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I Vangeli – benefica inquietudine

Se pensi che i Vangeli siano “già sentiti”… questo libro potrebbe farti cambiare idea.

Non è il solito commento: è un viaggio vero dentro questi testi, tra storia, formazione e significato. Ti accompagna passo passo a capire come sono nati, perché sono stati scritti e soprattutto cosa hanno ancora da dire oggi—anche a chi si sente lontano.

💡 Un libro che inquieta (nel senso buono), fa riflettere e lascia qualcosa dentro.
Perfetto sia per chi vuole approfondire la fede, sia per chi cerca semplicemente uno sguardo più consapevole su testi fondamentali della nostra cultura.

👉 Se hai voglia di leggere i Vangeli con occhi nuovi… questo è il momento giusto.

Rassegna stampa

La Guida.it

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Papa Leone XIV – La storia

Il nuovo libro di Francesco Antonio Grana

È arrivato in libreria “Papa Leone XIV – La storia”, il nuovo e attesissimo volume firmato dal vaticanista Francesco Antonio Grana. Un’occasione imperdibile per scoprire da vicino la figura di Robert Francis Prevost, l’agostiniano diventato Leone XIV, il primo Pontefice statunitense della storia della Chiesa di Roma.

Il libro offre un racconto autentico e appassionante della Sede Vacante, del conclave e delle prime mosse del nuovo Papa, tratteggiando allo stesso tempo la complessa eredità lasciata da Papa Francesco.
Un ritratto ricco di episodi, curiosità e aneddoti che aiutano a comprendere la profondità spirituale e la personalità di Leone XIV.

💡 Cosa troverai nel libro

  • La ricostruzione dettagliata del conclave che ha eletto il Card. Prevost.

  • Una lettura chiara e avvincente della successione a Papa Francesco e delle sfide aperte.

  • Il profilo del nuovo Pontefice: il suo percorso, le sue motivazioni, la missione affidatagli dal Collegio cardinalizio.

  • I primi passi del pontificato: nomine, collaboratori e linee di azione.

  • Un racconto ricco di spunti, scritto da uno dei vaticanisti più vicini a Papa Francesco.

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Stanze Vaticane – TGCOM

NB: Per poter visionare tutto il video bisogna accedere al sito MediasetInfinity.

Il Mattino.it

Avveniredicalabria.it

Uno mattina – Tg1

Il Messaggero.it

24 minuti – CR1 Comunication

Panorama.it

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Scopri il Cuore di Don Bosco attraverso le sue Lettere

Un tesoro di saggezza e umanità

Hai mai desiderato sbirciare nell'anima di un santo? Con “Le più belle lettere di Don Bosco”, a cura di Francesco Motto hai ora questa straordinaria opportunità.

Attraverso una selezione accurata della corrispondenza di Don Bosco, questo volume ci permette di entrare in intimo contatto con il fondatore dei Salesiani, scoprendo un uomo dalla profonda umanità, dalla fede incrollabile e da un amore infinito per i giovani.

Perché leggere questo libro?

  • Un ritratto intimo: Le lettere di Don Bosco sono vere e proprie finestre aperte sul suo cuore e sulla sua anima. Scoprirai un uomo appassionato, attento ai bisogni degli altri, capace di infondere speranza e coraggio.
  • Un insegnamento senza tempo: Le parole di Don Bosco risuonano ancora oggi con straordinaria attualità. I suoi consigli, le sue riflessioni sulla vita e sulla fede sono una guida preziosa per tutti, giovani e adulti.
  • Una fonte di ispirazione: La vita di Don Bosco è un esempio luminoso di come sia possibile dedicare la propria esistenza al servizio degli altri. Le sue lettere ci invitano a riflettere sul senso della vita e a impegnarci per costruire un mondo migliore.

A chi è rivolto questo libro?

  • A tutti coloro che sono interessati alla figura di Don Bosco: Studenti, insegnanti, educatori, religiosi, ma anche semplici lettori alla ricerca di un'ispirazione.
  • A chi cerca una lettura che nutra lo spirito: Le lettere di Don Bosco sono un toccasana per l'anima, un invito alla riflessione e alla crescita personale.
  • A chi desidera scoprire un patrimonio letterario di inestimabile valore: Questo volume è un vero e proprio gioiello editoriale, curato con grande maestria da Francesco Motto.

Non perdere l'occasione di scoprire il cuore di Don Bosco attraverso le sue lettere

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Rete7 – News

LaGuida.it

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Capire il libro di Enoc

Angeli caduti, giganti e segreti millenari: ma cosa c’è scritto davvero nel Libro di Enoc?

Se bazzichi in libreria da un po’, sai che ci sono dei titoli che emanano un’aura strana. Quei libri che vedi lì sullo scaffale e pensi: “Questo scotta”. Ecco, il Libro di Enoc è il re indiscusso di questa categoria.

Per secoli è rimasto nell’ombra, escluso dai canoni ufficiali ma citato sottovoce da santi e studiosi. Si parla di angeli che scendono sulla Terra, di giganti (i famosi Nephilim), di visioni celesti e di una saggezza così antica da far girare la testa.

Il problema? Leggerlo “a freddo” è un’impresa. È un testo labirintico, pieno di simboli che sembrano scritti in un codice segreto. Senza una bussola, rischi di chiuderlo dopo dieci pagine con più mal di testa di prima.

Perché ti serve una guida (fatta bene)

È qui che entra in gioco “Capire il libro di Enoc”, l'ultimo gioiellino edito da Elledici.

Non è il solito manuale accademico pesante come un mattone. È più simile a una torcia potente che ti accompagna dentro una grotta buia. Gli autori prendono per mano il lettore e spiegano:

  • Chi era davvero Enoc? (Spoiler: un personaggio pazzesco, il settimo dopo Adamo).

  • Cosa significano quelle visioni apocalittiche?

  • Perché questo libro ha influenzato così tanto la nostra cultura, anche se “ufficialmente” non è nella Bibbia?

Il fascino dell'antico, spiegato semplice

La cosa che preferisco dell'edizione Elledici è la chiarezza. Riesce a rendere accessibili concetti teologici complessi senza togliere quel brivido del mistero che rende Enoc così magnetico. Che tu sia un appassionato di storia, un curioso di spiritualità o semplicemente uno a cui piacciono le grandi storie epiche di angeli e ribellioni, questo libro è la chiave di volta.

Non è solo un acquisto, è un viaggio in un pezzo di storia dell'umanità che per troppo tempo è rimasto chiuso a chiave.

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ilpubblicista.it

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Due nuovi santi per la Chiesa: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis

Il 7 settembre 2025 sarà un giorno che entrerà nei libri di storia (e anche nei nostri cuori). In Piazza San Pietro, Papa Leone XIV proclamerà santi due giovani che hanno già acceso l’entusiasmo di tantissimi ragazzi e famiglie: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.

Due volti diversi, due epoche lontane, ma una stessa luce che li unisce: la fede vissuta con gioia e concretezza.

  • Carlo Acutis (1991-2006), il “cyber-apostolo dell’Eucaristia”, capace di usare internet non per perdersi, ma per far risplendere il cuore della fede.
  • Pier Giorgio Frassati (1901-1925), “l’uomo delle Beatitudini”, amante della montagna, della preghiera e soprattutto della carità: un giovane che sapeva rendere il Vangelo contagioso nella vita quotidiana.

Non due supereroi irraggiungibili, ma ragazzi come tanti, che hanno scelto di vivere in alto e di non accontentarsi. La canonizzazione sarà un grande evento, non solo per i giovani, ma per tutti quelli che cercano esempi autentici e vicini di santità,, Carlo e Pier Giorgio saranno ufficialmente proposti a tutta la Chiesa come modelli da seguire. E noi, oggi, possiamo prepararci a questa festa… anche leggendo e lasciandoci ispirare dalle loro storie.

In occasione di questa canonizzazione, Editrice Elledici propone due pubblicazioni imperdibili:

📘 San Pier Giorgio Frassati
Un ritratto fresco e appassionato del “santo dei giovani”, con aneddoti, testimonianze e riflessioni per chi vuole vivere la fede con entusiasmo e semplicità.

📕 San Carlo Acusis
Un viaggio nella vita del “patrono del web”, capace di trasformare l’ordinario in straordinario grazie all’amicizia con Gesù.


👉 Non perdere l’occasione di conoscere da vicino i due nuovi santi!
Acquista i libri sul nostro sito e lasciati ispirare dalla loro storia: un invito a vivere da protagonisti la tua fede, oggi.

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La Stampa

La Stampa

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“Parabole della Montagna 4” a Sal.To 25

La montagna, con il suo silenzio e la sua maestà, continua a essere fonte di ispirazione spirituale. In questo quarto volume, Don Enzo Del Favero prosegue il suo cammino tra le alture dell’anima, offrendo nuove parabole nate dall’incontro tra fede e natura.

Il volume è stato presentato ufficialmente al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, presso lo stand Elledici, con la presenza dell’autore.

🌄 In questi racconti, semplici ma profondi, il lettore adulto ritrova se stesso: le fatiche della salita, la bellezza delle vette, le nebbie del dubbio, il respiro dell’essenziale. La montagna diventa metafora viva del nostro percorso interiore.

📖 Una lettura pensata per chi cerca tempo di riflessione, parole che fanno luce, e spunti per ritrovare senso e direzione nella vita quotidiana.

📌 Ideale per:
• incontri di spiritualità per adulti
• lettura personale o in gruppi parrocchiali
• momenti di meditazione e discernimento

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Corriere delle Alpi

TeleBelluno

Chiesa di Belluno-Feltre

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Il Nuovo Testamento come non l’avete mai letto prima

La “Traduzione Letteraria Ecumenica” una coedizione di Società Biblica in Italia e Elledici: un evento editoriale di portata storica.

Nel panorama editoriale italiano, l’uscita del “Nuovo Testamento. Traduzione Letteraria Ecumenica” rappresenta un evento di straordinaria importanza. Frutto di un’intensa collaborazione tra la Società Biblica in Italia e l’editrice Elledici, questa pubblicazione segna una tappa fondamentale nel cammino ecumenico e offre una nuova, preziosa risorsa per la comprensione del testo sacro.

Questa traduzione si distingue per il suo approccio innovativo, che coniuga rigore filologico e sensibilità letteraria. Il testo greco originale è stato oggetto di un’analisi approfondita, volta a restituire al lettore la ricchezza e la profondità del messaggio evangelico nella sua forma più autentica. Allo stesso tempo, la traduzione è stata curata con una particolare attenzione allo stile e alla chiarezza, per rendere la lettura accessibile e coinvolgente anche per il pubblico odierno.

La “Traduzione Letteraria Ecumenica” non è solo un’edizione di pregio per gli studiosi e gli addetti ai lavori, ma anche uno strumento prezioso per tutti coloro che desiderano accostarsi al Nuovo Testamento con un nuovo sguardo, più consapevole e approfondito.

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Avvenire.it

Riforma.it

AzioneCattolica.it

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Recensione del libro “Verso l’alto” di Gianni Ghiglione

Verso l’alto

Cammino di vita cristiana in compagnia di san Francesco di Sales

San Francesco di Sales, esempio per i giovani

Il settimanale diocesano di Torino La Voce E il Tempo in uscita (domenica 31 luglio 2022), dedica un’articolo al libro Elledici di don Gianni Ghiglione “Verso l’alto“. Di seguito la recensione a cura di Marina Lomunno.

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«A tutti i giovani che sognano di diventare un capolavoro. A tutti coloro che aiutano i giovani a camminare verso il Signore».

È la dedica che l’autore, salesiano, studioso di san Francesco di Sales – il Vescovo di Ginevra dottore della Chiesa di cui quest’anno ricorre IV centenario dalla morte – ha scelto per il suo ultimo libro sul santo, «Verso l’alto. Cammino di vita cristiana in compagnia di san Francesco di Sales» (Elledici).

Francesco di Sales del resto è il patrono a cui don Bosco ha voluto consacrare la sua congregazione e don Ghiglione si è sempre occupato di pastorale giovanile e universitaria. Già la copertina – un giovane escursionista che cammina su una vetta innevata verso una croce – invita in questa torrida estate a mettere il libro nello zaino. Sì perché don Gianni apre il suo testo colloquiando con san Francesco chiedendogli di dargli una mano ad essere fedele al suo carisma per «far nascere nei più giovani il desiderio di una vita cristiana orientata verso l’altro».

San Francesco in questo dialogo immaginario risponde all’autore: «Perché hai scritto queste pagine?» dal momento che don Gianni con numerosi studi ha già scandagliato la vita e le opere del santo di Ginevra… «Per proporre ai più giovani la ‘Filotea’ o ‘Introduzione alla Vita Devota’, l’opera più famosa di san Francesco».

Don Gianni è convinto che il carisma di san Francesco di Sales possa guidare anche i ragazzi e le ragazze che oggi vogliono puntare in alto, per «vivere e non vivacchiare», come diceva un altro giova- ne torinese, tal beato Pier Giorgio Frassati… E il testo di don Gianni è proprio concepito come una guida «spirituale», una lettura che può accompagnare l’estate mentre si è in viaggio unendo i passi lungo la strada con quelli dell’anima ispirati alle parole del santo. Sfogliamo l’indice: primo capitolo «La mappa e il sentiero» che prevede una sosta: «il desiderio». Segue «L’attrezzatura nello zaino»: preghiera, Parola di Dio, Eucaristia e riconciliazione. Il terzo capitolo si intitola «Il cammino continua», non ti fermare.

San Francesco, tramite don Gianni, ci suggerisce come proseguire l’itinerario spirituale: con quali atteggiamenti si deve salire verso l’alto? Ecco gli ingredienti: «Pazienza, dolcezza, mitezza e bontà, umiltà. E ancora amicizia e prudenza nel parlare».

Nell’ultimo capitolo troviamo le «coordinate» per «Raggiungere la vetta»: «l’abbandono alla volontà di Dio». «Il titolo ‘Verso l’alto’ e la fotografia della copertina dicono che il testo usa la metafora di un’escursione in montagna», spiega don Ghiglione. «Come la Filotea, anche il mio libro si può considerare un manuale verso una vita cristiana santa in compagnia e sotto la guida di Francesco di Sales, un Santo! In ogni escursione ci sono delle tappe, così anche il libro offre al lettore delle tappe. La prima è la più importante, quella che dà il via a tutto il resto e consiste nel passare da un iniziale desiderio di incontrare Dio alla ferma decisione di raggiungerlo e di rimanervi fedele. La vita santa verso la quale Francesco guida è aperta a tutti e tutti ce la possono fare e questo è incoraggiante: tutti, ciascuno con il proprio passo, senza lasciare la propria vita quotidiana, possono arrivare in cima. È una bella notizia!». Infatti san Francesco di Sales è sta- to un grande comunicatore di buone notizie, del Vangelo: noti sono i manifesti che faceva affiggere ai muri di Ginevra e i foglietti che infilava sotto le porte delle case. Per questo è anche patrono dei giornalisti.

Marina LOMUNNO

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Recensione del libro “Incarnazione digitale” di Luca Peyron

Incarnazione digitale

Custodire l’umano nell’infosfera

Il 5 febbraio scorso, il magazine Vita (mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit) ha dedicato un articolo al libro “Incarnazione digitale” di don Luca Peyron, edito da Elledici. Di seguito la recensione con l’intervista all’autore, a cura di Marco Dotti.

La sfida dell’incarnazione digitale: custodire l’umano nell’infosfera
di Marco Dotti 05 febbraio 2021

La tecnologia non è un semplice mezzo, ma uno strumento performativo: mentre la usiamo ci cambia. Per questo, come ha più volte esortato Papa Francesco, è importante riflettere su ciò che sta a monte, oltre che sulle conseguenze e gli effetti del digitale sulla nostra vita. L’esperienza torinese dell’apostolato digitale

«L’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico», con queste parole Papa Francesco ha chiamato allo sforzo congiunto per disegnare un futuro che tenga conto della trasformazione in cui siamo immersi. Una nuova realtà che, già nei primi anni Settanta, venne definita “infosfera” e oggi riguarda tutti.

Don Luca Peyron studia da anni l’infosfera, tema a cui ha dedicato anche un bel libro (Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Elledici, 2019). Ha un passato da consulente legale in proprietà industriale, è docente di teologia e ha avuto un ruolo di primo piano nella candidatura di Torino come Centro italiano per l’Intelligenza Digitale. Da due anni, Peyron coordina il Servizio per l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino che si occupa proprio della connessione tra infosfera, ambiente digitale e fede. Un servizio che suscita interesse crescente. Ne parliamo con lui.

C’è una differenza tra pastorale digitale e apostolato?
C’è una differenza sostanziale tra pastorale digitale e apostolato digitale. Fare un blog religioso, costruire un sito internet per la parrocchia, diffondere via social un bollettino religioso sono un modo di fare pastorale servendosi del digitale. L’apostolato digitale, invece, è un servizio nato all’interno della pastorale universitaria della Diocesi di Torino e ha come senso, significato e obiettivo quello di pensare la trasformazione digitale.

Un nuovo approccio dunque?
Ci siamo posti il problema di pensare la trasformazione ad intra e ad extra di tutto ciò che è digitale – dall’Intelligenza Artificiale alle piattaforme fino alla blockchain – rispetto all’aver fede, rispetto a incontrare Dio, rispetto ad avere un vita ecclesiale. Ad intra, il tema dell’apostolato digitale si interroga dunque su come la trasformazione digitale incide sul fatto credente. Ad extra, ci si interroga su cosa la Chiesa ha da dire rispetto al mondo e alla società nel suo complesso in relazione a questi temi: che tipo di contributo, a partire dalla teologia spirituale fino al Magistero, dal Vangelo all’esperienza delle comunità. la Chiesa può dare per la comprensione di quanto sta accadendo. Partendo, ovviamente, dal presupposto che la trasformazione digitale sta cambiando la società, l’essere umano, le relazioni tra le persone, quelle istituzionali e d’impresa. L’apostolato digitale non si pone, dunque, solo il tema di come annunciare il Vangelo in un mondo che cambia, ma anche di come capire il mondo che cambia.

Come nasce l’apostolato digitale?
Nasce da una provocazione dei padri sinodali durante il Sinodo sui giovani prima e del Santo Padre poi, che hanno insistito sul fatto che la Chiesa si interroghi su questi temi.

Il suo libro ha un sottotitolo avvincente: incarnazione digitale…
Questo libro nasce da un’esperienza personale: mi occupo di questi temi – insegno teologia all’Università Cattolica di Milano, alla Statale di Torino e presso IUSTO – università salesiana sempre di Torino – da tempo e ho cercato di mettere per iscritto quanto insegnavo. L’ho fatto per cominciare a mettere un po’ parola su questi temi, a partire da un concetto di fondo: l’infosfera.

L’infosfera è la globalità delle informazioni che, in qualche modo, ci avvolge e determina sempre di più le nostre posture esistenziali. Incarnazione digitale significa che a partire dal mistero dell’incarnazione di Cristo, in ogni epoca i cristiani si devono interrogare sui segni dei tempi e come, in quel determinato momento della storia, le persone vivono la loro esperienza di vita e di fede. Questo perché nella loro esperienza di vita e di fede, e solo in quella, può maturare l’incontro concreto e reale con Cristo. L’operazione che tentiamo di fare è riflettere su questi temi portando il nostro contributo.

Come lavorate concretamente?
Lavoriamo in équipe, cercando di intercettare soprattutto i giovani. Abbiamo un laboratorio interconfessionale, Rerum Futura, che mette insieme giovani cattolici, ebrei e musulmani per riflettere sul digitale.

L’aspetto della sfida include quello dei rischi, mi riferisco in particolare ai temi antropologici. Dalla trasformazione digitale potrebbero uscire antropologia nuove, inedite, forse incompatibili con la nostra visione del mondo…
Il rischio maggiore che rilevo, per quanto riguarda la Chiesa, sarebbe non accorgersi di quanto sta succedendo e, mi permetto di dire, di quello che è già successo… da tempo. Rischiamo di continuare a annunciare il Vangelo a un essere umano che, semplicemente, non esiste più. Quando Papa Francesco nel 2015, a Firenze, ricordava che il mondo è cambiato… Aveva chiesto agli studenti e alle università di mettersi insieme e provare a riflettere sul cambiamento. A Torino abbiamo rimodulato la Pastorale universitaria, a partire da quel discorso di Papa Francesco.

Il Concilio Vaticano II parla continuamente di «condizione umana». Ecco, la condizione umana sta cambiando. è diventata una condizione digitale e digitalizzata. Dobbiamo riflettere su questo aspetto, partendo anche da una considerazione personale: il grosso rischio che vedo – parlo dei pastori, dei catechisti, degli animatori – è non cogliere una trasformazione in cui siamo immersi. Una trasformazione che ha cambiato anche noi. Continuiamo a ripetere in modo rituale parole, frasi, atteggiamenti… ma quelle parole hanno una risonanza diversa rispetto a pochi anni fa.

Un esempio?
Durante il lockdown abbiamo assistito a una “ligurgodemia”… Un uso massivo di strumenti social non pensata. Ci siamo persi la presenza reale di Cristo in tre mesi… pur di andare su Facebook. Una questione enorme, tant’è che il Papa a Santa Marta ad un certo punto ha detto: fermiamoci e riflettiamo!

C’è stata una “grande abbuffata” di social…
Più che un’abbuffata, è stata la scoperta di un nuovo mondo senza che ci si rendesse conto di come la tecnologia digitale non è uno strumento neutro. La tecnologia è uno strumento performativo: nell’usarla, ci cambia.

Qualcosa, però, sta cambiando?
Credo che questo tempo sia uno straordinario kairos che la Provvidenza ci ha regalato. Lo stordimento rispetto a quello che è successo è globale ed è planetario. Questo significa che, oggi, la Chiesa ha la possibilità di mettere parola su questi temi con una saggezza, una lungimiranza e una capacità progettuale e profetica che difficilmente ritroviamo in altri soggetti istituzionali e non. Negli ultimi duecento anni ci siamo disabituati, ma nei precedenti milleottocento abbiamo passato i nostri giorni a guarda al tempo che verrà e all’umano che verrà. Vorrei andare a San Giovanni Bosco e al suo insegnamento: quando pensò l’oratorio, lo pensò con alcuni pezzi che continuano nell’oggi, tra questi l’aula.

L’aula di catechismo?
No! L’aula era il luogo in cui i giovani venivano invitati a pensare. Questo è il pezzo che, da un lato, un po’ ci manca. Ma è anche il pezzo che, d’altra parte, possiamo oggi mettere a sistema. È il pezzo che la società ci chiede. C’è un vinto pressante: che cosa pensare e come pensare tutto questo.

L’epoca digitale cambia la percezione dello spazio, del tempo e del corpo. Infonde un senso di espansione di sé che sembra non incontrare più limiti e l’omologazione si afferma come criterio prevalente di aggregazione: riconoscere e apprezzare la differenza diventa sempre più difficile

Papa Francesco

Torino, oggi, è centro italiano per l’Intelligenza Artificiale…
Ed è proprio un’occasione straordinaria di pensiero e di condivisione di pensiero. Quello che la Chiesa ha da dire sull’essere umano da sempre sta suscitando un interesse del tutto nuovo. Dalla Chiesa molti si aspettavano un atteggiamento di tipo moralistico rispetto ad alcune cose, invece il semplice fatto di articolare un pensiero non moralistico, ma che cerca di proporre un’antropologia, una filosofia, una visione economico-politica delle cose… è visto con interesse e stupore.

Come se lo spiega?
Questa visione, ovviamente, si radica nel Vangelo ma per la nostra società non era più considerata quindi risulta spesso nuova. L’effetto che genera, però, è dirompente: ha aperto una nuova capacità e possibilità di dialogo imprevedibili solo pochi anni fa. Con la nostra équipe siamo invitati negli ambiti più disparati per portare il nostro pensiero. C’è una richiesta di pensiero, anzi: del nostro pensiero in tutti gli spazi. Questo non significa occupare nuovi spazi. Significa essere là dove nascono nuovi processi e dove vengono iniziati filoni di ricerca molto importanti. Questo comporta per noi una nuova responsabilità etica e civile.

La sfida sulle tecnologie è complessa…
Come tale può essere affrontata solo in modo sinodale: facendo le cose assieme, pensandole trasversalmente. Teologie e sguardi differenti vanno messi assieme e a sistema. Non farlo, significa sconnettere lo spirito dalle opere.

Dobbiamo passare dalla connessione alla relazione…
Sono convinto che la trasformazione digitale permetta di far diventare globale il locale. Il Concilio ci ha insegnato che bisogna insistere sul locale. Ma il locale, oggi, può diventare globale: la trasformazione digitale ci restituisce la possibiltà di restituire e raccontare la nostra azione, dopo aver lavorato e raccontato il nostro pensiero. La trasformazione digitale riconnette pensiero e azione e ci permette, così, di intervenire fattivamente nelle cose del mondo. Senza lasciare che ci travolgano.

Leggi anche: “L’innovazione può essere santa?” su datamagazine.it (19 Febbraio 2021)

 

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Recensione del libro “Dio al centro” di Vito Spagnolo

Dio al centro

Il cammino della preghiera

Dal mensile della Famiglia Paolina “Il cooperatore paolino”.

Il volume del prete paolino don Vito Spagnolo traccia un cammino non facile che mira a recuperare la presenza di un «Dio lontano» che, se coinvolto quotidianamente nelle nostre scelte e nelle nostre azioni, può trasformare radicalmente la nostra vita.

Mettere Dio al centro significa vivere non per se stessi, ma per Lui. Questa disposizione è indispensabile in colui che vuol pregare.

«Il centro più profondo dell’anima è Dio», dice San Giovanni della Croce. In questa verità si trova la giustificazione di tutte le forme di orazione intese come «preghiera del cuore». È nella preghiera che si fa esperienza dell’amore di Dio. Lui solo ci può cambiare, trasformare, trasfigurare. Dio è presente nel mondo in molteplici modi. E presente nel creato, nei sacramenti e in maniera speciale nell’Eucarestia. Ma, è anche in noi stessi.

«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?», dice Paolo ai Corinzi. Il cristiano può così sempre rientrare in se stesso e là troverà Dio.