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3. Commento alle Letture – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

 

COMMENTO

Dopo la guarigione del cieco nato, avvenuto nelle vicinanze del Tempio di Gerusalemme, Gesù ha un durissimo scontro verbale con i farisei che tentano di lapidarlo. In tutta fretta il Signore si allontana per rifugiarsi nei pressi del Giordano, dove Giovanni, prima di essere incarcerato , battezzava. È un luogo tranquillo, molti lo raggiungono e sentendo del segno della guarigione del cieco credono in lui.
Questa tranquillità e pace viene interrotta dalla notizia che un fraterno amico di nome Lazzaro, è ammalato gravemente in Betania, un piccolo villaggio distante solo tre chilometri da Gerusalemme. Trascorrono due giorni prima di decidere di andarlo trovare. Questa intenzione getta nel panico gli apostoli. Rifiutano perché conoscono il pericolo per Lui, e quindi anche per loro, di essere lapidati. Recalcitrano. Solo Tommaso si dimostra solidale con il desiderio del Messia di andare a fare visita all’amico. Tommaso  ha un temperamento focoso e nulla lo spaventa. Dotato di lingua tagliente e di un modo di parlare diretto e franco azzera tutte le loro paure.
Ma perché l’andatura del viaggio non è veloce ma tranquilla come se si trattasse di una scampagnata?  Il motivo sta nel fatto che il Signore sa che l’amico ormai appartiene alla morte. Nell’usanza ebraica del tempo subito dopo la morte il cadavere veniva lavato e profumato, quindi veniva avvolto in un lenzuolo  senza nessun laccio e deposto in una tomba sigillata. Dopo un anno il sepolcro veniva aperto e le ossa venivano collocate in una mensola sulla parete della tomba. La fretta nel seppellire era dovuta al fatto che ogni contatto con il cadavere rendeva impure le persone.
Arrivato a Betania il maestro deve affrontare la rabbia di Maria per il suo ritardo. Il dolore rende dure le sue parole. All’affermazione che il fratello risorgerà  reagisce stizzita: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno» (Gv 11,24). Marta è impulsiva ma molto affezionata al Signore. Alla sua risposta: «Io sono sono la Risurrezione e la vita» tutto il risentimento evapora e se ne esce con una bellissima professione di fede : «Signore, si! Io credo che tu sei il Messia».
La sorella Maria non protesta, ma le sue lacrime impressionano e turbano il Maestro che si precipita verso la tomba e scoppia a piangere. Affronta la situazione di petto .
Dalla sua bocca escono tre imperativi categorici:  Togliete la pietra; Lazzaro vieni fuori; liberatelo e lasciatelo andare.
Questi tre comandi  sintetizzano la posizione che ogni cristiano deve avere nei confronti della morte.
Il morto dobbiamo liberarlo dalla pietra della presunzione che i nostri cari ci appartengano per sempre. Il sepolcro racchiude un cadavere non una persona. La persona appartiene, per sempre, a Dio nella libertà e nella presenza accanto a noi già ora.
Sant’Agostino sintetizza la nostra fede in una frase: «Signore , non capisco perché me lo hai tolto, ma ti ringrazio di avermelo dato».
Tutti i nostri cari fanno parte di noi, ma non ci appartengono. Da sempre e per sempre appartengono solo a Dio.
Ma noi crediamo veramente alla Risurrezione?

COMMENTO

Nel vangelo di Giovanni i «segni» compiuti da Gesù hanno lo scopo di rivelare la sua identità di Verbo incarnato e Figlio eterno del Padre, venuto nel mondo per rendere gli uomini figli del Padre e donare loro la stessa vita di Dio.
Il ritorno di Lazzaro alla vita per l’evangelista Giovan- ni è il segno del suo potere di dare la vita, come il Padre.
Gesù lotta contro la morte e vince, ma in questa lotta è solo, come sarà sulla croce, infatti nessuno dei suoi amici lo sostiene, eccetto il Padre.
Lo informano che Lazzaro è gravemente malato, ma lui non si muove.  Sa già cosa farà e perché. Spiega agli apostoli che questa malattia servirà a rivelare la presenza del Padre che salva e a manifestare a tutti che lui è davvero il Figlio che obbedisce al Padre e rende suoi figli gli uomini. Ma gli apostoli non capiscono, anche  se decidono di seguirlo, più per legame affettivo che per fede, come fa capire l’espressione sconsolata di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!», un Messia perdente.
Marta corre incontro a Gesù, ma prima velatamente lo rimprovera di non essere stato presente alla malattia del fratello, poi, di fronte alla rivelazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita», ripete alcune formule di fede già dette da altri precedentemente, però conserva la convinzione che di fronte alla morte lui non può fare niente, e questo si capisce bene quando proprio lei si op- pone all’ordine di Gesù di togliere la pietra dal sepolcro.
Maria aspetta di essere chiamata e subito va da Gesù e si inginocchia di fronte a lui, ma anche lei lo rimpro- vera e senza aspettare nessuna risposta si mette a pian- gere sconsolatamente insieme ai Giudei.
Questo è un punto delicato del brano. La traduzione «si commosse profondamente e, molto turbato…» porta naturalmente a pensare a una partecipazione di Gesù al pianto di Maria, e ancora  di più l’espressione «scoppiò in pianto» (il testo greco dice semplicemente «pianse»). Senza escludere la commozione naturale per la morte di Lazzaro, riconosciuta da molti commentatori, riflettiamo sul fatto che commozione, turbamento e pianto di Gesù possono avere anche un’altra spiegazione. I giudei leggono il pianto come debolezza di Gesù che, mentre poteva guarire Lazzaro da una malattia, non può fare niente contro la morte. Gli apostoli non lo hanno capito, le sorelle, sue amiche, lo hanno rimproverato e non credono che possa fare qualcosa, i giudei ironizzano su di lui. E dunque,  Gesù, che è venuto  per mostrare l’amore potente suo e del Padre, che vince la morte, si ritrova incompreso, rimproverato, deriso e solo. Possiamo com- prendere allora che Gesù piange perché sperimenta il potere devastante della morte che spegne la fede dei suoi amici e perché  è turbato, deluso e amareggiato da chi, avendo compreso che è il Figlio di Dio, doveva credere in lui.
Ma non si ferma. Ordina di togliere la pietra, dà una risposta secca a Marta e ringrazia il Padre a voce alta per- ché tutti i presenti ascoltino e possano credere che il Padre è presente e che lui è il Figlio.
Lazzaro esce legato dalle bende: sono il segno del suo ritorno a una condizione mortale. Gesù invece uscirà dal sepolcro e lascerà le bende perché la morte non avrà più potere su di lui. La fede di «molti» giudei anticipa la fede di coloro che crederanno nel Cristo crocifisso e risorto. Ma il ritorno alla vita di Lazzaro per l’evangelista sarà an- che l’evento che spingerà i capi a decidere la morte di Gesù.

MEDITAZIONE

Gesù, Signore mio,
secondo gli evangelisti hai pianto due volte: qui a Betania e davanti a Gerusalemme, prima della tua passione (Lc 19,41). Io mi chiedo: che cosa ti fa piangere? Tu non hai pianto neanche davanti alla tua passione, neanche da- vanti al terribile compito di prenderti il peccato di tutta l’umanità, hai sudato sangue, ma non versato lacrime. Molti dicono che hai pianto per la morte del tuo amico Lazzaro. Ma tu sapevi cosa stavi facendo e hai detto ai tuoi amici che eri addirittura contento di non essere stato presente mentre Lazzaro era malato: nella morte di Lazzaro dovevi rivelare la gloria del Padre e la tua, come Signore della vita. E allora: perché piangi? Provo a rispondere a me stesso perché non voglio essere io a farti piangere.
Alla samaritana avevi chiesto da bere, sulla croce hai gridato: «ho sete». Tu hai sete solo della nostra fede. Sei venuto per rivelare e offrire l’amore del Padre e tuo e tanti non capiscono e non credono. Gerusalemme non ti ha accolto e riconosciuto, Marta e Maria sono convinte che tu ormai non puoi far nulla contro il potere della morte. Le tue lacrime, allora, mi sembra siano provocate dalla mancanza di fede degli uomini, soprattutto di chi ti sta più vicino, dei tuoi amici.
E io mi chiedo: quante volte ti ho fatto piangere, quante volte ancora oggi piangi perché noi cristiani non ti capiamo, non ti accogliamo, non crediamo alla potenza del tuo amore che salva.
Perdonami e fa’ che le tue lacrime, scuotendo il mio torpore e bagnando  i miei occhi, li lavino dalla cecità e li aprano alla luce che sei tu, perché io possa riconoscerti, in ogni momento e in ogni situazione, Figlio del Padre e Signore della vita, quella piena ed eterna che niente e nessuno possono togliermi, perché viene da te e mi fa diventare tuo, per sempre.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La morte delle persone care è quasi sempre occasione di crisi per la nostra fede. Pensiamo che il Signore sia assente, che non si curi del nostro dolore, che potrebbe restituirci la persona amata, ma non lo fa. Ci chiediamo «perché?», e non troviamo risposta. È proprio in queste situazioni che il Signore ci chiede se crediamo in lui.
  2. Anche noi cristiani spesso, in pratica, consideriamo la morte «fisica» più importante e più seria della morte «spirituale». Quante persone a cui vogliamo bene sono «morte» nello spirito? Come posso collaborare con il Signore, perché lui li faccia risuscitare, restituendo loro la vita spirituale che hanno perso?

PROPOSTA DI IMPEGNO PER LA SETTIMANA

Preghiamo il Signore per la risurrezione spirituale di parenti e amici.

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2. introduzioni – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

Gesù davanti a Marta e Maria, che piangono per la morte del fratello Lazzaro, si rivela come «risurrezione e vita». Affronta la debolezza della fede delle sue amiche e manifesta la potenza del suo amore, riportando in vita Lazzaro. Questo segno dice qualcosa di decisivo a ogni persona. Di fronte alla morte che porta via i nostri cari, il Signore afferma la sua vittoria e la volontà del Padre di dare la vita che non muore a tutti i suoi figli.

PRIMA LETTURA

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.

Il popolo è in esilio a Babilonia e ha la tentazione di perdere ogni speranza e di identificare l’esilio con la morte. Il profeta Ezechiele annuncia un’opera del Signore incredibile e insperata: la risurrezione del popolo e il ritorno a Gerusalemme.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.

Il peccato ha introdotto la morte nel mondo. Cristo è risorto dai morti e ha messo a disposizione di tutti il suo Spirito, capace di vincere la morte. Chiunque si allontana dal peccato e appartiene a Cristo ha la vita eterna e, grazie a lui, non sarà prigioniero della morte.

VANGELO

Io sono la risurrezione e la vita.

Il ritorno alla vita di Lazzaro è il sesto e ultimo «segno» realizzato da Gesù, prima del segno supremo del dono della sua vita in croce e della sua risurrezione.  «Io sono la risurrezione e la vita»: è la rivelazione di un aspetto centrale dell’identità del Verbo incarnato. La domanda di Gesù a Marta, «credi questo?», è rivolta a ogni cristiano e attende una risposta decisiva.

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4. Letture – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

PRIMA LETTURA

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.

Il popolo è in esilio a Babilonia e ha la tentazione di perdere ogni speranza e di identificare l’esilio con la morte. Il profeta Ezechiele annuncia un’opera del Signore incredibile e insperata: la risurrezione del popolo e il ritorno a Gerusalemme.

Dal libro del profeta Ezechièle     Ez 37,12-14

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 129 (130)

R.  Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R.

Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.  R.

SECONDA LETTURA

Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.

Il peccato ha introdotto la morte nel mondo. Cristo è risorto dai morti e ha messo a disposizione di tutti il suo Spirito, capace di vincere la morte. Chiunque si allontana dal peccato e appartiene a Cristo ha la vita eterna e, grazie a lui, non sarà prigioniero della morte.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani            Rm 8,8-11

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.   (Cf Gv 1 ,25a.26)

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Io sono la risurrezione e la vita.

Il ritorno alla vita di Lazzaro è il sesto e ultimo «segno» realizzato da Gesù, prima del segno supremo del dono della sua vita in croce e della sua risurrezione.  «Io sono la risurrezione e la vita»: è la rivelazione di un aspetto centrale dell’identità del Verbo incarnato. La domanda di Gesù a Marta, «credi questo?», è rivolta a ogni cristiano e attende una risposta decisiva.

Dal Vangelo secondo Giovanni   Gv 11,1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

Forma breve:
Io sono la resurrezione e la vita.

Dal Vangelo secondo Giovanni    Gv 11,3-7.17.20-27.33b-45 

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore

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6. Vignetta di RobiHood – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 22 MARZO 2026 – V DOMENICA DI QUARESIMA

22 MARZO 2026

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica di Lazzaro)

«IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, di fronte alla morte spesso abbiamo dubi- tato della forza del tuo amore. Kyrie eleison.
  • Cristo, nelle difficoltà della vita abbiamo pensato che tu fossi assente. Christe eleison.
  • Signore, non abbiamo creduto che i nostri defunti vivono in te e pregano per noi. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio Padre ha esaudito sempre Gesù e ascolta tutti i suoi figli, quando chiedono il suo amore e la sua misericordia.
Con la fiducia dei figli diciamo insieme: Padre della vita, ascoltaci.

  • Perché ogni giorno possiamo gustare la bellezza della vita che ci hai donato. Preghiamo.
  • Perché non perdiamo mai la fiducia nella presenza amorevole di Gesù nella nostra vita. Preghiamo.
  • Perché in vita e in morte sappiamo affidare tutte le persone che amiamo al tuo amore di Padre. Preghiamo.
  • Perché nei momenti di crisi della nostra fede sappiamo aggrapparci alla parola e all’esempio di Gesù, nostro fratello. Preghiamo.

O Padre, tu non ci hai mai abbandonati. Donaci il tuo Santo Spirito, affinché nei momenti di difficoltà e di buio, sostenga la nostra fede nel tuo amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

 

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Capire il libro di Enoc

Angeli caduti, giganti e segreti millenari: ma cosa c’è scritto davvero nel Libro di Enoc?

Se bazzichi in libreria da un po’, sai che ci sono dei titoli che emanano un’aura strana. Quei libri che vedi lì sullo scaffale e pensi: “Questo scotta”. Ecco, il Libro di Enoc è il re indiscusso di questa categoria.

Per secoli è rimasto nell’ombra, escluso dai canoni ufficiali ma citato sottovoce da santi e studiosi. Si parla di angeli che scendono sulla Terra, di giganti (i famosi Nephilim), di visioni celesti e di una saggezza così antica da far girare la testa.

Il problema? Leggerlo “a freddo” è un’impresa. È un testo labirintico, pieno di simboli che sembrano scritti in un codice segreto. Senza una bussola, rischi di chiuderlo dopo dieci pagine con più mal di testa di prima.

Perché ti serve una guida (fatta bene)

È qui che entra in gioco “Capire il libro di Enoc”, l'ultimo gioiellino edito da Elledici.

Non è il solito manuale accademico pesante come un mattone. È più simile a una torcia potente che ti accompagna dentro una grotta buia. Gli autori prendono per mano il lettore e spiegano:

  • Chi era davvero Enoc? (Spoiler: un personaggio pazzesco, il settimo dopo Adamo).

  • Cosa significano quelle visioni apocalittiche?

  • Perché questo libro ha influenzato così tanto la nostra cultura, anche se “ufficialmente” non è nella Bibbia?

Il fascino dell'antico, spiegato semplice

La cosa che preferisco dell'edizione Elledici è la chiarezza. Riesce a rendere accessibili concetti teologici complessi senza togliere quel brivido del mistero che rende Enoc così magnetico. Che tu sia un appassionato di storia, un curioso di spiritualità o semplicemente uno a cui piacciono le grandi storie epiche di angeli e ribellioni, questo libro è la chiave di volta.

Non è solo un acquisto, è un viaggio in un pezzo di storia dell'umanità che per troppo tempo è rimasto chiuso a chiave.

Rassegna stampa

ilpubblicista.it

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1. ORAZIONI – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

Antifona

Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate radunatevi.
Sfavillate di gioia con essa,
voi che eravate nel lutto.
Così gioirete e vi sazierete al seno delle sue consolazioni. (Cf. Is 66,10-11)
Non si dice il Gloria.
Colletta

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure: 

O Dio, Padre della luce,
che conosci le profondità dei cuori,
apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che hai mandato
a illuminare il mondo e crediamo in lui solo:
Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro salvatore.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Ti presentiamo con gioia, o Signore,
i doni della redenzione eterna:
concedi a noi di venerarli con fede
e di offrirli degnamente
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi.
Sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista. (Cf. Gv 9,11)

Oppure:

Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
È là che salgono le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore. (Cf. Sal 121,3-4)                                                                                                                                                                                                   . (Sal 83,4-5)

Dopo la comunione

O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce della tua grazia,
perché i nostri pensieri
siano conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.

ORAZIONE SUL POPOLO

Custodisci, o Signore,
coloro che ti supplicano,
sorreggi chi è fragile,
vivifica sempre con la tua luce
quanti camminano nelle tenebre del mondo
e concedi loro, liberati da ogni male,
di giungere ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

 

COMMENTO

Tutta la  liturgia della Parola di questa quarta domenica di Quaresima sottolinea l’importanza di vedere e di non lasciarsi suggestionare dalle apparenze esterne.
La prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele, ci invita a non lasciarci influenzare dalle apparenze  nel giudicare il valore delle persone.
Paolo, nel brano tratto dalla lettera agli Efesini, ci ammonisce che vedere attraverso gli occhi della fede in Cristo, significa sintonizzare la vita sulle lunghezze d’onda della bontà , della giustizia e della verità .
Il brano evangelico di Giovanni ci ricorda che l’unico faro che dissolve le nostre cecità e tenebre non può essere che il Cristo. Il Salvatore, all’uscita della sua visita al Tempio, si imbatte in un povero disgraziato cieco dalla nascita. In quei tempi la cecità non era considerata frutto della malattia, ma del peccato. Essere non vedenti voleva dire esseri impuri, quindi non potevano entrare nel  Tempio. Venivano visti come testimonianza concreta dell’ira di Dio nei confronti di coloro che non osservavano i comandamenti. Erano un ammonimento per chi non rigava dritto.
Il Signore non lo evita come gli imponevano di fare le norme da osservare per non macchiarsi di impurità . Sente su di sé il peso di tanti sguardi inquisitori e curiosi. Affronta la situazione di petto. Con grande scandalo si relaziona con il cieco nato alla faccia di tutti i pregiudizi e di tutte le proibizioni rituali. È di sabato. Son ben 1521 le azioni che non si debbono fare in quel giorno. Fra queste curare gli infermi o lavorare la terra, come impastarla con i liquidi. Lui viola qualsiasi cavillo rituale, pur di soccorrere un povero disgraziato.
Gli ridona la vista.
Questo scatena la reazione di coloro che antepongono l’osservanza legale alla carità. Loro si scandalizzano, giudicano il  guarito e lo cacciano.
Gesù lo accoglie, si manifesta a lui: “Credi tu nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9, 35).
La risposta è fulminante: “Credo, Signore” (Gv 9,38).
È la stessa professione di fede che ognuno dovrà fare, nella propria coscienza,  il giorno della Resurrezione ormai vicina.
Sarà essa sintetica e  trasparente come, quella dell’ex cieco nato, oppure confusa e bisognosa di qualche buon oculista spirituale?
La vista che il Signore ci assicura ci abiliterà ad anteporre, sempre ed in qualsiasi circostanza, la coscienza alla osservanza delle leggi, delle tradizioni e dei pregiudizi?

MEDITAZIONE

Gesù si definisce «luce del mondo». E inizia a illuminarci su una questione angosciante: malattie e sventure sono una punizione di Dio per i nostri peccati? La sua risposta è no! La condizione umana è all’origine dei malanni di ogni genere di cui l’umanità fa esperienza. Dio si adopera instancabilmente per salvarci non dai malanni (qualche volta lo fa e sa lui perché), ma nei malanni (questo lo fa sempre perché ci ama). Nelle nostre difficoltà normalmente il Signore ci mette vicino dei fratelli che possano prendersi cura di noi, così qualunque situa- zione, per chi la vive, diventa occasione di crescita nel- l’amore ricevuto e donato. Nel caso del cieco nato, Dio ha mandato Gesù perché quest’uomo guarito diventi l’annuncio della nuova creazione che il Signore sta rea- lizzando per tutta l’umanità.
Fango e saliva richiamano l’atto creatore di Dio, rac- contato nella Genesi. L’ex-cieco che torna dalla piscina di Siloe (significa «inviato», il cieco ha davvero incontrato l’inviato del Padre) è l’uomo che ha ricevuto in dono la capacità di «vedere» la verità, anche se deve ancora fare un percorso faticoso e doloroso per giungere alla fede.
Mentre è costretto a raccontare più volte la sua straordinaria esperienza, egli si scontra con la curiosità perplessa della gente, con i sillogismi teologici dei farisei (schiavi delle loro sicurezze ideologiche e volontariamente ciechi di fronte alla realtà dell’opera di Dio), con la paura dei suoi genitori di essere «scomunicati», con l’opposizione farisaica che perde la bussola tra il rispet- to del sabato e il dono della vista, con la scelta finale di fidarsi dei farisei ciechi o credere a Gesù che lo ha guarito.
Il suo cammino è lineare: ha fatto l’esperienza di ve dere per la prima volta grazie all’uomo chiamato Gesù, anche se di lui non sa nulla, poi, rifiutando di considerarlo peccatore, lo riconosce come profeta e si considera suo discepolo, diventa testimone della verità, affrontando la persecuzione e la scomunica, infine arriva alla fede vera, riconoscendo in Gesù il Figlio di Dio e inginocchiandosi davanti a lui.
In stridente contrasto è il percorso di chiusura dei Giudei che, sicuri di vederci bene, chiudono gli occhi del cuore e della mente di fronte all’opera di Dio. Credendo essi di essere fedeli a Mosè, in realtà lo rinnegano, perché egli aveva riconosciuto la presenza di Dio che liberava il suo popolo dal Faraone, loro invece non riconoscono in Gesù l’inviato del Padre per illuminare l’umanità nella vera conoscenza di Dio e per liberarla dalla schiavitù del peccato.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gli apostoli sono prigionieri dei pregiudizi umani riguardo all’opera di Dio. Gesù li illumina. Anche noi abbiamo delle domande su di lui, sul suo insegnamento, sul senso degli avvenimenti e dell’intera nostra vita. Basterebbe avere il coraggio di chiedere e dedicare un po’ di tempo ad ascoltare la risposta di chi ci può aiutare, per vedere bene e riconoscere la verità che ci libera.
  2. Gesù prende l’iniziativa, il cieco obbedisce e acqui- sta la vista. Anche con noi il Signore prende iniziative, attraverso persone o avvenimenti, per la nostra guarigione dalle malattie dello spirito e ci ordina di vivere il van- gelo. Ma quante volte, per pigrizia o presunzione, abbiamo preferito restare ciechi! Quando invece obbediamo, sperimentiamo sempre la luce e spesso la guarigione.
  3. I farisei si rifiutano di prendere atto di un’opera di Dio e tormentano il cieco guarito, i suoi genitori e tutti coloro che li contraddicono. Preghiamo perché nella Chiesa non si trovi chi, per difendere il proprio ruolo o potere, dimentichi il vangelo e tratti male coloro che cercano la verità e la misericordia di Dio.
  4. La situazione di bisogno e di dipendenza dagli altri in tutto ha reso il cieco umile, attento e riconoscente verso chi gli prestava cura e assistenza. Chi non ha bisogno degli altri, spesso è incapace di rapporti veri con gli altri e con Dio. Verifichiamo se abbiamo valorizzato le situazioni di difficoltà e di sofferenza per crescere nell’umiltà, nell’apertura e nella riconoscenza verso Dio e i fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Se abbiamo delle domande importanti sulla fede e sulla vita, cerchiamo una persona «spirituale» a cui chiedere una risposta.

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2. introduzioni – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

I catecumeni sono chiamati «illuminandi», perché si preparano a ricevere nel battesimo la luce di Cristo, che li renderà luce del mondo. I battezzati sanno che credere in Gesù comporta l’adesione del cuore, l’impegno quotidiano e concreto di offrire la propria testimonianza e la perseveranza anche nella persecuzione.

PRIMA LETTURA

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.

Dio pensa e agisce in modo diverso dagli uomini. Il profeta Samuele è un uomo e ragiona da uomo, crede che il nuovo re sia il più grande e il più forte, ma Dio gli dice che ha sbagliato. Lui sceglie Davide, il più piccolo, quindi il più debole, perché riceva la sua forza, per realizzare la missione di salvare il popolo di Israele. L’uomo si lascia convincere dalle apparenze, ma Dio guarda il cuore.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Il contrasto luce-tenebre ha sempre rappresentato la lotta tra bene e male. Paolo, dopo aver ricordato ai cristiani che con il battesimo sono diventati luce, li esorta alla coerenza di vita e, in concreto, a stare lontani da tutte le opere del male e anche a denunciarle apertamente.

VANGELO

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

L’evangelista Giovanni presenta nell’esperienza del cieco fin dalla nascita, guarito da Gesù, la rivelazione di Cristo come luce del mondo, la risposta di fede e la testimonianza di un israelita «onesto» e capace di riconoscere l’opera di Dio e il suo Messia, l’opposizione cieca e testarda di chi pensa di possedere la verità e condanna e perseguita i credenti in Cristo

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4. Letture – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

PRIMA LETTURA

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.

Dio pensa e agisce in modo diverso dagli uomini. Il profeta Samuele è un uomo e ragiona da uomo, crede che il nuovo re sia il più grande e il più forte, ma Dio gli dice che ha sbagliato. Lui sceglie Davide, il più piccolo, quindi il più debole, perché riceva la sua forza, per realizzare la missione di salvare il popolo di Israele. L’uomo si lascia convincere dalle apparenze, ma Dio guarda il cuore.

Dal primo libro di Samuèle       1Sam 16,1b.4.6-7.10-13

In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 94 (95)

R.  Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincàstro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.  R.

SECONDA LETTURA

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Il contrasto luce-tenebre ha sempre rappresentato la lotta tra bene e male. Paolo, dopo aver ricordato ai cristiani che con il battesimo sono diventati luce, li esorta alla coerenza di vita e, in concreto, a stare lontani da tutte le opere del male e anche a denunciarle apertamente.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni    Ef 5,8-14

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Cf. Gv 8,12)


Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

L’evangelista Giovanni presenta nell’esperienza del cieco fin dalla nascita, guarito da Gesù, la rivelazione di Cristo come luce del mondo, la risposta di fede e la testimonianza di un israelita «onesto» e capace di riconoscere l’opera di Dio e il suo Messia, l’opposizione cieca e testarda di chi pensa di possedere la verità e condanna e perseguita i credenti in Cristo

Dal Vangelo secondo Giovanni     Gv 9,1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

Forma breve:
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni     Gv 9,1.6-9.13-17.34-38 

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore