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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci chiami a seguirti sulla via della croce, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ti sei rivelato a Pietro e agli apostoli, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, perdona la debolezza della nostra testimonianza, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

  • Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù si rivela a noi e ci chiede di accoglierlo e di seguirlo. Preghiamo insieme e diciamo:

Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

  • Per la Chiesa e chi la guida, perché nella sua predicazione e nelle sue scelte pastorali metta al centro la persona di Gesù, preghiamo.
  • Per le associazioni di volontariato e per chi si occupa dei poveri e degli ultimi, perché continuino a rendere presente tra loro l’amore e la vicinanza di Dio, preghiamo.
  • Per chi ha seguito Cristo nel sacerdozio o nella vita religiosa, perché senta la gioia profonda di poterlo testimoniare, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché attraverso la preghiera e la parola di Dio possiamo scoprire la persona di Gesù e seguirlo fino alla croce, preghiamo.

Celebrante. O Padre, che ci hai rivelato il tuo amore nella persona del tuo Figlio Gesù, rendici capaci di conoscerlo sempre meglio e di seguirlo, lui che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 12 settembre 2021

12 settembre

24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO                                                                             

Il Messia che non ti aspetti

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 5 settembre 2021

5 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I gesti di Gesù guariscono e salvano

Gesù guarisce un sordomuto. È il secondo miracolo che compie in un territorio pagano. Il primo è avvenuto nella regione di Tiro (vv. 24-30), dove Gesù ha guarito la figlia di una donna greca di origine siro-fenicia. Il miracolo si compie grazie alla preghiera insistente e alla fede di questa donna. Ora Gesù passa per Sidone, nel territorio della Decapoli, ancora in una zona abitata da pagani, per i quali gli ebrei avevano disprezzo.

PRIMA LETTURA

Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.                      

Il testo di Isaia celebra il ritorno del popolo eletto dall’esilio di Babilonia. La strada è dura, il deserto infido, ma il Signore li incoraggia e assicura la bellezza del ritorno e della ricostruzione. È lui stesso il garante, che li consolerà per quanto in terra d’esilio hanno dovuto soffrire.

 Dal libro del profeta Isaia.                                                                                              Is 35,4-7a

Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                            Dal Salmo 145 (146)

Il salmo 145 riprende i motivi di gioia e di riconoscenza nei confronti del Dio della salvezza espressi dalla lettura di Isaia, e sottolinea i suoi straordinari interventi.

Rit. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA

Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?                                    

Giacomo, con la sua consueta schiettezza, questa volta esorta i cristiani a evitare favoritismi personali, a scegliere quelli che sono poveri agli occhi del mondo, ma che sono i prediletti di Dio e gli eredi del regno.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo.                                                                         Gc 2,1-5

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Cf Mt 4,23

Alleluia, alleluia.

Gesù annunciava il vangelo del Regno

e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.

Alleluia.

VANGELO

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.       

Marco racconta un miracolo singolare compiuto da Gesù in terra straniera. Si direbbe che Gesù nei suoi gesti si comporti come un comune guaritore, ma il miracolo si compie e la gente è presa dall’entusiasmo.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 5 settembre 2021

5 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I gesti di Gesù guariscono e salvano

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù compie un secondo miracolo in terra straniera. Questa volta si tratta di un uomo sordomuto, di uno sventurato condannato all’emarginazione. Gesù gli ridà la bellezza di poter comunicare e la gioia di vivere. È un miracolo che richiama le profezie, e che rende presente il regno di Dio. Come ogni miracolo, anche questo è segno della misericordia del messia verso le categorie più sventurate e umili.

La guarigione del sordomuto
Gesù passa per Sidone e gli presentano un sordomuto. Una uomo dalla vita difficile, che sicuramente lo costringeva a elemosinare negli angoli delle strade. Moghilálos, la parola greca con cui l’evangelista definisce la malattia di quest’uomo, è molto rara e nella Bibbia la si trova solo in questo racconto e nel brano di Isaia che viene proposto oggi, a cui Gesù stesso fa riferimento.
Sappiamo che quando Gesù fa un miracolo evita sempre ogni apparenza di magia, sia nei gesti che nelle parole. In questo caso invece non si limita a imporre le mani, come gli propone qualcuno, ma si comporta come un guaritore del suo tempo. Prende il sordomuto in disparte, gli mette le dita nelle orecchie, sputa e con la saliva gli tocca la lingua, alza gli occhi al cielo, emette un gemito, pronuncia una parola strana. Gesti inevitabili, trattandosi di un sordomuto: come avrebbe potuto fargli capire qualcosa di quello che stava facendo senza comportarsi in questo modo? Per altri miracoli furono sufficienti le parole, per questo diventava indispensabile compiere dei gesti che lui potesse capire e forse per sollecitarlo ad aprirsi in qualche modo alla fede.
Gesù accompagna i gesti con la parola effatà (apriti), che Marco riporta nell’originale aramaico, e che dà probabilmente autorevolezza storica all’episodio. La parola rimarrà nella tradizione ecclesiale ed entrerà nel rito del battesimo dei nuovi cristiani.

Il significato messianico
Il miracolo si rifà a Isaia, quando profetizza che con l’arrivo del messia «si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi; lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto». Espressioni che si collegano esplicitamente al Vangelo di oggi e che Gesù userà per affermare la sua messianicità. Agli inviati di Giovanni Battista dirà: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11, 4-5).
Sono innumerevoli le occasioni in cui Gesù restituisce salute e dignità a tanti sventurati: ciechi, paralitici, lebbrosi, epilettici… Al tempo di Gesù queste malattie erano considerate un castigo di Dio, ma la sordità era addirittura una maledizione, perché impediva di ascoltare la parola del Signore che veniva letta nelle sinagoghe.

Le nostre sordità
Oggi c’è ancora chi è sordo o muto, ed è una triste sventura, ma è molto più diffusa la categoria di chi fa il muto e si comporta da sordo per non comunicare, soprattutto per non sentire il grido di chi aspetta una nostra parola per sentirsi vivo.
Viviamo nell’epoca dei cellulari, di internet, di Facebook, ma sentiamo tutta la fatica di sentirci in comunione tra di noi, in famiglia, perfino tra gli amici. Ognuno si chiude nella propria esperienza e ha paura di tessere relazioni che diventino significative e magari durino nel tempo.
In questi giorni comincia il nuovo anno scolastico. È importantissimo che la scuola si ponga l’obiettivo di assicurare a tutti i ragazzi la capacità di ascolto e di parola, senza emarginare nessuno, anzi con il preciso intento di essere più attenti ai ragazzi in difficoltà, che meno hanno ricevuto e meno sono capaci di esprimersi.
Un discorso a parte è poi la solidarietà verso chi è colpito da sordità o dalla incapacità di parlare. Più frequentemente sono i sordi che incontriamo nelle nostre strade. Verso di loro è così facile lasciarsi prendere dalla impazienza e dalla insensibilità. Essi hanno bisogno di attenzione e un pizzico di generosità: con loro si deve parlare a voce alta e chiara, evitando l’impazienza e soprattutto lo scherno.

La lettera di Giacomo
La lettura di Giacomo ci richiama infine all’attenzione di tante situazioni di emarginazione. È così facile trattare bene e mettere in situazione di privilegio chi è ricco e ben dotato, chi ci è simpatico. Nella nostra società questa discriminazione fra chi ha di più e chi è meno fortunato non scandalizza troppo, ma non dovrebbe essere così nella comunità cristiana. La Chiesa primitiva è stata scossa dalla parola di Giacomo e ha fatto largamente posto alle categorie più umili. Oggi nelle nostre comunità sono del tutto scomparse o stanno scomparendo le discriminazioni cui fa riferimento Giacomo. Chiunque prova ripugnanza se a qualche persona illustre viene ancora riservato un posto d’onore. Alcune scelte sono incompatibili con la fraternità espressa dall’Eucaristia.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Un giorno a Torino si presentò alla porta della Casa della Divina Provvidenza l’arcivescovo di Vercelli. Don Giuseppe Cottolengo, avvertito, si fece scusare con l’illustre visitatore, e gli fece dire che non poteva presentarsi a riceverlo immediatamente perché stava giocando un’importante partita alle bocce con un caro amico. Stava giocando con un disabile, un ospite della casa, e disse che si sarebbe facilmente offeso se avesse interrotto il gioco. L’arcivescovo accettò quella lezione di umanità e volle avere l’onore di fare da arbitro e contare i punti nella gara di quei due accaniti giocatori di bocce.

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4. Parola da Vivere – 5 settembre 2021

5 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I gesti di Gesù guariscono e salvano

COMMENTO

Marco racconta questo miracolo in maniera molto strana, tanto che Matteo e Luca (che spesso copiano Marco) non lo riportano. Ci vuole un po’ di attenzione in più per capire cosa abbia voluto dire l’evangelista ai suoi lettori.
Anzitutto prendiamo atto che Gesù si trova in terra pagana e la descrizione geografica, non molto chiara, vuole solo dire che Gesù abbraccia tutta la regione e, dunque, che anche i pagani hanno diritto alla sua predicazione e alla salvezza.
La cultura medico-religiosa pagana possedeva diversi racconti su vari guaritori e sui gesti loro tipici. Qui Marco attribuisce a Gesù alcuni gesti che lo avvicinano ai guaritori pagani, ma nello stesso tempo afferma con forza la sua superiorità su di loro.
I gesti somiglianti: toccare la parte malata, usare la saliva (nell’antichità si pensava che la saliva avesse un potere curativo e sintetizzasse il respiro del guaritore, che veniva trasmesso all’infermo), mettere le dita negli orecchi (il dito dice la potenza di Dio che passa all’uomo e lo guarisce), emettere sospiri, usare parole che i presenti non capiscono.
La superiorità: portare il malato in disparte (non agisce per farsi vedere), pregare, dare un ordine perentorio, ottenere una guarigione immediata e completa.
I pagani, che già conoscevano la fama di Gesù (infatti lo cercano e gli portano il sordomuto), restano molto ammirati e sentono il bisogno di «proclamare» la grandezza del Signore, cosa che per Marco equivale a una diffusione della bella notizia. Anzi, mettendo in bocca a loro l’espressione «ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!», ottiene due risultati: annuncia, da una parte, la realizzazione delle promesse fatte dal Signore attraverso il profeta Isaia e, dall’altra, segna l’inizio della nuova creazione, dato che Gesù, come Dio, fa bene ogni cosa (nel primo capitolo della Genesi sei volte si dice che Dio vede che la creazione è fatta bene).
I gesti e le parole di questo miracolo fanno parte del rito del Battesimo. La valenza comunitaria è molto forte: il catecumeno viene accompagnato da alcuni, anche se può camminare da solo (sono i catechisti e i padrini), il Battesimo lo rende capace di ascoltare la Parola e di diffonderla con voce chiara nel mondo; la lode è anche una professione di fede e di gioia nel Signore che salva, elevata dalla comunità cristiana, che si arricchisce di nuovi membri.
Molti pastori di oggi hanno perso la speranza che il Vangelo possa attecchire in alcune persone e in alcuni ambienti. Parecchi pensano, per esempio, che i giovani non vogliano saperne di Vangelo e quindi non prendono iniziative nei loro confronti. Gesù si muove e va incontro ai pagani, non ha paura di adattarsi alla loro cultura, guarisce una persona che non può ascoltare la Parola e non può proclamarla e testimoniarla. Il risultato è che i pagani, che lo hanno ascoltato e visto in azione, «proclamano» la bella notizia.
La cultura capitalistica ha reso molti uomini e donne sordi, muti e ciechi nei confronti della parola di salvezza di Gesù. La Chiesa ha il compito di gridare Effatà non solo sui bambini che battezza, ma su tutti gli adulti che, battezzati, si sono allontanati. Per fare questo, in modo tale che il Vangelo sprigioni la sua forza di salvezza, deve avvicinarsi tanto, fino a poter toccare con le mani la vita e i bisogni di ogni persona.
Per concludere, solo un accenno al segreto messianico. Il comando di non divulgare il miracolo è disatteso. Gesù vuole evitare equivoci sulla sua messianicità, ma è un tentativo che non ottiene obbedienza, così, a poco a poco, la delusione di alcuni, per la debolezza di questo Messia, e la rabbia dei capi lo condurranno sulla croce, che sarà la rivelazione inequivocabile del modo inatteso, ma tutto suo, di essere Messia e Figlio di Dio.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Noi non siamo sordi rispetto alla parola di Dio, anzi l’ascoltiamo spesso. Ci tocca allora interrogarci se i nostri orecchi sono sempre collegati con la mente e il cuore.
  2. Bocca chiusa. La timidezza dei cristiani nel “dire” la propria fede e il proprio amore, anche di fronte a chi non crede e non ama i fratelli, forse a volte ha contagiato anche noi.
  3. Bocca sempre aperta, per parlare a vanvera, di cose futili e per giudicare tutto e tutti. Chiediamo al Signore che metta un freno alla nostra lingua e che la usiamo, come san Domenico, soprattutto per «parlare con Lui o di Lui».
  4. La bella notizia per noi: dal Battesimo in poi, il Signore ci ha fatto tutti i doni di cui abbiamo bisogno per ascoltarlo, comprenderlo, seguirlo e testimoniarlo. Ricominciamo da oggi.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Se ci accorgiamo che un parente, un collega o un conoscente ha bisogno di sentire una parola di Gesù, proviamo a dirgliela.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 5 settembre 2021

5 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I gesti di Gesù guariscono e salvano

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci vuoi attenti alla tua parola, abbi pietà di noi.
  • Cristo, siamo timidi e poco disponibili a parlare di te, abbi pietà di noi.
  • Signore, che ci chiami a una più coraggiosa esperienza di vita, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, ancora un volta Gesù si mostra misericordioso verso una persona in difficoltà e la guarisce. Ci avviciniamo anche noi a lui, presi dalle nostre difficoltà e dai nostri buoni propositi e lo preghiamo.

Noi ti preghiamo, ascoltaci, Signore!

  • Per la Chiesa diffusa su tutta la terra, perché animata dalla carità, ascolti le invocazioni di quanti hanno bisogno di solidarietà e di aiuto, preghiamo.
  • Per i governanti del mondo e per chi si occupa della società, perché abbiano come obiettivo dei progetti che non favoriscano le categorie privilegiate, ma facciano crescere il benessere di chi vive nel disagio e nella povertà, preghiamo.
  • Per le famiglie, affinché crescano l’attenzione reciproca, la pazienza, la vicinanza a chi è in difficoltà e fa fatica, preghiamo.
  • Per i giovani e i ragazzi che riprendono la vita scolastica, perché il ritrovarsi insieme li faccia crescere nell’amicizia e li apra a tutto ciò che è bello e importante, preghiamo.

Celebrante. Padre, che da sempre operi meraviglie e ci chiami all’amore verso di te e verso i nostri fratelli, comunicaci ogni giorno il desiderio di ascoltare e imitare la bontà del tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 5 settembre 2021

5 settembre

23ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I gesti di Gesù guariscono e salvano

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Annunciare la Parola – 29 agosto 2021

29 agosto

22ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal cuore nasce la vita buona

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Che tristezza! Alcuni farisei e maestri della legge venuti da Gerusalemme entrano in polemica con Gesù a riguardo dell’osservanza della legge. Siamo al capitolo sette di Marco, Gesù ha già insegnato e fatto miracoli straordinari e la sua fama è giunta fino alla capitale. Ma essi non sono colpiti dalle guarigioni e dalla misericordia che Gesù dimostra verso ogni tipo di infelicità: hanno visto che i suoi discepoli prendono cibo «con mani impure, cioè non lavate» e ne sono indignati.

La legge ebraica
Le leggi per un popolo sono sempre una conquista di civiltà, altrimenti prevale la legge della giungla, la vendetta, la legge del più forte. La prima lettura sottolinea l’importanza che la legge aveva presso gli ebrei. Essi ne avevano una concezione specialissima. Era per loro «parola di Dio», esprimeva la sua volontà. L’avevano ricevuta direttamente da Jahvè attraverso Mosè e li faceva sentire un popolo speciale. Per questo ebbe sempre per tutti un carattere sacro. Ma con il tempo per varie forme di estensione, forse anche per favorirne una maggiore fedeltà, era stata caricata di tante altre norme e precetti. E al tempo di Gesù non si distingueva più tra legge e legge e tutto era da osservare con il massimo scrupolo e senza eccezioni. Per esempio, c’erano al tempo di Gesù molte cose che se toccate rendevano impuri, e per essere garantiti, nessuno prendeva cibo senza lavarsi accuratamente le mani. «Accuratamente» voleva dire lavarsi fino al gomito, lavarsi due volte e con una certa quantità stabilita di acqua.
Le prescrizioni erano diventate così numerose da indurre Gesù non solo a polemizzare sul lavarsi le mani, ma a mettere in discussione l’interpretazione stessa che le autorità davano della legge e delle tradizioni. Sapendo di poterlo dire, Gesù accusa quei farisei venuti da lontano per lui, di «ipocrisia» e di superficialità, di aver aggiunto alla legge di Dio tante disposizioni che sono nate per iniziativa di uomini, e di averle presentate come se venissero da Dio. E per dare peso alle sue parole, cita il profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7,6-7).

La novità di Gesù
Gesù difende il suo piccolo gruppo di discepoli che, mangiando con mani non lavate, sfidano apertamente non solo farisei e scribi, ma una tradizione fortemente radicata nel popolo. Certo Gesù poteva apparire uno scomodo rivoluzionario che incitava a disobbedire alla legge, proprio mentre si faceva portatore della novità del Vangelo.
Ma per Gesù andava rifiutata una forma di religiosità puramente formale, esteriore, rituale, abitudinaria, che non nasceva dal cuore, che non coinvolgeva la persona, che mascherava con l’osservanza esteriore una fede debole e la mancanza di amore. La vera religione, dice oggi Giacomo, è «visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo (Gc 1,27).
Anche un corpo ben lavato e purificato può nascondere cattivi sentimenti e ospitare un cuore lontano da Dio. Anche il segno di pace, che saremo chiamati scambiarci nel corso di questa celebrazione, e la stessa comunione eucaristica, possono diventare poca cosa, se non nascono dal cuore, se non hanno in se stessi una carica di verità.
Gesù conferma ciò che dicono i profeti, che presentano con parole sublimi la fedeltà alla legge, e invitano a viverla con coerenza, ma, come fa Isaia, citato dallo stesso Gesù, indicano nello stesso tempo che la legge deve prima di tutto cambiare il cuore.

Liberarsi dal fariseismo
In ogni tempo la Chiesa è chiamata a liberarsi dal fariseismo e da una falsa espressione di religiosità. Accendere una candela, partecipare a una processione, avere nel portafoglio delle immagini sacre possono essere espressioni di religiosità, ma non salvano per se stesse, se non sono accompagnate dalla fede e dalla disponibilità alla conversione del cuore e alla tensione verso una vita nuova. Non basta frequentare i santuari se poi non ci preoccupiamo della onestà nella nostra vita professionale, delle persone che frequentiamo, dei discorsi che facciamo, dei film che vediamo, dei libri e delle riviste che leggiamo. Un’ingiustizia o la vendetta non diventano legittime con una benedizione. La vera religione, ci dice ancora Giacomo, consiste «nel non lasciarsi contaminare da questo mondo».
ùÈ chiaro che anche Gesù sapeva bene che la propria fede deve trovare espressione nelle leggi, nelle disposizioni, nella ritualità, nelle pratiche di pietà. Ma si scaglia soltanto contro le leggi e le pratiche che diventano fine a se stesse. Perché non è in esse che si trova la salvezza. Gesù chiede di essere semplicemente persone piene di dignità, schiette con se stesse, che rifiutano di fare gesti di pura formalità e tradizione, che non esprimono alcuna verità interiore.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Grande apparenza e formalismo; grandi rappresentazioni, ma dentro poca sostanza, poco spirito». Così il cardinale di Milano Ildefonso Schuster scrivendo a don Giovanni Calabria a proposito delle cerimonie pontificie vaticane a cui aveva partecipato.