10 ottobre
28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Un giovane ricco
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10 ottobre 2021
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10 ottobre 2021
«Maestro, che devo fare per raggiungere la vera vita?», chiede un tale a Gesù, e gli si getta davanti in ginocchio. È un giovane con grandi domande e grandi attese, la vita che conduce non gli basta. Si è accorto di Gesù, gli piace, ha capito che di lui si può fidare. E Gesù lo invita a rendersi libero, gli propone di seguirlo, ma lui se ne va spento e deluso. Non è disposto a fare il grande passo, di rinunciare a tutto per mettersi al seguito di Gesù.
PRIMA LETTURA
Al confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza.
Il libro della Sapienza ha per titolo «Sapienza di Salomone». Nel brano che ci viene proposto, Salomone implora da Dio la sapienza e gli viene donata. Egli l’ha preferita agli scettri e ai troni, alla ricchezza e perfino alla salute e alla bellezza. L’ha amata più della luce, perché chi ha la sapienza, possiede tutto.
Dal libro della Sapienza. Sap 7,7-11
Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 89 (90)
Il salmista chiede a Dio la sapienza del cuore, che è fonte di gioia e rende salda la propria vita. Chi è saggio vede le cose con gli occhi di Dio.
Rit. Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.
SECONDA LETTURA
La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Continua la lettera agli ebrei. In poche righe l’autore fa un solenne elogio della parola di Dio. Essa è viva ed efficace, perché possiede la forza di Dio. È più tagliente e penetrante di una spada a doppio taglio. Infine giudica ogni azione dell’uomo e non lo lascia quieto e tranquillo, perché sa che dovrà rendere conto del proprio operato.
Dalla lettera agli Ebrei. Eb 4,12-13
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO Mt 5,3
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.
VANGELO
Vendi quello che hai e seguimi.
Un ebreo, che sin da giovane osserva i comandamenti, si getta ai piedi di Gesù e gli chiede che cosa deve fare di più per salvarsi. Gesù lo invita a rinunciare alle sue ricchezze e di seguirlo, ma lui rifiuta triste. Gesù allarga il discorso e riconosce che è molto difficile per un ricco entrare nel regno di Dio.
Dal vangelo secondo Marco.
* Tra parentesi la forma breve.
[In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».]
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Parola del Signore.
Il Vangelo oggi parla del denaro e della ricchezza. Di gente soddisfatta o meno, che apparentemente ha tutto, ma che conserva in fondo al cuore un’insoddisfazione non risolta, il bisogno di una vita più piena, che non si può comprare. Una di queste persone si rivolge a Gesù. Probabilmente si tratta di un uomo giovane, ma che si è già fatta una posizione agiata e sicura. Desidera dare un nuovo significato alla sua vita.
Il giovane ricco
Gesù è in viaggio verso Gerusalemme dove celebrerà la sua ultima Pasqua. Fra poco per la terza volta farà la previsione della sua prossima passione. Cammina davanti agli apostoli ed essi gli vanno dietro sgomenti e pieni di paura, dice Marco (10,32).
Lo accosta un tale (un giovane, secondo Matteo 19,20-22; per Luca 18,18 invece si tratta di «un notabile»). È ricco, ma non è contento, sente che gli manca qualcosa di importante, che va al di là delle agiatezze, dei soldi… qualcosa che duri nel tempo e nell’eternità. Si getta in ginocchio davanti a Gesù. È un gesto singolare, si direbbe un malato che si avvicina per implorare la grazia della guarigione. È rimasto impressionato dalla sua predicazione, lo chiama «maestro buono». Gesù gli dice che la strada della vera vita comincia dall’osservanza dei comandamenti: non uccidere, non tradire, non rubare. E lui: «Ma tutto questo l’ho fatto da sempre!», dice. Eppure non gli basta. Gesù lo guarda e lo ama: come si fa a non voler bene a chi ti dice di avere per tutta la vita osservato i comandamenti? Ma Gesù lo ama anche di più per quella inquietudine che lo apre al futuro. Pensa che sia capace di ricevere una proposta più impegnativa. «Una cosa ti manca», gli dice, «va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri…».
Per gli ebrei la ricchezza era il segno della benevolenza divina e questo giovane, che era un ebreo osservante, non riesce a comprendere il messaggio di Gesù e ad a accogliere la sua proposta. Quel giovane non ha un nome, sappiamo solo che è molto ricco. Il denaro si è mangiato il suo nome; per tutti è semplicemente un giovane ricco.
Noi abbiamo lasciato tutto…
Al rifiuto del giovane, Gesù allarga il discorso, parla della ricchezza e dice: «Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio!». Quando un cuore è preso dal denaro, non c’è posto per altro. Gli apostoli reagiscono interdetti e stupiti: «E chi può salvarsi, allora?». C’è qualcuno al mondo che non tiene alle sue ricchezze? Ma Gesù insiste: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…». E c’è chi ha cercato di interpretare questa immagine curiosa spiegando che non si tratta di un cammello, ma di una gomena (le parole in greco sono molto simili), oppure che la cruna d’ago fosse una piccola porta della città di Gerusalemme. Ma è preferibile accettare l’immagine paradossale usata da Gesù che fa riferimento a una decisione molto difficile, che per potersi realizzare ci vuole un intervento speciale da parte di Dio. Gesù aggiunge infatti: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». E sarà così: duemila anni di storia della Chiesa testimoniano che sono stati moltissimi i giovani ricchi e generosi, che hanno rinunciato a tutto e hanno scelto di collocarsi dalla parte di Cristo e dei poveri: da san Francesco a don Lorenzo Milani, a Piergiorgio Frassati, a Marcello Candia…
Infine, il solito Pietro reagisce a modo suo: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…». E, da buon ebreo, aggiunge interessato: «Che cosa dunque ne avremo?». Gesù non ironizza sulle sue parole, ma gli assicura il centuplo e la vita eterna.
Tutto è possibile a Dio
Un Vangelo scomodo quello di questa domenica, un discorso vocazionale. I giovani in particolare dovrebbero domandarsi come risponderebbero di fronte a Gesù che li guarda con amore per la loro voglia di vivere una vita piena e di realizzarsi. E dice: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni! Seguimi!».
Oggi la Chiesa soffre di una grave mancanza di sacerdoti e religiosi: il problema non può lasciare indifferenti i veri cristiani. Ci sono ancora molti giovani che dicono di sì, ma sono in numero insufficiente di fronte alle necessità delle parrocchie nel mondo.
Quanto a tutti noi, c’è da chiedersi se non siamo presi oggi dallo stesso equivoco di quest’uomo che si inginocchia davanti a Gesù. Pure in noi c’è qualcosa di buono, anche noi possiamo probabilmente vantare di essere vissuti osservando fondamentalmente i comandamenti. Gesù però anche a noi, a tutti, chiede qualcosa di più. La sua parola, come dice Paolo, è come una spada che ci entra nell’anima e ci manda in crisi, volendo cambiarci i sentimenti e i pensieri del cuore.
Le parole di Gesù ancora una volta ci sorprendono e sono esigenti. Coinvolgono in modo personalissimo ogni cristiano, ma anche la Chiesa, che deve offrire oggi la stessa testimonianza che è stata degli apostoli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…».
UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
Due espressioni dette da papa Francesco ai giovani, che sono una risposta attuale a questo giovane che chiede di più dalla vita:
1. «Trova te stesso non guardandoti allo specchio. Trovi te stesso nel fare, nel guardare avanti, guardando l’orizzonte, andando alla ricerca del bene, della verità, della bellezza».
2. «Voi non avete prezzo, non siete merce all’asta. Non lasciatevi comprare o sedurre, non lasciatevi schiavizzare. Innamoratevi della libertà».
COMMENTO
Proviamo a leggere questo brano dal punto di vista di questa persona adulta (solo Matteo lo presenta come «giovane») e degli apostoli.
Era a posto, faceva tutto bene, glielo dicevano gli altri e se lo diceva anche da solo. Ma dentro di sé aveva una strana inquietudine e si domandava: «Ma è tutto qui? È così facile andare in Paradiso? Mi sembra che manchi qualcosa e nessuno mi dà una risposta. Anzi mi prendono in giro, perché non mi accontento di essere bravo e pure benedetto dal Signore, visto che sono ricco». Questi pensieri lo agitavano, ma quando ha sentito parlare di un nuovo maestro, si è messo subito in viaggio per presentare i propri dubbi. È incoraggiato dai discorsi di Gesù, dalla sua predicazione sul Regno e, quando lo incontra, comincia dalla domanda fondamentale: «Cosa devo fare per arrivare in Paradiso?». È chiaro che da questa domanda dipendono tutte le altre scelte che si possono fare nella vita, perché ci sono scelte che ti portano verso Dio e altre che te ne allontanano.
La prima risposta di Gesù è la stessa che gli davano gli altri: «Osserva i comandamenti!». Un po’ deluso, lui gli dice che fin da ragazzo li ha osservati e continua a farlo, ma non gli basta.
A questo punto avviene una cosa straordinaria: Gesù lo fissa, cioè gli legge dentro al cuore e vede che ha detto il vero, ma è profondamente inquieto, il suo cuore desidera qualcosa di più nel rapporto con Dio. L’espressione che usa Marco, «lo amò», non significa che prima non lo amava, ma che il Signore ha visto in lui una disposizione speciale a fare qualcosa di diverso per Dio e quindi ha intuito che ci poteva essere con lui una sintonia speciale.
E allora Gesù gli offre una rivelazione e una proposta. Prima lo aiuta a comprendere che la sua inquietudine interiore deriva dal fatto che sta facendo una vita “normale”, e invece il suo cuore desidera qualcosa di speciale, di cui sente la mancanza. Poi arriva la proposta: vendere le sue case e i suoi terreni che lo tengono legato a tante incombenze, distribuire il ricavato ai poveri e così somigliare a Dio, e infine seguire lui, che gli avrebbe aperto gli orizzonti di una vita spesa totalmente per gli altri e per Dio, predicando il Vangelo e somigliando sempre più al suo maestro.
Qui scoppia il dramma interno. Egli tutto questo lo capisce, si rende conto che la proposta di Gesù è l’unica risposta vera alla sua inquietudine, ma mette sull’altro piatto della bilancia quello che deve lasciare e dolorosamente sente di non averne il coraggio. Per questo se ne va triste. Se avesse colto nella risposta di Gesù un giudizio negativo su di lui, una pretesa eccessiva e strana, se ne sarebbe andato con un’alzata di spalle o con una risata. Invece è scuro in volto e triste, cioè si sente incapace di realizzare quello che il suo cuore ha desiderato a lungo. E sa che da ora in poi nessuno potrà liberarlo dalla tristezza, perché ha rifiutato liberamente la proposta giusta per la sua vita. Il Vangelo non ne parla più, ma possiamo sperare che più tardi si sia ravveduto.
Gli apostoli, quando sentono che i ricchi difficilmente entrano nel Regno di Dio, restano sgomenti: la ricchezza materiale era segno della benedizione di Dio, e magari anche loro hanno fatto un pensierino per se stessi su questo. Gesù ribadisce la difficoltà quando dice che solo la potenza di Dio può salvare quel tipo di persone. Così Pietro, magari spinto dai suoi amici, pensa di presentare a Gesù un piccolo conto da pagare: «Abbiamo già fatto tanto per te e per il Regno, quale ricompensa avremo?». La risposta di Gesù è spiazzante, ma sarà compresa solo dopo la risurrezione: il centuplo è possibile riceverlo e sperimentarlo solo nella comunità dei battezzati; fanno parte del “contratto” anche le persecuzioni; la vita eterna è la ricompensa che viene direttamente da Dio. Probabilmente gli apostoli, quando capiranno che Gesù giorno per giorno comunica tutto se stesso, si vergogneranno un po’ di aver pensato e chiesto una ricompensa.
La promessa di Gesù agli apostoli oggi sembra non realizzata nella Chiesa. Un piccolo segno è dato dalle comunità di vita religiosa, e non sempre. Lo spostamento della ricompensa sul piano del rapporto personale con Gesù è certamente valida in assoluto, ma la mancanza sul piano ecclesiale stride dolorosamente con il Vangelo. Abbiamo fiducia nell’azione dello Spirito Santo che, suscitando varie piccole comunità fraterne di laici, offre a tutta la Chiesa una chiara indicazione della strada da percorrere.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Condividere qualche nostra “ricchezza” (non solo in denaro) con chi ne ha bisogno.
Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018
RICHIESTA DI PERDONO
PREGHIERA UNIVERSALE
Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, il Signore Gesù ci chiama a una vita aperta ai veri valori e a non mettere le ricchezze e i beni che possediamo al centro della nostra vita. Preghiamo insieme e diciamo:
Fa’ che ti seguiamo, Signore Gesù.
Celebrante. O Padre, rendici capaci di seguire il tuo Figlio Gesù e di metterci tra i suoi discepoli, liberi e disponibili per annunciare con generosità la sua parola. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:
Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3 ottobre 2021
C’è chi fa una domanda imbarazzante a Gesù. Ed è su una questione spinosa che anche oggi fa discutere e che i farisei gli pongono per metterlo in difficoltà. Si parla del divorzio, che per la Legge di Mosè era accettato pacificamente dagli ebrei. Gesù il suo pensiero lo ha già manifestato. Nel Discorso della montagna, quello delle beatitudini, dice di non giurare e di non vendicarsi, ma anche di non divorziare (Mt 5,31-32).
PRIMA LETTURA
I due saranno un’unica carne.
L’origine della vita sociale e dell’amore in una delle pagine più suggestive della Bibbia. Dio ha creato il primo uomo, che si sente solo. Ma gli prepara una compagna simile a lui e gliela presenta. Adamo esprime la propria gioia nella prima poesia dell’umanità.
Dal libro della Genesi. Gn 2,18-24
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 127 (128)
Il salmo 127 fa l’elogio di una vita buona, vissuta nel lavoro e nella serenità della vita famigliare. Con la benedizione del Signore.
Rit. Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!
SECONDA LETTURA
Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.
Oggi inizia la lettera agli ebrei che leggeremo fino al termine dell’anno liturgico. In questo brano Paolo afferma che solo chi è passato da tutte le prove della vita può entrare nella gloria e può mettersi a capo della salvezza degli altri. Così è stato di Gesù, reso perfetto attraverso la sua passione e morte.
Dalla lettera agli Ebrei. Eb 2,9-11
Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO 1 Gv 4,12
Alleluia, alleluia.
Se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
Alleluia.
VANGELO
* Tra parentesi la forma breve.
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.
In viaggio verso Gerusalemme, dove affronterà la passione, Gesù viene messo alla prova dai farisei su una questione scottante riguardante il matrimonio. La risposta di Gesù è sorprendente e fa riferimento alle intenzioni del creatore all’inizio dell’umanità, quando l’uomo e la donna sono usciti dalle mani di Dio.
Dal vangelo secondo Marco. Mc 10,2-16
[In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».]
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Parola del Signore.
La questione posta oggi dalla parola di Dio in estrema sintesi è questa: è lecito divorziare? Ed è possibile che una coppia di sposi si ami per tutta la vita? La legislazione degli ebrei permetteva all’uomo il divorzio. Ma che ne pensa Gesù? Si tratta di un tema di grande attualità, che vogliamo affrontare con grande rispetto, ma anche affidandoci alla parola del Vangelo.
La questione del divorzio presso gli ebrei
Domandano a Gesù: «È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?». La questione presso gli ebrei aveva già avuto a quel tempo approfondimenti e schieramenti rabbinici. Ma più che la questione sul divorzio, si trattava di capire quali erano i motivi per cui si poteva divorziare. Mosè infatti (Dt 24,1) aveva permesso il divorzio nel caso in cui un uomo avesse trovato nella donna «qualcosa di sconveniente». E al tempo di Gesù si discuteva su questo «sconveniente». Secondo il rabbi Shammai si poteva divorziare solo in caso di una grave infedeltà coniugale; mentre secondo il rabbi Hillel poteva essere sufficiente qualsiasi cosa, anche solo un pranzo mal cucinato o addirittura aver trovato una donna più gradevole.
Gesù non si schiera nella sua risposta con nessuna di queste posizioni, ma sposta invece del tutto i termini della discussione. Afferma che la possibilità di ripudiare la moglie, che gli uomini ebrei avevano ottenuta da Mosè, era stata concessa per la loro durezza di cuore (sklerokardía), ma non veniva da Dio. E riafferma in modo chiaro qual è il progetto del Creatore sulla coppia come viene descritto dalla Bibbia.
Uomo e donna davanti a DioIl pensiero di Gesù si rifà alla prima pagina della Bibbia. Dio ha voluto che l’umanità fosse composta di uomini e donne, e li ha creati come due facce della stessa medaglia: l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Essi hanno scolpito in se stessi, nella loro personalità, ma in modo anche più chiaro e visibile nel corpo, il riferimento all’altro.
La loro reciproca attrattiva è tale da far superare i legami del sangue, per cui «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne».
L’uomo e la donna hanno bisogno l’uno dell’altra per completarsi, perché presi singolarmente sono come una domanda senza risposta e sono chiamati a ricomporsi in unità. La loro diversità è un grande richiamo alla relazione, dal momento che da soli non sarebbero capaci del miracolo grande di donare la vita.
Dunque «L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto», conclude Gesù. E con questa affermazione si pone al di sopra di Mosè e riafferma con tutta la sua autorità la concezione del matrimonio come la si trova sin dall’origine dell’umanità.
Queste affermazioni vanno però talmente contro la mentalità ebraica di quel tempo, che i discepoli, entrati in casa, lo interrogano ancora su questo argomento. Matteo precisa addirittura che hanno esclamato: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10).
Il matrimonio nella società d’oggi
Oggi viviamo in piena crisi matrimoniale. Si preferisce la convivenza, senza riconoscimenti istituzionali. Il divorzio è legale, sono riconosciute le unioni di fatto, anche tra le persone dello stesso sesso.
Alla radice di questo fatto potrebbe esserci forse una maggior consapevolezza della serietà degli impegni matrimoniali. Ha detto un’attrice dai molti divorzi: «Io non credo nel matrimonio. È troppo difficile amare, onorare e obbedire». Ma c’è anche a chi sta bene una vita di coppia provvisoria, senza impegni reciproci definitivi.
Aggiungiamo poi per i giovani la mancanza di coraggio, le incertezze sull’amore, che non è programmabile, perché l’amore è inventivo e ha alla base la fiducia e la speranza. Ed è proprio questo che manca a loro oggi.
Ma il matrimonio non è una trappola inventata da Dio per creare problemi agli uomini. C’è qualcosa di più bello di un amore cercato, coltivato, condiviso? Cosa c’è oggi nella testa di tanti giovani che non riescono più a innamorarsi, che hanno paura di soffrire e non vogliono legarsi in modo esclusivo a una persona? Non è proprio dell’amore dire «per sempre»? e: «Non ti voglio perdere?».
Il matrimonio poi da stabilità, sicurezza e peso sociale all’amore. Di fronte a tutti essi diventano l’uno dell’altro per tutta la vita.
Ed è bello poter contare sempre almeno su una persona che non mi abbandonerà mai, qualunque cosa capiti, come dice la formula del matrimonio: «Io accolgo te… e con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita».
Per i credenti infine il matrimonio è sacramento che rende presente un fatto salvifico, che in questo caso è proprio l’amore, un amore che trova Dio già nel suo sorgere. E il sacramento chiederà alla coppia di diventare segno di un amore senza misura, come Cristo ha amato l’uomo e la Chiesa, fino a dare la sua vita. «Amatevi perché il mondo creda», ha detto Gesù. I due sposi amandosi testimoniano che l’amore è possibile, che l’unità tra le persone, l’apertura agli altri, l’amore fedele senza pentimenti è possibile.
Ma che fare allora quando un matrimonio va in crisi? Certo, quando la situazione è diventata intollerabile, qualcosa va inventato. Ma la prima cosa da fare se si è davvero cristiani è di cercare di riconvertirsi al progetto originario di Dio per e ricucire l’amore a brandelli.
UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
«Penso che mia moglie sia la cosa più bella che mi potesse capitare. Qualcuno non sarà completamente d’accordo. Anch’io ogni tanto vorrei “liberamene”, ma credetemi, averla al mio fianco mi dà un motivo in più per pensare, per credere, per reagire, per vivere, per essere felici. C’è chi dice che, dai 40 anni in poi, le mogli non valgono quel che spendiamo per loro, dimenticando che quanto ci danno lo fanno per amore. Un sentimento che non avrà mai prezzo e che dura nel tempo perché è dentro di te: niente lo può estirpare e nient’altro sarà più vero» (Emiliano Mondonico, ex allenatore della squadra di calcio del Torino).
COMMENTO
I farisei sanno già cosa pensa Gesù; lo interrogano perché la sua risposta lo ponga in contrasto non solo con la Legge di Mosè, ma anche con tutti gli ebrei maschi, che ci tenevano a conservare i loro privilegi rispetto al matrimonio (la cultura era maschilista sia al tempo di Mosè che a quello di Gesù, e non solo in Israele).
Ma Gesù è più “furbo” di loro. Anzitutto, chiedendo quale “ordine” avesse dato Mosè, li costringe a riconoscere che non c’è un ordine, ma solo una concessione (se fosse stato un “ordine” avrebbe codificato una precisa volontà di Dio). Di conseguenza Gesù ha buon gioco in un primo tempo nel rimproverare gli Ebrei che si avvalgono del divorzio, per l’incapacità di amare davvero e con tutto il cuore, e in un secondo momento di dichiarare, da vero profeta, ormai superata la concessione mosaica perché su di essa prevale ciò che Dio stesso ha fatto nella creazione e che sta al di sopra di qualsiasi permesso di Mosè.
Da notare: la norma che obbliga il marito a concedere il documento di ripudio alla donna, in qualche maniera risulta una difesa della donna, la quale con quel documento poteva risposarsi; sicuramente questa norma corregge una prassi precedente e non l’ha introdotta Mosè, dal momento che si trova nel Deuteronomio che inizia a vedere la luce nel VII sec. a.C. (sarà completato ancora più tardi).
Inoltre: nella legislazione ebraica era solo il marito che poteva ripudiare la moglie. Se Marco parla pure di una donna che ripudia il marito, lo fa perché il suo vangelo raggiunge anche la cultura greco-romana, nella quale la donna poteva ottenere il divorzio. Tutto questo discorso di Gesù è decisamente controcorrente rispetto alla cultura ebraica, ma non solo, e richiede un cambiamento di mentalità e di atteggiamento non piccolo.
La durezza del cuore, che si traduce in incapacità di amare fino in fondo, è una denuncia che tocca profondamente uomini e donne del nostro tempo. Molti sono convinti che non sia possibile amare “per tutta la vita”, che ad amare ci si stanchi e prima o poi nasca la legittima esigenza di cambiare partner. Il nostro tempo e la nostra Chiesa si trovano a fare i conti con la durezza del cuore. Se la coppia per la vita è uscita dalle mani di Dio nella creazione, allora è un dono che Dio fa a tutti, non solo ai cristiani. I cristiani poi, da parte loro, hanno una forza e un motivo in più: essere di Cristo e testimoniare che ciò che lui insegna è non solo possibile, ma bello, giusto e santo. La Chiesa non può stancarsi di ricordare l’insegnamento di Cristo e di trovare strade di misericordia per chi sulla strada dell’amore di coppia non è stato capace di fedeltà.
Il bambino, che poco dopo Gesù propone come modello di chi accoglie il regno di Dio, suggerisce che solo chi assomiglia a lui può comprendere e vivere l’insegnamento di Gesù.
Così Marco, dopo aver difeso la donna attraverso l’insegnamento sul matrimonio, inserisce anche la difesa dei bambini, altra categoria debole.
Intanto, è notevole che l’evangelista parli addirittura di indignazione di Gesù verso i discepoli, ancora schiavi della loro cultura, e che faccia loro pronunciare due imperativi, positivo uno, negativo l’altro, sul comportamento da avere verso i bambini.
Poi presenta i bambini come modelli per l’appartenenza e l’accoglienza del Regno di Dio. E di qui possiamo indicare ai “grandi” due atteggiamenti fondamentali dei più piccoli: sono dipendenti dai genitori, quindi accolgono tutti i doni come qualcosa di bello e gratuito, e poi esprimono con l’affetto la loro gioia e la loro riconoscenza per i doni ricevuti. Chi non accoglie il Regno con gli stessi atteggiamenti nei confronti di Dio, ne rimane fuori.
Purtroppo gli uomini di Chiesa devono riconoscere che sono riusciti a far credere che entrare nel Regno di Dio sia una cosa noiosa, pesante e opprimente, che toglie non solo la gioia di vivere ma anche il respiro e la libertà. Noi cristiani abbiamo il compito di accogliere il Regno come dono inestimabile di un Dio che ci vuole felici e salvi in eterno, e abbiamo la responsabilità di testimoniarlo con gioia, perché gli altri provino il desiderio di entrarvi e di appartenervi.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Riconosciamo un atteggiamento che ci allontana da Dio e combattiamolo.
Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018
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