15 MARZO 2026
IV DOMENICA DI QUARESIMA
(Domenica della cieco guarito)
CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO
COMMENTO
Tutta la liturgia della Parola di questa quarta domenica di Quaresima sottolinea l’importanza di vedere e di non lasciarsi suggestionare dalle apparenze esterne.
La prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele, ci invita a non lasciarci influenzare dalle apparenze nel giudicare il valore delle persone.
Paolo, nel brano tratto dalla lettera agli Efesini, ci ammonisce che vedere attraverso gli occhi della fede in Cristo, significa sintonizzare la vita sulle lunghezze d’onda della bontà , della giustizia e della verità .
Il brano evangelico di Giovanni ci ricorda che l’unico faro che dissolve le nostre cecità e tenebre non può essere che il Cristo. Il Salvatore, all’uscita della sua visita al Tempio, si imbatte in un povero disgraziato cieco dalla nascita. In quei tempi la cecità non era considerata frutto della malattia, ma del peccato. Essere non vedenti voleva dire esseri impuri, quindi non potevano entrare nel Tempio. Venivano visti come testimonianza concreta dell’ira di Dio nei confronti di coloro che non osservavano i comandamenti. Erano un ammonimento per chi non rigava dritto.
Il Signore non lo evita come gli imponevano di fare le norme da osservare per non macchiarsi di impurità . Sente su di sé il peso di tanti sguardi inquisitori e curiosi. Affronta la situazione di petto. Con grande scandalo si relaziona con il cieco nato alla faccia di tutti i pregiudizi e di tutte le proibizioni rituali. È di sabato. Son ben 1521 le azioni che non si debbono fare in quel giorno. Fra queste curare gli infermi o lavorare la terra, come impastarla con i liquidi. Lui viola qualsiasi cavillo rituale, pur di soccorrere un povero disgraziato.
Gli ridona la vista.
Questo scatena la reazione di coloro che antepongono l’osservanza legale alla carità. Loro si scandalizzano, giudicano il guarito e lo cacciano.
Gesù lo accoglie, si manifesta a lui: “Credi tu nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9, 35).
La risposta è fulminante: “Credo, Signore” (Gv 9,38).
È la stessa professione di fede che ognuno dovrà fare, nella propria coscienza, il giorno della Resurrezione ormai vicina.
Sarà essa sintetica e trasparente come, quella dell’ex cieco nato, oppure confusa e bisognosa di qualche buon oculista spirituale?
La vista che il Signore ci assicura ci abiliterà ad anteporre, sempre ed in qualsiasi circostanza, la coscienza alla osservanza delle leggi, delle tradizioni e dei pregiudizi?
MEDITAZIONE
Gesù si definisce «luce del mondo». E inizia a illuminarci su una questione angosciante: malattie e sventure sono una punizione di Dio per i nostri peccati? La sua risposta è no! La condizione umana è all’origine dei malanni di ogni genere di cui l’umanità fa esperienza. Dio si adopera instancabilmente per salvarci non dai malanni (qualche volta lo fa e sa lui perché), ma nei malanni (questo lo fa sempre perché ci ama). Nelle nostre difficoltà normalmente il Signore ci mette vicino dei fratelli che possano prendersi cura di noi, così qualunque situa- zione, per chi la vive, diventa occasione di crescita nel- l’amore ricevuto e donato. Nel caso del cieco nato, Dio ha mandato Gesù perché quest’uomo guarito diventi l’annuncio della nuova creazione che il Signore sta rea- lizzando per tutta l’umanità.
Fango e saliva richiamano l’atto creatore di Dio, rac- contato nella Genesi. L’ex-cieco che torna dalla piscina di Siloe (significa «inviato», il cieco ha davvero incontrato l’inviato del Padre) è l’uomo che ha ricevuto in dono la capacità di «vedere» la verità, anche se deve ancora fare un percorso faticoso e doloroso per giungere alla fede.
Mentre è costretto a raccontare più volte la sua straordinaria esperienza, egli si scontra con la curiosità perplessa della gente, con i sillogismi teologici dei farisei (schiavi delle loro sicurezze ideologiche e volontariamente ciechi di fronte alla realtà dell’opera di Dio), con la paura dei suoi genitori di essere «scomunicati», con l’opposizione farisaica che perde la bussola tra il rispet- to del sabato e il dono della vista, con la scelta finale di fidarsi dei farisei ciechi o credere a Gesù che lo ha guarito.
Il suo cammino è lineare: ha fatto l’esperienza di ve dere per la prima volta grazie all’uomo chiamato Gesù, anche se di lui non sa nulla, poi, rifiutando di considerarlo peccatore, lo riconosce come profeta e si considera suo discepolo, diventa testimone della verità, affrontando la persecuzione e la scomunica, infine arriva alla fede vera, riconoscendo in Gesù il Figlio di Dio e inginocchiandosi davanti a lui.
In stridente contrasto è il percorso di chiusura dei Giudei che, sicuri di vederci bene, chiudono gli occhi del cuore e della mente di fronte all’opera di Dio. Credendo essi di essere fedeli a Mosè, in realtà lo rinnegano, perché egli aveva riconosciuto la presenza di Dio che liberava il suo popolo dal Faraone, loro invece non riconoscono in Gesù l’inviato del Padre per illuminare l’umanità nella vera conoscenza di Dio e per liberarla dalla schiavitù del peccato.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Gli apostoli sono prigionieri dei pregiudizi umani riguardo all’opera di Dio. Gesù li illumina. Anche noi abbiamo delle domande su di lui, sul suo insegnamento, sul senso degli avvenimenti e dell’intera nostra vita. Basterebbe avere il coraggio di chiedere e dedicare un po’ di tempo ad ascoltare la risposta di chi ci può aiutare, per vedere bene e riconoscere la verità che ci libera.
- Gesù prende l’iniziativa, il cieco obbedisce e acqui- sta la vista. Anche con noi il Signore prende iniziative, attraverso persone o avvenimenti, per la nostra guarigione dalle malattie dello spirito e ci ordina di vivere il van- gelo. Ma quante volte, per pigrizia o presunzione, abbiamo preferito restare ciechi! Quando invece obbediamo, sperimentiamo sempre la luce e spesso la guarigione.
- I farisei si rifiutano di prendere atto di un’opera di Dio e tormentano il cieco guarito, i suoi genitori e tutti coloro che li contraddicono. Preghiamo perché nella Chiesa non si trovi chi, per difendere il proprio ruolo o potere, dimentichi il vangelo e tratti male coloro che cercano la verità e la misericordia di Dio.
- La situazione di bisogno e di dipendenza dagli altri in tutto ha reso il cieco umile, attento e riconoscente verso chi gli prestava cura e assistenza. Chi non ha bisogno degli altri, spesso è incapace di rapporti veri con gli altri e con Dio. Verifichiamo se abbiamo valorizzato le situazioni di difficoltà e di sofferenza per crescere nell’umiltà, nell’apertura e nella riconoscenza verso Dio e i fratelli.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Se abbiamo delle domande importanti sulla fede e sulla vita, cerchiamo una persona «spirituale» a cui chiedere una risposta.
