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2. Letture e introduzioni – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

(Giornata mondiale del migrante e del rifugiato)

Inizia il Tempo ordinario. Anche quest’anno nella seconda domenica ci viene proposto un brano dell’apostolo Giovanni, che si è incontrato per primo con Gesù insieme ad Andrea. Essi passano con lui tutto un pomeriggio e ricorderanno per sempre quest’incontro. Erano le 16, cioè l’ora decima, l’ora della pienezza. È adesso, con questo invito, che Gesù dà inizio alla vita pubblica, coinvolgendo i primi apostoli.

PRIMA LETTURA

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.           

È la nota chiamata di Dio a Samuele, destinato a diventare profeta nel popolo di Israele. La voce di Dio era rara in quel tempo. Samuele riceve una chiamata personale e diventa ambasciatore di Dio.

 Dal primo libro di Samuele.                                                                             1Sam 3,3b-10.19

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!».
Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!».
Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”».
Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuèle, Samuèle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                         Dal Salmo 39 (40)

Il salmista si mette interamente nelle mani del suo Dio, che lo ha chiamato e lo ha mandato ad annunciare la sua giustizia. Ma è Gesù che può più di ogni altro immedesimarsi con le parole di questo salmo.

Rit. Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.

Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

SECONDA LETTURA

I vostri corpi sono membra di Cristo.               

Per cinque domeniche la Chiesa ci invita a leggere alcuni brani tratti dalla lettera ai Corinzi. In quegli anni Corinto era una grande e sviluppata città greca, città evoluta, ma anche disinvolta e problematica nei suoi comportamenti morali.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                        1Cor 6,13c-15a.17-20

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                               Gv 1,41.17b

Alleluia, alleluia.

«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.

Alleluia.

VANGELO

Videro dove dimorava e rimasero con lui.               

Giovanni Battista indica Gesù ad Andrea e Giovanni, due dei suoi discepoli, e li invita a seguirlo. I due entrano in dialogo con Gesù e passano l’intera giornata con lui. Giovanni ricorderà esattamente l’ora di questo primo incontro.  

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                       Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 17 gennaio 2021


17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’evangelista Giovanni racconta il primo contatto che lui e Andrea hanno avuto con Gesù. Un episodio che ha tutta l’apparenza di una vicenda normale di conoscenza e di amicizia, ma che rappresenta invece l’inizio della predicazione del regno di Dio e la chiamata dei primi apostoli. È il primo incontro pieno di fascino con Gesù dei due futuri apostoli.

 Andrea e Giovanni, i primi due

«Che cosa cercate?». Sono le prime parole che Gesù dice nel Vangelo. Sono parole impegnative e che riguardano anche ciascuno di noi. «Che cosa cercate?»: i due apostoli, finora discepoli del Battista, vogliono dare un senso pieno alla loro vita, che è orientata all’attesa del messia. «Venite e vedrete»: stare con Gesù in questa forma amichevole per tutto un pomeriggio è stato certamente per i due apostoli un’esperienza indimenticabile. Basterebbe molto di meno per innamorarsi definitivamente di Gesù.
«Dove dimori?», chiedono Giovanni e Andrea. E la domanda fa pensare al desiderio di conoscerlo meglio, ma forse anche al bisogno di essere rassicurati, prima di passare dalla sequela di Giovanni Battista a quella con Gesù. Vogliono rendersi conto di persona, avere una conoscenza diretta di questo nuovo maestro a cui il Battista li indirizza. «Venite e vedrete», risponde Gesù. E passeranno insieme l’intero pomeriggio. Giovanni potrà scrivere a distanza di anni: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1-3).

 Il passaparola

Giovanni Battista manda due dei suoi discepoli a incontrare Gesù. Lo presenta a loro come l’«Agnello di Dio». È un’immagine che Isaia ha attribuito molti secoli prima al messia. L’agnello è un animale mite, veniva sacrificato quotidianamente nel tempio ed era icona dell’agnello pasquale, quando gli ebrei erano fuggiti dall’Egitto. L’agnello nel giorno del Kippur liberava il popolo dai peccati.
Non è propriamente adesso che Giovanni e Andrea diventano apostoli al seguito di Gesù, ma è già l’inizio di una sequela. Gli apostoli appaiono disponibili e interessati. C’è curiosità attorno alla persona di Gesù. Ben presto li inviterà a lasciare tutto per stare con lui.
Chiamata, sequela, vita di comunità e missione sono le caratteristiche principali della vita cristiana. Tutto ciò si ricava già da questo racconto: c’è la freschezza del primo incontro, c’è il clima che si respira quando ci si incontra con Gesù.
Ma questi due si confidano con i loro amici. Andrea parla di Gesù al fratello Simone. Erano pescatori. Più tardi  lo presenterà a Gesù, che gli cambierà il nome in Pietro, per indicare la nuova vita a cui viene chiamato.

 La chiamata di Samuele

La prima lettura racconta la chiamata di Samuele. È un brano molto conosciuto ed è uno dei più presentati ai ragazzi del catechismo. Samuele viene presentato un po’ come il modello per ogni ragazzo ben fatto, pronto e disponibile.
Figlio di Anna, Samuele è nato per intervento speciale di Dio. Si manifesta sin da subito un ragazzo docile e obbediente e sarà un profeta che vivrà interamente a servizio di ciò per cui Jahvè lo ha scelto. Sarà profeta-giudice in Israele e durante la sua vita si aprirà un nuovo capitolo della storia di Israele. Saul, il primo re, verrà indicato e consacrato da Samuele, e Israele passerà dall’essere una popolazione tribale a una monarchia.
La chiamata di Samuele è singolare e in qualche modo paradigmatica di ogni chiamata. Jahvè gli si fa vicino e gli confida ciò che in un certo senso lo angustia e che Samuele sarà invitato a riparare: la gestione religiosa di Eli e il cattivo comportamento dei suoi figli. Quella di Samuele è chiaramente una chiamata per un compito, una missione.
Anche oggi, come al tempo di Samuele e di Gesù, ogni battezzato è chiamato.
Ha scritto un giovane a un periodico cattolico: «Da quando ho capito che Dio esiste, ho anche capito e deciso che l’unica cosa che potevo fare era vivere per lui».
Al convegno lombardo su Educare i giovani alla fede ha detto il cardinal Martini: «Se volessimo interrogare i discepoli chiedendo: Cercate di descriverci l’esperienza che si è mossa dentro di voi, penso che insisterebbero sull’esperienza dell’andare un po’ fuori di sé, un po’ fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno». E non stupisce che chiunque abbia fatto questa esperienza forte, ne ricordi spesso anche il momento preciso, il giorno, l’ora.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Un ragazzo ventenne, di nome Luigi Martin, si presentò al convento Grand Saint Bernard nelle Alpi francesi. Chiese al superiore di entrare nella congregazione. Il superiore, dopo aver conosciuto meglio il carattere e le capacità del ragazzo, disse: «Dovresti scegliere un’altra strada nella vita». Qualche anno più tardi, sempre in Francia, una giovane di nome Zelia Maria Guérin venne al convento delle Suore della Carità e chiese di poter entrare nella congregazione. Dopo un lungo colloquio la superiora, anche se aveva di fronte una ragazza buona e religiosa, le diede una risposta negativa: «II tuo posto non è qui. La tua vocazione è quella di mettere su una buona famiglia cristiana». Passò qualche anno. Luigi, che non era stato ammesso alla congregazione, conobbe Zelia Maria, s’innamorò di lei e la sposò. Ebbero cinque figlie che educarono con cura. Tutte e cinque divennero brave suore, e una anche santa: Teresa di Gesù Bambino. Anche Luigi e Zelia Maria sono stati proclamati santi nel 2015 da papa Francesco.

18-25 GENNAIO: SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Giovanni XXIII ai parroci di Roma (febbraio 1959): «Noi non cercheremo di sapere chi ha avuto torto, non cercheremo di sapere chi ha avuto ragione, diremo solamente: riconciliamoci!».
«Alcuni affermano: dato che da secoli siamo separati, ci vorranno secoli perché si realizzi l’unità in una sola chiesa. Ma possiamo dire di vivere il vangelo ritardando così l’unità della comunità dei battezzati? Noi siamo le vittime di un divorzio vecchio di quattro secoli e mezzo. Questa riconciliazione noi la vogliamo subito, a breve sca­denza. Non rassegniamoci mai allo scandalo della separazione fra cristiani» (Frère Roger Schultz, fondatore di Taizé).

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4. Parola da Vivere – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

COMMENTO

La chiamata di Samuele è una bellissima icona della vocazione di ciascuno di noi. Una buona predisposizione all’ascolto e una aperta disponibilità a mettersi a servizio del Signore e dei fratelli aprono la strada alla voce del Signore, che chiama per nome, per affidare una missione. Il Signore conosce il vero nome di ciascuno di noi e in esso è scritto tutto ciò che noi possiamo compiere come veri figli di Dio. E quando il Signore ci chiama e rispondiamo di sì, noi abbiamo la luce interiore sufficiente per comprendere chi siamo e quale bene siamo capaci di realizzare nella nostra vita. L’esperienza dei primi discepoli chiamati da Gesù ci aiuta ad allargare ulteriormente il tema della vocazione.
La meditazione può correre e approfondirsi, concentrandosi sui verbi. Il Battista sta, ha ormai concluso la sua missione, ma fissa lo sguardo su Gesù, che invece passa e ha molta strada da percorrere, e lo riconosce come «Agnello di Dio». L’evangelista, ponendo questo appellativo sulla bocca del Battista, anticipa l’opera salvifica di Gesù, che è chiamato a sostituire definitivamente gli agnelli pasquali degli ebrei, salvando l’umanità dalla schiavitù del peccato. I discepoli di Giovanni, accolto l’annuncio che il Messia atteso è ormai arrivato, senza indugio lasciano il Battista e seguono il vero e definitivo Maestro. Gesù, chiedendo «che cosa cercate?», li aiuta a riconoscere il loro desiderio più profondo ed essi lo esprimono con una nuova domanda: «dove dimori?». Questo verbo, che in greco suona “ménein”, è ripetuto qui tre volte (dimori, dimorava, rimasero), ma in Gv 15,4-10, è ripetuto dieci volte. Si traduce con abitare, dimorare, rimanere. È il verbo che Giovanni usa per dire che Gesù abita nel Padre e il Padre abita in lui…, che i discepoli devono abitare in lui…, che le sue parole devono abitare in loro…, che il Padre e lui abiteranno nei discepoli. Si capisce allora che i discepoli chiedono a Gesù di indicare non la sua casa di mattoni, ma la casa spirituale. E dal momento che escono da quell’incontro con la chiara convinzione che Gesù è il Messia, possiamo pensare che nelle ore passate con loro (Giovanni ricorda con precisione e forse con un po’ di nostalgia l’ora precisa dell’incontro) Gesù ha iniziato a farsi conoscere e a presentare loro il Padre.
Andrea appena vede suo fratello, che certamente condivideva con lui l’attesa, lo investe con una comunicazione esplosiva: abbiamo trovato. E Gesù, nel momento in cui vede Simone, fissa lo sguardo su di lui, come chi lo conosce profondamente, e gli dà un nome nuovo. Gesto che esprime il potere di Dio e del re, i quali nel Primo Testamento, dando un nome nuovo, conferivano una nuova identità e una nuova missione. È proprio quello che fa Gesù, che riassume in sé il potere del Figlio di Dio e del Messia-Re, nei confronti di Pietro. È chiaro che i cristiani che leggono il vangelo sanno benissimo che qui è prefigurata la missione di Pietro di guidare la Chiesa dopo la partenza di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il Battista indica Gesù e i suoi discepoli lo seguono È bello indicare ad altri che la risposta alla loro ricerca di vita si trova in Gesù.
  2. «Che cosa cercate?». È una domanda semplice e profonda. Proviamo a dire a noi stessi e al Signore cosa stiamo «cercando» in questo momento della nostra vita, in che cosa riponiamo la fiducia per una vita più piena e “utile” a noi e agli altri.
  3. «Venite e vedrete». È l’invito di Gesù a noi, per farci sperimentare l’amore del Padre. È l’invito che dobbiamo fare a chi cerca il Signore e poi condurlo a sperimentare nella nostra comunità cristiana l’amore fraterno, frutto dell’amore di Dio.
  4. «Tu sei Simone…; sarai chiamato Cefa». Pietro capirà questo nome, quando servirà la Chiesa. Il Signore ha un nome nuovo per noi, che indica la nostra vocazione e la nostra missione nella Chiesa e nel mondo. La strada per scoprirlo e per viverlo è il servizio ai fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Individuiamo il più forte desiderio che abbiamo ora e verifichiamo se corrisponde al vangelo.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci inviti ogni giorno a seguirti per costruire il tuo regno, abbi pietà di noi.
  • Cristo Signore, perdona la nostra poca generosità nel fare la tua volontà, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami a condividere la tua predicazione, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi. «Venite e vedrete», dice Gesù ai primi apostoli. Preghiamo, perché anche noi possiamo incontrarlo e diventare suoi discepoli.

Preghiamo insieme e diciamo: Rimani con noi, Signore.

  • Per la Chiesa, promuova per tutti occasioni di incontro e di conoscenza del Signore Gesù e della sua parola, preghiamo.
  • Per i giovani d’oggi: pur vivendo in una società dai mille condizionamenti, si rendano disponibili a scoprire la loro vocazione, preghiamo.
  • Per tutti i nostri ragazzi: come Samuele siano attenti e docili nell’ascolto della voce del Signore, preghiamo.
  • Per noi qui riuniti e per la nostra comunità, perché ci rendiamo assidui frequentatori di ogni iniziativa che ci dia l’opportunità di approfondire la persona del Signore Gesù, preghiamo.

Celebrante. O Padre, Giovanni ha mandato due dei suoi discepoli a incontrare Gesù: fa’ che anche noi sappiamo indicare la strada che conduce all’incontro con lui, che vive e regna nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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Recensione del libro “Al servizio del dono” di Paolo Tomatis

Al servizio del dono

Paolo Tomatis – intervista

(Settimanale Il Ponte 10.01.2021)

II “nuovo” Messale: i cambiamenti, le motivazioni, le speranze. Parla l’esperto

Non è precisamente un nuovo Messale ma la riedizione di quello voluto da Paolo VI. Si tratta comunque di un’opera alla quale si è lavorato per 20 anni. Proprio questa lunga attesa interroga e incuriosisce le persone: quali novità contiene, quali modifiche e cosa comporta la sua introduzione per la liturgia e per la vita delle persone e dei fedeli?

Don Paolo Tomatis non è soltanto un grande esperto in materia di Liturgia e collaboratore alla redazione del Messale. Docente di liturgia presso l’Istituto di liturgia Pastorale Santa Giustina di Padova (lo stesso cui hanno studiato don Giuseppe Vaccarini, don Andrea Turchini e don Marcello Zammarchi, solo per citare alcuni nomi di sacerdoti riminesi conosciuti), ha di recente pubblicato Al servizio del dono (Elledici), una raccolta di articoli pubblicati sul settimanale diocesano torinese “La voce e il tempo”, sul tema della nuova edizione del Messale, un testo chiaro e fruibile a tutti, anche non esperti.

Don Tomatis è stato l’ospite centrale della puntata de “I Giorni della Chiesa” di IcaroTV tutta dedicata al Messale.

Parliamo dall’inizio, don Tomatis. Che cos’è un Messale?

“11 Messale è un libro liturgico utilizzato durante la messa, all’inizio nel luogo dove il presbitero presiede, dall’offertorio in avanti arriva sull’altare. Su questo libro ci sono testi, preghiere e parole da pronunciare, e rubriche, parola che viene dal latino ruber, rosso: indica le cose che si debbono fare. Utilizzato soprattutto dal sacerdote, il Messale contiene però le risposte dell’assemblea, e descrive anche i gesti destinati all’assemblea stessa, per cui possiamo a buon diritto definirlo come il libro liturgico che guida la preghiera dell’eucaristia della Chiesa Vi si trovano le principali preghiere, orazioni, preghiere eucaristiche, disposizione dei gesti, le parti a scelta, le preghiere per ogni giorno del calendario liturgico relativa all’eucarestia, e lo spartito. Tutte le indicazioni per celebrare l’eucaristia secondo indicazioni della Chiesa”.

Quali sono i motivi che hanno portato ad una nuova edizione?

“Sono fondamentalmente tre i motivi che stanno alla base di questo lungo lavoro. La terza edizione latina del libro liturgico del messale è datata 2002. Nascono in latino per diffondersi poi in tutte le nazioni, chiedendo una traduzione dei testi ma anche un adattamento dei gesti e della liturgia, con possibilità cioè di inserire parti proprie della propria cultura e nazione.  Questo lavoro si basava e siamo al secondo motivo sul documento della Congregazione del Culto del 2001 Liturgia autenticam, che richiedeva traduzioni più letterali e più fedeli. Nacque un lungo lavoro di traduzione delle parole e del messale secondo le regole che ci si era poste, e con una traduzione ulteriore, perché la nuova rischiava di risultare più faticosa della precedente all’ascolto. Da qui tutto il lavoro per migliorare dove possibile e dove la traduzione era ritenuta peggiorativa, ritornando alla versione precedente. Il terzo motivo che ha portato al ‘nuovo’ Messale è la nuova traduzione della Bibbia della Cei. Anche la Bibbia periodicamente ‘richiede’ un processo di ritraduzione testi. La precedente versione recepiva già i lezionad della liturgia nel 2008. Nel nostro caso si trattava di coordinare alcune parti della Sacra Scrittura con alcune parti della liturgia: il caso tipico è il Padre Nostro. Si è deciso di integrare nel Messale la nuova traduzione del Padre Nostro, con l’aggiunta dell’anche (come anche noi li rimettiamo) e soprattutto del non abbandonarci alla tentazione. Questo lavoro di traduzione ha comportato il superamento di piccoli scogli. La traduzione letterale della preghiera di consacrazione, ad esempio, avrebbe richiesto di riportare: versato per Poi e peri molti. Dopo lunga discussione, i vescovi italiani hanno chiesto di lasciare intatta la traduzione precedente per non creare divisioni nel cuore della messa e disagi, scelta accolta da Benedetto XVI e dalla Congregazione per il culto”.

Se lo chiedono in tanti, anche trai non addetti ai lavori. Quali sono le maggiori novità contenute nel Messale?

“Alcune era dovute, come inserimento di nuovi santi, pensiamo ai papi, ma anche nuove feste che dovevano essere sottolineate. C’è anche una maggiore apertura all’universalità della Chiesa: nella memoria dei giorni feriali si potrà pregare, ad esempio, per i martiri delle Filippine, dell’Ucraina e dell’Uganda, offrendo alla preghiera delle singole comunità un respiro più universale. In secondo luogo, siamo di fronte a piccole novità testual i. ll’Kyrye eleison è certamente meno intelli Aibile di ‘Signore piet4 tuttavia fa risuonare nel canto una preghiera antica di grande valore ecumenico, che rimanda direttamente ai vangeli, sapendo che già preghiamo nella liturgia con termini ebraici come amen, alleluja e osanna, che non ci siamo troppo preoccupati di tradurre quanto di entrare dentro al testo. In realtà dire ‘Signore pietà’ o ‘lave eleison’ non cambia molto. Rappresenta invece l’occasione di riappropiarci di un gesto che non fa parte semplicemente dei riti penitenziali: stiamo di fronte ad un’immagine del Signore misericordioso, cerchiamo il Suo volto, Signore abbi misericordia diciamolo in italiano o in greco ma ancor meglio cantiamolo. I riti iniziali non debbono essere troppo veloci o ‘giocati’ soltanto nel rapporto vis a vis tra il sacerdote e l’assemblea, ma vissuti tra sacerdote, assemblea e Signore misericordioso. Un’altra novità del Messale è rappresentata dalla formula ‘fratelli e sorelle’: ci rammenta un lingua zio inclusivo e un’attenzione al linguaggio che deve accompagnarsi alla realtà e alle differenze di genere, età, cultura ed etnia tra coloro che vivono l’eucaristia”.

La partitura musicale è un’inutile complicazione o l’indicazione precisa che non riguarda coro ma colui che presiede e risposta assemblea?

“Altre culture (Africa, Spagna, Messicoo Stati Uniti, Romania) sono più preparate di noi ad una voce che quando si fa canto acquisisce solennità e invita a pregare. Non si tratta di cantare di più o tutto ma cominciare a cantare almeno alcune parti: il Santo o Alleluja non ha senso siano pronunciati. Sarebbe come una canzone di Sanremo recitata senza musica: le parole perdono spessore”.

Alcuni sacerdoti della Diocesi si aspettavano segni più evidenti per la Comunione.

“Il Messale sottolinea la possibilità di prendere la comunione sotto le due specie. Inoltre prevede anche l’utilizzo di un’ostia più grande, e di dare rilievo alla frazione del pane, non soffocata dai gesti di pace o altro. Anche le parole sottolineano la maggiore attenzione: dire subito ‘Ecco l’agnello di Dio; per evidenziare il gesto dell’eucaristia che ci apre gli occhi a riconoscere il Signore nel corpo spezzato'”.

C’è chi teme che alcune introduzioni (specie Kyrie eleison) non favoriscano la partecipazione del giovani.

“I giovani sono più allenati ad accogliere il paradigma della differenza, ad entrare dentro un lingua; go ‘altro. Cantano i canti di Taizè pensandoli latino. La vera differenza che intende promuovere il Messale è quella del coinvolgimento sensoriale, e non solo intellettuale. Quando nei riti iniziali ci poniamo davanti allo sguardo del Signore siamo di fronte a una esperienza di Lui. Il nuovo messale ci invita a vivere bene la liturgia, a ritrovare gesti, magari vissuti finora in maniera un po’ scontata, nella loro straordinaria potenzialità.

Paolo Guiducci

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Recensione del libro “Manuele. Il piccolo guerriero della Luce (Nuova edizione)” di Valerio Bocci, Enza Maria Milana

Manuele
Il piccolo guerriero della Luce

(Nuova edizione)

Dal settimanale di informazione della diocesi di Chioggia “Nuova Scintilla”del 10-01-2021

Vive “per sempre”

Manuel Foderà di Calatafimi (TP), un bambino che
«sognava di vivere fino a 150 anni» e, invece, come tanti altri suoi compagni di viaggio, è stato spazzato via da un tumore a soli 9 anni. Il “piccolo guerriero della Luce”, come si autodefiniva, se ne è andato in Cielo il 20 luglio 2010, dopo aver lottato per cinque anni a colpi di chemio, giochi, sorrisi e preghiere contro il neuroblastoma che aveva intaccato il suo bacino. Un bambino normalissimo ma anche molto particolare i per come ha riempito il breve segmento della sua vita e per ciò che ha scritto nei suoi racconti e nelle numerose lettere indirizzate agli amici, ai dottori, ai preti, ai vescovi, al papa emerito Benedetto XVI. E, soprattutto, con il coraggio con cui ha guardato in faccia il male come sanno fare soltanto i piccoli che sono grandi “dentro”.

Lui che voleva vivere fino… a 150 anni, ora vive semplicemente… “per sempre”! In questi giorni è uscita la nuova edizione, dopo il fortunato esordio della prima (6.000 copie vendute). Contiene 32 nuove pagine con le testimonianze di coloro che l’hanno conosciuto personalmente o attraverso la lettura della sua biografia a cura della mamma Enza e di don Valerio Bocci (ex direttore generale ed editoriale della Elledici). La prima edizione del libro è stata presentata anche a Papa Francesco. d. Massimo

ENZA MARIA MILANA E VALERIO BOCCI, Manuel. Il piccolo guerriero della luce, ElleDiCi,Torino ottobre 2020, pp. 255, € 14,90.

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2. Letture e introduzioni – 10 gennaio 2021

10 gennaio

DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Battesimo del Signore

Tu sei mio Figlio, l’amato

Gesù scende nelle acque del Giordano per sottoporsi al battesimo di Giovanni, mettendosi anche lui in fila con i peccatori. Ma quel rito si trasforma subito nella prima manifestazione al popolo di Israele della sua vera identità, in linea con l’Epifania e le nozze di Cana. Riceve dal Padre l’investitura: Gesù è il Figlio, l’amato su cui il Padre ha posto il suo compiacimento. Da questo momento inizia la vita pubblica e Gesù si fa predicatore del regno.

PRIMA LETTURA

Venite all’acqua: ascoltate e vivrete.      

Dio è fedele alle sue promesse e si realizzano. Per questo l’esilio è finito e gli ebrei tornano a Gerusalemme; per questo il trono di Davide avrà un tempo di nuova gloria. Dio non abbandona il suo popolo, ma l’empio abbandoni i suoi cattivi propositi e tutti si aprano al Signore.  

 Dal libro del profeta Isaia.                                                                                           Is 55,1-11

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide.
Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.
Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                               Da Is 12,2-6

Il Salmo riporta una parte del capitolo 12 di Isaia, un annuncio di gioia per il ritorno degli Ebrei dall’esilio. Essi sperimentano ed esaltano la grandezza del Santo d’Israele.  

Rit. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Rendete grazie al Signore
e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore,
perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.

Canta ed esulta,
tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te
è il Santo d’Israele.

SECONDA LETTURA

Lo Spirito, l’acqua e il sangue.

In questa seconda breve lettura, l’apostolo Giovanni ricorda alcune verità importanti: l’amore per i fratelli, l’osservanza dei comandamenti come segno del nostro essere figli in Gesù, la nostra vittoria sul mondo grazie a Gesù che ci ha salvati con il suo battesimo e con la sua morte in croce (con acqua e sangue).

 Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.                                                             1Gv 5,1-9

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                                 Cf Gv 1,29

Alleluia, alleluia.

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

Alleluia.

VANGELO

Tu sei il Figlio mio, l’amato: il te ho posto il mio compiacimento.

È la forma più breve del racconto del battesimo di Gesù. Giovanni preannuncia il messia e lo battezza, mentre i cieli si aprono e si sente la voce del Padre che riconosce in Gesù il Figlio amato, su cui ha posto il suo compiacimento.  

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                        Mc 1,7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 10 gennaio 2021


10 gennaio

DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Battesimo del Signore

Tu sei mio Figlio, l’amato

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Abbiamo appena festeggiato Gesù nella sua nascita, lo abbiamo visto circondato dai pastori, in braccio alla Madre, visitato nel giorno dell’Epifania dai Magi, straordinari cercatori di Dio, e ora quasi d’improvviso l’evangelista Marco ci mette davanti al Gesù adulto, che riceve il battesimo di Giovanni e inizia la vita pubblica.

Anche a Gesù il battesimo cambia la vita

Il battesimo di Gesù è un episodio molto amato sin dall’antichità ed è stato immortalato in molti mosaici e celebri dipinti. È presente in tutti e quattro gli evangelisti ed è citato dallo stesso Pietro negli Atti (10,37-38).
In alcuni film è singolare una delle prime sequenze. La macchina da presa spazia presso l’ansa di un fiume, si abbassa e si posa su un gruppo indistinto. L’obiettivo mette a fuoco lentamente le persone, un volto dopo l’altro, poi si posa su uno di loro, uno dei tanti, ed è Gesù. Anche lui è lì per ricevere il battesimo di Giovanni.
È il messia e il Battista ha parlato di lui, ha invitato ad attenderlo, eppure entra anche lui nell’acqua, riceve anche lui il battesimo di penitenza. Disorienta così il Battista e chi lo aspettava diverso. Gesù si mette in fila con i peccatori, come se si trovasse in coda davanti a un confessionale. Il suo è un atto di abbassamento, così come è stata la sua incarnazione, la nascita a Betlemme nel nascondimento e nella povertà: è in questo modo che ha assunto intera la nostra umanità.
Si sente però la voce del Padre, scende su di lui lo Spirito e inaugura in questo modo il battesimo cristiano nello Spirito Santo e fuoco.
Il battesimo di Gesù è anche la prima esplicita manifestazione della Trinità. Il Padre rivela l’amore unico, specialissimo per il Figlio, la sua identità. Il cielo solennemente si squarcia e scende su Gesù lo Spirito Santo, colui che, sin dalla creazione, è presente nella storia della salvezza ogni volta che Dio si rivela creativo.

Il nostro battesimo       

Non si può vivere questa giornata senza pensare al nostro battesimo, che è stato un atto di accoglienza, di amore, di predilezione di Dio e della Chiesa nei nostri confronti. Eravamo bambini inconsapevoli, ma questo non rende il nostro battesimo meno significativo. Il battesimo non è però solo un rito di accoglienza da parte della Chiesa, non è nemmeno soltanto la festa della vita, il dire grazie a Dio per il dono di una nuova nascita. Il battesimo esige un cambiamento di vita, la conversione, l’assunzione su di sé della stessa missione di Gesù. E tutto questo evidentemente non è possibile in un bambino. Potremmo dire che per ciascuno di noi il battesimo è stato una specie di pacco dono, che però poi molti non si preoccupano di aprire. Con il battesimo siamo chiamati a vivere da adulti la nostra fede, che porta in sé un cammino di impegno, di morte-vita al seguito di Gesù. Cammino faticoso: lo è stato per Gesù che pure non aveva peccato. Ma è anche l’assunzione di una missione: la stessa di Gesù, il grande comunicatore del Padre, il Vangelo fatto uomo.

È l’inizio della vita cristiana  

Molte famiglie chiedono in parrocchia il battesimo per i figli. Alcuni lo fanno per tradizione, altri per non far mancare proprio nulla ai loro figli o per avere una benedizione e festeggiare la nuova nascita. Sono abbastanza rare le famiglie consapevoli del significato del battesimo e non mancano i parroci che si accontentano per non spezzare una canna incrinata, per «non spegnere uno stoppino dalla fiamma smorta» (Is 42,3). D’altra parte è difficile valutare appieno la fede di questi genitori e sembra preferibile non rifiutare la loro richiesta.
Ma molti dei significati e degli impegni che si assumono nel battesimo sono, come dicevamo, improponibili a un neonato. Per questo motivo ogni famiglia e ogni comunità, pur nel rispetto della libertà di ciascuno, deve farsi carico di promuovere per il battezzato un cammino catecumenale post-battesimale, in modo che possa appropriarsi di ciò che è avvenuto in lui per puro dono di Dio e della comunità cristiana. L’attuale rito del battesimo prevede che per tre volte i genitori esprimano pubblicamente il compito di assumersi in prima persona la crescita nella fede del loro bambino.
Se si battezza male, non si evangelizza. E se vogliamo essere missionari e far crescere la Chiesa, si deve battezzare meglio. Il battesimo di Gesù gli ha cambiato la vita: anche i nostri battesimi dovrebbero lasciare un segno, con il passare degli anni nei bambini stessi, subito nella loro famiglia.

 UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

La storia della Chiesa è piena di testimoni coraggiosi, infaticabili, credibili, che hanno seguito le orme del Battista e si sono fatti banditori del Vangelo. Lo spagnolo san Francesco Saverio, uno dei più grandi missionari di ogni tempo, a 35 anni parte per l’Asia e l’India. Muore a soli 46 anni con il desiderio di entrare in Cina. Dal 1541 al 1552, anno della sua morte percorre 80.000 chilometri sulle strade di quel tempo e con quei mezzi di trasporto. Si calcola che abbia amministrato il battesimo a circa 30.000 pagani. Scrisse: «Talmente grande è la moltitudine dei convertiti, che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua».