste parole Papa Francesco ha chiamato allo sforzo congiunto per disegnare un futuro che tenga conto della trasformazione in cui siamo immersi. Una nuova realtà che, già nei primi anni Settanta, venne definita “infosfera” e oggi riguarda tutti.

Don Luca Peyron studia da anni l’infosfera, tema a cui ha dedicato anche un bel libro (Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Elledici, 2019). Ha un passato da consulente legale in proprietà industriale, è docente di teologia e ha avuto un ruolo di primo piano nella candidatura di Torino come Centro italiano per l’Intelligenza Digitale. Da due anni, Peyron coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino che si occupa proprio della connessione tra infosfera, ambiente digitale e fede. Un servizio che suscita interesse crescente. Ne parliamo con lui.

C’è una differenza tra pastorale digitale e apostolato?
C’è una differenza sostanziale tra pastorale digitale e apostolato digitale. Fare un blog religioso, costruire un sito internet per la parrocchia, diffondere via social un bollettino religioso sono un modo di fare pastorale servendosi del digitale. L’apostolato digitale, invece, è un servizio nato all’interno della pastorale universitaria della Diocesi di Torino e ha come senso, significato e obiettivo quello di pensare la trasformazione digitale.

Un nuovo approccio dunque?
Ci siamo posti il problema di pensare la trasformazione ad intra e ad extra di tutto ciò che è digitale – dall’Intelligenza Artificiale alle piattaforme fino alla blockchain – rispetto all’aver fede, rispetto a incontrare Dio, rispetto ad avere un vita ecclesiale. Ad intra, il tema dell’apostolato digitale si interroga dunque su come la trasformazione digitale incide sul fatto credente. Ad extra, ci si interroga su cosa la Chiesa ha da dire rispetto al mondo e alla società nel suo complesso in relazione a questi temi: che tipo di contributo, a partire dalla teologia spirituale fino al Magistero, dal Vangelo all’esperienza delle comunità. la Chiesa può dare per la comprensione di quanto sta accadendo. Partendo, ovviamente, dal presupposto che la trasformazione digitale sta cambiando la società, l’essere umano, le relazioni tra le persone, quelle istituzionali e d’impresa. L’apostolato digitale non si pone, dunque, solo il tema di come annunciare il Vangelo in un mondo che cambia, ma anche di come capire il mondo che cambia.

Come nasce l’apostolato digitale?
Nasce da una provocazione dei padri sinodali durante il Sinodo sui giovani prima e del Santo Padre poi, che hanno insistito sul fatto che la Chiesa si interroghi su questi temi.

Il suo libro ha un sottotitolo avvincente: incarnazione digitale…
Questo libro nasce da un’esperienza personale: mi occupo di questi temi – insegno teologia all’Università Cattolica di Milano, alla Statale di Torino e presso IUSTO – università salesiana sempre di Torino – da tempo e ho cercato di mettere per iscritto quanto insegnavo. L’ho fatto per cominciare a mettere un po’ parola su questi temi, a partire da un concetto di fondo: l’infosfera.

L’infosfera è la globalità delle informazioni che, in qualche modo, ci avvolge e determina sempre di più le nostre posture esistenziali. Incarnazione digitale significa che a partire dal mistero dell’incarnazione di Cristo, in ogni epoca i cristiani si devono interrogare sui segni dei tempi e come, in quel determinato momento della storia, le persone vivono la loro esperienza di vita e di fede. Questo perché nella loro esperienza di vita e di fede, e solo in quella, può maturare l’incontro concreto e reale con Cristo. L’operazione che tentiamo di fare è riflettere su questi temi portando il nostro contributo.

Come lavorate concretamente?
Lavoriamo in équipe, cercando di intercettare soprattutto i giovani. Abbiamo un laboratorio interconfessionale, Rerum Futura, che mette insieme giovani cattolici, ebrei e musulmani per riflettere sul digitale.

L’aspetto della sfida include quello dei rischi, mi riferisco in particolare ai temi antropologici. Dalla trasformazione digitale potrebbero uscire antropologia nuove, inedite, forse incompatibili con la nostra visione del mondo…
Il rischio maggiore che rilevo, per quanto riguarda la Chiesa, sarebbe non accorgersi di quanto sta succedendo e, mi permetto di dire, di quello che è già successo… da tempo. Rischiamo di continuare a annunciare il Vangelo a un essere umano che, semplicemente, non esiste più. Quando Papa Francesco nel 2015, a Firenze, ricordava che il mondo è cambiato… Aveva chiesto agli studenti e alle università di mettersi insieme e provare a riflettere sul cambiamento. A Torino abbiamo rimodulato la Pastorale universitaria, a partire da quel discorso di Papa Francesco.

Il Concilio Vaticano II parla continuamente di «condizione umana». Ecco, la condizione umana sta cambiando. è diventata una condizione digitale e digitalizzata. Dobbiamo riflettere su questo aspetto, partendo anche da una considerazione personale: il grosso rischio che vedo – parlo dei pastori, dei catechisti, degli animatori – è non cogliere una trasformazione in cui siamo immersi. Una trasformazione che ha cambiato anche noi. Continuiamo a ripetere in modo rituale parole, frasi, atteggiamenti… ma quelle parole hanno una risonanza diversa rispetto a pochi anni fa.

Un esempio?
Durante il lockdown abbiamo assistito a una “ligurgodemia”… Un uso massivo di strumenti social non pensata. Ci siamo persi la presenza reale di Cristo in tre mesi… pur di andare su Facebook. Una questione enorme, tant’è che il Papa a Santa Marta ad un certo punto ha detto: fermiamoci e riflettiamo!

C’è stata una “grande abbuffata” di social…
Più che un’abbuffata, è stata la scoperta di un nuovo mondo senza che ci si rendesse conto di come la tecnologia digitale non è uno strumento neutro. La tecnologia è uno strumento performativo: nell’usarla, ci cambia.

Qualcosa, però, sta cambiando?
Credo che questo tempo sia uno straordinario kairos che la Provvidenza ci ha regalato. Lo stordimento rispetto a quello che è successo è globale ed è planetario. Questo significa che, oggi, la Chiesa ha la possibilità di mettere parola su questi temi con una saggezza, una lungimiranza e una capacità progettuale e profetica che difficilmente ritroviamo in altri soggetti istituzionali e non. Negli ultimi duecento anni ci siamo disabituati, ma nei precedenti milleottocento abbiamo passato i nostri giorni a guarda al tempo che verrà e all’umano che verrà. Vorrei andare a San Giovanni Bosco e al suo insegnamento: quando pensò l’oratorio, lo pensò con alcuni pezzi che continuano nell’oggi, tra questi l’aula.

L’aula di catechismo?
No! L’aula era il luogo in cui i giovani venivano invitati a pensare. Questo è il pezzo che, da un lato, un po’ ci manca. Ma è anche il pezzo che, d’altra parte, possiamo oggi mettere a sistema. È il pezzo che la società ci chiede. C’è un vinto pressante: che cosa pensare e come pensare tutto questo.

L’epoca digitale cambia la percezione dello spazio, del tempo e del corpo. Infonde un senso di espansione di sé che sembra non incontrare più limiti e l’omologazione si afferma come criterio prevalente di aggregazione: riconoscere e apprezzare la differenza diventa sempre più difficile

Papa Francesco

Torino, oggi, è centro italiano per l’Intelligenza Artificiale…
Ed è proprio un’occasione straordinaria di pensiero e di condivisione di pensiero. Quello che la Chiesa ha da dire sull’essere umano da sempre sta suscitando un interesse del tutto nuovo. Dalla Chiesa molti si aspettavano un atteggiamento di tipo moralistico rispetto ad alcune cose, invece il semplice fatto di articolare un pensiero non moralistico, ma che cerca di proporre un’antropologia, una filosofia, una visione economico-politica delle cose… è visto con interesse e stupore.

Come se lo spiega?
Questa visione, ovviamente, si radica nel Vangelo ma per la nostra società non era più considerata quindi risulta spesso nuova. L’effetto che genera, però, è dirompente: ha aperto una nuova capacità e possibilità di dialogo imprevedibili solo pochi anni fa. Con la nostra équipe siamo invitati negli ambiti più disparati per portare il nostro pensiero. C’è una richiesta di pensiero, anzi: del nostro pensiero in tutti gli spazi. Questo non significa occupare nuovi spazi. Significa essere là dove nascono nuovi processi e dove vengono iniziati filoni di ricerca molto importanti. Questo comporta per noi una nuova responsabilità etica e civile.

La sfida sulle tecnologie è complessa…
Come tale può essere affrontata solo in modo sinodale: facendo le cose assieme, pensandole trasversalmente. Teologie e sguardi differenti vanno messi assieme e a sistema. Non farlo, significa sconnettere lo spirito dalle opere.

Dobbiamo passare dalla connessione alla relazione…
Sono convinto che la trasformazione digitale permetta di far diventare globale il locale. Il Concilio ci ha insegnato che bisogna insistere sul locale. Ma il locale, oggi, può diventare globale: la trasformazione digitale ci restituisce la possibiltà di restituire e raccontare la nostra azione, dopo aver lavorato e raccontato il nostro pensiero. La trasformazione digitale riconnette pensiero e azione e ci permette, così, di intervenire fattivamente nelle cose del mondo. Senza lasciare che ci travolgano.

Leggi anche: “L’innovazione può essere santa?” su datamagazine.it (19 Febbraio 2021)

 

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Dossier Catechista: la sfida del digitale

Si riporta la notizia proveniente da “La voce e il tempo” a cura di don Valter RossiDirettore di Dossier Catechista – riguardo la grande sfida che, l’Editrice Elledicì e lApostolato digitale, hanno scelto di affrontare: il digitale.

Dossier Catechista la «sfida» del digitale con l’équipe dell’Apostolato

La collaborazione tra l’équipe dell’Apostolato digitale e la rivista della Elledici Dossier Catechista inizia in un momento ben preciso ed importante. Coincide (casualmente?) con l’uscita del Nuovo Diretto-rio per la catechesi, redatto dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione. Il documento, approvato da Papa Francesco il 23 marzo 2020, memoria liturgica di San Turibio di Mogrovejo che, nel XVI secolo, diede forte impulso all’evangelizzazione e alla catechesi, sarebbe stato pubblicato nel mese di giugno, ma il testo iniziava a circolare nella nostra redazione. Erano i giorni del primo lockdown e scoprivamo che la tecnologia ci dava la possibilità di vederci e lavorare restando comodamente seduti sul divano.

Un Meet ci unì, e iniziammo a scambiarci idee ed intuizioni proprio su un punto che stava segnando la novità di quel Direttorio così innovativo: il digitale. Lo confesso, avevo la consapevolezza di parlare con un esperto (don Luca Peyron – coordinatore del Servizio per l’apostolato digitale), per cui mi limitavo ad annuire e confermare, ma dentro di me cresceva la convinzione che le riflessioni che stavamo facendo di fronte ai primi segnali di una «rivoluzione Covidiana» ormai iniziata non potevano fermarsi chiudendo quella conversazione virtuale (ma assai reale). E le parole del Direttorio che stavo leggendo avevano un peso eccezionale: l’educazione al buon uso del digitale, l’accompagnamento nel mondo virtuale, l’esigenza di essere presenti testimoniando i valori del Vangelo… Mi chiedevo: «Ma i nostri catechisti e le nostre catechiste sono pronte ad affrontare questa sfida?».

Non solo per quanto riguarda l’aspetto tecnico-pratico(per quello basta forse un nipote con molta pazienza e un proposito quaresimale), quanto piuttosto per un approccio mentale nuovo, non terrorizzato, né ingenuo, ma sapienziale e fruttuoso. Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di incastrare don Luca e la sua équipe nella redazione della rivista, e così arrivammo al dunque. Si trattava di fare un po’ di spazio nella rivista per una riflessione slegata dalla praticità del «fotocopia, distribuisci e colora» che rende tanto felici catechisti e bambini. Due pagine di riflessione e di formazione al digitale, ma non per questo meno utili, anzi indispensabili. Una nuova rubrica che desse punti di riferimento e rispondesse alle richieste del Nuovo Diretto-rio di far crescere «una più profonda comprensione della cultura digitale, aiutando a discernere gli aspetti positivi da quelli ambigui» (n° 216). A mio parere si trattava di una sfida. Non tanto per l’indubbia capacità dell’Apostolato Digitale di centrare i problemi importanti, quanto piuttosto per le difficoltà di coinvolgere nella riflessione «il grande pubblico», soprattutto in un momento in cui si speravano soluzioni immediate a problemi complessi e a sfide che ci avevano volto, come comunità ecclesiali, impreparati.

La sospensione delle Messe persino a Pasqua, la chiusura degli oratori, l’interruzione della catechesi, la socialità ridotta, il distanziamento non potevano trovare risposte a basso prezzo ma chiedevano un surplus di faticosa riflessione. Ora stiamo impaginando l’ultimo numero di questa faticosa annata che ci ha tolto molto catechismo in presenza ma ci ha dato l’occasione di pensare, e viene naturale provare a fare sintesi. Ci siamo riuniti nel consiglio di redazione e ci siamo chiesti quanto siano stati apprezzati questi articoli. Forse non abbastanza, ma un primo percorso è iniziato e non intendiamo fermarci. Anche noi rischiamo di diventare prigionieri della «cultura dell’istantaneo». «La sfida dell’evangelizzazione comporta quella dell’inculturazione nel continente digitale» (372), afferma il Direttorio, ribadendo l’importanza di offrire spazi di esperienza di fede autentica, capaci di fornire chiavi interpretative per temi forti, come la corporeità, l’affettività, la giustizia e la pace. Come salesiani, proprio nei dintorni della festa nostro santo fondatore, ribadiamo che: «Quando si tratta di qualche cosa che riguarda la grande causa del bene, Don Bosco vuol essere sempre all’avanguardia del progresso».

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Recensione del libro “Dio al centro” di Vito Spagnolo

Dio al centro

Il cammino della preghiera

Dal mensile della Famiglia Paolina “Il cooperatore paolino”.

Il volume del prete paolino don Vito Spagnolo traccia un cammino non facile che mira a recuperare la presenza di un «Dio lontano» che, se coinvolto quotidianamente nelle nostre scelte e nelle nostre azioni, può trasformare radicalmente la nostra vita.

Mettere Dio al centro significa vivere non per se stessi, ma per Lui. Questa disposizione è indispensabile in colui che vuol pregare.

«Il centro più profondo dell’anima è Dio», dice San Giovanni della Croce. In questa verità si trova la giustificazione di tutte le forme di orazione intese come «preghiera del cuore». È nella preghiera che si fa esperienza dell’amore di Dio. Lui solo ci può cambiare, trasformare, trasfigurare. Dio è presente nel mondo in molteplici modi. E presente nel creato, nei sacramenti e in maniera speciale nell’Eucarestia. Ma, è anche in noi stessi.

«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?», dice Paolo ai Corinzi. Il cristiano può così sempre rientrare in se stesso e là troverà Dio.

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Recensione del libro “Al servizio del dono” di Paolo Tomatis

Al servizio del dono

Paolo Tomatis – intervista

(Settimanale Il Ponte 10.01.2021)

II “nuovo” Messale: i cambiamenti, le motivazioni, le speranze. Parla l’esperto

Non è precisamente un nuovo Messale ma la riedizione di quello voluto da Paolo VI. Si tratta comunque di un’opera alla quale si è lavorato per 20 anni. Proprio questa lunga attesa interroga e incuriosisce le persone: quali novità contiene, quali modifiche e cosa comporta la sua introduzione per la liturgia e per la vita delle persone e dei fedeli?

Don Paolo Tomatis non è soltanto un grande esperto in materia di Liturgia e collaboratore alla redazione del Messale. Docente di liturgia presso l’Istituto di liturgia Pastorale Santa Giustina di Padova (lo stesso cui hanno studiato don Giuseppe Vaccarini, don Andrea Turchini e don Marcello Zammarchi, solo per citare alcuni nomi di sacerdoti riminesi conosciuti), ha di recente pubblicato Al servizio del dono (Elledici), una raccolta di articoli pubblicati sul settimanale diocesano torinese “La voce e il tempo”, sul tema della nuova edizione del Messale, un testo chiaro e fruibile a tutti, anche non esperti.

Don Tomatis è stato l’ospite centrale della puntata de “I Giorni della Chiesa” di IcaroTV tutta dedicata al Messale.

Parliamo dall’inizio, don Tomatis. Che cos’è un Messale?

“11 Messale è un libro liturgico utilizzato durante la messa, all’inizio nel luogo dove il presbitero presiede, dall’offertorio in avanti arriva sull’altare. Su questo libro ci sono testi, preghiere e parole da pronunciare, e rubriche, parola che viene dal latino ruber, rosso: indica le cose che si debbono fare. Utilizzato soprattutto dal sacerdote, il Messale contiene però le risposte dell’assemblea, e descrive anche i gesti destinati all’assemblea stessa, per cui possiamo a buon diritto definirlo come il libro liturgico che guida la preghiera dell’eucaristia della Chiesa Vi si trovano le principali preghiere, orazioni, preghiere eucaristiche, disposizione dei gesti, le parti a scelta, le preghiere per ogni giorno del calendario liturgico relativa all’eucarestia, e lo spartito. Tutte le indicazioni per celebrare l’eucaristia secondo indicazioni della Chiesa”.

Quali sono i motivi che hanno portato ad una nuova edizione?

“Sono fondamentalmente tre i motivi che stanno alla base di questo lungo lavoro. La terza edizione latina del libro liturgico del messale è datata 2002. Nascono in latino per diffondersi poi in tutte le nazioni, chiedendo una traduzione dei testi ma anche un adattamento dei gesti e della liturgia, con possibilità cioè di inserire parti proprie della propria cultura e nazione.  Questo lavoro si basava e siamo al secondo motivo sul documento della Congregazione del Culto del 2001 Liturgia autenticam, che richiedeva traduzioni più letterali e più fedeli. Nacque un lungo lavoro di traduzione delle parole e del messale secondo le regole che ci si era poste, e con una traduzione ulteriore, perché la nuova rischiava di risultare più faticosa della precedente all’ascolto. Da qui tutto il lavoro per migliorare dove possibile e dove la traduzione era ritenuta peggiorativa, ritornando alla versione precedente. Il terzo motivo che ha portato al ‘nuovo’ Messale è la nuova traduzione della Bibbia della Cei. Anche la Bibbia periodicamente ‘richiede’ un processo di ritraduzione testi. La precedente versione recepiva già i lezionad della liturgia nel 2008. Nel nostro caso si trattava di coordinare alcune parti della Sacra Scrittura con alcune parti della liturgia: il caso tipico è il Padre Nostro. Si è deciso di integrare nel Messale la nuova traduzione del Padre Nostro, con l’aggiunta dell’anche (come anche noi li rimettiamo) e soprattutto del non abbandonarci alla tentazione. Questo lavoro di traduzione ha comportato il superamento di piccoli scogli. La traduzione letterale della preghiera di consacrazione, ad esempio, avrebbe richiesto di riportare: versato per Poi e peri molti. Dopo lunga discussione, i vescovi italiani hanno chiesto di lasciare intatta la traduzione precedente per non creare divisioni nel cuore della messa e disagi, scelta accolta da Benedetto XVI e dalla Congregazione per il culto”.

Se lo chiedono in tanti, anche trai non addetti ai lavori. Quali sono le maggiori novità contenute nel Messale?

“Alcune era dovute, come inserimento di nuovi santi, pensiamo ai papi, ma anche nuove feste che dovevano essere sottolineate. C’è anche una maggiore apertura all’universalità della Chiesa: nella memoria dei giorni feriali si potrà pregare, ad esempio, per i martiri delle Filippine, dell’Ucraina e dell’Uganda, offrendo alla preghiera delle singole comunità un respiro più universale. In secondo luogo, siamo di fronte a piccole novità testual i. ll’Kyrye eleison è certamente meno intelli Aibile di ‘Signore piet4 tuttavia fa risuonare nel canto una preghiera antica di grande valore ecumenico, che rimanda direttamente ai vangeli, sapendo che già preghiamo nella liturgia con termini ebraici come amen, alleluja e osanna, che non ci siamo troppo preoccupati di tradurre quanto di entrare dentro al testo. In realtà dire ‘Signore pietà’ o ‘lave eleison’ non cambia molto. Rappresenta invece l’occasione di riappropiarci di un gesto che non fa parte semplicemente dei riti penitenziali: stiamo di fronte ad un’immagine del Signore misericordioso, cerchiamo il Suo volto, Signore abbi misericordia diciamolo in italiano o in greco ma ancor meglio cantiamolo. I riti iniziali non debbono essere troppo veloci o ‘giocati’ soltanto nel rapporto vis a vis tra il sacerdote e l’assemblea, ma vissuti tra sacerdote, assemblea e Signore misericordioso. Un’altra novità del Messale è rappresentata dalla formula ‘fratelli e sorelle’: ci rammenta un lingua zio inclusivo e un’attenzione al linguaggio che deve accompagnarsi alla realtà e alle differenze di genere, età, cultura ed etnia tra coloro che vivono l’eucaristia”.

La partitura musicale è un’inutile complicazione o l’indicazione precisa che non riguarda coro ma colui che presiede e risposta assemblea?

“Altre culture (Africa, Spagna, Messicoo Stati Uniti, Romania) sono più preparate di noi ad una voce che quando si fa canto acquisisce solennità e invita a pregare. Non si tratta di cantare di più o tutto ma cominciare a cantare almeno alcune parti: il Santo o Alleluja non ha senso siano pronunciati. Sarebbe come una canzone di Sanremo recitata senza musica: le parole perdono spessore”.

Alcuni sacerdoti della Diocesi si aspettavano segni più evidenti per la Comunione.

“Il Messale sottolinea la possibilità di prendere la comunione sotto le due specie. Inoltre prevede anche l’utilizzo di un’ostia più grande, e di dare rilievo alla frazione del pane, non soffocata dai gesti di pace o altro. Anche le parole sottolineano la maggiore attenzione: dire subito ‘Ecco l’agnello di Dio; per evidenziare il gesto dell’eucaristia che ci apre gli occhi a riconoscere il Signore nel corpo spezzato'”.

C’è chi teme che alcune introduzioni (specie Kyrie eleison) non favoriscano la partecipazione del giovani.

“I giovani sono più allenati ad accogliere il paradigma della differenza, ad entrare dentro un lingua; go ‘altro. Cantano i canti di Taizè pensandoli latino. La vera differenza che intende promuovere il Messale è quella del coinvolgimento sensoriale, e non solo intellettuale. Quando nei riti iniziali ci poniamo davanti allo sguardo del Signore siamo di fronte a una esperienza di Lui. Il nuovo messale ci invita a vivere bene la liturgia, a ritrovare gesti, magari vissuti finora in maniera un po’ scontata, nella loro straordinaria potenzialità.

Paolo Guiducci

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Recensione del libro “Manuele. Il piccolo guerriero della Luce (Nuova edizione)” di Valerio Bocci, Enza Maria Milana

Manuele
Il piccolo guerriero della Luce

(Nuova edizione)

Dal settimanale di informazione della diocesi di Chioggia “Nuova Scintilla”del 10-01-2021

Vive “per sempre”

Manuel Foderà di Calatafimi (TP), un bambino che
«sognava di vivere fino a 150 anni» e, invece, come tanti altri suoi compagni di viaggio, è stato spazzato via da un tumore a soli 9 anni. Il “piccolo guerriero della Luce”, come si autodefiniva, se ne è andato in Cielo il 20 luglio 2010, dopo aver lottato per cinque anni a colpi di chemio, giochi, sorrisi e preghiere contro il neuroblastoma che aveva intaccato il suo bacino. Un bambino normalissimo ma anche molto particolare i per come ha riempito il breve segmento della sua vita e per ciò che ha scritto nei suoi racconti e nelle numerose lettere indirizzate agli amici, ai dottori, ai preti, ai vescovi, al papa emerito Benedetto XVI. E, soprattutto, con il coraggio con cui ha guardato in faccia il male come sanno fare soltanto i piccoli che sono grandi “dentro”.

Lui che voleva vivere fino… a 150 anni, ora vive semplicemente… “per sempre”! In questi giorni è uscita la nuova edizione, dopo il fortunato esordio della prima (6.000 copie vendute). Contiene 32 nuove pagine con le testimonianze di coloro che l’hanno conosciuto personalmente o attraverso la lettura della sua biografia a cura della mamma Enza e di don Valerio Bocci (ex direttore generale ed editoriale della Elledici). La prima edizione del libro è stata presentata anche a Papa Francesco. d. Massimo

ENZA MARIA MILANA E VALERIO BOCCI, Manuel. Il piccolo guerriero della luce, ElleDiCi,Torino ottobre 2020, pp. 255, € 14,90.

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“Fratelli tutti” – Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, in uscita il 12 ottobre

“Fratelli tutti”

Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale

PAPA FRANCESCO 

Guida alla lettura di padre Giacomo Costa SJ

– IN USCITA IL 12 OTTOBRE 2020 –

PREZZO SPECIALE € 2,30 

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti dell’uscita, prevista per il 12 ottobre 2020, della Lettera Enciclica di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale “Fratelli tutti” edita da Elledici, con la guida alla lettura di padre Giacomo Costa SJ.

“Fratelli tutti”: questo è il titolo della terza enciclica di Papa Francesco firmata il 3 ottobre scorso ad Assisi. Un documento che chiarisce ulteriormente il forte legame tra il magistero del Pontefice e la spiritualità di San Francesco. Fratelli tutti sono gli invisibili, gli immigrati. Quelli che accogliamo e quelli che giacciono sul fondo dei mari che disperatamente hanno cercato di attraversare. Fratelli tutti è un monito all’amore fraterno e quindi alla pace. Fratelli tutti perché crediamo, come dice proprio Papa Francesco, in Dio Padre di tutti. La fratellanza è un legame indissolubile che ci spinge a guardarci dentro, nelle nostre coscienze e negli occhi dei nostri fratelli.
Guida alla lettura di padre Giacomo Costa SJ.

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Pastorale giovanile 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo – Rossano Sala

Pastorale giovanile 2

Intorno al fuoco vivo del Sinodo

Educare ancora alla vita buona del Vangelo

ROSSANO SALA

Con invito alla lettura di Papa Francesco

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti della pubblicazione del nuovo libro edito da Elledici “Pastorale giovanile 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo“, uno strumento indispensabile per tutti gli educatori e gli operatori di pastorale giovanile che desiderano essere all’altezza del Vangelo e dei tempi che stiamo vivendo.

Don Rossano Sala ospite al programma di TV 2000 “Il Diario di Papa Francesco” del 22 Settembre 2020
con il libro “Intorno al fuoco vivo del sinodo” (Editrice Elledici)

Il fuoco generato dal processo sinodale

Un importante testo che idealmente ci colloca intorno al fuoco generato dal processo sinodale della Chiesa universale, che si è svolto dal 2016 al 2019 , dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”

Ben 32 i contributi distinti in cinque significative “costellazioni”: 1) Antropologia, teologia e pastorale; 2) Accompagnamento, annuncio e animazione vocazionale; 3) Giovani, Chiesa e Sinodo; 4) Educazione, scuola e università; 5) Don Bosco, famiglia e oratorio.

Al termine del decennio dedicato dalla CEI a Educare alla vita buona del Vangelo (2010-2020) il testo si propone di tenere sveglio l’impegno educativo e pastorale della Chiesa a favore di tutti i giovani.

Dentro al libro

  • Un importante “Invito alla lettura” di Papa Francesco e il “Rilancio del cammino” di Giacomo Costa, sj.
  • Il primo testo che presenta e analizza tutto il processo sinodale e le sue conseguenze per la Chiesa e per i giovani.
  • Chiude un decennio (2010-2020), offrendone un bilancio, e ne apre un altro (2020-2030) offrendo importanti chiavi di lettura per entrarci nel migliore dei modi.

Autore

Rossano Sala è salesiano di don Bosco. Docente Ordinario di Teologia Pastorale e Pastorale Giovanile presso la Facoltà di Teologia della Università Pontificia Salesiana di Roma e Direttore della Rivista «Note di Pastorale Giovanile». Ha partecipato a due Capitoli Generali della Congregazione Salesiana (2008 e 2020) e agli ultimi due Sinodi della Chiesa universale: quello ordinario sui giovani del 2018 in qualità di Segretario Speciale e quello straordinario sull’Amazzonia nel 2019 come Padre Sinodale. Dal 2019 è consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

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La nuova edizione del libro Elledici sul giovane Carlo Acutis in vista della beatificazione

In occasione della beatificazione

del giovane venerabile Carlo Acutis

– NUOVA EDIZIONE –

CARLO ACUTIS

15 anni di amicizia con Dio

UMBERTO DE VANNA

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti della pubblicazione della nuova edizione del libro Elledici “Carlo Acutis. 15 anni di amicizia con Dio “, la testimonianza di fede di un giovane dei nostri tempi che verrà beatificato ad Assisi il prossimo 10 ottobre 2020.

Forniamo di seguito i contenuti del libro.

Carlo, l’inconfondibile sapore della Grazia

È stato un giovane libero e lieto,

Carlo Acutis, contento della vita,

capace di compassione e di gratuità.

Ha vissuto i suoi 15 anni “alla grande”,

all’altezza dei suoi desideri più veri.

(mons. Paolo Martinelli)

Sono ormai tantissimi nel mondo i giovani che guardano a Carlo Acutis (1991-2006) e si rifanno alla sua testimonianza.

Carlo è il santo che non ti aspetti, piace e sorprende perché ha tutte le caratteristiche dei ragazzi d’oggi: la passione per la vita e l’informatica, lo sport e l’amicizia, l’amore verso tutti, mettendo nello stesso tempo Dio al primo posto. 

Mons. Paolo Martinelli, vescovo ausiliare di Milano, ha parlato di Carlo come di un giovane cristiano desideroso di vivere alla grande e che «ha condiviso con i giovani del suo tempo la bellezza della vita nell’adolescenza, trovando in essa un’occasione straordinaria per portare il Vangelo».

Per il suo amico Rajesh è stato un esempio talmente alto di spiritualità e santità che ha sentito il desiderio di farsi battezzare:

 

«Carlo è stato per me un maestro di vita cristiana. Carlo che mi ha contagiato e folgorato con la sua profonda fede, la sua grande carità e la sua grande purezza, che ho sempre considerato fuori del normale, perché un ragazzo così giovane, così bello e così ricco normalmente preferisce fare una vita diversa».

 

“Innamorato di Dio”,  Carlo era affascinato da una forte spiritualità che ha vissuto senza complessi, respirando il mondo della fede con la spontaneità di uno che si direbbe caduto giù dal cielo.

Dentro al libro

  • Un linguaggio smart e giovanile capace di trasmettere la testimonianza del giovane Carlo Acutis in tutta la sua bellezza;
  • Numerose fotografie a colori che ripercorrono la vita del giovane “candidato alla santità”;
  • Alcune proposte di riflessione personale e di gruppo;
  • Un’idea originale di dono ai ragazzi che hanno completato l’iniziazione cristiana (“dopo-Cresima”).

Autore

UMBERTO DE VANNA, sacerdote salesiano, è autore di numerosi libri di catechesi e spiritualità giovanile. Per Elledici ha pubblicato negli ultimi anni Un prete per amico, Dio a un passo da noi, Noi gli adolescenti, Il mondo che vorrei, Sorpresi da Dio, La catechesi in parrocchia e la biografia Gesù di Nazaret. Ti seguirò ovunque tu vada, che si inserisce con originalità nel grande filone delle “vite di Gesù”.

Pubblicato il

Il nuovo libro Elledici di Paolo Tomatis

Al servizio del dono

La nuova edizione del Messale

Un nuovo ed attesissimo strumento da uno dei più
accreditati e stimati teologici e liturgisti italiani.

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti della pubblicazione del nuovo libro Elledici “Al servizio del dono”, un importante e pratico strumento per meglio comprendere quali cambiamenti comporterà nella pratica della Celebrazione il Nuovo Messale Romano.

Un valido ausilio per presbiteri, diaconi e operatori pastorali

  • Cosa si deve fare e come si devono celebrare i diversi momenti della Messa alla luce della nuova edizione del Messale Romano?
  • Ecco chiaramente indicati quali sono i cambiamenti previsti per i Riti introduttivi, il Kyrie eleison, il Gloria, il Padre Nostro, il dono della pace, il Beati gli invitati, il Calendario e il Proprio dei Santi.
  • Dopo un lunghissimo lavoro di revisione e traduzione, iniziato nel 2004, si è giunti al termine dell’opera, con l’approvazione finale della traduzione proposta dalla Conferenza Episcopale Italiana, da parte di papa Francesco nel maggio 2019 e della Congregazione vaticana per il culto divino e la disciplina dei sacramenti nel luglio 2019. Questo libro aiuterà presbiteri, diaconi e operatori pastorali a meglio comprendere per ben celebrare.

Dentro al libro

  • Un libro chiaro, immediato e completo, che aiuterà a rispondere alle tante domande che ci porremo alla luce della nuova edizione del Messale Romano.
  • Ogni momento della Celebrazione viene analizzato in vista dei cambiamenti attesi.
  • Il libro mostra come si possa arrivare ad avere testi vicini alla cultura, al linguaggio e alla fede dei cristiani di oggi, senza nulla togliere alla verità e ai testi di partenza.

Autore

Paolo Tomatis, docente di Liturgia presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale (sezione di Torino), l’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina di Padova e la Facoltà teologica di Milano. È presidente dell’Associazione Professori di Liturgia, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano di Torino e membro della Consulta dell’Ufficio Liturgico Nazionale.

Tutti i dettagli

  • EAN: 9788801067064
  • Prezzo: € 9,90
  • Formato: 15×21 cm
  • Pagine: 88
  • Collana: Manuali per i ministeri
  • Data pubblicazione: Settembre 2020
  • Cod: LDC 06706
  • Destinatari: Sacerdoti/Parroci, Operatori liturgici, Operatori pastorali.
  • Scaffale: Domenica e Liturgia

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