15 agosto
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Maria assunta nella gloria
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15 agosto 2021
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15 agosto 2021
PRIMA LETTURA
Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Lo scontro grandioso tra una «donna vestita di sole» che partorisce un figlio e un enorme drago rosso è la visione simbolica della Chiesa, che compie tra i contrasti la sua missione universale. Ma è anche figura di Maria, che assunta in cielo, trasmette il suo messaggio di speranza: le forze del male sono sconfitte per intervento di Dio.
Dal libro dell’Apocalisse. Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab
Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 44 (45)
Questa parte del salmo 44 (45) si applica bene alla Vergine Maria, scelta da Dio per realizzare i suoi disegni di salvezza.
Rit. Risplende la regina, Signore, alla tua destra.
Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
Dietro a lei le vergini, sue compagne,
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.
SECONDA LETTURA
Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi. 1Cor 15,20-27a
Cristo ha vinto la morte, egli che è primizia dei risorti. Per mezzo di lui la risurrezione raggiunge tutti gli uomini. Prima tra tutti Maria, assunta in cielo e presentata da Gesù al Padre nella luminosità della sua glorificazione.
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia.
Maria è assunta in cielo;
esultano le schiere degli angeli.
Alleluia.
VANGELO
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
Maria, che è incinta di Gesù, corre a soccorrere la parente Elisabetta, chiamata alla maternità in vecchiaia. Insieme ringraziano ed esultano per le meraviglie che il Signore ha fatto in loro. Maria è «benedetta fra le donne», perché in lei si compiono le promesse e con lei ha inizio il regno di Dio.
Dal vangelo secondo Luca. Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore.
A metà agosto, nel pieno delle ferie estive, celebriamo l’Assunzione al cielo della Madre di Dio. Maria ci precede e condivide con il figlio Gesù la piena glorificazione nel mondo di Dio. Scrive san Giovanni Damasceno, dottore della Chiesa del VII secolo, venerato in occidente e in oriente: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il creatore fatto bambino, abitasse nella dimora divina». L’Assunzione al cielo di Maria è l’ultimo dogma proclamato dalla Chiesa.
La proclamazione del dogma
Gli ultimi dogmi solenni della Chiesa riguardano Maria, la Madre di Gesù. Nel 1854 Pio IX proclama l’Immacolata Concezione di Maria e dichiara che «La beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento». L’ultimo dogma mariano è invece quello del 1° novembre 1950. Dice Pio XII con grande solennità: «Dichiariamo e definiamo che l’immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Paolo VI avrebbe forse voluto che il Vaticano II proclamasse la Vergine Maria anche «Madre della Chiesa», ma si limitò a dichiararla tale nel discorso finale, mettendo i lavori del concilio sotto la sua protezione.
Ma mentre il dogma dell’Immacolata riguarda solo Maria nella sua speciale maternità divina, invece il dogma dell’Assunzione riguarda tutti i cristiani, essendo destinati tutti come Maria alla salvezza finale in anima e corpo. Maria è segno e anticipo del destino che attende ogni cristiano che crede «nell’adempimento di ciò che il Signore ha detto» (Lc 1,45).
La Parola di Dio
La prima lettura di quest’oggi presenta una grandiosa manifestazione celeste. Lo scontro drammatico tra una donna e un enorme drago. La donna partorisce un figlio, che quel drago cerca immediatamente di divorare. Michele i suoi angeli salvano la donna e il bambino affrontando vittoriosamente il drago in un’epica battaglia.
La figura della donna e del bambino inevitabilmente sono state collegate alla Vergine Maria e al bambino Gesù. L’iconografia tradizionale amerà presentare Maria come «vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle». Del resto la Chiesa ci propone proprio il passo dell’Apocalisse in questa solennità. Ma l’autore dell’Apocalisse pensava sicuramente alla tragica situazione in cui la Chiesa viveva nei primi secoli. La clamorosa vittoria sul drago doveva infondere speranza ai primi cristiani, che un po’ ovunque subivano persecuzione.
La seconda lettura collega la solennità dell’Assunta alla Pasqua. Gesù non è soltanto il risorto, dice Paolo, ma è «primizia» di coloro che sono destinati come lui alla risurrezione. Come infatti tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
Il Vangelo racconta di Maria che dopo l’annunciazione parte verso il sud della Palestina per raggiungere Ain Karem, una località presso Gerusalemme, a circa 150 km da Nazaret, almeno due-tre giorni di cammino. Un lungo e faticoso viaggio intrapreso per stare vicina alla propria parente che in età avanzata si preparava a diventare madre. E ci rimarrà tutto il tempo necessario. Dice sant’Ambrogio: «Maria si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell’annuncio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia… La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze».
Maria non è solo la destinataria privilegiata di un grande progetto di Dio che la coinvolge, ma è anche una giovane ragazza che vi aderisce e lo accoglie. E lo esprime nello splendido cantico del Magnificat.
Maria, la prima cristiana
Maria, nostra sorella, ci precede e ci mostra il sentiero che dobbiamo percorrere, le scelte che dobbiamo fare. L’Assunzione è semplicemente la conseguenza di ciò che lei ha vissuto, di ciò che è stata nella sua vita. La sua dignità Maria l’ha vissuta nella fede. Ha concepito il Figlio prima nell’anima e poi nel corpo.
Rileggiamo ancora il bellissimo dialogo tra Maria ed Elisabetta, che ci propone il Vangelo di oggi. La sintonia tra le due donne è perfetta. Elisabetta riconosce in Maria la donna scelta da Dio («Benedetta tu fra le donne»), la sua disponibilità («Beata colei che ha creduto»), la dignità di Maria e il servizio che è venuta a prestarle («A che devo che la madre del mio Signore venga a me?»).
Maria risponde con il Magnificat, lo splendido cantico che i cristiani recitano ogni sera all’ora del vespro. Esso esprime insieme le grandi cose fatte dal Signore in lei, e la nuova umanità che il Signore sta per realizzare. Il Magnificat è già in linea con le beatitudini, è puro Vangelo, quello che annuncerà tra qualche tempo il figlio Gesù.
Maria non ha concluso la sua missione nei limiti della sua vita terrena, ma, come dice la Lumen gentium: «Assunta in cielo, la Vergine Maria con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni della salvezza eterna. Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (62).
UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
Nessuno si sarebbe stupito, dice Vittorio Messori, se il corpo di Maria, la «piena di grazia», avesse dovuto attendere, incorrotto, la risurrezione finale adagiata in qualche tomba. Precisa: «Quella tomba invece non c’è». A Gerusalemme ce n’è una, presunta, ma è vuota. E non lontano da lì, vi è quella, vuota, del sepolcro del Figlio. «Malgrado ogni ricerca, nessuno è mai riuscito a rinvenire qualche traccia di un culto cristiano attorno a una tomba “piena” di Maria. Conoscendo la venerazione dei cristiani, soprattutto dei primi secoli, per il corpo degli apostoli e dei martiri, è impensabile una mancanza di culto proprio per la salma della Madre del loro Signore». E continua ricordando che i devoti di Maria, pur di essere in qualche modo vicini a lei, si accontentarono di «fiale di latte, ciocche di capelli, brandelli di abiti e altre innumerevoli – e tutte sospette – reliquie mariane». Credettero agli angeli che avrebbero trasportato la “santa casa” a Loreto: «Avrebbero dimenticato proprio il luogo dove era stato deposto il suo cadavere, se fosse rimasto quaggiù?».
COMMENTO
Maria ha appena detto “sì” all’angelo e ancora non si rende ben conto che l’annuncio di Gabriele le ha cambiato la vita. Sa solo di essere l’umile portatrice del più grande dono di Dio all’umanità, Gesù, suo figlio e Figlio di Dio. Luca narra una bella scena di vita di famiglia, ma la sua intenzione va molto più in profondità. È giusto, infatti, e anche commovente, ammirare la prontezza della carità di Maria, che affronta un viaggio faticoso e rischioso perché, avendo saputo dall’angelo che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un bambino, è convinta che avrà bisogno del suo aiuto.
Il dialogo delle due madri in attesa, però, ci fa salire ad un piano profetico e teologico molto più denso e ricco. L’angelo ha detto a Maria che «nulla è impossibile a Dio» e le ha dato come segno la maternità di Elisabetta. Maria comprende allora che le due maternità sono collegate nel progetto di Dio e si muove proprio per leggere e realizzare questo collegamento, che il Signore le ha fatto conoscere.
Quando Maria offre il saluto di pace, Luca attira la nostra attenzione su due frutti immediati: Giovanni sussulta nel grembo ed Elisabetta viene riempita di Spirito Santo. Giovanni, feto di sei mesi, riconosce il suo Signore, cui dovrà preparare la strada; Elisabetta benedice Maria e il suo bambino e nello stesso tempo, animata dallo Spirito, esprime la grande gioia di inchinarsi umilmente davanti al figlio di Maria, perché è il Signore. Davvero Elisabetta profetizza e parla a nome di Dio, mentre dichiara “beata” Maria a motivo della sua fede: ha creduto nella completa realizzazione della parola del Signore.
Luca ci conduce così a comprendere che qui si incontrano i due Testamenti: il Primo, rappresentato da Elisabetta che porta l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni; il Nuovo, rappresentato da Maria che porta il Messia atteso, colui che nel suo sangue inaugurerà la nuova ed eterna Alleanza.
Elisabetta testimonia che le profezie si sono compiute, che davvero Maria è la madre del Messia, il quale rende finalmente vero il Primo Testamento (senza Gesù, infatti, esso sarebbe incompiuto e in fondo portatore di promesse non realizzate).
Maria, da parte sua, nella testimonianza di Elisabetta, coglie il significato di quello che è avvenuto: al Signore è piaciuta la sua fede e per questo le è stata affidata la missione di essere madre del Salvatore. Tale beatitudine è sua per sempre e sarà confermata da Gesù quando, rispondendo a una donna, la quale aveva “beatificato” la madre, perché gli aveva dato il latte, disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 1 ,28). A Maria, più di tutti, appartiene questa beatitudine, perché in lei la Parola si è fatta carne, e con la sua fede si è assimilata al Figlio, rendendo eterno il suo sì all’angelo. Proprio quel sì che, passando attraverso la croce (dove la maternità della nuova Eva si allarga a tutto il corpo del Figlio, la Chiesa), trova il suo compimento nell’abbraccio eterno con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Maria riceve certamente con gioia la beatitudine espressa da Elisabetta e, innalzando l’inno del Magnificat, rafforza la sua reale e profonda umiltà. Riconosce di non avere nessun merito, rispetto al diventare madre del Messia, ma la sua umiltà la spinge a riconoscere i grandi doni che il Signore le ha fatto e le farà, senza che abbia la benché minima tentazione di inorgoglirsi, perché sono tutti opera di Dio.
Infine, se Elisabetta ha parlato da profetessa, ancora di più Maria, fissando gli occhi nella storia dell’umanità, vede e proclama l’opera salvifica di Dio per tutti gli uomini.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Andiamo in fretta da un parente o da un vicino che ha bisogno del nostro aiuto.
Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018
RICHIESTA DI PERDONO
PREGHIERA UNIVERSALE
Celebrante. Affidiamo a Cristo risorto la nostra preghiera. Insieme a Maria lui ci accompagna nei sentieri che conducono alla meta della glorificazione. Preghiamo insieme di diciamo:
Nel nome di Maria, ascoltaci, Signore.
Celebrante. O Padre, che nella glorificazione di Maria hai portato accanto a te la nostra umanità, fa’ che viviamo i nostri giorni come lei, che ha accolto generosamente il tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli.

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:
Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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8 agosto 2021
Gesù ha doppiamente stupito la folla che lo ha seguito, prima moltiplicando il pane per loro e poi dichiarandosi pane di vita che sfama per sempre: chi crede in lui non avrà più né fame, né avrà più sete, dice. Presenta così la sua persona come dono del Padre. Ma quella gente non si apre a ciò che lui dice e mormora: lo conoscono troppo bene, mentre Gesù dichiara di essere il pane venuto dal cielo.
PRIMA LETTURA
Con la forza di quel cibo camminò fino al monte di Dio.
Elia ha avuto il coraggio di sfidare i 450 sacerdoti di Baal e ora è in fuga disperata. Sfinito dal viaggio si accascia, desiderando di morire. Ma l’angelo del Signore gli viene in soccorso. Elia mangia e beve e riprende il cammino verso il monte di Dio, l’Oreb.
Dal primo libro dei Re. 1Re 19,4-8
In quei giorni, Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra.
Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò.
Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve.
Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 33 (34)
Il salmista ringrazia il Signore, lo esalta e magnifica per la sua bontà, perché lo ha ascoltato nel momento della difficoltà e lo ha salvato.
Rit. Gustate e vedere com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
SECONDA LETTURA
Camminate nella carità come Cristo.
Continua la lettera agli Efesini. Paolo chiede a loro di vivere una vita nuova, lasciandosi guidare dallo Spirito, vivendo lo stesso amore con il quale Cristo ci ha amati.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. Ef 4,30–5,2
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO Gv 6,51
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.
VANGELO
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
La folla dei giudei si scandalizza alle affermazioni di Gesù, che dichiara di essere «il pane disceso dal cielo». Ma Gesù insiste e rilancia il messaggio senza riduzioni e afferma: «Chi mangia di questo pane vivrà in eterno».
Dal vangelo secondo Giovanni. Gv 6,41-51
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Parola del Signore.
Nel brano di Vangelo della settimana scorsa Gesù ha invitato la folla a cercare un altro pane, quello che sfama per sempre e che sarà lui a darlo. E concludeva dicendo di essere lui questo pane disceso dal cielo. Ed ecco che i giudei si mettono a mormorare. È un’abitudine antica quella di mormorare da parte di questo “popolo di Dio”, che pure è stato accompagnato in modo speciale lungo la storia della salvezza, fino a vedere con i propri occhi l’atteso messia, il Figlio di Dio fatto uomo.
Chi credi di essere?
Gesù ha detto: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo», e non dobbiamo stupirci troppo per la reazione della folla. Essi capiscono chiaramente tutta la portata di quella frase e pensano che chi lo dice non può essere preso sul serio. O è un esaltato, o è un essere superiore. Ma essi non potrebbero accettare che un uomo sia così coinvolto con il divino. Per loro la purezza della divinità è un valore assoluto, non possono immaginare che Dio si renda presente in un uomo .
Gesù dice di essere inviato dal Padre e chiede di avere fede in lui. Ma essi non ce la fanno ad aprirsi fino a questo punto, tanto più che afferma di essere più importante di Mosè.
Per accogliere la parola di Gesù fino in fondo, ci vorrebbe già la fede, che è un dono del Padre. «Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre…», dice Gesù (Gv 6,44).
E al fondo di questo brano compare per la prima volta in modo esplicito il verbo «mangiare», su cui si rifletterà ancora in un’altra domenica. Gesù dichiara che per avere la vita è necessario mangiare un altro pane. La manna che gli ebrei hanno mangiato durante la loro fuga dall’Egitto non li ha sottratti alla morte. Chi invece mangia questo pane, che è la sua carne, vivrà per sempre.
Il pane vivo è la mia carne per la vita del mondo
È evidente che il pane è necessario, essendo per tutti il sostegno quotidiano materiale, indispensabile per la vita di ogni giorno. Ma altre sono le esigenze dell’uomo e altrove va trovato il senso della vita. Perché il pane sazia la fame di oggi, ma domani è un altro giorno e ciascuno dovrà trovare la forza di superare le nuove difficoltà con la giusta motivazione.
«Il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo», dice Gesù, che è ben più di un pezzo di pane. Chi mangia di me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete. Gesù è colui di cui noi abbiamo bisogno più del pane: è lui il vero dono di Dio capace di colmare le nostre attese più profonde.
È così facile, anche oggi, fermarsi al Gesù umanamente ricco, al profeta, all’uomo nuovo, al testimone. Ma Gesù non può essere preso soltanto in alcuni aspetti di ciò che ha detto e fatto: perché è il Figlio di Dio, l’unico in grado di sfamare il nostro cuore, di saziarci oggi e nell’eternità. Noi, come i giudei, preferiremmo forse messaggi meno impegnativi, ci basterebbe anche solo un tozzo di pane senza troppe pretese.
A Gesù che dice «Io sono il pane vivo disceso dal cielo», i giudei rispondono con lo stupore: «Come, disceso dal cielo? Ma se conosciamo benissimo tuo padre e tua madre! E conosciamo anche te, ti abbiamo visto crescere. Gesù li disorienta con la sua normalità, con la sua umanità.
È lo scandalo della «incarnazione». Il Figlio di Dio si è fatto visibile nella carne per parlarci, per diventare trasparente di Dio, per diventare per noi uno strumento di salvezza, per darci la vita. «Vita» è la parola che ricorre più spesso in questo brano di Vangelo, e la si trova per ben sette volte in vari contesti.
«Il pane che io darò», precisa Gesù. Ed è inevitabile il riferimento all’Eucaristia, su cui ritorneremo tra quindici giorni in modo esplicito. Il pane è una realtà modesta e quotidiana, non ha nulla di straordinario, anche se ha una grande valenza psicologica: quando manca il pane si direbbe che manca tutto. E Gesù ha scelto proprio il pane per rimanere tra noi.
Nei nostri giorni
In questo momento, che è per noi probabilmente tempo di ferie, si direbbe che siamo già contenti del modesto prodigio di un po’ di tranquillità, di una tavola imbandita, di trovarci bene tra i nostri cari e amici. Ma dovremmo invece approfittare proprio di questo tempo di vacanza per scoprire qualcosa che ci tocchi profondamente dentro. Non ci può bastare ciò che ogni giorno troviamo sulla nostra tavola e sulla nostra strada: siamo fatti per Dio e questo bisogno dobbiamo coltivarlo. È la nostalgia dell’altro pane che Gesù promette di donarci: pane che è la vita del mondo e che ci rende simili a lui.
Di fatto noi, presenti qui alla celebrazione eucaristica, siamo in attesa di mangiare il pane che Gesù spezza per noi, per rimanere tra noi, in noi. Lo abbiamo seguito: venendo qui ci siamo messi all’ascolto della sua parola. Ora siamo affamati non tanto di pane materiale, che anzi a volte ne abbiamo anche troppo e lo sprechiamo; siamo affamati e assetati del cibo che non perisce, che dà la vita eterna.
UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
Il vescovo vietnamita François Xavier Nguyen Van Thuan fu imprigionato nel 1975. Rimase in carcere per 13 anni e per 9 anni visse in isolamento, in una stanza senza finestre e a cui toglievano la luce per farlo crollare. Con uno stratagemma dirà la messa quotidiana con tre gocce di vino e una briciola di pane. Gli cambiavano i sorveglianti di continuo, perché entrava in dialogo con tutti e in qualche modo se li faceva amici e li convertiva.
COMMENTO
Una settimana fa il discorso di Gesù si era chiuso con la rivelazione: «Io sono il pane della vita». La liturgia ha tralasciato cinque versetti nei quali Gesù rimprovera la folla di non credere. Da parte sua afferma che vuole realizzare la volontà del Padre, il quale vuole la salvezza di tutti. Per questo Gesù accoglie tutti coloro che credono in lui, dà loro la vita eterna e li farà risorgere «nell’ultimo giorno».
A questo punto Giovanni passa a definire gli interlocutori di Gesù come “Giudei”. Ma ci troviamo a Cafarnao, dovrebbero essere Galilei. È evidente che per lui il termine Giudei non indica un’appartenenza geografica, ma definisce coloro che si oppongono a Gesù. Finora la folla aveva discusso con il Signore, ora i Giudei “mormorano”, cioè non accettano e si oppongono. L’oggetto della mormorazione non riguarda la risurrezione, ma la frase: Io sono il pane disceso dal cielo. L’ironia giovannea fa dire ai Giudei una verità terrena che li porta fuori strada, «conosciamo il padre e la madre», mentre non accolgono la verità celeste che li salva: Gesù davvero viene dal Padre.
A questo punto possiamo domandarci: perché alcuni credono e altri no? La risposta del Signore ci chiede una riflessione più profonda: arriva a Gesù chi è attirato verso di lui dal Padre. Ma allora, forse che il Padre vuole salvare alcuni e altri no?
Già i profeti nel Primo Testamento avevano preannunciato che Dio avrebbe istruito tutti e Gesù lo ricorda.
Perciò la differenza non è stabilita dal dono di Dio, che raggiunge tutti, ma dalla risposta che ciascuno liberamente dà. In ogni caso a Giovanni, quando scrive, non interessa tanto ciò che ostacola i Giudei nell’accogliere la parola di Gesù, quanto il mettere in guardia i cristiani del suo tempo, e anche quelli di oggi, dal pericolo di considerare Gesù soltanto un profeta, che insegna cose giuste e belle, ma non il Figlio di Dio incarnato. Per questo l’evangelista insiste che la vita eterna si ottiene già ora, credendo in Gesù.
Il Signore, quindi, riprende la rivelazione sul pane di vita e nota una cosa facile da comprendere. La folla aveva citato la manna che il popolo aveva gustato nel deserto, «pane dal cielo». Gesù fa notare che quei padri hanno mangiato la manna, ma sono morti tutti nel deserto, perciò non era un pane celeste. Invece il pane che lui offre libera dalla morte.
Non è facile comprendere e accettare questa verità, perché Gesù, dicendo che il pane che lui offre è la sua “carne”, chiede di riconoscere che veramente è il Figlio di Dio, anche se si presenta nella “carne”, cioè nella condizione umana, che è debole, fragile (e passerà attraverso la passione e la morte in croce). Domenica prossima quest’ultimo versetto sarà ripreso e susciterà una veemente reazione dei Giudei.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Controlliamo se nei rapporti con qualche persona ci lasciamo condizionare da pregiudizi.
Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018
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