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4. Parola da Vivere – 28 novembre 2021

28 novembre 2021

1ª DOMENICA DI AVVENTO C

Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina

COMMENTO

Siamo in pieno discorso apocalittico di Gesù in Luca. In questo brano può esserci utile sottolineare due elementi.
Il primo. Le immagini catastrofiche, prese dal linguaggio apocalittico del Primo Testamento, possono suscitare timore in chi non ha fede. I profeti annunciavano in questo modo la punizione dei persecutori di Israele, ma soprattutto l’intervento potente di Dio, che salva i suoi fedeli. In Luca le catastrofi annunciate sono secondarie e denunciano le cattiverie di ogni tempo, che sconvolgono la creazione e le relazioni tra gli uomini. All’evangelista interessa annunciare che la salvezza definitiva si realizza con la seconda venuta di Gesù, il Figlio dell’uomo annunciato da Daniele, il Figlio di Dio, fatto carne. È lui che ha inaugurato la salvezza con la sua passione, morte e risurrezione e verrà una seconda volta a liberare il nuovo popolo di Dio, per condurlo nella casa del Padre a gustare la gioia del banchetto senza fine.
Il secondo. Non sapendo il momento e l’ora di questi avvenimenti, l’atteggiamento che viene richiesto ai cristiani è quello della vigilanza nella quotidianità. Questo significa: da una parte, lottare contro tutto ciò che addormenta la coscienza, fa perdere il senso delle cose, delle relazioni, delle scelte e progressivamente allontana dal Signore e dai fratelli; dall’altra, curare un rapporto quotidiano di amore con il Signore nella preghiera.
Tutto questo abilita il cristiano ad essere sempre pronto ad accogliere il Signore, che viene in molti modi prima della venuta definitiva e lo rende aperto al dono dello Spirito, che comunica la sua luce e la sua forza per vincere qualsiasi paura, anche di fronte ad avvenimenti terrificanti. Così per il credente comparire davanti al Signore potrà essere il momento del compimento definitivo del desiderio di incontrarlo e restare per sempre con lui, con Maria e con tutti i santi.
Questa pagina è bella notizia per noi oggi e ci invita a essere sobri. C’è nel nostro mondo una certa mentalità catastrofica, come si vede in molte manifestazioni culturali: come esempio basta ricordare qualche film e qualche romanzo di ultima generazione. C’è chi rifiuta di pensarci e trova motivi in più per «godersi la vita», finché dura. I dissipati sono coloro che non vogliono pensare alle cose importanti della vita e preferiscono vivere in superficie. Gli ubriachi sono quelli che volontariamente cercano ciò che li stordisce (le droghe sono di molti generi e toccano non solo il corpo ma anche lo spirito). Gli affannati sono coloro che si lasciano schiavizzare dalle cose di questo mondo, che pure bisogna curare, ma dando loro il posto e il valore giusto, non di più.
Inoltre è all’opera una strategia diabolica: portare le persone e le famiglie sull’orlo del baratro e presentarsi come nuovi messia che promettono ricchezza e benessere in questo mondo; in realtà questi personaggi progettano di dominare gli altri con tipi nuovi di schiavitù. Solo le comunità di fratelli possono denunciare e contrastare efficacemente questo piano che mira a devastare persone, comunità e popoli, calpestando la vita e la dignità dei figli di Dio.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il nostro tempo è attraversato da guerre, odio, terrore. Per molti insicurezza e paura sono diventate quotidiane. Anche noi possiamo esserne contagiati in qualche modo. La nostra fede cosa ci dice su quello che succede nel mondo e dentro di noi?
  2. Siamo dissipati, ci ubriachiamo, siamo affannati. A volte non ci accorgiamo di esserci allontanati da noi stessi, dal nostro vero bene, dai fratelli e dal Signore.
  3. Possiamo sentirci comodi nella nostra casa di questo mondo, ma sappiamo bene che non è definitiva. Molto spesso sperimentiamo il rischio di diventare schiavi di qualche cosa, di qualche persona o anche di noi stessi. Solo il Signore ci rende liberi, per vivere nella verità e fino in fondo la bellezza di questa vita e per aprirci al desiderio dell’incontro definitivo con lui.
  4.  

    Vegliare e pregare: sono intrecciati desiderio e attesa, alimentati dalla fede in Gesù, dall’amore per Dio e i fratelli, dalla speranza certa che abbiamo già un posto preparato per noi in Paradiso.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Riconosciamo qualcosa che ci dissipa, ci ubriaca o ci rende affannati e combattiamolo con decisione.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 28 novembre 2021

28 novembre 2021

1ª DOMENICA DI AVVENTO C

Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, Figlio del Padre, tu che sei venuto nel mondo per salvarci, abbi pietà di noi.
  • Cristo, luce che riscalda e illumina, tu che ci rendi fedeli e attenti alla tua parola, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che vuoi essere atteso con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, la parola di Dio ci invita a rimanere svegli e a pregare in ogni tempo. In comunione con tutta la Chiesa, affidiamo a Dio nella preghiera questo tempo di grazia.

Vieni, Signore Gesù, e mantienici saldi nell’attesa.

  • Per la Chiesa di Dio, perché sappia ricordare alla gente del nostro tempo che il Signore ci viene incontro ogni giorno e dobbiamo accoglierlo nella fedeltà, preghiamo.
  • Per i politici e gli amministratori della cosa pubblica, perché attenti ai segni della storia e alla parola di Dio, si impegnino a rinnovare la nostra convivenza segnandola di solidarietà e giustizia, preghiamo.
  • Per chi è deluso e non si aspetta più nulla dalla vita, perché trovi nella nostra comunità sostegno, vicinanza, affetto sincero, preghiamo.
  • Per tutti noi, affinché il Signore Gesù ci renda buoni compagni di viaggio in questo tempo di attesa della sua venuta, preghiamo.

Celebrante. O Padre, non manchi mai nei nostri giorni il senso vero e profondo della vita. In questi giorni di Avvento rendici vigilanti e generosi nell’attesa della venuta tra noi del Figlio tuo Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli.

 

 

 

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6. Vignetta di RobiHood – 28 novembre 2021

28 novembre 2021

1ª DOMENICA DI AVVENTO C

Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 14 novembre 2021

21 novembre

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo re dell’universo

Proclamiamo la regalità di Cristo

Con questa solennità dedicata a Cristo, re dell’universo, si conclude l’anno liturgico. «L’anno trascorso ci ha aiutati a conoscere Gesù per essere suoi discepoli. Tutta la storia è segnata dall’evento Cristo. Tutta la liturgia ruota attorno ai misteri della incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. E, a conclusione di tutto ciò che è stato proclamato, la Chiesa dichiara che Gesù il Signore è re dell’universo» (papa Francesco).

PRIMA LETTURA
Il suo potere è un potere eterno.

Il profeta Daniele, in una visione apocalittica, descrive la glorificazione di Gesù, simbolicamente presentato come «figlio d’uomo», a cui Dio dà potere, gloria e regno eterno.

 Dal libro del profeta Daniele.                                                                                      Dn 7,13-14
Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.
Parola di Dio.

 SALMO RESPONSORIALE                      Dal Salmo 92 (93)
Il salmista esprime parole piene di ammirazione per la regalità di Dio e la sua santità. Solo Dio, in tutta la storia di Israele, ha regnato sul suo popolo.   

Rit. Il Signore regna, si riveste di splendore.

Il Signore regna,
si riveste di maestà:
si riveste il Signore,
si cinge di forza.

È stabile il mondo,
non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.

Davvero degni di fede
i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

 

SECONDA LETTURA
Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio.ù

In una grandiosa visione, l’Apocalisse descrive la gloria di Gesù, alfa e omega dell’umanità, che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue. Egli viene sulle nubi e ogni uomo si batterà il petto, anche quelli che lo hanno crocifisso.

 Dal libro dell’Apocalisse.                                                                                        Ap 1,5-8
Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto.
Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO        Mc 1 ,9.10

Alleluia, alleluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Alleluia.

 VANGELO
Tu lo dici: io sono re.
Imprigionato e indifeso davanti a Pilato, Gesù dà la più chiara affermazione della propria identità regale. «Io sono re», dice. Ma il suo regno non è di questo mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni.                                                                Gv 18,33b-37
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 21novembre 2021

21 novembre

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo re dell’universo

Proclamiamo la regalità di Cristo

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La festa di Cristo Re è stata voluta da Pio XI nel 1925, mentre l’Europa si trovava sotto terribili dittature. Con questa decisione forse il Papa intendeva ridimensionare il potere dei sovrani di questo mondo, per renderli consapevoli che avrebbero dovuto rendere conto delle loro scelte al vero Sovrano dell’universo. Certo, il clima oggi è profondamente cambiato rispetto al 1925, ma Gesù continua ancora oggi a proporre il suo modello di vita perché i rapporti tra le nazioni e tra le persone siano segnati da rispetto e fraternità.

Regalità di Gesù
Sin dalle tentazioni nel deserto Gesù rifiuta sistematicamente potere, gloria e onori. C’è un’occasione in cui la folla vuole proclamarlo re, dopo quella moltiplicazione dei pani e dei pesci che ha impressionato migliaia di persone. Ė stato un momento trionfale e Gesù si è rivelato a loro con una chiarezza sorprendente, chiedendo di essere accolto nella sua vera identità. Ma la gente non capisce. Cerca un re terreno, che garantisca a loro il pane.
Gesù si ritira in preghiera. Gli stessi apostoli, che hanno subìto il suo fascino, si stupiscono di questo suo modo di comportarsi e lo verrebbero diverso. Gli dicono: «Tutti ti cercano…» (Mc 1,37). Ma Gesù li invita ad andare altrove, a costruire altrove il suo regno.
Gesù rifiuta di essere chiamato re, ma per ben 35 volte nel Nuovo Testamento viene detto «re» e altre dodici volte figlio di Davide. Già prima che nasca, l’angelo dice a Maria: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,28-33).

 Gesù davanti a Pilato
Solo davanti a Pilato Gesù non nega la sua regalità. Al governatore che gli dice: «Dunque tu sei re?», Gesù risponde: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo». Ma aggiunge: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18,36-37). Gesù afferma la propria regalità nel momento in cui è più indifeso. Dopo che i soldati lo hanno arrestato e legato, dopo che Anna e Caifa lo hanno già fatto fustigare e Erode lo ha deriso come un re da burla e i soldati di Pilato lo hanno umiliato e maltrattato. Eppure Pilato prende sul serio le parole di Gesù e sembra convinto della sua innocenza. Il dialogo tra Gesù e Pilato è costruito con grande abilità narrativa, quasi cinematografica. Pilato rappresenta il potere romano e non ha simpatia per gli ebrei. Capisce che c’è sotto un pretesto per condannare Gesù e farebbe volentieri un dispetto alle autorità che glielo hanno consegnato. E sulla croce farà mettere in tre lingue (ebraico, latino e greco), la motivazione della condanna, che proclama la regalità di Gesù, senza cedere alla richiesta di cambiarla: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Discepoli di Cristo re
Negli anni della proclamazione della festa di Cristo Re, i giovani di Azione Cattolica hanno cominciato a salutarsi con l’espressione «Cristo regni!» e a ogni manifestazione di massa si sentiva il canto «Noi vogliam Dio che è nostro Padre, noi vogliam Dio che è nostro Re!». E con questo saluto si sentivano alla difesa della Chiesa e del Papa, testimoniando apertamente la loro fede.  Ma che significa per noi oggi affermare che Cristo è nostro re? Che vuol dire mettersi al seguito di un re così diverso da chi governa questo mondo?
Non certo rifacendoci ai tanti sovrani della storia, dai reali d’Italia a quelli d’Inghilterra, di Spagna e di ogni altra nazione, nel passato e nel presente. Pensando a loro non possiamo che sorridere. Ci hanno mostrata spesso un’umanità debole e ferita, vivendo nella sfacciataggine del lusso, in scelte di vita lontane da quelle del popolo.
ùLa regalità di Gesù invece si è espressa al contrario, abbassandosi fino a lavare i piedi ai suoi apostoli. Si è rivelata nel comandamento dell’amore: «Gesù mi ha amato e ha dato se stesso per me», dirà san Paolo (Gal 2,20).
Ha vissuto la sua regalità nella sovrana libertà di fronte agli uomini e alle cose, non lasciandosi mai comprare o sottomettere da nessun potere. Non ha amato la violenza, non ha fatto dei suoi seguaci dei soldati. A Pietro che pare disposto a tutto quando vengono a prendere Gesù nel Getsemani, dice di riporre la spada. Imitarlo oggi nella libertà vuol dire custodire la nostra persona per le cose che contano, costruire come lui rapporti improntati unicamente sulla verità.
Più che alla sua regalità, Gesù ha pensato alla costruzione del regno di Dio. Un regno che è già presente tra noi come un seme ed è destinato a crescere. Grazie al nostro impegno e allo sforzo di tutti, potrà eliminare le disuguaglianze, la povertà, la fame, le ingiustizie, le malattie. Questo vuol dire concretamente assumere (o riassumere) oggi ruoli di appartenenza, di comunione e di servizio all’interno della nostra comunità, chiamata a essere visibilmente il regno di Dio. Chiesa chiamata continuamente a purificarsi, perché «La Chiesa non nacque principato, ma per essere – contro il principe del mondo – universale rivoluzione» (Gilbert Keith Chesterton).

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Scrive Carlo Carretto: «Cercavamo un Dio potente, un Dio che ci risolvesse i problemi, un Dio che eliminasse i cattivi, che vincesse i nemici in modo visibile a tutti. E invece? Apparve come un bambino. Si realizzò come un povero operaio, non si servì del divino per trovare il pane. Non si alleò coi potenti per dominare i popoli. Non si buttò giù dal tempio per fare i miracoli inopportuni che noi attendevamo per aumentare le nostre sicurezze. Quando venne la prova non scappò. E non si fece nemmeno aiutare dai suoi angeli. Come uomo, uomo vero, uomo uomo, accettò il processo, accettò la condanna, prese la croce sulle spalle, marciò piangendo verso il luogo dei cranio dove stava per essere crocifisso».

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4. Parola da Vivere – 21 novembre 2021

21 novembre

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo re dell’universo

Proclamiamo la regalità di Cristo

COMMENTO

Il brano di questa domenica fa parte del processo davanti a Pilato, che per l’evangelista, prima della crocifissione, è il centro della passione. In esso Gesù viene riconosciuto più volte innocente, si dichiara re e viene incoronato, come burla per i soldati, ma in segno di verità per Giovanni.
In questo brano il regno più potente sulla terra, Roma, viene messo a confronto con il potere divino. Pilato ci tiene a celebrare il potere romano quando rifiuta di giudicare Gesù sulle accuse dei Giudei e si presenta come rappresentante dell’imperatore. Per il diritto romano, chi si dichiarava re commetteva un reato di lesa maestà, quindi era meritevole di morte.
Gesù spiega a Pilato (e Giovanni spiega all’impero romano) che la sua regalità non appartiene a questo mondo, non si pone in alternativa ai regni terreni.
Dire che il suo regno non è di questo mondo, non significa affermare che sia estraneo, anzi dichiara il primato di Dio su tutta la realtà terrena. E questo non per contrapporre cielo e terra, bensì per promuovere l’umanizzazione dei regni, che si succedono nella storia, e per la salvezza dei popoli. La frase sui servitori che avrebbero combattuto serve per dimostrare che Gesù non ha esercito e quindi non aspira a domini terreni.
Sulla propria regalità però Gesù dà una risposta precisa e inequivocabile: «Io sono re». Quello che dice dopo serve far capire che tipo di re egli sia.
E a questo punto parla della verità.
Nel vangelo di Giovanni la “verità” ha un significato molto ricco e complesso. La verità è ciò che il Padre vuole comunicare agli uomini, perché sappiano chi è lui e chi sono loro; la verità è tutto ciò che Gesù insegna, per far conoscere il Padre e se stesso; la verità è ciò che lo Spirito Santo farà comprendere a tutti coloro che si lasciano guidare da lui; la verità è Gesù stesso in persona, il Figlio di Dio fatto uomo, che “contiene” in sé tutta la realtà divina e tutta la realtà umana. Gesù, quindi, sintetizza la propria missione dicendo che è venuto «per dare testimonianza alla verità», cioè per far conoscere se stesso e il Padre e, attraverso questa conoscenza esperienziale e interiore, comunicare la salvezza, cioè la vita stessa di Dio.
È chiaro che Pilato non poteva comprendere tutto questo e l’evangelista lo sa, come lo sapeva Gesù. Difatti la risposta di Pilato, che non è riportata qui, è stata: «Che cos’è la verità?», che non è precisamente una domanda per sapere, ma una domanda di chi pensa che non ci sia risposta possibile. Povero Pilato, non si accorge che la verità ce l’ha proprio davanti!
C’è una verità che dice la corrispondenza tra la realtà e la sua comunicazione, verbale e non, ed è nelle nostre mani. Ma c’è una verità che rende visibile e comprensibile la realtà di Dio e quella dell’uomo: è Cristo stesso in persona e la riceviamo per rivelazione. In questo mondo sembra non esserci posto né per l’una né per l’altra verità. La Chiesa e ogni cristiano sono quindi impegnati a manifestare la verità che è Cristo incarnato, a dire la verità e a smascherare ogni menzogna, senza paura, anche a rischio di persecuzione. I compromessi, per quanto ragionevoli e prudenti possano essere considerati, non vanno d’accordo con il re coronato di spine.
Chi, come Pilato, vuole giudicare le cose di Dio e le profondità dell’uomo con la misura del potere terreno fa errori sempre molto grossi, perché ferisce le persone e stravolge il senso ultimo e primo delle realtà umane e della vita stessa. Un giudizio, su qualunque realtà, che sia chiuso solo nell’orizzonte terreno è sempre parziale e corre anche il rischio di essere sbagliato. È come dire che Gesù Cristo non può essere messo fuori da nessuna realtà che riguardi l’uomo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il potere di Pilato è per la morte (è il potere del denaro e delle armi, che sperimentiamo ancora oggi); il potere di Gesù è per la vita (è il potere dell’amore che si fa dono e servizio). Tutti abbiamo un potere, piccolo o grande, non importa. Ci chiediamo: il nostro potere cosa porta alle persone con cui entriamo in relazione, morte o vita?
  2. Pilato sembra più curioso, per capire chi sia Gesù, che giudice. Anche noi siamo curiosi di conoscere di più e meglio il Signore. Certamente ci aiuterà a capire di più noi stessi e la nostra vita.
  3. Il Regno di Gesù non è di questo mondo, ma vuole essere presente in mezzo a noi, per mettere in crisi i regni terreni e renderli almeno più umani. Possiamo sperare di essere riusciti a dare spazio al Regno di Dio nel nostro pezzo di mondo? Ma l’opera non è finita e nessuno può sedersi. Don Bosco amava dire: ci riposeremo in Paradiso…, ma santa Teresina lo ha smentito: non voleva riposarsi, ma lavorare di più e meglio.
  4. La verità sembra non avere casa nel nostro mondo. Cristo però continua a parlare, è lui la verità. Vogliamo ascoltarlo e seguirlo. È l’unico modo per diventare liberi dalle falsità che ci portano fuori strada e fuori di testa.

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Impegniamoci ad essere testimoni della verità, parlando di Gesù e non dicendo bugie.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 21 novembre 2021

21 novembre

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo re dell’universo

Proclamiamo la regalità di Cristo

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, nostro re e signore, che sei stato umiliato in un processo ingiusto, abbi pietà di noi.
  • Cristo, morto in croce per la nostra salvezza, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci giudicherai sull’amore alla fine dei tempi, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, costruire il regno di Dio è lo scopo finale per cui esistiamo e ci diciamo cristiani. Preghiamo per poter imitare Gesù nella sua regalità. Diciamo insieme:

Venga il tuo regno, Signore. 

  • Per la Chiesa, affinché sia nel mondo costruttrice di fraternità e testimoni che governare vuol dire servire, preghiamo.
  • Per chi è chiamato a ruoli di governo e di rappresentanza nella società, affinché si manifesti libero da ogni ambizione e costruisca rapporti di solidarietà, di giustizia e di pace, preghiamo.
  • Per la nostra comunità: faccia di se stessa una prima realizzazione del regno di Dio, preghiamo.
  • Per ciascuno di noi, perché vivendo e coltivando la libertà, ci lasciamo coinvolgere in progetti di amore, preghiamo.

Celebrante. O Padre, al termine di un anno liturgico, ti chiediamo di accompagnarci nel nuovo anno per seguire Cristo, nostro Re e Signore, lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

 

 

 

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6. Vignetta di RobiHood – 21 novembre 2021

21 novembre

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo re dell’universo

Proclamiamo la regalità di Cristo

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco