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Forum Internazionale dei Giovani e cammino post-sinodale: la parola a don Rossano Sala

Forum Internazionale dei Giovani e cammino post-sinodale: la parola a don Rossano Sala

Si è svolto l’XI Forum Internazionale dei Giovani dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali. Si riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS) e il video-commento di don Rossano Sala.

(ANS – Roma) – “Un momento d’incontro, comunione e sinodalità… Che è andato a dare compimento alla riunione Pre-sinodale dei giovani del marzo 2018”. Con queste chiavi di lettura don Rossano Sala, SDB, Segretario Speciale per il Sinodo dei Vescovi del 2018, interpreta l’XI Forum Internazionale dei Giovani, svoltosi dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali.

Don Sala, può raccontarci cos’è successo in quei giorni?

Abbiamo vissuto tre ampi momenti di riflessione. La prima giornata è stata dedicata al cammino sinodale, con particolare attenzione al metodo utilizzato: perché il Sinodo sui Giovani c’insegna in primo luogo uno stile di camminare, di dare la parola a tutti, di ascoltare.

La seconda giornata, poi, è stata dedicata all’Esortazione Apostolica Christus Vivit, affinché ciascun giovane e Chiesa particolare potesse conoscerla e farla propria.

E nella terza giornata abbiamo ragionato sul grande tema della ricezione, la fase più delicata di questo cammino Post-sinodale: come inaugurare nuovi cammini, nuovi itinerari, nuove prospettive?

Sabato mattina, infine, il Papa ci ha accolti in udienza, ha salutato, stringendogli la mano, tutti i giovani, uno ad uno; e ha anche presentato i temi delle tre prossime Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), scanditi dal verbo “Alzati”, in una prospettiva di Risurrezione e di consapevolezza di quello che i giovani possono dire e possono dare al mondo e alla Chiesa.

Quali sono le principali prospettive su cui lavorare ora?

Faccio riferimento alle tre parole emerse dal cammino sinodale: in primo luogo “Sinodalità”. La grande richiesta dei giovani alla Chiesa è che sappia vivere e lavorare insieme, che sia un segno luminoso di fraternità. I giovani ci hanno ricordato che la comunione è la prima e più importante forma di evangelizzazione.

La seconda parola è “Vocazione”. Ognuno è chiamato a dare la sua parte, in ottica missionaria. La grande domanda che Papa Francesco pone a tutti i giovani non è “Chi sono io?”, o “Cosa posso fare per essere felice?”; ma “Per chi sono io?”, “Chi devo rendere felice per essere felice?”.

E la terza è “Discernimento”. Papa Francesco non ci offre soluzioni preconfezionate, ma chiede ai giovani di mettersi davanti al Signore in una dinamica contemplativa ed entusiasmante, in cui tutti siamo soggetti attivi.

Cosa significa tutto questo per la Famiglia Salesiana?

Intanto voglio dire che a quest’incontro c’erano, sì, alcune persone del mondo salesiano, poi c’era Carina, la rappresentante del Movimento Giovanile Salesiano… Ma soprattutto c’erano tanti giovani che hanno manifestato in quei giorni una simpatia, una conoscenza e uno stile salesiano.

Poi, per un salesiano, significa principalmente fare dei giovani dei compagni di viaggio. Non i giovani come recettori, come destinatari, ma come protagonisti della Pastorale. Don Bosco, d’altra parte, ha sempre creduto nei giovani: basta vedere l’atto di fondazione della Congregazione, che è stato firmato da ragazzi di 14-15 anni. La Chiesa oggi ci chiede un rinnovato entusiasmo per ripartire da lì.

Guardando al Capitolo Generale, oltre che al cammino sinodale, quali Salesiani per i giovani di oggi?

Un salesiano, innanzitutto, che abbia fiducia nei giovani; che sappia mettersi in discussione di fronte alla sfide del nostro tempo, in una rinnovata laboriosità culturale; e che sia cosciente della sua vocazione specifica verso i giovani più piccoli e più poveri.

Su ANSChannel è disponibile il video integrale dell’intervista a don Rossano Sala (anche con sottotitoli in spagnolo).

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Infosfera e dintorni: intervista a don Luca Peyron su Città Nuova

Infosfera e dintorni
Intervista a don Luca Peyron su Città Nuova

Si riporta l’articolo pubblicato il 19 giugno 2019 sul sito di Città Nuova da parte di Daniela Baudino in merito all’intervista effettuata a don Luca Peyron, autore del libro Elledici “Incarnazione digitale“.

