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6. Vignetta di RobiHood – 20 LUGLIO 16ª DOMENICA T.O.

20 LUGLIO

16ª DOMENICA T.O.

LA PARTE MIGLIORE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 13 LUGLIO 2025 – 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO 2025

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

 

Antifona

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Sal 16,15)

Colletta

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità.
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Padre misericordioso,
che nel comandamento dell’amore
hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge,
donaci un cuore attento e generoso
verso le sofferenze e le miserie dei fratelli,
per essere simili a Cristo,
buon samaritano del mondo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

Sulle offerte

Guarda, Signore,
i doni della tua Chiesa in preghiera,
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il passero trova la casa, la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. (Sal 83,4-5)

Oppure:

Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui». (Gv 6,56)

*ANNO C
Il buon samaritano ebbe compassione:
«Va’ e anche tu fa’ lo stesso». (Cfr Lc 10,37)

Dopo la comunione

Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la comunione a questi santi misteri
si affermi sempre più nella nostra vita
l’opera della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 13 LUGLIO 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO 2025

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

COMMENTO

La parabola del Buon Samaritano  è narrata anche da Matteo e Marco. I due evangelisti la collocano negli ultimi giorni di vita di Gesù a Gerusalemme (Mt 22,34-40; Lc 12, 28-34). Luca la narra all’inizio del cammino di Gesù verso Gerusalemme, in testa agli insegnamenti che vuole trasmettere ai discepoli. La notizia del successo che ottiene, fra la gente semplice della Galilea, giunge alle orecchie attente di chi si è impossessato del Tempio di Gerusalemme.
Fra questi signori , un importante ruolo veniva rivestito  dai dottori della legge che si erano arrogati l’onore di essere gli unici interpreti della Sacra Scrittura. Quindi uno di loro si reca  di persona a controllare se la predicazione di Gesù è conforme ai loro dettati. È un uomo scafato e furbo. Rivolge un interrogativo capzioso: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». L’appellativo  “maestro” gronda sarcasmo ed ironia. Il Figlio di Maria, per la burocrazia di allora, non ha alcun titolo che lo autorizza a commentare in pubblico la Parola divina.
Gesù accetta la provocazione e contrattacca. Chiede allo scriba se, per caso, conosce che cosa dice la Legge a riguardo della sua domanda. Se è capace di leggere ed intendere basta andare ai versetti Dt 6,5 e Lv 19,18 per avere la risposta al suo interrogativo.
A questo punto lo scriba reagisce provocando il Maestro a rispondere su un problema scottante e divisivo in quel tempo. Il significato del termine prossimo è al centro di una grande e aspra contesa fra le due più’ importanti scuole rabbiniche che fanno capo a Shammai ed Hillel. Shammai è il rigorista per il quale prossimo si può considerare solo chi appartiene alla religione ebraica. Hillel è meno fondamentalista e considera prossimo anche gli stranieri che risiedono in Israele. La diatriba è furibonda e divisiva. Gesù sgattaiola dalla polemica ricorrendo ad una parabola tranciante e che non lascia il minimo dubbio a riguardo del suo pensiero. Tutti conoscono la pericolosità del sentiero che scende dagli 818 metri di Gerusalemme ai 258 metri sotto il livello del Mediterraneo di Gerico. I briganti ed i trenta chilometri da percorrere sotto il sole cocente del deserto di Giuda  rendono l’impresa un azzardo pericoloso per tutti. Se ti succede  qualcosa la morte è l’unica prospettiva, a meno che qualcuno, a suo rischio e pericolo , non si fermi in soccorso. Se questo si avvera chi compie quest’azione è “il prossimo”.
Non lo è il sacerdote, che, terminato il suo dovere di svolgere i compiti assegnati  nel Tempio , si affretta nel ritornare a casa sua ancora profumato di incenso ed avvolto in una purità rituale immacolata. Lui osserva la Legge che gli impone di tenersi alla larga dagli sconosciuti, dagli ammalati, da coloro che sanguinano perché impuri. Quindi è meglio girare al largo. Le stesse motivazioni spingono il Levita a fare esclusivamente i fatti suoi. Sì dispiace della brutta situazione ma è colpa sua se lo sconosciuto agonizzante è incappato nei ladroni. Succede. Pazienza.
Invece è “prossimo” l’impuro, l’eretico, il disprezzato samaritano che chiude la processione dei viandanti. Lui non si preoccupa di essere impuro. Non gli importa di osservare nevroticamente la legge. Non è un  credente avviluppato nella corazza del perbenismo autoreferenziale. Si accontenta di essere un uomo di cuore che per soccorrere non chiede la carta di identità, non gli interessa la fedina penale immacolata. Gli basta di vedere nell’altro un suo simile, figlio dello stesso Padre, un fratello da aiutare.
E per noi chi è il nostro prossimo? È un bel l’interrogativo. In chi ci riconosciamo? Nel sacerdote e nel levita nel loro perbenismo moralistico? O nel samaritano  peccatore ma “prossimo”?
Nel momento della prova  in chi dei tre vorremmo  imbatterci? Don Milani dice che il cristiano è colui che nel quotidiano coniuga il verbo inglese “I care” (me ne importa) e tralascia il più frequentato e praticato “me ne frego”.  Tra le due possibilità, quale facciamo nostra?

MEDITAZIONE

La conversione è un’esperienza di mutamento e di sviluppo. Di essa si può parlare in molteplici modi, corrispondenti alle molteplici esperienze di conversione possibili. Essa, infatti, può essere il passaggio dalla non fede alla fede. Oppure dal male al bene. O ancora la conversione dal bene al meglio. Infine, nell’esperienza del credente, la conversione si configura come il passaggio dalla fede considerata come un complesso di dottrine da conoscere alla fede vissuta. Ovvero: il passaggio dal fare teologia all’esistenza teologica. Fa teologia chi s’interroga sulla propria esperienza di fede e su Dio. Vive un’esistenza teologica chi incarna quelle riflessioni nella propria vita.

La domanda del dottore della Legge

Quando il dottore della Legge si rivolge a Gesù è animato da un vero desiderio di vita eterna (cf Lc 10,25). La domanda posta, indipendentemente da eventuali intenzioni impure, è di schietta natura religiosa.
Gesù comincia il suo insegnamento innanzi tutto riorientando il discorso, e lo fa ponendo a sua volta una domanda (cf Lc 10,26). La soluzione è nella Legge stessa. Il dottore della legge, infatti, cita due passi dell’Antico Testamento, connettendoli nel giusto ordine (cf Lc 10,27). È chiaro che conosce la Scrittura, che sa la risposta giusta. Il difetto non sta nella non conoscenza teorica (cf Lc 10,28). Ciò che manca è detto nella seconda parte della replica di Gesù: «fa’ questo e vivrai» (Lc 10,28).
Tutto il brano di vangelo di questa domenica si regge sul verbo «fare» (cf anche Lc 10,37). Tutto il brano è un invito a passare dalla teoria alla prassi che renda la teoria concretezza; dal fare teologia al vivere un’esistenza teologica.

Chi è il mio prossimo

Luca dice che, «volendo giustificarsi» (Lc 10,29), il dottore della Legge replica chiedendo chi sia il suo prossimo. La domanda è originata dal modo della casistica giudaica, per cui si cercavano progressive definizioni e delimitazioni della prossimità. Trovando la risposta a essa si chiariscono i termini che rendono possibile la fedeltà alla Legge. Il pio dottore, però, pone la questione su un piano teorico, di definizioni e deduzioni. E il prossimo non è mai un caso che si adegui o no a una definizione. Il prossimo è sempre e solo un volto.

Il buon Samaritano

La questione riguardo il prossimo offre l’occasione per la narrazione della parabola. In essa sono protagonisti un uomo, anonimo; un sacerdote e un levita; un Samaritano. È proprio lui, quello da cui meno te lo aspetti, che è disponibile a lasciarsi toccare dalla situazione di uno sconosciuto, di un estraneo.
Per il sacerdote e il levita, il culto, svuotato del suo senso di essere espressione della vita, diventa alibi per chiudersi all’amore che quello stesso culto dovrebbe significare. Invece il Samaritano si muove a compassione. È lui che pone azioni di misericordia concrete, generose, disinteressate e libere, perché non vincolate da pregiudizi e precetti. Come Gesù, che si fece prossimo a ogni uomo, giusto o ingiusto, santo o peccatore, amico o nemico.
Il Samaritano è attento non a sé o alle proprie preoccupazioni, bensì allo stato di necessità dell’uomo. È qui il primo ribaltamento della parabola. L’attenzione non va all’inquadramento di chiunque in una determinata categoria, bensì alla sua situazione e ai suoi bisogni. Il che consente di definire il prossimo non in quanto mi è prossimo, ma in quanto io mi ci faccio prossimo. Il prossimo non è definito da una teoria, ma da un appello alla mia misericordia. E questo è il secondo ribaltamento operato dalla parabola.

Dalla teoria alla prassi

La conclusione del discorso sta in due verbi: «vai» e «fai». È un appello a passare dalla teoria alla prassi, un invito alla misericordia che non si può mai far scaturire da una norma, bensì da un cuore disponibile e convertito.
Il fondamento di tutto il discorso altro non è che la misericordia di Dio stesso. Questo fondamento viene rivelato in Cristo. È lui, dice san Paolo, l’«immagine del Dio invisibile» (Col, 1,15). Gesù, Dio incarnato, vero buon Samaritano, rivela cosa significhi per Dio stesso porre attenzione ai bisogni del prossimo. Gesù mostra il significato di una prossimità universale. Gesù mostra l’estensione illimitata della libertà dell’accoglienza di Dio.

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2. introduzioni – 13 LUGLIO 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO 2025

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

Desiderare il bene dell’altro non è prerogativa dei santi o degli ingenui, ma degli uomini. Per il credente poi, impegnarsi attivamente per migliorare la vita dei fratelli non significa soltanto assecondare la propria natura sociale, ma anche rimodellarsi a immagine di Cristo.
Le indicazioni che Gesù stesso fornisce nel vangelo di oggi e che vanno in questo senso, non sono un invito alla dissennatezza. Non si tratta infatti di rinunciare alla saggezza, all’arte di parametrare i propri fini in base ai propri mezzi. Si tratta piuttosto di fare davvero qualcosa, senza perdersi in scrupoli o in chiacchiere e senza scoraggiarsi, poiché «questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica» (cf Dt 30,14).

PRIMA LETTURA

Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.
Le parole di Mosè ci ricordano che Dio non ci chiede di fare nulla di più del nostro meglio. Se da un lato siamo dunque sollevati dal compiere sforzi sovrumani, dall’altro siamo anche chiamati a una grande responsabilità, verso le nostre azioni e verso le nostre omissioni

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 18 (19)

Come la legge del Signore è perfetta, così la sua testimonianza è stabile. Un cammino di fede perseverante è dunque possibile.

SECONDA LETTURA

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Paolo descrive il ruolo di Cristo nella storia partendo da due capisaldi. Egli è principio della creazione, è quel Verbo che era in principio, si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cf Gv 1,1-18). Ma egli è anche orizzonte e fine ultimo della Chiesa, vero significato della sua opera nel mondo.

VANGELO

Chi è il mio prossimo?
Il sacerdote e il levita, nonostante la loro conoscenza delle Scritture, non riescono a comprenderne il significato. Solo il Samaritano rende davvero testimonianza a ciò in cui crede, poiché compie quel passaggio da fede teorica a prassi di misericordia che permette all’uomo di risultare gradito a Dio e discepolo di Cristo Gesù.

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4. Letture – 13 LUGLIO 2025 – 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

PRIMA LETTURA

Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.
Le parole di Mosè ci ricordano che Dio non ci chiede di fare nulla di più del nostro meglio. Se da un lato siamo dunque sollevati dal compiere sforzi sovrumani, dall’altro siamo anche chiamati a una grande responsabilità, verso le nostre azioni e verso le nostre omissioni

Dal libro del Deuteronòmio             Dt 30,10-14

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 18 

Come la legge del Signore è perfetta, così la sua testimonianza è stabile. Un cammino di fede perseverante è dunque possibile.

R. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.R.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. R.

SECONDA LETTURA

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Paolo descrive il ruolo di Cristo nella storia partendo da due capisaldi. Egli è principio della creazione, è quel Verbo che era in principio, si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cf Gv 1,1-18). Ma egli è anche orizzonte e fine ultimo della Chiesa, vero significato della sua opera nel mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési              Col 1,15-20

Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Cf. Gv 6,63c.68c)

Alleluia, alleluia.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chi è il mio prossimo?
Il sacerdote e il levita, nonostante la loro conoscenza delle Scritture, non riescono a comprenderne il significato. Solo il Samaritano rende davvero testimonianza a ciò in cui crede, poiché compie quel passaggio da fede teorica a prassi di misericordia che permette all’uomo di risultare gradito a Dio e discepolo di Cristo Gesù.

Dal Vangelo secondo Luca            Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore.

 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 13 LUGLIO – 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, partecipiamo alla liturgia eucaristica, ma
    segretamente pensiamo che una vita da cristiani non faccia per noi
    .
      Kyrie eleison.
  • Cristo, sappiamo ciò che ti sarebbe gradito, ma, per
    pigrizia o per paura, non lo facciamo
     
     
    Christe eleison.
  • Signore, ti percepiamo come qualcosa d’invisibile e di
    lontano dalle nostre vite.
     
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha
rivelato ciò che dobbiamo fare per essere salvi. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, fa’ che
amiamo te e ci prendiamo cura dei fratelli.

• Perché
intraprendiamo un cammino di conversione autentica, che cambi la nostra vita e
non solo il tono dei nostri discorsi. Preghiamo.

• Perché le
nostre opere siano per i fratelli il segno visibile della tua vicinanza
all’uomo e della tua amicizia. Preghiamo.

• Perché, quando
la tua volontà ci sembra imperscrutabile, ci ricordiamo del dono inestimabile
della tua Parola. Preghiamo.

 • Perché non
siamo mai parchi nello stabilire per chi e in quali situazioni possiamo fare
davvero la differenza. Preghiamo.

O
Padre, le tue forze e la tua intelligenza superano infinitamente le nostre.
Aiutaci a fare il bene anche quando ci sembra di essere troppo deboli o troppo
confusi per riuscirci. 
Te lo chiediamo per Cristo

nostro Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA) 

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6. Vignetta di RobiHood – 13 LUGLIO 15ª DOMENICA T.O.

13 LUGLIO

15ª DOMENICA T.O.

FARSI PROSSIMI A IMMAGINE DI DIO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Ancilla Domini

Un anno straordinario

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I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 6 LUGLIO 14ª DOMENICA T.O.

6 LUGLIO

14ª DOMENICA T.O.

ANDATE E PORTATE LA PACE

COMMENTO

Solo Luca, fra gli evangelisti,  riporta il brano odierno. Il Signore è in viaggio verso Gerusalemme. Stranamente, invece di imboccare la strada sicura che costeggia il fiume Giordano fino a Gerico per poi salire a Gerusalemme, percorre il pericoloso ed aspro sentiero che attraversa l’infida Samaria. Il percorso è più breve ma molto insicuro a motivo dei Samaritani e dei predoni che si annidano  nelle numerose gole che caratterizzano la regione. I Samaritani odiano, per motivi religiosi, gli Ebrei.
Così quando chiede ospitalità presso un loro villaggio viene sgarbatamente respinto. Di fronte al netto rifiuto gli apostoli invocano il loro sterminio  da parte di Dio. Come al solito Gesù approfitta dell’accaduto per fare una catechesi profonda sul significato dell’essere suoi discepoli. Sono indicazioni quanto mai attuali e pertinenti.
Come al solito, i numeri sono carichi di meta- messaggi. I suoi discepoli devono operare in coppia. Il numero due indica la disponibilità della testimonianza condivisa.
Non sono dodici come gli apostoli. Perché dodici è un numero restrittivo legato al popolo ebreo e alle sue dodici tribù.
Settantadue invece, nell’Antico Testamento, sono le nazioni sulla faccia della terra. Di conseguenza coloro che sono discepoli di Gesù devono essere disponibili verso tutti senza escludere nessuno.
Non devono essere selettivi né riguardo alle case che li accolgono; né verso gli alimenti che vengono loro offerti; devono esseri essenziali nel vestire e nelle aspettative personali; devono avere fiducia nella Provvidenza e curare ( questo è il termine greco usato da Luca) gli ammalati. Guarirli è compito della medicina e di Dio. Non è appartenere ossessivamente ad una determinata religione che salva. Ma vivere la Parola.
Per questo  Betsaida, Corazin e Cafarnao nonostante la loro ebraicità così scrupolosa nell’osservare la Legge, davanti a Dio contano meno di Tiro e Sidone sensibili a fare propria la Parola e viverla nel comportamento. È la carità’ che annulla il potere di Satana e lo fa precipitare nell’inferno. Nella mentalità di allora, Lucifero era colui che vigilava sulla condotta degli uomini e denunciava i loro peccati di fronte al tribunale di Dio. Con l’Amore della carità’ questo compito, attraverso la misericordia di Dio, viene annullato e quindi Lucifero diventa un corpo estraneo nel Regno dei Cieli. Noi discepoli del Cristo Risorto che ruolo giochiamo nella nostra società? Facciamo nostre le indicazioni che Gesù ha dato e continua a dare anche oggi.
La nostra fede con quali segni concreti si cala nella nostra realtà quotidiana? È il giudicare o il perdonare la caratteristica del nostro credere?

MEDITAZIONE

L’invio in missione dei settantadue discepoli, nel vangelo di Luca, segue immediatamente i detti sulla sequela (cf Lc 9,57-62). Luca lega la scelta di essere discepoli al compito di essere missionari. Solo il terzo vangelo racconta questa missione. Gesù invia i settantadue discepoli (con il riferimento simbolico del numero 72) dicendo loro: «Andate» (Lc 10,3). I discepoli non possono concepire la missione come un’attesa: devono essere solleciti a muoversi per andare ai popoli. L’inviato non può porsi confini e restrizioni. Deve raggiungere ogni uomo.

Andate

Andate è un’indicazione della direzione. Il testo del vangelo parla delle «città» come destinazione (cf Lc 10,1.8.10). Probabilmente vi è il riflesso dell’esperienza storica della Chiesa del primo secolo, ma oggi può essere letto come riferimento a quei luoghi di condivisione della vita, come anche del potere, della cultura, delle informazioni e delle esperienze umane in cui il missionario può trovare, perché lo frequenta abitualmente, occasioni di testimonianza.
Andate è un comando scomodo. Impone di non rimanere negli ambiti sicuri e confortevoli dei nostri recinti ecclesiali, ma di accettare la sfida di abitare le frontiere che sono certamente quelle geografiche, ma anche quelle mentali, culturali e sociali. Ciò sollecita le comunità a inventare e apprendere nuovi linguaggi della fede e della testimonianza.
Abitare la frontiera può sicuramente spaventare. Intimoriscono gli ostacoli che si possono prevedere, e la consapevolezza della sproporzione fra le dimensioni del compito e le risorse disponibili (cf Lc 10,1).

Le indicazioni sulla missione

La missione della Chiesa deve svolgersi secondo modalità precise. Innanzi tutto il missionario è animato dall’urgenza della missione (cf Lc 10,4): l’andare missionario è mosso da un’impellenza e una priorità assoluta a fronte delle quali nulla può essere occasione di ritardo. È possibile entrare in una città e non essere ascoltati. Tuttavia, anche di fronte alla possibilità del rifiuto, se non dell’aperta ostilità, è richiesta la dedizione al proprio mandato. La statura del missionario si misura in base alla fedeltà e alla sua identità, non in ragione del suo successo. San Paolo insegna che c’è un paradosso della debolezza. In quella che umanamente appare debolezza si rivela la potenza di Dio (cf 2 Cor 12,9-10).
Nelle tribolazioni è ancor più preziosa la fedeltà alla testimonianza. Essa, però, può perseverare solo se poggia su una radicale fiducia in Dio. In fondo l’evangelizzazione è cosa sua. Da questa prospettiva si possono comprendere gli insegnamenti del discorso di Gesù: innanzitutto la priorità accordata alla preghiera (cf Lc 10,2). Riconoscere che l’evangelizzazione è responsabilità di Dio, affidandogliela nella preghiera, consente di vivere il proprio impegno con libertà. Libertà dall’orgoglio, come se i successi fossero merito dell’evangelizzatore. E libertà dall’angoscia di fronte ai fallimenti.
La fiducia radicale giustifica l’accentuazione del tema della povertà dei mezzi. Nella testimonianza importa la capacità di instaurare relazioni. I mezzi, se necessari, sono solo strumento. Infine, i missionari sono inviati a due a due. L’invio a coppie ci ricorda che la testimonianza avviene nella concordia ecclesiale, e che il maggior segno di credibilità nel Vangelo che possiamo dare è la comunione ecclesiale.

I contenuti della missione

La missione è anche contenuti annunciati. La seconda lettura offre una potente sintesi della predicazione di san Paolo (cf Gal 6,14). Per l’Apostolo la croce è l’unico motivo di fiducia – né le opere né la legge salvano –, ed è il perno della trasvalutazione dei valori. Infine, essa è la causa del rinnovamento della vita (cf Gal 6,15).
La croce (di Cristo) annunciata è anche la causa della pace, l’altro grande messaggio che percorre le letture di oggi (cf Is 66,12 e Lc 10,5) Il tutto si può sintetizzare nel tema del Regno che va annunciato, testimoniato e operato (cf Lc 10,9). Ogni volta che si agisce per l’umanizzazione dell’umanità si guariscono i malati delle città degli uomini.

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2. introduzioni – 6 LUGLIO 14ª DOMENICA T.O.

6 LUGLIO

14ª DOMENICA T.O.

ANDATE E PORTATE LA PACE

PRIMA LETTURA

Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.

Il contesto è quello del ritorno a Gerusalemme, una città ancora semidistrutta, dopo l’esilio in Babilonia. Il popolo viene preso dallo sconforto e dalla delusione. A esso si rivolge il profeta, che annuncia la fedeltà di Dio alla sua promessa. Egli stesso restaurerà Gerusalemme e la colmerà dei suoi doni.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 65(66)
Il salmo è una preghiera di lode, che invita alla memoria riconoscente delle meraviglie operate dal Signore.

SECONDA LETTURA

Porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
Paolo, nonostante sia alla conclusione di una lettera spesso polemica ed aspra, rivolgendosi ai Galati li chiama «fratelli». A loro, ricorda l’essenziale della sua predicazione: la croce di Cristo e la conformazione della propria esistenza al Cristo crocifisso, simboleggiata attraverso le stigmate.

VANGELO

La vostra pace scenderà su di lui.
Dopo l’invio in missione dei dodici apostoli, Luca narra anche l’invio dei settantadue discepoli. Le indicazioni concrete date da Gesù nel suo insegnamento riguardano le modalità della missione, che rendono più credibile il messaggio. Quest’ultimo è poi concentrato intorno a due grandi nuclei: l’annuncio della pace e della prossimità del Regno.