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2. Letture e introduzioni – 14 novembre 2021

14 novembre

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giornata Mondiale dei Poveri

Papa Francesco suggerisce che la celebrazione della Giornata Mondiale dei Poveri sia vissuta come momento privilegiato di evangelizzazione. Non dunque come un’occasione per attivare azioni di carità e assistenza, ma strumento pastorale per incoraggiare la comunità a incontrare i poveri, a non farsi estranei al loro cammino di vita con spirito evangelico.
Sono tre le azioni suggerite.
Primo atteggiamento, saper ascoltare il grido dei più poveri, come la Scrittura ci dice faccia Dio.
– Secondo atteggiamento, rispondere a tale grido non per un superficiale senso di pietà, ma con amore, affinché i più poveri non pensino che il loro grido cada nel vuoto anche da parte di Dio.  E questo atteggiamento non sia delegato a qualche gruppo caritativo, ma trovi attenzione d’amore in ogni cristiano.
– Terzo atteggiamento è l’impegno determinato di liberare chi fa più fatica, tendendo concretamente la mano per promuovere ogni sua vera e profonda aspirazione.
La «dimensione della reciprocità» trova riscontro nel logo di questa giornata. C’è una porta aperta e sul ciglio ci sono due persone. Entrambi tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo. In effetti, è difficile comprendere chi tra i due sia il vero povero. O meglio, ambedue sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

Nelle ultime settimane abbiamo conosciuto un Gesù avvincente, che guarisce e proclama l’amore come primo, anzi come unico comandamento, e contrappone ai ricchi e vanitosi scribi la generosità di una povera vedova. Oggi, penultima domenica dell’anno liturgico, la liturgia cambia bruscamente registro e ci presenta le parole impressionanti e profetiche di Gesù che ci invita a metterci di fronte alla fine dei tempi, a vivere la nostra storia con più lucidità, come tempo di attesa e di vigilanza.

PRIMA LETTURA
In quel tempo sarà salvato il tuo popolo.
La visione immaginifica del profeta Daniele è di consolazione per il popolo ebraico che si trova oppresso, ed è un invito a rimanere fedeli nella prova: la persecuzione avrà un termine, sta per realizzarsi il giudizio di Dio. Per dare più forza alle sue parole assicura l’intervento del grande principe, l’arcangelo Michele.

Dal libro del profeta Daniele.                                                                                         Dn 12,1-3

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                                                                    Dal Salmo 15 (16)
Il Signore ci è vicino, ci indica i sentieri della vita, viviamo sicuri alla sua presenza. È lui la nostra eredità e noi attendiamo fiduciosi di poterlo incontrare.

Rit. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
ùdolcezza senza fine alla tua destra.

SECONDA LETTURA
Cristo con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
La lettera agli ebrei paragona il sacerdozio ebraico con quello di Cristo. Essi offrono più volte i loro sacrifici, perché essi non sarebbero mai in grado di eliminare una volta per tutte il peccato, mentre Gesù ci ha salvati dai nostri peccati offrendo se stesso una sola volta e ora siede alla destra di Dio, in attesa che gli sia riconosciuta piena giustizia.

 Dalla lettera agli Ebrei.                                                                                         Eb 10,11-14.18

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.
Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Lc 21,36

Alleluia, alleluia.

Vegliate in ogni momento pregando,
perché abbiate la forza
di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

Alleluia.

 VANGELO
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.
Gesù adotta in questo testo il linguaggio apocalittico del tempo. Parla anche lui di sconvolgimenti cosmici, ma per assicurare la sua venuta finale nella gloria, nella quale raccoglierà tutti i giusti dai quattro angoli della terra. Gesù esorta a preparare questo incontro dando fiducia alle sue parole, e lasciandosi guidare dai segni che invitano all’attesa e alla vigilanza.  

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                   Mc 13 ,24-32

«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 14 novembre 2021

14 novembre

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giornata Mondiale dei Poveri

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Dei novissimi – morte, giudizio, inferno e paradiso –  si parla sempre di meno. E spesso predicatori e catechisti sono accusati di farlo troppo poco. Sono argomenti che per qualcuno sanno di antico; la verità è che sono temi scomodi e un po’ tutti li rimuoviamo volentieri. Ma la parola di Dio oggi più che della nostra fine personale, fa riferimento alla fine del mondo. E ci mette di fronte al termine della storia dell’umanità.

L’apocalisse di Gesù
Le immagini apocalittiche del profeta Daniele sono rassicuranti e affermano che tutti quelli che sono scritti nel libro della vita saranno salvi e «risplenderanno come stelle del cielo». Sono tra le prime affermazioni esplicite sulla risurrezione dei giusti che troviamo nella Bibbia. La certezza che ogni fedeltà non risulterà inutile, che nessuna sofferenza versata per Dio verrà dimenticata.
Anche l’ultima parte del capitolo 13 di Marco è ricco di immagini apocalittiche, che Gesù attinge a piene mani proprio dai profeti dell’Antico Testamento. Gesù parla da profeta e sono espressioni inconsuete sulla sua bocca. Nel suo parlare Gesù fa riferimento alla distruzione del tempio e della città di Gerusalemme da parte dei Romani, insieme alla letteratura apocalittica del tempo delle prime comunità cristiane, che annunciava imminente la fine del mondo. Ma le parole di Gesù, nonostante l’apparente impressione di tragicità, hanno lo scopo di infondere fiducia tra i cristiani.
Lo spunto viene da uno dei discepoli, che uscendo insieme a Gesù dal tempio, dice con ammirazione: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Ma Gesù lo raggela: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». Impressionati da questa risposta, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea al monte degli Ulivi gli domandano: «Quando accadranno queste cose?». E Gesù comincia un lungo discorso, in cui immagini apocalittiche sulla fine del mondo si mescolano a previsioni di tempi difficili di persecuzione e di anticristi.

Farsi trovare pronti per il suo ritorno
La parole profetiche di Gesù si concludono con il brano che viene proposto oggi, in cui si dice che il Figlio dell’uomo verrà sulle nubi con grande potenza e gloria e manderà gli angeli a radunare i suoi eletti dai quattro venti (da tutta la terra, dai quattro punti cardinali). Quindi i giusti non hanno nulla da temere, ma devono solo attendere nella speranza. Perché in quel giorno verrà dato a Gesù tutto ciò che non gli è stato riconosciuto sulla terra. E ogni giusto parteciperà della sua gloria.
Quando avverrà tutto questo? Gesù dice: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte». Il passo rimane ancora oscuro, ma è un invito a vegliare e a scrutare i segni dei tempi. E a farlo con ottimismo, a vivere ogni giorno come tempo di veglia, di attesa, di preparazione. E per togliere ogni ulteriore curiosità, Gesù aggiunge: «Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Il capitolo 13 di Marco si conclude poi con le parole di Gesù: «Quello che dico a voi, lo dico a tutti», quasi a dire che quelle frasi sono dirette espressamente agli uomini di ogni tempo e quindi anche a noi, oggi.

Prepararsi nel tempo
Gesù non intende metterci paura o rovinarci l’esistenza. Ci chiede soltanto di vivere con maggior responsabilità i nostri giorni. Infatti, se ogni cosa ha una fine, un termine, se il mondo non è eterno, occorre pensare al futuro in modo diverso e metterci di fronte al tempo con un atteggiamento di maggior vigilanza, preparando ciò che ci attende, vivendo ogni istante a occhi aperti.
Questo significa avere anzitutto nei confronti del tempo un rapporto diverso. Scrive il cardinal Carlo Maria Martini: «Il tempo, nel suo inesorabile trascorrere, risuona in noi come una continua rivelazione della nostra condizione di essere limitati e avviati impietosamente senza scampo verso la morte. Di questo, in fondo, abbiamo paura e ce ne difendiamo in tutti i modi. Ci difendiamo non pensandoci, rimuovendo l’idea di andare con i nostri pensieri aldilà dell’istante che passa». E riempiamo il tempo di tante cose. Continua il card. Martini: «Sono tanti i modi di riempire il tempo, per illudersi di possederlo: l’accumulo di denaro e la libertà di spenderlo, per dimostrare di essere padroni del tempo mio e di quello degli altri; l’ambizione del dominio, della riuscita, del successo; la ricerca del godimento in ogni forma, il concentrarsi della cura del proprio piacere corporeo, del proprio benessere fisico e psichico».
Gesù ci chiede di essere svegli e nuovi, di preparare la fine del tempo. È il messaggio che ci viene lasciato oggi. Perché, ripetiamo, ci sarà inesorabilmente e realisticamente una fine, sia a livello personale che universale. E, come dice Gesù, sarà il trionfo di Dio, ma anche dell’uomo giusto, perché verrà dato a ciascuno il suo: verrà asciugata ogni lacrima, risanata ogni ferita.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Buon giorno», disse il piccolo principe. «Buon giorno», disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.
Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
«Perché vendi questa roba?», disse il piccolo principe.
«E una grossa economia di tempo», disse il mercante. «Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana».
«E che cosa ne fai di questi cinquantatré minuti?».
«Se ne fa quel che si vuole».
«Io», disse il piccolo principe, «se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio, verso una fontana» (Antoine de Saint-Exupéry).

