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2. Letture e introduzioni – 20 giugno 2021

20 giugno

12ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, signore delle acque

Il Vangelo presenta uno degli episodi più suggestivi della vita pubblica di Gesù. Dopo la predicazione, dopo una giornata faticosissima, Gesù dice agli apostoli di passare all’altra riva. Ma vengono colti di sorpresa dalla tempesta e pur essendo esperti di mare, gli apostoli sono presi dallo spavento e gridano verso Gesù, che minaccia il vento e si rivolge al mare in termini personali, come quando comanda ai demoni: «Taci, calmati!». Questo è uno dei tanti miracoli descritti nei primi capitoli del Vangelo di Marco, ma più degli altri pone agli apostoli nuovi interrogativi sull’identità di Gesù.

PRIMA LETTURA

Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.  

Allo sfogo di Giobbe, che chiede in qualche modo spiegazione delle sue sofferenze, Dio risponde ricordandogli la sua onnipotenza nel dominare le forze della natura, in particolare quella del mare, che gli ebrei temevano in modo particolare.

Dal libro di Giobbe.                                                                                                    Gb 38,1.8-11

SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 106 (107)

Il salmista narra l’avventura di un marinaio coinvolto in una tempesta eccezionale. Riconosce la grandezza di Dio che si manifesta in quell’evento burrascoso e lo ringrazia per averlo salvato.      

Rit. Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

SECONDA LETTURA

Ecco, sono nate cose nuove.

Cristo è morto ed è risorto per noi. Questa verità ci coinvolge talmente che non dovremmo più riuscire a condurre una vita semplicemente banale, ma vivere in modo radicalmente nuovo. 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                     2Cor 5,14-17

VANGELO

Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Siamo di fronte a uno degli episodi più singolari del Vangelo: Gesù, durante una tempesta sul lago, comanda al vento e al mare, ed essi obbediscono. E gli apostoli sono costretti a interrogarsi su chi sia Gesù, dal momento che ha un potere che appartiene solo a Dio. 

Dal Vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 4,35-41

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3. Annunciare la Parola – 20 giugno 2021

20 giugno

12ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, signore delle acque

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’episodio della tempesta sul lago è rimasto ben impresso nella memoria degli apostoli. Ascoltandolo, la prima comunità cristiana trovava consolazione e fiducia. I cristiani vivevano tra grandi difficoltà e persecuzione. La certezza di avere Gesù nella loro barca, di saperlo signore del vento e del mare era rassicurante. Così come la sua parola: «Perché avete paura?»; ma anche il suo incoraggiamento a fidarsi di lui nella prova: «Non avete ancora fede?».

 Tempesta sul lago
Il lago di Galilea è una specie di cratere posto a 212 metri sotto il livello del mare. Era considerato il mare interno degli ebrei ed era soggetto a sbalzi di temperatura e a tempeste improvvise. Gli ebrei ne avevano paura, soprattutto la loro fantasia era presa dai grossi misteriosi pesci del fondo marino, che facevano pensare a mostri strani e fantasiosi. Ma avevano anche paura delle tempeste, da cui capitava di essere sorpresi improvvisamente. Gianfranco Ravasi racconta un episodio che ha vissuto in un giorno di primavera proprio su questo lago: «All’improvviso cominciò a soffiare un vento impetuoso che sembrava marciare dalle alture di Golan e dalla invisibili vette del monte Hermon e del Libano. Subito si vide avanzare da settentrione un fronte nuvoloso compatto che si distese sopra le nostre teste. Il lago s’era fatto una superficie metallica increspata dalle prime onde. All’improvviso con il suo bagliore il primo fulmine e subito il lago era impazzito mentre una pioggia si rovesciava con veemenza… Quello che è accaduto alcuni anni fa a noi e che è stato sperimentato da altri visitatori della Terra Santa, fa da cornice al racconto vivacissimo della tempesta sedata».

Chi è costui?
La sera del 27 marzo dell’anno scorso durante l’adorazione con papa Francesco, è stato proclamato questo brano di Vangelo e il papa ha commentato: «Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Gesù sta a poppa, nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Essi hanno assistito a tanti miracoli e alla sua predicazione, dovrebbero sentirsi al sicuro insieme a lui, invece hanno paura e si rivolgono a lui gridando: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Ha aggiunto papa Francesco: «In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro…  Ed è una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. E questa frase avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati».
Ma il miracolo smuove profondamente la fede degli apostoli. Perché il mare per gli ebrei richiamava il caos primordiale, il simbolo della debolezza dell’uomo, e per contrasto la potenza di Dio, che ha creato il mare e con la sua forza lo governa. È così che si spiegano le parole degli apostoli dopo il miracolo: «Chi è costui che anche il vento e il mare gli obbediscono?». Gesù comandando al mare dimostra infatti di avere lo stesso potere di Dio.

La nostra fede piccola
La barca della nostra vita è partita 20, 30, 50, 80 anni fa… e non poche volte ci siamo trovati in balìa delle onde. Qual è stata la nostra reazione? Come ci siamo riferiti al Signore Gesù, che è seduto accanto a noi nella stessa barca? Pensiamo anche noi che stia dormendo? O addirittura dubitiamo che ci sia?
Come gli apostoli, chissà poi quante volte anche noi ci siamo rivolti a lui in questi termini: «Non ti importa?». Eppure sappiamo bene che la nostra vita è nelle sue mani, che comunque vadano le cose, lui è con noi, dalla nostra parte, e non mancherà di far tacere la tempesta in un modo o nell’altro.
Ma noi siamo così facilmente sopraffatti dalle piccole tempeste del nostro cuore, vorremmo essere esauditi immediatamente, siamo impazienti e soprattutto vogliamo che gli avvenimenti si svolgano come noi li abbiamo previsti. A noi sfugge veramente il pensiero di Dio, a cui stanno a cuore le sorti del mondo intero.
La barca degli apostoli e stata vista molto spesso come la barca della Chiesa che nella sua storia più volte è passata attraverso tempeste di ogni genere. Nel XV secolo il sultano della Turchia disse a Pio II che sarebbe venuto a Roma e avrebbe trasformato la basilica di San Pietro in una moschea. Così Napoleone si era convinto di avere imprigionato con Pio VII l’ultimo papa. Stalin e Hitler hanno inventato di tutto per distruggere la cristianità. Eppure la barca della Chiesa è lì che tuttora galleggia.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«L’episodio della tempesta ricorda due cose della Chiesa di ogni tempo. Prima di tutto, chi si trova nella barca del Signore deve essere preparato alle tempeste e deve sapere che saranno inevitabili; in secondo luogo, il Signore può calmare queste tempeste quando vuole; e quando si è con lui – nonostante la bufera – ci si salva sempre dal naufragio. La fede degli apostoli, degli uomini, infatti, si fa profonda e forte solo quando passa attraverso il pericolo» (Davide Maria Turoldo).

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 20 giugno 2021

20 giugno

12ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, signore delle acque

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, perdona la nostra fede debole e abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ci sollevi e ci inviti a fidarci di te, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, soccorrici quando abbiamo paura, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, il mare in tempesta è il simbolo della nostra vita, chiamata ad affrontare prove e difficoltà. Ci rivolgiamo anche noi al Cristo, dicendo insieme:

Salvaci, Signore!

  • Quando alla Chiesa viene impedito di annunciare il Vangelo e subisce persecuzione, noi ti preghiamo:
  • Quando i martiri del nostro tempo testimoniano coraggiosamente la loro fede per amore dei fratelli, noi ti preghiamo:
  • Quando nel mondo si scatenano terremoti, alluvioni, fenomeni naturali che travolgono le popolazioni, noi ti preghiamo:
  • Quando la nostra comunità incontra difficoltà e scoraggiamento per la mancanza di risorse o di risposta positiva di fronte alle proposte pastorali, noi ti preghiamo:

Celebrante. O Padre, salvaci nelle tempeste della nostra vita, liberaci dalla paura e confortaci con la tua parola che vigila sulla nostra vita. Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 20 giugno 2021

20 giugno

12ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, signore delle acque

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 13 giugno 2021

13 giugno

11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le parabole del regno di Dio

Il Vangelo di Marco nel capitolo quarto presenta quattro parabole di Gesù. Oggi leggiamo le ultime due, che si riferiscono al regno di Dio, che è al centro della sua predicazione. Gesù ama raccontare in parabole. Sceglie questo modo semplice e popolare di esprimersi perché chi è aperto al bene possa comprendere. Non ama il linguaggio teologico e astratto per parlare dei progetti di Dio. E gli spunti partono dalla vita di tutti i giorni, da oggetti e situazioni che apparentemente non hanno nulla del linguaggio religioso, ma che Gesù legge in modo personale e profondo.

PRIMA LETTURA

Io innalzo l’albero basso.             

Il profeta Ezechiele durante l’esilio degli ebrei in Babilonia racconta una parabola piena di speranza. Sarà il Signore stesso a piantare un piccolo ramo in terra d’Israele e lo farà crescere come un magnifico cedro.

 Dal libro di Ezechiele.                                                                                                   Ez 17,22-24

Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Il salmista ringrazia l’Altissimo e gli rende lode, perché la vita del giusto è come un albero che fiorisce magnificamente per Dio. Anche nella vecchiaia riconoscerà la sua bontà.

Rit. È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

 SECONDA LETTURA

Sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere graditi al Signore.  

Paolo si mette nelle mani di Dio e afferma che dobbiamo vivere per lui e con lui. Camminando con fede e fiducia tra le difficoltà che la vita presenta, e sempre pronti all’incontro definitivo con il Signore.

 Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                       2Cor 5,6-10

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.
Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluia.

VANGELO

Ė il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto.           

Nel capitolo quarto di Marco si trova il racconto di quattro parabole di Gesù. Oggi leggiamo le ultime due, quella del seme che cresce e quella del granello di senape.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 13 giugno 2021

13 giugno

11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le parabole del regno di Dio

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Oggi Gesù ci parla del regno di Dio e lo fa attraverso due parabole del Vangelo di Marco, che ci dicono che il protagonista principale di ogni progresso è Dio stesso. Con queste parabole Gesù ci invita a fare con generosità la nostra parte, ma anche a metterci con fiducia nelle mani di Dio, perché è solo lui che rende possibile una buona mietitura.

Il regno di Dio è come un seme gettato
Lo scopo di queste due parabole sembra quello di infondere fiducia alla comunità cristiana degli inizi, che si sviluppava tra grandi difficoltà e persecuzioni. Nella prima il regno di Dio è visto come un seme gettato dal contadino, seme che cresce senza un intervento speciale dell’agricoltore. Non si perde Gesù nei particolari, e sembra che il seme cresca senza bisogno di cure speciali. Non si parla dell’attività del contadino, chiamato certamente a preparare il terreno; e nemmeno dei rischi delle varie intemperie che possono guastarne lo sviluppo. Si parla invece subito del momento della mietitura. Solo a questo punto entra in gioco l’agricoltore, che dà ordine di falciare, perché la messe è ormai matura.
Gesù intende dire che il regno è anzitutto nelle mani di Dio, che è il principale protagonista del cammino dell’umanità. L’uomo è chiamato a impegnarsi (quante volte lo dice Gesù a chi lo ascolta), ma per tanto che faccia, lui può soltanto mettere le condizioni perché le cose avvengano e il bene si imponi. Il più però lo fa Dio. Come il seme, che misteriosamente cresce anche quando il contadino dorme. Dice sant’Agostino: «L’agricoltore vi porta l’acqua, lo cura con attenzione; ma potrà mai dar forma ai frutti dell’albero? È lui che riveste i nudi rami con l’ombra delle foglie?». Non è l’agricoltore che dà forma alla rosa, al fico, al frumento. Lui può solo seminare e farlo con cura: al resto pensa la natura, così come è stata programmata dal Creatore.

 Il più piccolo di tutti i semi
L’altra parabola esalta la capacità di crescita del regno di Dio. Il regno è paragonato a un granellino di senapa che, pur essendo uno dei semi più piccoli, si trasforma poi in un albero, che «cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Anche questa parabola suona piena di speranza alle orecchie dei credenti. Perché vuol dire che la comunità cristiana non dovrebbe mai scoraggiarsi di fronte ai piccoli numeri, così come davanti alle persecuzioni o ai contrattempi.
Parla di speranza anche la parabola che racconta Ezechiele. Egli fa il profeta al tempo di Sedecia, che è stato posto al governo di Israele al posto di Joachim, spodestato da Nabucodonosor. Sedecia sceglie di ribellarsi e si allea con il faraone d’Egitto, ma ciò non piace al Signore, che abbandona Sedecia nelle mani dei Babilonesi. Ma Jahvè per bocca di Ezechiele promette al popolo di intervenire, e lo fa attraverso due parabole: nella prima, un’aquila strappa la cima di un alto cedro e la porta lontano, in un paese straniero (questo è l’esilio). Poi, con un bel gioco di immagine, Jahvè stesso, come abbiamo sentito nel brano proclamato oggi (prima lettura), prende un ramoscello dalla cima di un cedro e lo pianta su un monte di Israele, per farlo rifiorire e garantirgli continuità nella storia.

