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2. Letture e introduzioni – 7 marzo 2021


7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

«Non fate della casa del Padre mio un mercato», dice Gesù, che con un gesto clamoroso richiama i pellegrini che accorrono al tempio di Gerusalemme e soprattutto i capi religiosi a una corretta religiosità. La preghiera e i nostri gesti di fede non possono mescolarsi agli affari e al suono delle monete.

PRIMA LETTURA

La Legge fu data per mezzo di Mosè.  

Il popolo d’Israele in marcia verso la terra promessa riceve la legge, che farà di un gruppo di nomadi il popolo di Dio. Il Decalogo è un codice di vita che tocca da vicino la vita personale e sociale di tutti. «Dieci parole» che rimangono sempre attuali in ogni epoca della storia.  

 Dal libro dell’Esodo.                                                                                                       Es 20,1-17

* TRA PARENTESI [ ] LA FORMA BREVE.

 [In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole:
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me.]
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
[Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo.]
Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
[Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai.
Non commetterai adulterio.
Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo.
Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».]
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 18 (19)

Il salmista esalta la legge del Signore. Afferma che è preziosa e giusta. La legge rende saggio e felice l’uomo più delle sue ricchezze. 

Rit. Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.

SECONDA LETTURA

Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.           

Gli ebrei cercano i miracoli, la riuscita, il potere; i Greci si fidano solo della propria sapienza, della logica, della razionalità: noi cristiani teniamo fisso lo sguardo verso un Dio crocifisso, su Gesù, nostra norma di vita. 

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                          1Cor 1,22-25

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.
Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO     Cf Gv 3,16

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 VANGELO

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.  

Un episodio singolare che Giovanni pone all’inizio della vita pubblica di Gesù. Un gesto clamoroso e profetico, per sottolineare che è Gesù il nuovo tempio e il cuore della nuova fede evangelica.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                       Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 7 marzo 2021


7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Un Gesù inedito, quello di questa domenica, lui che abitualmente è calmo anche nei momenti di maggior tensione. Sempre padrone di se stesso, equilibrato, non ama i gesti teatrali. Eppure questa volta si dà a un gesto clamoroso, violento, pubblico.
Il gesto di Gesù è polemico soprattutto verso i guardiani del tempio, che lo hanno trasformato in una specie di mercato. È facile approfittare delle cose di Dio per trarne dei vantaggi economici o per rafforzare il proprio potere.

La purificazione del Tempio

Giovanni pone questo episodio all’inizio del suo Vangelo come obiettivo programmatico di tutta l’attività pastorale di Gesù: purificare la religiosità degli ebrei. Gli altri evangelisti invece lo collocano nell’ultima settimana di Gesù e sarà determinante per condannarlo a morte, perché con questo gesto si presenta come un rivoluzionario sociale che crea una spaccatura profonda fra il popolo e l’autorità religiosa.
Se attorno al tempio era sorto un mercato necessario al culto dei pellegrini perché le offerte al tempio andavano fatte unicamente con monete ebraiche, e gli animali non si potevano portare con sé da lontano, Gesù sente tutto lo stridore tra l’esigenza della preghiera e quell’urlare e mercanteggiare. Come vedere in quel baccano, nel suono delle monete, nel contrattare feroce le espressioni dell’alleanza? Gesù sapeva che il tempio si era trasformato in un «centro di magia, di superstizione e di oscuri interessi» (Gianfranco Ravasi).
Con il suo gesto clamoroso Gesù intende soprattutto richiamare alla sostanza del culto, a mettere lui al cuore della nuova religiosità, perché tutto il complesso di riti e sacrifici, e la stessa alleanza ora la si trova nella sua persona: è lui il vero tempio di Dio nel quale può avvenire l’incontro fra Dio l’uomo.
Il brano termina con la dichiarazione che, vedendo i segni che Gesù compiva molti cominciarono a credere in lui. Ma si dice anche che Gesù non si fidava di loro, perché li conosceva troppo bene.

La legge del Signore

Nella prima lettura Mosè consegna al popolo d’Israele in viaggio verso la terra promessa la legge, che sarà poi sintetizzata nel Decalogo. Una specie di documento d’intesa che doveva regolare i rapporti di alleanza tra Jahvè e il suo popolo. Tante sono le disposizioni di questa legge, in sintesi Dio chiede al popolo d’Israele di avere verso di lui una fede esclusiva, monoteistica; di non usare superficialmente il suo nome (non il nostro «non bestemmiare», cosa impensabile nel mondo ebraico); di santificare il giorno del riposo di Dio, per dedicarlo a lui e alla sua gloria.
Nella seconda parte la legge regola il rapporto degli uomini tra di loro: verso il padre e la madre, verso ogni persona umana, evitando la violenza e la falsa testimonianza, l’adulterio, la bramosia del possesso.
La legge diventerà l’espressione culminante dell’alleanza tra Jahvè e il suo popolo. Sarà per loro motivo di orgoglio, ne diventeranno addirittura fanatici. Finendo quasi per idolatrarla, codificandola in gesti rituali obbliganti, schiavizzanti.
I profeti interverranno per purificare questa osservanza puramente esteriore. Lo stesso Gesù molte volte, e Paolo, dovranno precisare l’ipocrisia di un certo tipo di osservanza della legge ritenuta per se stessa salvifica.

La nostra religiosità

Una domanda ora ci pare obbligata: chi sono oggi i “mercanti del tempio”? Coloro verso cui Gesù prenderebbe la frusta? Si potrebbe pensare ai fabbricanti di armi, agli spacciatori di droga, ai camorristi e ai mafiosi, ai violentatori di donne e di bambini.
È certo che Gesù avrebbe molto da dire a costoro. Ma perché la Chiesa propone proprio a noi questo brano, a noi che facciamo già qualcosa di più di tanti altri che trascurano, per esempio, l’impegno di santificare la domenica andando a messa? Forse per farci domandare a noi stessi: qual è il motivo che ci spinge, come dice qualcuno, a partecipare a messe a volte noiosissime? Perché facciamo offerte e qualche preghiera ogni tanto? Lo facciamo per fede o per una sorta di abitudine, senza metterci l’anima, magari con la segreta speranza di tenere buono Dio, per mercanteggiare quasi con lui, come facevano gli ebrei che offrivano un agnello in sacrificio nella speranza di avere in cambio un buon raccolto?
La Quaresima che stiamo vivendo ci chiama dunque a una verifica su come viviamo il nostro rapporto con Dio e sulla genuinità dei nostri atti di culto. Proprio perché l’esteriorità dei gesti non si sostituisca all’atteggiamento del cuore.
E infine, riflettendo sul nostro modo un po’ leggero di vivere questi quaranta giorni, ricordiamo il consiglio che il monaco Enzo Bianchi della comunità di Bose offre per primo per vivere bene la nostra Quaresima: quello di leggere un libro adatto, da capo a fondo, pagina dopo pagina. Bianchi ricorda che nella sua Regola san Benedetto prevede che ogni monaco all’inizio della Quaresima riceva un libro dalla biblioteca e lo «legga di seguito e interamente», ogni giorno, al mattino presto. Anche a noi farà bene, per approfondire la nostra fede e aprire il nostro cuore a una più intensa spiritualità.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

A proposito di gesti clamorosi, si racconta che un parroco di Rivarolo di Toscana era un tipo piuttosto originale e un po’ carismatico, evangelicamente esigente e radicale, ma riusciva a farsi accettare dai suoi parrocchiani, che lo trovavano gradito ed efficace. Raccoglieva frutti. Ed ecco che un giorno lo si vide arrivare in chiesa con l’apparecchio televisivo e mandarlo in frantumi scagliandolo a terra lì, davanti a tutti. E spiegava: «Così tutti avete visto che io non ho più il televisore…».

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4. Parola da Vivere – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

COMMENTO

Leggendo di questo episodio nei sinottici, molti cristiani pensano: «Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…». Ma è probabile che Giovanni non sia d’accordo, per lui non sarebbe uno scatto di ira.
Anzitutto sposta questo avvenimento dalla fine del ministero all’inizio. Nei sinottici i contrasti con i Giudei nascono sull’osservanza della Legge e in particolare sul sabato; partendo da questo, Gesù si presenta come figlio di Dio e suscita l’ira dei suoi avversari, che decidono di eliminarlo. Giovanni invece pone come inizio della polemica una discussione sul tempio. Per i Giudei il tempio era il luogo dell’abitazione di Dio; chi lo voleva incontrare, pregare e ricevere i suoi doni, doveva andare a Gerusalemme. Ma ciò che avrebbe dovuto alimentare l’autentico rapporto religioso con Dio, si era trasformato in un commercio, quasi che l’incontro con il Signore fosse determinato da un’offerta materiale, anzi dal “valore” dell’offerta. In questo modo il volto di Dio e il rapporto con lui venivano deformati.
Gesù, di fronte a questo modo rapportarsi a “suo” Padre, si indigna profondamente e reagisce con una certa violenza. Si tratta di ira? Per Giovanni no. Infatti tra lo sguardo sul “mercato” e l’intervento clamoroso, l’evangelista introduce una piccola pausa: Gesù si siede e confeziona pazientemente una frusta di cordicelle. Questo semplice particolare ci orienta a cambiare l’arrabbiatura in azione profetica. Gesù agisce con piena consapevolezza, come i profeti del Primo Testamento, per dare un segno che non passi inosservato e che la gente ricordi. Vuole affermare qual è il genuino senso del tempio e presentare il vero volto di Dio, insieme al corretto rapporto degli uomini con lui. Che sia un gesto profetico lo hanno capito anche i Giudei, i quali non arrestano Gesù, ma gli chiedono un segno che dimostri la sua qualifica di profeta.
Inoltre, Giovanni si serve di questo episodio per annunciare la sostituzione del tempio di Gerusalemme con il corpo di Gesù. Quando l’evangelista scrive, il tempio è già distrutto. I cristiani, ma anche i Giudei, devono sapere che quel tempio era solo il simbolo di una realtà molto più grande e più bella che l’avrebbe sostituito: Gesù stesso. Da quando si è fatto carne, è lui il vero tempio di Dio nel mondo e l’accesso al Padre non è condizionato né dal tempo né dal luogo. I Giudei distruggeranno questo vero tempio, ma lui lo «ricostruirà» in tre giorni e nessuno potrà più distruggerlo. Così l’accesso al Padre è sempre libero e “gratuito” per tutti coloro che lo cercano “in spirito e verità”, passando attraverso Gesù, via, verità e vita.
Gli apostoli capiranno dopo la risurrezione, i cristiani la risurrezione l’hanno già ”vista” e quindi hanno tutta la possibilità di accedere alla vera fede, ben diversa da quella di chi cerca i miracoli. Gesù non può fidarsi di chi lo segue per i miracoli, perché sa benissimo che la fede, che ha come radice il miracolo, alle prime difficoltà si dissolve. Con lui non abbiamo bisogno di raccomandazioni né di raccontargli mezze verità per giustificarci, lui ci conosce fino in fondo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro che usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per discriminare i fratelli, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi…
  2. Gesù ci invita a un rapporto con Dio non basato su scambi di offerte e di favori, ma sull’amore filiale verso il Padre, fonte di ogni bene. La preghiera del cuore non ha bisogno di supporti materiali per essere accolta da Dio e per generare la pace interiore e la gioia profonda.
  3. I Giudei chiedono un segno e Gesù annuncia la sua passione. Noi abbiamo bisogno ancora di altri segni, per riconoscere l’infinito amore misericordioso del Padre e di Gesù per noi e per tutti?
  4. Gli apostoli ora non capiscono ma registrano e al momento opportuno ricordano e così possono interpretare correttamente gli avvenimenti. Noi abbiamo a disposizione il vangelo per leggere in profondità, alla luce dell’amore del Padre e di Gesù, tutto quello che succede nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Questa settimana al Signore non chiediamo nulla per noi stessi, ma solo per gli altri.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu solo conosci quello che c’è veramente nel cuore di ogni uomo, abbi pietà di noi.
  • Cristo, misericordia del Padre, tu ci perdoni, quando siamo smarriti, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami a conversione in questo tempo di Quaresima, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù è il vero tempio, ed è a lui che ci rivolgiamo perché renda forte la nostra fede personale e comunitaria. Preghiamo insieme e diciamo:

O Signore, rendi più genuina la nostra fede.

  • Per la Chiesa, perché sia animata sempre nella sua testimonianza da una vera e genuina fede evangelica, preghiamo.
  • Per i responsabili della vita sociale, perché nelle loro iniziative si ispirino alla legge di Dio e a una viva sensibilità verso chi vive in difficoltà, preghiamo.
  • Perché la Passione di Cristo sia al centro dei nostri pensieri e dei nostri affetti in questo tempo di Quaresima, preghiamo.
  • Per tutti noi, perché guardiamo con apertura e disponibilità alla legge di Dio, capace di rinnovare profondamente la nostra vita e quella della società, preghiamo.

Celebrante. O Padre, ascolta queste nostre invocazioni: aiutaci ad abbandonare nella nostra vita ogni forma superficiale di religiosità per entrare in un nuovo e genuino rapporto con te, per Cristo tuo Figlio e nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 7 marzo 2021

7 MARZO

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

Lo zelo della tua casa mi divora

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 28 febbraio 2021


28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù con un volto trasfigurato che non dimenticheranno più, anche se durante la sua passione lo vedranno sfigurato, senza alcuna bellezza e splendore (cf Is 53,2). Nel nostro cammino verso la Pasqua siamo chiamati a conoscere meglio l’identità del Signore Gesù, sia nel momento che subisce e supera le tentazioni, sia quando ci mostra il suo volto luminoso che prelude la Pasqua.

PRIMA LETTURA

Il sacrificio del nostro padre Abramo.                      

Abramo, il generoso, fedele a Dio, non gli nega neppure il figlio della promessa. Un episodio oscuro e tragico, che si rifà agli antichi sacrifici umani che Jahvè non approva. È un episodio che richiama il sacrificio del Figlio di Dio sulla croce.

 Dal libro della Genesi.                                                                       Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE     Dal Salmo 115 (116)

Il salmista ricorda le prove da cui il Signore lo ha liberato e ringrazia. Anche nella prova non ha perso la fiducia in Dio e ora lo ricorda con gioia.  

Rit. Camminerò davanti al Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore,
perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

 SECONDA LETTURA

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.              

«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?», dice Paolo. La bontà di Dio è senza misura, dal momento che per nostro amore ha consegnato il proprio Figlio nelle nostre mani.

 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                                    Rm 8,31b-34

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 VANGELO

Questi è il Figlio mio, l’amato.                                  

Accanto a Gesù trasfigurato compaiono Mosè ed Elia, la legge e la profezia. È l’investitura solenne di Gesù, il messia promesso e atteso. Preceduta e seguita dalle parole di Gesù sulla sua passione e morte, la trasfigurazione è un’anticipazione della risurrezione per i tre apostoli presenti.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                         Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 28 febbraio 2021


28 febbraio

2ª DOMENICA DI QUARESIMA B

«Questi è il Figlio mio, ascoltatelo!»

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La trasfigurazione è uno degli episodi speciali e più attraenti della vita di Gesù e ha ispirato da sempre la fede dei cristiani. Lo si trova nei tre vangeli sinottici, ma anche in Pietro, che dice: «Egli ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: “Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte» (2Pt 1,17-18).

I tre testimoni
Marco, che pure scrive il Vangelo più breve, dà sulla trasfigurazione molti particolari. Dice che le vesti erano splendenti, bianchissime («Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche»). E riferisce le parole di Pietro: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». E aggiunge: «Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati». Pietro appare il più coinvolto, ma più che spaventato è preso interamente da quell’esperienza che sa di straordinario e vorrebbe prolungarla. La sua reazione potrebbe rifarsi anche all’idea trionfalistica del messia, vedere in questo momento solenne finalmente l’occasione per superare una concezione riduttiva del regno di Dio. Confermarsi nella bontà della sua scelta di mettersi al seguito di un maestro che non cessava di spegnere gli animi di chi era sempre in attesa di qualcosa di straordinario.
Il Padre ripete sostanzialmente le parole dette al momento del battesimo di Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Ma alla fine non rimane che Gesù nella sua semplicità di uomo: «Improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro». Quasi a sottolineare che la trasfigurazione è una parentesi, e che la vita dei discepoli di Gesù deve continuare, e seguire le orme di questo maestro normale.

La fede di Abramo messa alla prova
L’episodio di Abramo della prima lettura è drammatico e conosciuto. Abramo appare anche in quest’occasione l’uomo fedele a Dio fino in fondo, senza resistenze, disponibile addirittura a sacrificare Isacco, il figlio della promessa.
Inutile domandarsi come sia stato possibile da parte di Dio chiedere ad Abramo questo gesto assurdo, quello di sacrificare il proprio figlio. È una domanda che ci facciamo tutti, dopo aver letto questo racconto straziante. In realtà questo testo fa parte del linguaggio biblico-simbolico. Abramo sembrerebbe voler offrire a Dio quello che gli era più caro in un tempo in cui i sacrifici umani erano normali, ma con questo tragico episodio Jahvè affermava la propria riprovazione per queste barbarie. Gli israeliti abbandoneranno presto i sacrifici umani, mentre presso altri popoli continuarono ancora a lungo.
Ma non possiamo dimenticare che ciò che non ha subìto Isacco, lo subirà Gesù. È questa la tradizione ecclesiale, che vede realizzarsi puntualmente nella passione e morte di Gesù quel sacrificio che ad Abramo è stato impedito di consumare. La voce che ha fermato il braccio di Abramo non ha fermato i Romani che mettevano in croce il Figlio di Dio. Lo sottolinea anche Paolo nella seconda lettura: «Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi» (Rm 8,32).
Tutto il racconto della trasfigurazione ha infatti sullo sfon­do la croce. La logica di Dio è diversa dalla logica de­gli uomini e la gloria passa attraverso il sacrifico. Così è stato per Gesù, così è anche per noi. Senza croce, cioè senza impegnare la vita in obbedienza a Dio, non ci sarà trasfigurazione-risurrezione.

Incontrare il volto luminoso di Dio
Tornando al coinvolgimento di Pietro, Giacomo e Giovanni in estasi davanti alla bellezza della trasfigurazione di Gesù, c’è da dire che anche nella nostra vita, pur carica del peso dell’oscurità e della sofferenza, non mancano squarci di trasfigurazioni e di bellezza, nei quali Dio lo si incontra davvero, lo si sente a un passo da noi, se ne fa esperienza viva, immediata.
Questi momenti di esperienza forte di Dio non sono un’illusione, dal momento che sono testimoniati pra­ticamente da tutti i veri credenti. Diventano possibili soprattutto nei momenti di preghiera vera come per Gesù: «Gesù… salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9,28-29). Dio non si sperimenta nel trambusto, nel caos, nell’agitazione delle attività. Bisogna in qualche modo conqui­starsi degli spazi in cui si possa fare silenzio, per en­trare in noi stessi. «Volete conoscere Dio? Mettetevi in ginocchio» (Fulton Sheen).
Un parroco torinese, don Paolo Gariglio, promotore di molte iniziative pastorali, ha voluto invitare nel teatro della sua parrocchia tutti coloro che pensavano di aver incontrato Dio. Si sono ritrovati in trecento in un teatro gremito e molti hanno potuto raccontare la loro storia singolarissima, il loro incontro personale con Dio.
«Dio si fa conoscere a coloro che lo cercano», dice Pa­scal. Ciò che noi dovremmo fare è creare le condizioni perché questa esperienza diventi possibile.
Dio si presenta a noi non tanto per un ragionamento intellettuale, ma attraverso un’esperienza vitale, un’intuizione di fondo irresistibile, che riconosce l’armonia dell’universo e che va oltre i dubbi e le brutture del mondo.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Dio nel suo amore, nella sua bontà verso gli uomini, nella sua potenza è giunto fino a concedere a coloro che lo amano il privilegio di vederlo. L’uomo con le sue sole forze non potrà mai vedere Dio. Ma se Dio lo vuole, può farsi vedere da chi vuole, quando vuole e come vuole. Come coloro che vedono la luce, sono nella luce e partecipano al suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio e partecipano al suo splendore. Lo splendore di Dio dona la vita: coloro che vedono Dio ricevono dunque la vita» (sant’Ireneo).