CITTA’ NUOVA – Era il 12 marzo 1989 quando Tim Berners-Lee presentava al Cern di Ginevra il progetto che ha dato avvio al Web, che fu alla base di Internet e oggi della rivoluzione digitale. Don Luca Peyron, sacerdote della Diocesi di Torino e autore di “Incarnazione digitale” (Elledicì) ci aiuta a tracciare una strada futura sulla reale possibilità di custodire l’umano dentro alla rivoluzione digitale in cui siamo immersi quotidianamente.

Don Luca, il termine infosfera non indica solo gli strumenti digitali che ogni giorno utilizziamo, ma un vero e proprio spazio relazionale: quale le sembra la sfida più urgente, per l’uomo di oggi dentro a questo nuovo ecosistema?

Le sfide sono tre: la prima è prendere coscienza del mondo in cui viviamo, che non è quello di ieri con qualche cambiamento. Questo non è scontato per i nativi digitali, che sanno usare gli strumenti ma sanno fino ad un certo punto cosa c’è dietro, ma neanche per chi è nato “analogico” e non si rende conto di quanto questo significhi nel concreto delle nostre esistenze, e che l’ambiente digitale non sono i social e due siti, ma molto di più. La seconda sfida è culturale e politica: come ci posizioniamo, come scegliamo che cosa questo mondo è e sarà? L’infosfera è qualcosa che stiamo costruendo noi e siamo noi che dobbiamo decidere ed essere consapevoli di come, per chi e per cosa la costruiamo. La terza questione è decidere dove vogliamo andare rispetto alla centralità della persona umana: non tutto ciò che si può fare, siccome si può fare, ha un carattere veritativo. Non dobbiamo avere paura, ma dobbiamo avere ben chiaro un obiettivo e un orizzonte che ci permetta di non trovarci una mattina in un posto senza sapere come ci siamo arrivati.

Come responsabile della pastorale universitaria del Piemonte e docente dell’Università Cattolica di Milano ha modo di entrare nella vita quotidiana di quelli che oggi chiamiamo “nativi digitali”, spesso descritti come superficiali, disattenti, narcisisti. Le sembra che questi termini li raccontino per quello che realmente sono o c’è di più?

Noi giudichiamo questa generazione a partire dalla differenza che vediamo tra quello che noi eravamo e quello che loro sono. Se notiamo dei ragazzi sulla metro con il cellulare in mano li critichiamo, ma noi in mano avevamo il quotidiano: non c’è differenza. Critichiamo le nuove generazioni perché hanno l’attitudine ad utilizzare strumenti che a noi fanno paura, e ciò che fa paura viene stigmatizzato. Facciamo più fatica a capirli di quanto ogni generazione passata ha fatto fatica a capire la successiva perché il salto è molto più ampio, ma questa generazione è molto di più di queste etichette. Molto del negativo se l’è trovato costruito da noi: abbiamo chiesto loro di essere dei clienti e dei consumatori più che delle persone, gli stiamo proponendo un’adultità non desiderabile copiando la loro giovinezza, invece che raccontare un’adultità che vale la pena vivere. Per questo è sempre più necessario un dialogo dove interessa ciò che l’altro pensa, e partendo da quello dare una risposta per generare qualcosa di nuovo che appartiene a ciascuno dei due.

Nel tuo saggio scrivi: «L’architettura dell’infosfera sta contribuendo a illudere la coscienza del conoscere, facendo venir meno il desiderio di verità». Quali sono gli elementi dell’esperienza cristiana che possono aiutarci a vivere una vera incarnazione digitale?

Sono due elementi che fanno parte dell’esperienza cristiana che possono essere sostanziali e sostanzianti. Il primo è il tempo. Il Dio eterno sceglie di farsi uomo in un tempo, sceglie di darsi un tempo e di manifestarsi come Dio dopo un tempo molto lungo. Nel diluvio di informazioni di oggi abbiamo bisogno di un tempo congruo per scegliere, discernere, ragionare, decidere, per assumere una postura verso la realtà. Non dobbiamo entrare in competizione con le macchine ed essere più veloci di loro: la loro velocità ci restituisce del tempo che dobbiamo utilizzare per esprimere la differenza. Il secondo aspetto è la dimensione del silenzio. Nella vita di Gesù ci sono tanti momenti di silenzio con il Padre. Per noi può essere la nostra interiorità, che serve per portare a compimento il tanto, il bello, il buono e il vero che questo tempo ha. Dobbiamo riappropriarci di un tempo di mistica, di silenzio informativo, in cui far risuonare dentro di noi quello che è davvero importante per poter dare risposte che non siano solo emotive.

Quello dell’Intelligenza Artificiale è un tema con cui dovremo inevitabilmente prendere confidenza. Credi che il nostro destino sia quello di essere sostituiti dalle macchine e dagli algoritmi?

Questo dipende da che tipo di mondo decidiamo di abitare e dalla coscienza che abbiamo o non abbiamo rispetto a quello che ci sta accadendo. Sempre più le macchine sono in grado di appropriarsi e occupano lo spazio cognitivo che fino ad oggi era esclusivamente umano. Ma la macchina va nella direzione in cui noi decidiamo essa vada, e la direzione dobbiamo darla noi. Per questo dobbiamo decidere quale è l’obiettivo da perseguire e utilizzare le macchine per farlo. Quello che c’è in più oggi è che le macchine stanno diventando in grado di scegliere autonomamente una direzione: ma se permettiamo questo allora stiamo eliminando dall’essere umano quella dimensione che gli è propria e non replicabile, la dimensione trascendente. Decidere che questa sia la dimensione che dà direzione al vivere e ci aiuta a disegnare il mondo in cui viviamo non ci salverà necessariamente dalle macchine, ma ci aiuterà ad utilizzare le macchine per accogliere la salvezza che ci è data.

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Perché ancora la Bibbia? – dentro il testo di Bibbia ieri e oggi

Perché ancora la Bibbia?

La conoscenza delle scritture rimane una sfida da raccogliere.
Perché farne a meno vorrebbe dire rinunciare all’anima della civiltà di cui siamo parte, ai valori e alle idee a cui tuttora facciamo riferimento.
Ora questi, l’inviolabilità della dignità umana e la sua responsabilità nel cammino della Storia.

A cura di Enzo Appella
Docente di Esegesi e Teologia biblica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, Sezione San Luigi

Dentro il testo


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Intervista a don Emilio Salvatore, nuovo direttore di “BIBBIA ieri e oggi”

BIBBIA

ieri e oggi.

Una valida rivista, completamente rinnovata, per gli appassionati e cultori del mondo biblico, gli animatori di gruppi biblici, i catechisti, gli insegnanti di religione e tutti gli amanti della Bibbia, desiderosi di migliorarne la comprensione.

Inoltre

Con il nuovo numero di quest'anno, diamo il benvenuto al nuovo direttore della rivista,

don Emilio Salvatore

docente di Sacra Scrittura della Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale di Napoli, sezione San Luigi, fondatore e direttore editoriale di Clarus, periodico della Diocesi di Alife-Caiazzo, e parroco a Piedimonte Matese.

Di seguito, si riporta  l'intervista rilasciata da don Emilio Salvatore in merito al suo nuovo incarico con la rivista Elledici
BIBBIA ieri e oggi

Come nasce il progetto?

In realtà io mi sono inserito all'interno di una rivista già esistente, che aveva già una ricca serie di interventi, presenze e firme qualificate. L'invito, che mi è stato rivolto, è stato diretto a riportare la rivista al titolo originario, cioè BIBBIA “ieri” e “oggi”. Si tratta di riscoprire non solo il movimento che porta ciascuno di noi a comprendere il suo significato letterale, inquadrandolo in un contesto storico, geografico e culturale ma anche, in un secondo momento, quello di portare il testo verso noi oggi, arricchito dalla lunga storia interpretativa dei testi.
Ci sono così due movimenti che segue la rivista: il primo che in parte lo allontana da noi ma per poterlo contestualizzare nel suo mondo originario e quindi comprenderlo meglio; il secondo invece che lo avvicina a noi per renderlo attuale e più vicino alla sensibilità dell'uomo di oggi. Nel titolo della rivista è già detto questo duplice dinamismo interpretativo.

Nello specifico, a chi si rivolge la Rivista?

A tutti coloro che vogliono comprendere la Bibbia: laici, religiosi, catechisti, sacerdoti, insegnanti. Tutti noi in realtà abbiamo a che fare con la Bibbia: se siamo credenti in quanto la consideriamo Parola di Dio; altrimenti, come semplici uomini e donne, che ritrovano in essa la base per poter conoscere meglio la cultura occidentale. Lo dimostrano le rubriche su Bibbia e musica o Bibbia ed arte: un'ignoranza sulla Bibbia è un'ignoranza della nostra cultura. L'altro aspetto è per il credente, in quanto attraverso la Bibbia egli riesce a cogliere l'intenzionalità di Dio sulla storia del mondo e anche su ciascuno di noi.

Per quanto riguarda la sua esperienza personale: che cosa lo ha fatto innamorare del Testo sacro?

Diciamo che il mio approccio iniziale è stato con i Vangeli. Da ragazzo, nel momento in cui ho incominciato a voler capire veramente la religione, così come vissuta nel mio ambiente di origine, un piccolo centro dell’Alto casertano, e procedendo negli studi liceali e all'università, ad un certo punto ho sentito il desiderio di andare direttamente alla fonte, di leggere i Vangeli per incontrare la voce di Gesù di Nazaret. Da allora, mi è sempre piaciuto approfondire la Bibbia, grazie anche poi al ruolo di catechista e di animatore di giovani. Quindi ho vissuto dall'interno questo bisogno di conoscenza della Bibbia. Ma anche dall’esterno stupisce che nella nostra cultura odierna si approfondiscano tante epopee e grandi saghe narrative senza conoscere però la Bibbia. È un’esigenza anche scolastica quella di riscoprire la ricchezza dell’insegnamento biblico, altrimenti come si spiegherebbe ai ragazzi ad es. Dante e gran parte della cultura occidentale e dell'arte?

Riprendendo il titolo della Rivista “Bibbia ieri e oggi” e contestualizzandolo alla società odierna, dove sembra venir meno la fede, quale può essere “l'oggi” della rivista?

La nostra società cerca risposte facili, a volte anche per questioni importanti. Le grandi domande richiedono un approfondimento. Il nostro compito è dunque quello di aiutare tutte le persone a capire che per “comprendersi” e per comprendere il senso della vita bisogna avere la pazienza di approfondire, di decifrare la Bibbia, un testo, nella sua originalità, ricco di una grande esperienza di Dio ma anche dell’umanità. La Bibbia resta così un punto d'incontro tra quanti cercano di penetrare nel mistero della vita. Questa rivista vuole far nascere nel lettore il gusto del sapere e del conoscere, far “assaggiare” dei sapori antichi importanti ed essenziali della nostra vita e pian piano educare la gente al gusto di questi sapori (e saperi) che sono però sempre nuovi e sempre attuali. Questo può essere fatto attraverso una serie di passaggi graduali.
La rivista è così una sorta di iniziazione alla Bibbia con un livello qualitativo elevato rispetto ad una lettura superficiale dei testi biblici. Rimane importante far innamorare della Parola, perciò ci vuole un gusto accattivante: BIBBIA ieri e oggi ha fatto questa scelta con un corredo fotografico ampio, una ricchezza di rubriche interessanti e dettagliate che entrano anche nel contesto attuale. La rivista ha la funzione di mostrare questo panorama di prospettive diverse con anche approfondimenti di attualità.

Dopo aver parlato dell' “oggi”, qual è invece il “futuro” della Rivista?

Questo dipenderà anche dalla risposta dei lettori. Oggi molte riviste, anche di un buon livello, fanno fatica, a favore del mondo social e delle notizie disponibili sul web. Prima che la rivista venga fidelizzata e apprezzata dalle persone occorre del tempo, occorre che entrino nello spirito di questa proposta e comprendano la ricchezza che offre. Io credo molto in questa proposta.

Quali novità possiamo trovare nella nuova impostazione della Rivista?

Il nuovo taglio che vogliamo dare alla rivista parte dalla volontà di stare comunque dentro all’attualità, cioè di partire da fatti attuali ed emergenti che viviamo oggi, andando ad approfondirli in maniera puntuale, seria e con un linguaggio semplice. Ad esempio come viene riportato nella rubrica “Bibbia e testimonianza”. La nuova impostazione riporta anche una rubrica interessante di interviste legate a personalità del mondo della cultura e delle diverse confessioni cristiane, per sapere la storia del rapporto che hanno avuto con la Bibbia. Ad esempio, l'intervista al Cardinale Ravasi. Il taglio che vogliamo dare vede insieme sia un approccio interdisciplinare, che tiene conto del dato culturale, e poi quello della testimonianza religiosa, legato alla spiritualità.

Perché abbonarsi alla Rivista “BIBBIA ieri e oggi”?

Perché fornisce un valido percorso di approfondimento della Bibbia, caratterizzato da una varietà e da un panorama ampio di contenuti, con un linguaggio accessibile, semplice e vivace che da gusto al sapere contenuto nelle varie rubriche della rivista.


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Coscienza della Scienza – Salone del Libro 2019

L'Editrice Elledici è stata presente all'evento annuale del Salone Internazionale del Libro 2019 dal 9 maggio al 13 maggio presso Lingotto Fiere Torino.

Don Luca Peyron e Giuseppe Tipaldo hanno trattato il tema della Coscienza della Scienza tramite il sostegno dei loro libri “Incarnazione digitale” e “Società della pseudoscienza”.

Riportiamo i punti principali emersi dalla presentazione:

  • essere in grado di orientarsi tra buone e cattive spiegazioni;
  • l'importanza di non inquinare la realtà in cui viviamo;
  • la connessione comporta l'esistenza delle cose;
  • avere un posto nel mondo dipende dall'archivio dei nostri dati;
  • la velocità del digitale ci permette di andare più lenti;
  • il codice è la chiave per leggere il digitale

BUONA VISIONE

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#aggrappatialei – Il dono misterioso

#aggrappatialei

Il dono misterioso

Siamo entrati nel mese di maggio, il mese per eccellenza dedicato a Maria, la madre celeste.

Durante il nostro percorso domenicale saremo accompagnati dalle storie di Bruno Ferrero, tratte dal suo libro “Ti racconto Maria“.

Oggi la storia tratta del dono misterioso donato a Gesù: il frutto del primo peccato, simbolo di una Creazione nuova.

Era l’alba a Betlemme.

L’ultimo pellegrino se n’era andato e la stella scomparsa. La Vergine Maria guardava dolcemente il Bambino che si era addormentato.
Lentamente e cigolando, si aprì la vecchia porta della stalla. Sembrava spinta da un soffio di vento più che da una mano. Sulla soglia comparve una donna anziana, coperta di stracci. Maria sussultò, come se avesse visto una fata cattiva. Gesù continuava a dormire.

L’asino e il bue strappavano bocconi di fieno e paglia da un mucchio che avevano davanti al muso e non degnarono di uno sguardo la nuova venuta.

Maria la seguiva con lo sguardo. Ogni passo della sconosciuta sembrava lungo come dei secoli. La vecchia continuava ad avanzare, finché fu accanto alla mangiatoia.

Gesù Bambino spalancò gli occhi di colpo e Maria si
meravigliò vedendo brillare negli occhi del Bambino e della donna la medesima luce di speranza. La vecchia si chinò sul Bambino. Maria trattenne il fiato. La vecchia frugò nei suoi abiti stracciati, cercando qualcosa. Parve impiegare dei secoli a trovarla. Maria
continuava a guardarla con inquietudine.

Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la vecchia estrasse dai suoi stracci un oggetto, che rimase però nascosto nella sua mano, e lo affidò al Bambino.

Dopo tutti i doni dei pastori e dei Re Magi, che cosa
poteva mai essere quel dono misterioso?

Maria vedeva solo la schiena della vecchia curva sull’improvvisata culla di Gesù. Poi la vecchia si raddrizzò, come se si fosse liberata di un
peso infinito che la tirava verso terra.
Le sue spalle si sollevarono, il suo capo si elevò, quasi a toccare il soffitto, il suo viso ritrovò miracolosamente la giovinezza, i suoi capelli ridivennero morbidi e lucenti come seta. Quando si allontanò dalla mangiatoia, per scomparire nell’oscurità da cui era venuta, Maria poté finalmente vedere il dono misterioso. Nelle piccole mani di Gesù brillava una mela rossa.

Quella donna era Eva, la prima donna, la madre dei viventi, che aveva consegnato al Messia il frutto del primo peccato. Perché ora, con Gesù, era nata una Creazione nuova.

E tutto poteva ricominciare.

Ancilla Domini -sorrisi mariani-

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Un posto in più per il tuo tirocinio

Sei interessato a conoscere il mondo dell'editoria?

Un modo in più per arricchire il tuo CV!

Attiva il tuo tirocinio

La nostra Casa Editrice ha il piacere di offrire a te, studente universitario, l'occasione di svolgere il tuo tirocinio curriculare, grazie all'agevolazione presa con l'Università degli Studi di Torino.

Non sarai solo durante la tua esperienza: verrai accompagnato dai migliori esperti

Perché svolgere il tuo tirocinio in Elledici?

  • passerai dalle lezioni teoriche universitarie alla pratica professionale;
  • avrai l'occasione di confrontarti con altri tirocinanti;
  • imparerai ad orientarti in ambiti differenti;
  • ti specializzerai in uno specifico ambito;
  • potrai entrare in contatto con autori, opere e case editrici esterne;
  • potrai renderti conto se le nozioni acquisite dai corsi svolti in università ti saranno d'aiuto durante il tirocinio;
  • avrai la possibilità di svolgere il tirocinio non per forza al 3° anno di università (consigliato al 2° anno);
  • approfondirai l'utilizzo corretto del computer;
  • verrai accompagnato già da subito all'incontro con il cliente;
  • avrai l'occasione di prendere parte a nuovi progetti.

Inoltre:

Dedichiamo il tirocinio a te, che sei uno studente universitario di uno di questi corsi di laurea:

Gli ambiti prevalenti che incontrerai durante il tirocinio saranno:

  • social media management;
  • seguire l'autore dal punto di vista promozionale;
  • rassegne stampa;
  • monitoraggio reputation/brand awareness
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#aggrappatialei – Il sentiero

#aggrappatialei

Il sentiero

Siamo entrati nel mese di maggio, il mese per eccellenza dedicato a Maria, la madre celeste.

Durante il nostro percorso domenicale saremo accompagnati dalle storie di Bruno Ferrero, tratte dal suo libro “Ti racconto Maria“.

Oggi la storia tratta del sentiero di rose che appare grazie all’Ave Maria e che ti porta alla salvezza.

Una bambina viveva felice con il suo papà e la sua mamma. Ma per una meschina vendetta, degli uomini perfidi la rapirono.
Arrivarono un giorno avvolti nei loro grandi mantelli e, sulla strada che portava alla scuola, s’impadronirono della bambina.

Galoppando di gran carriera sui cavalli neri si allontanarono ben presto dal villaggio e presero la strada della foresta. La buia e tenebrosa foresta che ingoiava per sempre gli incauti che vi si avventuravano senza guida. Quegli uomini dal cuore di pietra portarono la bambina nel cuore della foresta. Volevano che si perdesse per sempre nella foresta.

La bambina piangeva terrorizzata. E ripeteva, quasi gridava, la preghiera che la mamma le aveva insegnato:«Ave Maria, piena di grazia…».

Attraversarono torrenti e burroni, finché giunsero dove la foresta era più intricata e impenetrabile. Là abbandonarono la bambina.

La poverina si accucciò ai piedi di un grande albero, continuando a ripetere tra i singhiozzi: «Ave Maria… Ave Maria…».

Improvvisamente, fra le lacrime, proprio ai suoi piedi scorse una rosa. Una rosa dai petali teneri come una carezza. Poco più avanti, ben visibile, tra l’erba e le foglie, c’era un’altra rosa, poi un’altra, e un’altra ancora… forma vano un sentiero che si snodava tra gli alberi. La bambina cominciò a camminare da una rosa all’altra, prima esitante poi quasi di corsa. Dopo un po’ arrivò al margine della foresta e si trovò nelle braccia della mamma e del papà.

Anche loro avevano visto il sentiero di rose ed erano partiti alla sua ricerca.
Perché anche la mamma e il papà avevano continuato a dire l’Ave Maria. E tutte quelle Ave Maria, quelle dei genitori e quelle della figlia, erano diventate un sentiero di rose. Che li aveva riportati tutti insieme.

Ancilla Domini -sorrisi mariani-

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#aggrappatialei – Il soldato Pietro

#aggrappatialei

Il soldato Pietro

24 maggio: la festa di Maria Ausiliatrice.

Durante il giorno dedicato a Maria Ausiliatrice ci accompagna la storia “Il soldato Pietro” di Bruno Ferrero, tratta dal suo libro “Ti racconto Maria“.

Oggi la storia tratta dell'entrata del soldato Pietro in Paradiso.

Un uomo rude e coraggioso, di nome Pietro, aveva scelto come mestiere quello del soldato. Sapeva combattere con l’archibugio e la spada e si era distinto nelle battaglie più celebri, ma un giorno fu colpito a morte. Quello stesso giorno arrivò alle porte del Paradiso. Bussò con energia. San Pietro si affrettò ad aprire.

«Voglio entrare in Paradiso! Guardate quante medaglie ho meritato! Modestia a parte, sono il migliore. Sono persino morto per la mia Patria. Credo proprio di essermelo guadagnato il Paradiso!».

«Vedo, vedo», borbottò san Pietro, «il vostro nome è il più bello che ci sia, non c’è dubbio. Ma devo prima dare un’occhiata ai miei registri».

Estrasse un librone da uno scaffale e cominciò a leggere lentamente. Tutto quello che il soldato aveva fatto era scritto in quel librone. Man mano che san Pietro leggeva, però, scuoteva la testa e bofonchiava: «Uhm… Uhm».

Secondo quello che c’era scritto e secondo le leggi che regolavano l’accesso al Paradiso, san Pietro non poteva assolutamente lasciar entrare il soldato.

Ma che cosa poteva fare?

San Pietro chiamò san Michele, l’arcangelo che portava la spada e l’armatura, e che quindi avrebbe dovuto provare comprensione nei riguardi di un suo collega umano.

«Ma no, ma no! », gridava san Michele. «Non puoi infrangere i regolamenti. Questo soldato non può assolutamente entrare in Paradiso. Devi cacciarlo via!».

Allora san Pietro convocò un’adunanza di tutti i santi più buoni che riuscì a trovare. Ma non ci fu niente da fare. Senza esitare si recò da Gesù e cominciò a raccontargli tutto quello che si riferiva al soldato.

Ma proprio in quel momento, ci fu un baccano inde-
scrivibile. Venti diavoli, trafelati e rabbiosi, stavano correndo su per i gradini che portavano al Paradiso.

«Ferma, ferma!», gridavano i diavoli, agitando i forconi aguzzi. «Questo soldato non appartiene al Paradiso. Questo soldato appartiene a noi!».

Le cose si mettevano decisamente male per il povero
soldato Pietro. Un diavolaccio rosso lo punzecchiò con la forca sghignazzando: «Eccolo qui, quello che diceva sempre “porco diavolo!”».

Ma proprio allora, al fianco di Gesù, apparve una bella Signora. Era Maria. Aveva in mano un grosso libro d’oro, che consegnò a Gesù. Aveva centinaia di pagine, ed era tutto scritto, su ogni pagina. Gesù incominciò a leggere.
Gesù leggeva e leggeva e leggeva. Alla fine si voltò verso Maria e le fece un bell’inchino. Quello era il segnale.

Il soldato Pietro poteva entrare in Paradiso. Fu Maria stessa a prenderlo per mano e farlo entrare.

I diavoli si avviarono furibondi verso l’Inferno, protestando: «Maria è la nostra rovina! Continua a rubare le anime che ci appartengono! Di questo passo finiremo disoccupati».
A san Pietro, però, era rimasta una gran curiosità.

Che cosa c’era scritto sul gran libro d’oro che Maria aveva fatto leggere a Gesù?

Così, mentre tutti erano distratti, san Pietro si avvicinò quatto quatto al libro d’oro e lo aprì. C’erano scritte tante Ave Maria su ogni pagina. Migliaia e migliaia di Ave Maria.

Era l’unica preghiera che quel rude soldato conoscesse e ogni volta che la mormorava, la Madonna la scriveva sul suo grande libro d’oro.

Erano state proprio quelle Ave Maria ad aprire le porte del Paradiso al soldato Pietro.

Ancilla Domini -sorrisi mariani-

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L’ambiente protagonista in letteratura: “La Bibbia dell’ecologia”

L’ambiente protagonista in letteratura:
“La Bibbia dell’ecologia”
del saggista Roberto Cavallo premiata a Roma, Firenze, Rovigo e Sarzana

Il recente libro di Roberto CavalloLa bibbia dell’Ecologia. Riflessioni sulla cura del Creato“, edito dall’Editrice Elledici e distribuito da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), alla sua terza ristampa a un anno dalla pubblicazione, continua a raccogliere riconoscimenti.

Gli ultimi due premi ricevuti in ordine cronologico sono quelli che l’autore stesso ha ritirato il 19 maggio a Roma all’interno del Concorso letterario e fotografico “La voce della Natura: Armonia, Benessere e Spiritualità”. “La Bibbia dell’Ecologia” ha concorso nella sezione Narrativa, Saggistica e Teatro o Sceneggiatura, classificandosi al 1° posto della sezione e ricevendo inoltre il “Premio speciale per la migliore opera in assoluto sulla natura”. Il concorso, alla sua seconda edizione, è nato con l’intento di premiare quelle opere che abbiano come protagonista la bellezza straordinaria della Natura e le forti sensazioni, i mille sentimenti, piccoli o grandi miracoli di vita e cambiamenti repentini o lenti che essa è in grado di suscitare negli uomini. Il riconoscimento è stato consegnato presso la Sala meeting “Gazebo” dell’Hotel Piccolo Borgo, a Roma.

Il Premio “La voce della Natura” si va ad aggiungere alla Menzione di Merito consegnata all’autore il 27 aprile 2019 presso l’Auditorium Ente Cassa di Risparmio di Firenze, nell’ambito del Premio Internazionale letterario e artistico “Giglio Blu”, dove La Bibbia dell’Ecologia ha partecipato alla Sezione “Saggistica Edita“. Il concorso, organizzato dall’associazione culturale “Giglio Blu di Firenze”, ha riconosciuto l’efficacia del libro nel rileggere l’Antico Testamento in chiave ambientale e moderna, motivando così la menzione:

“sa porre bene all’attenzione dei fruitori, con sapienza, come dovremmo rispettare l’ambiente, e in quanto casa, sia dell’uomo, degli animali, delle pinte. Il linguaggio e lo sviluppo editoriale del testo sono ben curati ed atti ad essere cornice di un discorso omnicomprensivo ma difficile da attuare”.

Il concorso-premio “Giglio Blu di Firenze” è alla sua seconda edizione, patrocinata dal Consiglio Regionale della Toscana.

Oltre ai due riconoscimenti sopra citati, il libro del rifiutologo e divulgatore ambientale Roberto Cavallo ha superato le selezioni e si è aggiudicato un altro premio romano: nominato finalista al Premio Salvatore Quasimodo di Roma: la cerimonia di premiazione si terrà il 26 maggio, alle ore 10, presso l’ Aula Magna dell’ Università Valdese, in Via Pietro Cossa 40 (Piazza Cavour, Roma).

Nella stessa giornata, il libro riceverà un riconoscimento a un altro prestigioso concorso, quello Letterario Internazionale “Gian Antonio Cibotto 2019”: le premiazioni, in questo caso, si terranno a Rovigo, alle ore 10, nella Sala degli Arazzi dell’Accademia dei Concordi in piazza Vittorio Emanuele II.

Infine, la giuria del VII Premio Letterario Internazionale città di Sarzana ha ritenuto la Bibbia dell’Ecologia meritevole di un premio che verrà consegnato a Sarzana (provincia di La Spezia), presso il Teatro Impavidi alle ore 21 di Domenica 28 Luglio 2019. Alcuni capitoli del libro verranno inseriti in un’antologia pubblicata ad hoc per l’evento.

Il libro

La Bibbia dell’Ecologia è un saggio che mette a confronto gli insegnamenti dell’Antico Testamento con i comportamenti poco sostenibili messi in atto dall’uomo, e propone consigli pratici e dettati dal buon senso per lasciare ai nostri figli un mondo migliore perché se vogliamo salvare la Terra che abitiamo bisogna cambiare rotta, cercare di vivere in modo sostenibile, ripartire dalle cose semplici, dobbiamo limitarci. Abbiamo l’obbligo di lasciare ciò che ci circonda in condizioni tali per cui i nostri figli e nipoti, compresi quelli che ancora devono nascere, possano continuare a viverci almeno come ci abbiamo vissuto noi.

“Quando visitiamo una casa che non è la nostra chiediamo il permesso di en-trare, ci puliamo le scarpe, guardiamo solo nelle stanze in cui siamo invitati, consumiamo solo quanto ci viene offerto, domandiamo dove possiamo gettare un rifiuto quando ce ne troviamo uno in mano… È con questo spirito che dovremmo imparare a stare sulla terra, il pianeta su cui viviamo, di cui siamo i custodi ma che non ci appartiene”

commenta l’autore Roberto Cavallo.