Nella vita di Gesù e nella nostra
Quanto stiamo dicendo a proposito del seme gettato in terra e del piccolo granello di senape è avvenuto in modo evidente nella vita di Gesù, che è stata preceduta da trent’anni di vita nascosta. Per tanti anni la sua vita è stata come il seme che sotto terra marcisce e matura. E il primo raccolto sarà quello dei tre anni di vita pubblica. La sua vita è la dimostrazione che si può contare su un buon raccolto. Se le folle beneficate e piene di entusiasmo per lui, poi gli gireranno le spalle e lo condanneranno alla croce, la risurrezione darà la misura di un campo seminato con il sangue, che produce un raccolto nella misura di Dio.
Il seme che giunge fino alla maturazione parla della fedeltà di Dio e della sua pazienza, dei tempi lunghi che spesso occorrono perché il bene si imponga. Ma parla anche della nostra fedeltà e della nostra pazienza, quando non vediamo subito i pieni risultati. Il tempo di Dio non coincide spesso con il tempo nostro.
Gesù invita con queste parabole a non incrociate le braccia, a non accusare il cattivo terreno e a non illudersi di poter avere migliori condizioni. Non siamo noi i padroni del campo. Noi dobbiamo limitarci a seminarlo e a non temere per il raccolto. Possiamo andare tranquillamente a dormire, con fiducia e speranza. Il campo arriverà alla mietitura nel tempo voluto da Dio. Il regno di Dio è infatti anzitutto nelle sue mani.
La seconda parabola presenta poi il prodigioso sviluppo del bene. È stato così per Gesù, ma anche per la Chiesa. Anche la comunità cristiana ha avuto un’evoluzione impensabile alle sue origini. La Chiesa si è sparsa ovunque, anche con la presenza di edifici di culto splendidi in ogni angolo del mondo.
Ma questo vale anche nella nostra vita personale, perché quando facciamo il bene, non sappiamo mai tutto ciò che di positivo ne verrà fuori. Il seme può essere piccolo, ma può produrre alberi immensi.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Mi stupisco continuamente perché sono sempre ansioso di fare qualcosa, di vedere qualcuno, di finire un lavoro, mentre sono pienamente cosciente che di lì a un mese, o anche a una settimana, avrò completamente dimenticato che cos’era tanto urgente. Sembra che io condivida questa irrequietezza con molte altre persone. Tempo fa mi ero fermato all’angolo tra Boor Street e Yonge Street, nel centro di Toronto, centinaia di persone si muovevano in tutte le direzioni. Quasi tutti i volti apparivano piuttosto tesi e seri e nessuno salutava l’altro. Erano tutti assorbiti nei loro pensieri, intenti a raggiungere uno scopo ignoto. Mi chiesi: «Che cosa avviene nella mente di tutte queste persone? Che cosa cercano di fare, che cosa li spinge?» (Henry J.M.Nouwen).

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4. Parola da Vivere – 13 giugno 2021

13 giugno                                                                                       

11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le parabole del regno di Dio

COMMENTO

La Chiesa, al tempo in cui Marco scriveva il suo vangelo, aveva conosciuto uno sviluppo notevole insieme alle persecuzioni. Le due parabole sul Regno di questa domenica si possono comprendere leggendole in questo contesto.
La prima parabola è molto complessa: c’è un uomo (è Dio, Gesù? Ma possono dormire e non sapere come il seme cresce? È soltanto un uomo che «dorme o veglia»? Ma un uomo può gettare il seme del Regno?), un terreno, il tempo che scorre, la crescita spontanea, la maturazione e la mietitura. Per non perderci dietro domande troppo particolareggiate che non rispettano il genere letterario della parabola (ha un significato unitario e i singoli particolari servono ad illustrarlo, mentre nell’allegoria si dà un significato simbolico particolare anche ad alcuni dettagli significativi del racconto) dobbiamo leggerla nel suo significato unitario: il Regno è stato “gettato” nel mondo e cresce per l’intervento costante e progressivo di Dio. Quindi nessuna forza umana o cosmica potrà fermare questa crescita, fino alla fine dei tempi, quando ci sarà la mietitura e il Regno sarà realizzato nell’eternità. Marco, con questo, intende risvegliare nei cristiani della sua comunità la fiducia piena nell’azione di Dio, anche nelle difficoltà della persecuzione, che sembra mettere a rischio lo sviluppo del Regno e la fecondità della predicazione apostolica.
Un simile incoraggiamento viene anche dalla seconda parabola. Il Regno alla partenza è piccolo, ma crescerà, per opera di Dio, e diventerà capace di accogliere e dare una casa a tutti i popoli. La comunità non deve quindi affliggersi per la sua piccolezza, ma confidare nel Signore, perché proprio questo è lo stile dell’azione di Dio: prendere ciò che è piccolo e debole e renderlo grande e forte per lo sviluppo del Regno e la salvezza degli uomini.
Qui in gioco c’è il modo cristiano di leggere la storia e gli avvenimenti. Le parabole di Gesù capovolgono il modo di ragionare degli uomini di questo mondo. Essi sono attratti da ciò che è grande, famoso, potente. Dio invece preferisce ciò che è piccolo, insignificante e proprio lì immette la sua potenza, che porta frutti di salvezza per tutti i popoli.
A volte nel leggere il vangelo anche noi possiamo sentirci come la folla che non capisce ciò che il Signore insegna e provare un senso di frustrazione, che può spingerci ad allontanarci dalla Parola. Ma il Signore ai suoi discepoli ha spiegato ogni cosa e ha donato loro il suo Spirito, perché potessero comprendere fino in fondo e annunciare il Vangelo al mondo. Noi cristiani, quindi, se ci lasciamo istruire dallo Spirito e dall’insegnamento degli apostoli, che hanno dato origine a tutto il Nuovo Testamento, non abbiamo difficoltà insuperabili per comprendere il Vangelo di Gesù.
Le persecuzioni non sono finite. Oggi la Chiesa è sotto assedio, in molte parti del mondo con una vera e propria persecuzione, in altre, come da noi, con movimenti culturali e campagne denigratorie che hanno come scopo la sua delegittimazione. La Chiesa è consapevole di avere delle responsabilità oggettive, soprattutto nei suoi figli che si lasciano sopraffare dalle tentazioni tipiche del possesso, del successo e del potere. Ma è anche consapevole che appartiene a Dio, che il suo capo è Cristo e il suo modello è Maria e anche che tra i suoi figli sono di più quelli che credono davvero e vivono la loro fede, alcuni fino alla testimonianza del sangue.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il Regno di Dio cresce, in ogni caso e in ogni situazione, perché Dio agisce per la salvezza di ogni uomo e quindi di ciascuno di noi. A volte sapere questo non ci basta; vorremmo vedere e toccare la bellezza del Regno e allora non ci restano che la preghiera, l’Eucaristia e la carità fraterna.
  2. Quanto pesa la piccolezza e quanti timori suscita in chi è abituato a pensare a un “paese cattolico”, che non esiste più. Ma i semi del Regno ci sono e sono piccoli, ci vuole fede per coglierli e per avere la pazienza di vederli crescere con i tempi del Signore.
  3. Fare il nido all’ombra del Regno. Un modo carino per dire che è bello avere una casa in cui lo spirito si nutre, riposa e ritempra le energie, per tornare a volare nel mondo e testimoniare la gioia, la pace e l’amore. Noi abbiamo questa casa, anche se qualche volta ci perdiamo.
  4. Gesù spiega. Ci piacerebbe ascoltarlo direttamente, ma lui ha affidato la missione di istruire agli apostoli e ai loro successori. Lui stesso ci invita a fidarci.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ricordiamo una parola di Gesù che non abbiamo capito bene e rivolgiamoci a chi è in grado di spiegarcela.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 13 giugno 2021

13 giugno                                                                                       

11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le parabole del regno di Dio

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre misericordioso, che ogni giorno ci fai dono del tuo amore, abbi pietà di noi,
  • Cristo Gesù, che riveli il regno di Dio e ce lo affidi, perché cresca e si sviluppi, abbi pietà di noi.
  • Spirito Santo, che rendi feconda la nostra vita quando ci apriamo ai progetti del Padre, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, è Dio che fa crescere il suo regno, ma lo mette nelle nostre mani e lo affida al nostro spirito di iniziativa e alla nostra generosità. Preghiamo insieme e diciamo:

Venga il tuo Regno, Signore!

  • Per la Chiesa: non perda la propria fiducia in Dio, che l’accompagna nel suo impegno di testimoniare e costruire il suo regno, preghiamo.
  • Per chi vive in prima linea nella comunità cristiana, affinché possa perseverare nella sua generosa testimonianza e nel servizio ai fratelli, preghiamo.
  • Per i giovani, perché abbiano fiducia nel loro futuro e nel progresso dell’umanità, e si rendano protagonisti di ogni sviluppo, preghiamo.
  • Per i missionari, che seminano la Parola di Dio in terreni difficili, affinché possano mietere abbondantemente con l’aiuto di Dio, preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a confidare sempre nel tuo amore e nel tuo sostegno, affinché la Chiesa e ogni cristiano nel suo piccolo, possano vedere con gioia la crescita del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 13 giugno 2021

13 giugno                                                                                       

11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le parabole del regno di Dio

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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