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3. Annunciare la Parola – 10 ottobre 2021

10 ottobre
28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Un giovane ricco

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Il Vangelo oggi parla del denaro e della ricchezza. Di gente soddisfatta o meno, che apparentemente ha tutto, ma che conserva in fondo al cuore un’insoddisfazione non risolta, il bisogno di una vita più piena, che non si può comprare. Una di queste persone si rivolge a Gesù. Probabilmente si tratta di un uomo giovane, ma che si è già fatta una posizione agiata e sicura. Desidera dare un nuovo significato alla sua vita.

Il giovane ricco
Gesù è in viaggio verso Gerusalemme dove celebrerà la sua ultima Pasqua. Fra poco per la terza volta farà la previsione della sua prossima passione. Cammina davanti agli apostoli ed essi gli vanno dietro sgomenti e pieni di paura, dice Marco (10,32).
Lo accosta un tale (un giovane, secondo Matteo 19,20-22; per Luca 18,18 invece si tratta di «un notabile»). È ricco, ma non è contento, sente che gli manca qualcosa di importante, che va al di là delle agiatezze, dei soldi… qualcosa che duri nel tempo e nell’eternità. Si getta in ginocchio davanti a Gesù. È un gesto singolare, si direbbe un malato che si avvicina per implorare la grazia della guarigione. È rimasto impressionato dalla sua predicazione, lo chiama «maestro buono». Gesù gli dice che la strada della vera vita comincia dall’osservanza dei comandamenti: non uccidere, non tradire, non rubare. E lui: «Ma tutto questo l’ho fatto da sempre!», dice. Eppure non gli basta. Gesù lo guarda e lo ama: come si fa a non voler bene a chi ti dice di avere per tutta la vita osservato i comandamenti? Ma Gesù lo ama anche di più per quella inquietudine che lo apre al futuro. Pensa che sia capace di ricevere una proposta più impegnativa. «Una cosa ti manca», gli dice, «va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri…».
Per gli ebrei la ricchezza era il segno della benevolenza divina e questo giovane, che era un ebreo osservante, non riesce a comprendere il messaggio di Gesù e ad a accogliere la sua proposta. Quel giovane non ha un nome, sappiamo solo che è molto ricco. Il denaro si è mangiato il suo nome; per tutti è semplicemente un giovane ricco.

Noi abbiamo lasciato tutto…
Al rifiuto del giovane, Gesù allarga il discorso, parla della ricchezza e dice: «Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio!». Quando un cuore è preso dal denaro, non c’è posto per altro. Gli apostoli reagiscono interdetti e stupiti: «E chi può salvarsi, allora?». C’è qualcuno al mondo che non tiene alle sue ricchezze? Ma Gesù insiste: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…». E c’è chi ha cercato di interpretare questa immagine curiosa spiegando che non si tratta di un cammello, ma di una gomena (le parole in greco sono molto simili), oppure che la cruna d’ago fosse una piccola porta della città di Gerusalemme. Ma è preferibile accettare l’immagine paradossale usata da Gesù che fa riferimento a una decisione molto difficile, che per potersi realizzare ci vuole un intervento speciale da parte di Dio. Gesù aggiunge infatti: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». E sarà così: duemila anni di storia della Chiesa testimoniano che sono stati moltissimi i giovani ricchi e generosi, che hanno rinunciato a tutto e hanno scelto di collocarsi dalla parte di Cristo e dei poveri: da san Francesco a don Lorenzo Milani, a Piergiorgio Frassati, a Marcello Candia…
Infine, il solito Pietro reagisce a modo suo: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…». E, da buon ebreo, aggiunge interessato: «Che cosa dunque ne avremo?». Gesù non ironizza sulle sue parole, ma gli assicura il centuplo e la vita eterna.

Tutto è possibile a Dio
Un Vangelo scomodo quello di questa domenica, un discorso vocazionale. I giovani in particolare dovrebbero domandarsi come risponderebbero di fronte a Gesù che li guarda con amore per la loro voglia di vivere una vita piena e di realizzarsi. E dice: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni! Seguimi!».
Oggi la Chiesa soffre di una grave mancanza di sacerdoti e religiosi: il problema non può lasciare indifferenti i veri cristiani. Ci sono ancora molti giovani che dicono di sì, ma sono in numero insufficiente di fronte alle necessità delle parrocchie nel mondo.
Quanto a tutti noi, c’è da chiedersi se non siamo presi oggi dallo stesso equivoco di quest’uomo che si inginocchia davanti a Gesù. Pure in noi c’è qualcosa di buono, anche noi possiamo probabilmente vantare di essere vissuti osservando fondamentalmente i comandamenti. Gesù però anche a noi, a tutti, chiede qualcosa di più. La sua parola, come dice Paolo, è come una spada che ci entra nell’anima e ci manda in crisi, volendo cambiarci i sentimenti e i pensieri del cuore.
Le parole di Gesù ancora una volta ci sorprendono e sono esigenti. Coinvolgono in modo personalissimo ogni cristiano, ma anche la Chiesa, che deve offrire oggi la stessa testimonianza che è stata degli apostoli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…».

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Due espressioni dette da papa Francesco ai giovani, che sono una risposta attuale a questo giovane che chiede di più dalla vita:
1. «Trova te stesso non guardandoti allo specchio. Trovi te stesso nel fare, nel guardare avanti, guardando l’orizzonte, andando alla ricerca del bene, della verità, della bellezza».
2. «Voi non avete prezzo, non siete merce all’asta. Non lasciatevi comprare o sedurre, non lasciatevi schiavizzare. Innamoratevi della libertà».