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1. ORAZIONI – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

Antifona

I miei occhi sono sempre rivolti al Signore:
egli libera dal laccio il mio piede.
Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo. (Cf. Sal 24,15-16)
Non si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, fonte di misericordia e di ogni bene,
che hai proposto a rimedio dei peccati
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
accogli la confessione della nostra miseria
perché, oppressi dal peso della colpa,
siamo sempre sollevati dalla tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, sorgente della vita,
che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia,
concedi al tuo popolo di confessare
che Gesù è il salvatore del mondo
e di adorarti in spirito e verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Per questo sacrificio di riconciliazione, o Padre,
rimetti i nostri debiti
e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

«Chi berrà dell’acqua che io gli darò», dice il Signore,
«avrà in sé una sorgente che zampilla per la vita eterna». (Cf. Gv 4,14)

Oppure:

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi                                                                                                                                                                                                    . (Sal 83,4-5)

Dopo la comunione

O Dio, che ci nutri in questa vita
con il pane del cielo, pegno della tua gloria,
fa’ che manifestiamo nelle nostre opere
la realtà presente nel sacramento che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

ORAZIONE SUL POPOLO

Guida, o Signore, i cuori dei tuoi fedeli:
nella tua bontà concedi loro la grazia
di rimanere nel tuo amore e nella carità fraterna
per adempiere la pienezza dei tuoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

COMMENTO

Al tempo della vita pubblica del Signore Israele era diviso in tre regioni: la Galilea al nord ricca di acqua e di verde con una fiorente agricoltura ed aperta alle novità culturali del tempo; la Samaria che godeva di una situazione di benessere ma macchiata dalla eresia samaritana tanto odiata e disprezzata dall’ebraismo tradizionale; infine c’era la Giudea terra povera ed arida arroccata attorno al culto del Tempio e strettamente controllata e sfruttata da coloro che tiranneggiavano la religione e tutto l’indotto legato all’osservanza maniacale della Legge.
Giovanni il Battista era già stato neutralizzato e rinchiuso nella solitudine della prigione del Macheronte.
In compenso la fama della prima predicazione del Nazareno aveva già turbato i detentori dell’ortodossia ufficiale che avevano attivato tutti i mezzi di controllo e di repressione. Il Signore fiuta il pericolo e decide di ritornare nella sua Galilea ad aspettare tempi migliori.
Stranamente decide di farlo passando attraverso la Samaria che per un ebreo era notoriamente un terreno pericoloso a motivo dell’odio profondo che covava fra ebrei e samaritani.
La radice che lo  alimentava era la più radicale e pericolosa di tutte perché affondava su motivazioni religiose. I samaritani accettavano solo il Pentateuco ed inoltre adoravano Jahweh sul Garizim in compagnia di altre cinque divinità , con relativi templi e culti, su altri cinque monti della Samaria. Erano quindi idolatri da disprezzare e da eliminare.
Il Signore è consapevole di questo, ma affronta il rischio. Evita i villaggi, perché troppo pericolosi,  e si ferma per riposare nella località di Sichar dove da secoli c’era la cosiddetta sorgente di Giacobbe da cui si disseta e presso cui ha uno dei più belli incontri descritti dai Vangeli.
Arriva una samaritana. È donna, adultera e scismatica. Tre motivi che la rendono esecrabile, impura e da evitare. Gesù, invece, intesse un dialogo con lei di fronte ai discepoli allibiti. La sua empietà religiosa, la sua condotta immorale non hanno spento nel suo cuore il desiderio di attingere al pozzo della tradizione riempiendo la giara della sua esistenza con qualcosa di stagnante, come l’acqua del pozzo , pur di avere un qualcosa a cui aggrapparsi per sopravvivere.
Gesù non la respinge anzi le propone di cambiare l’acqua essenziale per continuare a vivere. Le offre non acqua stagnante ma quella zampillante che sgorga da un cuore innamorato che le ridona la sua dignità di essere donna.
Nel Vangelo di Giovanni questo termine ricorre solo tre volte e significa “moglie”. La prima volta viene pronunciata a Cana nei riguardi di Maria additata come moglie fedele. La seconda a Sichar  nei riguardi della samaritana per simboleggiare la sposa che si redime. La terza ha per soggetto Maria Maddalena la sposa del dopo Resurrezione che diventa testimone ed annunciatrice del Regno.
Nella Scrittura il ruolo di moglie compete ad Israele perché accettando l’Alleanza ha contratto matrimonio co Dio.
Ad una donna, ritenuta da tutti abominevole, il Signore annuncia che è anche lei figlia di un Padre buono, che non può essere incapsulato nei precetti di una legge, né tumulato fra le mura di un tempio o di un culto senza anima, ma solo in un cuore, magari ferito ed umiliato dal peccato, ma sempre riscaldato dalla speranza di una conversione alimentata  e sostenuta solo dalla certezza dell’Amore. Un amore che abbraccia tutti e non è di proprietà esclusiva di nessuno.
Esso sgorga dal cuore di un Padre che ci ama al di là dei nostri meriti, condotte sbagliate o debolezze.
Il perdono di Dio c’è sempre. Basta volerlo.

MEDITAZIONE

Commentando solo parzialmente questo brano ricchissimo, ci fermiamo su alcuni aspetti. Iniziamo con due premesse.
La prima. Nel vangelo di Giovanni i «fatti» raccontati nascondono una rivelazione «profonda». Il brano della samaritana racconta l’incontro tra Gesù e una donna di Samaria, ma dice anche chi è Dio e cosa desidera, chi è Gesù, quale dono è venuto a portare, cosa sono chiamati a fare gli apostoli, a chi è destinato il messaggio evangelico e il dono di Gesù, quale cammino bisogna fare per arrivare alla fede…
La seconda. Questo racconto va compreso in tre tem- pi: l’incontro di Gesù con la samaritana; la predicazione del vangelo fatta ai samaritani e ai pagani e la loro risposta di fede al tempo degli apostoli; il messaggio evangelico che arriva a noi oggi.
Nel primo momento dell’incontro, Gesù rivela la sua missione ma la donna non capisce affatto il messaggio del Signore sul dono che è venuto  a portare a tutti: l’acqua viva (per la samaritana è la rivelazione su Dio; per i primi cristiani e per i credenti di oggi è lo Spirito Santo che agisce in noi) che estingue la sete di Dio e di vita piena in questo mondo. Lei si preoccupa solo di chiedere la soluzione del suo problema materiale: non essere più costretta a venire al pozzo. La fede è ancora lontana.
Poi Gesù segue un’altra strada: la provoca sulla sua situazione irregolare, come quella dell’umanità che ha voluto come mariti tanti idoli, rimanendo delusa. La donna allora approfitta per chiedere la soluzione di un problema secolare tra Giudei e Samaritani: dove abita Dio, a Gerusalemme o sul Garizim (il monte del loro santuario)? Gesù quindi le rivela Dio e l’uomo: Dio è Padre, è spirito e abita dovunque, perciò gli uomini possono incontrarlo sempre e in ogni luogo a patto che vogliano somigliargli e realizzare il suo progetto di salvezza, adorando «in spirito e verità». La donna rimane perplessa e rimanda la sua risposta di fede alla venuta del Messia. E a questo punto Gesù rivela se stesso: sono io il Messia. L’umanità non deve aspettare nessun altro, il Messia è venuto ed è lo stesso Figlio di Dio. Possiamo facilmente intuire come questa risposta di Gesù risuonasse nel cuore dei primi cristiani, specialmente quelli provenienti dall’ebraismo. Noi, cristiani di oggi, possiamo meditare su quanti mariti-idoli ha oggi l’umanità e anche su quanti possono averne le comunità cristiane locali e anche ciascuno di noi.
La donna lascia la sua anfora. Questo particolare ha sempre colpito i commentatori. È il simbolo dell’abbandono della vita vecchia per iniziarne una nuova. Dice perciò che la fede ha fatto breccia nel cuore della samaritana e lei inizia a muovere i primi passi concreti di una credente.
Così andare a chiamare i compaesani è la sua prima risposta di fede. Ella annuncia la propria esperienza e pone una domanda essenziale, in questo modo accende la curiosità dei Samaritani che subito vengono a incontrare direttamente Gesù. Dopo due giorni, non di miracoli ma di ascolto della sua parola, essi arrivano a una professione di fede che supera i loro confini: Gesù è il salvatore del mondo intero. È fede vera. L’evangelista così ha fatto dei Samaritani i rappresentanti di tutti i credenti autentici, quelli che credono non per i miracoli, ma per l’ascolto della Parola.
Gli apostoli, da parte loro, proseguono il faticoso cammino di crescita nella conoscenza di Gesù e nella risposta di fede. Ancora legati agli aspetti materiali della vita, non capiscono qual è il cibo che sostiene il Signore nella sua missione e non riescono a vedere i frutti dell’azione di Gesù verso i Samaritani. Anzi, non possono neanche pensare che essi, considerati eretici dai giudei, possano rappresentare i veri credenti. Gesù invita loro, e tutti i pastori futuri, ad alzare lo sguardo, per vedere i frutti dell’azione di Dio nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo e rendersi conto che ogni pastore ha un duplice compito: raccogliere i frutti delle fatiche di chi li ha preceduti e seminare gratuitamente per il raccolto di chi erediterà la loro missione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù si presenta nella debolezza della sua umanità: stanco e assetato. Chiede qualcosa, ma offre molto di più. Ogni vita spirituale autentica deve fare i conti con l’umanità di Gesù. Chi lo considera lontano, sopra le nuvole, irraggiungibile nella concretezza della propria vita, non lo incontra e non può capire e accogliere i suoi doni.
  2. Gesù vuole incontrare la samaritana e l’aspetta non al tempio, ma al pozzo, un luogo della sua vita quoti- diana. Con questo, l’evangelista vuole forse suggerire qualcosa ai pastori del XXI secolo?
  3. Gesù ha un comportamento strano con la samaritana. Le offre un dono, che lei non desidera perché non lo conosce, non si scoraggia per l’incomprensione, non emette nessuna condanna morale, elogia la sincerità, affida la rivelazione di se stesso a una peccatrice eretica che non ha manifestato volontà di conversione, ma solo l’attesa di un Messia «lontano»… Possiamo chiederci come ci muoviamo noi verso i peccatori e i credenti di altre religioni.
  4. La samaritana somiglia ai primi apostoli: appena incontra Gesù e ha capito qualcosa di lui, immediatamente va ad annunciarlo ai paesani, che forse la emarginavano per la sua condotta di vita. A quante persone parliamo del nostro incontro con Gesù?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

In famiglia o sul lavoro, proviamo a creare o a coglie- re un’occasione per parlare di Gesù.

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2. introduzioni – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

Inizia oggi con la samaritana il trittico dei vangeli battesimali, che continuerà con il cieco guarito e l’amico Lazzaro risuscitato. L’incontro personale e sincero con Cristo porta come frutto la conoscenza più profonda di sé, l’accoglienza del dono dell’acqua viva, che spegne ogni altra sete, e un nuovo rapporto con il Padre, in spirito e verità.

PRIMA LETTURA

Dacci acqua da bere.

Il cammino del popolo d’Israele nel deserto è paradigmatico di ogni cammino di fede. Dopo l’entusiasmo e l’esaltazione iniziale, il popolo sperimenta  le difficoltà. La mancanza di acqua diventa l’occasione per mettere Dio alla prova. In realtà alla prova è la fede di Israele, che in questo episodio viene meno.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

L’apostolo Paolo invita i cristiani a non perdere mai la speranza. Il fondamento della speranza cristiana non risiede nelle opere buone compiute da noi, ma nella fedeltà dell’amore di Dio. Infatti egli ci ha amati quando eravamo peccatori e continua ad amarci, perché è fedele. Il sigillo della fedeltà di Dio è il dono dello Spirito Santo.