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4. Parola da Vivere – 14 novembre 2021

14 novembre

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giornata Mondiale dei Poveri

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

COMMENTO

Gesù ha certamente parlato degli ultimi tempi. Gli evangelisti, per riportare i suoi insegnamenti, hanno fatto largo uso del linguaggio e delle immagini prese dalla letteratura apocalittica giudaica.
Dopo il ritorno dall’esilio babilonese, Israele aveva subito persecuzioni feroci con la defezione di molti appartenenti al popolo santo di Dio. Il popolo aveva bisogno di dare un senso alla persecuzione e al ritardo dell’intervento di Dio contro i malvagi persecutori. La letteratura apocalittica cerca di incoraggiare gli israeliti alla fedeltà e annuncia in un primo momento la restaurazione del regno di Davide, in un secondo momento l’intervento di Dio negli ultimi tempi per salvare il suo popolo e per punire i persecutori. Le descrizioni di questo intervento di Dio sono appunto “apocalittiche” (il termine greco significa “rivelazione”) perché rivelano l’intervento di Dio anche attraverso immagini di catastrofi nei cieli e sulla terra, le quali simboleggiano la caduta di tutti gli idoli, raffigurati come astri del cielo.
È quindi “naturale” che gli evangelisti usino le immagini dell’apocalittica giudaica. I loro lettori e ascoltatori le capivano molto bene.
ùL’intenzione di Marco è quella di incoraggiare i cristiani che già sono perseguitati. Il suo racconto quindi non ha nessun desiderio di spaventare, anzi. La parabola del fico che annuncia l’estate dice proprio che arriva la bella stagione, quella dei frutti. Così le catastrofi cosmiche indicano il trionfo di Cristo sugli idoli pagani e aprono l’inaugurazione di cieli nuovi e terra nuova. Intanto la tribolazione frutto della persecuzione continuerà, ma ha un termine. È sicuro che il Signore è presente nella storia e che alla fine verrà visibilmente per radunare tutti i credenti e dare loro il premio della fedeltà.
A tutti viene la curiosità di conoscere il momento in cui ci sarà la manifestazione definitiva di Gesù, ma il Signore non ha nessuna intenzione di soddisfarla. Per questo dice chiaramente che non lo conosce neanche lui. Se accettiamo questa informazione evangelica, capiamo che il figlio di Dio incarnato riceve dal Padre tutto quello che gli serve per realizzare la sua missione ed essere in totale comunione con lui, ma egli non ha curiosità di sorta e non ha nessuna intenzione di chiedere al Padre informazioni inutili. Inoltre, l’espressione di Gesù: «non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga», da una parte fa riferimento all’assedio di Gerusalemme e alla distruzione del tempio, dall’altra dice a tutti che la salvezza si realizza per ogni generazione e nell’arco di vita di ogni persona.
Molti cristiani, quando ascoltano i discorsi di Gesù sugli ultimi tempi, si spaventano, ma è il contrario di quello che intendono Gesù e gli evangelisti. La morte personale e gli ultimi tempi della storia umana sono strettamente collegati, si tratta solo di vedere e decidere da che parte stare, non solo alla fine, ma in tutta la vita. Chi è con Cristo non solo non si spaventa, ma attende con fiducia e speranza il momento in cui potrà sperimentare la gioia senza fine nella Gerusalemme celeste.
Ogni generazione ha i suoi momenti di difficoltà, dolore, sofferenza e persecuzioni, in diversi modi e intensità. La consolazione dei credenti viene dalla fede nella presenza di Cristo risorto che conduce la storia dell’umanità verso la pienezza della salvezza.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La venuta del Signore per il cristiano è salvezza e liberazione per la vita eterna. Comunque molti hanno paura della morte. Perché? La fede è un cammino che progressivamente ci fa vincere ogni paura. Non solo i santi ci sono riusciti, ma anche moltissimi cristiani “normali”.
  2. Non è importante la fine di questo mondo, ma il suo fine: preparare cieli nuovi e terra nuova per la vita eterna di tutti i salvati in Cristo.
  3. Quando avverrà? A Gesù non importava e finché è rimasto in questo mondo non ha voluto questa informazione. Anche noi possiamo renderci conto che sapere qualcosa sul nostro futuro ci toglierebbe libertà e serenità. Non è molto meglio sapere di essere nelle mani di un Padre che ci ama e che si prende cura di ciascuno di noi, sempre e per sempre?
  4. Gesù verrà a raccogliere tutti gli eletti. Ha costruito una comunità di credenti in questo mondo, vuole avere una comunità di glorificati in Paradiso. Evidentemente al Padre e a Gesù piacciono le comunità numerose.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Preghiamo per vincere ogni paura e ottenere dal Signore, quando sarà il momento, il dono di una “buona morte”.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 14 novembre 2021

14 novembre

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giornata Mondiale dei Poveri

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci chiedi di affidarci alla tua parola, abbi pietà di noi.
  • Cristo, l’amore riempia i nostri giorni nell’attesa della tua venuta, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, facci condividere con te l’amore del Padre, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, viviamo nei sentieri del tempo e prepariamo con gioia e nell’operosità, il nostro incontro con Dio. Preghiamo insieme e diciamo:

Fa’ che ti attendiamo, Signore.

  • Per la Chiesa, per chi la guida e per chi opera sul campo, perché nella fedeltà di tutti si realizzi il regno di Dio, preghiamo.
  • Per i governanti e la società civile, perché in una comune collaborazione si costruisca un mondo più a misura dell’uomo, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, perché attenda nella fedeltà e prepari nel tempo il proprio futuro presso Dio, preghiamo.
  • Per tutti noi, affinché l’amore caratterizzi i nostri giorni, e diventi gioiosa la nostra speranza, preghiamo.

Celebrante. O padre, mantienici vigilanti nel vivere con impegno ed entusiasmo i nostri giorni, per condividere la gloria del tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.

 

 

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6. Vignetta di RobiHood – 14 novembre 2021

14 novembre

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giornata Mondiale dei Poveri

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 7 novembre 2021

7 novembre
32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
La generosità di due vedove

Protagoniste di questa domenica sono due vedove. Due donne generose e povere. La prima è una straniera che soccorre il profeta Elia in territorio pagano mentre è in fuga dalla regina Gezabele. L’altra vedova viene vista da Gesù mentre compie un gesto di grande generosità nel tempio: offre a Dio solo due monetine, ma è tutto ciò possiede e che le sarebbe servito per vivere. Quasi a contrasto con la figura di queste due donne, nella versione lunga del Vangelo di oggi, Gesù sferza e condanna con parole roventi l’ambizione, il lusso e la superbia degli scribi.

PRIMA LETTURA
La vedova fece con la farina una focaccia e la portò a Elia.
La regione di Sidone è attraversata da un periodo di carestia e siccità. Anche il profeta Elia è coinvolto in questo difficile momento e chiede soccorso a una vedova, che si fida delle sue parole, gli porta l’acqua e divide con lui un pugno di farina e un po’ d’olio che le rimangono in casa.

Dal primo libro dei Re.                            1Re 17,10-16
In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE             Dal Salmo 145 (146)
Il salmistra sottolinea l’attenzione grande e la bontà di Dio verso ogni situazione di povertà o di svantaggio di fronte alla vita. Dio protegge l’orfano e la vedova, provvede all’affamato.
Rit. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA
Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.
La lettera agli ebrei paragona il sacerdozio ebraico con quello di Cristo. Essi offrono più volte i loro sacrifici, ma non versano il loro sangue, bensì quello delle loro vittime. Gesù invece ha offerto se stesso una volta per tutte, offrendo se stesso come vittima per annullare il nostro peccato.

Dalla lettera agli Ebrei.          Eb 9,24-28
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.
E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO            Mt 5,3
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

VANGELO
Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
Gesù di fronte al tesoro del tempio osserva il comportamento degli scribi e ne condanna l’ambizione e l’avidità. Nello stesso tempo fa l’elogio di una povera vedova che generosamente offre al tempio il pochissimo che possiede.
* Tra parentesi [   ] la forma breve.
Dal Vangelo secondo Marco.                     Mc 12,38-44
[In quel tempo, Gesù] [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
[Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».]
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 7 novembre 2021

7 novembre
32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
La generosità di due vedove

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La domenica ci propone quasi in parallelo due gesti di particolare generosità di due donne vedove. La prima soccorre Elia in fuga verso il nord perché braccato da Gezabele, moglie straniera del re Acab, che ha introdotto nel paese il culto a Baal. Elia ha mandato sul paese carestia e siccità, ma ne rimane lui stesso vittima. In terra straniera chiede aiuto a una povera vedova, che gli mette a disposizione tutto ciò che ha, un po’ d’acqua e una manciata di farina. La seconda vedova getta nel tesoro del tempio solo due monetine, ma Gesù la vede e ne fa l’elogio. E contrappone la sua generosità alla vanità degli scribi.

L’offerta di una povera vedova
Gesù entra nel tempio di Gerusalemme e si mette di fronte al “tesoro”, che era una sala del cortile interno, dove anche le donne potevano entrare. Qui vi erano tredici recipienti a forma di imbuto rovesciato per raccogliere le offerte dei fedeli. Vede che i ricchi depositano vistosamente molte monete. E nota anche una vedova che posa solo pochi spiccioli. Questa vedova compie il suo gesto quasi di nascosto, forse con vergogna. Ma Gesù dice che nella sua miseria ha dato tutto, tutto quanto aveva per vivere. Vede nel suo gesto un cuore grande e lo dice forte a tutti, e ne fa l’elogio pubblico.
Di questa vedova non si sa altro, ma il suo è un comportamento squisitamente evangelico che piace a Gesù. Ricordiamo le sue parole: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro… quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,1-4).

Guardatevi dagli scribi
Gesù disapprova invece apertamente il modo di comportarsi degli scribi. Sanno di essere persone autorevoli, trattate con riguardo dalla gente. Sono ricchi e se ne vantano. Pensano che avere molti beni sia uno dei segni della benedizione di Dio. «Dio fa riposare la sua gloria soltanto su chi è forte, ricco, saggio e umile», diceva uno di loro, il rabbi Jochanan. Per questo sono ambiziosi e non nascondono la loro situazione privilegiata. «Pregano a lungo per farsi vedere», dice Gesù, che smaschera questa loro commedia.
Il Gesù delle beatitudini prova un vero fastidio per questi atteggiamenti, e vi contrappone il comportamento di quest’umile vedova che si fa avanti e getta nel tesoro del tempio due monetine, tutto ciò che possiede, mentre i ricchi in gran pompa ne gettano molte. Gesù li accusa – ed è probabilmente l’accusa più pesante – di «divorare le case delle vedove», approfittando della loro semplicità, sapendo che non sono in grado di difendersi. Gesù assicura a questi scribi che «riceveranno una condanna più severa».

La vita come spettacolo
È inevitabile oggi riflettere sulla condizione di queste vedove, che a quel tempo rimanendo sole spesso non avevano punti di riferimento, neanche economici. Nell’Antico Testamento era Dio stesso a farsi garante e difensore delle vedove, degli orfani e degli stranieri. E i cristiani della prima ora hanno avuto sin dagli inizi molta attenzione per questa categoria di persone.
Oggi è lo stesso Gesù a posare lo sguardo su una di loro. La vita oggi è spettacolo. Ma anche al tempo di Gesù le scene spettacolari non mancavano e il fatto avvenuto al tempio ha tutte le caratteristiche di una ripresa cinematografica. Ma luci e microfoni sono soltanto per i ricchi. Gesù e la grande folla presente vedono gettare molte monete nel “tesoro”, ma lui non si compiace delle loro vistose offerte che non li toccano più di tanto e che sono viziate dall’ambizione. Lui rende invece protagonista questa vedova, un personaggio che è meno di una comparsa e che sarebbe certamente passata inosservata. Gesù dice: «Ha dato più degli altri». Gli altri hanno dato il superfluo, questa donna nella sua generosità ha dato in qualche modo se stessa.
Gesù mette in prima pagina quelli che gli altri non vedono. Si immedesima in queste persone che non compaiono alla televisione e di cui i giornali non si occupano. Si è circondato di persone comuni, di semplici lavoratori e di gente dall’animo preparato ad accogliere il messia.
Sarà così anche in seguito, a dispetto dei grandi della storia. Il cammino della Chiesa da sempre è segnato dai gesti di generosità dei “piccoli”, da san Francesco d’Assisi a papa Giovanni, da don Bosco a madre Teresa… santi che nella Chiesa sono diventati grandi per le cose incredibili che hanno fatto, pur partendo da una situazione sfavorevole, spesso mancando di mezzi e di risorse di ogni tipo.
Anche oggi nella nostra società ci sono coloro che, come gli scribi, si compiacciono dei loro privilegi, dei loro titoli altisonanti e amano le sceneggiate, la presenza nei salotti buoni, i riconoscimenti, le onorificenze. Ma non mancano molte persone generose e umili, che si mettono a servizio dell’umanità e della Chiesa senza chiedere nulla in cambio, senza secondi fini, senza voler apparire. Tra questi anche vedovi e vedove che non vivono la loro situazione con amarezza, ma mettono se stessi a servizio della Chiesa, delle comunità parrocchiali, delle stesse missioni.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
A meno di trent’anni, mamma Margherita, la mamma di san Giovanni Bosco rimase vedova. Ricorda don Bosco: «Fu fatta a mia madre la proposta di risposarsi in una maniera convenientissima, ma ella rispose costantemente: “Dio mi ha dato un marito e me lo ha tolto; morendo egli mi affidò tre figli che ora hanno bisogno di me”». Da quel momento mamma Margherita si occupò dei figli e visse disponibile e generosa per amor di Dio, perché il Signore era di casa nella sua famiglia. Vi entrava con la faccia del mendicante che chiedeva una minestra calda, del renitente alla leva che sfuggiva ai carabinieri, della ragazza che correva il rischio di perdersi, del vecchietto che aveva vergogna a chiedere l’elemosina e veniva a ritirare il pentolino che lei metteva sulla finestra quando tutto era buio.

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4. Parola da Vivere – 7 novembre 2021

7 novembre
32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
La generosità di due vedove

COMMENTO

Gesù è alla fine, dà le ultime istruzioni ai discepoli e denuncia duramente le ipocrisie e le ingiustizie di cui è impregnato l’apparato religioso e sociale.
Gli scribi erano gli esperti della Legge e quindi gli avvocati del tempo di Gesù. La fotografia che egli ne fa è dura, ma molto viva, li rappresenta in azione e noi possiamo riuscire a vederli a passeggio non solo a Gerusalemme ma anche nelle nostre strade. L’ingiustizia più grande è frutto della loro cupidigia (che per la Bibbia è idolatria) che li spinge ad arricchirsi, derubando e frodando i più piccoli e i più deboli, quelli per i quali nessuno alza la voce o si compromette per difenderli, quelli per i quali Dio molte volte ha alzato la voce attraverso i profeti. Tutto ciò è ammantato di religiosità falsa e ipocrita, finalizzata all’apparire, per acquistare credito e potere sul popolo. Per questo l’apparizione della vedova, che getta nel tesoro le sue uniche due monetine, è fortemente stridente e rimane scolpita nella memoria di chi legge il Vangelo.
C’erano tredici cassette delle offerte nel tempio di Gerusalemme, ognuna con una destinazione diversa, ed erano a forma di tromba, così che il rumore delle monete versate veniva amplificato. Non andiamo lontano dalla realtà, se vediamo i ricchi versare le monete nella cassetta in modo da farle risuonare, mentre si guardano attorno, per verificare quanta attenzione hanno attirato su di sé. La vedova povera, quasi vergognandosi, lascia le sue monetine e si allontana furtiva, per non farsi notare.
Però il Signore vede non solo le monetine, ma soprattutto la fede immensa della donna che si affida totalmente al suo Dio, e non perde l’occasione per istruire i suoi amici su come la pensa Dio sulle offerte fatte al tempio: i ricchi hanno dato monete al tempio per se stessi, la vedova ha messo nelle mani di Dio tutta la propria vita. Nota non secondaria: questa donna compare e scompare in pochi secondi nel Vangelo, ma, senza aver ascoltato il Maestro, senza essere discepola, senza dialogo con il Signore, è presentata da lui come modello di fede, generosità, umiltà, religiosità autentica, perché lei ha messo in pratica ciò che egli aveva già insegnato.
Il tema delle offerte è caldo in tutte le comunità. Insieme al dovere dei fedeli di contribuire, secondo le loro possibilità e secondo la loro generosità, alle necessità della Chiesa e dei poveri, c’è la responsabilità di chi gestisce le offerte di rendere conto alla comunità della loro destinazione e del loro uso effettivo. Ma la dimensione spirituale delle offerte è primaria: a Dio non si offrono cose ma se stessi nell’impegno di vita autenticamente cristiana.
Infine, sembra che il Signore oggi ci dica: «Guardatevi dai politici, dagli amministratori, dai manager, dai preti in carriera, che amano apparire in TV e dappertutto, vestiti splendidamente oppure in modo falsamente “democratico”, avere degli stipendi da nababbi e innumerevoli privilegi, sedere ai primi posti nello stadio e in chiesa. Divorano le tasse dei cittadini più bersagliati dal fisco, mettendo sotto i piedi le loro necessità e diritti, parlano per ingannare i semplici e citano il Vangelo, senza viverlo, per farsi ammirare e acquistare credito. Mio Padre vede, sa e a tempo opportuno darà lui lo “stipendio” che ciascuno avrà meritato».

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Ha dato tutto». Entriamo in crisi: cosa vuol dire «dare tutto»? «Tutto» cosa? Se pensiamo solo al denaro, non capiamo, ci sentiamo in difetto e non sappiamo cosa fare. Se pensiamo alla fede e alla carità allora capiamo che Gesù ci presenta la vedova non come modello irraggiungibile, ma come icona di chi si fida talmente di lui da non avere mai paura di essere abbandonato, in qualunque situazione.
  2. Una vedova povera, insignificante per i grandi, che attira l’ammirazione di Gesù. Già, perché lui guarda il cuore, sa vedere la bellezza e la ricchezza interiore. Sappiamo che il Signore vede anche il nostro cuore, ci ama così come siamo, anche con le nostre debolezze, ma non vuole che rimaniamo come siamo e per questo ci offre gratuitamente e con tenerezza tutto ciò di cui abbiamo bisogno, per crescere nella fede e nell’amore.
  3. Voler apparire senza essere. La vanità e la sete di potere, che generano l’ipocrisia, sono sempre in agguato. E, se non stiamo attenti, si insediano nel nostro cuore senza che ce ne accorgiamo; il nostro viso allora diventa una maschera, che non ci togliamo neanche davanti allo specchio della parola di Dio.
  4. Signore Gesù, siamo così concentrati su noi stessi che non sappiamo vedere gli altri. Donaci occhi buoni, almeno un po’ come i tuoi, perché sappiamo vedere e ammirare tutto il bene che c’è nei nostri fratelli, anche in quelli che non conosciamo.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Offriamo al Signore qualcosa che significhi veramente il dono di noi stessi a lui e ai fratelli.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 7 novembre 2021

7 novembre
32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
La generosità di due vedove

RICHIESTA DI PERDONO

• Signore Gesù che ci chiami alla generosità e al servizio, abbi pietà di noi.
• Cristo, che guardi con amore ai piccoli e ai puri di cuore, abbi pietà di noi.
• Signore, che vedi i nostri più piccoli gesti di amore, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Dio non posa il suo sguardo su chi vive la propria fede nella esteriorità e nella formalità, ma si compiace in chi è umile, discreto e genuino. Preghiamo insieme e diciamo:
Rendi il nostro cuore simile al tuo, Signore.

● Per la Chiesa e per chi in essa ha posti di responsabilità e di collaborazione, affinché viva il proprio ruolo in spirito di servizio e senza ambizione, preghiamo.
● Per la società civile e i governanti, perché sentano la responsabilità della loro posizione e la esercitino con impegno e disinteresse a servizio di tutti, preghiamo.
● Per le vedove, perché si sentano pienamente accolte dalla nostra comunità e vivano i loro giorni nella serenità e nel servizio, preghiamo.
● Per tutti noi, affinché la nostra esperienza cristiana sia vissuta con semplicità e autenticità, a imitazione del Figlio di Dio, preghiamo.

Celebrante. O Padre, aiutaci a imitare la generosità e la discrezione di questa vedova, di cui Gesù ha visto il gesto umile, e guardaci dal fariseismo, affinché possiamo sentirci fraternamente in comunione con tutti, per Cristo nostro Signore.