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6. Vignetta di RobiHood – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

Antifona

O Dio, nostra difesa,
guarda il volto del tuo consacrato. *
Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove. (Cf. Sal 83, 10-11)
Si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

(oppure)

O Padre,
che nell’obbedienza del tuo Figlio hai abbattuto l’inimicizia tra le creature
e degli uomini hai fatto un popolo solo,
rivestici degli stessi sentimenti di Cristo,
affinché diventiamo eco delle sue parole e riflesso della sua pace.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i nostri doni
nei quali si compie il mirabile scambio tra la nostra povertà e la tua grandezza,
perché, offrendoti il pane e il vino che ci hai dato,
possiamo ricevere te stesso.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. (Sal 129, 7)

(oppure)

Dice Gesù: “Donna, grande è la tua fede!
Avvenga per te come desideri”. (Mt 15, 28)

Dopo la comunione

O Dio, che in questo sacramento ci hai fatti partecipi della vita di Cristo,
ascolta la nostra umile preghiera:
trasformaci a immagine del tuo Figlio,
perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

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2. introduzioni – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

C’è sempre qualcuno o qualche gruppo umano che crede di essere superiore agli altri e di avere maggiori diritti, non solo per gli affari terreni, ma anche davanti a Dio. La Chiesa ha avuto l’incarico di portare il Vangelo a tutti, perché, per Dio Padre, tutti siamo fratelli alla pari. Anzi Gesù, il primo tra i figli di Dio, è diventato servo di tutti, per salvare tutti. Attraverso lui noi facciamo esperienza della misericordia di Dio.

PRIMA LETTURA

Condurrò gli stranieri sul mio monte santo.

Dopo l’esilio di Babilonia, Israele da una parte cerca di recuperare la propria identità, prendendo le distanze dagli altri popoli, dall’altra si rende conto che, se Dio è uno solo, anche gli stranieri gli appartengono. Così si fa strada la convinzione che Dio vuole salvare tutti. Il terzo Isaia lo dice a chiare lettere.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili per Israele.

Paolo in ogni città è sempre partito dalla predicazione del Vangelo agli Ebrei, suoi fratelli. Non molti si sono convertiti. Per lui è una sofferenza atroce. In questo brano giunge a leggere il rifiuto di Israele come temporaneo, nel frattempo le porte della salvezza si sono spalancate per i pagani.

VANGELO

Donna, grande è la tua fede!

In questo brano Matteo presenta Gesù che inizialmente assume l’aria di un ebreo integralista e tratta duramente la donna cananea, ma conclude con un elogio della fede, che non ha riservato a nessun israelita. È uno dei racconti che Matteo utilizza per affermare l’universale chiamata alla salvezza.

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4. Letture – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

PRIMA LETTURA

Condurrò gli stranieri sul mio monte santo.

Dopo l’esilio di Babilonia, Israele da una parte cerca di recuperare la propria identità, prendendo le distanze dagli altri popoli, dall’altra si rende conto che, se Dio è uno solo, anche gli stranieri gli appartengono. Così si fa strada la convinzione che Dio vuole salvare tutti. Il terzo Isaia lo dice a chiare lettere.

Dal libro del profeta Isaìa             Is 56, 1.6-7

Così dice il Signore:
“Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli”.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 66 (67)

R. Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA

I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili per Israele.

Paolo in ogni città è sempre partito dalla predicazione del Vangelo agli Ebrei, suoi fratelli. Non molti si sono convertiti. Per lui è una sofferenza atroce. In questo brano giunge a leggere il rifiuto di Israele come temporaneo, nel frattempo le porte della salvezza si sono spalancate per i pagani.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                  Rm 11, 13-15.29-32

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.

Alleluia.

VANGELO

Donna, grande è la tua fede!

In questo brano Matteo presenta Gesù che inizialmente assume l’aria di un ebreo integralista e tratta duramente la donna cananea, ma conclude con un elogio della fede, che non ha riservato a nessun israelita. È uno dei racconti che Matteo utilizza per affermare l’universale chiamata alla salvezza.

Dal Vangelo secondo Matteo     Mt 15, 21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”.
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. “È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Parola del Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

COMMENTO 

Il racconto evangelico di oggi fa parte del capitolo 15 del Vangelo di Matteo.
I primi 20 versetti descrivono uno scontro duro e franco tra Lui ed i farisei e gli scribi mandati, dal Sinedrio che comanda a  Gerusalemme, per spiarlo e confutarlo.
Con grande scandalo constatano che i discepoli non si lavano le mani prima di mangiare, contravvenendo a quanto prescrive la tradizione (cfr Mt 15,2).
Gesù, con ironia pungente, domanda loro perché si dimenticano di sostenere materialmente i genitori accampando la giustificazione che i soldi li versano nel tesoro del Tempio.
Preso dalla foga si scaglia contro la loro ossessione per la purezza rituale ricordando che l’impurità non è dovuta a cosa si mangia o come si mangia, ma da ciò che esce dalla bocca quando le parole non insegnano i comandamenti di Dio ma comandamenti confezionati dagli uomini(cfr Mt 15,9).
I discepoli intimoriti avvicinano il maestro avvisandolo che i farisei sono terribilmente adirati e contrariati… ed anche loro sono perplessi.
Gesù non si scompone. Contrattacca vivacemente. Prende la palla al balzo ed insegna loro che non è l’alimentazione a rendere impure le persone.

È il cuore cattivo. Da esso , infatti, sgorgano i pensieri malvagi, gli assassinii, i tradimenti, i peccati sessuali, i furti, le menzogne, gli insulti… (cfr Mt 15, 17-20).
Pietro e i compagni rimangono  pietrificati. Per calmare gli animi il Signore decide di portare gli apostoli a fare una scampagnata in Libano. Questo non tranquillizza la brigata. Il Libano è, per eccellenza, la terra dei goim  impuri perché non ebrei. Il disprezzo per loro è totale. Da parte ebraica, vengono definiti “cani” che è l’epiteto più spregevole esistente nel vocabolario del tempo.
Il Maestro, da fine psicologo, affonda ulteriormente il bisturi. L’occasione gliela offre una disperata madre cananea (una cagna!!) che caparbiamente si aggrappa a Lui.
Questa volta il figlio di Dio segue la tecnica di parlare alla nuora perché la suocera intenda.
Quando la donna lo invoca come “figlio di Davide” fa orecchi da mercante. Rimane impassibile come se non gli  importasse nulla di lei.
Ma quando la cananea lo invoca ”Signore aiutami “ (Mt 25) comincia a dialogare con lei per verificarne la fede. Lo fa in modo duro. Le ricorda che, per lui ebreo,  lei è un essere spregevole. Lei riconosce questo. E’ vero che i cani, per un ebreo come il Messia, sono da cacciare, ma i cagnolini, come tutti i cuccioli, no.
Questo spiazza Gesù . Per la seconda volta, nel Vangelo di Matteo, loda la grande fede di una persona “goim” lasciando basiti i discepoli.
Nel capitolo 8 davanti alla fede del centurione esclama: “Vi assicuro che non ho trovato nessuno, tra quelli che appartengono al popolo d’ Israele, una fede così grande!” (Mt 8,10).
Qui afferma: “O donna davvero la tua fede é grande!” (Mt 15,28).
E , come allora, senza aggiungere una parola esaudisce quanto richiesto.
Peccato che non era stata ancora inventata la fotografia, perché la faccia esterrefatta degli astanti apparterebbe di diritto alle più riuscite di sempre.
Ed il nostro bel viso, nel meditare e nell’assimilare questo insegnamento, come reagisce? Rimane spiazzato dalla sorpresa o imperturbabile nell’indifferenza?

COMMENTO 2

La salvezza del Signore è per tutti i popoli

O Dio, Padre misericordioso, ti ringraziamo per averci convocati, in questa Pasqua settimanale, nella tua casa, dove imbandisci per tutti la tavola della salvezza.
Alla mensa della Parola ci riveli la tua volontà: che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Tu ci chiami ad ascoltare e ad osservare la tua Parola, ad aderire a te per servirti e per amare il tuo santo Nome.
Tu, che hai stipulato con il tuo popolo una nuova ed eterna alleanza nel sangue del tuo Figlio, ci hai condotti alla tua presenza per colmarci di gioia.
In questa dimora di preghiera ci fai contemplare il volto di Cristo, che è la tua misericordia per tutti i popoli.

O Cristo Gesù, mite ed umile di cuore, Figlio di Dio e nostro fratello, sei venuto nel mondo per la nostra salvezza.
Il tuo cibo è fare la volontà del Padre, che ti ha inviato in mezzo a noi per guarire ogni sorta di infermità nel popolo, per salvarci dalla schiavitù del peccato, della morte, del maligno.
Nell’ubbidienza al Padre misericordioso ti sei preso cura, in primo luogo, delle pecore perdute d’Israele, dedicandoti alla salvezza dei Giudei,
e poi anche dei pagani, degli stranieri, chiamando tutti a convertirsi e a credere nel Vangelo del tuo Regno.
Come la donna cananea ti supplichiamo: ”Pietà di noi, Signore, figlio di Davide!”.
Ti presentiamo i nostri fratelli e sorelle che soffrono a causa delle divisioni religiose, culturali, razziali, tormentati nella carne e nello spirito.
Tu che con la tua beata passione hai distrutto il muro dell’inimicizia che separava giudei e pagani per consentire agli uni e agli altri di offrirsi al Padre per mezzo di te nello Spirito,
fa’ saltare frontiere e muri che ci separano gli uni dagli altri, perché finalmente ci riconosciamo figli dello stesso Padre e fratelli in te.
Avvicinandoci al tuo santo altare, ci prostriamo in ginocchio dinanzi al tuo SS. Corpo e Sangue, supplicandoti: ”Signore, aiutaci!”.
Il tuo Pane eucaristico è per la vita di tutti coloro che si rivolgono a te con fede.
Rinunciando a far affidamento sulle nostre forze, ci rimettiamo alle tue parole potenti per essere salvati nel corpo e nello spirito.

O Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, che trasformi il pane e il vino- espressione della nostra povera vita – nel Corpo e Sangue del Figlio di Dio,
conformaci a sua immagine, perché diventiamo in Lui casa di preghiera e di carità aperta a tutti i popoli,
ammettendo alla tavola della nostra vita i migranti, i piccoli, i poveri.

O Madre di misericordia, prega per noi perché ci lasciamo rivestire dei sentimenti del tuo Figlio, diventando buoni samaritani dell’umanità affaticata ed oppressa.
Aiutaci a piegarci sulle ferite di ogni uomo e di ogni donna, portando loro la parola del Vangelo e compiendo i gesti della cura e della solidarietà,
nella speranza di diventare coeredi della gloria del tuo Figlio nel cielo.

Amen. Alleluia!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 

È un brano che a prima vista ci lascia sconcertati. Ci presenta un Gesù scostante, che maltratta una povera donna, la quale chiede la guarigione della figlia, ma che ha un difetto «grave»: appartiene a un popolo tradizionalmente nemico di Israele.
Tralasciamo per un momento Gesù e ci concentriamo sull’evangelista Matteo. Quando scrive il vangelo, già tanti pagani hanno aderito alla fede; inoltre l’azione missionaria di Paolo, ma anche degli altri apostoli, ha tracciato una strada irreversibile nella vita della Chiesa primitiva. Tuttavia, sappiamo che Matteo scrive per la sua comunità formata principalmente da cristiani provenienti dall’ebraismo e probabilmente alcuni di essi avevano ancora una mentalità integralista e si ritenevano superiori agli ex-pagani. Il suo vangelo si conclude decisamente con un mandato missionario universale: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…» (28,18-19). Questo episodio va letto e compreso in questo contesto.
La donna cananea si rivolge a Gesù, riconoscendolo Signore e Messia, per chiedere umilmente la guarigione della figlia. Gesù la ignora. La donna insiste, tanto che i discepoli ne provano fastidio e chiedono a Gesù di congedarla (il primo significato del verbo greco è proprio questo). Gesù conferma che è venuto solo per Israele. E quando la donna, gettandosi ai piedi di Gesù e impedendogli di proseguire nel cammino, chiede aiuto, chiamandolo di nuovo «Signore», sentiamo una risposta perfino offensiva: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Il diminutivo attenua solo un poco il disprezzo, perché gli Israeliti insultavano gli stranieri, chiamandoli «cani». Perché Matteo è giunto fino a questo punto nel suo racconto? Lo capiamo quando leggiamo la risposta della donna: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Qui voleva arrivare Matteo: far dire alla donna una espressione di una umiltà e di una fede straordinaria. A tanto la porta il desiderio di vedere guarita la figlia e il riconoscimento della potenza salvifica di Gesù. Quando Gesù gratifica la donna di un elogio straordinario, Matteo raggiunge il suo scopo. Dapprima ha fatto assumere a Gesù la parte dell’israelita integralista, poi, una volta condotta la donna all’espressione massima della sua fede, attraverso l’elogio, insegna ai cristiani ancora un po’ Ebrei che nella fede non c’è distinzione tra ex-Ebrei ed ex-pagani, anzi a volte i secondi esprimono una fede più grande. E tanto basti per riaffermare la chiamata universale alla salvezza e per debellare la pretesa superiorità degli Israeliti battezzati.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La donna cananea affronta un lungo viaggio alla ricerca di Gesù. Ella è mossa dalla situazione della figlia. Noi, forse, non abbiamo la stessa urgenza, ma, quanto desideriamo incontrare il Signore e quali sacrifici siamo disposti ad affrontare, per incontrarlo e per chiedere il suo aiuto?
  2. I discepoli sono infastiditi dall’insistenza della donna. È la reazione abituale di chi pensa ai propri disagi e non si preoccupa di comprendere fino in fondo le esigenze di chi chiede aiuto. Capita anche a noi?
  3. La donna non si scoraggia, insiste, ma con umiltà. Non ci è facile mettere insieme il nostro bisogno con la perseveranza paziente e umile nella richiesta di aiuto al Signore. La donna ha una fede che sposta le montagne e spinge il Messia a cambiare atteggiamento verso di lei.
  4. «Donna, grande è la tua fede!». Ci piacerebbe ricevere lo stesso elogio da Gesù. Ci possiamo arrivare, non è impossibile.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Affidiamo al Signore con insistenza e con umiltà una difficoltà che stiamo affrontando.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 16 AGOSTO 2026 – XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 AGOSTO 2026

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA MISERICORDIA DI DIO È PER TUTTI

RICHIESTA DI PERDONO

  • • Signore, abbiamo bisogno di te e tante volte ti dimentichiamo. Kyrie eleison.
  • Cristo, siamo sempre pronti a ritenerci migliori degli altri, e non li trattiamo da fratelli. Christe eleison.
  • • Signore, quando non esaudisci una nostra preghiera, siamo pronti a dubitare del tuo amore per noi. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Padre ha affidato alla Chiesa il compito di annunciare a tutte le genti il suo amore. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, salvaci per la tua misericordia.

  • Perché i governanti si preoccupino del bene non solo dei propri connazionali, ma di tutte le nazioni. Preghiamo.
  • Perché i cristiani di tutte le confessioni siano uniti dalla comune fede in te. Preghiamo.
  • Perché il desiderio di pace e la comune ricerca della verità ci aiutino a costruire un mondo più fraterno. Preghiamo.
  • Perché accogliamo la tua volontà anche quando non la comprendiamo appieno. Preghiamo.

O Padre, nel tuo progetto di salvezza hai voluto includere tutte le genti. Fa’ che, vivendo il Vangelo, lavoriamo per costruire un’umanità governata dall’unica legge dell’amore. Per Cristo nostro Signore.

 

 

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1. ORAZIONI – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

Antifona

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca. (Cf. Sal 73,20.19.22)
Si dice il Gloria.
Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo,
osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo

Oppure:

O Dio, Signore del cielo e della terra,
rafforza la nostra fede
e donaci un cuore che ascolta,
perché sappiamo riconoscere
la tua parola nelle profondità dell’uomo,
in ogni avvenimento della vita,
nel gemito e nel giubilo del creato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa:
nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani,
con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Celebra il Signore, Gerusalemme!
Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147,12.14)

*A
I discepoli sulla barca
si prostrarono davanti a lui, dicendo:
«Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,33)

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi sacramenti
ci salvi, o Signore,
e confermi noi tutti nella luce della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

COMMENTO 

Il brano evangelico di questa domenica fa parte del capitolo 14 di Matteo ed è la continuazione della narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci che abbiamo meditato la scorsa settimana.
Quanto succede,  sulle rive del lago ed ai piedi del monte delle Beatitudini, scatena uno tsunami emotivo e  riscalda eccessivamente la fantasia di tutti, apostoli compresi.
Lo sfamare molte persone,  con quasi niente, non passa inosservato. Gli animi si surriscaldano, le illazioni si moltiplicano, l’euforia addormenta la razionalità e risveglia nelle menti il fantasma del messia davidico re e liberatore dalla schiavitù romana. Gesù reagisce energicamente. La sua faccia ha nulla della melensaggine di certi dipinti o immaginette devozionali.

È un carattere forte e di polso. Per prima cosa “ordina” agli apostoli di salire sulla barca e di sparire velocemente remando di brutto verso la sponda orientale del lago. Lui rimane da solo a tranquillizzare la folla.
Tornata la calma, come capita sempre dopo avvenimenti turbolenti da gestire, Gesù  “da solo si ritirò sul monte a pregare”(Mt 14, 23)”.

È interessante sottolineare che solo due volte nel Vangelo di Matteo il Maestro prega da solo e lontano da tutti: in questo caso e al Getsemani nell’imminenza del tradimento di Giuda .
La sua preghiera ha nulla di rituale o di devozionalismo. Nell’ordinarietà del quotidiano se la sbriga lui in prima persona. Nei momenti apicali si blinda nella comunione col Padre non con le parole, ma con il silenzio e la solitudine.
Significativa è la prima lettura. Dio non si manifesta per mezzo di uragani o di incendi devastanti, ma nelle silenziose carezze di una dolce brezza.
Riportata la calma a terra il Signore riporta la tranquillità anche sulla barca in navigazione verso la sponda orientale e che é alle prese con una brutta tempesta.
Nella narrazione evangelica la barca rappresenta sempre la chiesa. La tempesta significa che le onde del maligno stanno per prevalere.
Solo Dio può camminare sulle acque in tempesta, dice il libro di Giobbe.
Quando i discepoli realizzano chi é colui che cammina sui marosi verso di loro vengono pietrificati dal terrore. Deve essere per forza un fantasma non il Maestro che, per loro, è solo un uomo.
Gesù fa sentire la sua voce per tranquillizzarli: “Sono io”. Usa la stessa espressione pronunciata da Dio presso il roveto ardente per presentarsi a Mosè.
Altro scandalo devastante. Quest’espressione solo Dio può usarla. Il terrore ghiaccia cuori e cervelli.
Gesù capisce e li rassicura. Pietro il più fifone,  ma anche il più pronto ed audace provoca: “Dimmi di venire verso di te sull’ acqua” (Mt 14,29).
Dopo i primi titubanti passi, il vento lo terrorizza e lentamente comincia ad affondare. È in preda al panico più totale quando si sente afferrare da una mano robusta che lo toglie dai guai.
Nello stesso tempo un rimprovero secco come una fucilata lo ferisce nell’orgoglio: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 31).
Davanti a quanto sta succedendo, lo Spirito Santo, che aveva moltiplicato pani e pesci, apre gli occhi del cuore degli altri discepoli che, in ginocchio, riconoscono: “Tu sei veramente il Figlio di Dio” (Mt 14, 33).
Nella Scrittura il Messia è sempre presentato come “Figlio di Dio” senza articolo determinativo. Riconoscendo Gesù come “il Figlio di Dio” vedono in lui non un semplice uomo, ma Dio che può camminare tranquillamente anche sull’acqua in tempesta.
Il proseguo della narrazione evangelica dimostrerà che la loro fede è puramente emotiva, debole e senza radici come spesso succede anche a noi dopo millenni di “cristianesimo”.
Come preghiamo? Cosa crediamo? Cristo che ruolo gioca nel nostro modo di vivere? La nostra fede su che cosa si fonda?
Penso che siano interrogativi legittimi per tutti.

COMMENTO 2

Preghiamo confidando nel Signore che mai ci abbandona

O Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci,
Tu inviti i discepoli a salire sulla barca e a precederti all’altra riva, mentre Tu congedi la folla, e poi Ti ritiri tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte.
E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta
Tu raggiungi la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago.
Quando Ti vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Tu li tranquillizzi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro Ti chiede quasi una prova: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»;
e Tu gli dici «Vieni!». Egli scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare.
Allora grida: «Signore, salvami!», e Tu gli tendi la mano e lo sollevi.

Nella Tua Parola «Vieni!», egli riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago,
e subito, ancora una volta, lascia la barca e avanza verso di Te, camminando sulle acque.

La risposta fiduciosa e pronta alla Tua chiamata fa compiere sempre cose straordinarie.
Tu stesso ci hai detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la fede in Te.
Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Te e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano.
Ma Tu sei sempre lì, e quando Pietro Ti invoca, lo salvi dal pericolo.

Come la fede di Pietro, anche la nostra è sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa.
Con la nostra fede camminiamo incontro a Te, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.

Quando Tu risali quella barca, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Te.
Tutti piccoli e impauriti, diventano grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono in Te il Figlio di Dio.
Senza di Te, lontani da Te, ci sentiamo impauriti e inadeguati al punto tale da pensare di non potercela fare.
Tu sei sempre con noi, nascosto forse, ma presente e pronto a sostenerci.
La Tua Chiesa, barca di Pietro, deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta.
Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà.
La fede ci dà la sicurezza della Tua presenza sempre accanto, della Tua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo.
Tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze.
Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Te, l’unico Signore della nostra vita.

Amen. Alleluja!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 

L’esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci è stata troppo forte, sembra che gli apostoli vogliano gustarsi il successo, così Gesù deve imporsi perché partano ed è lui che si incarica di congedare la folla, togliendo loro un’altra «scusa» per fermarsi. È una costante in Gesù: quando sperimenta il «successo», si allontana e allontana i suoi. È un paradosso per i cristiani: il successo è pericoloso, il fallimento (la croce) porta la salvezza. Questo perché il successo facilmente dà alla testa e alimenta l’orgoglio e la vanità. Mentre chi sale sulla croce parte dall’amore e produce amore, fino alla risurrezione.
Egli si ferma per pregare, da solo, cioè a diretto contatto con il Padre, per fare il punto della situazione e «programmare» il seguito. Perciò arriva il momento di mostrare ai discepoli un’altra azione da Dio: camminare sulle acque del mare, che secondo il Primo Testamento è proprio un’azione che solo Dio può compiere.
A questo punto Matteo presenta i discepoli di «poca fede». Infatti, restano sconvolti e dicono di vedere un fantasma. Gesù deve incoraggiarli e invitarli a non avere paura, perché lui è il figlio di Dio. Nel testo greco Gesù dice: «Io sono». Nell’intenzione dell’evangelista questa è una rivelazione di identità divina, che si poggia su una prova: camminare sul mare. Per questo egli conclude l’episodio con la prostrazione dei discepoli e con la loro professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Matteo ha una scena che non si trova negli altri vangeli. Pietro chiede di camminare sul mare come Gesù. Non può sfuggire il significato teologico e simbolico di questa scena. Pietro nel vangelo di Matteo è il portavoce degli altri discepoli. La sua richiesta è quella di tutti e della Chiesa intera: fare le stesse cose di Gesù. Gesù non è geloso delle proprie prerogative e dei propri poteri, vuole condividerli e lo fa. I primi passi di Pietro sono la dimostrazione che Gesù veramente comunica i suoi poteri agli apostoli. Poi viene fuori la poca fede. Continuare a credere nella presenza salvifica di Cristo, dopo l’Ascensione, quando infuria il vento della persecuzione, richiede una fede forte e grande, quella che Pietro ancora non ha. L’esperienza dell’affondare, sia per chi crede che per chi non crede, facilmente spinge a una preghiera vera, anche se interessata: «Signore, salvami!». La mano tesa del Signore, anche se precede un rimprovero, tuttavia afferra e salva sempre colui che prega.
nche le comunità ecclesiali, piccole o grandi, sono come Pietro. Hanno in mano il tesoro del potere salvifico di Cristo e a volte si perdono nell’autosufficienza, nell’orgoglio o nella vanità dell’autoesaltazione. A loro è richiesto di riconoscere la propria debolezza e gridare. Invece nella storia della Chiesa e anche oggi ci sono movimenti e gruppi che si sentono e si dicono «migliori» degli altri, più «ortodossi», più «fedeli», più papalini del papa. Forse nemmeno se ne accorgono, quando stanno per affondare.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Cercare il successo nell’evangelizzazione è lo stesso desiderio di Gesù. Lui, però, sapeva che il vero successo passa attraverso la croce. Noi corriamo il rischio di cercare il successo per noi stessi, per godercelo. Ringraziamo il Signore, quando ci «costringe» ad allontanarci da esso.
  2. Il Signore ci viene incontro sempre, quando siamo in difficoltà. Noi vogliamo che si presenti a modo nostro; invece lui, risorto, ci sembra un fantasma e noi possiamo non riconoscerlo, per come si comporta. Pare che lui sia abituato ad intervenire a modo suo. Sta alla nostra fede riconoscerlo e accoglierlo sulla barca del nostro viaggio.
  3. «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». È una sfida al Signore, ma Pietro non si accorge di sfidare se stesso e la propria fede, per questo inizia ad affondare. Non c’è bisogno di sfidare il Signore, ci ha già dato tutto.
  4. «Signore, salvami!». «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Un grido, una mano che ci afferra e un rimprovero. C’è tutta la storia della nostra piccola e fragile fede. Ma il Signore non viene meno, mai. Lui è fedele.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Nelle difficoltà che incontriamo, rinnoviamo la nostra fiducia nell’intervento del Signore, a modo suo.

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2. introduzioni – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

Noi attribuiamo a Dio le immagini che ci siamo fatte di lui. Dio è diverso da come lo immaginiamo e va anche oltre qualunque schema teologico. Lungo la storia di Israele il Signore si è rivelato progressivamente, ma solo in Gesù noi abbiamo conosciuto il suo vero volto. La Parola di Dio e l’Eucaristia ci conducono nel cammino della nostra vita a conoscerlo sempre più profondamente, fino a quando lo vedremo faccia a faccia.

PRIMA LETTURA

Fèrmati sul monte alla presenza del Signore.

Elia aveva creduto in un Dio forte, tremendo, che annienta i nemici. Il Signore lo conduce all’Oreb e gli chiede di cambiare il suo modo di pensare Dio. Quel Dio che a Mosè si era rivelato nel fuoco e nel tuono, ora a Elia si rivela in un sussurro di silenzio. Israele avrà a disposizione questi due volti di Dio, in attesa della sua manifestazione in Gesù.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Paolo, dopo aver presentato i grandi doni di Dio in Cristo, comunica ai Romani la sua grande sofferenza: i suoi fratelli Israeliti hanno rifiutato Cristo e il Vangelo. Israele è il popolo privilegiato da Dio, ma i privilegi non sono bastati per riconoscere il Figlio di Dio. Paolo però non perde la speranza che un giorno il riconoscimento ci sarà.

VANGELO

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Il centro di questo racconto non è il «miracolo», ma la situazione di prova in cui, quando Matteo scrive, si trovano i discepoli, sballottati dalle onde della persecuzione e dall’assenza fisica di Gesù. Il Maestro si presenta e chiede di essere riconosciuto. La strana richiesta di Pietro rappresenta il bisogno della Chiesa intera di andare incontro al Signore con fede.

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4. Letture – 9 AGOSTO 2026 – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

9 AGOSTO 2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«SIGNORE, SALVAMI!»

PRIMA LETTURA

Fèrmati sul monte alla presenza del Signore.

Elia aveva creduto in un Dio forte, tremendo, che annienta i nemici. Il Signore lo conduce all’Oreb e gli chiede di cambiare il suo modo di pensare Dio. Quel Dio che a Mosè si era rivelato nel fuoco e nel tuono, ora a Elia si rivela in un sussurro di silenzio. Israele avrà a disposizione questi due volti di Dio, in attesa della sua manifestazione in Gesù.

Dal primo libro dei Re             1Re 19,9a.11-13a

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 84 (85)

R. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

SECONDA LETTURA

Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Paolo, dopo aver presentato i grandi doni di Dio in Cristo, comunica ai Romani la sua grande sofferenza: i suoi fratelli Israeliti hanno rifiutato Cristo e il Vangelo. Israele è il popolo privilegiato da Dio, ma i privilegi non sono bastati per riconoscere il Figlio di Dio. Paolo però non perde la speranza che un giorno il riconoscimento ci sarà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani     Rm 9,1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola. (Cf. Sal 129,5)

Alleluia.

VANGELO

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Il centro di questo racconto non è il «miracolo», ma la situazione di prova in cui, quando Matteo scrive, si trovano i discepoli, sballottati dalle onde della persecuzione e dall’assenza fisica di Gesù. Il Maestro si presenta e chiede di essere riconosciuto. La strana richiesta di Pietro rappresenta il bisogno della Chiesa intera di andare incontro al Signore con fede.

Dal Vangelo secondo Matteo     Mt 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore.