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Il Nuovo Testamento come non l’avete mai letto prima

La "Traduzione Letteraria Ecumenica" una coedizione di Società Biblica in Italia e Elledici: un evento editoriale di portata storica.

Nel panorama editoriale italiano, l’uscita del “Nuovo Testamento. Traduzione Letteraria Ecumenica" rappresenta un evento di straordinaria importanza. Frutto di un’intensa collaborazione tra la Società Biblica in Italia e l’editrice Elledici, questa pubblicazione segna una tappa fondamentale nel cammino ecumenico e offre una nuova, preziosa risorsa per la comprensione del testo sacro.

Questa traduzione si distingue per il suo approccio innovativo, che coniuga rigore filologico e sensibilità letteraria. Il testo greco originale è stato oggetto di un’analisi approfondita, volta a restituire al lettore la ricchezza e la profondità del messaggio evangelico nella sua forma più autentica. Allo stesso tempo, la traduzione è stata curata con una particolare attenzione allo stile e alla chiarezza, per rendere la lettura accessibile e coinvolgente anche per il pubblico odierno.

La “Traduzione Letteraria Ecumenica" non è solo un’edizione di pregio per gli studiosi e gli addetti ai lavori, ma anche uno strumento prezioso per tutti coloro che desiderano accostarsi al Nuovo Testamento con un nuovo sguardo, più consapevole e approfondito.

Rassegna stampa

Avvenire.it

Riforma.it

AzioneCattolica.it

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Don Bosco pellegrino – Il nuovo libro di Francesco Mosetto

Don Bosco pellegrino

Il nuovo libro di Francesco Mosetto

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti dell'apertura delle prenotazioni del nuovo libro di Francesco Mosetto: “Don Bosco pellegrino“, edito da Elledici.

Le passeggiate di don Bosco

Santo dei giovani, don Bosco andò pellegrino a Roma, alla Madonna di Oropa e ad altri santuari. Le gite e le passeggiate, nelle quali conduceva i suoi ragazzi, erano anche veri e propri pellegrinaggi.

Questo libretto ripercorre le tappe del suo cammino dalla piccola borgata dei Becchi ai santuari dei dintorni di Torino, alle colline del Monferrato, a Roma, in Francia e in Spagna. Il suo stile pastorale è un modello tuttora valido per i pellegrini e per tutti gli educatori cristiani.

Il nuovo libro di Francesco Mosetto

Don Bosco pellegrino

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3. Commento alle Letture – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E RISPOSTA

COMMENTO

L’odierno brano evangelico ci descrive la predicazione di Gesù sul lago di Genezaret, presso una località che una vecchia tradizione riconosce in Tagha, piccolo porticciolo lacustre della Galilea. In un terreno in gran parte fatto di deserto, l’acqua vuol dire vita e benessere. I pescatori, infatti, venivano, allora, invidiati dai contadini costretti a grattare un terreno povero ed avaro di risorse. E’ l’alba. Le barche che per tutta la notte hanno gettato le reti rientrano illuminate dai primi raggi del sole che  sale da oriente. Di solito questo è un momento gioioso, di festa. Si contano i pesci si tratta sul prezzo di vendita del pescato, si ride. Invece il silenzio che accompagna il resettare delle reti, le facce segnate dalla fatica, la delusione del risultato creano un clima dimesso e sconsolato.
A Gesù non sfugge tutto questo. La Parola che egli annuncia non è teorica ma di vita. È un annuncio che risponde ai problemi concreti della vita quotidiana. Chiede ai presenti un atto difficile che va contro ogni buon senso. Sale anche Lui in barca. Prende di petto la situazione. Scuote la rassegnazione generale e ricorda a tutti che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).
Ordina di riprendere il largo, di incurvarsi nel remare, di gettare e ritirare le reti. La fatica aumenta in modo esponenziale. Le reti sono stracolme di pesci, riempiono le barche devono accorrere altri pescatori per affrontare la situazione. Simone Pietro coglie al volo che questo è opera di Dio. Jahweh non si è dimenticato dei pescatori Galilei.
Invece di ringraziare Gesù’ lo invita ad allontanarsi da lui peccatore. Il peccatore non può, per nessun motivo, minimamente stare vicino al divino, pena la morte. Viene subito rincuorato.
Non solo Dio non allontana da sé Simone peccatore, ma gli cambia vita  e mestiere. D’ora in avanti non pescherà più pesci ma uomini. Viene trasformato da generatore di morte in generatore di vita. Infatti prima tirava fuori dall’acqua i pesci per farli morire. Ne futuro dovrà tirare fuori dall’.acqua uomini per farli vivere. Il predicatore della Parola insegna la vita, non la morte, il senso di colpa e la rassegnazione.
Chi crede nel Cristo Risorto si impegna per la vita piena di fiducia perché ha nel suo cuore  la certezza che “a Dio tutto è possibile”.

MEDITAZIONE

Nel brano della sinagoga di Nazaret (cf Lc 4,16-30) erano emersi il discorso programmatico di Gesù e la prefigurazione della fine a causa della non accoglienza della sua predicazione. Dal capitolo quinto in poi si riscontrerà come la scena di Nazaret si ripete nella vita di Gesù. Al suo annuncio in parole e opere gli uditori reagiscono opponendo il rifiuto oppure accogliendolo nella fede. La risposta positiva comporta quel cambiamento radicale in cui consiste la sequela. Luca usa, alla fine dell’episodio letto oggi, le due parole qualificanti di essa: «Lasciarono tutto e lo seguirono» (Lc 5,11).

Vocazione: iniziativa di Dio che chiama in causa la libertà dell’uomo

Il brano di Isaia e il vangelo di questa domenica si possono leggere in parallelo. Essi mettono in luce le dinamiche fondamentali del momento che inizia e fonda la sequela: la vocazione. Sia Isaia sia Simone (sia Giacomo sia Giovanni) sono dei chiamati in vista della missione.
In primo luogo la vocazione è un evento che accade per iniziativa di Dio. Isaia vede il Signore perché il Signore si rivela a lui. Sulle sponde del lago Gesù prende l’iniziativa di salire sulla barca di Simone e per primo instaura il dialogo con lui (cf Lc 5,4).
L’iniziativa di Dio però non toglie spazio alla libertà dell’uomo. Alla fine della visione della prima lettura, alla domanda di Dio Isaia risponde: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Ma avrebbe potuto anche non rispondere così. Ugualmente, alla richiesta di prendere il largo e gettare le reti Simone avrebbe potuto opporre un rifiuto, basandosi sulla sua stanchezza (aveva pescato tutta la notte) e sulla sua esperienza (non aveva preso nulla).
La vocazione è un’esperienza che chiama in causa la libertà e la decisione di ciascuno. Simone già conosceva Gesù (cf Lc 4,38-39), ma questo non è ancora «decidersi per Gesù». C’è uno scarto fra il sapere di Gesù e il credere in lui. E lo scarto è superato solo con un balzo, quello della decisione libera.

Vocazione ed esperienza della grazia

Sia per Isaia che per Simone la vocazione si delinea in un contesto (liturgico o di quotidianità) di prossimità col divino. L’esperienza mette entrambi i protagonisti di fronte alla scoperta della loro indegnità. Se la percezione del proprio peccato li porta allo sgomento, a porre una distanza tra loro e il divino che si rivela, dall’altra parte sia il Signore nella prima lettura che Gesù nel vangelo vanno incontro all’indegnità umana, ponendovi rimedio. Le labbra di Isaia vengono purificate. Simone riceve un invito: «Non temere» (Lc 5,10); e una nuova identità: «d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).
Questa è l’esperienza della grazia. Quella di cui parla l’apostolo Paolo (cf 1 Cor 15,10). È il riconoscimento dell’iniziativa gratuita di Dio.
L’iniziativa di Dio dice che nella vocazione siamo chiamati da. Ma le vocazioni descritte in queste letture dicono anche che siamo chiamati per. Simone, Isaia e Paolo sono chiamati per la missione.

Vocazione e missione

Esperienza del divino, riconoscimento della propria indegnità, dono della grazia, se sono ricevuti con disponibilità, trasformano il chiamato e lo approntano alla missione per la quale è chiamato. Qui però deve essere chiaro che si sta parlando di vocazione alla sequela, non di vocazioni particolari, che della prima sono solo modalità di realizzazione. L’esperienza della chiamata è, nelle sue linee fondamentali, comune alle vocazioni laicali, alla vita consacrata, al ministero sacerdotale.
Come dice san Paolo, la missione è sostanzialmente inserirsi nel processo di trasmissione di quanto ricevuto. La fede ci è stata annunciata, di questa stessa fede siamo annunciatori. I modi seguiranno le specificità di tempo, luogo, ministero, carattere e carismi di ciascuno. Ma i contenuti sono sempre (e solo!) quelli elencati da Paolo (cf 1 Cor 15,3-4).
Questa è la lieta novella, l’Evangelo. Una missione che ci è affidata, che continua quella di Cristo e della Chiesa apostolica, e che dovrebbe suscitare un grande senso di responsabilità, di entusiasmo e di consapevolezza della sproporzione. Sproporzione fra la fragilità personale e il messaggio di cui si è portatori; fra le forze e il compito; fra gli strumenti di cui si dispone e il mondo cui si è mandati. Perciò vale la pena di tornare alle parole di Gesù: «Non temere!». Parole di esortazione dette a Pietro; dette alla Chiesa di ogni tempo e luogo; dette a noi.

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2. introduzioni – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E RISPOSTA

La liturgia di oggi ci presenta tre uomini, il profeta Isaia, Paolo di Tarso e Simon Pietro, che sono stati chiamati da Dio. Nessuno di loro ha potuto scegliere quando ricevere questa chiamata e tutti, nel momento in cui essa è arrivata, si sono sentiti impreparati e indegni a riceverla.
Quello che hanno potuto decidere, però, è cosa rispondere: se superare il senso di vertigine per la sproporzione tra la missione che gli veniva assegnata e le loro forze o se lasciarsi vincere, rimanendo indifferenti.

PRIMA LETTURA

Eccomi, manda me!
La consapevolezza del proprio peccato è il primo passo per aprirsi alla redenzione. Proprio questo è ciò che accade al profeta Isaia: chiamato da Dio, egli viene mondato dalle sue colpe e diventa un uomo nuovo, capace di assumersi nuove responsabilità.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138)

Il salmista non vuole lodare quegli dei che rendono l’uomo schiavo, ma l’unico vero Signore, la cui legge è salvezza e libertà.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Così predichiamo e così avete creduto.
Non è per modestia che l’apostolo Paolo definisce la sua condizione precedente alla rivelazione di Cristo come «un aborto». Con questo termine egli intende piuttosto descrivere la situazione in cui si trova l’uomo quando pretende di fare a meno di Dio: quella di un progetto interrotto.

VANGELO

Lasciarono tutto e lo seguirono.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù chiede a Pietro di fidarsi di lui. Nel farlo, non fornisce prove e non ricorre a sottili argomentazioni: Cristo stesso e la sua Parola sono le uniche certezze su cui il pescatore galileo può basarsi per compiere questa scelta, che risulterà decisiva per la sua intera esistenza.

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4. Letture – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E RISPOSTA

PRIMA LETTURA

Eccomi, manda me!
La consapevolezza del proprio peccato è il primo passo per aprirsi alla redenzione. Proprio questo è ciò che accade al profeta Isaia: chiamato da Dio, egli viene mondato dalle sue colpe e diventa un uomo nuovo, capace di assumersi nuove responsabilità.

Dal libro del profeta Isaia           Is 6,1-2a.3-8

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138)

Il salmista non vuole lodare quegli dei che rendono l’uomo schiavo, ma l’unico vero Signore, la cui legge è salvezza e libertà.

Rit. Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me. Signore,
il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Così predichiamo e così avete creduto.
Non è per modestia che l’apostolo Paolo definisce la sua condizione precedente alla rivelazione di Cristo come «un aborto». Con questo termine egli intende piuttosto descrivere la situazione in cui si trova l’uomo quando pretende di fare a meno di Dio: quella di un progetto interrotto.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi      1 Cor 15,1-11

Vi proclamo, [fratelli,] il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
[A voi] infatti [ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.]
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. [Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.]

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Mt 4,19

Alleluia, alleluia.

Venite dietro a me, dice il Signore,
vi farò pescatori di uomini.

Alleluia.

VANGELO

Lasciarono tutto e lo seguirono.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù chiede a Pietro di fidarsi di lui. Nel farlo, non fornisce prove e non ricorre a sottili argomentazioni: Cristo stesso e la sua Parola sono le uniche certezze su cui il pescatore galileo può basarsi per compiere questa scelta, che risulterà decisiva per la sua intera esistenza.

Dal vangelo secondo Luca            Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E RISPOSTA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, i nostri fallimenti passati ci impediscono di rispondere positivamente alla tua chiamata.  Kyrie eleison.
  • Cristo, le nostre colpe ci ossessionano e non riusciamo ad avere fede nella tua misericordia.  Christe eleison.
  • Signore, nel momento della scelta vacilliamo, chiedendoci perché debba toccare proprio a noi. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Come fece con Pietro e con Paolo, Gesù invita anche noi, oggi, a lasciare tutto e a seguirlo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, eccoci: manda noi.

  • Perché la tua potenza non ci intimidisca, ma ci convinca che puoi cambiare tutto, anche il nostro cuore. Preghiamo.
  • Perché sappiamo selezionare, tra ciò che abbiamo ricevuto, quel che proveniva da te e sappiamo trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Preghiamo.
  • Perché la stanchezza e la disillusione non ci impediscano di riporre in te una fiducia sempre nuova. Preghiamo.
  • Perché sappiamo lasciare ai nostri fratelli la stessa libertà di scelta che hai concesso a noi. Preghiamo.

O Padre, nella storia della salvezza hai spesso affidato missioni importanti a uomini piccoli o segnati dal peccato. Fa’ che, grazie alla tua infinita misericordia, anche noi possiamo sentirci pronti a rispondere di sì alla tua chiamata.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E
RISPOSTA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 2 FEBBRAIO 2025 4ª DOMENICA T.O.

2 FEBBRAIO 2025

4ª DOMENICA T.O.

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

COMMENTO

Il brano evangelico di questa domenica ci invita a meditare l’avvenimento  conosciuto come la “Presentazione al Tempio” del figlio primogenito da parte di due osservanti della Tradizione ebraica quali erano Giuseppe e Maria.
La Legge imponeva ai genitori, dopo 33 giorni dalla sua circoncisione,, di recarsi a Gerusalemme per compiere gli atti prescritti per ogni figlio primogenito.  Nel Tempio la madre doveva farsi purificare per il parto avuto, considerato, allora, un atto che rendeva impura la puerpera  Inoltre il primogenito, che apparteneva per diritto a Dio, doveva essere riscattato da un sacrificio di un agnello, se la  famiglia era abbiente, o di due colombe se era povera come la famiglia di Nazareth. Non mancava l’obbligo di versare nel tesoro del Tempio una offerta in denaro sonante di 5 sicli che corrispondevano al salario di 20 giornate lavorative. Da questo modo di comportarsi possiamo dedurre che la fede di Maria e Giuseppe era strettamente legata alla tradizione religiosa ebraica del tempo tutta ancorata alle tre colonne portanti della fede di allora: Tempio, Legge, osservanza meticolosa delle leggi che regolavano la giornata del Sabato.

L’incontro casuale con Simeone, nome che in ebraico significa “Dio ha ascoltato”, viene a turbare la tranquillità della fede dei genitori del Messia. Ancora prima che essi compiano tutti le azioni di purificazione  prescritte, Simeone, uomo “retto e pieno di fiducia in Dio”, prende il bambino fra le sue braccia e proferisce parole che sgomentano gli esterrefatti genitori: “Ora posso morire in pace perché i miei occhi hanno visto il Salvatore che hai messo davanti a tutti i popoli come luce per illuminare le nazioni e come gloria di Israele”.
Turbamento,  perché a Nazareth nella sinagoga gli scribi avevano sempre sostenuto che il Messia era esclusiva proprietà di Israele. Inoltre il bambino sarà per molti la pietra angolare su cui costruire la loro fede, ma anche, per chi lo rifiuterà, pietra di inciampo che li farà precipitare nell’abisso.

Leggendo  la sorpresa sui visi di Giuseppe e Maria, Simeone le profetizza che anche per lei il bambino sarà una spada che le trapasserà  l’anima. Niente di truculento o violento. Nel linguaggio biblico la spada simboleggia la Parola che rinnova e salva,. È una Parola che costringe ad interventi anche dolorosi coloro che L’ascoltano e vivono. È la  medesima Parola che anche noi dobbiamo ascoltare, meditare, vivere e realizzare. In Maria fece prodigi di conversione.

Ed in noi? Interroghiamoci in silenzio al riguardo,