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3. Annunciare la Parola – 19 dicembre 2021

19 dicembre 2021

4ª DOMENICA DI AVVENTO

Beata Colei che ha creduto 

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Da pochi giorni abbiamo celebrato Maria come Immacolata. Oggi Maria ci viene già proposta come modello di vita cristiana. Infatti subito dopo l’annuncio dell’Angelo la giovane Maria «si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda». Affronta un lungo viaggio e raggiunge Ain-Karin, città della Giudea, per mettersi a servizio di una parente anziana che sta anche lei per diventare madre.

Camminare, incontrarsi, annunciare
Maria si ritrova la fede di chi si è incontrata con Dio, di chi ha ricevuto a sorpresa un annuncio di una grandezza smisurata che la coinvolge e ora ha bisogno di uscire, di donarsi, è impaziente di comunicare la sua gioia. Di confrontare la propria fede con quella di Elisabetta. È ciò che si verifica ogni volta che Dio entra in una vita.
L’episodio è una testimonianza viva della personalità di Maria, ma anche il riconoscimento della venerazione che già la Chiesa primitiva aveva verso di lei.
Nella fede e nell’agire di Maria troviamo il comportamento ideale e corretto di ogni vero discepolo. Maria si fa missionaria come Gesù. Non calcola sacrificio e fatica, affronta un viaggio impegnativo e tanti giorni di servizio per donare agli altri suo Figlio ancor prima che nasca.
Camminare, incontrarsi, annunciare una gioia sorprendente sono le azioni tipiche, quasi le parole d’ordine di ogni annunciatore del Vangelo. Sono le parole coniugate da Maria nella sua visitazione.
C’è chi ha voluto sottolineare che in questo episodio l’atto di carità e di servizio, compiuto da Maria nei confronti di Elisabetta sia in fondo il fatto meno significativo.
Luca presenta infatti Maria come la nuova arca dell’alleanza. «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?», dice Elisabetta. Espressione molto simile a quella pronunciata da Davide quando trasportò l’arca dell’alleanza a Gerusalemme. Come l’arca, anche Maria rimane tre mesi in casa di Zaccaria. Arca che viene accolta con una processione festosa, con canti e danze (2Sam 6,10-11). Maria fa sussultare di gioia il piccolo Giovanni nel ventre di Elisabetta.

Madre dei credenti
Maria appartiene alla categoria degli strumenti umili, eppure è con lei che Dio compie la sua opera di salvezza. È grazie a lei che si realizza l’evento più straordinario della storia, l’incarnazione del Figlio di Dio. Elisabetta la proclama «beata» perché «ha creduto a ciò che il Signore le ha detto». La grandezza di Maria è infatti legata alla sua fede. Come Abramo, Maria si è fidata di Dio, non gli ha negato nulla, non si è fermata neanche davanti all’inspiegabile: per questo può essere definita “madre dei credenti”. Maria è il primo sì deciso ai progetti di Dio sull’umanità, la prima risposta positiva del nuovo popolo che nascerà dalla parola di Gesù. Dio ha trovato finalmente una piena disponibilità nella persona di una quindicenne, che si mette a sua disposizione senza riserve e accetta di diventare la Madre del suo Figlio.
Il brano di Vangelo che ci viene proposto oggi non lo riporta, ma la visitazione si conclude con l’inno di lode al Signore che Luca pone sulle labbra di Maria. Essa è consapevole delle meraviglie operate dal Signore in lei ed esce nel canto del “Magnificat”. «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente», dice Maria: il Signore «ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48-49).

Dio ha bisogno degli uomini
«Dio ha bisogno degli uomini», dice il titolo di un vecchio film. La scelta di Maria ci fa riflettere in questa vigilia di Natale su come continua a rendersi presente il Figlio di Dio nella nostra umanità. Perché c’è tanta gente che lo aspetta, in ogni angolo della terra. Persone che non ne hanno mai sentito nemmeno pronunciare il nome. Anche vicino a noi, nei nostri quartieri, nelle nostre case, ci sono persone a cui una presenza significativa di Gesù non è ancora arrivata, per le quali Gesù non è praticamente nessuno.
È dunque una giornata missionaria il Natale, se si vuole che questo giorno non sia soltanto un bel presepe, ma un’occasione per rendere nuovamente presente e operante il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio.
Il Natale è ormai alle porte e probabilmente molti di noi pensano già ai regali che devono fare per metterli davanti al presepe o sotto l’albero e rendere felice qualcuno. «La nostra gioia non è piena se non quando la vediamo negli occhi di coloro che amiamo», ha detto il gesuita François Varillon. Un bel messaggio natalizio che è circolato per le città dice: «Il più bel regalo è essere importante per qualcuno». Almeno a Natale pensiamo a quanto siamo importanti per il Figlio di Dio che per amore si fa bambino per esserci vicino. Ma anche noi proviamo a far capire almeno a qualcuno, magari a chi ci è meno facile da amare, quanto sia importante per noi.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Ciascuna delle creature uscite da Te ti porta, o Signore, la sua testimonianza di gratitudine: gli angeli il loro canto, i cieli la stella, i magi i loro doni, i pastori la loro ammirazione, il deserto il presepio, e noi uomini una Madre Vergine» (dai Vespri del 24 dicembre della liturgia bizantina).

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4. Parola da Vivere – 19 dicembre 2021

19 dicembre 2021

4ª DOMENICA DI AVVENTO

Beata Colei che ha creduto 

COMMENTO

Maria ha appena detto “sì” all’angelo e ancora non si rende ben conto di che cosa le ha cambiato la vita. Sa solo di essere l’umile portatrice del più grande dono di Dio all’umanità, Gesù, suo figlio e figlio di Dio. Luca narra una bella scena di vita di famiglia, ma la sua intenzione va molto più in profondità. È giusto, infatti, e anche commovente ammirare la prontezza della carità di Maria che affronta un viaggio faticoso e rischioso perché, avendo saputo dall’angelo Gabriele che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un bambino, è convinta che può aver bisogno del suo aiuto. Ma questa è una piccola cosa, perché certamente ci sono parenti e vicine più mature di Maria, pronte ad aiutare l’anziana gestante.
Il dialogo delle due madri in attesa, però, ci fa salire a un piano profetico e teologico molto più denso e ricco. L’angelo ha detto a Maria che «nulla è impossibile a Dio» e le ha dato come segno la maternità di Elisabetta. Maria comprende allora che le due maternità sono collegate nel progetto di Dio e si muove proprio per realizzare questo collegamento che il Signore le ha fatto conoscere.
Quando Maria offre il saluto di pace, «shalom», Luca attira la nostra attenzione su due frutti immediati: Giovanni sussulta nel grembo ed Elisabetta viene riempita di Spirito Santo. Giovanni, feto di sei mesi, riconosce il suo Signore cui dovrà preparare la strada; Elisabetta benedice Maria e il suo bambino e nello stesso tempo, animata dallo Spirito, esprime la grande gioia di inchinarsi umilmente davanti al figlio di Maria perché è il Signore. Davvero Elisabetta profetizza e parla a nome di Dio, mentre dichiara «beata» Maria a motivo della sua fede: ha creduto nella completa realizzazione della parola del Signore.
Luca ci conduce così a comprendere che qui si incontrano i due Testamenti: il Primo, rappresentato da Elisabetta, che porta l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni; il Nuovo, rappresentato da Maria, che porta il Messia atteso, colui che nel suo sangue inaugurerà la Nuova Alleanza.
Elisabetta testimonia che le profezie si sono compiute, che davvero Maria è la madre del Messia, che rende finalmente vero il Primo Testamento (senza Gesù, infatti, esso sarebbe incompiuto e in fondo portatore di promesse non realizzate).
Maria, da parte sua, nella testimonianza di Elisabetta coglie il significato di quello che avvenuto: al Signore è piaciuta la sua fede e per questo le è stata affidata la missione di essere madre del Salvatore. Tale beatitudine è sua per sempre (ma non solo sua, anche di tutti coloro che si fidano di Dio senza riserve) e sarà confermata da Gesù quando, rispondendo a una donna la quale aveva “beatificato” la madre, perché gli aveva dato il latte, disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 1 ,28). A Maria, più di tutti, appartiene questa beatitudine, perché in lei la Parola si è fatta carne e con la sua fede si è assimilata al Figlio, rendendo eterno il suo sì all’angelo. Proprio quel sì che, passando attraverso la croce (dove la maternità della nuova Eva si allarga a tutto il corpo del Figlio, la Chiesa), trova il suo compimento nell’abbraccio eterno con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Maria continua oggi a visitare ogni “Elisabetta” di questo mondo, cioè tutti coloro che sperano e pregano nell’attesa del Salvatore. Essi hanno già ricevuto da Dio il dono della fecondità: ciò significa che, dopo essere passati attraverso la sofferenza di credersi sterili, cioè incapaci di generare il bene, hanno riconosciuto che il Signore a tutti ha fatto dono del suo Spirito, perché possano portare frutti di conversione e di testimonianza per chi non crede e non spera più.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Maria si muove in fretta, lascia la sua vita, il suo paese e i suoi programmi e corre per aiutare Elisabetta. È icona e vertice della Chiesa, la quale, portando Cristo, ha la missione di correre per offrire aiuto e salvezza all’umanità bisognosa.
  2. Due bambini, ancora in gestazione, ai quali è affidata la profezia e la realizzazione della salvezza. Bambini: vite che chiedono di nascere, di essere accolti e poi nutriti, educati, il tutto con amore. Chiedono molto e portano molto di più.
  3. Due madri, due figli: non più atteso uno, sconvolgente l’altro. Accolti nella gioia e nella fede. Ogni madre è un’arca dell’alleanza tra Dio e l’umanità. Ogni madre, è benedetta e beata, perché portatrice di un figlio dell’uomo, sì, ma prima ancora di Dio.
  4. Giovanni coglie prima di sua madre la presenza del Messia. I bambini sono antenne della vita, non parlano ma sono in sintonia con Dio e con la vita; sintonia che trasmettono a chi li sa ascoltare con amore e con attenzione. I bambini indicano la strada per salvare questo nostro mondo.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Portiamo la pace a un parente, amico o conoscente che non sta bene o vive qualche difficoltà particolare.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 19 dicembre 2021

19 dicembre 2021

4ª DOMENICA DI AVVENTO

Beata Colei che ha creduto 

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, formato nel cuore di Maria per essere accolto nel tuo Natale, abbi pietà di noi.
  • Cristo, messia atteso, aumenta la nostra debole fede in questo tempo di grazia, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che vuoi rinascere nella nostra umanità ferita e distratta, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, di fronte a Maria, Elisabetta ha riconosciuto la sua divina maternità. Accogliamo anche noi Maria in questi giorni di vigilia, e le chiediamo di intercedere per noi.

Vieni, Signore Gesù, per le mani di Maria.

  • Per la Chiesa, perché sia pronta a celebrare l’incarnazione del Figlio di Dio e a donarlo nella fede alla gente del nostro tempo, preghiamo.
  • Per i cristiani, perché in questi giorni sentano come Maria il desiderio di rendersi vicini a chi è in difficoltà e attende la nostra solidarietà, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché a imitazione di Maria e di Giuseppe sia pronta ad accogliere i sorprendenti progetti di Dio e a rispondere con generosità, preghiamo.

Celebrante. O Padre, che facendoti uomo ci hai comunicato una gioia inattesa e senza misura, aiutaci a essere testimoni tra gli uomini del nostro tempo del grande mistero del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 19 dicembre 2021

19 dicembre 2021

4ª DOMENICA DI AVVENTO

Beata Colei che ha creduto 

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cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome“.

 


Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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PROROGA fino al 14 gennaio 2022 per richiedere il sostegno per l’acquisto di riviste didattiche

PROROGATO AL 14 GENNAIO 2022

il termine per richiedere il sostegno del Governo alle scuole per l’acquisto di abbonamenti ai quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, in aiuto alla didattica.

Le istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni grado di istruzione che acquistano uno o più abbonamenti a periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale, possono accedere ad un contributo fino al 90 per cento della spesa. 

 

L'ORA DI RELIGIONE” rientra nel numero di riviste didattiche per le quali le scuole possono richiedere il sostegno. 

 

CHE COSA FARE
PER RICEVERE IL CONTRIBUTO

La nota n. 2124 del 29/9/21 della Direzione generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico fornisce le istruzioni operative per la presentazione delle domande, per le quali c’è tempo fino al 14 gennaio 2022 (è necessario allegare delibera del Collegio dei docenti):

– presentare domanda firmata digitalmente dal Dirigente scolastico secondo le modalità che la Direzione Generale per lo Studente, del Ministero dell’Istruzione fornirà.

 – Includere nella domanda, a pena di esclusione, idonea dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, redatta e sottoscritta ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante:

a) gli estremi della delibera del Collegio dei docenti che individua, nell’ambito dei prodotti editoriali ammessi al contributo anche l’abbonamento a  “L'Ora di Religione”;

b) le spese sostenute per l’acquisto dell’abbonamento;

c) l’elenco dei prodotti editoriali acquistati, pubblicati in edizione cartacea ovvero editi in formato digitale, con la precisazione che rientrano tra i prodotti editoriali ammessi;

d) gli estremi del conto di tesoreria intestato all’istituzione scolastica richiedente, nonché il codice della competente Tesoreria provinciale dello Stato, ovvero gli estremi del conto corrente bancario (IBAN) nel caso di scuole paritarie

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2. Letture e introduzioni – 12 dicembre 2021

12 dicembre

3ª DOMENICA DI AVVENTO

Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco   

Gaudete

«Viene uno più forte di me, al quale i non son degno nemmeno di sciogliere il legaccio dei sandali», dice il Battista a chi gli domanda se non sia lui il messia atteso. Mentre il profeta Sofonia e san Paolo esortano a rallegrarsi sempre perché «Il Signore è vicino». È la domenica «Gaudete».

PRIMA LETTURA
Il Signore esulterà per te con grida di gioia.
Il profeta Sofonia è vissuto in un tempo in cui il popolo d’Israele, stato vassallo dell’Assiria, era colpito dall’infedeltà a tutti i livelli, sociale, politico e religioso. Eppure annuncia parole di speranza e assicura una trasformazione radicale della situazione. Per questo invita la popolazione a non avere paura, perché il Signore si rende presente e vivo in mezzo a loro.

 Dal libro del profeta Sofonia.                                                                                     Sof 3,14-17

Rallègrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente. Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                                      Da Isaia 12,2-6
Questo passo, tratto dalla conclusione del Libro dell’Emanuele di Isaia, è un invito a gioire perché Dio è presente in mezzo al suo popolo con la sua grandezza che salva.

Rit. Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 SECONDA LETTURA
Il Signore è vicino!     
Anche Paolo parla di vicinanza del Signore e soprattutto di gioia, di letizia e invita gli abitanti di Filippi a vivere nella amabilità e nella preghiera. Sono le parole di Paolo e di Sofonia a dare una tonalità di gioia e di letizia a questa terza domenica di Avvento.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.                                                            Fil 4,4-7

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                   Is 61,1 (cit. in Lc 4,18)

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

Alleluia.

 VANGELO
E noi che cosa dobbiamo fare?     
Giovanni Battista è ancora protagonista di questa domenica. Egli invita il popolo, perfino i pubblicani e i soldati, a cambiare vita e a vivere nella solidarietà e nella giustizia. In questo modo esorta chi lo ascolta ad attendere l’arrivo imminente del messia.

Dal vangelo secondo Luca.          Lc 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 12 dicembre 2021

12 dicembre

3ª DOMENICA DI AVVENTO

Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco   

Gaudete

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Il Battista, testimone credibile, annuncia il Messia. La gente si fida di lui e gli domanda: «Che cosa dobbiamo fare?». La domanda gliela pongono addirittura anche i pubblicani e i soldati. E il Battista dà la sua ricetta semplice, ma nello stesso tempo che profuma già di Vangelo, perché è segnata dalla solidarietà e dall’amore.

Un programma di vita
Alle folle Giovanni dice: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». La straordinarietà sta tutto nella normalità di ciò che Giovanni propone. E un poco si rimane stupiti, perché in altri interventi il Battista è pieno di rigore e di severità.
Così pure ai pubblicani dice: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Anche questo è un invito che può apparire normale, ma invece è qualcosa di straordinario e molto impegnativo, perché era una pratica quasi scontata per gli esattori delle tasse approfittare del loro ufficio per arricchirsi alle spalle di chi doveva pagare.
Infine ai soldati, abituati a varie forme di prepotenza e di saccheggio, il Battista chiede qualcosa di semplicemente inaudito per quel tempo: di non maltrattare e di non estorcere niente a nessuno, ma di accontentarsi delle loro paghe.

Dio s’interessa di noi?
Un altro interrogativo che risuona in questa domenica e che gli scettici pongono a Sofonia in un tempo particolarmente difficile per il popolo di Israele è questo: «Dio guida la nostra storia? S’interessa di noi?». Il profeta ha di fronte la corruzione delle autorità politiche e religiose, accusa quelli che si sottomettono allo straniero seguendone le mode nel vestire e nelle pratiche religiose. Il giorno del Signore è imminente, dice: giunge il momento in cui Dio interviene e vendica il suo popolo. L’ira di Dio si manifesterà in un vero cataclisma cosmico senza precedenti (il Dies irae sembra essersi ispirato alle terribili parole di questo profeta).
Il giorno del Signore non appare tuttavia per Sofonia come la fine del mondo e della storia, ma come una metamorfosi e una rigenerazione del popolo di Dio: la fine di un’età di peccato. E tutto sfocia nei canti di gioia del «resto» di Israele.
Dio salverà un «resto», come al tempo dell’esodo. Gli umili possono sperare. Le parole del profeta cambiano improvvisamente tono e hanno accenti di tenerezza proprio per i piccoli che mettono in pratica la volontà del Signore. «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!». Sono questi «umili» che possono sperare di sfuggire al cataclisma dell’ira divina. Saranno il nuovo popolo di Dio.
Dio radunerà questo nuovo Israele, questo «resto», e lo onorerà davanti ai popoli, in una Gerusalemme festante, libera e santa dove lui stesso risiederà come sovrano: «Il Signore tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Siate sempre lieti nel Signore!
Anche la lettera di Paolo ai cristiani di Filippi invita alla gioia. Anzi, sono proprio le parole di Paolo a timbrare questa domenica “Gaudete” con l’antifona d’inizio. Quando Paolo scrive a questa comunità si trova a Efeso ed è in carcere a causa del Vangelo. Per questo avrebbe tutte le carte in regola per sentirsi infelice e sconfitto. Invece nelle sue parole ritorna come un ritornello l’invito alla gioia. Paolo è consapevole del periodo difficile che sta vivendo, sa che forse dovrà aggiungere il sacrificio della sua vita a quello della loro fedeltà, ma invita i Filippesi a rallegrarsi con lui (Fil 2,17-18).
E oggi? Quali sono i motivi per vivere nella gioia? Si direbbe al contrario che la nostra società sia sistematicamente attraversata da periodi di crisi. I giornali sono pieni di notizie negative e anche le nostre vicende personali ci ripetono ogni tanto che non è il caso di stare troppo allegri. Eppure i motivi per gioire sono tanti, molti di più di quanto siamo soliti pensare. Anzitutto perché siamo vivi e possiamo parlare della nostra situazione così come la viviamo.
Un altro motivo di gioia è che guardandoci attorno, guardando al nostro passato, a tutto ciò che abbiamo vissuto, possiamo riconoscere di essere come delle persone scampate a un grande naufragio: quante ne abbiamo viste! Eppure siamo ancora qui, tutto sommato decentemente vivi.
Ma questi sono ragionamenti puramente umani e direi quasi superficiali. Mentre la parola di Dio ci assicura che «il Signore è vicino», e se è così, perché dovremmo lasciarci prendere dal pessimismo e dalla tristezza? La parola di Dio è zeppa di espressioni piene di consolazione e di certezza che ci assicurano che il Signore si prende cura di noi.
È questo probabilmente che intende dire Giovanni quando parla del messia che verrà «In Spirito Santo e fuoco». Dovremmo lasciarci sorprendere in questo tempo dalla sua venuta, lasciarci avvolgere dal fuoco della meraviglia e dello stupore.
Se sarà così, sarà inevitabile per ogni cristiano, come suggerisce il Battista, rendere visibile questo fuoco nel modo di rapportarsi quotidiano, diventando giusti e generosi, aperti e fraterni nei confronti delle persone che vivono con noi o che incontriamo.
E poi, come dice san Paolo, diventare amabili, che è certamente una delle cose che ci viene chiesta con più insistenza in questo periodo di attesa del Signore che per amore viene tra noi, mostrandoci il suo volto umanissimo. «Un cuore contento è il risultato normale di un cuore che brucia d’amore», diceva madre Teresa di Calcutta.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso: nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa» (Madre Teresa di Calcutta).

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4. Parola da Vivere – 12 dicembre 2021

12 dicembre

3ª DOMENICA DI AVVENTO

Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco   

Gaudete

COMMENTO

Continua la predicazione del Battista, per preparare «un popolo ben disposto» alla venuta del Messia. Nei versetti precedenti aveva smontato la presunzione degli appartenenti al popolo eletto che, nonostante la predicazione di Geremia sull’effimera sicurezza offerta dalla presenza del Tempio del Signore, ancora presumevano di essere comunque giusti in quanto discendenti di Abramo. Con dura chiarezza Giovanni aveva affermato che senza una conversione del cuore, reale e visibile, non potevano sperare nella salvezza. È stato così convincente che gruppi di persone si sono presentati con una domanda decisiva e molto concreta: «Che cosa dobbiamo fare?». Una domanda che esprime il riconoscimento di essere peccatori, di non conoscere la strada da percorrere, di avere bisogno di un «maestro» che indichi la via; così mostrano di essere disposti a «fare» il necessario per convertirsi. E Giovanni risponde anche lui concretamente.
A tutti indica la strada del recupero della fraternità (per Luca è universale e non limitata a Israele), che si traduce in condivisione dei beni posseduti e suppone il superamento della paura di diventare poveri per mezzo della fiducia in Dio che provvede ai suoi figli (senza una vera comunità questo non si può realizzare).
Ai pubblicani non chiede di lasciare il loro mestiere di “scomunicati”, ma “solo” di riscuotere le tasse stabilite per legge, senza rubare e senza ingannare i più deboli e poveri.
Anche ai soldati non chiede di cambiare mestiere, ma “solo” di non approfittare della loro posizione di forza, e di pratica impunità per derubare, terrorizzare e violentare le persone, cui dovrebbero offrire l’ordine e la sicurezza promessi dalla legge.
Queste tre indicazioni potrebbero far pensare: «Chiede troppo poco»; e in realtà esige il recupero di virtù semplicemente umane (che già non sarebbe “poco”, anche oggi, e anche tra chi si dice cristiano). Ma il Battista non è il Messia. Il suo compito è di indicare alla gente come prepararsi ad accoglierlo, togliendo gli ostacoli interiori (i colli da spianare e i burroni da colmare). Quando verrà Gesù, porterà l’annuncio di una vita nuova in una predicazione più esigente (ma anche più misericordiosa). Di questo Giovanni è perfettamente consapevole e lo afferma con decisa umiltà a chi pensa che possa essere lui il messia: Egli viene e si manifesterà presto, è più «forte», porterà un altro «battesimo», che non realizza solo la conversione ma l’appartenenza al popolo della Nuova Alleanza, animato dallo Spirito Santo e che riceverà in dono la stessa vita di Dio. Così il “vangelo” del Battista prepara e in parte anticipa il Vangelo di Gesù.
La presunzione di essere “giusti” può presentarsi oggi per i cristiani in forme molto varie, avvolta in una “fede” che conserva solo l’involucro religioso e rituale, ma è vuota della presenza del Crocifisso-Risorto e del fuoco dello Spirito.
La fraternità, che ha come frutto visibile la condivisione, ha due ostacoli consolidati: la mancanza di vere comunità e l’ansia del possesso, radice e frutto delle paure.
Il Vangelo afferma che esiste la giustizia di Dio. Alcuni che si dicono cristiani pensano di poter trasferire l’impunità che riescono a comprare in questo mondo, sfuggendo alla legge umana, sul piano del rapporto con Dio, con i fratelli e con la vita eterna. Si illudono. La conversione inizia dall’onestà e dalla giustizia nelle relazioni personali e sociali e nel proprio lavoro.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Giovanni punta al recupero della fraternità e del rispetto tra gli uomini. Gesù è l’uomo pienamente umanizzato. La Chiesa ha ricevuto questa eredità, perciò ha pure il compito di rendere sempre più “umano” il mondo. Sa bene che deve cominciare ogni giorno da se stessa. Se noi, cristiani, cresciamo in umanità, la strada del Vangelo si fa più agevole e credibile per le persone che incontriamo.
  2. Oggi i medici, gli imprenditori, i dipendenti, i genitori, i giovani, i ragazzi… si presentano alla Chiesa e le chiedono: «E noi che cosa dobbiamo fare?». Se la domanda è seria, il loro cuore e la loro intelligenza spirituale li renderanno capaci di accogliere le indicazioni evangeliche che lo Spirito Santo suggerisce e che la Chiesa offre.
  3. Le risposte di Giovanni portano nella nostra vita ordinaria lo straordinario della semplicità, di un gesto gratuito, di un sorriso, di un cuore che cerca e diffonde la pace. Sciogliamo i nodi e le rabbie che abbiamo nel cuore. E preghiamo: perché ciò che sembra impossibile agli uomini è possibile a Dio.
  4. Il Battista evangelizza e minaccia, due verbi in contrasto tra loro. Gesù non minaccia, ma rivela la verità dell’uomo e dell’esito delle sue scelte in questa vita e nell’altra. Il vangelo di Gesù non vuole suscitare paure, ma ci invita ad accogliere la verità e a cambiare modo di pensare e di vivere, per rendere più bella la nostra vita e quella degli altri.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Possiamo presentarci alla guida spirituale, o anche a un amico, e chiedergli: cosa devo fare per prepararmi bene al Natale?


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 12 dicembre 2021

12 dicembre

3ª DOMENICA DI AVVENTO

Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco   

Gaudete

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, il Battista ci invita a fare gesti sinceri di conversione, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che in questo tempo di Avvento ci inviti a gioire per la tua venuta, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, tu ci chiami in questi giorni a una preghiera più intensa e personale, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Il Padre ha mandato a noi il suo unico Figlio per redimere la nostra storia e realizzare il regno di Dio. Preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci, Signore, nella tua misericordia.

  • Per la nostra Chiesa e i nostri governanti, perché di fronte a ogni conflitto sappiano scegliere le vie della concordia e dar vita a progetti di pace, preghiamo.
  • Signore Gesù, che hai conosciuto la tenerezza di una Madre e il calore di una casa, benedici le nostra famiglie che si affidano a te, preghiamo.
  • Per i giovani, affinché dall’esempio e dalla testimonianza del Battista sappiano affrontare con coraggio le difficoltà della vita, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché non ci stanchiamo di lottare per la giustizia, confidando nel Dio che cambia la storia, preghiamo.

Celebrante. O Padre, fonte di ogni bene, fa’ che in questa domenica della gioia riusciamo a sentire la straordinaria bellezza del tuo venire tra noi e ti attendiamo nella semplicità e nella fraternità, per Cristo nostro Signore.