Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 29 GIUGNO – SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

29 GIUGNO 2025

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

COMMENTO

La scomparsa di Papa Francesco e l’elezione del successore Leone XIV hanno attirato l’attenzione mondiale sul ruolo centrale che il Vescovo di Roma gioca sulla scena mondiale. Il papato negli ultimi tempi ha saputo ritagliarsi un ruolo guida di una rinnovata funzione di testimonianza spirituale e morale che va oltre i confini del cattolicesimo.
Abbiamo assistito sorpresi e spiazzati alla realizzazione concreta della  missione che Gesù ha affidato a Simone, figlio di Giona,  duemila anni fa alle falde del monte Hermon nella località di Cesarea di Filippo nel nord della Palestina. La scelta del luogo non è casuale.
In quella località sgorga dalla montagna sovrastante una delle tre sorgenti che danno vita al fiume Giordano e si apre una grande caverna che allora veniva considerata il portone di ingresso del mondo degli inferi. Cesarea di Filippo allora giocava un duplice ruolo. Da una parte l’acqua abbondante, la vegetazione lussureggiante e il clima mite la rendevano  meta di scampagnate all’insegna del divertimento  e del relax. Dall’altra la voragine oscura che sprofondava nelle viscere della montagna incuteva timore e richiamava alla memoria tutto quanto si diceva sul mondo dei morti e dello sheol. Gioia e paura si mescolavano e ingeneravano tanti interrogativi sul significato dell’esistenza. Gesù, da esperto psicologo, coglie la palla al balzo e stana i discepoli dal silenzio con cui mascheravano i dubbi che li agitavano a riguardo della vera identità del Maestro alla cui sequela si erano messi cullati da tante illusioni umane inficiate da speranze di ricchezze e poteri futuri. Gesù li interpella in modo quasi brutale: «Per voi, chi sono Io?». È una domanda che preclude ogni via di fuga. Pietro, il più umorale e diretto fra tutti gli apostoli, sbotta : «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E’ una risposta troppo bella per essere farina del suo sacco.
Che Gesù fosse “il Cristo” tutti i discepoli se lo auguravano fermamente. Era questo infatti l’appellativo con cui allora chiamavano il tanto atteso messia che avrebbe cacciato i romani e fatto rivivere il regno di Davide. Aggiungendo, inconsapevolmente, «il Figlio di Dio» riconosceva in Gesù la sua divinità libera da ogni influenza e mira umana. Gesù, davanti ai discepoli esterrefatti, gli cambia il nome. Nel Regno dei cieli non sarà più chiamato Petros ( che in greco significa mattone) ma Petra (che significa roccia). Il mattone, nel tempo, diventa friabile. La roccia no. Diventa testata d’angolo per sempre. Questo è il ruolo del Papa  per sempre a prescindere da chi è scelto ad esserlo. In un mondo “liquido” dove tutto è aleatorio il vescovo di Roma deve essere sempre più la bussola che orienta, il testimone della carità che si fa giustizia e pace, il profeta che testimonia cieli nuovi e terra nuova. L’essere “profeta” non è una scelta personale, ma un dovere morale ineludibile per che è chiamato ad essere “pastore” universale.
Che Pietro e Paolo ispirino e sorreggano il nostro Leone XIV nella sua missione.

MEDITAZIONE