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3. Annunciare la Parola – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Tra la folla che segue Gesù c’è anche un ragazzo con una sacca con del pane e del pesce. Gesù gli piace, si direbbe che si è portato la scorta dei viveri per poterlo ascoltare più a lungo. Alla fine mette a disposizione di Gesù tutto ciò che si è portato dietro e tutti mangiano e si saziano. È il miracolo più scenografico di tutto il Vangelo. Un’inaspettata abbondanza di pane e pesci per migliaia di persone, che è il segno più eloquente del realizzarsi del regno di Dio.

Il grande miracolo
Una grande folla ha attraversato il lago per raggiungere Gesù. Gesù non ne è infastidito, anzi ne prova compassione e li accoglie. Finora è lui che li cercava, ora è la folla che lo cerca affamata della sua parola, fino a dimenticarsi di mangiare.
È vicina la Pasqua, la grande festa dei Giudei, e il miracolo collega Gesù a Mosè, che nel deserto sfamò il popolo con la manna (prima lettura).
Nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca gli apostoli suggeriscono a Gesù di mandare a casa la gente, perché si è fatto tardi e il luogo è isolato. Invece per Giovanni è Gesù a prendere l’iniziativa e provoca gli apostoli a dar loro da mangiare. Interviene Filippo per dire che nemmeno 200 denari (l’equivalente di 200 giornate di lavoro!) sarebbero bastati per un pezzo di pane ciascuno, tanto sono numerosi. Andrea invece, che forse ha immaginato le intenzioni di Gesù, gli suggerisce che c’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Però aggiunge: «Ma che cos’è questo per tanta gente?».
C’è tanta erba in quel luogo e Gesù invita tutti a sedersi. I sinottici aggiungono che si compongono in gruppi di cinquanta e di cento, a formare tante tavole pronte a condividere. Gesù allora prende quei pochi pani e i due pesci e dice: «Benedetto sii tu, Jahvè nostro Dio, re dell’universo, che fai crescere il pane della terra». E passa poi a servire personalmente i vari gruppi di pane e di pesce. Ce n’è per tutti, si saziano e se ne porteranno a casa. Ne avanzeranno 12 ceste piene.

Gesù è il messia
La gente è colpita dal miracolo. Non pensa a un gesto di magia, ne coglie al volo il significato messianico e riconosce in Gesù l’atteso messia e vuole farlo re. Quella è l’abbondanza annunciata dai profeti, che parlarono di un tempo di grande benessere per tutti, come dice Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande… un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati» (25,6).
Gesù non sollecita quella gente alla ribellione contro il potere politico dei Romani, né contro l’oppressione della legge e di chi ne detta le regole. Ma parla loro attraverso il miracolo dell’amore generoso di Dio e della solidarietà, premesse per cominciare una società radicalmente nuova, in cui il pane viene moltiplicato e condiviso. Un popolo nuovo che parte dal basso, da gente umile come questa.
Per l’evangelista Giovanni la moltiplicazione del pane e dei pesci è un «segno» importante ed è preludio dell’Eucaristia. Infatti per cinque domeniche, a partire da questa, ci verrà proposto il dialogo che seguirà questo miracolo, percepito dalle folle e dallo stesso Gesù come straordinario. Ma Gesù si meraviglierà della loro incapacità di riconoscerlo e li inviterà a «prendere o lasciare».

Un pezzo di pane per tutti
Come sentirci coinvolti in questo miracolo? Questi prodigi, come quello di Eliseo, sono possibili soltanto grazie alla generosità di un uomo e di un ragazzo anonimi. Per questo il Signore propone anche a noi di mettere a disposizione quel poco che abbiamo, sapendo che lui lo moltiplicherà a dismisura. I grandi miracoli partono spesso da gesti umili. Anche un bicchiere d’acqua e un pezzo di pane dati con generosità non andranno perduti nella prospettiva del regno.
La vera storia comincerà quando tutti gli uomini potranno avere un pezzo di pane. Nel mondo milioni di bambini muoiono ogni anno di fame, mentre «a Milano vengono buttati 400 quintali di pane al mese. E nessuno li vuole» (Corriere della Sera). Nelle città un terzo della spesa finisce nella spazzatura. Ciascuno di noi è chiamato a farsi pane, a condividerlo con i fratelli. «Credo sia più facile moltiplicare il pane, che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti» (David Maria Turoldo). Scrive Enzo Bianchi nel suo libro Il pane di ieri: «Pane che basta a tutti solo quando è spezzato e condiviso».
Come dice la Gaudium et spes: «Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, e tuttavia una gran parte degli uomini è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria» (4). «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli, così che i beni creati debbono essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità» (69).
La nostra Chiesa è nata dalla povertà semplice e libera di Gesù e degli apostoli. Nei primi secoli si è diffusa soprattutto tra i ceti popolari e ha manifestato una straordinaria e organizzata solidarietà. Un modo di vivere e di manifestarsi che dovrebbe caratterizzare le nostre comunità cristiane in ogni tempo, per essere credibili nel nostro annuncio.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Il 22 ottobre 1860 a Torino-Valdocco avvenne un fatto straordinario. Ne fu testimone Francesco Dalmazzo, arrivato per studiare con Don Bosco a 15 anni. Aveva grande volontà, ma salute debole. Don Bosco non avrebbe voluto accoglierlo tra i suoi ragazzi poveri. Di fatto dopo qualche giorno disse a Don Bosco: «Io le voglio bene, ma se continuo a stare qui mi ammalerò. Se permette, scrivo a mia mamma di venire a riprendermi». Così fece. Ma la mattina in cui doveva partire, volle ancora confessarsi da Don Bosco. Mentre attendeva per la confessione, vide tornare tre volte i garzoni del pane che dissero a Don Bosco che pane per la colazione non ce n’era più. Don Bosco prima li mandò dal panettiere Magra; saputo poi che il panettiere non voleva più darglielo a credito, disse di raccogliere tutto il pane che c’era all’Oratorio, che sarebbe venuto a distribuirlo lui stesso alla porta. Francesco capì che forse stava per capitare qualcosa di straordinario. Uscendo per primo, fece cenno a sua madre che l’aspettava con la valigia di avere pazienza ancora un po’. «Quando arrivò Don Bosco – è la sua testimonianza giurata al processo per la canonizzazione di Don Bosco – presi una pagnotta per primo, guardai nel cesto e vidi che conteneva da una quindicina a una ventina di pagnottelle. Quindi mi collocai inosservato proprio dietro Don Bosco, sopra il gradino, con tanto di occhi aperti. Don Bosco iniziò la distribuzione. I giovani gli sfilavano davanti, contenti di ricevere il pane da lui, e gli baciavano la mano, mentre egli a ciascuno diceva una parola, dava un sorriso. Tutti gli alunni, circa 400, ricevettero la loro pagnotta. Finita la distribuzione, volli riesaminare la cesta del pane: nel canestro c’era la stessa quantità di pagnotte di prima. Restai sbalordito. Corsi difilato da mia mamma e le dissi: “Non vengo più a casa. Qui si mangia poco, ma Don Bosco è un santo”. Questa fu la sola causa che mi indusse a restare all’Oratorio e a farmi salesiano». Francesco Dalmazzo divenne sacerdote, fu per otto anni direttore nell’istituto salesiano di Torino-Valsalice, e fu il primo procuratore generale della congregazione salesiana presso la Santa Sede.

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4. Parola da Vivere – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

COMMENTO

Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucaristia, ma ha il capitolo VI che parla abbondantemente del corpo e del sangue di Gesù e della necessità di cibarsene, per ricevere la vita stessa di Dio, quella eterna. Il legame con la Pasqua è espresso chiaramente. La situazione creata è favorevole: una grande folla che cerca il Signore, il luogo solitario, la fame.
Gesù alza gli occhi, legge il bisogno delle persone e decide di prendersene carico. Egli sa già quello che vuole fare, ma prima mette alla prova Filippo, cioè gli dà l’opportunità di mettere a frutto la sua conoscenza e la sua fede in Gesù. Ma sia lui che Andrea non si mostrano all’altezza della situazione. Così i due apostoli faranno un passo avanti nella conoscenza di Gesù, solo sperimentando la distanza tra quello che loro pensano di lui e quello che egli effettivamente è ed è capace di fare. È il tema della fede che in questo capitolo si intreccia strettamente con quello eucaristico. Infatti, quando la folla vorrà farlo re, Gesù si sottrarrà perché non solo non lo conoscono e non hanno fede, ma vogliono fare di lui un personaggio totalmente diverso dal messia obbediente al Padre, che salva il mondo, dando la propria vita.
Alcuni commentatori non vedono nulla di particolare nella menzione di un ragazzo, se non un collegamento con il servo di Eliseo, cui il profeta ordina di portare il pane moltiplicato davanti alla gente. Intanto noi possiamo notare che questo segno, così importante nel vangelo di Giovanni, ha inizio dalla volontà di Gesù e dalla disponibilità di un ragazzo, persona senza importanza per gli adulti, che mette a disposizione quello che ha: egli diventa così una primizia della nuova umanità. Per questo risulta interessante la nota di alcuni autori, che vedono in questo ragazzo ogni discepolo, chiamato a mettere a disposizione del Signore tutto quello che ha, perché sia condiviso e colmi la fame di chi ha bisogno.
Il miracolo avviene sotto gli occhi di tutti e tutti mangiano il pane; Giovanni però sottolinea l’aspetto eucaristico, usando i verbi dell’Eucaristia e facendo ordinare a Gesù di raccogliere gli avanzi: nulla del dono di Dio deve andare sprecato. L’Eucaristia è il sacramento dell’amore e della vita di Dio, comunicati attraverso il corpo e il sangue di Cristo: tutto questo amore va vissuto nella comunità e distribuito secondo i tempi e i bisogni di ciascuno. Quello che avanza dal banchetto deve essere riservato anche per chi non ha potuto essere presente o entrerà più tardi nella comunità?
Ogni parrocchia che si specchia in questo brano è invitata ad attirare la folla, a guardarla con amore, a scoprire i suoi bisogni, visibili e invisibili, a decidere di andarvi incontro, a coinvolgere tutti quelli che possono aiutarla, a valorizzare anche persone e risorse ritenute insufficienti o insignificanti, a sollevare gli occhi al cielo e benedire il poco che ha, a fidarsi della potenza di Dio e a distribuire tutto ciò che ha. I miracoli Dio è capace di farli anche oggi.
Ciascuno di noi può riconoscersi nella folla quando, sperimentata la potenza di Gesù, gli chiede di diventare re, per risolvere i propri problemi quotidiani. Mettendoci di fronte a lui, siamo invitati a domandarci se desideriamo lui e il suo amore o la sua potenza a nostro servizio. La differenza è tra la fede e il tentativo di impossessarsi di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Filippo risponde sul piano “economico” e ritiene che, non avendo denaro sufficiente, non si possa provvedere: resta paralizzato. È lontano dalla mentalità di Gesù. Circa il prendersi cura dei bisogni dei fratelli, consideriamo anche noi determinante la copertura finanziaria preventiva? Con questo criterio, Don Bosco non avrebbe fatto nulla per i suoi ragazzi.
  2. Andrea ha trovato una risorsa “materiale”, ma la giudica irrisoria e rimane scoraggiato e inerte. Non ha fiducia nella potenza dell’amore di Gesù. Quante volte abbiamo ritenuto insufficienti le risorse umane e spirituali in nostro possesso? Contando solo su di noi abbiamo perso di vista di essere semplicemente dei collaboratori di Gesù.
  3. Il ragazzo mette il suo poco e il suo tutto nelle mani di Gesù. Avviene il miracolo. Guardiamo la nostra vita e lodiamo il Signore per i miracoli che ha compiuto, quando, senza fare calcoli, abbiamo messo nelle sue mani noi stessi e le nostre capacità.
  4. La folla, invece di credere, vuole servirsi di Gesù per i propri scopi. Il Signore si sottrae. Pretendiamo anche noi che Gesù faccia ciò che vogliamo noi? Come reagiamo quando non ci risponde

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Con il poco che abbiamo, proviamo ad aiutare una persona bisognosa, fidandoci che il Signore interverrà.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che hai per ciascuno e per tutti un amore senza misura, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ci nutri con la tua parola e con il pane di vita, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, perdona la debolezza della nostra fede, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Gesù che ha moltiplicato il pane e i pesci per chi lo ha seguito, in questa Eucaristia si dona a noi nel pane eucaristico. Pieni di fiducia, preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci, Signore.

  • Per la Chiesa e chi la guida, perché sia sempre animata da viva solidarietà verso tutti, specialmente verso gli ultimi e gli emarginati, preghiamo.
  • Per chi è al governo e amministra la nostra società, perché non dimentichi mai la solidarietà verso le famiglie che vivono nel bisogno e in difficoltà, preghiamo.
  • Per i popoli del sottosviluppo e per chi vive in regimi dittatoriali, affinché il Signore ascolti il loro anelito verso la libertà e la giustizia, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché sappia donare la parola di Dio e sia generosa nella condivisione, preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a mettere a disposizione quel poco che siamo e che abbiamo, affinché il tuo Figlio Gesù lo moltiplichi per il bene di tutti, lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 25 luglio 2021

25 luglio

17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pane per tutti, benedetto e condiviso

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 18 luglio 2021

18 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Venite qui in disparte e riposate

Gesù ha appena inviato gli apostoli ad annunciare il Vangelo e a farsi missionari. Quando ritornano, contenti e soddisfatti perché la predicazione è andata bene ꟷ hanno addirittura fatto miracoli e cacciato demoni ꟷ Gesù li invita a salire con lui in barca verso un luogo solitario per riposare un po’ e ricaricarsi. Appena sbarcano trovano però una marea di gente che li ha seguiti. E Gesù non solo non si sente infastidito da tutta quella gente che lo cerca, ma ne prova compassione, perché sono come pecore che non hanno pastore.

PRIMA LETTURA

Radunerò il resto delle mie pecore, costituirò sopra di esse pastori.                             

Dio stesso si fa difensore delle pecore d’Israele. Geremia condanna a nome di Dio i pastori che fanno perire il gregge e lo disperdono, e assicura che il Signore susciterà dalla discendenza di Davide un pastore che regnerà sul popolo con saggezza.

 Dal libro del profeta Geremia.                Ger 23,1-6

Dice il Signore: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno.
Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia».
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE             Dal Salmo 22 (23)

È il salmo 22 in cui si dichiara con parole poetiche e delicate la bontà assoluta di Dio, visto come un buon pastore che si prende veramente cura del suo popolo.

Rit. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. 

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA

Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.       

Continua la lettera di Paolo agli Efesini. L’apostolo si rallegra nel riconoscere che grazie al sacrificio di Cristo, si è formato un nuovo popolo, nato dall’unione di ebrei e pagani, che ora vive in pace come un solo popolo.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                      Ef 2,13-18

Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.

Alleluia.

VANGELO

Erano come pecore che non hanno pastore.                                    

Gli apostoli si rallegrano per la missione compiuta e Gesù li chiama in disparte per riposare. Ma la gente li segue e Gesù prova compassione per quella folla abbandonata a sé, senza punti di riferimento, e si mette a insegnare.

Dal vangelo secondo Marco.                  Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 18 luglio 2021

18 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Venite qui in disparte e riposate

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù è un «buon pastore» e così ha voluto i suoi apostoli, che ha inviato a predicare e che ora esorta a riposare e a riflettere sulla loro esperienza. Gesù li accoglie con gioia: quella loro prima impresa è stato un piccolo trionfo, ora hanno bisogno di vivere in intimità con lui, per comprendere appieno il significato di ciò che hanno vissuto.

 Gesù, buon pastore
Gesù conduce gli apostoli in disparte, per stare con lui e riposare. Hanno predicato, hanno camminato, è stata un’esperienza impegnativa e faticosa, anche se entusiasmante. Adesso è bello riposare, e la solitudine li aiuterà a ricuperare se stessi, a valutare con maggior equilibrio la loro esperienza. Attraversano il lago in barca, ma giunti di là ecco di nuovo una grande folla che li ha preceduti e li circonda. Gesù con la sua predicazione e i miracoli ha accesso in loro tanta speranza, come può lasciarli proprio ora? Infatti non si scompone, non pensa: «Non si può stare tranquilli nemmeno mezz’ora!», ma prova compassione per quella gente. La parola compassione è resa in greco con esplagchnisthē ed è parola usata per la sede delle emozioni e anche per il cuore: significa che Gesù è rimasto personalmente preso nell’animo. Quella gente è alla ricerca di una guida, di un punto di riferimento. Sono come pecore che non hanno pastore, oppressi dalla dipendenza dai Romani e dal giogo della legge.
Sono nelle mani di pastori che, secondo la parola di Geremia, fanno perire e disperdono il gregge, scacciano le pecore e non se ne preoccupano.
Gesù anche questa volta si rimette a predicare e parla loro di Dio come di un Padre, di amore e di perdono, della sua bontà che provvede a ciascuno di noi. Dice che ai suoi occhi siamo più importanti degli uccelli del cielo e dei fiori dei campi. Le sue parole non invitano alla ribellione o alla protesta, ma prese sul serio risultano rivoluzionarie, liberano il corpo e lo spirito.

Pecore senza pastore
Nella prima lettura, Dio per bocca di Geremia rimprovera i cattivi pastori, i re d’Israele. Parole che oggi vanno rivolte a chi è in posizione di comando nella società civile o religiosa. Un invito impegnativo e concretissimo: quello di radunare, accogliere, occuparsi del popolo a loro affidato.
In ogni tempo è forte il bisogno di poter contare su un’autorità sociale, religiosa, morale che si imponga per la propria dedizione verso il “gregge”, di qualcuno che come Gesù veda, si commuova e intervenga. Mentre è così frequente l’accusa che chi esercita il potere lo fa più per affermare e arricchire se stesso che per ben governare. Fino a trasformarsi in una gonfia e intoccabile “casta”.
Ma a pensarci bene, è una questione che ci riguarda un po’ tutti, perché ognuno di noi ha rapporti più o meno di superiorità e di dipendenza con altri. E nello stesso tempo viviamo anche noi l’esperienza di sentirci «come pecore senza pastore», bisognosi di maestri di vita, di guide che ci aiutino a vivere meglio il nostro quotidiano. 

Venite in disparte e riposatevi un po’
Viviamo i nostri giorni con l’assillo delle cose da fare, con l’agenda e il cellulare sempre tra mano. Ma è un nostro diritto sentire il desiderio di fermarci, di fare un po’ di deserto. «Trovati un posticino adatto», diceva già san Girolamo, «un po’ lontano dal rumore, dove tu possa raccoglierti come in un porto, dopo tutto il trambusto degli affari domestici». La fatica dell’uomo ha i suoi ritmi e la sua misura. Un corpo che venga sistematicamente sfruttato si ribella e cessa di essere utile. «Bisogna avere l’umiltà di concedersi degli spazi di riposo», ha detto Benedetto XVI. Il sospendere l’attività di ogni giorno ci aiuta a rifarci gli occhi, a ricuperare il gusto delle cose semplici, dei gesti più genuini, ci fa trovare II coraggio di liberarci da certe schiavitù inutili.
Il tempo del riposo, la domenica, la vacanza, le cosiddette ferie, non sono una parentesi della vita. «Il riposo ci fa ammirare l’opera di Dio in noi e ci conduce all’adorazione, come faceva Gesù nelle notti di preghiera. Anche le vacanze sono un tempo di silenzio in cui la mente, più libera, impara a osservare più a lungo le tracce del Creatore» (Chistian De Chergé).
Lo staccarci dalle cose ci fa riconoscere il valore relativo della nostra presenza, ridimensiona la portata di ciò che facciamo. Spesso viviamo nella insoddisfazione o nell’affanno per ciò che non riusciamo a realizzare. Il riposo ci fa capire che è più importante preoccuparci della qualità delle nostre azioni che non del numero delle iniziative che riusciamo a mandare avanti.
Chi ha fede, trova nel riposo anche la possibilità di rinnovare il rapporto con Dio attraverso una preghiera più sentita. Ancora san Girolamo diceva: «Nel riposo applicarti a riflettere sulla divina scrittura, prega frequentemente a vari intervalli, pensa alle realtà future». In questo senso il riposo diventa un momento di ricarica capace di infondere un’anima nuova all’impegno quotidiano.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Gesù ci appare, in questo vangelo, come un vescovo ideale che si intrattiene volentieri e a lungo in disparte con il suo clero, senza, tuttavia, dimenticare un istante solo il resto del suo gregge, ma anzi pronto a lasciare tutto per correre incontro ad esso. Così facendo, Gesù non abbandona il popolo per coltivare una élite; non si stacca dalle masse; solo provvede a loro in modo diverso; vede al futuro del Regno. Oggi diremmo: si preoccupa dell’avvenire della chiesa. È dunque squisitamente pastore anche qui» (Raniero Cantalamessa).

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4. Parola da Vivere – 18 luglio 2021

18 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Venite qui in disparte e riposate

COMMENTO

Marco racconta con sobrietà il rientro degli apostoli dalla prima missione e ci invita a immaginare non solo la loro stanchezza, ma anche il loro entusiasmo. Gesù li ascolta e legge in loro il bisogno di staccare un po’. Li invita ad andare in un luogo in cui la folla non abbia facilità di accesso, in disparte, per riposare e riprendere a gustare la vicinanza con lui e le relazioni tra di loro. Questo programma dura solo un po’, il tempo della traversata. La compassione di Gesù per la folla affamata di guida e di parola di Dio mette in secondo piano l’esigenza del riposo. Gesù sazia anzitutto la loro fame di insegnamento e poi la fame di pane; infatti subito dopo l’evangelista racconta la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Il fatto che salti il programma di Gesù, non significa che i pastori di oggi possano trascurarlo. Il riposo fisico, psichico e spirituale è importante per tutti i vescovi e i presbiteri, intendendo per riposo non la “vacanza” (che nella sua radice ha il significato di “vuoto”) ma il recupero intenzionale di energie fisiche e spirituali, attraverso il contatto diretto con il Signore, l’aggiornamento teologico, biblico e pastorale, la relazione amichevole con i confratelli con i quali condividono la missione. Solo la compassione per un bisogno immediato e urgente del popolo di Dio, giustifica una breve dilazione di questo “riposo” necessario.
Sul buon Pastore Marco non fa discorsi, ma ce lo presenta in azione, mentre prende coscienza dello sbandamento del popolo di Dio, che i sacerdoti del tempio avrebbero dovuto guidare sulle strade della Legge e della fede, e si fa carico dei loro bisogni spirituali e materiali.
Gesù non dimenticherà la necessità di curare il gruppo degli apostoli, ma non si parlerà più di andare in disparte. Marco però di tanto in tanto ci informa che Gesù istruisce a parte gli apostoli, che hanno possibilità di fare domande, cosa che alla folla non è concessa.
La compassione di Gesù per la folla è la traduzione visibile della compassione che Dio esprime nel Primo Testamento, specialmente in Geremia ed Ezechiele, e la realizzazione della promessa che Dio ha fatto di prendersi direttamente cura del suo popolo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gli apostoli fanno il resoconto della loro missione. Sono stanchi e contenti. Il nostro dialogo con Gesù, nella preghiera, può iniziare con il resoconto della giornata: gioie e dolori, fallimenti e successi. Facciamo così l’esperienza che il Signore si prende cura di noi.
  2. In disparte. Non è la “vacanza”, ma un luogo e un tempo che favoriscono l’approfondimento del rapporto con Gesù, la ripresa delle relazioni fraterne, il recupero di energie fisiche e spirituali, per riprendere la missione.
  3. Compassione. È il doloroso disagio, anche fisico, per la condizione sofferente e ingiusta dei fratelli. Possiamo sentirci contagiati dalla cultura in cui viviamo, che non offre molto posto alla compassione. Ma non abbiamo giustificazioni. Il Vangelo è la medicina per curarci.
  4. Gesù insegna «molte cose». Ringraziamo il Signore per ciò che ci ha insegnato e che ci insegna ogni giorno. Chiediamogli perdono perché abbiamo qualche amnesia. Domandiamo il dono dello Spirito, perché ci aiuti a insegnare solo il Vangelo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Cerchiamo ogni giorno qualche momento per stare da soli con il Signore.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 18 luglio 2021

18 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Venite qui in disparte e riposate

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, pastore buono, che ti prendi cura di noi e del nostro futuro, abbi pietà di noi.
  • Cristo Gesù, che come un agnello immolato hai sacrificato te stesso sulla croce, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci accompagni con amore nella nostra fatica, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù è il buon pastore che dona la vita per noi, suo gregge. Preghiamo insieme e diciamo:

Gesù, buon pastore, ascoltaci.

  • Affinché la Chiesa e chi vive nel servizio della società civile siano pastori attenti e disponibili nel sostenere e guidare la nostra popolazione, preghiamo.
  • Perché il tempo delle vacanze non sia un’occasione di dispersione e agitazione, ma offra a tutti l’opportunità di riflettere e di conoscere maggiormente se stessi, preghiamo.
  • Perché il tempo delle ferie sia una bella esperienza di riposo e di contatto con la natura, e rinsaldi i vincoli di amicizia e di affetto familiare, preghiamo.
  • Perché la domenica diventi per tutti un’occasione di riposo fisico e spirituale, vissuto nella fraternità, nel servizio, nella condivisione, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, che ti sei lasciato commuovere da una folla che cercava in te il buon pastore, rendici attenti e generosi, affinché la nostra vita sia più simile alla tua, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 18 luglio 2021

18 luglio

16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Venite qui in disparte e riposate

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco