Categoria: Anno B
3. Commento alle Letture – II DOMENICA DI PASQUA
7 APRILE
II DOMENICA DI PASQUA
(DOMENICA «IN ALBIS» O DELLA DIVINA MISERICORDIA)
«MIO SIGNORE E MIO DIO!»
COMMENTO
Tutti gli evangelisti, e anche Giovanni, ci tengono a dire due cose, altrettanto decisive, sulla risurrezione di Gesù: è sempre lui in carne ed ossa, per questo lo si può toccare, mangia, mostra le ferite, cammina…; ma è in una condizione nuova e diversa, per questo si presenta all’improvviso, entra a porte chiuse, scompare… È risorto alla vita definitiva, la morte non può più toccarlo. A Giovanni, però, non interessano tanto i segni materiali, ma vuole farci vedere come il Signore realizza le promesse fatte nell’ultima cena, affinché i discepoli credano in lui e condividano la sua vita.
Infatti nello stesso giorno di Pasqua Gesù viene e affida agli apostoli la missione di continuare a rendere visibile l’amore del Padre nel mondo; per questo dona loro lo Spirito Santo, che li sosterrà nella missione; essi avranno a disposizione gli stessi poteri di Gesù, di cui il perdono dei peccati è un’espressione tipica.
Gesù lega il perdono alla comunità dei discepoli. Perché? Non bastano la sua presenza di risorto e l’azione dello Spirito Santo?
Lui ha perdonato visibilmente i peccatori che ha incontrato. Questo perdono deve continuare a essere sperimentabile, perché noi uomini non viviamo solo nella dimensione spirituale e abbiamo bisogno di segni visibili della presenza misericordiosa di Gesù in mezzo a noi. Per questo esistono i sacramenti, che sono segni visibili di una realtà spirituale, e per questo invisibile, che è l’amore di Dio che ci salva, attraverso Gesù. E allora, è il dono dello Spirito del Padre e del Figlio che rende la Chiesa capace di continuare visibilmente la missione di Gesù sulla terra e quindi di perdonare i peccati, in maniera esperienziale. Data la delicatezza e l’importanza del perdono dei peccati, commessi dai fedeli dopo il Battesimo, si capisce facilmente perché la Chiesa ha avuto bisogno di darsi una regola. Il potere di rimettere i peccati è di tutta la Comunità, ma, nel sacramento della riconciliazione, è esercitato prima dai Vescovi, successori degli apostoli, e poi dai presbiteri, loro collaboratori.
E veniamo a Tommaso: è “Dìdimo”, cioè, gemello di tutti noi che abbiamo difficoltà a credere. Egli aveva deciso di seguire Gesù fino alla morte (cfr Gv 11,16), però, quando gli amici gli dicono di aver visto Gesù, ha una reazione comprensibile, ma di poca fede. In realtà aveva diritto di vedere Gesù, come gli altri, perché doveva essere anche lui testimone diretto della risurrezione, e per questo il Signore lo accontenta. La risposta di Tommaso, «Mio Signore e mio Dio!», è di una fede totale e perfetta, ma ha attraversato il dubbio sulla testimonianza dei suoi amici. Gesù riconosce la fede di Tommaso, però dichiara beati coloro che crederanno senza aver visto, cioè tutti i credenti che poggiano la loro fede sui testimoni del Risorto.
Io ritengo che Tommaso non abbia messo le mani nelle ferite di Gesù, gli è bastato vederlo per prostrarsi ai suoi piedi. Ma noi lo ringraziamo lo stesso, per aver fatto la nostra parte di fronte all’avvenimento più grande e più incredibile della storia, che abbraccia e supera tutta la storia e si immerge nell’eternità.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Gesù realizza le sue promesse e noi possiamo gustarle nella comunità. Anche noi abbiamo fatto delle promesse al Signore e le facciamo ai nostri fratelli. Proviamo a verificare la realizzazione delle nostre promesse al Signore e ai fratelli.
- Gesù offre la pace ai suoi amici, che nella passione lo avevano lasciato solo. Facendo il primo passo, magari faticoso, abbiamo da offrire la pace a chi ci ha fatto un torto?
- Il perdono è una questione comunitaria, perché il nostro peccato non offende solo Dio, ma anche i fratelli. Oltre che ricevere il perdono del Signore nella Riconciliazione, ci tocca anche chiedere perdono alla comunità e ai fratelli che abbiamo offeso.
- La nostra fede è fondata sulla testimonianza degli apostoli. Abbiamo occhi attenti e cuore aperto di fronte alla testimonianza di fede dei nostri fratelli? Abbiamo il coraggio e la gioia di offrire ai fratelli la testimonianza della nostra fede, anche se piccola?
PROPOSTA DI IMPEGNO
Abbiamo ricevuto in molti modi la misericordia di Dio, impegniamoci a essere misericordiosi con chi ci fa un torto.
2. introduzioni – II DOMENICA DI PASQUA
7 APRILE
II DOMENICA DI PASQUA
(DOMENICA «IN ALBIS» O DELLA DIVINA MISERICORDIA)
«MIO SIGNORE E MIO DIO!»
Non è stato facile per gli Apostoli credere nella risurrezione di Gesù, evento inatteso e assolutamente nuovo. Altri uomini erano stati “risuscitati” in passato, e anche da Gesù. Ma lui non torna alla vita vecchia e mortale, riveste la vita immortale, libera dai limiti di quella terrena. La liturgia ci provoca a verificare l’autenticità della nostra fede nel Risorto, perché spesso corriamo il rischio di affermarla a parole e di non viverla nei fatti e nelle scelte della nostra vita.
PRIMA LETTURA
Un cuore solo e un’anima sola.
Luca ci tiene a mostrare che la risurrezione di Cristo ha effetti sconvolgenti sulla vita dei credenti: gli apostoli diventano coraggiosi e i fedeli, da parte loro, si considerano fratelli, maturano un distacco liberante dai beni di questo mondo e non fanno fatica a metterli a disposizione della comunità per i più bisognosi.
SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 117 (118)
Il salmista ha affrontato molte difficoltà a causa dei persecutori, ma può esultare di gioia per la fedeltà del Signore, che lo ha liberato da tutti i pericoli.
SECONDA LETTURA
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.
Giovanni scrive questa lettera in un periodo di crisi: nella comunità non tutti restano fedeli all’insegnamento degli Apostoli. Egli ribadisce con forza e insistentemente che la salvezza si ottiene con la fede in Gesù e con l’amore per Dio e i fratelli.
VANGELO
Otto giorni dopo venne Gesù.
Giovanni concentra in Tommaso le difficoltà a comprendere la risurrezione e a credere in Gesù risorto, che hanno avuto tutti i primi discepoli. Il desiderio di vedere il Signore è quello di tutti i credenti, ma i testimoni accreditati sono solo gli apostoli, mentre tutti gli altri godono della beatitudine di chi crede senza aver visto.
4. Letture – II DOMENICA DI PASQUA
7 APRILE
II DOMENICA DI PASQUA
(DOMENICA «IN ALBIS» O DELLA DIVINA MISERICORDIA)
«MIO SIGNORE E MIO DIO!»
PRIMA LETTURA
Un cuore solo e un’anima sola.
Luca ci tiene a mostrare che la risurrezione di Cristo ha effetti sconvolgenti sulla vita dei credenti: gli apostoli diventano coraggiosi e i fedeli, da parte loro, si considerano fratelli, maturano un distacco liberante dai beni di questo mondo e non fanno fatica a metterli a disposizione della comunità per i più bisognosi.
Dagli Atti degli Apostoli At 4,32-35
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 117 (118)
Il salmista ha affrontato molte difficoltà a causa dei persecutori, ma può esultare di gioia per la fedeltà del Signore, che lo ha liberato da tutti i pericoli.
Rendete grazie al Signore perché è buono:
il suo amore è per sempre.
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
SECONDA LETTURA
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.
Giovanni scrive questa lettera in un periodo di crisi: nella comunità non tutti restano fedeli all’insegnamento degli Apostoli. Egli ribadisce con forza e insistentemente che la salvezza si ottiene con la fede in Gesù e con l’amore per Dio e i fratelli.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 1 Gv 5,1-6
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
Parola di Dio.
SEQUENZA [Facoltativa]
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza.
CANTO AL VANGELO
Gv 20,29
Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.
VANGELO
Otto giorni dopo venne Gesù.
Giovanni concentra in Tommaso le difficoltà a comprendere la risurrezione e a credere in Gesù risorto, che hanno avuto tutti i primi discepoli. Il desiderio di vedere il Signore è quello di tutti i credenti, ma i testimoni accreditati sono solo gli apostoli, mentre tutti gli altri godono della beatitudine di chi crede senza aver visto.
Dal vangelo secondo Giovanni Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
5. Preghiere di perdono e dei fedeli – II DOMENICA DI PASQUA
7 APRILE
II DOMENICA DI PASQUA
(DOMENICA «IN ALBIS» O DELLA DIVINA MISERICORDIA)
«MIO SIGNORE E MIO DIO!»
RICHIESTE DI PERDONO
- Padre, ci hai ridonato Cristo, ma noi a volte lo consideriamo ancora lontano da noi. Kyrie eleison.
- Cristo, la tua risurrezione è un dono anche per noi, ma a volte noi viviamo e agiamo come se con la morte tutto finisse. Christe eleison.
- Spirito Santo, ci fai sperimentare la misericordia del Padre, ma noi facciamo fatica ad essere misericordiosi con i fratelli. Kyrie eleison.
PREGHIERA UNIVERSALE
Dio Padre ci ha donato Cristo risorto e con lui ci dona ogni bene. Con fiducia rivolgiamo a lui la nostra preghiera e diciamo insieme: Padre del risorto, ascoltaci.
- Affinché la fede in Gesù risorto si traduca in carità verso i fratelli bisognosi di aiuto e di perdono. Preghiamo.
- Affinché, nei momenti in cui pensiamo che Gesù è lontano, ci ricordiamo la sua promessa di rimanere sempre con noi. Preghiamo.
- Affinché non ci spaventiamo dei dubbi, che a volte ci assalgono, e ci lasciamo istruire dalla tua Parola. Preghiamo.
- Affinché superiamo la timidezza e diventiamo coraggiosi testimoni della nostra fede e dell’esperienza del tuo amore di Padre. Preghiamo.
O Padre, come tu hai mandato il tuo Figlio, così il tuo Figlio ha inviato noi a evangelizzare il mondo. Fa’ che la tua fiducia ci renda uomini e donne capaci di testimoniare a chi non crede la tua verità e il tuo amore. Per Cristo nostro Signore.
6. Vignetta di RobinHood – II DOMENICA DI PASQUA 2024
7 APRILE
II DOMENICA DI PASQUA (DOMENICA «IN
ALBIS» O DELLA DIVINA MISERICORDIA)
«MIO SIGNORE E MIO DIO!»
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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:
Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA)
6. Vignetta di RobinHood –DOMENICA DI PASQUA 2024
31 MARZO
DOMENICA DI PASQUA
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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:
Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA)
7. INGRESSO – DOMENICA DELLE PALME
29 MARZO
DOMENICA DELLE PALME
«DAVVERO… FIGLIO DI DIO!»
COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME
BENEDIZIONE DEI RAMI
ANTIFONA D’INGRESSO
Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d’Israele.
Osanna nell’alto dei cieli. Mt 21,9
Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre
e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:
Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.
Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione
Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno, benedici † questi rami [di ulivo], e concedi a noi tuoi fedeli,
che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Oppure:
Preghiamo.
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te, e concedi a noi tuoi fedeli,
che rechiamo questi rami
in onore di Cristo trionfante, di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone. Per Cristo nostro Signore.
E senza nulla dire, asperge i rami con l’acqua benedetta. Segue la proclamazione del vangelo dell’ingresso del Signore.
VANGELO
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Gesù è stato molto attento a non creare attese messianiche trionfalistiche. Perciò, per lui l’ingresso solenne a Gerusalemme, nonostante l’aria di trionfo, costituisce l’annuncio del Messia, figlio di Davide, che rivendica il trono, non con un cavallo, ma con un puledro. Questo particolare, che richiama il profeta Zaccaria (9,9-10), dice che egli porta non la guerra contro i nemici, ma la pace e la salvezza.
Dal vangelo secondo Marco Mc 11,1-10
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene,
del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».
Parola del Signore.
PROCESSIONE IN ONORE DI CRISTO RE
Dopo il vangelo si può fare, secondo le circostanze, una breve omelia. Per dare l’avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un’esortazione con queste parole:
Imitiamo, fratelli carissimi,
le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.
Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.
SALMO 23, alternato con la seguente antifona:
Le folle degli Ebrei, portando rami d’ulivo, andavano incontro al Signore e acclamavano a gran voce: Osanna nell’alto dei cieli.
SALMO 46, alternato con la seguente antifona:
Le folle degli Ebrei lungo la strada
stendevano i mantelli, e acclamavano a gran voce: Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
INNO A CRISTO RE
Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore, come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.
Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore, come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.
Tu sei il re di Israele, di Davide l’inclita prole, che, in nome del Signore, re benedetto vieni.
Tutti gli angeli in coro ti lodan nell’alto dei cieli, lodan te sulla terra uomini e cose insieme.
Tutto il popolo ebreo recava a te incontro le palme, or con preghiere e voti, canti eleviamo a te.
A te che andavi a morte levavano il canto di lode, ora te nostro re, tutti cantiamo in coro.
Ti furono accetti, tu accetta le nostre preghiere, re buono, re clemente, cui ogni bene piace.
Mentre la processione entra in chiesa si canta il seguente responsorio:
RESPONSORIO
Mentre il Cristo entrava nella città santa,
la folla degli Ebrei, preannunziando
la resurrezione del Signore della vita,
agitava rami di palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli.
Quando fu annunziato
che Gesù veniva a Gerusalemme,
il popolo uscì per andargli incontro;
agitava rami di palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli.
4. Letture – DOMENICA DELLE PALME
29 MARZO
DOMENICA DELLE PALME
(Giornata mondiale della gioventù)
«DAVVERO… FIGLIO DI DIO!»
PRIMA LETTURA
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso (Terzo canto del Servo del Signore).
Isaia parla di un Servo del Signore, i cristiani lo hanno visto in Gesù. In questo carme sono sottolineate due caratteristiche: la capacità di ascoltare il Signore, per poter incoraggiare chi si trova in difficoltà; la fedeltà assoluta nella persecuzione, che nasce dalla fiducia incrollabile nell’intervento salvifico di Dio.
Dal libro del profeta Isaia Is 50,4-7
Il Signore Dio
mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 21 (22)
Il salmista sta sperimentando una persecuzione mortale e innalza il suo grido di dolore, che arriva fino a Dio: ha fiducia.
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.
SECONDA LETTURA
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’esaltò.
Paolo è legatissimo alla comunità di Filippi e ne tesse un grande elogio, ma non ignora le debolezze che la condizionano nel seguire il Signore. Per questo invita tutti a somigliare a Gesù, che, essendo Dio, si è spogliato di tutto, per farsi simile a noi e per offrire se stesso al Padre per salvarci. Così è passato dall’umiliazione della croce alla gloria di re dell’universo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi Fil 2,6-1
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO Fil 2,8-9
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO*
* TRA PARENTESI 3 . LA FORMA BREVE.
Passione del Signore. Mt 26,14–27,66
Il vangelo di Marco inizia con l’affermazione che Gesù è il figlio di Dio, a metà registra la professione di fede di Pietro, che lo riconosce Messia, ma raggiunge il vertice della rivelazione nella morte di Gesù, quando un centurione pagano lo proclama figlio di Dio, per il modo con cui ha affrontato la morte.
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Uno di voi mi tradirà.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo sprito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Sei tu il re dei Giudei?
[Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
Elì, Elì, lemà sabactàni
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».]
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
3. Commento alle Letture – DOMENICA DELLE PALME
29 marzo
DOMENICA DELLE PALME
«DAVVERO… FIGLIO DI DIO!»
COMMENTO – 1
Per capire il senso dell’odierno brano evangelico dobbiamo richiamare quanto il profeta Zaccaria scrive nel capitolo 9 nei versetti 9-10: “Gioisci, sii contenta, Gerusalemme! Esulta di felicità, città di Sion! Guarda, il tuo re viene a te, giusto e vittorioso, umile e sopra un asino, un asinello puledro d’asina. Farà scomparire da Israele i carri da guerra e da Gerusalemme i cavalli, spezzerà gli archi dei soldati. Ristabilirà la pace fra le nazioni e regnerà da mare a mare, dal fiume Eufrate fino ai confini della terra”.
Queste parole scritte più di 2500 anni fa hanno un’attualità dirompente e, ancora oggi, sembrano blindate nel regno dell’utopia. Il ricordo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme deve spingerci a riflettere seriamente sul nostro credere in Lui e sulla nostra ferrea volontà di tradurre il suo messaggio in coerente condotta di vita.
Il testo è infarcito di simboli da interpretare. Ci invita ad accompagnare il Signore nella parte terminale del suo ultimo e definitivo andare verso Gerusalemme. Si parte da Betfage, piccolo villaggio addossato sul monte degli Olivi. Il nome in ebraico vuol dire “casa del fico acerbo”. Ora il fico, nella Bibbia, significa “prosperità e benedizione” quando è maturo ; se è acerbo prende il significato di ” ipocrisia e vuoto”.
Partire da un villaggio che nel nome richiama il secondo significato non è di buon auspicio.
Il Messia conosce bene i desideri nascosti nell’animo di chi lo esalta. Come al solito cerca di fare chiarezza.
Come cavalcatura rifiuta il cavallo, segno di bellezza, forza e potenza e sceglie l’asino segno di umiltà, dolcezza e costanza. Il cavallo appartiene ai ricchi, ai potenti. L’asino è compagno degli umili, dei poveri e degli emarginati. Questo disturba quelli che aspettavano la reincarnazione del re guerriero e liberatore.
Gridano gloria a squarciagola, ma il dubbio comincia ad ossidare le corde vocali, a spegnere gli entusiasmi.
L’avvicinarsi all’orto del Getsemani fa sparire l’euforia e lascia posto al disincanto ed al tradimento che caratterizzerà tutta la settimana della Passione.
Vivere la domenica delle Palme, portare l’Ulivo benedetto nelle nostre case, mai come oggi ci deve far riflettere sulla serietà del nostro credere nel Figlio di Dio oggi.
Parliamo di giustizia, ma siamo giusti? Esaltiamo la misericordia, ma siamo misericordiosi? Ci commuove la solidarietà di qualcuno, ma siamo solidali? Desideriamo la pace, ma i nostri atti sono sempre pacifici?
Nella spiritualità ebraica Dio si manifesta nella storia come verità (Emet), misericordia (hesed), giustizia (tsadek) e pace (Shalom).
Come mai esse, tutte e quattro, non modellano e plasmano la quotidianità’ della nostra vita che etichettiamo con l’aggettivo che ci qualifica come credenti in Cristo?
Il Dio che accompagnano cavalca superbo un purosangue che sprizza forza e potenza, o un asinello che sa di umiltà’, servizio e resilienza?
COMMENTO – 2
Le palme nell’antichità erano allo stesso tempo un segno di rispetto e di gioia. Venivano sventolate al passaggio dei re o di personaggi illustri. Erano simbolo di accoglienza gioiosa e di sottomissione filiale.
Per i cristiani ricordano la vittoria di Cristo sulla morte. Nell’Apocalisse sono associate alla testimonianza dei salvati in Cristo (7,9).
La narrazione dei Vangeli non è legata ad un fatto storico ben preciso, ma fa parte della narrazione della Passione vissuta come un’esperienza drammatica e sconvolgente da parte dei discepoli di Gesù annichiliti dalla paura e rivissuta dopo la Risurrezione come pietra angolare della fede cristiana che si può sintetizzare in uno slogan: «Avere fede vuol dire credere che Cristo è morto e risorto».
È questo, e solo questo, anche oggi, l’essenza del cristianesimo da vivere e testimoniare. Il racconto evangelico di oggi è ricco di simbologia. Cavalcare un asino, la cena conviviale, la benedizione e la condivisione del pane e del vino, Giuda il traditore, Pietro il pusillanime costituiscono il mosaico realistico di quello che sarà l’essenza, nel bene e nel male, dell’identità cristiana.
L’asino sta ad indicare l’umiltà e la docilità come cardine del vivere la fede .
La cena conviviale, a cui tutti partecipano (santi, traditori, paurosi…) incarna la pluralità della comunità di fede che non emargina nessuno.
Le palme ricordano che il credere nel Risorto fa vincere ogni paura ed abilita il credente a vivere la coerenza fino in fondo.
La fede non è un’opinione, ma una certezza assoluta che ci rassicura che “se Cristo è risorto, la nostra fede non è’ vana”.
Questa affermazione suona strana in un mondo “liquido” dove tutto è aleatorio , opinabile ed insicuro. La vita si sta trasformando in qualcosa di virtuale, di opinabile, di insicuro. La settimana santa che ci prepariamo a vivere ci invita ad interrogarci, a riscoprire la nostra identità a confrontarci nella chiarezza lealmente, a non limitarci a lamentarci ma a reagire ed aprirci al futuro illuminati e guidati dalla luce del Risorto.
Durante la settimana santa lasciamoci provocare dall’urticante affermazione di Nietzsche : «Ben altre facce dovrebbero avere i cristiani per testimoniare che Cristo è risorto». Nei prossimi giorni in preparazione alla Pasqua, ogni tanto, controlliamo allo specchio lo stato di salute del nostro viso. Esso è illuminato dal sorriso che deriva dalla certezza felice della Risurrezione o è inciso dalle rughe della rassegnazione, del dubbio, dell’incoerenza che lo trasformano in una maschera di tristezza rassegnata?
COMMENTO – 3
Tutto il cammino della Quaresima è finalizzato alla scoperta e alla contemplazione della misericordia di Dio. È la sua misericordia che motiva le opere quaresimali (ascesi, preghiera, elemosina). È l’incontro con la sua misericordia che conduce a celebrare il sacramento della riconciliazione, riconoscendo il proprio peccato e gioendo del suo perdono.
La luce della misericordia
La misericordia per Gesù non è stata solo un tema di riflessione o una caratteristica di Dio da narrare nelle parabole. Gesù opera la misericordia aderendo alla volontà salvifica del Padre riguardo l’umanità e percorrendo il camino del Calvario fino alla croce.
Meditare i racconti della passione dei quattro evangelisti significa comprendere che essa è stata consapevolmente accettata da Gesù, come si capisce dalla sua preghiera nell’orto degli Ulivi. Tuttavia, solo con l’ottica della misericordia si afferra il significato di questa scelta. Altrimenti Gesù sarebbe un suicida o al massimo un bell’esempio di coerenza morale; e Dio un feroce esattore di tributi alla propria sovranità, un mostro crudele assetato di sangue.
Solo la luce della misericordia illumina l’oscurità del supplizio. Se della misericordia di Dio non si fa la chiave per comprendere la passione, di Gesù ci rimane solo un cadavere.
Scandalo e coalizione del male
Dopo l’ultima cena Gesù viene arrestato e poi ripetutamente consegnato di mano in mano per essere interrogato, giudicato, condannato. Intorno a lui, per la sua eliminazione si convocano riunioni notturne, s’inviano messaggi, si stabiliscono accordi.
Nelle tenebre della notte si creano forme di solidarietà nel male. Erode e Pilato, fino allora nemici, ora diventano amici (cf Lc 23,12) e si consociano nella condanna. Non solo il bene, ma anche il male ha la potenza di creare comunione di interessi.
Dal racconto risulta evidente che il male ha la capacità di deformare ogni cosa. Anche un gesto che umanamente dovrebbe significare affetto e amicizia, come il bacio, viene stravolto nel suo significato diventando segno per il compimento dell’iniquità.
Nella passione il male si mostra anche nella sua ottusità. È l’atteggiamento di Erode che sembra insensibile a ciò che sta accadendo realmente (cf Lc 23,8).
Tre scene esemplari
Luca descrive Gesù che, in mezzo a questo turbinio di eventi e di volti, superata l’angoscia della notte nell’orto degli Ulivi, domina la scena con solennità e compostezza, e compie gesti che confermano, nonostante il contesto, la sua misericordia.
Lo sguardo di Gesù a Pietro dopo il canto del gallo (cf Lc 22,61). Se non si fa della misericordia la luce per interpretare la passione, questo è uno sguardo di condanna, uno sguardo tipo: «te lo avevo detto!». Se si parte dalla misericordia questo è uno sguardo di amore e di perdono, di compassione e di tenerezza. Nel primo caso il pianto amaro di Pietro (cf Lc 22,62) è per la paura della punizione; nel secondo è il pianto del pentimento che invoca perdono.
L’episodio di Barabba. Luca indica che la causa dell’incarcerazione di Barabba è l’accusa di rivolta e di omicidio (cf Lc 23,25). Viene liberato colui che toglie la vita, l’erede di Caino. Al suo posto è condannato colui che dà la vita. Poiché il Salvatore è ucciso, l’omicida è salvato. Già prima della morte di Gesù si compie l’efficacia della sua passione, perché i condannati alla morte, tutti gli uomini, siano salvi.
Infine, la crocifissione. Mentre i carnefici compiono il loro macabro ruolo Gesù invoca per loro la misericordia del Padre (cf Lc 23,34). Gesù è crocifisso fra i due malfattori, di cui uno pentito, e che lì, in estremo, riceve il perdono (cf Lc 23,43). Solo la misericordia giustifica tali parole, le rende possibili e le rende comprensibili.
La celebrazione delle Palme inaugura la settimana centrale dell’anno liturgico, quella che conduce alla celebrazione dei misteri della passione e della resurrezione, il centro non negoziabile della fede cristiana. La fede in un Dio che in Gesù assume una carne umana per condividere con gli uomini l’umana debolezza; che porta alle estreme conseguenze la sua solidarietà con l’umanità giungendo alla morte per giungere a coinvolgerla nella sua risurrezione.
COMMENTO – 3
Il contrasto stridente tra l’ingresso trionfale a Gerusalemme e il racconto della Passione di Marco segna in questa celebrazione l’apice della rivelazione del Figlio di Dio.
A Gerusalemme entra il discendente di Davide e la folla lo acclama come il Messia, che ristabilirà il regno di Israele. È l’equivoco che Gesù ha cercato di non alimentare per tutto il tempo della sua azione e predicazione. Qui sembra avallarlo. Perché?
Inizia per Gesù la settimana decisiva e sceglie di iniziarla con un’azione simbolica che lo presenta inequivocabilmente come il Messia, discendente di Davide, con la pretesa di diventare re. È quello che la gente capisce e acclama. È anche quello che Gesù provoca.
Nei giorni successivi, però, egli darà gli elementi perché tutti comprendano che tipo di Messia egli sia: non restaurerà il regno di Davide, ma instaurerà il Regno di Dio. Sarà re, ma del regno dei cieli. Mostrerà di essere il Figlio di Dio non per come abbatte gli avversari, bensì per come affronta la passione e offre la sua vita.
La passione di Marco sottolinea la debolezza dell’uomo Gesù, la sua umiliazione, gli insulti della gente e dei capi, il grido della solitudine. Ma lui è il Figlio di Dio, innocente, che prende dentro di sé il peccato del mondo e le sue conseguenze terribili, fino all’esperienza della lontananza da Dio. Tuttavia, sa bene che il Padre lo ama e per amore suo perdonerà a tutti gli uomini. Questa certezza lo sostiene nel sopportare tutto ciò che l’avversario di Dio e dell’uomo mette in campo per farlo crollare. Il grido che lancia nel momento della morte è segno nello stesso tempo di accettazione della sconfitta momentanea e di annuncio della vittoria eterna dell’uomo Gesù, che finalmente ha rivelato fino in fondo di essere il Figlio di Dio, l’amato, che ha realizzato il progetto salvifico del Padre: è sulla croce che tutti possono vedere quanto è grande l’amore di Gesù e quello del Padre.
È ciò che Marco fa riconoscere a un pagano, centurione di cui non conosciamo il nome, colui che ha il privilegio di esprimere ciò che ogni uomo e ogni donna dovrebbe dire di fronte al crocifisso: «Davvero quest’uomo è il Figlio di Dio!».
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- La religiosità popolare in alcuni luoghi unisce la domenica delle Palme alla pace. Non si può celebrare l’Eucaristia senza la pace con i fratelli. La vicinanza della Pasqua esige la pace in maniera più pressante. Abbiamo da offrire la pace a qualcuno o anche da accettarla da un fratello?
- Gesù ha subìto insulti atroci e ha risposto dando la vita anche per chi lo insultava. Abbiamo subìto qualche insulto ultimamente? Come abbiamo reagito? Possiamo controllare se su questo aspetto abbiamo ancora bisogno di imparare qualcosa da Gesù.
- Gesù ha portato dentro di sé sulla croce le conseguenze dei nostri peccati e anche la lontananza da Dio. I mistici ci dicono che abbiamo il modo per alleviare la sofferenza di Gesù: riconoscere il nostro peccato, chiedere perdono, lottare contro i nostri peccati, vivere come lui ci ha insegnato.
- Un pagano ha riconosciuto il Figlio di Dio. Noi siamo cristiani dalla “nascita”. Immaginiamo di trovarci anche noi sotto la croce e proviamo a dirci cosa significa per noi riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio. E poi preghiamo.
PROPOSTA DI IMPEGNO
Se abbiamo subito un’offesa, proviamo a fare noi per primi un passo verso chi ci ha offeso.