VANGELO

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù incontra una donna samaritana. L’evangelista fa di questo incontro uno stupendo simbolo del rapporto tra Dio e l’umanità in Gesù. La samaritana può rappresentare il popolo di Israele, che ha stipulato una alleanza sponsale con Dio, ma non gli è stato fedele. Gesù si presenta nella debolezza di un assetato, che però ha due doni da fare: l’acqua della vita e la rivelazione di sé.

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4. Letture – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

PRIMA LETTURA

Dacci acqua da bere.

Il cammino del popolo d’Israele nel deserto è paradigmatico di ogni cammino di fede. Dopo l’entusiasmo e l’esaltazione iniziale, il popolo sperimenta  le difficoltà. La mancanza di acqua diventa l’occasione per mettere Dio alla prova. In realtà alla prova è la fede di Israele, che in questo episodio viene meno.

Dal libro dell’Èsodo         Es 17,3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».                                                
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 94 (95)

R. Ascoltate oggi la voce del Signore:
     non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

SECONDA LETTURA

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

L’apostolo Paolo invita i cristiani a non perdere mai la speranza. Il fondamento della speranza cristiana non risiede nelle opere buone compiute da noi, ma nella fedeltà dell’amore di Dio. Infatti egli ci ha amati quando eravamo peccatori e continua ad amarci, perché è fedele. Il sigillo della fedeltà di Dio è il dono dello Spirito Santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 5,1-2.5-8

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete. (Cf Gv 4,42.15)


Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù incontra una donna samaritana. L’evangelista fa di questo incontro uno stupendo simbolo del rapporto tra Dio e l’umanità in Gesù. La samaritana può rappresentare il popolo di Israele, che ha stipulato una alleanza sponsale con Dio, ma non gli è stato fedele. Gesù si presenta nella debolezza di un assetato, che però ha due doni da fare: l’acqua della vita e la rivelazione di sé.

Dal Vangelo secondo Giovanni    Gv 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

Forma breve:
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni   Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

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6. Vignetta di RobiHood – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, tu cerchi adoratori in spirito e verità e noi a volte ti abbiamo pregato solo con le labbra. Kyrie eleison.
  • Cristo, hai sete della nostra fede e noi abbiamo cercato di accontentarti con qualche preghiera distratta. Christe eleison.
  • Signore, tu vuoi che facciamo conoscere agli altri il tuo amore e noi ti abbiamo chiuso nelle nostre chiese. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Padre cerca adoratori in spirito e verità. Offriamo a Dio la nostra vita e rinnoviamo la piena fiducia nel suo amore di Padre. Preghiamo insieme e diciamo: Padre della vita, ascoltaci.

  • Perché impariamo a incontrare il Signore Gesù nel- le diverse situazioni della vita quotidiana. Preghiamo.
  • Perché cerchiamo in te e nella tua parola l’acqua della vita che soddisfa la nostra sete di felicità. Preghiamo.
  • Perché, mettendo da parte pregiudizi e condanne, andiamo incontro ai nostri fratelli che si sono allontanati da te. Preghiamo.
  • Perché con la grazia dello Spirito Santo diventiamo annunciatori del tuo amore che si è rivelato in Gesù. Preghiamo.

O Padre, tu non fai distinzioni e ami ugualmente tutti gli uomini. Aiutaci a creare una comunità di fratelli che si amino e si aiutino. Per Cristo nostro Signore.

 

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1. ORAZIONI – 1 MARZO 2026 – II DOMENICA DI QUARESIMA

1 MARZO 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

SI SALVA CHI ASCOLTA GESÙ

Antifona

Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, o Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto. (Sal 26,8-9)
Non si dice il Gloria.
Colletta

O Padre,
che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
guidaci con la tua parola,
perché purificati interiormente,
possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che hai chiamato alla fede i nostri padri
e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la vita,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché, accogliendo in noi il mistero della croce,
possiamo essere con lui trasfigurati nella luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Questa offerta, Padre misericordioso,
ci ottenga il perdono dei nostri peccati
e ci santifichi nel corpo e nello spirito,
perché possiamo celebrare degnamente
le feste pasquali.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Questi è il Figlio mio, l’amato:
in lui ho posto il mio compiacimento.
Ascoltatelo. (Mt 17,5)

Dopo la comunione

Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
vogliamo renderti grazie, o Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

ORAZIONE SUL POPOLO

Benedici sempre i tuoi fedeli, o Padre,
perché, aderendo al Vangelo
del tuo Figlio unigenito,
possano desiderare e raggiungere
la gloria manifestata agli apostoli
in tutta la sua bellezza.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 1 MARZO 2026 II DOMENICA DI QUARESIMA

1 MARZO 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

SI SALVA CHI ASCOLTA GESÙ

COMMENTO

Matteo, nel suo Vangelo, elenca quattro monti: quello delle Beatitudini e quello della Risurrezione; quello delle Tentazioni e quello della Trasfigurazione. Le beatitudini rappresentano un assaggio di quello che ci aspetta al momento della nostra resurrezione personale  Le tentazioni sono lo strumento di verifica della serietà’ del nostro impegno di lasciarci trasfigurare dalla nostra fede in Cristo. Nel linguaggio della Scrittura il numero sei ravviva il ricordo della creazione dell’uomo verificatasi, secondo la narrazione del libro della Genesi,  il sesto giorno (Gn  26-31).
Inoltre la Legge del Sinai è stata data a Mosè il 6 del mese di Sivan, secondo la tradizione rabbinica.
La relazione del Nazareno con gli apostoli non è affatto semplice e lineare. Lui parla di Cielo, loro sono radicati nell’umano. Le sue parole divine vengono lette attraverso aspettative appiattite sull’orizzonte del potere, della ricchezza, del benessere e della visibilità.
Il Signore percepisce chiaramente questo equivoco ed allora passa al contrattacco. Sceglie i tre “leaders”, in disparte. Nella solitudine e nel silenzio della montagna, sulla sommità, luogo preferito da Dio per manifestarsi, li guida in una esperienza mistica capace di trasformarli  interiormente abilitandoli a capire il significato autentico del messaggio e della testimonianza del Figlio di Dio.
Purtroppo le sue intenzioni vengono vanificate dalla testardaggine di Simone soprannominato Pietro (di pietra)  e dalla irruenza e presunzione arrivista di Giacomo e Giovanni,  famosi come “boanerghes” (figli del tuono in aramaico).
Nella disposizione della capanne approntate è quella di Mosè, che rappresenta l’osservanza cieca della Legge, ad occupare il posto più importante, supportato dalla presenza del terribile Elia che ha trucidato 450 sacerdoti di Baal che non osservavano i dieci  comandamenti . La cieca osservanza e lo spietato controllo ossessivo, il culto pomposo ma freddo,  rendono inutile il rinnovo ufficiale del riconoscimento del Padre nei confronti del Figlio già avvenuto al momento del Battesimo nel Giordano.
La religione istituzionale, con tutti i suoi strumenti di controllo ed imposizioni,  non lascia spazio nel cuore umano ad una fede incentrata solo sull’amore.
Quanto avviene nel magnifico Tempio di Gerusalemme lo conferma. L’abbondanza dei sacrifici e lo sfarzo del culto non lasciano traccia di conversione.
Sconfortato da tanta ottusità  il Signore getta la spugna. Il riserbo , la non condivisione con altri di quanto avvenuto, risulta essere il male minore in attesa della Risurrezione che sola può intaccare tanta durezza di cuore per aprirlo alla vera fede cristiana.
Forse che l’atteggiamento tenuto dai tre apostoli non è’ paradigmatico anche del nostro limitarci a “sentire” la Parola , senza “ascoltarla” e viverla con coerenza? Non basta bruciare l’incenso per avere il profumo dell’amore di Dio per tutti, nessuno escluso.

MEDITAZIONE

La trasfigurazione, evento strano, che per i sinottici ha un’importanza straordinaria. Qualche studioso dubita che sia avvenuto davvero e lo legge come racconto simbolico. Altri no. In ogni caso per noi è vangelo e tanto basta per cercare di comprendere la bella notizia che ci viene donata.
Gesù aveva annunciato la sua passione, morte e risurrezione. Gli apostoli si erano spaventati, Pietro aveva reagito a modo suo e le aveva buscate di brutto. Gesù pensa bene di dare, solo ai tre più vicini (ma rappresentanti di tutti), un segno su cui riflettere e da cui trarre coraggio (sono gli stessi che terrà vicini, ma non abbastanza svegli, nel Getsemani). Gli altri forse non avrebbero capito o avrebbero potuto equivocare e aspettarsi l’uso di poteri divini per acquistare il regno terreno che sognavano. E questo è anche il motivo per cui i tre non ne potranno parlare agli altri prima della risurrezione.
Le parole che vengono usate per descrivere la «trasfigurazione» sono insufficienti, si capisce solo che Gesù diventa luminoso dal di dentro, facendo sfolgorare anche le vesti. Poi compaiono Mosè ed Elia: rappresentano tutto il Primo Testamento, la Legge e i Profeti, che si inchinano al Messia di cui avevano preannunciato la venuta. La nube luminosa e la voce di Dio ricordano e superano l’esperienza dell’Esodo per annunciare che Gesù non è «solo» il Messia, ma lo stesso Figlio del Padre eterno e bisogna ascoltarlo: difatti Gesù, dando la nuova Legge, completa e sostituisce Mosè e realizza, superandole di molto, le già straordinarie attese dei Profeti.
Secondo i calcoli degli esegeti, questa esperienza sul Tabor avviene durante la festa delle capanne, che gli israeliti celebrano per una settimana all’inizio dell’autunno, per festeggiare i raccolti dell’anno, per ricordare il tempo in cui, camminando verso la Terra Promessa, abitavano in capanne e per anticipare i tempi messianici in cui aspettavano di abitare in capanne preparate da Dio stesso. Per questo Pietro se ne esce con la proposta di preparare tre capanne. Sembra quasi dire: sono felice che il Messia stia proprio qui. Ma forse pensa anche di voler prolungare un evento troppo bello, e la voce dalla nube stronca questo desiderio fin troppo umano, per «ordinare» non di godersi la presenza di Gesù ma di ascoltare la sua parola.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Abramo non aveva tutto chiaro, si è fidato ed è partito. La fede è così. La pretesa di capire tutto prima di muoversi sulle strade del vangelo, nasconde la mancanza di fiducia nel Signore. Invece, chi si fida e parte sperimenterà la presenza e la benedizione del Signore, ogni giorno e in tutte le situazioni.
  2. La chiamata del Signore è santa perché viene da lui e ci rende santi. Se rispondiamo con fede e amore, annunciando e testimoniando il vangelo, incontreremo difficoltà e forse persecuzione, ma in noi risplenderà la vita stessa di Dio e le persone di buona volontà se ne accorgeranno.
  3. L’identità profonda di Gesù è invisibile agli occhi. È così anche per noi. Solo l’occhio della fede è capace di vedere in tutti dei figli di Dio, anche in coloro che non lo sanno o che non lo manifestano nelle parole e nelle opere.
  4. «Ascoltatelo». Non ci viene «naturale» ascoltare Gesù, cioè obbedirgli, perché, con ciò che ci insegna o ci ordina, ci scomoda. Abbiamo bisogno di onestà interiore e di umiltà per riconoscere che, ascoltando altri maestri, siamo andati fuori strada. Solo Gesù ci porta sulla strada della verità e dell’amore, che non vengono mai meno, anche in mezzo alle difficoltà.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ripensiamo a un insegnamento di Gesù che ultimamente abbiamo trascurato e ci impegniamo a viverlo.

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2. introduzioni – 1 MARZO 2026 – II DOMENICA DI QUARESIMA

1 MARZO 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

SI SALVA CHI ASCOLTA GESÙ

I discepoli hanno fatto un lungo percorso nella fede per riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. Noi abbiamo ricevuto la testimonianza della loro fede. Il cammino quaresimale oggi ci chiede di contemplare la gloria del Figlio di Dio, di accogliere nella fede la presentazione che il Padre stesso ne fa e di ascoltare ciò che Gesù insegna, cioè di metterlo in pratica.

PRIMA LETTURA

Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

Con pochi tratti l’autore narra un evento epocale nella storia della salvezza: Abramo riceve una chiamata misteriosa e poco definita, si fida del Signore e parte, dando inizio alla storia della fede. Perché crede fino in fondo, diventa causa di benedizione per sé e i suoi discendenti. Ebrei, cristiani e islamici lo considerano padre nella fede.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 32 (33)

SECONDA LETTURA

Dio ci chiama e ci illumina.

Timoteo guida una comunità che sperimenta difficoltà e persecuzione. Paolo lo incoraggia e lo invita ad accettare le sofferenze derivanti dalla missione di annunciare il vangelo. Il riferimento e il sostegno è Cristo, che gratuitamente ci ha salvati e ci ha chiamati a condividere la gloria della sua risurrezione.

VANGELO

Il suo volto brillò come il sole.

La trasfigurazione è raccontata dai tre sinottici. È il momento culminante della rivelazione dell’identità di Gesù. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, sono convocati per inchinarsi di fronte al Figlio di Dio. I tre apostoli rappresentano tutti i discepoli che ancora non hanno capito fino in fondo chi è Gesù. A sciogliere dubbi e perplessità interviene il Padre stesso che lo proclama suo Figlio e ordina a tutti di obbedirgli.

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4. Letture – 1 MARZO 2026 – II DOMENICA DI QUARESIMA

1 MARZO 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

SI SALVA CHI ASCOLTA GESÙ

PRIMA LETTURA

Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

Con pochi tratti l’autore narra un evento epocale nella storia della salvezza: Abramo riceve una chiamata misteriosa e poco definita, si fida del Signore e parte, dando inizio alla storia della fede. Perché crede fino in fondo, diventa causa di benedizione per sé e i suoi discendenti. Ebrei, cristiani e islamici lo considerano padre nella fede.

Dal libro della Gènesi    Gen 12,1-4a

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
Tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 32 (33)

R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.   R.

SECONDA LETTURA

Dio ci chiama e ci illumina.

Timoteo guida una comunità che sperimenta difficoltà e persecuzione. Paolo lo incoraggia e lo invita ad accettare le sofferenze derivanti dalla missione di annunciare il vangelo. Il riferimento e il sostegno è Cristo, che gratuitamente ci ha salvati e ci ha chiamati a condividere la gloria della sua risurrezione.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo    2Tm 1,8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!». (Cf. Mc 9,7)


Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Il suo volto brillò come il sole.

La trasfigurazione è raccontata dai tre sinottici. È il momento culminante della rivelazione dell’identità di Gesù. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, sono convocati per inchinarsi di fronte al Figlio di Dio. I tre apostoli rappresentano tutti i discepoli che ancora non hanno capito fino in fondo chi è Gesù. A sciogliere dubbi e perplessità interviene il Padre stesso che lo proclama suo Figlio e ordina a tutti di obbedirgli.

Dal Vangelo secondo Matteo         Mt 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore