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4. Parola da Vivere – 24 ottobre 2021

24 ottobre

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il grido di Bartimeo, che ritrova la luce

COMMENTO

Un quadretto molto fresco, immediato, ma anche denso di significati teologici e spirituali.
Gesù sta andando a Gerusalemme. È il suo ultimo viaggio e, oltre ai discepoli, lo segue una folla di persone all’uscita da Gerico. Un uomo, Bartimeo, diventato cieco, chiede l’elemosina. La cecità causata da una malattia corrisponde non solo a una punizione di Dio per chissà quali peccati, ma anche allo smarrimento di chi conosceva la via della salvezza, ma l’ha abbandonata, diventando incapace di “vedere” la verità e la giustizia di Dio.
Egli ha sentito parlare di Gesù, ma non ha potuto andare da lui. Si spiega allora il suo gridare: non poteva perdere un’occasione irripetibile per essere guarito.
Manifesta fede e umiltà: riconosce in Gesù il Messia, figlio di Davide, e chiede compassione per il suo stato, riconoscendo in lui l’unico capace di guarirlo.
La folla svolge un ruolo ambiguo: in un primo momento vuol far tacere il cieco e valuta il fastidio del grido più grande e importante della sua fede; solo quando Gesù ordina di chiamarlo, cambia atteggiamento, ma non è chiaro perché, forse c’è anche della curiosità per quello che avrebbe fatto il Signore.
Il cieco, chiamato, diventa icona di chi vuol diventare cristiano: invitato da Gesù, dà un balzo e getta il mantello (esso rappresenta tutto ciò che ostacola il cammino verso Gesù e che l’aspirante discepolo deve lasciare dietro di sé) e va da Gesù, con una richiesta precisa: tornare a vedere.
I miracoli di Gesù sono due: gli dona non solo la vista del corpo, ma anche quella dello spirito che gli fa vedere e riconoscere il Salvatore del mondo.
Infatti Bartimeo, non appena ci vede, mostra di valorizzare i doni ricevuti, mettendosi alla sequela di Gesù. Per Marco è il vero discepolo, che segue Gesù anche quando sta andando verso la passione.
Molti cristiani di oggi spesso non si accorgono di essere ciechi e mendicanti. Ciechi, quando non riescono a leggere la vita alla luce del Vangelo e si lasciano prendere da delusione, tristezza, scoraggiamento. Mendicanti, tutte le volte che cercano brandelli di gioia in un mondo che li deruba di tutto, anche della dignità più alta, quella di essere e sentirsi figli di Dio.
Bartimeo con il suo balzo e la rinuncia al mantello ci scuote e ci invita a correre da Gesù, senza volgere lo sguardo alle cose che bisogna lasciare, per seguire liberamente il Signore.
La folla che tenta di far tacere i ciechi di oggi e di impedire che vadano dal Signore, lasciandoli nel loro stato di schiavitù, è cresciuta di molto. Sono coloro che vivono di curiosità, che cercano la felicità a poco prezzo e godono dello spettacolo offerto da questo mondo malato e lontano da Dio. Sono anche coloro che credono di aver raggiunto il Signore e se lo tengono stretto, come una loro conquista da non condividere con gli altri. Sono anche coloro che, troppo impegnati a stare vicino a Gesù, provano fastidio o non si accorgono dei poveri ed emarginati che gridano per avere aiuto e salvezza.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Ci riconosciamo anche noi affetti da cecità spirituale, perché a volte non riusciamo a vedere e leggere la nostra vita e gli avvenimenti nell’ottica di Gesù. Se vogliamo davvero la luce dello Spirito, cerchiamo dentro di noi il coraggio di gridare per richiamare l’attenzione del Signore.
  2. Il desiderio di essere guariti ce l’abbiamo, ed è anche forte. Ma c’è qualcosa dentro di noi che ci appesantisce e ci impedisce di «correre» da Gesù. Bartimeo si è liberato del mantello. E noi siamo disposti a gettare via abitudini, legami, comodità, piaceri…, che ci ostacolano nel nostro andare da Gesù, per essere guariti?
  3. Nella folla attorno a Gesù ci siamo anche noi. Abbiamo l’orecchio rivolto al Signore e gli occhi attenti a chi soffre, per poter trasmettere il messaggio di Gesù:
    «Coraggio! Alzati, il Signore ti chiama e vuole guarire il tuo male»?
  4. Chi è stato guarito segue il Signore e non lo lascia più, anche quando sta andando verso la passione. Così il discepolo, a poco a poco, diventa come il suo maestro e salvatore.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Lasciamo qualcosa o un’abitudine che ci ostacola nel seguire Gesù.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 24 ottobre 2021

24 ottobre

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il grido di Bartimeo, che ritrova la luce

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu sei la luce che sconfigge le tenebre del nostro peccato, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ascolti il grido che sale a te dalle strade del mondo, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che restituisci la vista ai ciechi e l’udito ai sordi, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, anche noi come il cieco di Gerico gridiamo verso Gesù, implorando la sua misericordia e la luce della fede. Preghiamo insieme e diciamo:

Figlio di Davide, abbi pietà di noi!

  • Per la Chiesa, affinché sia luce per quelli che cercano di Dio e la sua salvezza, preghiamo.
  • Per chi fa l’esperienza della malattia, perché senta viva la vicinanza del Signore Gesù, che consola e infonde speranza, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, affinché senta la solidarietà verso gli ammalati e i disabili e scopra il servizio fraterno, preghiamo.
  • Per tutti noi, che abbiamo avuto la gioia di ricevere la fede nel Signore Gesù, affinché impariamo a condividerla con i nostri fratelli, preghiamo.

Celebrante. Aiutaci, o Padre, a scoprire il senso gioioso della vita e a viverla con cuore aperto per costruire nella fraternità il regno di Dio. Per Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 24 ottobre 2021

24 ottobre

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il grido di Bartimeo, che ritrova la luce

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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Linea Valdocco: incontro con don Bruno Ferrero, in occasione del nuovo libro “La lista di Dio”

La lista di Dio

Bruno Ferrero

 Firmacopie domenica 24 ottobre

dalle 10.15 alle 12.15 presso il cortile della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino – Valdocco

Uscirà il 22 ottobre l’ultimo libro di don Bruno Ferrero “La lista di Dio”, per la collana “Piccole storie per l’anima”, Editrice Elledici.

Raccogliendo l’affetto dei suoi tanti lettori, don Bruno domenica 24 ottobre, dalle ore 10.15 alle ore 12.15, sarà nel cortile della basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, disponibile per firmare le copie dei suoi libri e per una breve presentazione del suo ultimo lavoro.

È ormai un appuntamento annuale quello delle nuove uscite dei libri di don Bruno Ferrero, molto atteso non solo in Italia, ma anche all’estero dove continuano a essere regolarmente tradotti e stampati, tanto da essere arrivati al 23esimo volume della collana.

I suoi lettori amano queste storie, perché sono brevi racconti di saggezza spirituale, scritti con l’abilità di chi sa trovare le parole giuste per rendere accessibile a tutti, a tutte le età, insegnamenti profondi e sempre attuali. Tutto ciò li rende adatti per la meditazione personale, per le attività di catechesi, per la lettura in famiglia, per la scuola.

Proprio per questo, la libreria di Valdocco organizza un momento di incontro tra don Bruno Ferrero e i suoi affezionati lettori, rendendo così più concreto questo legame.

Tra una messa e l’altra, tra un caffè e due chiacchiere in cortile, domenica 24 ottobre dalle 10.15 alle 12.15 chi vorrà potrà partecipare al firmacopie del nuovo libro. L’evento sarà all’aperto, nello spazio del cortile antistante l’ingresso della libreria.

Come scrive don Bruno Ferrero nella prefazione a uno dei suoi libri:

“I nostri giorni spesso sembrano strade lunghe e magari in salita. Le piccole storie contenute in questo libro hanno solo lo scopo di «accorciarvi un po’ la strada». Ma se serviranno anche a qualcos’altro, tanto meglio”.

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2. Letture e introduzioni – 17 ottobre 2021

17 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’autorità è servizio

Ci sono sempre state nella Chiesa persone meravigliose che hanno avuto l’unica ambizione di annunciare il regno di Dio e di servire i fratelli. Testimoni qualificati, vissuti unicamente distinguendosi per la loro generosità, e che hanno seguito Gesù sulle strade semplici del Vangelo. Oggi ci viene proprio chiesto qual è stata nei duemila anni di storia della Chiesa la concezione cristiana del potere. Ci chiediamo se i cristiani hanno sempre guardato ai posti di responsabilità come a un’occa­sione per servire meglio, oppure come al coronamento di una carriera.

PRIMA LETTURA
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza.
La prima lettura presenta una parte del quarto carme del profeta Isaia che descrive il «servo di Jahvè» come un piccolo virgulto nel deserto, cresciuto in terra arida, «disprezzato e reietto dagli uomini». Ma Dio attua i suoi disegni proprio attraverso l’umiltà, la debolezza e la sofferenza di questo servo, figura di Gesù, che salva gli uomini servendoli e dando la vita per loro.

Dal libro del profeta Isaia.                                   Is 53,10-11

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE           Dal Salmo 32 (33)
Il Creatore veglia su di noi e ci aiuta, governa ogni cosa con amore. Il salmista chiede di capire le vie di Dio per attingervi una regola di vita.

Rit. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore,
Signore, come da te noi speriamo.

SECONDA LETTURA
Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia. 
Il brano della lettera agli Ebrei ricorda che possiamo metterci nelle mani di Dio con piena fiducia. Gesù infatti, il nostro grande e sommo sacerdote, vero uomo, ma anche vero Dio, ha condiviso in tutto le nostre debolezze, e viene in nostro aiuto. 

Dalla lettera agli Ebrei.                                               Eb 4,14-16

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                   Mc 10,45

Alleluia, alleluia.

Se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi
e l’amore di lui è perfetto in noi.

Alleluia.

VANGELO
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
Gesù ha appena parlato per una terza volta della sua passione e morte e due apostoli si fanno avanti per chiedere i primi posti nel futuro regno messianico. Gesù approfitta della loro evidente ambizione per far conoscere quale deve essere l’idea di autorità che deve caratterizzare la comunità cristiana. 

 Dal vangelo secondo Marco.                                             Mc 10,35-45

[Tra parentesi la forma breve]

[In quel tempo], si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora [Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».]
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 17 ottobre 2021

17 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’autorità è servizio

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Gesù ha rifiutato per sé qualsiasi tipo di potere. Pur consapevole della sua natura divina «umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2,6-11). Scelse per sé come stile di vita il servizio, ed è così che Gesù vede l’autorità nella Chiesa, tra cristiani. Non l’ambizione di chi cerca i primi posti, né la ricerca di affermare se stessi nella comunità, ma il farsi piccoli e servi.

La richiesta di Giacomo e Giovanni
È la terza volta che Gesù dice agli apostoli che a Gerusalemme dovrà subire la condanna a morte. Si direbbe che lo ripeta per preparare sempre meglio quegli uomini dalla fede an­cora debole a quello che sarà per loro un momento difficilissimo e di tragica crisi. Ma come le altre volte, essi non comprendono. Rimangono degli ebrei, e per loro è inimmaginabile un messia sconfitto e umiliato. La loro unica certezza è che Gesù avrebbe dato inizio a quel regno più volte annunciato, per il quale erano stati fatti apostoli. Questo dovevano avere nell’animo Giacomo e Giovanni, i Boanèrghes, i «figli del tuono» (Mc 3,17), che chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel futuro regno.
Men­tre Gesù pensa alla sua tragica fine, essi sognano posti di onore e si preparano a occupare posti di prestigio. Ma Gesù li raffredda facendo ancora capire che prima si deve passare attraverso una fedeltà assoluta e la croce. E dice loro realisticamente: «Voi non sapete quello che chiedete», quasi a indicare la di­stanza che ancora li separa. «Siete pronti a bere quel che calice che io berrò?». Ma essi si dicono pronti.

La reazione degli altri apostoli
Giacomo e Giovanni, con la loro ambizione, hanno in qualche modo preso le distanze dagli altri apostoli. E c’è chi ha pensato al primo tentativo di scisma nella Chiesa, il simbolo iniziale di tante altre divisioni. Ma tristemente la reazione degli altri apostoli nasce dalla stessa ambizione. Si indignano verso di loro, ma non perché hanno capito l’assurdità di quanto i due apostoli chiedono, ma perché vedono nella loro richiesta un’iniziativa per scavalcarli e per prenderli in contropiede.
Al tempo di Gesù chiunque volesse entrare alla scuola di un rabbino era disposto a qualsiasi tipo di servizio per farsi accogliere. Lo facevano per diventare un giorno come il loro maestro: un rabbino pieno di privilegi e di un’autorità sociale riconosciuta. Gesù invece è un maestro nuovo e imprevedibile, diverso. Non si fa servire da nessuno. Anzi, è lui che serve. Non chiede che i discepoli gli lavino i piedi, ma è lui che lava a loro i piedi.
Alla fine Gesù riconosce che Giacomo e Giovanni un giorno berranno anche loro l’amaro calice e saranno battezzati dalla stessa sofferenza. Ma poi riprende a catechizzarli, proponendo a loro, senza sconti, l’insegnamento nuovo e sorprendente di come si deve pensare l’autorità nella sua nuova comunità: chi vuole essere grande deve farsi servo (diakonos), dice. E chi vuole essere il primo deve farsi schiavo (doulos). Se i grandi della terra spadroneggiano sugli altri, tra i cristiani non deve essere così.

Noi e il nostro spazio di potere
«Chi ha il potere cerchi non tanto il gusto di imporsi agli altri quanto la gioia di far loro del bene», dice il papa san Gregorio Magno, un monaco chiamato al servizio della massima autorità nella Chiesa.
Quando Marco scrive questo brano, Giacomo ha già dato la vita per Cristo e per la Chiesa, morendo martire a Gerusalemme (At 12,2). Giacomo, ma anche Giovanni, col tempo comprenderanno bene e in senso pieno le parole di Gesù. Forse è per questo che Luca non ricorda l’episodio e Matteo dice che è la madre a chiedere per i suoi figli i due posti nel regno di Gesù (Mt 20,20-24). Ma il testo di Marco appare più realistico e doppiamente credibile.
Purtroppo l’ambizione è la molla del potere. Chi si tro­va investito di autorità e c’è arrivato magari a forza di gomitate, accetta pacificamente i suoi privilegi ed è disposto a difenderli magari con ogni mezzo. E Marco, che presenta la predicazione di Pietro, si propone di far riflettere la Chiesa delle origini sul rischio di costruire una comunità cristiana che accetta questi privilegi, i cerimoniali servili e i gesti di sottomissione, cosa che manderebbe in crisi la fraternità nella Chiesa.
Pur essendo indiscussa, l’autorità nella Chiesa più che altrove dovrebbe es­sere caratterizzata da un senso di misura anche più marcato, essere vissuta evitando distacchi assurdi e una concezione aristocratica della propria funzione.
Ma proprio per rendere il pensiero di Gesù più vicino a noi, prima di puntare il dito sulle autorità civili e religiose che ci governano, dovremmo domandarci ­come viviamo noi la nostra piccola o grande fetta di autorità in famiglia, sul lavoro, nella scuola. Perché l’ambizione a volte si annida proprio là dove non te lo aspetti, magari in situazioni micro, che rivelano tutta la nostra voglia di prevalere, più che la fraternità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«La tiara era il simbolo dell’autorità e della giurisdizione universale del vescovo di Roma. Resta incerta la sua origine, ma nel secolo XIII era costituita da una sola corona, nel secolo seguente da due e, pochi decenni dopo, da tre corone sovrapposte, simboli dei tre regni su cui il papa estendeva il suo potere… Eletto papa, Paolo VI compì un gesto storico: se la pose sul capo e subito se la tolse, questa volta per sempre. Il triregno era un simbolo troppo equivoco, troppo compromesso, incompatibile con l’unico diadema glorioso che aveva ornato il capo del Maestro, la corona di spine» (Fernando Armellini).

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4. Parola da Vivere – 17 ottobre 2021

17 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’autorità è servizio

COMMENTO

Non riusciamo a capire come Giacomo e Giovanni siano arrivati a concepire una richiesta di questo genere, per di più subito dopo il terzo annuncio della passione. Possiamo comprendere più facilmente, perché Marco posizioni questo racconto proprio qui: è un’ulteriore prova della incapacità dei discepoli di capire Gesù, il suo messaggio e il suo comportamento. Ma è anche il momento giusto per istruire i suoi lettori su cosa vuol dire essere discepoli e su cosa comporta essere capi di una comunità.
La richiesta dei due fratelli, «figli del tuono», è a metà tra la gloria terrena e quella celeste, e magari loro intendevano tutte e due le fasi. Gesù fa una domanda per spiazzarli, ma essi, forse con un po’ di sincera leggerezza, rispondono di essere capaci di condividere la missione di Gesù fino alla passione (il «battesimo» e il «calice»). Il Maestro, invece, dichiara senza mezzi termini che per ora non sono in grado di realizzare quello che dicono, anche se in futuro (dopo la sua risurrezione) ne saranno resi capaci. E poi toglie di mezzo l’idea della gloria terrena e implicitamente rimanda la vicinanza a lui al giudizio del Padre (Matteo nomina esplicitamente il Padre nel suo vangelo, 20,23).
L’indignazione degli altri scopre fin troppo facilmente che tutti hanno lo stesso atteggiamento dei due fratelli, e non è una “santa invidia”. Gesù non si meraviglia, ma approfitta per lanciare un insegnamento fondamentale su di sé e sui suoi discepoli presenti e futuri.
Dopo aver tratteggiato con poche parole i potenti di questo mondo, fa un’affermazione che è un dato di fatto (sono già discepoli) e anche un ordine: «Tra voi però non è così». E poi indica la vera grandezza e il tipo di primato che devono essere desiderati e cercati dai suoi amici: chi vuol essere “importante” davanti a Dio deve servire i fratelli; chi vuol essere capo di una comunità deve essere «schiavo» di tutti quelli che vi appartengono. Infine, offre se stesso come modello e misura: servire fino a dare la propria vita, perché gli altri possano vivere. Gli apostoli resteranno annientati da come Gesù realizzerà quello che dice, ma con lui risorgeranno anche loro, per essere battezzati come lui e bere il suo calice, per la salvezza dei fratelli.
L’attualità e la perennità di questo brano saltano agli occhi: esso smaschera un atteggiamento perennemente presente anche tra i cristiani, tra gli uomini e le donne “di chiesa”, ed è particolarmente odioso quando si manifesta tra i preti e i vescovi. Il titolo «servus servorum Dei», che nei primi tempi era usato da laici e pastori e in maniera speciale e autentica lo fece suo il papa san Gregorio Magno, dal sec. IX diventò il titolo che definisce solo il Papa. Non si capisce perché poi il «servo dei servi di Dio» si facesse baciare la pantofola (simbolo di molte altre cose), ma questo titolo che appartiene a Cristo e a tutti i cristiani lo abbiamo dimenticato in molti. L’Eucaristia non solo ce lo fa ricordare, ma ci dà anche l’energia spirituale per metterlo in pratica.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Giovanni chiedono di stare al di sopra degli altri. Forse anche noi qualche volta abbiamo pensato di essere un po’ migliori degli altri e di meritare qualcosa di più di loro.
  2. «… chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». È abbastanza facile per noi servire i “nostri”, quelli che amiamo e che ricambiano. E quelli che non possono ricambiare o che ci danno fastidio? Gesù dice «tutti». Servire gratuitamente, senza aspettarsi ricambio e riconoscenza. Questo per noi può essere difficile, ma ci farebbe somigliare a Gesù.
  3. Gli altri dieci si sono risentiti. Ci guardiamo dentro per verificare se abbiamo sentimenti di invidia e di gelosia verso chi ha qualcosa che noi non abbiamo e vorremmo avere.
  4. Gli apostoli non hanno capito niente, esattamente come noi. Vogliono (anche noi?) salire sul carro del vincitore. Gesù non ragiona così, la sua è una logica che rovescia il nostro modo di pensare. Lui prende per mano e porta accanto a sé i più lontani, i più improbabili, gli ultimi a cui non avremmo mai pensato. Ci conviene tenerlo sempre ben presente quando valutiamo il mondo, le persone e le situazioni che ci circondano.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Troviamo il modo di servire una persona vicina, che per noi risulta difficile.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 17 ottobre 2021

17 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’autorità è servizio

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ti sei presentato al mondo mite e umile di cuore, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che ti sei fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che nel cenacolo hai lavato i piedi agli apostoli, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù è venuto per servire e non per essere servito, mostrandoci un modello di vita che conduce alla fraternità. Preghiamo per saperlo imitare dicendo insieme:

Insegnaci a servire, Signore.

  • Per tutti quelli che occupano incarichi di responsabilità nella Chiesa e nelle singole comunità, affinché sull’esempio di Gesù si sentano con semplicità a servizio dei fratelli, preghiamo.
  • Per i cristiani che occupano posto di rilievo nella politica e nella società, affinché diano esempio di donazione sacrificata e priva di interessi personali e ambizioni, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, affinché ci sentiamo a servizio gli uni degli altri nelle attività pastorali, nella catechesi, nella carità, preghiamo.
  • Per ciascuno di noi, perché a imitazione di Gesù non ci mettiamo al di sopra di nessuno in famiglia, nel lavoro, nei nostri ambienti di vita, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, che nell’Eucaristia hai voluto raggiungere ognuno di noi per rendere viva la tua passione e ricordarci l’amore reciproco, fa’ che ti imitiamo nelle nostre scelte di vita. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 17 ottobre 2021

17 ottobre
29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’autorità è servizio

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco