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Recensione del libro “Massimiliano Infante” di Giuseppe Tuninetti

Massimiliano Infante

Una vita bella, una morte esemplare

Si riporta di seguito l’articolo pubblicato il 3 settembre 2020 dal blog Testimoniando a cura della Dott.ssa Emilia Flocchini.

Massimiliano Infante è nato a Torino il 30 marzo 1970, nella notte tra Pasqua e il Lunedì dell’Angelo, primogenito di Enzo Infante e Nunziata (detta Anna) Albanese, seguito da Barbara, Gabriella e Sandra.

Ha frequentato la parrocchia di Santa Maria Goretti a Torino, inserendosi come catechista, educatore e ministro straordinario dell’Eucaristia, sia nella sua comunità d’origine, sia in quella, confinante, di Sant’Ermenegildo. Negli anni universitari è stato volontario in Bosnia Erzegovina con l’associazione Mir I Dobro, per attività caritative in sostegno alla popolazione colpita dalla guerra.Dopo la laurea in Economia e Commercio e alcune esperienze lavorative (prima in Banca Sella, poi direttore amministrativo e responsabile della sicurezza dell’azienda di trasporti dei fratelli Bodda), è entrato nel Seminario diocesano di Torino: nel settembre 2005 ha iniziato l’anno propedeutico nella sede di viale Thovez, passando, l’anno successivo, in quella di via Lanfranchi, per il Quadriennio teologico. Ha svolto esperienze pastorali nella Comunità Pastorale di San Mauro Torinese. Nel corso del periodo formativo, cercava di svolgere ogni cosa al meglio, ottenendo anche valutazioni molto buone negli esami. Il 14 dicembre 2008 è stato ammesso tra i candidati al diaconato e al presbiterato. Il 23 ottobre 2009, studente di III Teologia, ha cominciato ad avere problemi di salute: lesioni sulle gambe, febbri e dolori. Tre giorni dopo, il 26 ottobre 2009, in seguito agli esami del sangue, gli è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta.

Ricoverato all’ospedale Le Molinette di Torino, ha subito due trapianti di midollo osseo, risultati inefficaci. Per tentare una nuova terapia, è poi stato trasferito alla Clinica San Raffaele di Milano, ma anche il trapianto tentato lì non ha avuto esito positivo. Ai compagni, ai comparrocchiani e ai superiori, coi quali era in contatto telefonico, riferiva la fatica nel vivere la malattia ma, allo stesso tempo, la certezza di non sentirsi abbandonato.

Il cappellano del San Raffaele ha ottenuto il permesso speciale di lasciare sul comodino della sua stanza un’Ostia consacrata, contenuta in una teca. Quando ormai era in agonia, Massimiliano teneva nella mano destra quella stessa teca, mentre sull’altra erano posate le mani dei suoi familiari. Tra le dita della sinistra, la madre gli aveva intrecciato una corona del Rosario benedetta dal Papa.

È morto alle 23.40 del 3 settembre 2010, a quarant’anni compiuti. I suoi resti mortali riposano presso il cimitero di Brione, frazione di Val della Torre.

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Recensione del libro “La Chiesa” di Gerardo Albano

La Chiesa

Commento alla “Lumen Gentium” a partire dagli insegnamenti di Giovanni Paolo II

Da Wojtyla a Bergoglio

Don Gerardo Albano rettore del Seminario “Giovanni Paolo II” di Salerno e docente di Ecclesiologia e Teologia fondamentale all’Istituto Teologico salernitano è l’autore del saggio La Chiesa (Elledici, 344 pagine, 20.90 euro), che propone una ribattitura teologica degli 8 capitoli in cui si articola la Lumen Gentium alla luce dell’insegnamento di Giovanni Paolo II proposto nella catechesi del mercoledì dal 1991 al 1997. L’approfondimento della recezione del Vaticano II operata da Papa Wojtyla aiuta anche a comprendere le pratiche, i dinamismi e i progetti della Chiesa fino al magistero di Francesco che ha attuato un nuovo modo di intendere la ricezione dell’ultimo Concilio attraverso la categoria della ”riforma”.

(Recensione presente sulla rivista IL SEGNO della Diocesi di Milano – Maggio 5/2020)

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Recensione del libro “Carlo Acutis. 15 anni di amicizia con Dio” di Umberto De Vanna

Carlo Acutis

15 anni di amicizia con Dio

Il 21 febbraio scorso, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i rispettivi decreti riguardanti il miracolo attribuito all’intercessione del giovane Carlo Acutis, morto a 15 anni per una leucemia fulminante.

La Voce e il Tempo dedica un articolo al futuro beato e al libro Elledici di don Umberto De Vanna che racconta la vita di Carlo Acutis. Si riporta di seguito l’articolo che sarà pubblicato domenica 1 marzo 2020, a cura di Michele Gota.

Acutis sarà beato, un libro lo presenta

«È stato un giovane libero e lieto, Carlo Acutis, contento della vita, capace di compassione e di gratuità. Ha vissuto i suoi 15 anni ‘alla grande’, all’altezza dei suoi desideri più veri».

Così scrive mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano, nella presentazione di questo libro.

Carlo Acutis nasce nel 1991 a Londra, dove i genitori si trovano per motivi di lavoro; poi, la famiglia si trasferisce a Milano; lui frequenta scuole cattoliche; è appassionato di sport ed informatica (realizza programmi, crea siti web, cura la redazione di giornalini); ha una valanga di amici; muore di leucemia acuta, a Monza, ad appena 15 anni, nel 2006. Per suo desiderio è sepolto ad Assisi, nel santuario della Spogliazione. Da poco, Papa Francesco lo ha dichiarato venerabile e parlando di lui, ha detto che «ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza». Basterebbero questi cenni per intuire che «Carlo è il santo che non ti aspetti perché ha tutte le caratteristiche dei ragazzi d’oggi», e anche per- ché è «innamorato di Dio».

I suoi gesti, la sua testimonianza quotidiana, anche negli ultimi giorni in ospedale, lasciano tutti meravigliati. E chi lo ha conosciuto, a scuola, nell’oratorio, al Meeting di Rimini, sul web, in ospedale appunto, ne parla con le lacrime agli occhi. Una citazione tra le tante: per il suo fidato Rajesh, l’induista che vive in casa sua come domestico, Carlo è un tale esempio di spiritualità e santità – «perché un ragazzo così giovane, così bello e così ricco normalmente preferisce fare una vita diversa» – che si fa battezzare.

Ed oggi sono tantissime le persone, non soltanto in Italia, che si rifanno alla testimonianza di Carlo per vivere la fede con gioia ed entusiasmo. Un adolescente, dunque, da portare come esempio e soprattutto da imitare. In questo aiutati anche dal bel volumetto del salesiano Umberto De Vanna, autore di numerosi libri di catechesi e spiritualità giovanile e già direttore di riviste Elledici.

Il testo propone, com’è comprensibile, una biografia di Carlo, ma in modo quanto mai giovanile, con frasi, scritti, commenti suoi e delle persone che lo hanno conosciuto, alternati a tante foto a colori. Immagini quasi in ogni pagina, dove lui – già da bambino, ma ancor più adolescente – è sempre allegro e sorridente, e sembra chiedere a chi le guarda: perché non anche tu? Perché Carlo «era affascinato da una forte spiritualità che ha vissuto senza complessi, respirando il mondo della fede con la spontaneità di uno che si direbbe caduto giù dal cielo». Perché, come è stato scritto, Carlo è «il vero ‘scandalo’ di oggi: un giovane che aspira alla santità». Perché ha vissuto «la sua adolescenza come occasione per portare il Vangelo».

Sono testi e immagini che non lasciano indifferenti, anzi commuovono il lettore. A questo vanno aggiunti i suggerimenti, presenti alla fi ne di ogni capitolo, per la riflessione personale e di gruppo. Un libro, quindi, utile per conoscere la vita di Carlo, stimolante anche per i meno giovani e un valido strumento per educatori e animatori di gruppi.

Michele GOTA

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Recensione del libro “Più veri, più umani, più cristiani” di Antonio Staglianò

Più veri, più umani, più cristiani

Si riporta di seguito l'articolo pubblicato il 9 gennaio 2020 dal blog d'informazione SettimanaNews  a cura di Francesco Cosentino.

Staglianò: Più veri, più umani, più cristiani

Il vescovo di Noto, Antonio Staglianò, ha scelto una teologia popolare – la Pop-Theology – per raccontare nel nostro tempo il Dio di Gesù Cristo.

Dietro il ricco patrimonio di segni, rituali, preghiere, manifestazioni religiose, c’è sempre il rischio del vuoto; corriamo sempre il pericolo, cioè, di abbellire esteriormente la fede che professiamo senza che essa ci apra davvero all’incontro con il Dio vivo e senza che la ferita bruciante di questo entrare in relazione con l’Eterno venga a incidere nella nostra vita e a trasformare la nostra umanità secondo quella di Cristo.

È allora che cadiamo nel “cattolicesimo convenzionale”, dove tutte le manifestazioni e i linguaggi esteriori restano cattolici ma, paradossalmente e drammaticamente, non sono più cristiani: si prega, ma senza la carità; si invoca Dio, ma senza vivere il comandamento dell’amore; si esibisce la fede all’esterno, senza che questa tocchi la vita. Si salva una forma, ma non c’è più una sostanza. Il rischio è forte, se anche papa Francesco ha affermato che «può esistere un cristianesimo senza Cristo».

pop-theologyQuella contro il “cattolicesimo convenzionale”, eresia ultima incoraggiata anche dall’individualismo e dall’intimismo religiosi, è da qualche tempo la “battaglia” che il vescovo di Noto, Antonio Staglianò, sta coraggiosamente portando avanti.

Esperto di teologia sistematica, con alle spalle una lunga e ricca carriera accademica e notevoli pubblicazioni di carattere scientifico, in questi ultimi anni Staglianò sta impiegando le sue migliori energie teologiche e pastorali per smascherare il pericolo di una religiosità ipocrita e formale, che svuota la fede cristiana del suo contenuto vitale e, perciò, non riesce più ad appassionare e attirare alla scoperta del Vangelo.

Una Pop-Theology per andare oltre il cattolicesimo convenzionale

Alle alte vette della speculazione teologica, il vescovo calabrese unisce da tempo una vera e propria arte narrativa che, con immaginazione e linguaggio poetico, riesce a raccontare, specialmente ai giovani, la bellezza del Vangelo.

L’umanità di Gesù, la sua profonda libertà, la radicalità delle sue scelte e soprattutto la forma più vera dell’amore che egli ci mostra nelle sue relazioni e sulla croce, sono veicolate attraverso la forma della narrazione, la poesia, le canzoni di Sanremo e quelle che oggi piacciono ai ragazzi. È nato così il progetto di una Pop-Theology, che si incarica di pensare criticamente il cattolicesimo convenzionale e di svecchiare la predicazione cristiana.

Nell’alveo di questo percorso, è uscito nel dicembre scorso il suo ultimo volume: Più veri, più umani, più cristiani. Il servizio al vangelo della Pop-Theology, edito da Elledici, con la prefazione del teologo siciliano Francesco Brancato.

Lo scopo del testo, che raccoglie undici messaggi inviati in un decennio di ministero episcopale, è chiaro fin dalle prime pagine: «animare la speranza che il cattolicesimo sappia meglio esprimere oggi il cristianesimo, secondo la verità su Dio che Gesù di Nazareth ha portato al mondo» (p. 11).

Raccontare il Dio di Gesù Cristo

I messaggi raccolti nel volume sono nati per i tempi di Avvento e di Natale e ad essi si aggiungono alcune omelie. Si tratta di una felice messa in atto della Pop-Theology, cioè di una teologia popolare capace di raccontare il Dio di Gesù Cristo e il suo vangelo attraverso i registri dell’immaginazione e della creatività; è questo un modo concreto, che investe non solo la letteratura religiosa ma uno stile di predicazione e di agire pastorale che il vescovo di Noto porta avanti, di incarnare il sogno di una “Chiesa in uscita” su cui papa Francesco da tempo ci incoraggia.

Se abbiamo bisogno di una Chiesa inquieta, che si lasci abitare dalle domande e dalle speranze degli uomini, che mostri incondizionatamente il suo volto lieto di madre accogliente, e che rinnovi le sue forme e i suoi linguaggi perché a tutti possa giungere la consolante gioia del vangelo, allora anche la teologia ha bisogno di “uscire” dal cerchio elitario e astratto in cui si è spesso rinchiusa, per recuperare il contatto con la realtà e la sua ultima finalità che è quella di servire l’annuncio del Vangelo.

La preoccupazione di Staglianò è anzitutto quella di raccontare in modo nuovo la novità perenne del vangelo di Gesù, che ci svela il volto del vero Dio; se questo esige, specialmente per incontrare i giovani, il coraggio di “uscire” dai recinti sacri e dai linguaggi consueti, per avviare iniziative di “teologia popolare” capace di narrare la fede attraverso i registri comunicativi dell’immaginazione e della musica, non bisogna avere paura. Al contrario, occorre osare, anche a costo di sbagliare o, magari – come succede allo stesso presule – essere un po’ “canzonato” per il fatto di utilizzare le canzoni nella predicazione.

Il vescovo calabrese ne è convinto: nelle nostre società globalizzate e anonime, che hanno secolarizzato la coscienza simbolica del vivere annientando il significato dei simboli religiosi, «urge un rinnovato investimento teologico nella trasmissione della fede» (p. 12), ma solo nella direzione di uno sforzo che si impegna a «calare le alte vette delle dottrine teologiche dentro un linguaggio popolare semplice e già incarnato» – perché sedimentato dentro la letteratura delle canzoni popolari. Questo approccio – secondo Staglianò – permetterebbe di avviare una verifica necessaria: «davvero i giovani sono lontani dal Dio di Gesù Cristo o non piuttosto da alcune false immagini di Dio che – anche nel cattolicesimo – sono state trasmesse?» (p. 13).

Un cristianesimo di “fuoco”, capace di incendiare

Scorrendo le pagine di questo bel testo, ci si imbatte in messaggi natalizi e omelie che hanno la capacità di raggiungere l’immaginario del destinatario e di aprirlo all’affascinante scoperta del mistero di Dio. Il linguaggio, le citazioni, le esortazioni che vi sono contenute con tono caldo, affettuoso ma al contempo provocatorio, cercano di spingere il credente fuori dalla rassicurante consolazione di un cattolicesimo tiepido che ci conserva in una zona di comfort senza che la vita sia incendiata dalla venuta del Cristo in mezzo a noi e si impegni concretamente nell’amore.

I messaggi e le omelie invitano al coraggio di entrare nel luogo benedetto dell’umanità di Gesù e di imparare in lui ad abitare il mondo, facendone uno spazio di fraternità, di giustizia, di solidarietà e di amore. Se quella di Gesù è la vera e piena umanità, ecco che il credente deve diventare, nella sua umanità e in mezzo al mondo, «trasparenza di Dio» (p. 38). Allo stesso tempo, le comunità cristiane devono lasciarsi trasformare dall’evento dell’Incarnazione, permettere a Dio di cambiare anche ciò che sembra impossibile e diventare operose nella carità. E ritorna, sferzante ma anche entusiasmante, il richiamo a un cristianesimo autentico, sulla scia di quanto papa Francesco ci esorta a vivere: «Non si può vivere la carità se non vivendola nei corpi. I pii sentimenti del cuore, i sogni notturni, le devote considerazioni sulla fame nel mondo sono nulla se non ci si com-muove, cioè ci si muove insieme nell’opera della carità» (p. 42).

E, in particolare parlando ai giovani, il vescovo di Noto rivolge loro un’appassionata narrazione del Natale attraverso l’immaginazione. O, per meglio dire, quella “contro-immaginazione” dei segni natalizi, a iniziare dal presepe e dalla grotta di Betlemme, che, in mezzo alla bruttezza del mondo e alla stortura delle false immagini di Dio, ci mostra che Dio «non è come lo avevamo pensato, come lo avevamo immaginato, come ce lo avevano trasmesso. L’Onnipotente Dio è un Bambino, il cielo è in una grotta; l’infinito nel piccolo; e, soprattutto, questo Dio non è un Dio guerriero che potrebbe farmi paura» (pp. 64-65). Dio è solo amore e non possiamo fare altro, anche noi, che portare il fuoco di questo amore nel mondo, perché riscaldi tutti «nel gelo umano di oggi e di sempre».

Il testo è da gustare più che da leggere. Vi si trova dentro il miracolo dell’immaginazione poetica, istintiva e musicale che – come scrive efficacemente l’autore – non è da disprezzare, perché essa sa raccontare l’immaginazione di Dio per gli esseri umani più di quanto spesso riescano a fare i filosofi e i sapienti. Detto da un “sapiente teologo” come Staglianò, c’è da crederci.

ANTONIO STAGLIANÒ, Più veri, più umani, più cristiani. Il servizio al vangelo della Pop-Theology, Editrice Elledici, Torino 2019, pp. 240, € 7,90, EAN 9788801066210.

Scopri di più anche su L’Avvenire di Calabria

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Recensione del libro “Educare insieme nell’era digitale” di Ricci Alessandro e Zbigniew Formella

Educare insieme nell’era digitale

Si riporta l'articolo pubblicato il 9 gennaio 2020 sul settimanale ufficiale della Diocesi di Senigallia La Voce Misena

Educare insieme nell’era digitale

Sabato 11 gennaio prossimo ci sarà il convegno catechistico diocesano: il primo libro che vi proponiamo è centrato sul tema del convegno che sarà quello dell’educazione nell’ambito del digitale. In questi ultimi decenni le nuove tecnologie hanno profondamente cambiato le dinamiche familiari e posto nuovi modi di relazionarsi. “Educare insieme nell’era digitale” di Ricci e Formella presenta le tante opportunità offerte dai nuovi media e le implicazioni sulla crescita psicologica dei figli. Scopo del libro è di dare ai genitori non competenze tecnicoinformatiche, ma suggerimenti e idee dal punto di vista socioeducativo, per sostenere l’ azione quotidiana di crescita dei loro figli.

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Recensione del libro “Anche a Dio piace scherzare” di Gioele Anni

Anche a Dio piace scherzare

A tu per tu con 14 protagonisti della Chiesa

Si riporta l’articolo pubblicato in data odierna sul quotidiano di  Avvenire a cura di Matteo Liut, dedicato al libro Anche a Dio piace scherzare dell’autore Gioele Anni.

Non c’è dubbio: «Anche a Dio piace scherzare»
Lo dicono 14 grandi protagonisti della Chiesa di oggi

SINODO – Chi volesse assaporare il clima che si è respirato tra i padri sinodali durante i lavori del Sinodo dei giovani l’anno scorso inVaticano non avrà miglior “guida” in Anche a Dio piace scherzare. A tu per tu con 14 protagonisti della Chiesa, libro da poco pubblicato per i tipi di Elledici (120 pagine, 8 euro) e curato da Gioele Anni, giornalista e uditore al Sinodo come consigliere nazionale per il Settore giovani delI’Azione Cattolica Italiana.

Dal cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, fino a Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, passando da frère Alois, priore di Taizé, e altri 11 pastori: il libro riporta le interviste a 14 voci autorevoli che si raccontano in modo semplice e diretto. Nelle interviste, realizzate nelle pause del Sinodo, spesso arricchite da aneddoti autobiografici, emerge il racconto di una Chiesa che vive nella quotidianità, ma che sa scorgere nell’ordinario l’eccezionale presenza di Dio. E sa comunicarla ai giovani. Perché la sfida—vinta senza difficoltà — alla base del lavoro di Anni è quella di mostrare come il dibattito dell’aula sinodale possa diventare cammino condiviso nelle comunità di tutto il mondo. D’altra parte, a mettere il libro su questi “binari” è anche la prefazione di suor Alessandra Smerilli, anche lei uditrice al Sinodo.

Matteo Liut

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Recensione del libro Perché insegnare religione cattolica nello Stato laico?

Perché insegnare religione cattolica nello Stato laico?

Angele Rachel Bilegue

Si riporta la recensione pubblicata il 22 settembre 2019 sul settimanale Nuova Stagione dedicata al libro Perché insegnare religione cattolica nello Stato laico? di Angele Rachel Bilegue.

Un libro per chiarire dubbi e domande sulla realtà dell’insegnamento della religione cattolica come disciplina scolastica curriculare che contribuisce alla formazione culturale, umana e religiosa degli alunni e offre risposte alle domande di senso della vita servendosi dei contenuti confessionali del cattolicesimo. È composto di tre capitoli: Il principio di laicità dello Stato italiano e nella Costituzione italiana, Lo statuto epistemologico dell’insegnamento della religione cattolica e Il rapporto tra l’insegnamento della religione cattolica e la Chiesa.

Il volume contiene, fra l’altro, diverse testimonianze di insegnanti di religione cattolica, genitori e alunni che si avvalgono della disciplina. Angele Rachel Bilegue, Perché insegnare religione cattolica nello Stato laico? (Edizioni Elledici 2019, Pagine 104, euro 7,00)

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Recensione del libro Oltre il cattolicesimo convenzionale di Antonio Staglianò

Oltre il cattolicesimo convenzionale

L’umanità di Gesù, verità, senso, libertà per tutti

Si riporta l’articolo pubblicato il 1° settembre 2019 su ilfattoquotidiano.it  a cura del Vaticanista Francesco Antonio Grana, dedicato al libro Oltre il cattolicesimo convenzionale del Vescovo di Noto, Antonio Staglianò.

Noto, il vescovo canta Mengoni a messa e fonda la ‘pop-theology’. E non è una provocazione

In un tempo in cui si discute molto dei simboli religiosi e della loro strumentalizzazione, il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, chiede di superare quello che definisce “il cattolicesimo convenzionale”. Quella che può sembrare solo una provocazione è, invece, un vero e proprio allarme lanciato dal presule, noto per la sua “Pop-Theology” e le sue omelie nelle quali cita, anzi canta, le canzoni di Marco Mengoni, Noemi, Francesco Gabbani e altri artisti famosi contemporanei. Del resto anche il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, ama citare sul suo profilo Twitter alcuni versi dei brani di Sanremo.

Il pensiero di monsignor Staglianò è racchiuso nel suo ultimo libro che si intitola Oltre il cattolicesimo convenzionale. L’umanità di Gesù, verità, senso, libertà per tutti (Elledici). Il vescovo precisa cosa intende con questa espressione. Si tratta di “una religione vuota di carità e dunque – per dirla con le parole di San Giacomo – una ‘fede morta’. Una fede che lascia praticare i riti sacri, le assemblee liturgiche, le feste religiose, le devozioni e le ‘tradizioni popolari’, ma non converte i cuori delle persone, non fa incontrare Gesù nei sacramenti (oggi troppo spesso ‘appaltati’ alla mentalità consumistica del centro commerciale) e, dunque, non accompagna le persone e le comunità alla pratica dell’amore”.

L’obiettivo di Staglianò è offrire una risposta alla questione fondamentale:

“Come vincere il narcisismo dell’anima e andare oltre il cattolicesimo convenzionale, vivendo una fede che operi attraverso la carità e sia capace, come chiede Papa Francesco, di ‘uscire, andare, accompagnare, discernere, accogliere’?”.

Parole che fanno pensare, per esempio, ai tanti cattolici praticanti che alle scorse elezioni europee hanno votato per la Lega nonostante le posizioni di Matteo Salvini sui migranti siano assolutamente inconciliabili col Vangelo. Ma anche alla strumentalizzazione dei simboli religiosi nel dibattito politico.

Staglianò non risparmia una dura critica a coloro che, senza mezzi termini, definisce “praticanti non credenti”.

“Chi fa il bene e si esibisce – spiega il presule – ha già ottenuto la ricompensa nel ‘plauso della gente’, nell’ammirazione conseguente, e rischia di coltivare una malattia diffusa in tutti (ma particolarmente presente in chi ritiene di non averla): il narcisismo dell’anima. Questa malattia trasforma tutto in una grande specchiera, perché dovunque si guardi si possa riconoscere la propria ‘bella’ faccia. Anche questo appartiene al ‘cattolicesimo convenzionale’ che ospita in sé forme sottili di spiritualità mascherata: quando la maschera è tolta (e prima o poi capita) si vede subito che non è Dio a essere adorato, ma sempre il proprio io”.

E ciò, come ha sottolineato spesso anche Bergoglio, non risparmia nemmeno gli ecclesiastici: preti, suore, vescovi e cardinali.

Nel libro, il vescovo risponde anche alle critiche che gli sono piovute addosso per aver cantato durante le omelie (tra l’altro con un’intonazione perfetta) alcune canzoni di musica leggera, a volte anche accompagnandosi con la chitarra. Sempre, però, con riferimenti inerenti al tema sviluppato durante le meditazioni, con lo scopo di catturare l’attenzione del giovane uditorio “svecchiando la predica” e fare così in modo che il messaggio del Vangelo non solo passi, ma resti impresso nelle menti.

“C’è chi – spiega in merito il presule – sta all’ombra del Papa e si limita a citare quello che dice, ma non si sforza di metterlo in pratica. E c’è chi invece ‘vuole stare convintamente dalla sua parte’ e s’inventa qualcosa per dare carne al suo magistero missionario tra i giovani. Con la ‘Pop-Theology’ cerco di spiegare quello che sto facendo con i giovani della mia diocesi di Noto e i giovani dei vescovi che mi invitano. Anche se capita di cantare e suonare qualche canzone, è evidente a tutti che non sono un cantante, ma un predicatore del Vangelo. Tanti sono gli apprezzamenti, ma le critiche non mancano e d’altronde resta vero quello che Nietzsche disse: ‘Coloro che furono visti danzare, vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica’”.

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Recensione del libro Extra omnes di Francesco Antonio Grana

Extra omnes

Si riporta la recensione pubblicata il 20 agosto 2019 su ufficistampanazionali.it dedicata al libro Extra omnes di Francesco Antonio Grana.

 

Leggi tutte le recensioni del libro

 

I segreti del conclave nell’opera letteraria “Extra Omnes” di Francesco Antonio Grana

L’autore fornisce uno spaccato realista, smontando illazioni, e svela inediti retroscena…

Roma – Uno dei momenti più importanti della storia di Sancta Romana Ecclesia è quello del cosiddetto “Extra Omnes”, il tutti fuori dalla Cappella Sistina. All’interno della quale restano solo i cardinali elettori del nuovo Pontefice. E’ l’inizio di un nuovo conclave, quindi una nuova tappa storica di rilievo. Assume particolare importanza una recente opera letteraria scritta dal giornalista Francesco Antonio Grana, esperto vaticanista del Fatto Quotidiano.

E’ un libro forse molto atteso che fa il punto sulle “cronache recenti” dell’assemblea internazionale più riservata e affascinante, ma anche quella che catalizza più curiosità e speranze dai cinque continenti. E dunque già dal titolo, l’opera sta suscitando già un forte interesse.

Extra omnes!»: tutti fuori, tutti fuori dalla Sistina tranne i cardinali elettori, come si proclama all’inizio di ogni conclave. Da un esperto vaticanista un libro che, finalmente, fa il punto sulle “cronache recenti” dell’assemblea internazionale più riservata e affascinante, ma anche quella che catalizza più curiosità e speranze dai cinque continenti. «…Perfino i Papi vanno a leggere i verbali dei conclavi passati per scoprire la verità sull’elezione dei loro predecessori – osserva l’autore –. Sì, perché a dispetto di quello che comunemente si crede, tutto ciò che riguarda il conclave viene puntualmente verbalizzato, sigillato e conservato in un archivio della Segreteria di Stato vaticana»: infatti solo le schede e gli appunti degli elettori vengono bruciati nelle famose stufe della Sistina. Che cosa è successo nei conclavi del 2005 e del 2013? Perché dopo le dimissioni di Benedetto XVI i cardinali hanno scelto come suo successore Jorge Mario Bergoglio, arrivato secondo nel conclave che elesse Joseph Ratzinger?… L’autore vaglia episodi noti, svela retroscena finora inediti e “smonta” illazioni pretestuose, ripercorrendo anche il tema delle dimissioni dei vescovi di Roma (ipotetiche e reali) da Pio XII a Francesco. Apprezzamenti sono stati espressi dal Direttore di Uffici Stampa Nazionali Daniele Imperiale.

Si riporta la recensione pubblicata il 4 agosto 2019 su TOSCANA OGGI – ED. SIENA COLLE dedicata al libro Extra omnes di Francesco Antonio Grana.

«Extra omnes», l'ultimo libro di Francesco Antonio Grana

«Extra omnes!»: tutti fuori, tutti fuori dalla Sistina tranne i cardinali elettori, come si proclama all’inizio di ogni conclave. Da un esperto vaticanista un libro che, finalmente, fa il punto sulle “cronache recenti” dell’assemblea internazionale più riservata e affascinante, ma anche quella che catalizza più curiosità e speranze dai cinque continenti.

«…Perfino i Papi vanno a leggere i verbali dei conclavi passati per scoprire la verità sull’elezione dei loro predecessori – osserva l’autore –. Sì, perché a dispetto di quello che comunemente si crede, tutto ciò che riguarda il conclave viene puntualmente verbalizzato, sigillato e conservato in un archivio della Segreteria di Stato vaticana»: infatti solo le schede e gli appunti degli elettori vengono bruciati nelle famose stufe della Sistina.

Che cosa è successo nei conclavi del 2005 e del 2013? Perché dopo le dimissioni di Benedetto XVI i cardinali hanno scelto come suo successore Jorge Mario Bergoglio, arrivato secondo nel conclave che elesse Joseph Ratzinger?… L’autore vaglia episodi noti, svela retroscena finora inediti e “smonta” illazioni pretestuose, ripercorrendo anche il tema delle dimissioni dei vescovi di Roma (ipotetiche e reali) da Pio XII a Francesco.

Il volume “Extra omnes” di 112 pagine, edito da Elledici segue il volume, sempre a firma del vaticanista Grana ed edito da Elledici dal titolo “Predicate il Vangelo” che analizza la riforma della Curia romana di Papa Francesco.

Si riporta la recensione pubblicata il 3 agosto 2019 su stanzevaticane.tgcom24.it dedicata al libro Extra omnes di Francesco Antonio Grana.

I segreti dei conclavi di Francesco e Benedetto

“Durante le votazioni ho visto con i miei occhi alcuni cardinali, non molto distanti da dove ero seduto io, che prendevano appunti durante i vari scrutini e poi mettevano in tasca i loro bigliettini sui quali avevano segnato i voti ottenuti da ciascun candidato. La norma è chiara e prevede che ognuno di noi avrebbe dovuto consegnare tutti i suoi appunti del conclave ai cerimonieri pontifici perché fossero bruciati nelle stufe della Cappella Sistina insieme con le schede. Purtroppo alcuni cardinali hanno agito diversamente. Ecco perché i voti di questi due conclavi sono stati resi pubblici pochi anni dopo il loro svolgimento”. A parlare è Papa Francesco…

…che così spiega come sia stato possibile che siano stati pubblicati prima i voti con i quali nel 2005 è stato eletto Joseph Ratzinger e poi quelli che lui stesso ha ricevuto nel 2013. Voti che dovevano rimanere segreti pena la scomunica per i cardinali elettori che li avrebbero rivelati. Ma così non è stato. Questo è solo uno dei tanti retroscena, finora inediti, degli ultimi due conclavi svelati da Francesco Antonio Grana, vaticanista de ilfattoquotidiano.it, nel suo ultimo libro intitolato Extra omnes (Elledici).

Al primo scrutinio, la sera del 12 marzo 2013, i risultati sono: Angelo Scola 30, Jorge Mario Bergoglio 26, Marc Ouellet 22, Sean Patrick O’Malley 10, Odilo Pedro Scherer 4. Il sorpasso dell’arcivescovo di Buenos Aires su quello di Milano avviene subito. L’indomani mattina, nella seconda votazione, infatti, le posizioni sono ribaltate: Bergoglio 45, Scola 38, Ouellet 24. Nella terza e immediata votazione Bergoglio sale a 56 e Scola a 41. Nel pomeriggio del 13 marzo 2013 l’esito della quarta votazione è: Bergoglio 67, Scola 32, Ouellet 13. È nella quinta votazione che avviene l’intoppo con 116 schede su 115 votanti perché un cardinale ha erroneamente inserito nell’urna anche una scheda bianca rimasta attaccata a quella dove aveva espresso il suo voto. Non si procede allo scrutinio, ma si rivota immediatamente. Bergoglio con 85 voti supera il quorum dei 77 suffragi e viene eletto Papa. Scola si ferma a 20, Ouellet a 8. Nel 2005 Ratzinger fu eletto con 84 voti, uno in meno di quelli ottenuti, otto anni dopo, dal suo diretto successore.

Nel suo libro, Grana svela anche di un voto particolarmente strano trovato nell’urna durante l’ultimo scrutinio del conclave del 2013. Un voto interpretato da alcuni cardinali presenti nella Cappella Sistina come un messaggio indirizzato al neo Papa per sottolineare chi si era speso particolarmente per l’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires. “Nell’ultima votazione del 2013 – scrive il vaticanista – avviene, però, un fatto singolare. Al momento dello scrutinio su una scheda si legge il nome ‘Bertoglio’. Al che i cardinali discutono sull’attribuzione di quel voto: ‘A Bertello, a Bertone o a Bergoglio?’. ‘Il voto per il pupo e i suoi due padrini’, commenta un porporato che confida di aver sempre votato per Scola durante tutto il conclave. Alla fine il voto per ‘Bertoglio’ non viene attribuito”.

A fumata bianca avvenuta, racconta il vaticanista, “un cerimoniere pontificio apre le porte della Cappella Sistina e rivolto ai presenti che attendevano all’esterno, nella Sala Regia, e che ancora ignoravano chi fosse stato eletto, senza svelare il nome del nuovo Papa profeticamente afferma: ‘Non è cambiato un mondo. È cambiato il mondo’. L’allora sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Angelo Becciu, entra nella Sistina ma non riesce a vedere dal fondo il neo-eletto. Mentre guarda i possibili candidati della vigilia e li vede tutti ancora vestiti di rosso, si sente afferrare il braccio. È il cardinale Antonio Maria Vegliò che gli domanda: ‘Eccellenza, cosa ha fatto il Milan ieri sera?’. ‘Ha vinto, Eminenza’, replica Becciu che domanda: ‘Ma chi avete eletto?’. ‘Bergoglio’”.

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Recensione del libro I miei Papi di Tarcisio Bertone

I miei Papi

Un percorso che comprende sette ”incontri” con i sette grandi Pontefici che hanno costruito, negli ultimi settant’anni,
la Chiesa che oggi viviamo.

Prefazione del card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

Si riporta un estratto della recensione pubblicata il 3 luglio 2019 su NOTIZIE IN UN CLICK dedicata al libro I miei Papi di Tarcisio Bertone, a cura di Franco Cortese.

Sua Eminenza Tarcisio cardinale Bertone, quale “testimone privilegiato” ha voluto qui narrarci i principali fatti avvenuti durante il suo ministero pastorale (ed ancora da ragazzo), anche come Segretario della Congregazione della Fede, prima, e Segretario di Stato Vaticano, poi, e, ormai libero dagli incarichi svolti presso la Santa Sede, socializzando sia “le bontà delle rose” sia “le loro spine”. In questi ultimi casi, contrastando da una parte il tanto discusso attico a lui contestato di 700 mq nel centro di Roma (di proprietà vaticana) – “…un’abissale lontananza dalla verità…” – dall’altra, le presunte divergenze con Benedetto XVI e papa Francesco, confutate ampiamente nel libro.

Lo abbiamo di certo pensato in molti, se non tutti, che dietro ogni Papa, per svolgere al meglio quel pesante Ministero Pietrino, ci sono sempre state menti acute, preparate, attente, moderate, previdenti… e, soprattutto, illuminate dalla gioia del Vangelo, come quella del Supremo Pastore con cui condividere l’azione apostolica ed il greve fardello.

Il cardinale Bertone ha avuto, ha, ed ha utilizzato – insieme con altre, dal suo curriculum e nel libro ben percepibili – queste sue indubbie, peculiari qualità.

Centinaia, forse migliaia di occasioni lo hanno visto più o meno evidente protagonista in positivo: incontri, missioni, conclavi, fughe di notizie, encicliche, rapporti con i potenti della Terra… e il Concilio Vaticano II. Avvenimenti, questi, tutti presenti nelle pagine. Ogni aneddoto, ogni fatto narrato ed efficacemente sintetizzato è stato vissuto al fianco e sempre in accordo con i vari papi, profondamente intriso di “umanità e spiritualità”, se c’è permesso il dire, tra umane sofferenze e momenti di gioia, come l’avvicinamento dei mondi cristiano e islamico. Su quest’ultimo caso si ricorda la sua fattiva partecipazione, che si terminò (13 ottobre 2007) con la lettera di ringraziamento a papa Benedetto XVI di 138 esponenti mussulmani, a cui seguì un incontro di dialogo con udienza in Vaticano il 6 novembre 2008.

Umanità e fede uniti al principio di conciliazione e pacificazione che furono anche sottolineati dallo stesso cardinale Bertone nei colloqui per le maggiori istanze politiche per la concordia nazionale argentina.

Sono tanti gli esempi esposti, non tutti noti, di corretto e giusto, laicamente oltre che cristianamente, agire che si trovano sotto i vari pontificati, tradotto in azioni correnti pregne d’amore, nell’asperità del vivere.

L’onesta e lucida mente di Sua Eminenza non ha tralasciato di raccontare nemmeno gli aspetti più controversi vissuti da testimone vicino ai fatti ed ai documenti più scabrosi. Neppure quelli relativi alla “leggenda nera” che circonda papa Pio XII e le sue presunte indulgenze verso il nazismo, voci false che numerosi documenti ed atti smentiscono chiaramente, citate da coloro che con azioni e dichiarazioni – anche con una pièce teatrale! – hanno fatto scempio ed offesa alla ragione, all’obiettività, al buon senso e ai principi morali della fede cristiana.

Il libro si conclude con le testimonianze degli ottimi rapporti vissuti con papa Bergoglio, le 30 udienze in 8 mesi con questo papa per avviarlo alle relazioni istituzionali (lo ha accompagnato anche nel suo viaggio in Brasile per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù) ottenendo, tra l’altro, queste parole, per la Prefazione di un suo libro, parole con le quali concludiamo anche noi: “[…] sono tanti e pregnanti gli spunti di questo lavoro che dimostra quanto il cardinale Bertone abbia saputo presentare l’annuncio evangelico, i valori e le grandi istanze della dottrina della Chiesa […]”.

Nato a Romano Canavese (Torino) nel 1934, cresciuto in una famiglia molto religiosa (suo padre, maestro di musica e contadino, era tra i pochi abbonati all’Osservatore Romano, che il ragazzino leggeva, formandosi spiritualmente), Tarcisio entra da giovane nei salesiani e diventa sacerdote; arriva quindi alla docenza in Diritto Canonico ed all’incarico di rettore Magnifico dell’Università Pontificia Salesiana. Fu consacrato vescovo nel 1991, e cardinale nel 2003, svolgendo il ministero tra Vercelli, Genova e Roma. Si è distinto come Segretario della Dottrina della Fede e poi come Segretario di Stato.

Una curiosità finale: Sua Eminenza è un tifoso convinto della Juventus ed è stato anche cronista sportivo.

Molto interessante e ben fondata è la degna prefazione a questo libro scritta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.