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4. Parola da Vivere – 15 agosto 2021

15 agosto

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Maria assunta nella gloria

COMMENTO

Maria ha appena detto “sì” all’angelo e ancora non si rende ben conto che l’annuncio di Gabriele le ha cambiato la vita. Sa solo di essere l’umile portatrice del più grande dono di Dio all’umanità, Gesù, suo figlio e Figlio di Dio. Luca narra una bella scena di vita di famiglia, ma la sua intenzione va molto più in profondità. È giusto, infatti, e anche commovente, ammirare la prontezza della carità di Maria, che affronta un viaggio faticoso e rischioso perché, avendo saputo dall’angelo che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un bambino, è convinta che avrà bisogno del suo aiuto.
Il dialogo delle due madri in attesa, però, ci fa salire ad un piano profetico e teologico molto più denso e ricco. L’angelo ha detto a Maria che «nulla è impossibile a Dio» e le ha dato come segno la maternità di Elisabetta. Maria comprende allora che le due maternità sono collegate nel progetto di Dio e si muove proprio per leggere e realizzare questo collegamento, che il Signore le ha fatto conoscere.
Quando Maria offre il saluto di pace, Luca attira la nostra attenzione su due frutti immediati: Giovanni sussulta nel grembo ed Elisabetta viene riempita di Spirito Santo. Giovanni, feto di sei mesi, riconosce il suo Signore, cui dovrà preparare la strada; Elisabetta benedice Maria e il suo bambino e nello stesso tempo, animata dallo Spirito, esprime la grande gioia di inchinarsi umilmente davanti al figlio di Maria, perché è il Signore. Davvero Elisabetta profetizza e parla a nome di Dio, mentre dichiara “beata” Maria a motivo della sua fede: ha creduto nella completa realizzazione della parola del Signore.
Luca ci conduce così a comprendere che qui si incontrano i due Testamenti: il Primo, rappresentato da Elisabetta che porta l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni; il Nuovo, rappresentato da Maria che porta il Messia atteso, colui che nel suo sangue inaugurerà la nuova ed eterna Alleanza.
Elisabetta testimonia che le profezie si sono compiute, che davvero Maria è la madre del Messia, il quale rende finalmente vero il Primo Testamento (senza Gesù, infatti, esso sarebbe incompiuto e in fondo portatore di promesse non realizzate).
Maria, da parte sua, nella testimonianza di Elisabetta, coglie il significato di quello che è avvenuto: al Signore è piaciuta la sua fede e per questo le è stata affidata la missione di essere madre del Salvatore. Tale beatitudine è sua per sempre e sarà confermata da Gesù quando, rispondendo a una donna, la quale aveva “beatificato” la madre, perché gli aveva dato il latte, disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 1 ,28). A Maria, più di tutti, appartiene questa beatitudine, perché in lei la Parola si è fatta carne, e con la sua fede si è assimilata al Figlio, rendendo eterno il suo sì all’angelo. Proprio quel sì che, passando attraverso la croce (dove la maternità della nuova Eva si allarga a tutto il corpo del Figlio, la Chiesa), trova il suo compimento nell’abbraccio eterno con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Maria riceve certamente con gioia la beatitudine espressa da Elisabetta e, innalzando l’inno del Magnificat, rafforza la sua reale e profonda umiltà. Riconosce di non avere nessun merito, rispetto al diventare madre del Messia, ma la sua umiltà la spinge a riconoscere i grandi doni che il Signore le ha fatto e le farà, senza che abbia la benché minima tentazione di inorgoglirsi, perché sono tutti opera di Dio.
Infine, se Elisabetta ha parlato da profetessa, ancora di più Maria, fissando gli occhi nella storia dell’umanità, vede e proclama l’opera salvifica di Dio per tutti gli uomini.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Maria si muove in fretta, lascia il suo paese e i suoi programmi e corre per aiutare Elisabetta. È icona e vertice della Chiesa, la quale, portando Cristo, ha la missione di correre, per offrire aiuto e salvezza all’umanità bisognosa.
  2. Due bambini, ancora in gestazione, ai quali è affidata la profezia e la realizzazione della salvezza. Bambini: chiedono di nascere, di essere accolti e poi nutriti, educati, il tutto con amore. Chiedono molto e portano molto di più. Chi ci crede?
  3. Due madri, due figli: non più atteso uno, sconvolgente l’altro. Accolti nella gioia e nella fede. Ogni madre è un’arca dell’alleanza tra Dio e l’umanità. Ogni madre, benedetta e beata, perché portatrice di un figlio dell’uomo, sì, ma prima ancora di Dio.
  4. Giovanni coglie prima di sua madre la presenza del Messia. I bambini sono antenne della vita, non parlano, ma sono in sintonia con Dio e con la vita; comunicano solo con chi sa ascoltare con amore e con attenzione. I bambini indicano la strada per salvare questo nostro mondo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Andiamo in fretta da un parente o da un vicino che ha bisogno del nostro aiuto.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018