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6. Vignetta di RobiHood – 28 SETTEMBRE 2025 – 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª
DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 21 SETTEMBRE 2025 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

 

Antifona

“Io sono la salvezza del popolo”, dice il Signore.
“In qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò loro Signore per sempre”.

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

(oppure)

O Padre, difensore dei poveri e dei deboli,
che ci chiami ad amarti e servirti con lealtà,
abbi pietà della nostra condizione umana,
salvaci dalla cupidigia delle ricchezze
e aiutaci a ricercare l’inestimabile tesoro della tua amicizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Accogli con bontà, o Signore, l’offerta del tuo popolo
e donaci in questo sacramento di salvezza i doni eterni,
nei quali crediamo e speriamo con amore di figli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Tu hai dato, Signore, i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. (Cf. Sal 118, 4-5)

(Oppure)

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me. (Gv 10, 14)

(Oppure)

“Non potete servire Dio e la ricchezza”, *
dice il Signore. (Lc 16, 13)

Dopo la comunione

Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perché la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 21 SETTEMBRE – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

COMMENTO

La parabola proposta alla nostra riflessione, un po’ sorprendente e fantasiosa, la troviamo solo nel Vangelo di Luca. Dobbiamo ammettere che ci sorprende e spiazza. In essa Gesù sembra sbarellare.
Che senso ha lodare il comportamento di un amministratore disonesto? Il Signore è una persona concreta con i piedi per terra. Sa benissimo che “chi amministra, minestra”. I polpastrelli umani sono appiccicosi e, a volte, a contatto con i soldi diventano colla.
È quello che succede all’amministratore principale attore del brano evangelico. La sua avidità è  tale che anche l’anonimo uomo ricco se ne accorge, lo convoca e lo licenzia. Nel Vangelo di Luca l’espressione “uomo ricco” ricorre solo tre volte ed ha sempre un significato negativo. La prima volta la troviamo nella parabola del ricco che tronfio per l’abbondanza dei suoi raccolti se la vuole egoisticamente spassare per il resto dei suoi giorni dimenticandosi che la morte non si dimentica di lui. La seconda volta laincontriamo nella parabola del ricco che non si accorge della fame del povero Lazzaro. La terza volta viene  proposta nel brano odierno.
Per il Maestro la ricchezza finalizzata all’egoismo e al benessere individuale è sempre un male. Si trasforma in bene quando viene usata per il benessere proprio senza dimenticarsi degli altri. Questo lo sanno sia il ricco che il suo amministratore. È per questo che il padrone ammira la furbizia del suo dipendente infedele che si ravvede  e non gli importa che questo avvenga contro i suoi propri interessi.
Dio non si arrabbia quando rubiamo del suo per fare del bene al prossimo. Neppure gli importa l’ammontare di quanto viene sottratto. Cento barili d’olio corrispondono alla spremitura delle olive di 146 alberi d’olivo; cento misure di frumento valevano 2500 denari (un denaro era la paga giornaliera di un operaio di allora).
Il ricco disonesto loda la disonestà dell’amministratore anche a costo di rimetterci del suo. È la regola degli affari anche oggi: se non sei onesto almeno sii furbo.
Tutto è lecito pur di salvarsi la faccia.
A questo punto cala come una mannaia il serio insegnamento del Messia; chi vuole essere cristiano non può servite due padroni. Deve scegliere fra Dio e Mammona.
Dio significa solidarietà, Mammona vuol dire ricchezza, accumulo egoistico, sfruttamento.
Nel versetto evangelico successivo, non riportato nel brano odierno, Luca scrive : “I farisei, che sono amanti del denaro, ascoltavano tutto questo  e si facevano beffe di Lui”(Lc 16,14).
Per loro cantare i salmi nel Tempio e poi infierire sui poveri fuori andava benissimo. Il denaro non puzza, quindi tutto è lecito e non turba la coscienza.

Noi quale padrone seguiamo? Chiediamocelo nel silenzio della nostra coscienza, luogo sacro dove non possiamo barare.

 

MEDITAZIONE

Nella lettera a Timoteo san Paolo afferma che «[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4) e che la realizzazione della sua volontà avviene per mezzo del Figlio, «il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). Al realizzarsi della salvezza, però, non è indifferente la libera scelta dell’uomo. Perché, anche se Dio desidera che ogni uomo si salvi, egli non vuole violare la sua libertà.
Nessuno è costretto alla salvezza. Per questo è necessaria la libera scelta di aderire e corrispondere alla volontà di Dio. Nel momento in cui si sceglie di aprirsi alla salvezza diventa necessità interiore approntare gli strumenti: identificare le priorità della propria vita e disporle in ordine d’importanza in relazione al fine che si desidera. È necessario, inoltre, individuare i mezzi più opportuni per vivere quelle priorità, siano esse valori o tappe del percorso spirituale.

L’esemplarità dell’amministratore disonesto

Questo procedimento richiede degli atteggiamenti che consentono di perseguire più sicuramente il fine. Ed è quanto Gesù loda nell’amministratore disonesto, che rimane disonesto, e l’aggettivo stesso lo giudica, ma, in ordine all’obiettivo che persegue, mostra una serie di caratteristiche che, queste sì, possono essere esemplari per chi cerca la salvezza.
Egli, infatti, comprendendo che la situazione per lui si è fatta critica, agisce con rapidità; con prudenza, secondo la definizione classica di adeguamento dei mezzi al conseguimento di un fine; con decisione e scaltrezza. C’è una certa grandezza umana in quest’uomo, ovviamente tralasciando il fine. Chi si dedica a fini migliori, qual è la salvezza della propria e dell’altrui anima, è capace di altrettanta grandezza?
Anche dall’aspetto negativo di quest’uomo si può imparare. Egli è un amministratore, cioè uno che gestisce beni che appartengono a un altro, il vero proprietario. Egli deve rendere conto della sua amministrazione, perché teoricamente, cioè non nel suo caso, il suo lavoro consiste nel ben amministrare i beni del vero proprietario e infine consegnarglieli.
L’amministratore è il prototipo di ogni uomo. Il mondo, in tutta la sua interezza, è affidato all’uomo perché ne abbia cura. Delle cose del mondo gli uomini non sono padroni, bensì amministratori. L’uso di quanto è stato loro affidato può essere d’aiuto o di ostacolo alla loro salvezza.
Le realtà del mondo, infatti, di per sé neutre, possono rivelarsi vischiose se vissute senza la necessaria sapienza. Se vissute in modo insipiente possono diventare addirittura occasione di perdizione e di condanna.

La denuncia del profeta Amos

Così accadeva ai tempi del profeta Amos. Il Regno del nord si stava stabilizzando e si prospettava una certa abbondanza economica. Nulla di malvagio in sé. Il positivo, però, era accompagnato dalla deriva inaccettabile della sopraffazione del povero e dello sgretolamento morale e religioso degli israeliti. In questo contesto si colloca la predicazione del profeta. Egli accusa i suoi connazionali (cf Am 8,4); smaschera la loro insofferenza per i precetti religiosi, vissuti come impedimento a perpetrare le loro lucrose e disoneste attività; infine annuncia il severo monito di Dio (cf Am 8,7).
Sottotraccia, nel discorso di Amos, c’è la preoccupazione tipica dei profeti per la rottura del rapporto di reciprocità fra religione e relazioni umane, personali e sociali. Una reciprocità che non significa sovrapposizione o sostituzione, bensì continuità, dove l’agire concreto è motivato ed è manifestazione della fedeltà a Dio. Infrangere questa reciprocità porta a una religiosità vissuta come pura forma, accompagnata dalla malvagità nelle relazioni personali e sociali.

La fedeltà premiata

Il richiamo all’onestà, alla difesa del povero, al lecito guadagno è per il credente l’esito richiesto e necessario perché la fede non sia pura apparenza. Per poco o per molto tutti siamo amministratori. È una buona pedagogia alla responsabilità, dunque, quella del Vangelo: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16,10).

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2. introduzioni – 21 SETTEMBRE 2022 – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Può sembrare strano, specialmente in tempi come questi, sentir lodare da Gesù un amministratore disonesto. Ciò che viene lodato, tuttavia, non è la disonestà del personaggio e nemmeno la sua «scaltrezza» – termine tristemente abusato – che, anzi, è apertamente riconosciuta come una caratteristica in cui i veri discepoli di Cristo non eccellono (cf Lc 16,8).
A essere esemplare è invece la sua prudenza, cioè la capacità di scegliere i giusti mezzi per raggiungere i propri fini. Chi si propone come fine il Regno, infatti, non può continuare ad affidarsi a mezze misure: deve operare una drastica selezione di ciò che gli serve e di ciò che non gli serve.

Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 112 (113)

L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

SECONDA LETTURA

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

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4. Letture – 21 SETTEMBRE 2025 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

Dal libro del profeta Amos.           Am 8, 4-7
Il Signore mi disse:
“Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano””.
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
“Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 112 (113)

L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

R   Benedetto il Signore che rialza il povero.

Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre.  R

Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?  R

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.  R.

SECONDA LETTURA

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.        1 Tm 2, 1-8
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

2 Cor 8,9

Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

Dal Vangelo secondo Luca        Lc 16, 1-13
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 21 SETTEMBRE 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, viviamo l’Eucaristia domenicale come un fastidio necessario e speriamo che sia breve e indolore. Kyrie eleison.
  • Cristo, confondiamo la semplicità dei figli di Dio con un’ostentata e controproducente ignoranza. Christe eleison.
  • Signore, non siamo capaci di dedicarci completamente a te e, quando ci proponiamo di compiere la tua volontà, controlliamo sempre di avere una via di fuga alle nostre spalle.  Kyrie eleison.

PRGHIERA UNIVERSALE

Col divieto di idolatrare il denaro al cristiano non è tolta la possibilità di essere
pienamente felice. Dio, infatti, ci conosce e sa che la nostra gioia non può
risiedere nei soli beni materiali. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore aiutaci a
valutare con saggezza.

• Perché il potere politico ed economico sia concepito come servizio. Preghiamo.

• Perché all’affanno di dover accumulare oggetti si contrapponga la consapevolezza che l’essenziale
sei tu. Preghiamo.

• Perché la nostra lotta contro le ingiustizie sia mossa dall’amore per i deboli e non
dall’invidia verso i potenti. Preghiamo.

• Perché sappiamo mettere ambizione e scaltrezza al servizio di misericordia e semplicità di
cuore. Preghiamo.

O Padre, ci hai chiesto di essere fedeli nell’amministrazione del poco per poterci affidare il
molto. Aiutaci a gestire bene la nostra libertà. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 21 SETTEMBRE 2025 – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª
DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE
I BENI DI DIO

 

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Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 7 SETTEMBRE 2025 23ª DOMENICA T.O.

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

 

Antifona

Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati. (Cf. Gal 6,14)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Padre, che hai voluto salvare gli uomini
con la croce del tuo Figlio unigenito,
concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero,
di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Sulle offerte

Ci purifichi da tutti i nostri peccati, o Signore,
questo sacrificio che, offerto sull’altare della croce,
espiò il peccato del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me», dice il Signore. (Gv 12,32)

Dopo la comunione

Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti al tuo santo convito,
guida alla gloria della risurrezione
coloro che hai redento con il legno della vivificante croce.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 14 SETTEMBRE ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

COMMENTO

La croce, fra tutte le torture inventate dalla ferocia umana, è tra le più terribili. Era riservata a punire con la morte i peggiori delinquenti. Morire appesi ad una croce significava essersi macchiati delle peggiori nefandezze. Sorge spontaneo l’interrogativo: che significato ha istituire liturgicamente la festa della celebrazione dell’esaltazione di un così esecrabile strumento di morte?
Porre questo simbolo come caratteristica distintiva della fede cristiana ha senso? È fede o gusto per il macabro?
La risposta la troviamo in un brano tratto dalla lettera di San Paolo ai Galati: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signor nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato per me crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio» (Gal 6,14-16).
Anche Gesù, nel Vangelo della scorsa domenica, è categorico: «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27.
Questi due brani della Sacra Scrittura ci offrono la chiave di lettura per coglierne il vero significato.
Essere cristiani significa diventare creature nuove. La fede in Gesù richiede un rinascere a vita nuova. Comporta capacità di perdonare, umiltà di confessare le proprie colpe, desiderio di convertirsi, apertura alla misericordia, accettazione del bene e rinuncia al male, impegno per la pace e la giustizia, apertura ed accoglienza verso tutti privilegiando i piccoli ed i poveri.
Tutto questo è meraviglioso e seducente a livello di buone intenzioni. Ma diventa una croce pesante e costante a livello di condotta quotidiana.
Limitare i propri desideri, frenare lingua ed impulsi, mantenere mente aperta e cuore buono, resistere al desiderio di possedere avidamente, fidarsi realmente della Provvidenza, tacitare rancore e desiderio di vendetta, condividere i propri beni, fare della solidarietà’ la caratteristica del vivere comune  sono il frutto di un perenne crocifiggere il nostro connaturale radicamento nell’umano carnale per lasciare spazio alla nascita dentro di noi di una nuova esistenza modulata e radicata su quanto Gesù ci ha insegnato e testimoniato.
In quest’ottica le “nostre croci” diventano non strumenti di orribili torture, ma segni e testimonianza di un nuovo modo di essere persone frutto non di una semplice catena biologica, ma di un progetto d’amore che ci fa riconoscere tutti, senza alcuna distinzione, fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre in un mondo pacifico e solidale. Un mondo siffatto non è altro che la conferma che l’ “uomo nuovo” cristiano di cui parla Paolo nella lettera ai Galati non è un fantasma utopico ma una persona radicata nella pace e nella misericordia.
Le guerre e gli odi che innervano la nostra esistenza attuale forse sono il segno di un cristianesimo più predicato che testimoniato e purificato dalle croci affrontate come strumento di purificazione e libertà?

 

MEDITAZIONE

 ..

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4. Letture – 14 SETTEMBRE 2025 ESATAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

PRIMA LETTURA

Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita.

Dal libro dei Numeri             Nm 21,4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 77 (78)

R. Non dimenticate le opere del Signore!

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R.

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R.

SECONDA LETTURA

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési     Fil 2,6-11

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua croce hai redento il mondo.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Dal Vangelo secondo Giovanni       Gv 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore.