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4. Letture – 6 LUGLIO 2025 – 14ª DOMENICA T.O.

6 LUGLIO

14ª DOMENICA T.O.

ANDATE E PORTATE LA PACE

PRIMA LETTURA

Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.

Il contesto è quello del ritorno a Gerusalemme, una città ancora semidistrutta, dopo l’esilio in Babilonia. Il popolo viene preso dallo sconforto e dalla delusione. A esso si rivolge il profeta, che annuncia la fedeltà di Dio alla sua promessa. Egli stesso restaurerà Gerusalemme e la colmerà dei suoi doni.

Dal libro del profeta Isaìa            Is 66,10-14c

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.
Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 65(66)

R. Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!». R.

«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini. R.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno. R.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R.

SECONDA LETTURA

Porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
Paolo, nonostante sia alla conclusione di una lettera spesso polemica ed aspra, rivolgendosi ai Galati li chiama «fratelli». A loro, ricorda l’essenziale della sua predicazione: la croce di Cristo e la conformazione della propria esistenza al Cristo crocifisso, simboleggiata attraverso le stigmate.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati            Gal 6,14-18

Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Col 3, 15a-16a

Alleluia, alleluia.

La pace di Cristo regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.

.Alleluia.

VANGELO

La vostra pace scenderà su di lui.
Dopo l’invio in missione dei dodici apostoli, Luca narra anche l’invio dei settantadue discepoli. Le indicazioni concrete date da Gesù nel suo insegnamento riguardano le modalità della missione, che rendono più credibile il messaggio. Quest’ultimo è poi concentrato intorno a due grandi nuclei: l’annuncio della pace e della prossimità del Regno.

Dal Vangelo secondo Luca     Lc 10,1-12.17-20

 In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Parola del Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 6 LUGLIO 14ª DOMENICA T.O.

6 LUGLIO

14ª DOMENICA T.O.

ANDATE E PORTATE LA PACE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 6 LUGLIO 14ª DOMENICA T.O.

6 LUGLIO

14ª DOMENICA T.O.

ANDATE E PORTATE LA PACE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ci inorgogliamo di fronte al riconoscimento pubblico del nostro operato, confidando più nell’approvazione del mondo che
    nella tua amicizia
    .
      Kyrie eleison.
  • Cristo, ci scoraggiamo di fronte ai fallimenti, dimenticandoci che, per la tua risurrezione, è stata necessaria la croce  Christe eleison.
  • Signore, ci hai inviato a renderti testimonianza nelle città e nei luoghi in cui si svolge la vita ordinaria degli uomini, ma noi
    preferiamo isolarci in rifugi sicuri
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha invitato a essere discepoli attivi e a portare ai fratelli il lieto annuncio
della sua venuta. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, rendici testimoni della
prossimità del Regno.

 

• Perché la Chiesa, sollecita per la salvezza delle anime, annunci con coraggio la salvezza
donata da Dio nella croce di Cristo. Preghiamo.

• Perché il papa,
i vescovi, i presbiteri e i diaconi, nutriti della Parola, siano testimoni
trasparenti della misericordia del Padre. Preghiamo.

• Perché coloro che anelano a parole e gesti di consolazione incontrino, nel loro cammino,
persone capaci di annunciare e costruire la pace. Preghiamo.

• Perché le nostre comunità abbiano il coraggio e la creatività di rinnovare il linguaggio e
i mezzi per l’annuncio del Vangelo. Preghiamo.

O Padre, in Cristo tuo Figlio ci hai inviati ad annunciare presso i popoli la buona novella
del Regno. Donaci di essere sempre dediti alla missione che ci hai affidato e
di rimanervi fedeli nella vita di ogni giorno. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 29 GIUGNO – SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

29 GIUGNO 2025

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

COMMENTO

La scomparsa di Papa Francesco e l’elezione del successore Leone XIV hanno attirato l’attenzione mondiale sul ruolo centrale che il Vescovo di Roma gioca sulla scena mondiale. Il papato negli ultimi tempi ha saputo ritagliarsi un ruolo guida di una rinnovata funzione di testimonianza spirituale e morale che va oltre i confini del cattolicesimo.
Abbiamo assistito sorpresi e spiazzati alla realizzazione concreta della  missione che Gesù ha affidato a Simone, figlio di Giona,  duemila anni fa alle falde del monte Hermon nella località di Cesarea di Filippo nel nord della Palestina. La scelta del luogo non è casuale.
In quella località sgorga dalla montagna sovrastante una delle tre sorgenti che danno vita al fiume Giordano e si apre una grande caverna che allora veniva considerata il portone di ingresso del mondo degli inferi. Cesarea di Filippo allora giocava un duplice ruolo. Da una parte l’acqua abbondante, la vegetazione lussureggiante e il clima mite la rendevano  meta di scampagnate all’insegna del divertimento  e del relax. Dall’altra la voragine oscura che sprofondava nelle viscere della montagna incuteva timore e richiamava alla memoria tutto quanto si diceva sul mondo dei morti e dello sheol. Gioia e paura si mescolavano e ingeneravano tanti interrogativi sul significato dell’esistenza. Gesù, da esperto psicologo, coglie la palla al balzo e stana i discepoli dal silenzio con cui mascheravano i dubbi che li agitavano a riguardo della vera identità del Maestro alla cui sequela si erano messi cullati da tante illusioni umane inficiate da speranze di ricchezze e poteri futuri. Gesù li interpella in modo quasi brutale: «Per voi, chi sono Io?». È una domanda che preclude ogni via di fuga. Pietro, il più umorale e diretto fra tutti gli apostoli, sbotta : «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E’ una risposta troppo bella per essere farina del suo sacco.
Che Gesù fosse “il Cristo” tutti i discepoli se lo auguravano fermamente. Era questo infatti l’appellativo con cui allora chiamavano il tanto atteso messia che avrebbe cacciato i romani e fatto rivivere il regno di Davide. Aggiungendo, inconsapevolmente, «il Figlio di Dio» riconosceva in Gesù la sua divinità libera da ogni influenza e mira umana. Gesù, davanti ai discepoli esterrefatti, gli cambia il nome. Nel Regno dei cieli non sarà più chiamato Petros ( che in greco significa mattone) ma Petra (che significa roccia). Il mattone, nel tempo, diventa friabile. La roccia no. Diventa testata d’angolo per sempre. Questo è il ruolo del Papa  per sempre a prescindere da chi è scelto ad esserlo. In un mondo “liquido” dove tutto è aleatorio il vescovo di Roma deve essere sempre più la bussola che orienta, il testimone della carità che si fa giustizia e pace, il profeta che testimonia cieli nuovi e terra nuova. L’essere “profeta” non è una scelta personale, ma un dovere morale ineludibile per che è chiamato ad essere “pastore” universale.
Che Pietro e Paolo ispirino e sorreggano il nostro Leone XIV nella sua missione.

MEDITAZIONE

 

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1. ORAZIONI – 29 GIUGNO 2025 – SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

29 GIUGNO 2025

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

Antifona

Sono questi i santi apostoli che con il loro sangue hanno fecondato la Chiesa:
hanno bevuto il calice del Signore e sono divenuti gli amici di Dio.

Colletta

O Dio, che ci doni la grande gioia
di celebrare in questo giorno
la solennità dei santi Pietro e Paolo,
fa’ che la tua Chiesa
segua sempre l’insegnamento degli apostoli,
dai quali ha ricevuto il primo annuncio della fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Sulle offerte

La preghiera dei santi apostoli accompagni, o Signore,
l’offerta che presentiamo a gloria del tuo nome,
e ci renda ferventi nella celebrazione di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Simon Pietro disse a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Rispose Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». (Cf. Mt 16,16.18)

Dopo la comunione

Nutriti da questo sacramento, ti preghiamo, o Signore:
fa’ che viviamo nella tua Chiesa
perseveranti nello spezzare il pane
e nell’insegnamento degli apostoli,
per formare, saldi nel tuo amore,
un cuore solo e un’anima sola.
Per Cristo nostro Signore.

 

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4. Letture – 29 GIUGNO 2025 – SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

29 GIUGNO 2025

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

PRIMA LETTURA

Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode.

Dagli Atti degli Apostoli     At 12,1-11 

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui.
Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 33(34)

R. Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R.

SECONDA LETTURA

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo     2Tm 4,6-8.17-18

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Mt 16,18

Alleluia, alleluia.

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

.Alleluia.

VANGELO

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo                Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 29 GIUGNO 2025 SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

29 GIUGNO 2025

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

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Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Commento alle Letture – 22    GIUGNO – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

22 GIUGNO 2025

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

L’EUCARISTIA: DONO E RESPONSABILITÀ

COMMENTO

Troppe  volte nel passato, parlando del mistero eucaristico, ne abbiamo falsato il vero motivo per cui Gesù si è fatto corpo e sangue, sotto le specie del pane e del vino, alimenti essenziali per la vita delle persone di quei tempi.
Ne abbiamo enfatizzato la sacralità ed il mistero.  L’abbiamo rinchiusa in tabernacoli dorati davanti cui ci siamo inginocchiati e prostrati in meditazioni e adorazioni.
Gesù si è fatto  tutto a tutti senza emarginare nessuno, mentre noi il pane eucaristico l’abbiamo riservato ai “santi”, ai puri” ed agli onesti escludendo le folle dei miseri e dei “peccatori’. Ci siamo dimenticati che l’Eucarestia ha la stessa funzione delle medicine quando noi soffriamo a causa delle malattie. Quando siamo impauriti, delusi, arrabbiati, peccatori abbiamo l’estremo bisogno di alimentarci di Gesù.
Il brano di Luca, scelto per farci riflettere sulla Solennità che celebriamo è chiaro su questo punto. Gli apostoli sono affaticati ed esausti perché sono di ritorno dalla loro prima missione di annunciare il Regno di Dio a tutti, come Gesù aveva loro chiesto: «….e lì mandò ad annunziare il Regno di Dio e a guarire gli infermi» (Lc 9, 2). Sono stati in gamba nel farlo. Le numerose persone che li hanno ascoltati  li accompagnano nel loro ritornare da Gesù’. Comincia ad imbrunire e la stanchezza si fa sentire. Vorrebbero solo riposare, mangiare e andarsene a nanna in santa pace. Il Signore non è d’accordo. Loro vorrebbero congedare la folla, invece vengono investiti  da una richiesta che li spiazza: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9,13).
Come possono con soli cinque pani e due pesci sfamare tutti i presenti che sono numerosi? Il numero cinque mila, infatti, nei Vangeli sta ad indicare tutti i presenti, nessuno escluso.
È interessante notare che mentre gli apostoli vorrebbero chiudere la giornata,  la folla non ha nessuna intenzione di separarsi dal Maestro. I “missionari” appagati dal successo della loro predicazione vorrebbero stare in pace. La povera gente no. E qui Gesù ci insegna che cosa vuol dire essere pane e vino. Invita tutti non solo a mangiare ma a sedersi. Questo è un gesto molto importante. Solo i signori mangiavano da seduti, mentre gli inservienti dovevano per forza stare in piedi. È la folla fatta di poveracci che al pranzo eucaristico occupa il posto d’onore. I predicatori del Regno di Dio no. Questo perché chi appartiene al Regno ne segue le regole. Non comanda, ma serve: non accumula avidamente, ma condivide; non ruba, ma dà : non specula sui sentimenti, ma è corretto e leale nell’amare; non odia, ma perdona. Per vivere queste condizioni ci vuole coraggio, volontà ed intelligenza che richiedono  una forza spirituale che sgorga solo dall’Eucarestia.
Accostarsi alla comunione vuol dire impegnarsi a metabolizzare il pane ed il vino facendoli nostri, non per essere posseduti, ma vissuti concretamente non in modo intimistico  ma nella carità operativa, trasparente ed aperta a tutti.
Siamo in grado di tentare di trasformare le nostre comunioni in testimonianza di vita cristiana?

MEDITAZIONE

Il pane è un elemento immediatamente collegato alla fame, al mangiare, all’essenziale per la sopravvivenza. Un simbolo di tale importanza antropologica è nella Bibbia in molte occasioni ripreso e rielaborato.

L’umanismo di Gesù
Il brano di vangelo della moltiplicazione dei pani viene dopo il ritorno dalla missione dei dodici discepoli. Gesù intende concedere loro un tempo e uno spazio di riposo. Tuttavia la folla li trova e, di fronte a tanta appassionata ricerca, Gesù non si sottrae: accoglie la folla. L’accoglienza si mostra nelle due azioni successive (cf Lc 9,11) che si richiamano reciprocamente. L’annuncio del Regno è confermato dalla guarigione; la guarigione è segno del dono del Regno. Gesù accoglie la folla consapevole delle sue necessità. Risponde a queste con duplice misericordia: l’annuncio del Regno e le guarigioni.
In questo contesto si può cogliere il senso del miracolo della moltiplicazione dei pani. Vi è una sollecitudine di Gesù per l’umano nella sua interezza. La fame è il bisogno cui risponde Gesù. Fame di salvezza, di cibo, di Parola. In risposta a queste tre forme della fame il simbolo del pane.

Il dono dell’Eucaristia
Alla preoccupata e realistica richiesta dei discepoli Gesù risponde con un’esortazione provocatoria e sfidante: «voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9,13). La risposta dei discepoli, generosa per la disponibilità ad andare a fare la spesa, non fa altro che mettere in risalto l’inadeguatezza di quanto vi è a disposizione.
Gesù, però, prende quel poco umano e lo rende abbondante per le persone presenti, nonostante il loro numero. Luca descrive con cinque verbi le azioni di Gesù: «prese; alzò; recitò; spezzò; dava» (cf Lc 9,16). Sono quattro passati remoti e un imperfetto. Il passaggio dall’uno all’altro tempo verbale segnala che l’azione del dare continua nel tempo.
In parallelo si può leggere la formula di consacrazione che scrive Paolo: «questo è il mio corpo, che è per voi» (1 Cor 11,24). Il dono del suo corpo, offerto nel pane eucaristico che rinnova il sacrificio della croce, è dato «per voi», indicando con ciò, da parte di Gesù, la ricerca di una relazione intima e personale, che non si limita ai dodici, ma si estende a tutta la Chiesa che celebra il memoriale del sacrificio di Cristo.
Anche la conclusione del vangelo, che insiste sull’abbondanza del dono, tanto che ne avanza, e sulla sazietà dei commensali, indica che quanto elargito da Gesù è superiore allo stesso desiderio e in ciò si può vedere la grazia del pane eucaristico spezzato nelle comunità che apporta copioso il dono della grazia.

La responsabilità della comunità cristiana
Gesù stesso dona il cibo alla folla. È lui la fonte del dono. Tuttavia egli chiede e suscita la collaborazione dei discepoli. Essi devono mettere a disposizione quello che hanno. In seguito essi prendono dalle mani di Gesù quanto distribuiscono. L’Eucaristia è dono per la Chiesa. Tuttavia, l’Eucaristia è anche responsabilità: la Chiesa celebra degnamente l’Eucaristia se essa non è solo un rito, ma una celebrazione che significa e impronta la sua vita.
Il contesto della lettera ai Corinzi in cui Paolo scrive le parole della consacrazione eucaristica è fortemente polemico. L’apostolo prende posizione, con la sua autorità, nei confronti di una serie di divisioni che rompevano l’armonia nella comunità di Corinto. Fra queste, quella che era segno della disparità sociale ed economica nella comunità cristiana, per la quale alcuni giungevano alla cena eucaristica sazi e altri affamati. Questo, secondo Paolo, contraddice il valore della celebrazione stessa.
Qui forse bisognerebbe fare delle applicazioni all’oggi, alle comunità che oggi celebrano l’Eucaristia. Bisognerebbe interrogarsi sulla coerenza fra il segno che si pone e la vita che si conduce. Bisognerebbe interrogarsi in ambito personale, sociale, politico, economico ed ecclesiale, perché ciascuno «esamini se stesso e poi mangi del pane e beva del calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11,28-29). Queste applicazioni ognuno le deve fare per sé, come dice Paolo. È un confronto necessario per creare continuità fra la fede celebrata e la fede vissuta, perché l’Eucaristia è dono e responsabilità.

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2. introduzioni – 22 GIUGNO 2025 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

22 GIUGNO 2025

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

L’EUCARISTIA: DONO E RESPONSABILITÀ

Per il povero il pane è ciò che placa la fame. La liturgia di oggi ci ricorda quanto questo significato della parola «pane» non sia per nulla estraneo alla figura di Gesù e quanto poco ci sia di metaforico nel definirlo «pane del cielo».
La fede in Cristo non è qualcosa di estraneo ai nostri bisogni primari, è connaturato a essi, poiché risponde al bisogno di speranza, senza la quale il pane fisico non è abbastanza. È Gesù stesso che si offre per placare la nostra fame e per indicarci la strada da seguire una volta liberi. Siamo infatti chiamati a placare a nostra volta la fame, di pane e di speranza, dei nostri fratelli.

PRIMA LETTURA

Offrì pane e vino.
Melchisedek, prima ancora che venisse istituito il sacerdozio di Aronne e dei suoi successori, benedice Abramo per conto di Dio. Allo stesso modo i discendenti di Abramo saranno benedetti dalla venuta del Messia.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 109(110)

Il Signore stesso ha designato il suo sacerdote: Gesù Cristo. È lui il giuramento di cui Dio non si pente.

SECONDA LETTURA

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
La Nuova Alleanza è fondata sul corpo e sul sangue di Cristo. Il suo sacrificio non è un evento isolato, ma un fatto che vale per sempre e la cui risonanza nella storia dipende anche da noi: dalle nostre parole e dalle nostre azioni.

VANGELO

 

Tutti mangiarono a sazietà.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù parte dalla miseria umana e la trasforma in abbondanza. Questo passaggio ha due condizioni: l’uomo mette a disposizione quel che ha, per quanto piccolo; Dio s’impoverisce fino ad accogliere la fragilità umana in Cristo, autentico pane di vita.