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3. Commento alle Letture – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

COMMENTO

Il Mahatma Gandhi era solito dire che se i cristiani avessero vissuto e testimoniato, nella loro condotta, lo spirito della preghiera del Padre nostro si sarebbe fatto cristiano.
Questa preghiera ci è giunta in tre versioni: quella di Matteo; quella di Luca e quella della Didachè primo catechismo usato nelle prime comunità cristiane.
I biblisti ritengono la versione lucana la più vicina alla preghiera autentica di Gesù  il Messia, quando si raccoglieva in preghiera lo faceva all’aperto ed in solitudine. Era così concentrato da attirare l’attenzione e l’ammirazione dei discepoli che non erano soliti ad accompagnarlo in quei momenti di profonda concentrazione.
Uno di loro lo invita ad insegnargli a pregare  allo stesso modo. È importante sottolineare il fatto che Gesù  non pregava nelle sinagoghe o nel Tempio di Gerusalemme. Frequentava questi ambienti non per parlare con il Padre, ma per insegnare e predicare il Vangelo, pietra d’angolo per la costruzione in terra del Regno dei Cieli.
La sua relazione con Dio avveniva nel silenzio, nella solitudine non nei luoghi di culto di allora.
Nel culto Dio veniva invocato come l’ Onnipotente, l’Eccelso….
Era un Dio lontano. Per lui invece è un Padre vigile e premuroso che è vicino, che perdona e che ama tutti senza distinzione.
Nella mentalità di allora il padre era colui che trasmetteva la vita e si curava dei figli. Il suo nome doveva essere santificato, cioè fatto conoscere a tutti. La sua volontà era il faro-guida  nella vita. Per indicare la solerzia che il Padre celeste ha verso tutti, Luca usa un termine che non ha riscontro nella lingua greca. Non esiste, quindi è intraducibile. L’interprete per eccellenza della scrittura in Matteo interpreta questo termine fantasma come “pane che dà la vita” ed in Luca “come pane quotidiano”. Gli esperti dicono che la prima interpretazione è la più aderente al pensiero di Gesù. In un altro brano evangelico il Maestro, infatti, ricorda che il Padre che alimenta gli uccelli del cielo non si dimentica certo dei suoi figli.  Quindi questo pane non solo alimenta ma dà senso all’esistenza. ( Il termine in questione è epiousios).
Nel Padre nostro ci viene pure ricordato che l’immensa misericordia di Dio è condizionata  dalla nostra misericordia.  Quanto più la viviamo nei confronti del prossimo tanto più sperimentiamo sulla nostra pelle il perdono divino. La verifica di quello che crediamo trova la sua validità nel momento di passare dall’intenzione ai fatti concreti.
La condotta di tutti i giorni dimostra la serietà del nostro comportamento. Memore di questo il Padre, anche in questi momenti difficili e cruciali, non ci lascia soli e ci dà la forza di  superare qualsiasi  seduzione  maligna.
Il nostro Padre Nostro è per noi la sintesi del nostro dirci cristiani? Alla fine del brano evangelico odierno Gesù ci ricorda che pregare non vuol dire limitarsi a fare dei gargarismi spirituali , ma richiede costanza nel chiedere fino ad essere invadenti della  privacy divina.
Nell’ottica evangelica la determinazione nel chiedere porta sempre buoni risultati, se la richiesta è corretta e sensata.

MEDITAZIONE

Come le tessere di un mosaico, disposte pazientemente una a una, tutte insieme formano la figura che l’artista vuole rappresentare, così in queste ultime quattro domeniche, passo dopo passo, Luca illustra i temi con i quali delinea la figura del discepolo. Il discepolo si mette alla sequela di Gesù secondo le esigenze da lui enunciate, opera la misericordia, ascolta la Parola, prega.

Gesù in preghiera: la relazione con il Padre

Luca presenta spesso Gesù in preghiera. La considerazione dei passi relativi la preghiera di Gesù nel vangelo di Luca porta a riconoscere nel suo pregare l’espressione e la visibilità della sua relazione con il Padre.
Perciò i discepoli, vedendo Gesù in preghiera, si rivolgono al maestro chiedendogli: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). È la stessa preghiera di Gesù l’occasione e il contesto della domanda dei discepoli e dell’insegnamento del maestro.
La relazione con il Padre è il punto decisivo del discorso, non le parole con cui pregare che di tale relazione sono solo espressione. Altrimenti si ridurrebbe l’esperienza della preghiera a questione di formule e di tecniche.
La preghiera del cristiano ha nella relazione di Cristo con il Padre il suo modello e il suo ambiente. Ogni volta che un cristiano prega entra nella stessa relazione di Cristo con il Padre. Solo così il suo pregare è vera preghiera.
Il cristiano prega se e in quanto prega «in Cristo, per Cristo e con Cristo», per dirla con la formula liturgica. Tutto ciò che non si colloca in questo ambito è vaniloquio, ostentazione di sé, esercizio di narcisismo spirituale, ricerca di gratificazione estetica o emotiva, anche quando si ammanta di formule pie.

Pregare da figli nel Figlio

La preghiera cristiana è vera se è inserita in quella di Cristo perché, come insegna san Paolo nella seconda lettura, tutta la vita del cristiano per mezzo del battesimo è inserita in quella di Cristo (cf Col 2,12). In virtù della nuova identità donata dal battesimo anche la preghiera, come il resto dell’esistenza cristiana, viene assunta nella relazione che esiste fra il Padre e il Figlio. Non a caso, quando Gesù insegna a pregare, insegna a rivolgersi a Dio chiamandolo «Padre». È riduttivo interpretare quest’appellativo secondo la linea psicologico-emotiva, cioè come «paparino», «papà» o simili, pur essendo possibili e corrette traduzioni. Il punto qualificante non è nell’analogia con l’esperienza umana, che peraltro, sappiamo bene, può essere, come tutte le esperienze umane, tutt’altro che positiva. Ciò che si dice con la parola «Padre» è che, «in Cristo, con Cristo e per Cristo», al discepolo è data la stessa opportunità di relazione d’intimità e fiducia che ebbe Gesù con il Padre.

La preghiera di Abramo

L’episodio di Abramo è illuminante. Il patriarca può mercanteggiare con Dio perché con lui ha un rapporto interpersonale d’intimità, tanto che Dio stesso gli rivela i propri propositi. Abramo può condurre un dialogo ardito con Dio perché ha confidenza con lui; può sfidare Dio in merito alla sua giustizia (Gn 18,23) perché ha con lui una relazione confidente, fino a giungere a interrogare Dio su uno dei problemi maggiori della nostra esistenza di credenti: la sua giustizia.

Perseveranza e umiltà

Il discorso di Gesù sulla preghiera termina esortando alla preghiera perseverante, conseguenza della fiducia che la richiesta venga ascoltata, e promettendo il sovvenire di Dio alla preghiera del credente con l’elargizione del dono dello Spirito Santo. È lo Spirito il protagonista della nuova relazione fra il credente e Dio.
Precondizione di questo perseverante chiedere ed essenziale elargire è la capacità dell’uomo di riconoscere il proprio bisogno (cf Lc 11,9). Il chiedere, nella preghiera, è un atto di umiltà, è il riconoscimento della propria fragilità creaturale.
A quest’atteggiamento si può collegare l’ultima fra le richieste del Padre Nostro: «non abbandonarci alla tentazione» (Lc 11,4). È l’invocazione del credente che sa quanto sia faticosa la fedeltà al Vangelo e la perseveranza nella prova. È soprattutto in queste occasioni che più fortemente bisogna invocare «non abbandonarci alla tentazione», animati dalla fiducia che la nostra richiesta, umile ammissione di debolezza, sarà ascoltata.

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2. introduzioni – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

La preghiera cristiana non è un rito propiziatorio. Nessun gesto e nessuna sequenza di parole possono dare la garanzia che Dio realizzi i nostri desideri.
Quello che il credente è chiamato a instaurare col Padre è piuttosto un rapporto personale, in cui l’unica vera regola è quella della fiducia reciproca. Per colui che scelga d’intraprendere questa strada, facendosi discepolo di Gesù di Nazaret, non serve pronunciare formule segrete o mettere in atto complicati cerimoniali: basta chiedere.

PRIMA LETTURA

Non si adiri il mio Signore, se parlo.
Abramo, come avrebbe fatto il solo Giobbe, ardisce discutere con Dio sulla sua giustizia. Egli può permetterselo perché il suo amore per il Signore è sincero e nella sua preoccupazione per la sorte degli abitanti di Sodoma e Gomorra non c’è nulla di meschino.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138)
La promessa del Signore è più grande perfino del suo nome. Per questo egli ci riaccoglie anche dopo che lo abbiamo disconosciuto.

SECONDA LETTURA

Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutte le colpe.
Con la sua croce, Gesù ha caricato su di sé i nostri peccati. Con la sua risurrezione, egli ci ha mostrato una volta per tutte che possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo «Padre», poiché egli non abbandona i suoi figli alla morte.

VANGELO

Chiedete e vi sarà dato.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù detta quale sia lo stile di un vero cristiano riguardo alla preghiera. Egli ci invita a ricercare un’intimità col Padre che vada oltre ogni nostro scrupolo, perfino oltre la sensazione di non essere ascoltati o di sperare invano.

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4. Letture – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

PRIMA LETTURA

Non si adiri il mio Signore, se parlo.

Abramo, come avrebbe fatto il solo Giobbe, ardisce discutere con Dio sulla sua giustizia. Egli può permetterselo perché il suo amore per il Signore è sincero e nella sua preoccupazione per la sorte degli abitanti di Sodoma e Gomorra non c’è nulla di meschino.

Dal libro della Gènesi                 Gn 18,20-32

In quei giorni, disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138) 

La promessa del Signore è più grande perfino del suo nome. Per questo egli ci riaccoglie anche dopo che lo abbiamo disconosciuto.

R. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo. R.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. R.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano. R.

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani. R.

SECONDA LETTURA

Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutte le colpe.
Con la sua croce, Gesù ha caricato su di sé i nostri peccati. Con la sua risurrezione, egli ci ha mostrato una volta per tutte che possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo «Padre», poiché egli non abbandona i suoi figli alla morte.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési         Col 2,12-14

Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Rm 8,15bc)

Alleluia, alleluia.

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre!

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chiedete e vi sarà dato.
In questo brano del vangelo di Luca, Gesù detta quale sia lo stile di un vero cristiano riguardo alla preghiera. Egli ci invita a ricercare un’intimità col Padre che vada oltre ogni nostro scrupolo, perfino oltre la sensazione di non essere ascoltati o di sperare invano.

Dal Vangelo secondo Luca      Lc 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, scambiamo la preghiera per una forma di
    baratto
    . Kyrie eleison.
  • Cristo, non dialoghiamo con te, ma coi nostri sensi di
    colpa. 
    Christe eleison.
  • Signore, ti abbiamo chiesto di insegnarci a pregare,
    ma lo facciamo sempre meno spesso.
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Cristo ci ha rivelato che Dio non ci ascolta perché siamo «bravi», ma perché desidera conoscerci e salvarci.

Preghiamo insieme e diciamo: Signore, insegnaci a pregare.

• Perché non ci stanchiamo mai di contemplare e di ricercare attivamente la tua giustizia.
Preghiamo.

• Perché costruiamo con te un rapporto autentico, al di là di ogni forma di idolatria.
Preghiamo.

• Perché ci ricordiamo che, col nostro battesimo, siamo entrati a far parte di una comunità
di fratelli, degna di rivolgersi a te chiamandoti «Padre». Preghiamo.

• Perché, quando sembra impossibile rivolgersi a te con cuore sereno, ci giunga in aiuto la tua
misericordia. Preghiamo.

O Dio, il tuo desiderio di considerarci figli supera la nostra incapacità di riconoscerti
come Padre. Aiutaci a costruire un percorso di fede che si fondi sulla
sincerità verso noi stessi e verso di te. Te lo chiediamo per Cristo nostro
Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA) 

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6. Vignetta di RobiHood – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27 LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

Antifona

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Sal 16,15)

Colletta

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità.
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Padre misericordioso,
che nel comandamento dell’amore
hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge,
donaci un cuore attento e generoso
verso le sofferenze e le miserie dei fratelli,
per essere simili a Cristo,
buon samaritano del mondo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

Sulle offerte

Guarda, Signore,
i doni della tua Chiesa in preghiera,
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il passero trova la casa, la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. (Sal 83,4-5)

Oppure:

Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui». (Gv 6,56)

*ANNO C
Il buon samaritano ebbe compassione:
«Va’ e anche tu fa’ lo stesso». (Cfr Lc 10,37)

Dopo la comunione

Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la comunione a questi santi misteri
si affermi sempre più nella nostra vita
l’opera della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 20 LUGLIO 16ª DOMENICA T.O.

20 LUGLIO

16ª DOMENICA T.O.

LA PARTE MIGLIORE

COMMENTO

Luca, fra gli evangelisti, si distingue per la proprietà del linguaggio, per l’intelligenza nel cogliere il dettaglio dell’episodio descritto e per l’ironia del messaggio che vuole trasmettere. In una società dove la donna non è considerata se non in funzione del suo ruolo di moglie, di madre e di serva anonima, Luca rende  interlocutrici di Gesù due sorelle di cui ci rivela anche il nome: Marta e Maria. Il nome, nella mentalità semitica è la carta d’identità della persona.
Marta in ebraico significa “padrona”; Maria , per causa della sorella di Mosè colpita dalle lebbra a motivo della sua lingua sbarazzina, è un nome non molto comune tra le donne ebree perché viene considerato di cattivo augurio e viene dato a persone che brillano per la loro pochezza. Fedele al suo nome Marta è la tuttofare, la padrona di casa che nel parlare indulge nell’ usare gli aggettivi e pronomi possessivi. Maria è defilata. Non ama il protagonismo ed assume sempre dei comportamenti di sudditanza.
Nella loro casa per l’ennesima volta Gesù rivela la sua personalità libera e non conformista. Nelle consuetudini di allora un uomo non può assolutamente entrare nella casa di due donne in assenza di un parente maschio. Luca, invece ci informa che  Gesù accetta di essere accolto, da solo, da due sorelle. Scandalo, anche per i discepoli rimasti fuori. Inoltre la sua preferenza cade su Maria, la scostumata che si accovaccia ai suoi piede. Questo atteggiamento è tipico dei discepoli dei rabbini del tempo. Ma a una donna questo è severamente proibito.
Marta non può accettare e tollerare la sfrontatezza di Maria. Si ribella. Da donna pratica abituata a comandare non esita a rimproverare Gesù in persona:  «Non ti curi che mia sorella si comporti così?». La differenza di comportamento fra le due sorelle, in passato, è stata presentata come paradigma di due opposti stili di vita. Marta simboleggia la vita attiva, Maria quella contemplativa. Ma non è questo il messaggio che vuole trasmette l’evangelista Luca. Elogiando Maria, Gesù rimane colpito dal suo spirito di libertà che la rende anticonformista, capace di sfidare le convenzioni sociali ed i tabù culturali e perbenistici del tempo. Lei vede in Cristo il Messia  e la sua indole impregnata di desiderio di libertà’la porta aldilà di qualsiasi formalismo che attanaglia Marta. Gesù non è entrato nella loro casa per banchettare ma per amare ed essere amato nella libertà.  La scelta di Marta lo affascina., il suo spirito libero lo colpisce. La libertà quando non è concessa, ma scelta e voluta, niente e nessuno la può togliere.
La nostra libertà è dovuta a una gentile concessione, o è una nostra scelta conquistata?  Solo se siamo veramente liberi dentro di noi, possiamo dirci credenti e discepoli di Gesù.

MEDITAZIONE

Luca inizia il racconto dell’episodio di Marta e Maria dicendo:
«mentre erano in cammino» (Lc 10,38). Non è una semplice annotazione narrativa. L’evangelista sta raccontando il viaggio di Gesù cominciato verso la fine del nono capitolo (cf Lc 9,51). È il viaggio al termine del quale Gesù porterà a compimento la sua missione di salvezza a favore dell’umanità. A Gerusalemme, infatti, egli sarà «elevato» sulla croce.

La visita di Dio

Il cammino di Gesù inizia con il rifiuto di accoglierlo da parte dei Samaritani (cf Lc 9,52-53). In questo tratto di vangelo, mentre Gesù è in cammino con i suoi discepoli, entra in una casa amica che, contrariamente ai Samaritani, lo accoglie e gli offre ospitalità.
Tuttavia, per quanto il tema dell’ospitalità sia significativo, è troppo riduttivo fermarsi solo a esso. L’ospitalità cristiana, infatti, è qualcosa di più di un semplice atto di cordialità solo se viene riconosciuta come il lato umano di un rapporto fra uomo e Dio che ha la sua origine nel venire di Dio incontro all’uomo.
Luca presenta il viaggio di Gesù verso Gerusalemme richiamandosi al tema abbondantemente presente nell’Antico Testamento della «visita di Dio». La prima lettura è il racconto di una di queste «visite di Dio». I tre viandanti che si manifestano ad Abramo sono la presenza di Dio presso il patriarca. Egli li accoglie riconoscendo in essi un’Alterità che va oltre la presenza fisica dei tre uomini. L’incontro si conclude con la promessa della nascita di un figlio. La visita di Dio trasforma la vita umana, la rende feconda e la conforta con il dono apportatore di gioia.
Per Luca la visita di Dio si realizza in Gesù. Egli può essere accolto o rifiutato, a seconda che nella sua persona si riconosca o no la venuta del Signore fra gli uomini.

Marta e Maria

In questo contesto tematico si può collocare l’ingresso di Gesù nella casa di Marta e Maria. Entrambe accolgono l’ospite con la sollecitudine motivata dalla fede, come Abramo a Mamre. La relazione che esse instaurano con Gesù è diversa, ma ugualmente motivata dall’amore. Maria assume l’atteggiamento del discepolo, ponendosi in ascolto ai piedi del maestro. Marta si prodiga in un servizio attivo, certo non giudicato negativamente, precisamente in quanto espressione d’amore per Gesù. Sarebbe ingiusto, infatti, nei confronti di Marta, leggere le parole di Gesù come una condanna. È infelice, e ormai sorpassata, l’interpretazione che vede in Marta e Maria i tipi contrapposti dell’azione e della contemplazione, e la conseguente preferenza di Maria, contemplativa, a scapito di Marta, attiva.
Con ciò non si afferma che gli atteggiamenti di Marta e Maria siano equivalenti. Maria, mettendosi ai piedi di Gesù, vive la sua accoglienza come uno stare con l’ospite. Marta, invece, offre un’ospitalità inquieta, affannata, agitata, dispersa. Un vecchio detto recita che a volte «il meglio è nemico del bene». Nel caso di Marta, il troppo voler servire è sovrabbondante rispetto all’essenziale. Ella è così coinvolta dal suo agire per l’ospite che tralascia lo stare con lui. Il suo modo di fare ricorda quegli uomini e donne che sono così impegnati a fare per Dio o a parlare di Dio che non hanno più tempo di parlare con Dio.

Ai piedi della Parola

L’opposizione non è fra azione e contemplazione, o fra servizio e preghiera, ma fra unificazione interiore e dispersione. O meglio: fra il protagonismo di Marta e il lasciare spazio a Gesù di Maria. In questo senso è degna di nota la protesta di Marta (cf Lc 10,40). Qual è il punto focale del problema? Maria e la sua inattività, o il «mi» su cui Marta ritorna due volte? La vera differenza di valore fra i due atteggiamenti è qui: Maria è centrata su Gesù; Marta è centrata su se stessa. L’egocentrismo inquina ogni servizio d’amore e ostacola chiunque in ogni progresso spirituale.
Dio visita l’umanità, visita ogni uomo. Ciò che è richiesto all’uomo è la capacità di discernere questo momento e di riconoscere la presenza di Dio. Anche nell’azione ciò è possibile. È necessario però, sempre, riconoscere la priorità e il primato di Dio su ogni altra cosa. In questo senso ha ragione Maria. Per sviluppare la capacità del discernimento, per favorire l’unificazione interiore, è necessario stare sottomessi alla Parola e sviluppare l’abitudine dell’ascolto.

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2. introduzioni – 20 LUGLIO 16ª DOMENICA T.O.

20 LUGLIO

16ª DOMENICA T.O.

LA PARTE MIGLIORE

PRIMA LETTURA

Signore, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.
Dio incontra Abramo là dove il patriarca vive: nella solitudine del deserto e presso la sua tenda di nomade. L’ospitalità che Abramo offre ai tre uomini è sollecita e disponibile. Nella quotidianità della scena e dei gesti si realizza l’incontro rinnovante e salvifico fra uomo e Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Chi è retto nel suo agire, veritiero nel cuore e nel parlare, generoso nelle sue relazioni non ha di che temere. Dio è con lui ed egli è con Dio.

SECONDA LETTURA

Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
Paolo riflette sulla propria condizione di prigioniero a causa del ministero apostolico. Per lui sono due le caratteristiche che identificano il discepolo. La prima è la conformazione a Cristo. La seconda è l’impegno missionario.

VANGELO

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.
Accogliere Gesù è lasciargli spazio nella propria vita, amarlo e servirlo. È stare con lui, come principio di tutto il proprio agire. Dopo la passione e l’ascensione, i credenti dovranno però imparare a vivere nuove modalità di relazione con Cristo, non più legate alla sua fisicità umana.

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4. Letture – 20 LUGLIO 16ª DOMENICA T.O.

20 LUGLIO

16ª DOMENICA T.O.

LA PARTE MIGLIORE

PRIMA LETTURA

Signore, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.
Dio incontra Abramo là dove il patriarca vive: nella solitudine del deserto e presso la sua tenda di nomade. L’ospitalità che Abramo offre ai tre uomini è sollecita e disponibile. Nella quotidianità della scena e dei gesti si realizza l’incontro rinnovante e salvifico fra uomo e Dio.

Dal libro della Gènesi      Gn 18,1-10a

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 14 (15) 

Chi è retto nel suo agire, veritiero nel cuore e nel parlare, generoso nelle sue relazioni non ha di che temere. Dio è con lui ed egli è con Dio.

R. Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua. R.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore. R.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre. R.

SECONDA LETTURA

Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
Paolo riflette sulla propria condizione di prigioniero a causa del ministero apostolico. Per lui sono due le caratteristiche che identificano il discepolo. La prima è la conformazione a Cristo. La seconda è l’impegno missionario.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési          Col 1,24-28

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Cf Lc 8,15)

Alleluia, alleluia.

Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono,
e producono frutto con perseveranza.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.
Accogliere Gesù è lasciargli spazio nella propria vita, amarlo e servirlo. È stare con lui, come principio di tutto il proprio agire. Dopo la passione e l’ascensione, i credenti dovranno però imparare a vivere nuove modalità di relazione con Cristo, non più legate alla sua fisicità umana.

Dal Vangelo secondo Luca      Lc 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 20 LUGLIO 16ª DOMENICA T.O.

20 LUGLIO

16ª DOMENICA T.O.

LA PARTE MIGLIORE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non facciamo altro che proclamare quanto sia essenziale fare la tua volontà, ma non siamo disposti ad ascoltare per
    comprendere quale sia. Kyrie eleison.
  • Cristo, non testimoniamo te, ma noi stessi. Christe eleison.
  • Signore, non crediamo davvero che la tua Parola possa rendere feconde le nostre giornate. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù si fa presente nella vita di ciascuno di noi, nella nostra situazione ordinaria, e offre il suo dono di grazia. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, facci accogliere te e la tua Parola.

• Perché la Chiesa sappia testimoniare, nella solidarietà e nella carità, la misericordia del Signore per tutta l’umanità. Preghiamo.

• Perché chi vuol essere pastore ed evangelizzatore si faccia innanzitutto discepolo, accogliendo il maestro nella propria vita. Preghiamo.

• Perché tutti i credenti riconoscano il Signore che viene loro incontro e lo sappiano annunciare al mondo con fedeltà e gioia. Preghiamo.

• Perché i malati, che vivono nella loro carne e nel loro spirito la sofferenza e la debolezza, siano rafforzati dalla grazia del Signore. Preghiamo.

O Padre, in Cristo tuo Figlio, ti sei manifestato nella storia dell’uomo e gli hai fatto udire il tuo messaggio di speranza. Ascolta le nostre invocazioni, e fa’ che sappiamo tradurle in concreti itinerari di vita spirituale e servizio dei fratelli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA)