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4. Parola da Vivere – 4 luglio 2021

4 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù rifiutato dalla sua gente

COMMENTO

È un brano che fa pensare, per le ricadute spirituali su noi, cristiani di oggi. L’evangelista, da parte sua, continua il discorso sulla fede, per rispondere alla domanda: «Ma Gesù, chi è?».
Probabilmente Gesù pensava che i suoi paesani sarebbero stati contenti di vederlo come profeta e guaritore. Invece essi prima si stupiscono di ciò che Gesù sta operando nei paesi attorno (miracoli e insegnamento). Certo, lo stupore potrebbe aprire la strada alla fede: invece essi si scandalizzano di lui. Nel loro cammino verso Dio inciampano (è il significato di “scandalo”) nei loro pregiudizi, così l’orgoglio e la grettezza impediscono loro di accettare come dono inatteso di Dio il fatto che egli possa scegliere come profeta uno che essi hanno conosciuto e visto crescere come una persona del tutto “normale”, come loro.
Possiamo domandarci il perché di questa chiusura. I suoi compaesani sono legati alle tradizioni, la sua famiglia aveva già tentato di ricondurlo a casa, perché la sua predicazione era pericolosa e gli aveva procurato dei nemici. Ma Gesù non fa passi indietro e a Nazaret si presenta con i suoi discepoli, che rappresentano la novità del Regno che egli annuncia e l’inizio del nuovo popolo di Dio. Forse per loro tutto questo rappresenta una novità inaccettabile.
Amaramente allora Gesù deve riconoscere la verità di un proverbio e accettare che di fronte a lui tutti sono chiamati a scegliere liberamente se credere o no. Certo questo per lui è causa non solo di meraviglia, ma anche di sofferenza, perché i suoi parenti e conoscenti rifiutano il dono della salvezza che lui è venuto a realizzare e offrire gratuitamente a tutti.
Domenica scorsa abbiamo letto del miracolo che Gesù compie inconsapevolmente per la donna che con grande fede tocca il suo mantello. Oggi vediamo che a Nazaret Gesù fa l’esperienza di non poter operare miracoli a causa della incredulità dei suoi paesani (miracolo e fede sono inseparabili!). Ma non si lascia irretire dalla folla, guarda al cuore di ciascuno, per questo guarisce i pochi malati che manifestano la loro fede in lui. Tutto questo non ferma Gesù, egli continua la sua missione e insegna a tutti quelli che vogliono ascoltarlo, tutti quelli che, liberi dai pregiudizi, possono giungere alla fede, riconoscendo in Gesù almeno un uomo mandato e approvato da Dio.
Una familiarità superficiale impedisce di conoscere veramente una persona. Se questo vale nei rapporti tra di noi, a maggior ragione vale nei confronti di Gesù. Molti cristiani pensano di conoscerlo, prendono di lui qualcosa che hanno sentito al catechismo, tralasciano quello che non piace o dà fastidio, situano Gesù in un angolino della loro vita e non lasciano più scalfire la mente e il cuore dalla sua parola. Anche noi corriamo il rischio di essere increduli come i suoi paesani, perché pensiamo di conoscerlo già. Se è così, non possiamo sperimentare e riconoscere i doni che egli ci fa con la sua presenza.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù insegna, perché ha da comunicare una verità che gli uomini non possono conoscere solo con gli sforzi dell’intelligenza. Oggi tanti insegnano cose diverse da lui. Noi possiamo interrogarci su quanto i nostri pensieri e le nostre scelte corrispondano all’insegnamento di Gesù.
  2. Quando insegna e opera prodigi, Gesù genera stupore. È difficile che la lettura del vangelo o l’ascolto di una omelia generi in noi uno stupore simile. Forse dobbiamo fare maggiore attenzione alla nostra vita quotidiana e stupirci di come la parola di Gesù la illumini, la corregga, la renda nuova, bella e feconda.
  3. I compaesani di Gesù si sono scandalizzati e hanno perso il dono che Dio voleva fare loro attraverso Gesù. Riusciamo almeno qualche volta a renderci conto che su Gesù diamo troppe cose per scontate e, prigionieri di ciò che pensiamo di sapere già, anche noi non vediamo il dono che il Signore ci sta offrendo?
  4. Gesù, quando insegnava, era parola di Dio comunicata agli uomini. Oggi Dio continua a parlare anche attraverso uomini e donne “normali”, come noi. Chiediamo il dono dello Spirito, perché ci aiuti a riconoscere la parola che il Signore ci rivolge attraverso le persone che lui ci mette accanto o che ci fa incontrare.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ricordiamo una parola giusta che abbiamo ascoltato in chiesa o da un amico e alla quale non abbiamo dato ascolto.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 4 luglio 2021

4 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù rifiutato dalla sua gente

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, Figlio di Dio, che con l’incarnazione hai assunto la nostra debolezza, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che hai conosciuto tra la tua gente l’umiliazione e il rifiuto, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che non ti meravigli della nostra debolezza, e ci doni la tua forza, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, anche Gesù ha conosciuto incomprensioni e rifiuti. Preghiamo per chi è chiamato ad annunciare il Vangelo e anche per noi, chiamati a essere testimoni al seguito di Gesù. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, rendici annunciatori del tuo Vangelo.

  • Guarda, Padre, la tua Chiesa e i messaggeri del tuo Vangelo. La tua potenza si manifesti con forza nella loro debolezza, preghiamo.
  • Sostieni, Padre, i profeti di vita nuova e di pace, affinché portino frutti di bene in ogni angolo del mondo, preghiamo.
  • Per chi è incredulo, per chi rifiuta la nostra fede e la nostra testimonianza, preghiamo.
  • Al soffio del tuo Spirito, Padre, la nostra comunità non si stanchi di offrire a tutti la testimonianza della propria fede e della propria gioia, preghiamo.

Celebrante. O Padre, donaci la forza di non respingere la parola che ci viene donata a larghe mani in questa nostra comunità, e rendici capaci di trasmetterla ai nostri fratelli, per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 4 luglio 2021

4 luglio

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù rifiutato dalla sua gente

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 27 giugno 2021

27 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù guarisce e ridona la vita

Gesù richiama dalla morte una bambina, la figlia di un capo della sinagoga ebraica, e guarisce da una lunga malattia una donna che gli si avvicina e gli tocca il mantello. Sono due miracoli destinati a rivelarci l’amore senza misura del Padre, e ci confermano che il nostro Dio non ama né la malattia, né la morte, ma è sempre sin dal principio dalla parte dell’uomo e della vita.

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre misericordioso, che ci liberi da ogni peccato, abbi pietà di noi.
  • Cristo Gesù, misericordia infinita del Padre, abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, che ci comunichi ogni giorno l’amore che perdona, abbi pietà di noi.

 PRIMA LETTURA

Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.                  

Dio ha fatto bene ogni cosa e la creazione è sana. È stata l’invidia del diavolo a rovinare il progetto originale di Dio e a portare la morte tra gli uomini. Così dice il libro della Sapienza, attribuito alla saggezza di Salomone.

 Dal libro della Sapienza.                                                                              Sap 1,13-15;2,23-24

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra. La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono. Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 29 (30)

Salmo di ringraziamento. La morte non viene da Dio e il nostro creatore non abbandona alla morte chi lo ama.

Rit. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera ospite è il pianto e al mattino la gioia.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

SECONDA LETTURA

La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.                  

Paolo esorta i Corinzi a essere generosi nella colletta a favore dei cristiani di Gerusalemme che si trovano in difficoltà. Li invita a guardare a Gesù, che da ricco si è fatto povero; e tra le motivazioni cita il senso di giustizia: chi sta meglio si accorga di chi sta male, in modo che ci siano uguaglianza e fraternità.

 Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo.                                    2Cor 8,7.9.13-15

Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                               Cf 2 Tm 1,10

Alleluia, alleluia.

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

Alleluia.

 VANGELO

«Fanciulla, io ti dico: Àlzati!»                                                                

Gesù, attraversato il lago di Genesaret, riprende la predicazione. Ma viene avvicinato da Giairo, uno dei capi della sinagoga locale, a cui Gesù restituisce la figliola che nel frattempo era morta. Mentre si reca a casa di Giairo, guarisce una poveretta che da molti anni soffriva a causa di perdita di sangue.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 5,21-43

* TRA PARENTESI [ ] LA FORMA BREVE.

[In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.]
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
[Stava ancora parlando, quando [dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.]
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 27 giugno 2021

27 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù guarisce e ridona la vita

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù viene avvicinato da Giairo, uno dei capi della sinagoga, che gli chiede di andare con lui per guarire la figliola di dodici anni gravemente ammalata. La bambina nel frattempo muore, ma Gesù va ugualmente dalla piccola dodicenne e le ridona la vita. Mentre fa questo tratto di strada, accompagnato dai suoi discepoli ed è circondato da una grande folla che lo preme da ogni parte, viene accostato e toccato da una donna ammalata.

Il coraggio di una donna che vuole guarire
Questa donna si trova in una situazione di estremo bisogno. Ha «molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi avevi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando», dice l’evangelista Marco. Vede quindi nella possibilità di incontrare Gesù l’ultima carta da giocare per poter riacquistare la salute e ritornare a vivere. È una donna non rassegnata: lotta con la malattia da dodici anni e vuole guarire. Anche adesso non ha paura di farsi largo tra la gente pur di toccare Gesù.
La sua è una condizione drammatica anche perché presso gli ebrei chi era soggetto a flussi di sangue si trovava in una situazione di illegalità. Sapeva anche che chiunque avesse toccato lo avrebbe reso come lei impuro. Nonostante questo si avvicina a Gesù e lo tocca, nella certezza che solo lui può ridarle la salute.
Gesù infatti la guarisce, senza medicine e senza dire una parola, senza gesti spettacolari. Non solo, Gesù la fa uscire allo scoperto e la rimette a pieno titolo nella società. Dice alla donna di farsi avanti e rende di dominio pubblico la sua guarigione. Gesù non la considera impura, anzi loda la sua fede e le riconosce, per così dire, il diritto di essere aiutata, dal momento che si trovava in una situazione umanamente disperata.

«Soltanto abbi fede»
Si può immaginare quale sconquasso viene a creare una malattia grave o addirittura la morte di una bambina in una famiglia, quale desolazione. Così si spiega la decisione di Giario di chiedere a Gesù di guarirgli la figlia. Gesù in questo caso non fa il miracolo da lontano, ma accetta di recarsi a casa del capo della sinagoga. Ma mentre sono in cammino, la bambina muore. Gesù però non sospende il suo cammino verso la vita, e prosegue. Sa bene che cosa intende fare e invita Giairo a non temere. Gli dice: «Soltanto abbi fede». Quando Gesù raggiunge la casa, si sentono già le donne e i suonatori che fanno il tradizionale lamento e qualcuno sorride con ironia alle parole di Gesù: «La bambina non è morta, ma dorme».
Gesù si avvicina alla bambina e la prende per mano, così come si era lasciato toccare dalla donna, in un gesto umanissimo, ma anche di grande libertà, perché chi perdeva sangue o era morto diventava impuro e rendeva impuri. Poi comanda alla bambina di alzarsi: «Talità kum!» («Fanciulla, io ti dico, àlzati!»). La bambina si alza e cammina.
Nei due episodi l’intenzione di Marco è chiaramente quella di presentare Gesù nel potere di fare miracoli, ma lo fa senza applicare a Gesù le caratteristiche del superuomo. Gesù infatti afferma che la guarigione della donna e il ritorno in vita della bambina sono da attribuire alla fede della donna e a quella di Giairo. Inoltre Gesù pare interrogarsi come farebbe qualunque altro: «Chi mi ha toccato?», dice. Cerca poi di limitare l’importanza del suo potere di guarigione («La bambina non è morta, ma dorme»), e si preoccupa addirittura banalmente di un particolare della vita della piccola dodicenne ritornata in vita: ordina di darle da mangiare.

La prova della malattia
Non è vero che la situazione di malattia sia favorevole alla nostra vita di fede. Non è vero che quando siamo ammalati sia più facile pregare. La malattia è sempre qualcosa di cui non comprendiamo pienamente il senso, è un mortificare la vita, è una limitazione che crea insofferenza e porta più alla ribellione che alla pacifica accettazione. «Perché Dio che può tutto ed è buono mi lascia soffrire così?».
L’atteggiamento di Dio nei confronti della malattia, contrariamente a quanto talvolta pensiamo, è però di un uguale rifiuto. Dio non ama la malattia; Gesù ha compassione per tutti gli ammalati. E lottare, cercare di guarire è quindi non solo un atteggiamento legittimo, ma significa mettersi dalla parte di Dio.
La malattia è un momento difficile di crisi e di depressione. L’ammalato ha bisogno per questo della vicinanza di qualcuno che lo ami veramente, che gli dica con la sua presenza che Dio gli è solidale e lo ama.
C’è comunque nella malattia e nella sofferenza qualcosa di profondamente misterioso: Dio non ama la morte sulla croce del suo Figlio, ma nonostante ciò non lo stacca da essa. Ci sono delle situazioni per noi incomprensibili davanti alle quali lo stesso Dio ci appare con le mani legate.
Chi è ammalato però deve anche cercare di dare un senso alla sua sofferenza, imparare a vivere anche in quella situazione di disagio: c’è una salvezza che si fa strada nonostante la malattia. È sorprendente che vi siano delle persone bloccate dalla disabilità che si dicono pienamente felici e realizzate e altri in buona salute che maledicono la vita. La malattia e la sofferenza hanno senza dubbio una grande capacità di purificarci, di affinarci lo spirito. Chi non ha sofferto non conosce nulla della vita, non ha vissuto realmente, non riesce a capire gli altri.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Vicino alla grotta un sacerdote incontra un ragazzo sulla sedia a rotelle:
«Come ti chiami?».
«Elio».
«Da dove vieni?».
«Da Roma».
«Che grazia hai chiesto alla Madonna?».
Il ragazzo si guardò intorno per assicurarsi che nessuno lo sentisse e poi disse lentamente:
«Non ho chiesto la guarigione, ma altre cose, più importanti…».
«Quali?».
«Ho chiesto alla Madonna tre cose: di guarire coloro che soffrono più di me, di rendere santi i preti e di convertire i peccatori…».
Quel ragazzo non fu guarito, ma la sua pace interiore era già una grande grazia, addirittura un miracolo… (J. Klimek).

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4. Parola da Vivere – 27 giugno 2021

27 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù guarisce e ridona la vita

COMMENTO

Marco mette insieme due miracoli strepitosi con l’artificio letterario dell’inclusione, forse perché i fatti si sono svolti proprio così, o anche solo per sottolineare alcuni elementi comuni come, ad esempio, la necessità della fede.
Gesù, protagonista assoluto, è presentato come persona dotata di poteri divini, capace di salvare due persone votate alla morte; l’accesso a questi poteri è dato dalla fede; e non è secondario che si parli di due donne.
La malata. Era ricca, ma a causa di un flusso continuo di sangue è diventata povera e permanentemente impura, quindi esclusa dalla vita religiosa e sociale. Cammina verso la morte ed è disperata. La sua disperazione apre la porta alla fede in Gesù e le dà un coraggio da pazzi. Fende la folla (chissà quanti ne rende impuri), tocca il mantello di Gesù (contaminato pure lui?), ma immediatamente si sente guarita. La potenza divina, come attirata dalla fede della donna, si è sprigionata spontaneamente da Gesù, senza una sua esplicita decisione, ma non senza che lui se ne accorga. Gesù vuole incontrare la donna, ma prima si scontra con l’incomprensione abituale e, in questo caso superficiale, dei discepoli. E quando la donna si presenta, timorosa di essere rimproverata, il Maestro, come lei, infrange i tabù religiosi e sociali: non fa nessun accenno all’impurità, dialoga in pubblico con una donna di argomenti tabù («che razza di rabbino è?», pensano in molti), loda la sua fede, le dona la pace e la guarigione-salvezza.
La fanciulla. Qui la fede è quella del padre che scavalca i colleghi (mai avrebbero accettato questo comportamento) e si getta ai piedi di Gesù, credendo nei suoi poteri taumaturgici. La guarigione della donna lo incoraggia, ma la notizia della morte della figlia spinge anche lui verso la disperazione. Gesù, che finora lo aveva seguito verso casa, ora si mette davanti, lo invita a conservare la fede mostrata prima e a seguirlo con i suoi tre amici. Davanti alla casa si scontra con una nuova incomprensione, che diventa derisione (anticipo della passione?), da parte di chi è prigioniero dell’orizzonte terreno. Egli scaccia tutti fuori (sono troppo legati alla mentalità di questo mondo e non possono “vedere” l’opera di Dio), e infrange un altro tabù (toccare un cadavere comportava la più grave delle impurità). Con la semplice parola richiama alla vita la ragazza e la consegna ai genitori e alla vita sociale (aveva l’età del fidanzamento).
Questi i fatti. Ma forse Marco ha avuto un’intenzione più profonda. Non è un caso che la donna soffra da 12 anni e che la fanciulla abbia 12 anni. Il numero 12 richiama Israele. E allora Marco qui potrebbe aver voluto dare un messaggio messianico: il vecchio Israele è diventato povero, senza riuscire a guarire, ed è votato alla morte. Ma Gesù è davvero il Messia e ha il potere di guarire ogni malattia del corpo e dello spirito e di vincere la morte. A noi è richiesta solo la fede in lui.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Chi tocca Gesù con fede è investito dalla sua potenza che dà la vita. Questo avviene sempre. Ma quanti della folla che attorniava Gesù sono stati guariti? Solo la donna. Avviene anche a noi di toccare Gesù (Messe, comunioni, preghiere comunitarie…) senza aver fede e restando esattamente uguali a prima?
  2. Il bisogno di salvezza porta la donna a mettere da parte le “norme religiose” e a superare tutti gli ostacoli. Siamo ancora condizionati da regole rituali, culturali e sociali, che ci rendono difficile l’incontro personale con Gesù e con i fratelli che hanno bisogno di noi?
  3. La donna non ha rispettato le “regole”, ma Gesù non ne fa alcun accenno, perché legge nel suo cuore e vede la sua povertà e la sua fede. Tutto questo si chiama misericordia. Gesù si comporta così con tutti, anche con ciascuno di noi.
  4. Giairo è condotto alla fede dalla paura di perdere la figlia. Di fronte alla morte accetta di cambiare profondamente pensiero e vita e si rivolge a Gesù. Certamente i suoi “amici” non l’hanno approvato. Se noi, per credere in Gesù, abbiamo perso degli amici, non perdiamo la speranza di ritrovarli un giorno, più vicini al Signore.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Continuiamo ad aver fede, anche se il Signore non ci esaudisce subito.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 27 giugno 2021

27 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù guarisce e ridona la vita

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre misericordioso, che ci liberi da ogni peccato, abbi pietà di noi.
  • Cristo Gesù, misericordia infinita del Padre, abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, che ci comunichi ogni giorno l’amore che perdona, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, con la stessa fede di chi ha ricevuto da Gesù un miracolo straordinario, ci rivolgiamo al Padre, certi di essere esauditi.

Confidiamo in te, Signore.

  • Per la Chiesa, affinché renda presente il Dio della vita ovunque ci sia cultura di morte, preghiamo.
  • Per chi è provato dalla malattia, perché sappia affrontarla con coraggio e fede, e si metta nelle mani del Dio della vita, preghiamo.
  • Per i giovani, perché abbiano rispetto per ogni forma di vita e rifiutino tutto ciò che la mortifica, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché sia sempre sensibile alle esigenze di chi si trova nella malattia e nella sofferenza, preghiamo.

Celebrante. Ascolta, Padre, la preghiera di questa nostra comunità, che il Signore crocifisso e risorto riempie di fede e di speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 27 giugno 2021

27 giugno

13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù guarisce e ridona la vita

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco