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2. Letture e introduzioni – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

Una vita buona non si manifesta nel fare le abluzioni, nel lavare le stoviglie o nel lavarsi le mani prima di mettersi a tavola, ma nasce dal cuore, dice Gesù, che contesta il legalismo di scribi e farisei. La parola cuore è ricorrente nelle pagine bibliche, e non indica tanto i sentimenti e l’amore, come per noi oggi, quanto la zona più interna e personale dell’uomo: la sua coscienza, il suo essere profondo, il suo atteggiamento globale nei confronti della vita.

 PRIMA LETTURA

Non aggiungerete nulla a ciò che vi comando… osserverete i comandi del Signore.       

Mosè presenta agli israeliti la legge, trasmessa da lui, ma che proviene da Dio («Osserverete i comandi del Signore», dice). Legge che non può essere modificata perché non è opera di uomini, ma di Dio. Questa legge, dice Mosè, sarà l’orgoglio del popolo perché lo orienta alla saggezza e all’intelligenza, e sarà il segno della vicinanza del Signore al suo popolo.

 Dal libro del Deuteronomio.                                                                                      Dt 4,1-2.6-8

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.
Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                                Dal Salmo 14 (15)

Il salmista presenta un elenco di comportamenti sociali importanti e concreti, che si devono osservare per vivere bene ed essere graditi a Dio. 

Rit. Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

SECONDA LETTURA

Siate di quelli che mettono in partica la Parola.      

Comincia oggi e ci accompagnerà per cinque domeniche la lettera di Giacomo, che offre vivaci riflessioni sulla morale evangelica. Giacomo esorta i cristiani ad accogliere la parola di Dio, ma anche a metterla in pratica.

 Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                 Gc 1,17-18.21b-22.27

Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                     Gc 1,18

Alleluia, alleluia.

Per sua volontà il Padre ci ha generati
per mezzo della parola di verità,
per essere una primizia delle sue creature.

Alleluia.

 VANGELO

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini

Dopo aver meditato, per cinque domeniche il discorso di Gesù sul pane di vita secondo Giovanni, riprendiamo la lettura continua del vangelo di Marco, che ci accompagnerà fino alla fine dell’anno liturgico. Gesù entra in polemica con alcuni farisei e scribi venuti da Gerusalemme. Essi rinfacciano ai suoi discepoli di non rispettare il rito delle purificazioni, ma Gesù li difende e li invita a dare autenticità e interiorità alle pratiche della legge, evitando ogni ipocrisia e la pura esteriorità.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                  Mc 7,1-8.14-15.21-23

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini». Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Parola del Signore.

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4. Parola da Vivere – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

COMMENTO

Per comprendere questo brano e innestarlo nella vita cristiana dei nostri giorni, ci poniamo dal punto di osservazione dei destinatari del vangelo di Marco.
La comunità cristiana, sempre in contatto con gli ebrei, si pone il problema se osservare le regole tradizionali che riguardano la vita quotidiana. Non si tratta quindi della Legge di Mosè, ma delle tradizioni accumulate lungo la storia, che hanno avuto origine dalle diverse scuole rabbiniche, e consolidate nel popolo. I cristiani sanno che queste tradizioni hanno favorito l’isolamento di Israele e il giudizio di esclusione dal rapporto con Dio non solo dei “pagani”, ma anche degli ebrei che non le osservavano ed erano perciò ritenuti impuri.
La comunità si pone una domanda, che possiamo esprimere così: questi comportamenti determinano il rapporto con Dio e la possibilità di accedere a lui nella preghiera e nelle celebrazioni comunitarie? Gli ebrei rispondevano di sì e avevano un codice e un rituale che distingueva ciò che è puro da ciò che rende impuri i fedeli e quindi incapaci di accostarsi a Dio senza i riti di “purificazione”.
Marco fa dare la risposta a Gesù stesso con un rimprovero ai farisei e un’istruzione ai discepoli.
Il rimprovero. Citando il profeta Isaia, Gesù distingue il culto delle labbra da quello del cuore e il comandamento di Dio dalle tradizioni create dagli uomini. La comunità e ogni cristiano sanno da che parte stare.
L’istruzione. I discepoli, come al solito, non avevano capito bene. Gesù ne approfitta per approfondire e allargare il discorso. Il rapporto con il Signore si gioca nella libertà dell’uomo e nella sua capacità di scegliere tra l’amore per Dio e i fratelli e l’affermazione di sé nell’orgoglio e nell’egoismo. L’elenco dei peccati, naturalmente, non vuol essere esaustivo, però dà un’idea ampia di quante cose l’uomo possa pensare e attuare per fare del male alle singole persone e alle comunità (non solo ecclesiali ma anche civili) e per rovinare se stesso.
Gesù ci offre il criterio autentico per giudicare noi stessi in rapporto al Padre: la purezza di cuore, cioè il rifiuto interiore del peccato, che allontana da Dio e dai fratelli, e il desiderio sincero ed efficace di agire secondo la volontà di Dio.
Perciò il rapporto con Dio non dipende da quello che gli uomini decidono circa la convivenza sociale, l’igiene, il cibo…, ma dalla libertà interiore e dall’amore. Chi sceglie il dono di sé per gli altri ha accesso al mondo di Dio, chi sceglie se stesso diventa produttore e promotore di male dentro e fuori di sé.
Il mondo oggi sta soffrendo anche perché pochi uomini e organizzazioni senza scrupoli gestiscono l’economia mondiale per il proprio tornaconto. Per costoro Dio non esiste (oppure non conta) e non esiste legge morale. Le comunità cristiane a tutti i livelli non sono immuni dalle responsabilità di questo malessere. Il Vangelo invita a un serio esame di coscienza e a una profonda conversione, perché la predicazione verbale e il culto divino, incentrato nell’Eucaristia non siano vuoti e ipocriti.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Ipocrita è colui che nella vita di fede recita una parte, ma non mette in gioco la propria vita concreta. Il rimprovero di Gesù ha valore anche oggi e ci chiede di stare attenti alla tentazione permanente dell’ipocrisia.
  2. Pregare con le labbra e non con il cuore. Ci sono della pratiche «spirituali» che funzionano da rifugio intimistico, ma non toccano la vita concreta. Quando ci mettiamo davanti al Signore per pregare, verifichiamo se alla bocca è collegato anche il nostro cuore e se quella preghiera ci spinge all’amore fraterno.
  3. «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Considerando non solo le norme religiose, ma la vita intera, possiamo chiederci se e quando ci preoccupiamo più del giudizio degli uomini che di quello di Dio.
  4. Il cristiano ha ricevuto in dono la libertà dello spirito. A volte nella nostra Chiesa sembra sia data più importanza al rispetto esteriore delle regole di comportamento e di sottomissione che all’adesione interiore. I profeti che il Signore manda anche oggi alzano la voce e l’esempio per indicare la strada che consente di arrivare a Dio e vivere con lui e per lui.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Terminare la preghiera con un piccolo, ma concreto, gesto di amore da fare in giornata.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci chiami a rendere veri i nostri comportamenti, abbi pietà di noi.
  • Cristo, liberaci dal fariseismo e dalla ipocrisia, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, fa’ che il nostro cuore sia orientato verso le tue parole di libertà, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, chiamati oggi a una fede che parta dal cuore e non solo dalle labbra, preghiamo perché Dio purifichi e renda degna ogni nostra espressione di religiosità. Diciamo insieme:

Cambia il nostro cuore, Signore!  

  • Per la Chiesa, perché nell’annuncio del Vangelo e nella vita delle comunità sia libera da ogni ipocrisia e dal rigido formalismo, preghiamo.
  • Per i responsabili della nostra società, perché siano sensibili alle categorie svantaggiate, e aperte all’accoglienza verso chi vive in condizioni di difficoltà, preghiamo.
  • Per quelli tra noi che in questi giorni hanno terminato un periodo di meritato riposo e ora sono chiamati a una ripresa della vita ordinaria, perché sappiano riempire i loro giorni di novità e bellezza, preghiamo.
  • Per noi presenti a questa Eucaristia, affinché partecipiamo al banchetto eucaristico con la mente e con il cuore, per nutrire e rendere nuova la nostra vita, preghiamo.

Celebrante. O Padre, donaci il tuo Spirito, perché ci aiuti a fare nostre le parole di Gesù, che ci invitano a celebrare e a vivere con cuore nuovo la nostra fede. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 22 agosto 2021

22 agosto

21ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tu hai parole di vita eterna

Ancora una volta in un crescendo di riflessioni impressionanti ci viene proposto il brano di Giovanni sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ricordiamo che dopo quello straordinario miracolo, Gesù parla alle folle e si presenta come il pane di vita disceso dal cielo. Non solo, oggi aggiunge che devono mangiare il suo corpo e bere il suo sangue. A queste parole la folla non ci sta e si allontana, anche molti dei suoi discepoli lo abbandonano. Ma l’apostolo Pietro non ha dubbi e si schiera a nome degli apostoli e dice: «Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; tu sei il Santo di Dio!».

 PRIMA LETTURA

Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.

Giosuè, successore di Mosè e continuatore della sua missione di animatore del popolo ebraico in viaggio verso la terra promessa, convoca a Sichem le dodici tribù di Israele e, dopo aver ricordato tutto ciò che Jahvè ha fatto per loro, li invita a scegliere e servire per sempre il loro Dio.

 Dal libro di Giosuè.                                    Gs 24,1-2a.15-17.18b

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».
Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                 Dal Salmo 33 (34)

Salmo di lode a Dio da parte di un giusto che ha deciso di essergli fedele. Egli sa di poter contare sulla sua protezione anche contro chi lo avversa.

Rit. Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

 SECONDA LETTURA

Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.              

Si conclude oggi la lettura continua della lettera agli abitanti di Efeso. Paolo, dopo averli invitati a vivere una vita nuova, nella pratica delle virtù e nel rifiuto della stoltezza, dice loro – esemplificando – di vivere nell’amore reciproco il rapporto nel matrimonio tra marito e moglie.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.                                                         Ef 5,21-32

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                               Gv 6,63c.68c

Alleluia, alleluia.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.

Alleluia.

VANGELO

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.                                       

Il grande dialogo che Gesù ha intrecciato con la folla che ha assistito alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, si conclude drammaticamente, con l’abbandono da parte dei giudei, e anche di alcuni discepoli, che trovano troppo dure le sue parole. Gesù non li ferma, e sfida i suoi stessi dodici apostoli a fare lo stesso.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                     Gv 6,60-69

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 22 agosto 2021

22 agosto

21ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tu hai parole di vita eterna

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù pone i giudei di fronte alla difficile scelta di accogliere, anzi di mangiare lui, pane disceso dal cielo, oppure di continuare a vivere come hanno fatto finora, accontentarsi del pane materiale, quello che Gesù ha appena moltiplicato. Essi però non se la sentono di fare il salto nel buio e di accogliere senza riserve le sue parole. E perfino molti dei suoi discepoli se ne vanno, perché, dicono, la proposta è «troppo dura».

Un drammatico rifiuto
Forse questi giudei e i discepoli non hanno capito? O hanno capito male? No, no, è proprio perché hanno capito troppo bene che rifiutano. Si tratta di fare della vita di Gesù la propria vita, di «cibarsi di lui» per vivere come lui e per lui. Non si fidano, nonostante la straordinaria moltiplicazione del pane e dei pesci.
Gesù pare però sfidarli: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?». Ai discepoli e alle folle che trovano difficile sbilanciarsi e scegliere, ancora una volta Gesù rincara la dose e parla di altri prodigi, che metteranno ancora più a dura prova la loro fede.
Infine Gesù rispetta la loro libertà, non obbliga nessuno a condividere le sue scelte, non li costringe a «mangiare la sua carne». Di fatto l’esperienza si chiude con un rifiuto e la profezia del tradimento di Giuda («Gesù sapeva chi era colui che lo avrebbe tradito»). Ma anche con la risposta affermativa di Pietro. Alla domanda del maestro: «Volete andarvene anche voi?», Pietro, a nome di tutti, esprime la fede del Dodici: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio». È la professione di fede che Gesù attende da ogni cristiano.

La nostra fede è Qualcuno
Siamo al termine del discorso sul pane di vita. Il dialogo è stato difficile e duro, fra la crescente incomprensione dei giudei e le parole di Gesù che con grande e crescente chiarezza ribadisce il suo pensiero. Le sue parole possono essere accolte o rifiutate, ma non negoziate, modificate, rese più accettabili. Gesù scandalizza, chiede di avere fede in lui senza tentennamenti, ma essi non se la sentono e se ne vanno.
Gesù li lascia andare. È fondamentale la libertà con Dio, il nostro rapporto con lui. Libertà religiosa vuol dire anche questo. Non forzare, rispettare i tempi di maturazione. Se ne vanno anche i discepoli, essi che lo hanno sicuramente conosciuto di più e meglio.
Gesù addirittura lancia la sfida agli apostoli, disposto a rimanere solo a continuare la sua missione. Pietro, come abbiamo ricordato, riafferma la propria adesione a Gesù, il Santo di Dio, con la più bella professione di fede. «Da chi andremo?», dice Pietro, ricordando che la nostra fede è Qualcuno, prima di essere un insieme di verità da conoscere e praticare. Essi erano ex pescatori, ex pubblicani, ex zeloti… il Signore li ha trasformati e ha riempito la loro vita di senso: non vogliono tornare indietro.

Una sfida che coinvolge anche noi
Tutti siamo chiamati in alcuni momenti della nostra esistenza a scelte importanti, che cambiano la nostra vita. Così il popolo di Israele al momento dell’ingresso nella terra promessa (prima lettura). Dice Giosuè: «Scegliete oggi chi servire: gli dei vostri padri o gli dei degli Amorrei…». Ed essi rispondono: «Noi serviremo il Signore, poiché egli è il nostro Dio».
Anche noi a volte siamo chiamati a scelte importanti: cambiare lavoro, fare un mutuo per comprare una casa, dedicarsi alla politica o al sindacato. Da questa scelta dipendono tante cose, il nostro futuro. Altre scelte sono ancora più importanti, anche se non sono di tutti e non tutti le ritengono così determinanti, come decidere di dedicare un po’ più di tempo alla nostra comunità parrocchiale, offrirsi come catechisti, accettare un incarico, iscriversi a una associazione, dare una mano come animatore all’oratorio. Si dirà: non sono cose che cambiano la vita. Invece sì, perché è proprio in questo modo che si comincia a fare spazio vero alle parole di Gesù e alla sua proposta di vita, cominciando a comprometterci, a fidarci di lui, sapendo che queste scelte ci fanno crescere, cambiano non solo la nostra vita, ma quella di chi vive con noi.

 Il dono di sé reciproco nel matrimonio
Tra le scelte importanti c’è anche quella del matrimonio, e la parola di Dio esemplifica, attraverso l’ultima parte della lettera agli Efesini, facendo riferimento proprio ai rapporti nella famiglia. L’adesione a Cristo infatti rinnova anche il rapporto vissuto tra moglie e marito e con i figli. In ogni casa, tanti contrasti e incomprensioni nascono facilmente dal voler prevaricare sugli altri, tentando di avere il sopravvento o addirittura pretendendo di essere serviti dagli altri.
Se le parole di Paolo in alcuni passaggi risentono della mentalità del tempo, il suo messaggio però è chiaro e le sue parole sanno di vera novità, sgorgando dal Vangelo: «Siate sottomessi gli uni agli altri», dice. Nessuno deve dominare sul più debole, ma in tutti ci deve essere accettazione e rispetto, disponibilità al servizio, amore dimostrato. La “fede” che gli sposi si scambiano il giorno delle nozze diventa il simbolo di questo amore reciproco donato, e richiama un tipo di fedeltà che dovrebbe essere un impegno per tutta la vita.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

La maestra parla di famiglia, e dice che c’è da essere contenti quando in una famiglia papà e mamma sono esigenti e severi. Poi fa una specie di indagine tra le sue piccole allieve. Quando chiede a una di loro: «Chi comanda a casa tua? Tuo papà o tua mamma?», si sente rispondere: «Da noi non comanda nessuno, perché ci vogliamo bene!».

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4. Parola da Vivere – 22 agosto 2021

22 agosto

21ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tu hai parole di vita eterna

COMMENTO

La folla ha partecipato al segno del pane che ha sfamato tutti, aveva inseguito Gesù e aveva interloquito nella prima parte del discorso. Poi erano subentrati i Giudei, che si sono opposti alla rivelazione che il Signore ha offerto loro. Finito il discorso nella sinagoga di Cafarnao, Gesù resta con i discepoli.
È questo il momento in cui l’evangelista rivela la sua vera intenzione: mettere i cristiani di fronte a Gesù e all’Eucaristia e sollecitare una risposta chiara e coerente.
Perché molti si separano da Gesù e dal gruppo dei discepoli? Che cosa li ha spinti a questo passo? Gesù ha chiesto due cose: credere in lui e mangiare e bere il suo corpo e il suo sangue. Al tempo in cui Giovanni scrive, i discepoli conoscevano bene il senso di entrambe le richieste e Giovanni ha visto alcuni che si sono allontanati. Ciò che fa difficoltà è accettare che un uomo porti la salvezza di Dio e chieda di aderire a lui, di condividere le sue scelte e amare i fratelli fino a dare la vita. Si tratta di rinunciare a ciò che la “carne” rivendica come cosa giusta e lecita: curare se stessi e i propri interessi in questo mondo, mettendo in secondo piano gli altri.
Gesù capisce le difficoltà e rispetta la coerenza di questi discepoli (se non credono, fanno bene ad andarsene, forse avranno un’altra occasione per credere davvero), ma non nasconde la propria amarezza. Sa chi sono quelli che non credono, che gli stanno attorno perché hanno visto i miracoli, ma non aderiscono a quello che rivela di sé e non sono disposti a spendere la propria vita per lui e per gli altri. Non sono riusciti a fare il passaggio dalla carne allo Spirito che dà la vita, e non si sono lasciati attirare dal Padre verso Gesù.
Il brano viene spezzato in due dalla domanda fatta ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». Andarsene significa tornare alla vita vecchia, quella senza sbocchi, chiusa alla novità portata dal Verbo, che si è fatto lui carne, per donare lo Spirito che dà la vita, quella che non muore e risplende nella risurrezione.
Pietro presta la sua voce ai dodici e fa la sua professione di fede. Alcuni commentatori discutono se sia una professione perfetta, ma a noi questa discussione importa poco. Pietro dice a nome di tutti che decidono di restare con lui, perché il ritorno indietro porta alla morte, e loro hanno creduto che solo con Gesù possono avere accesso al Padre e alla vita eterna.
Anche per noi l’Eucaristia, con la fede e l’amore fraterno, è al centro della vita cristiana. Spesso, quando si parla dell’Eucaristia ai giovani e agli adulti, si sente fare la domanda: se è così, chi può fare la comunione? È una domanda seria che esige una risposta evangelica. Tutti, prima della comunione, diciamo nella liturgia: Signore, io non sono degno…, ed è vero. Nessuno è degno, ma allora, perché ci accostiamo all’altare? Anzitutto perché è il Signore stesso che ci invita, anzi ci ordina di «prendere e mangiare». E inoltre, Gesù ha detto che il suo sangue è versato e dato per il perdono dei peccati. È il sacramento dell’amore di Gesù per noi, deboli e peccatori, che abbiamo bisogno della sua forza e del suo perdono, per poter provare a vivere il Vangelo che lui ci ha insegnato.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Anche noi ci troviamo in difficoltà ad accogliere e vivere le esigenze del Vangelo. Da soli e con le sole forze umane non possiamo riuscirci. Ma il Signore non ci carica di un peso, lasciandoci soli. Ci dona il suo Spirito, perciò con la sua forza possiamo camminare sulle orme di Gesù.
  2. «Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». È una parola dura di Gesù, ma vera. Molti che si accostano all’Eucaristia non credono o si aspettano che il Signore conceda loro qualche miracolo. Ma non possiamo essere noi a giudicare le singole persone. Ci basta domandarci se noi crediamo davvero.
  3. «Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui». Gesù è morto in croce anche per questi ex-discepoli. Le porte del Signore sono sempre aperte per chi si accorge di aver sbagliato e decide di credere sul serio. Non sono anche queste “pecore smarrite”?
  4. «Signore, da chi andremo?». Con Pietro i cristiani di oggi possono comprendere che tutte le promesse di felicità di questo mondo sono false e si scontrano contro la morte.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Offriamo ogni giorno al Signore il nostro desiderio di essere con lui e di condividere il suo modo di pensare e di vivere.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 22 agosto 2021

22 agosto

21ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tu hai parole di vita eterna

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, perdona la debolezza della nostra fede e la nostra scarsa testimonianza, abbi pietà di noi.
  • Cristo, ci affidiamo alla tua misericordia e al tuo amore che mai ci abbandona, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci affidi il tuo regno e dei fratelli da amare, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, riuniti insieme nel giorno del Signore, ci rivolgiamo al Padre, perché rafforzi la nostra fede e ci ascolti quando lo invochiamo. Preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci, o Padre, nel Signore Gesù!

  • Per la santa Chiesa di Dio, perché continui ad annunciare con franchezza la parola di Dio nel cuore degli uomini, preghiamo.
  • Per tutti gli uomini di buona volontà e per quanti vivono a servizio della società, affinché possano riempire i loro giorni di gesti di fraternità e di accoglienza, preghiamo.
  • Per quanti sono provati dalle sofferenze o dalla malattia, perché la fede nel Signore Gesù rafforzi la loro speranza e renda più serena la loro vita, preghiamo.
  • Per noi qui riuniti, che insieme a Pietro affermiamo la nostra fede nel Signore Gesù, perché ci rendiamo capaci di costruire il regno di Dio. Preghiamo.

Celebrante. O Padre, roccia di salvezza per noi tuoi figli, fa’ che riconosciamo i segni della tua presenza nella nostra vita e possiamo rafforzare la nostra fede nel Signore Gesù, tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 22 agosto 2021

22 agosto

21ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Tu hai parole di vita eterna

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco