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3. Annunciare la Parola – 17 gennaio 2021


17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’evangelista Giovanni racconta il primo contatto che lui e Andrea hanno avuto con Gesù. Un episodio che ha tutta l’apparenza di una vicenda normale di conoscenza e di amicizia, ma che rappresenta invece l’inizio della predicazione del regno di Dio e la chiamata dei primi apostoli. È il primo incontro pieno di fascino con Gesù dei due futuri apostoli.

 Andrea e Giovanni, i primi due

«Che cosa cercate?». Sono le prime parole che Gesù dice nel Vangelo. Sono parole impegnative e che riguardano anche ciascuno di noi. «Che cosa cercate?»: i due apostoli, finora discepoli del Battista, vogliono dare un senso pieno alla loro vita, che è orientata all’attesa del messia. «Venite e vedrete»: stare con Gesù in questa forma amichevole per tutto un pomeriggio è stato certamente per i due apostoli un’esperienza indimenticabile. Basterebbe molto di meno per innamorarsi definitivamente di Gesù.
«Dove dimori?», chiedono Giovanni e Andrea. E la domanda fa pensare al desiderio di conoscerlo meglio, ma forse anche al bisogno di essere rassicurati, prima di passare dalla sequela di Giovanni Battista a quella con Gesù. Vogliono rendersi conto di persona, avere una conoscenza diretta di questo nuovo maestro a cui il Battista li indirizza. «Venite e vedrete», risponde Gesù. E passeranno insieme l’intero pomeriggio. Giovanni potrà scrivere a distanza di anni: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1-3).

 Il passaparola

Giovanni Battista manda due dei suoi discepoli a incontrare Gesù. Lo presenta a loro come l’«Agnello di Dio». È un’immagine che Isaia ha attribuito molti secoli prima al messia. L’agnello è un animale mite, veniva sacrificato quotidianamente nel tempio ed era icona dell’agnello pasquale, quando gli ebrei erano fuggiti dall’Egitto. L’agnello nel giorno del Kippur liberava il popolo dai peccati.
Non è propriamente adesso che Giovanni e Andrea diventano apostoli al seguito di Gesù, ma è già l’inizio di una sequela. Gli apostoli appaiono disponibili e interessati. C’è curiosità attorno alla persona di Gesù. Ben presto li inviterà a lasciare tutto per stare con lui.
Chiamata, sequela, vita di comunità e missione sono le caratteristiche principali della vita cristiana. Tutto ciò si ricava già da questo racconto: c’è la freschezza del primo incontro, c’è il clima che si respira quando ci si incontra con Gesù.
Ma questi due si confidano con i loro amici. Andrea parla di Gesù al fratello Simone. Erano pescatori. Più tardi  lo presenterà a Gesù, che gli cambierà il nome in Pietro, per indicare la nuova vita a cui viene chiamato.

 La chiamata di Samuele

La prima lettura racconta la chiamata di Samuele. È un brano molto conosciuto ed è uno dei più presentati ai ragazzi del catechismo. Samuele viene presentato un po’ come il modello per ogni ragazzo ben fatto, pronto e disponibile.
Figlio di Anna, Samuele è nato per intervento speciale di Dio. Si manifesta sin da subito un ragazzo docile e obbediente e sarà un profeta che vivrà interamente a servizio di ciò per cui Jahvè lo ha scelto. Sarà profeta-giudice in Israele e durante la sua vita si aprirà un nuovo capitolo della storia di Israele. Saul, il primo re, verrà indicato e consacrato da Samuele, e Israele passerà dall’essere una popolazione tribale a una monarchia.
La chiamata di Samuele è singolare e in qualche modo paradigmatica di ogni chiamata. Jahvè gli si fa vicino e gli confida ciò che in un certo senso lo angustia e che Samuele sarà invitato a riparare: la gestione religiosa di Eli e il cattivo comportamento dei suoi figli. Quella di Samuele è chiaramente una chiamata per un compito, una missione.
Anche oggi, come al tempo di Samuele e di Gesù, ogni battezzato è chiamato.
Ha scritto un giovane a un periodico cattolico: «Da quando ho capito che Dio esiste, ho anche capito e deciso che l’unica cosa che potevo fare era vivere per lui».
Al convegno lombardo su Educare i giovani alla fede ha detto il cardinal Martini: «Se volessimo interrogare i discepoli chiedendo: Cercate di descriverci l’esperienza che si è mossa dentro di voi, penso che insisterebbero sull’esperienza dell’andare un po’ fuori di sé, un po’ fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno». E non stupisce che chiunque abbia fatto questa esperienza forte, ne ricordi spesso anche il momento preciso, il giorno, l’ora.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Un ragazzo ventenne, di nome Luigi Martin, si presentò al convento Grand Saint Bernard nelle Alpi francesi. Chiese al superiore di entrare nella congregazione. Il superiore, dopo aver conosciuto meglio il carattere e le capacità del ragazzo, disse: «Dovresti scegliere un’altra strada nella vita». Qualche anno più tardi, sempre in Francia, una giovane di nome Zelia Maria Guérin venne al convento delle Suore della Carità e chiese di poter entrare nella congregazione. Dopo un lungo colloquio la superiora, anche se aveva di fronte una ragazza buona e religiosa, le diede una risposta negativa: «II tuo posto non è qui. La tua vocazione è quella di mettere su una buona famiglia cristiana». Passò qualche anno. Luigi, che non era stato ammesso alla congregazione, conobbe Zelia Maria, s’innamorò di lei e la sposò. Ebbero cinque figlie che educarono con cura. Tutte e cinque divennero brave suore, e una anche santa: Teresa di Gesù Bambino. Anche Luigi e Zelia Maria sono stati proclamati santi nel 2015 da papa Francesco.

18-25 GENNAIO: SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Giovanni XXIII ai parroci di Roma (febbraio 1959): «Noi non cercheremo di sapere chi ha avuto torto, non cercheremo di sapere chi ha avuto ragione, diremo solamente: riconciliamoci!».
«Alcuni affermano: dato che da secoli siamo separati, ci vorranno secoli perché si realizzi l’unità in una sola chiesa. Ma possiamo dire di vivere il vangelo ritardando così l’unità della comunità dei battezzati? Noi siamo le vittime di un divorzio vecchio di quattro secoli e mezzo. Questa riconciliazione noi la vogliamo subito, a breve sca­denza. Non rassegniamoci mai allo scandalo della separazione fra cristiani» (Frère Roger Schultz, fondatore di Taizé).

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