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4. Letture – 22 GIUGNO 2025 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

22 GIUGNO 2025

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

L’EUCARISTIA: DONO E RESPONSABILITÀ

PRIMA LETTURA

Offrì pane e vino.
Melchisedek, prima ancora che venisse istituito il sacerdozio di Aronne e dei suoi successori, benedice Abramo per conto di Dio. Allo stesso modo i discendenti di Abramo saranno benedetti dalla venuta del Messia.

Dal libro della Genesi            Gn 14,18-20

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 109(110)

Il Signore stesso ha designato il suo sacerdote: Gesù Cristo. È lui il giuramento di cui Dio non si pente.

Rit. Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi». R.

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici! R.

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato. R.

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek». R.

SECONDA LETTURA

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
La Nuova Alleanza è fondata sul corpo e sul sangue di Cristo. Il suo sacrificio non è un evento isolato, ma un fatto che vale per sempre e la cui risonanza nella storia dipende anche da noi: dalle nostre parole e dalle nostre azioni.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi              1Cor 11,23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio.

EQUENZA

La sequenza è facoltativa e si può cantare o recitare anche nella forma breve, a cominciare dalla strofa: Ecce panis.

Se la sequenza viene omessa, segue il CANTO AL VANGELO.

[Lauda Sion Salvatórem,
lauda ducem et pastórem,
in hymnis et cánticis.
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
Quantum potes, tantum aude:
quia maior omni laude,
nec laudáre súfficis.
Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
Laudis thema speciális,
panis vivus et vitális
hódie propónitur.
Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
Quem in sacrae mensa cenae,
turbae fratrum duodénae
datum non ambígitur.
Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
Sit laus plena, sit sonóra,
sit iucúnda, sit decóra
mentis iubilátio.
Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.
Dies enim sollémnis ágitur,
in qua mensae prima recólitur
huius institútio.
Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
In hac mensa novi Regis,
novum Pascha novae legis,
Phase vetus términat.
È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.
Vetustátem nóvitas,
umbram fugat véritas,
noctem lux elíminat.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.
Quod in cena Christus gessit,
faciéndum hoc expréssit
in sui memóriam.
Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.
Docti sacris institútis,
panem, vinum in salútis
consecrámus hóstiam.
Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
Dogma datur christiánis,
quod in carnem transit panis
et vinum in sánguinem.
È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Quod non capis, quod non vides,
animósa firmat fides,
praeter rerum órdinem.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
Sub divérsis speciébus,
signis tantum, et non rebus,
latent res exímiae.
È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Caro cibus, sanguis potus:
manet tamen Christus totus
sub utráque spécie.
Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
A suménte non concísus,
non confráctus, non divísus,
ínteger accípitur.
Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
Sumit unus, sumunt mille:
quantum isti, tantum ille:
nec sumptus consúmitur.
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Sumunt boni, sumunt mali:
sorte tamen inaequáli,
vitae vel intéritus.
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Mors est malis, vita bonis:
vide paris sumptiónis
quam sit dispar éxitus.
Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!
Fracto demum sacraménto,
ne vacílles, sed meménto,
tantum esse sub fragménto,
quantum toto tégitur.
Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
Nulla rei fit scissúra,
signi tantum fit fractúra,
qua nec status, nec statúra
signáti minúitur].
È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona].
Ecce panis angelórum,
factus cibus viatórum:
vere panis filiórum,
non mitténdus cánibus.
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.
In figúris praesignátur,
cum Isaac immolátur:
agnus Paschae deputátur,
datur manna pátribus.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Bone pastor, panis vere,
Iesu, nostri miserére:
tu nos pasce, nos tuére:
tu nos bona fac vidére
in terra vivéntium.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nùtrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu qui cuncta scis et vales,
qui nos pascis hic mortáles:
tuos ibi commensáles,
coherédes et sodáles
fac sanctórum cívium.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

CANTO AL VANGELO

Gv 6,51

Alleluia, alleluia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

.Alleluia.

VANGELO

 

Tutti mangiarono a sazietà.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù parte dalla miseria umana e la trasforma in abbondanza. Questo passaggio ha due condizioni: l’uomo mette a disposizione quel che ha, per quanto piccolo; Dio s’impoverisce fino ad accogliere la fragilità umana in Cristo, autentico pane di vita.

Dal Vangelo secondo Luca  Lc 9,11b-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 22 GIUGNO 2025 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

22 GIUGNO 2025

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

L’EUCARISTIA: DONO E RESPONSABILITÀ

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, troppo spesso offriamo il triste spettacolo di una fede filosofeggiante, priva di effetti sulla nostra vita.  Kyrie eleison.
  • Cristo, disprezziamo la tua croce, ricercando cibi più succulenti per placare la nostra fame di salvezza  Christe eleison.
  • Signore, parliamo d’amore, ma aspettiamo che sia tu a prenderti cura dei fratelli Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù si è fatto pane e vino per noi, perché potessimo essere liberi dalla schiavitù del peccato. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, fa’ che ci nutriamo della tua misericordia.

• Perché, quando ci sembra di essere troppo poco per testimoniare il tuo Vangelo, sappiamo aver fiducia nella potenza del tuo Spirito. Preghiamo. 

• Perché la nostra fede in te coinvolga ogni aspetto della nostra esistenza, anche le scelte economiche e sociali. Preghiamo.

• Perché la tua capacità di amarci fino alla fine ci faccia affrontare le fatiche e le difficoltà di ogni giorno con una serenità di cui nessuno potrà più privarci. Preghiamo.

• Perché la tua Chiesa sappia accogliere la miseria umana e, attraverso la tua Parola, sappia trasformarla in abbondanza. Preghiamo.

O Padre, ci hai redenti col corpo e il sangue del tuo unico Figlio. Fa’ che, con il tuo aiuto, non ci limitiamo ad ammirare questo mistero, ma desideriamo viverlo ed esserne partecipi. 

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 22 GIUGNO 2025 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

22 GIUGNO 2025

SANTISSIMO CORPO E
SANGUE DI CRISTO

L’EUCARISTIA: DONO
E RESPONSABILITÀ

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3. Commento alle Letture – 1 5    G I U G N O – SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

COMMENTO

Il capitolo 16 di Giovanni, da cui sono presi i versetti proposti alla nostra meditazione in occasione della solennità delle Trinità , è uno dei più belli, difficili e drammatici tra tutti i quattro Vangeli. Gesù percepisce vicina la sua morte. Si rende conto della paura , della delusione e dei dubbi che agitano gli apostoli. Decide di parlare chiaro: «Queste cose vi dico, perché non troviate inciampo. Vi escluderanno dalle sinagoghe. Anzi, viene l’ora in cui vi uccideranno pensando di piacere a Dio» (Gv 16, 1-2). Parole agghiaccianti per gli apostoli che conoscevano bene il libro del Deuteronomio in cui è testualmente prescritto: «Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico che è come te stesso t’istighi in segreto, dicendo: “Andiamo, serviamo altri dei”, dei che né tu né i tuoi padri avete conosciuto…, non ascoltarlo…, non risparmiarlo…. Tu devi ucciderlo…. Lapidalo e muoia, perché  ha cercato di trascinarti lontano da Yahvè’ , tuo Dio» (Dt 13,7-11).

Gli apostoli erano informati che i capi del popolo, dopo la guarigione del cieco nato, avevano stabilito che «chiunque avesse riconosciuto Gesù come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga» (Gv 9,22). Chi veniva allontanato dalla sinagoga era trattato come un appestato . Con gli espulsi  non si poteva né mangiare né bere e bisognava tenere una distanza di sicurezza di almeno quattro cubiti (due metri).  Erano dei condannati alla morte civile.
In questo  marasma psicologico si innestano le parole evangeliche di oggi : «Molte cose ho ancora da dirvi, ma ora non potete sostenerle . Ma quando verrà lui, lo spirito della verità’, lui vi guiderà’ alla verità’ tutta intera… Lui mi darà gloria, prenderà infatti del mio, e ve lo annuncerà » (Gv 16, 12.-14).
La Trinità è la sinergia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, per farci capire che la  verità portata i da Gesù ha nulla a che fare con le verità partorite dalle svariate ideologie umane. Essa di può sintetizzare, quasi fosse uno slogan moderno, nel: «Se mi amate, osserverete i miei comandi. E io pregherò il Padre e vi darà un altro Paraclito a confortarvi, perché resti per sempre insieme a voi». (Gv 14, 15-16).

Quali sono le manifestazioni concrete nel vivere la nostra fede e nell’!orientare la nostra condotta che derivano dalla nostra certezza di avere sempre il Consolatore al nostro fianco? L’amore che caratterizza la Trinità divina è lo stesso che impregna le nostre relazioni?
Il nostro vivere la fede è simile a quello dei discepoli prima o dopo la venuta dello Spirito Santo?

MEDITAZIONE

Di fronte al mistero della Trinità, la parola si trova in condizione d’indigenza, perché non riesce a dire l’indicibile. Tuttavia non si può rinunciare ad addentrarci un poco, seppure con umiltà e rispetto, nell’ineffabile.
Difficilmente, quando parliamo di Dio con il linguaggio abituale, lo facciamo in termini trinitari. Normalmente ne scomponiamo le persone parlando, volta per volta, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Eppure la rivelazione che Gesù ha fatto di Dio, è la rivelazione delle relazioni fra le tre persone della Trinità. Pertanto una via che si può percorrere per approssimare l’ineffabile è quella della relazionalità.

L’opera dello Spirito

Come dice l’orazione di colletta (la prima) di questa liturgia, il Padre è la fonte della rivelazione. Essa avviene per opera del Figlio e dello Spirito. Il contenuto di tale rivelazione è il mistero della vita divina e la fede è in un Dio uno nella trinità delle persone, in relazione fra loro, che ovviamente vuol dire nell’amore reciproco. Questa è la vita divina.
Il vangelo pare aprire la porta a un dubbio: Gesù ha rivelato tutto? La sua rivelazione è incompleta? Sembra quasi che, a causa della debolezza dei discepoli, ci sia qualcosa di non detto (cf Gv 16,12). È lo stesso Giovanni che ci mette sulla via della corretta interpretazione di questo passo. Non manca qualcosa al tutto della rivelazione, manca la capacità di comprenderla del tutto (cf Gv 16,12.13).
Ciò sarà possibile solo dopo la risurrezione e dopo l’effusione dello Spirito Santo, perché per mezzo suo (cf Gv 16,13) il credente accederà a un ampliamento qualitativo (non quantitativo) della rivelazione di Gesù. Grazie allo Spirito i discepoli, dopo la risurrezione, potranno progressivamente penetrare l’insegnamento di Gesù.

Unità, consustanzialità, relazioni

Lo Spirito, per compiere la sua funzione, «dirà tutto ciò che avrà udito» (Gv 16,13). Da chi? Gesù rivela quello che ha udito dal Padre (cf Gv 15,15). Lo Spirito «prenderà da quel che è mio [di Gesù] e ve lo annuncerà» (Gv 16,14). Questo però non fa differenza perché «tutto quello che il Padre possiede è mio» (Gv 16,15), infatti, dice Gesù, «io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Ciò dice l’unità e la «consustanzialità» delle tre Persone.
Il tratto del vangelo di questa solennità aggiunge la dimensione relazionale. Gesù afferma che «egli [lo Spirito] mi glorificherà» (Gv 16,14). Infatti, ne continua la rivelazione. Ma è qui che s’instaura la circolarità della glorificazione: lo Spirito glorifica il Figlio, il Figlio è glorificato dal Padre, e il Padre, a sua volta, è glorificato dal Figlio (cf Gv 17,1.4).

Effetti in noi

Le letture di oggi ci indicano anche la direzione del nostro coinvolgimento con il Dio Trinità.
San Paolo, nei primi capitoli della lettera ai Romani, afferma la condizione di peccatori di tutti gli uomini, fino ad esultare per la salvezza realizzata da Cristo, «il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Rm 4,25). All’inizio del capitolo 5 della lettera, l’apostolo afferma che la giustificazione, cioè il dono di essere resi giusti di fronte a Dio, è donata gratuitamente e per la fede. Inoltre, essa produce degli effetti negli uomini. Innanzi tutto la «pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo». Inizia una nuova condizione negli uomini. È la fede che fa accedere al dono della grazia che raggiunge gli uomini nel presente («ci troviamo e ci vantiamo»). Tutto ciò è la base della speranza, anche nella tribolazione. «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
Seguendo il corso del discorso paolino, che è un discorso sull’uomo e sugli effetti in esso dell’opera della redenzione, vengono nominate tutte e tre le Persone della Trinità. Il Padre è all’origine, il Figlio opera la redenzione, lo Spirito abita i nostri cuori. La Trinità, relazione fra tre Persone, abita il cuore umano e per la sua opera di salvezza ci immette in questa stessa relazione. Da qui ne viene una nuova vita. A essa corrispondiamo?

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2. introduzioni – 15 GIUGNO 2025 – SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

Ogni volta che partecipiamo alla santa Messa e ogni volta che entriamo in relazione con Dio ricordiamo, col segno della croce, di essere avvolti e coinvolti nella relazione trinitaria.
La nostra fede non trova infatti la sua dimensione ultima nella solitudine, ma nella relazionalità. Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo assistiamo a una stessa rivelazione che, in quanto creature, è origine della nostra esistenza; in quanto uomini, è manifestazione dell’amore di Dio; in quanto cristiani, è invito a operare nell’oggi per costruire il Regno dei Cieli.

PRIMA LETTURA

Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.
La Sapienza, figura di Cristo nell’Antico Testamento, racconta per immagini del suo rapporto con Dio. In questa relazione d’amore, più antica dei mari, delle colline e degli abissi, siamo stati coinvolti anche noi dalla venuta nel mondo del Figlio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 8

L’uomo è meraviglia e custode del creato. La sua grandezza riposa in quella del suo artefice: il Dio creatore.

SECONDA LETTURA

Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.
Il cristiano, nella pienezza della sua fede, sperimenta, già su questa terra, cosa significhi essere beati. Questa condizione di pace e d’imperturbabilità di fronte alla sofferenza, non è né un esempio di eroismo, né una forma di follia, è invece frutto dell’azione dello Spirito.

VANGELO

Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.
La parzialità dell’annuncio di Gesù non è segno di sfiducia verso i suoi discepoli e verso di noi, oggi. La piena comprensione dell’annuncio evangelico non può essere immediata e totale, perché la Parola non piomba sull’uomo dall’esterno, ma prevede un coinvolgimento di tutte le sue facoltà.

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4. Letture – 15 GIUGNO 2025 – SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

PRIMA LETTURA

Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.
La Sapienza, figura di Cristo nell’Antico Testamento, racconta per immagini del suo rapporto con Dio. In questa relazione d’amore, più antica dei mari, delle colline e degli abissi, siamo stati coinvolti anche noi dalla venuta nel mondo del Figlio.

Dal libro dei Proverbi  Pr 8,22-31

Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 8

L’uomo è meraviglia e custode del creato. La sua grandezza riposa in quella del suo artefice: il Dio creatore.

Rit. O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

SECONDA LETTURA

Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.
Il cristiano, nella pienezza della sua fede, sperimenta, già su questa terra, cosa significhi essere beati. Questa condizione di pace e d’imperturbabilità di fronte alla sofferenza, non è né un esempio di eroismo, né una forma di follia, è invece frutto dell’azione dello Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani     Rm 5,1-5

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Cf Ap 1,8

Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, a Dio,
che è, che era e che viene.

.Alleluia.

VANGELO

Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.
La parzialità dell’annuncio di Gesù non è segno di sfiducia verso i suoi discepoli e verso di noi, oggi. La piena comprensione dell’annuncio evangelico non può essere immediata e totale, perché la Parola non piomba sull’uomo dall’esterno, ma prevede un coinvolgimento di tutte le sue facoltà.

Dal vangelo secondo Giovanni         Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 15 GIUGNO 2025 SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 15 GIUGNO 2025 – SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, il nostro cuore non è aperto e non siamo
    pronti a comprendere la tua rivelazione.
      Kyrie eleison.
  • Cristo, non ci interroghiamo abbastanza sul contenuto
    della nostra fede e sulla ragione della nostra speranza. 
     
     
    Christe eleison.
  • Signore, siamo credenti fragili, pronti ad abbandonare
    la fede al sorgere delle prime difficoltà. 
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Nella relazione
d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, siamo stati accolti e
salvati. Preghiamo insieme e diciamo:

Dacci di essere
partecipi alla tua rivelazione.

• Perché
riconosciamo nella conoscenza della tua Parola la vera Sapienza. Preghiamo.

• Perché,
modellando la nostra vita a immagine del Figlio, sappiamo rendere testimonianza
al Padre. Preghiamo.

• Perché, sostenuti
dallo Spirito, operiamo attivamente per coinvolgere sempre di più i fratelli
nel tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

• Perché, forti
della tua misericordia che non abbandona, non temiamo le tribolazioni.
Preghiamo.

O Padre, nel tuo
Figlio Gesù Cristo ci hai resi eredi del Regno e nella voce dello Spirito ci
fai partecipi della tua promessa di salvezza. Aiutaci a progredire nella fede e
a perseverare nella contemplazione del tuo mistero. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 8 GIUGNO 2025 PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

COMMENTO

Al tempo di Gesù tre erano le Feste principali degli Ebrei. Tutte avevano una connotazione legata all’agricoltura ed erano accomunate dal numero simbolico sette.
La principale era Pesah (Pasqua) che ricordava la liberazione dalla schiavitù  egiziana e durava sette giorni.
Poi c’era la festa delle Settimane o Pentecoste che si celebrava cinquanta giorni dopo Pasqua (50 corrisponde a 7 per 7 più 1) in cui si ringraziava Dio nel bel mezzo del raccolto del frumento e alla fine del raccolto dell’orzo. Durava un solo giorno perché la mietitura del frumento era urgente.
La terza festa era la festa dei Tabernacoli o del Raccolto che segnava la fine di tutte le messi, indicata dalle raccolta dell’uva. Durava 7 giorni .
La discesa dello Spirito Santo avviene durante l’unico giorno della festa di Pentecoste. Gerusalemme brulica di gente attirata dal bisogno di avere braccia per la mietitura di frumento ed orzo fondamentali per l’alimentazione quotidiana. Anche i discepoli di Gesù fanno festa stretti attorno a Maria.  È una ricorrenza appesantita dalla tristezza perché il ricordo della Passione è bruciante e la paura pietrifica il cuore. Gesù li scuote e rincuora. Per la prima volta richiede espressamente di amarlo: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché rimanga sempre con voi” (Gv 14, 15-16).
Questa espressione segna l’inizio della Nuova Alleanza che soppianta l’Antica Alleanza o Berith veterotestamentaria. Essa si fonda sull’Amore e non sulla Legge. È incentrata sulla Carità  e non sul culto. Si radica nel Cuore e non nel Tempio.
Il Paraclito ( Colui che aiuta sempre) irrompe nella storia umana, soccorre perennemente tutti ogni giorno ed in ogni circostanza, non solo nel pericolo, nella malattia o nel bisogno. L’osservanza ossessiva della Legge e dei Comandamenti lascia il posto alla carità che abbraccia l’umanità.
Lo Spirito tocca il cuore ed illumina la mente. Finalmente anche gli Apostoli comprendono il messaggio di Cristo. Le parole ascoltate diventano la pietra d’angolo della nuova relazione con la Fede. Il Verbo si fa veramente carne.
Il Vangelo non è chiacchiera ma condotta concreta, tangibile  e coerente. Il cristiano si rende protagonista della storia umana. La Parola entra a far parte costitutiva del genoma dell’uomo. Gesù è, finalmente, tramite la nostra adesione a Lui, l’ Emanuele  ( Dio con noi) per sempre.

È questa la certezza che ci accompagna e dà senso alla nostra vita?

MEDITAZIONE

Domenica scorsa si è detto che lo Spirito Santo è il protagonista di quello che era stato definito il «tempo di mezzo», il tempo della storia incluso fra l’ascensione al cielo del Risorto e il ritorno del Figlio dell’uomo nella gloria. La domenica di Pentecoste è il giorno in cui riflettere su come lo Spirito Santo adempia questo ruolo.

L’inabitazione dello Spirito

La piccola comunità degli apostoli che si riunisce nello stesso luogo (cf At 2,1), altro non è che la prima piccola Chiesa, seme di quella futura sparsa in tutte le regioni del mondo. Ciò che accade a essa è inizio di un continuo ripetersi nei secoli.
Secondo la promessa di Gesù nel vangelo, lo Spirito inviato dal Padre coinvolge il credente in una relazione d’amore. Questa è così intima che non si tratta solo di amore vicendevole, ma più strettamente dell’inabitazione di Dio nella vita del credente (cf Gv 14,23).
San Paolo amplifica la riflessione su quest’esperienza e ne percorre gli effetti. Dopo aver opposto la vita secondo la carne e la vita secondo lo Spirito, Paolo ne trae le conseguenze. Vivere sotto il dominio della carne è vivere dominati dalla fragilità umana. Non si tratta di una condanna della corporeità umana. Tutto il nostro agire, tutto il nostro vivere, in bene e in male, passa necessariamente attraverso il nostro corpo.
I cristiani, per il battesimo, sono inseriti nel regime dello Spirito e non in quello della carne. E ciò consente loro di vivere in una nuova condizione, non per la morte ma per la giustizia da cui viene la vita (cf Rm 8,11).

Vivere la condizione di risorti

Secondo Rm 8,11 lo Spirito è lo Spirito di Dio; lo Spirito che ha risuscitato Gesù; ed è lo stesso Spirito che abita i cuori umani e apre gli uomini alla speranza della risurrezione. Di tale condizione di risorti si godrà certamente dopo la morte. Tuttavia essa ha già effetti nell’oggi. In primo luogo strappando e liberando dal dominio del peccato. In secondo luogo rendendo i credenti figli di Dio, cioè immettendoli in una nuova relazione con il Padre. Una condizione di figliolanza, e non di schiavitù, grazie allo Spirito «per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rm 8,15). Questa sintesi antropologica è illustrata richiamando tutte le persone della Trinità. La promessa del Vangelo (cf Gv 14,23) trova così la sua esplicitazione.

Pentecoste e missione

Oltre la dimensione personale la Pentecoste ne ha una ecclesiale. Luca descrive la Pentecoste con il linguaggio tipico delle teofanie. Scendendo lo Spirito sulla prima piccola comunità ecclesiale, i discepoli cominciano ad annunciare il Vangelo.
La missione della Chiesa inizia mossa e sorretta dallo Spirito, esattamente come accadde per Gesù (cf Lc 3 e 4). Con evidente parallelismo, lo stesso protagonismo dello Spirito agli esordi del ministero pubblico di Gesù si ripete agli albori della missione della Chiesa. E continua ancora oggi, tanto che, se la missione della Chiesa non è animata dallo Spirito, in nulla si distingue dalla propaganda.
La prima evidenza dell’azione dello Spirito si mostra nel fatto che una molteplicità di popoli sente parlare la propria lingua. È un dirsi dell’unico messaggio in modo comprensibile a tutti, di ogni cultura, niente a che fare con presunti fenomeni estatici (o semplici stati alterati di coscienza?) che oggi si pretendono effetto dello Spirito.
L’annuncio del Vangelo, traducendosi in diverse lingue ma rimanendo sempre uguale a se stesso, diventa annuncio di salvezza per tutti gli uomini, indicando dunque la via dell’universalità alla piccola comunità ancora ristretta nei confini, geografici e mentali, di Gerusalemme. La molteplicità delle lingue non è dunque solo un fenomeno stupefacente; è, per la comunità dei credenti, un compito: l’invio in missione.
L’annuncio dello stesso messaggio in lingue diverse ricompone la tragedia della scissione di Babele. La divisione delle lingue, origine di altre e spesso sanguinose divisioni, viene così superata. La separatezza ricomposta dallo Spirito crea di molti popoli un popolo solo. Il popolo dei redenti e dei salvati, sacramento di unità per l’umanità intera, fratelli fra loro perché figli, nel Figlio, dello stesso Padre.